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Direttiva UE case green: il punto della situazione

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Direttiva UE case green: il parlamento europeo avrebbe nel mirino il 15% degli edifici italiani ad alto consumo energetico. Scopriamo tutti i dettagli della direttiva dopo l’approvazione del Parlamento europeo

Nell’ultimo periodo politici, cittadini e tecnici del settore edilizio hanno gli occhi puntati sulla nuova direttiva Europea “case green”.

Nel mirino dell’Unione europea sono presenti oltre 230 mila edifici pubblici non residenziali e 1,8 milioni di edifici residenziali privati. Riqualificazione energetica in “classe E” entro il 2030 e “classe D” entro il 2033: questi gli obbiettivi principali previsti.

Attualmente il caro energia è il tema più discusso; non a caso l’acquisto, la riqualificazione di un’abitazione green o l’installazione di impianti fotovoltaici sono operazioni strategiche in termini di sostenibilità ambientale ed energetica.

Come ormai è ben noto, grazie ad un impianto fotovoltaico si dipenderà di meno dai gestori nazionali di rete elettrica e si potrà produrre in autonomia l’energia necessaria per soddisfare il proprio fabbisogno: al riguardo ti consiglio un software per fotovoltaico, gratis per 30 giorni, che ti consente il progetto completo e la simulazione economica di qualsiasi tipo di impianto fotovoltaico connesso alle rete elettrica.

Direttiva case green

La direttiva europea meglio conosciuta come “case green” risulta essere ancora in bozza, ma già inizia a destare qualche preoccupazione. La proposta che dovrà essere discussa in Parlamento europeo giovedì 9 febbraio 2023 prevede un pacchetto di norme finalizzate alla ristrutturazione degli edifici esistenti e alla costruzione di nuove abitazioni ad alta efficienza energetica, con scadenze prefissate.

In questi ultimi giorni abbiamo assistito a vari gridi d’allarme: ANCE, forze politiche e cittadini chiedono più tempo e modifiche sostanziali alla direttiva.

Case green: la stima dell’ANCE

L’ANCE (associazione nazionale costruttori edili) chiarisce lo scenario della sfida lanciata dall’Europa. Secondo stime iniziali, la riqualificazione del 15% degli edifici energivori fissata al 2023 non sarebbe raggiungibile prima di 630 anni; ci vorrebbero 3.800 anni, invece, per la decarbonizzazione generale dell’Europa prefissata entro il 2050.

Sulla base di ciò possiamo dedurre che il Superbonus potrebbe apportare un notevole aiuto concreto in materia di efficientamento energetico. È doveroso ricordare che la maxi-detrazione ha ridato vita al mercato edilizio: nel 2021 sono stati realizzati poco meno di 100 mila interventi e 260 mila nel 2022, mentre negli anni pre-pandemici il mercato edilizio godeva di numeri insignificanti (2.900 interventi di efficientamento energetico in media all’anno nel periodo 2018/2020).

Per non perdere l’occasione e usufruire della detrazione ti consiglio il software per il Superbonus 110%, per gestire in sicurezza le tue pratiche, anche per tutti gli altri bonus per l’edilizia, dallo studio di fattibilità allo stato finale dei lavori.

Gruppi politici

Alle mozioni rese note nei giorni scorsi sono state aggiunte nuove risoluzioni presentate alla Camera nella seduta delle Camere Riunite Ambiente e Attività Produttive. Fratelli d’Italia e Lega hanno evidenziato che la direttiva europea, qualora non dovesse essere modificata nella parte relativa alle tempistiche e alle classi energetiche, potrebbe obbligare a ristrutturare gran parte degli edifici residenziali nazionali, considerata la crescita nel dopo guerra del patrimonio immobiliare italiano.

Nuova bozza case green

Dopo il pressing delle varie forze politiche, sembrerebbe che la nuova bozza della direttiva (che dovrà essere vagliata all’esame della Commissione energia del Parlamento europeo il 9 febbraio e della Plenaria il 13 marzo 2023), preveda un innalzamento della versione precedente della classe energetica degli edifici residenziali; nel dettaglio, la classe energetica passerebbe da E a F nel 2030 e dalla E alla D nel 2033.

Infine, ricordiamo che tra gli edifici soggetti a regole meno stringenti ci sarebbero i luoghi di culto e le strutture temporanee, come uffici di cantiere e stabilimenti balneari.

Dunque, resterebbero esenti dai nuovi obblighi:

  • edifici storici;
  • immobili collocati in aree vincolate o protette;
  • unità residenziali utilizzate per meno di quattro mesi all’anno o con un consumo energetico previsto inferiore al 25% del consumo standard.

 

 

termus
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