Certificazione energetica

Case green: quanto costerà mettere a norma gli edifici

Quanti edifici sono interessati? Quali i costi per le famiglie? Le stime del Politecnico di Milano, Deloitte, Scenari immobiliari, Codacons

Molti lettori ci chiedono quanto costerà allo Stato e alle famiglie applicare la nuova direttiva “case green” e mettere “a norma” il patrimonio edilizio italiano.

Si parte dalla stima della Commissione europea (ovviamente relativa all’intera area Ue): entro il 2030 saranno necessari 275 miliardi di euro di investimenti annui per la svolta energetica nel settore immobiliare.

Un’altra questione molto dibattuta è quella delle agevolazioni previste per implementare gli interventi di efficientamento.

In questo articolo, faremo i conti incrociando i dati ENEA e fornendo le stime di autorevoli istituti di ricerca e importanti associazioni di categoria.

Intanto, per essere in grado di progettare edifici ad alte prestazioni energetiche con le nuove norme imposte dalla parlamento Europeo, sarà sempre più necessario un software termotecnico innovativo e potente, che ti offra la sicurezza di essere sempre aggiornato e ottenere verifiche affidabili e professionali.

Case green: quanti edifici sono interessati

Secondo quanto previsto dalla direttiva “case green” l’Italia, come ogni stato membro dell’Unione Europea, dovrà raggiungere nel settore abitativo l’obiettivo zero emissioni entro il 2050. Una sfida che richiede azioni immediate e concrete.

Entro il 2030, il nostro paese dovrà ridurre il suo consumo energetico medio del 16%. Ancora più ambizioso è il target entro il 2035, che oscilla tra il 20% e il 22%.

Per raggiungere questi traguardi, è essenziale che i Paesi membri garantiscano che almeno il 55% della riduzione del consumo di energia primaria sia ottenuto attraverso il rinnovo degli edifici più energivori, che, secondo i criteri definiti dalla EPBD, rappresentano il 43% degli immobili meno efficienti, una priorità nella nostra lotta per la sostenibilità ambientale.

Secondo i dati dell’Istat, in Italia si contano circa 12 milioni di edifici residenziali. Pertanto, risulterà prioritario intervenire sui circa 5 milioni di edifici con le prestazioni più scadenti, ognuno dei quali può essere costituito da una o più unità immobiliari.

Secondo la direttiva “case green“, l’efficientamento energetico degli edifici non si baserà più sull’attuale classificazione contenuta nelle certificazioni energetiche ma su obiettivi medi di riduzione dei consumi, che andranno a interessare quote differenti dello stock in relazione alle peculiarità immobiliari di ogni Paese.

Case green: quali sono i primi edifici da ristrutturare

Attualmente solo una piccola percentuale delle abitazioni dispone di una valutazione energetica, poiché la legge richiede la sua elaborazione solo in determinati casi (come la vendita, la nuova locazione, la ristrutturazione integrale, la nuova costruzione, ecc.) e stabilisce una scadenza di 10 anni.

Il database dell’ENEA contiene oltre 5 milioni di APE (Attestati di Prestazione Energetica) relativi alle singole unità immobiliari.

Il 51,8% dei certificati ricade nelle categorie energetiche più basse, vale a dire F e G. È probabile che la direttiva EPBD “colpirà” prioritariamente queste due fasce di edifici.

Le certificazioni rilasciate nel 2022 in occasione del trasferimento di un immobile collocano il 63,6% delle case nelle classi F e G. Questa percentuale scende appena al 58,1% in occasione delle nuove locazioni.

Ritornando ai dati Istat, 3,1 milioni di edifici residenziali sono stati costruiti prima del 1945, di cui addirittura 1,8 milioni prima del 1918. Secondo i dati dell’Enea, gli edifici costruiti prima del 1945 sono quelli che nel 2022 hanno ottenuto i punteggi peggiori, con il 67% classificato nelle classi F e G.

È presumibile che, attualmente, nelle tre classi più energivore E, F, e G ricada poco meno del 70% del patrimonio residenziale nazionale.

Ricordiamo che l’attestato di prestazione energetica è obbligatorio, va redatto con un software termotecnico certificato e deve essere prodotto tramite dei professionisti certificati.

aggiornamento

Politecnico di Milano: 180 miliardi per adeguarsi alla direttiva case green

Secondo l’Energy & Strategy della School of Management del Politecnico di Milano che il 19 giugno presenta l’Efficiency Energy Report 2024, serviranno almeno 180 miliardi di euro all’Italia per riuscire a recepire la Direttiva EPBD.

Una cifra che equivale a quanto è stato speso nell’ultimo triennio tra superbonus, ecobonus e bonus casa.

Le stime elaborate calcolano che attualmente risultano da efficientare almeno il 43% degli immobili in classe G, che rappresentano circa il 40% del parco immobiliare italiano.

Questo intervento costerebbe tra i 90 ed i 103 miliardi di euro; ad essi andrebbero aggiunti altri 80 mld per coprire il restante 45% e intervenire sugli edifici delle altre classi energetiche.

L’indagine ha preso come riferimento sei casi studio abitativi: un appartamento in condominio di dieci unità e villetta monofamiliare al Nord, Centro e Sud.

Per ciascuna delle sei tipologie sono stati ipotizzati tre scenari di riduzione dei consumi:

  • il cambio della caldaia, con costi ridotti (26-30 mila euro per un condominio, 3,5mila euro per una villetta), ma che riesce a malapena a raggiungere il 20% di riduzione richiesto.
  • le altre due opzioni permettono di raggiungere una riduzione del 70%, tuttavia ciò comporta interventi sul cappotto, installazione di pompa di calore e impianto fotovoltaico. In questo caso i costi lievitano a circa 55-60 mila euro per una villetta e intorno ai 400mila per un condominio.

Deloitte: 800 miliardi per riqualificare il parco immobiliare

L’obsolescenza degli edifici è considerata una delle principali cause di inefficienza energetica degli immobili ed è il motivo che ha spinto la Commissione europea a promuovere la revisione della direttiva Epbd (Energy performance of buildings directive).

Secondo l’elaborazione di Deloitte da dati Istat, l’Italia è strutturalmente molto indietro rispetto agli altri Paesi europei; se si analizza la percentuale di immobili di classe energetica F e G, infatti, si vede che in Italia gli edifici appartenenti a questa categoria sono oltre il 60%, mentre in Germania arrivano al 45%, in Spagna al 25% e in Francia appena al 21%.

Oltre l’83% degli edifici residenziali risulta costruito prima del 1990 – un dato leggermente più alto della media Ue (76%) – e più della metà (57%) è risalente a prima degli anni ‘70.

In base a questi dati, si stima che per riqualificare il patrimonio immobiliare degli edifici potrebbero essere necessari investimenti dagli 800 ai mille miliardi di euro.

Scenari immobiliari: la direttiva “case green” comporterà una spesa per ogni singola famiglia fino a 55mila euro

Gli interventi più consigliati all’interno degli APE sono:

  • la coibentazione di tetti e pareti è di gran lunga la più diffusa (65,1%);
  • la sostituzione delle finestre (14,5%);
  • gli interventi sugli impianti di riscaldamento (11,8%).

Un calcolo effettuato da Scenari Immobiliari (un noto istituto indipendente di studi e ricerche) e basato sui costi unitari di riqualificazione energetica, le caratteristiche fisiche e l’avanzamento di classe porta alla stima di un investimento complessivo compreso tra 1.100 e 1.750 miliardi di euro per l’intero patrimonio edilizio italiano.

La parte residenziale va da 550 a mille miliardi. Il tutto da realizzare in dieci anni.

L’impatto finanziario sulle famiglie – che dipende ovviamente dalle specifiche caratteristiche degli immobili – è stimato tra 20.000 e 55.000 euro circa.

Il calcolo è stato effettuato dando come obiettivo il salto di una o tre classi energetiche armonizzate, in modo da rispondere alle indicazioni della direttiva con il fine di avere in ogni classe energetica la stessa quota percentuale di immobili.

Va precisato che tale stima non prende in considerazione la neutralità energetica (NZEB), ma solo il miglioramento energetico per il 2030 fornito dalle indicazioni dell’Europa.

Raggiungere il miglioramento di almeno 2 classi energetiche comporta interventi esterni come la coibentazione dell’edificio e la sostituzione della caldaia, con la possibilità di installare pannelli fotovoltaici. Allo stesso tempo, interventi come la sostituzione di infissi e finestre e la potenziale sostituzione degli impianti a gas con soluzioni meno inquinanti sono necessari per gli immobili classificati nelle categorie energetiche inferiori.

È importante notare che al momento solo queste ultime potrebbero beneficiare degli incentivi disponibili.

Case green: secondo il Codacons costerà tra i 35mila e i 60mila ad abitazione

La nuova direttiva Case Green approvata dall’Unione Europea solleciterà un’ondata di rinnovamento energetico degli edifici, ma, per il Codacons, ciò potrebbe comportare una spesa significativa per i proprietari. Secondo le analisi condotte, i costi per la riqualificazione energetica degli edifici oscillano tra i 35.000 e i 60.000 euro per abitazione. La sostituzione delle caldaie con modelli di nuova generazione può costare fino a 16.000 euro, mentre per gli infissi la spesa media si aggira tra i 10.000 e i 15.000 euro. Lo afferma il Codacons, commentando le nuove misure varate dall’Ue in tema di “case green”.

I costi, ovviamente, variano notevolmente in base ai materiali scelti e alla posizione geografica degli edifici.

Per esempio, come viene riportato all’interno del portale ufficiale del Codacons, il cappotto termico può avere un costo medio tra 180 e 400 euro al metro quadrato. Per una caldaia a condensazione in una casa di 100 m2, la spesa può variare da 3.000 a 8.000 euro (dato riportato da Codacons), mentre per un impianto fotovoltaico da 3 kW si può arrivare a spendere tra 7.500 e 10.500 euro.

Il Codacons avverte inoltre che l’implementazione di queste misure potrebbe avere conseguenze significative sul mercato immobiliare, con una potenziale svalutazione degli immobili non sottoposti a riqualificazione fino al 40% nel medio termine. Questo mette in evidenza la necessità di bilanciare gli obiettivi ambientali con le reali capacità finanziarie dei proprietari immobiliari.

Case green: in arrivo nuovi bonus?

In questo contesto, diventa essenziale che l’Italia adotti provvedimenti concreti per garantire che ogni cittadino possa beneficiare di incentivi e agevolazioni al fine di adeguarsi alle nuove normative che verranno definite nei prossimi mesi. Si tratta di un passo fondamentale per promuovere l’efficienza energetica e migliorare complessivamente il parco immobiliare del Paese, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione e di sostenibilità a livello europeo.

In base a quanto disposto dalla Direttiva e i suoi obiettivi di efficienza energetica, è evidente il legame con le detrazioni fiscali, nate appunto per incentivare l’utilizzo razionale dell’energia e la riduzione dei consumi. Nella bozza si prevede una riforma del complicato sistema di detrazioni fiscali che attualmente incentiva gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione.

Al fine di superare l’attuale frammentazione delle varie detrazioni in vigore, la nuova direttiva farebbe riattivare il Parlamento nel presentare nuove proposte di riforma dei bonus edilizi.

Dal canto suo, la direttiva Case green invita gli Stati membri a promuovere lo sviluppo e l’uso efficace di strumenti finanziari e di finanziamento abilitanti, come prestiti per l’efficienza energetica e mutui per la ristrutturazione edilizia, contratti per le prestazioni energetiche, schemi finanziari pay-as-you-save, schemi off-tax, schemi on-bill, fondi di garanzia, fondi mirati a ristrutturazioni profonde, fondi mirati a ristrutturazioni con una soglia minima significativa di risparmio energetico mirato e standard di portafoglio ipotecario.

Leggi anche:

Direttiva case green: cosa prevede, gli ultimi aggiornamenti

Direttiva EPBD: come cambiano i calcoli energetici

Case green, sanzioni per chi non si adegua alla direttiva?

Direttiva case green, stop definitivo alle caldaie a gas

 

 

 

 

Commenti

  • Queste nuove normative europee volte al risparmio energetico degli edifici residenziali, avranno un forte impatto negativo nel settore immobiliare se non ci saranno incentivi europei per la riqualificazione.

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Pubblicato da Redazione Tecnica

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