Canna fumaria in centro storico: no all’autorizzazione paesaggistica semplificata!

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Una canna fumaria esterna in un centro storico non può essere assentita dall’autorizzazione paesaggistica semplificata. Lo afferma il Tar Umbria

L’installazione di una canna fumaria posta sulla facciata un edificio in centro storico (sottoposto a tutela) non rientra tra le prescrizioni dell’autorizzazione paesaggistica semplificata (dpr 31/2017).

Tale installazione sarà sempre soggetta a normale procedura di autorizzazione paesaggistica: lo chiarisce Tar Umbria con la sentenza n. 38/2021.

Il caso

Il gestore di una pizzeria (sita al piano terra di un fabbricato in centro storico sottoposto a tutela) decideva di installare una canna fumaria lungo la facciata interna dell’edificio.

Per tale installazione il Comune rilasciava un’autorizzazione paesaggistica semplificata (dpr 31/2017) con assenso della Soprintendenza che prescriveva l’istallazione della canna fumaria in un angolo del prospetto e con diametro massimo di 25 cm.

Il proprietario di un appartamento all’interno dello stesso immobile decideva, quindi, d’impugnare l’autorizzazione paesaggistica semplificata, poiché riteneva che l’installazione esterna della canna fumaria:

  • non potesse rientrare tra gli interventi di cui all’Allegato B del dpr 31/2017;
  • avrebbe avuto impatto ambientale rilevante, nonostante le sue ridotte dimensioni e il suo posizionamento lungo una facciata interna dell’edificio (comunque visibile dagli spazi pubblici limitrofi).

La questione approdava presso il giudizio del Tar.

La sentenza del Tar Umbria

Il Tar, condividendo il parere del ricorrente, chiarisce che il posizionamento di una canna fumaria:

  • lungo la parete esterna di un fabbricato a destinazione abitativa;
  • in un centro storico sottoposto a tutela (come nel caso dibattuto);

non può considerarsi intervento rientrante in alcuna delle categorie di cui all’allegato B del dpr 31/2017.

Per la precisione, l’installazione:

  • non rientra nell’ipotesi di cui al n. 4 dell’allegato B del decreto (indicato nel frontespizio dell’istanza di autorizzazione paesaggistica), che fa riferimento agli interventi sulle coperture, anche mediante inserimento di canne fumarie o comignoli, ma non al posizionamento degli stessi elementi lungo le facciate degli edifici;
  • non rientra nell’ipotesi di cui al n. 20 dello stesso allegato (cui fa riferimento l’impugnata autorizzazione paesaggistica), che riguarda gli edifici a destinazione produttiva, e non quelli a destinazione residenziale, quale è quello in causa;
  • non rientra, infine, nell’ipotesi di cui al n. 7 dell’allegato (non citata negli atti del procedimento, ma evocata nella memoria della difesa comunale), che riguarda l’installazione di impianti tecnologici “quali condizionatori e impianti di climatizzazione dotati di unità esterna, caldaie, parabole, antenne“.

I giudici spiegano che le previsioni del dpr 31/2017 individuano quegli interventi in aree sottoposte a vincolo i quali, per il limitato impatto sul bene tutelato, non richiedono il rilascio di autorizzazione paesaggistica o consentono un’autorizzazione semplificata.

Ne consegue, infine, (a parere dei togati) che esclusa l’applicabilità della procedura semplificata di cui al dpr 31/2017, il Comune avrebbe dovuto seguire il procedimento ordinario disciplinato dall’art. 146 del dlgs n. 42/2004.

Il ricorso (in merito a tali motivazioni) è accolto.

 

Per maggiore approfondimento leggi anche questi articoli di BibLus-net:

 

Clicca qui per scaricare la sentenza del Tar Umbria

 

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