Home » Notizie » Impiantistica e Antincendio » Caminetto in hotel: stop all’uso con più di 50 posti letto

Stop ai caminetti in hotel con più di 50 posti letto

Caminetto in hotel: stop all’uso con più di 50 posti letto

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Un caminetto costituisce impianto termico fisso non centralizzato, per cui il suo utilizzo è vietato nelle strutture alberghiere con più di 50 posti letto. Lo ribadisce la Cassazione

Luce e calore di un caminetto tradizionale creano e conferiscono insostituibile magia ed intimità ad una serata trascorsa in famiglia o con gli amici. Quindi, come biasimare il desiderio di un  albergatore di voler ricreare tale magia tra gli ospiti della propria struttura?! Ma c’è un però che certamente può valere più di tale incanto: la sicurezza! Su questo argomento è intervenuta recentemente la Corte di Cassazione con la sentenza penale n. 30165/2023.

I caminetti se utilizzati in strutture alberghiere devono attenersi alle norme antincendio del dm 14 luglio 2015, a tal proposito giova ricordare che la progettazione della prevenzione incendi degli edifici fa parte di tutta una serie di obblighi progettuali che, a volte, possono risultare difficili da gestire contemporaneamente nella loro complessità a discapito della corretta sicurezza degli edifici e con un carico di responsabilità anche penali in capo al progettista, ed è per questo che desidero consigliarti il software per la progettazione antincendio di grande aiuto nel cercare le giuste soluzioni per una piena sicurezza degli edifici.

Caminetto in hotel: il quadro normativo

Il caso dibattuto dalla Cassazione nasce dal rogo provocato da un caminetto acceso in una struttura alberghiera con licenza di 89 posti letto, dove al momento dell’incendio erano presenti 67 ospiti.

Il proprietario dell’hotel veniva condannato prima dal tribunale e poi dalla Corte d’Appello con la principale motivazione di illegittimo utilizzo del camino: l’albergatore aveva utilizzato il camino, posto nel soggiorno al primo piano, in violazione:

  • del combinato disposto del punto 21 del dm 9 aprile 1994, con riferimento al punto 8.2.1., dove è prescritto che gli impianti di produzione di calore devono essere centralizzati;
  • del dlgs 19 agosto 2005, n. 192, modificato dalla legge 3 agosto 2013, n. 190, dove è stabilito che i caminetti sono assimilati agli impianti termici quando la potenza del focolare è maggiore o uguale a 5 KW;
  • delle norme antincendio per le attività alberghiere di cui al dm 14 luglio 2015, per il quale è consentita la presenza di stufe e caminetti nelle aree comuni per le attività con un numero di posti letto tra i 25 e i 50.

La questione approdava, infine, presso la Corte Suprema.

La difesa: i caminetti negli alberghi non sono assimilabili agli impianti termici

La difesa dell’albergatore sosteneva l’erronea applicazione delle suddette norme, in merito al divieto di utilizzo del caminetto in quanto, così facendo, la Corte d’Appello avrebbe parificato il camino agli impianti di produzione di calore non centralizzati (cui è riferito il divieto):

  • l’art. 1 del dpr 26 agosto 1993, n. 412, prevedeva, in modo espresso, che le stufe e i caminetti non fossero normativamente considerati nella categoria degli impianti termici;
  • la legge 3 agosto 2013, n. 90, modificando il disposto del dlgs n. 192 del 2005, avrebbe inserito i camini nella definizione di impianto termico, nel caso in cui la somma delle potenze nominali del focolare degli apparecchi al servizio della singola unità immobiliare fosse stata maggiore o uguale a 5 KW, considerato che con il dlgs 10 giugno 2020, n. 48, tale inciso era stato soppresso, perciò non più vigente.

Infine, il richiamo al dm 14 luglio 2015, che consente la presenza di caminetti nelle aree comuni per le attività alberghiere aventi un numero di posti letto compreso tra le 25 e le 50 unità, non sarebbe stato pertinente.

Per il ricorrente, in definitiva, non esisteva alcun divieto normativo di utilizzo dei caminetti nelle attività alberghiere come quella da lui gestita, non potendo essi essere assimilati agli impianti termici.

La Corte di Cassazione richiama la corretta definizione dei caminetti come impianti termici alla luce dei successivi chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Gli ermellini citano in premessa, a conferma dell’interpretazione della Corte d’Appello, quanto previsto dal punto 8.2.1. (espressamente dedicato agli “Impianti di produzione calore“), come richiamato dal punto 21, del dm 9 aprile 1994:

Gli impianti di produzione di calore devono essere di tipo centralizzato. I predetti impianti devono essere realizzati a regola d’arte e nel rispetto delle specifiche disposizioni di prevenzione incendi.

Essi spiegano che l’allora vigente dlgs 19 agosto 2005, n. 192, come modificato dalla legge 3 agosto 2013 n. 90, aveva introdotto poi, all’art. 2 lett. 1-tricies, la specificazione per cui è definibile come impianto termico un:

impianto tecnologico destinato ai servizi di climatizzazione invernale o estiva degli ambienti, con o senza produzione di acqua calda sanitaria, indipendentemente dal vettore energetico utilizzato, comprendente eventuali sistemi di produzione, distribuzione e utilizzazione del calore nonché gli organi di regolarizzazione e controllo. Sono compresi negli impianti termici gli impianti individuali di riscaldamento. Non sono considerati impianti termici apparecchi quali: stufe, caminetti, apparecchi di riscaldamento localizzato ad energia radiante; tali apparecchi, se fissi, sono tuttavia assimilati agli impianti termici quando la somma delle potenze nominali del focolare degli apparecchi al servizio della singola unità immobiliare è maggiore o uguale a 5 KW.

La definizione in tal modo, anche a causa di successive modificazioni, sembrerebbe essere un po’ di difficile interpretazione, fino a quando non è subentrato un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate al punto 4.5.1. della Circolare n. 30/E del 22 dicembre 2020, che ha consentito di precisare, in modo inequivoco, che:

per gli interventi realizzati a partire dall’11 giugno 2020, data di entrata in vigore del citato d.lgs. 10 giugno 2020 n. 48, per effetto della nuova definizione normativa di impianto termico, le stufe a legna o a pellet, anche caminetti e termocamini, purché fissi, sono considerati “impianto di riscaldamento”

e che:

per gli interventi realizzati prima di tale data, invece, in base alla previgente disposizione, opera l’assimilazione agli impianti termici delle stufe, caminetti, apparecchi per il riscaldamento localizzato ad energia radiante, scaldacqua unifamiliari; se fissi e quando la somma delle potenze nominali del focolare degli apparecchi al servizio della singola unità immobiliare è maggiore o uguale a 15 KW (cfr. Risoluzione 12 agosto 2009 n. 215/E).

La Cassazione, a conclusione, sottolinea che, a quanto esposto sopra, deve pure aggiungersi la cattiva manutenzione della canna fumaria del camino, il cui cattivo stato aveva generato l’incendio.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

L’attività di prevenzione incendi deve essere, necessariamente, svolta da tecnici che conoscono la normativa di riferimento per il rilascio dei verbali e dei certificati necessari; a tal riguardo ti segnalo il software antincendio per la progettazione unitaria ed integrata della prevenzione incendi, in grado di produrre tutta la documentazione antincendio: dalla relazione tecnica antincendio al fascicolo per il SUAP.

 

Per maggiore approfondimento, leggi anche questi articoli di BibLus-net:

 

 

antifuocus
antifuocus

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *