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Calcolo TARI: come si calcola la tassa sui rifiuti

Tempo di lettura stimato: 8 minuti

Vedi aggiornamento (06/05/2024 - Proroga al 30 giugno per le tariffe TARI 2024)

Cos’è e come si calcola la TARI, come si chiede il rimborso in casi di errori, quali sono le scadenze, come accedere al Bonus TARI

La TARI è un’imposta comunale introdotta nel 2014 che serve a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani.

È dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte suscettibili di produrre rifiuti. La TARI sostituisce i precedenti prelievi relativi alla gestione dei rifiuti, come la TARSU, la TIA e la TARES.

I Comuni hanno autonomia nel determinare le tariffe TARI e prevedere riduzioni o esenzioni. Inoltre, i Comuni che hanno sistemi di misurazione puntuale dei rifiuti possono applicare, in alternativa alla TARI, una tariffa avente natura di corrispettivo.

In caso di mancato pagamento, sono previste sanzioni e interessi di mora che aumentano progressivamente in base ai giorni di ritardo e il Comune può anche procedere con l’invio di cartelle esattoriali.

Per determinare la superficie imponibile dell’immobile potrebbe essere utile fare un calcolo automatico con l’ausilio dell’intelligenza artificiale anche da una semplice pianta 2D in PDF per trasformare elaborati tecnici cartacei in tabelle metriche e computi!

Chi è tenuto a pagare la TARI?

I presupposti e i soggetti passivi della TARI sono individuati dai comma 641 e 642 della Legge di Stabilità 2014.

La TARI scatta con “il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Sono escluse dalla TARI le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative, e le aree comuni condominiali di cui all’articolo 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva”.

La TARI è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. In caso di pluralità di possessori o di detentori, essi sono tenuti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria”.

Devono pagare la TARI, pertanto, tutti coloro che occupano locali ed aree scoperte, a qualsiasi titolo utilizzate,  situate nel territorio comunale. E’ pertanto tenuto al pagamento colui il quale dispone dei locali o dell’area, a prescindere dal titolo che legittima l’occupazione (proprietà, locazione, uso, ecc.), e soltanto nel caso di occupazione precaria, ad esempio in presenza di locazioni di breve durata (si pensi all’immobile locato per una settimana di vacanza) la tassa è dovuta dal proprietario.

E’ inoltre opportuno precisare che nei confronti degli appartenenti al nucleo familiare o di chiunque occupi aree e locali in comunione con altri, ciascuno dei coobbligati (conviventi, soci, ecc.) può essere tenuto al pagamento della totalità della tassa, in forza del cosiddetto “vincolo di solidarietà“.

Nel caso di multiproprietà (quando esistono più proprietari, i quali che fruiscono a turno del medesimo  immobile), la responsabilità del tributo è attribuita al soggetto che gestisce i servizi comuni, fermo restando il suo diritto a richiedere il rimborso dell’importo versato in misura percentuale ad ogni effettivo detentore.

Secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, il mancato utilizzo dell’immobile non esonera dal versamento della TARI.

Per l’esonero dalla tassa, i contribuente deve dimostrare che il locale non è idoneo a produrre rifiuti. Tali idoneità, di solito, è legata alla mancanza di arredi e utenze attive (luce, acqua e gas).

Oltre alle aree condominiali comuni e non utilizzate in via esclusiva (ad esempio per androne e scale del palazzo), sono esenti le aree in cui non si producono rifiuti in modo autonomo, ovvero cantine, terrazze, balconi e le aree pertinenziali scoperte o accessorie di locali già soggetti a tributo;

I soggetti sono tenuti all’obbligo della dichiarazione iniziale, variazioni, cessazioni –  come previsto dal regolamento comunale –  che va resa entro il 30  giugno dell’anno successivo a quello in cui si verificato il presupposto e  produce effetti anche per gli anni successivi senza obbligo cioè di presentare la dichiarazione ogni anno. Qualora intervengano modificazioni è invece necessario presentare nuova dichiarazione, entro lo stesso termine del 30 giugno dell’anno successivo, in questo caso con riferimento alla data di variazione.

Tariffe TARI: come si determina il tributo?

La tariffa è determinata in base ai criteri determinati dal D.P.R. 158/99 (copertura di tutti i costi afferenti al servizio di gestione dei rifiuti urbani). In alternativa, e nel rispetto del principio “chi inquina paga”, i Comuni possono commisurare la tariffa alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti.

Le tariffe per ogni categoria o sottocategoria omogenea sono determinate dal Comune moltiplicando il costo del servizio per unità di superficie imponibile accertata, previsto per l’anno successivo, per uno o più coefficienti di produttività quantitativa e qualitativa di rifiuti.

Per quanto riguarda il criterio ordinario di determinazione della base imponibile, secondo criteri già adottati dalla precedente disciplina normativa, la TARI è corrisposta in base a tariffa commisurata ad anno solare, cui corrisponde un’autonoma obbligazione tributaria ed anche i criteri di determinazione delle tariffe fanno riferimento al metodo tipico già adottato per i precedenti tributi sui rifiuti.

Tariffe TARI 2024: proroga al 30 giugno

Su richiesta dell’Anci, è stato approvato un emendamento al decreto Superbonus (D.L. 39/2024) che proroga dal 30 aprile al 30 giugno 2024 il termine entro il quale i Comuni devono approvare le delibere riguardanti il piano economico finanziario (PEF) e le tariffe Tari per il 2024.

Il mancato rispetto della scadenza del 30 aprile porterebbe i Comuni a una conferma delle tariffe provvisorie e all’approvazione di nuove tariffe entro il 31 luglio prossimo; nel frattempo sarebbero in automatico riconfermate quelle dell’anno 2023, che però potrebbero essere insufficienti per coprire i costi effettivi del 2024.

Approvato anche un subemendamento con la norma che fa salve le delibere eventualmente intervenute nel periodo dal 1° maggio e la data di entrata in vigore della conversione decreto legge.

La disposizione assicura che le tariffe stabilite dai comuni per la gestione dei rifiuti solidi e urbani non siano soggette a interruzioni o incertezze nel periodo di transizione tra la scadenza originaria e l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto Superbonus, prevista per fine maggio 2024.

Come si calcola la TARI

Come già detto, la base su cui calcolare la TARI è la superficie catastale o iscrivibile al catasto –  in mancanza area calpestabile – suscettibili di produrre rifiuti.

Per l’applicazione della TARI si considerano le superfici dichiarate o accertate ai fini dei precedenti prelievi sui rifiuti. Relativamente all’attività di accertamento, il comune, per le unità immobiliari iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano, può considerare come superficie assoggettabile alla TARI quella pari all’80 per cento della superficie catastale determinata secondo i criteri stabiliti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 138”

In ordine alla determinazione della tariffa il D.P.R. 158/99  dispone che la stessa è composta da:

  • una parte fissa, determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio
  • una parte variabile, rapportata alle quantità di rifiuti conferiti.

La tariffa inoltre è articolata nelle fasce di utenza domestica e non domestica.

Quanto alla strutturazione della tariffa, l’art. 5, comma 1 del D.P.R 158/1999 prevede che la parte fissa per le utenze domestiche è determinata secondo quanto specificato nel punto 4.1 dell’allegato 1 e, quindi, in base alla superficie e alla composizione del nucleo familiare.

Per la parte variabile della tariffa, il comma 2 dell’art. 5 in esame stabilisce che essa

“è rapportata alla quantità di rifiuti indifferenziati e differenziati specificata per kg, prodotta da ciascuna utenza”.

Tuttavia, se non è possibile misurare i rifiuti per singola utenza, il comma 4 dello stesso art. 5 stabilisce che la quota variabile della tariffa relativa alla singola utenza viene determinata applicando un coefficiente di adattamento secondo la procedura indicata nel punto 4.2 dell’allegato 1.

L’utenza domestica deve intendersi comprensiva di:

  • superfici adibite a civile abitazione
  • superfici adibite a pertinenze.

L’art. 16 del Prototipo di Regolamento per l’istituzione e l’applicazione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES), i cui principi possono ritenersi applicabili anche relativamente alla TARI, prevede che

“la quota fissa della tariffa per le utenze domestiche è determinata applicando alla superficie dell’alloggio e dei locali che ne costituiscono pertinenza le tariffe per unità di superficie parametrate al numero degli occupanti…”.

Pertanto:

  • la quota fissa di ciascuna utenza domestica deve essere calcolata moltiplicando la superficie dell’alloggio sommata a quella delle relative pertinenze per la tariffa unitaria corrispondente al numero degli occupanti dell’utenza stessa
  • la quota variabile è costituita da un valore assoluto, ossia un importo rapportato al numero degli occupanti che non va moltiplicato per i metri quadrati dell’utenza e va sommato come tale alla parte fissa.

Con riferimento alle pertinenze dell’abitazione appare corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica.

Esempio di calcolo TARI

Consideriamo il caso di 2 nuclei familiari, entrambi con 3 componenti.

  1. nucleo familiare A: 3 componenti e abitazione di 100 m²
  2. nucleo familiare B: 3 componenti e abitazione 80 m² + cantina di 20 m²

Ipotizziamo inoltre che il Comune abbia deliberato le seguenti tariffe:

  • tariffa parte fissa:  1,10 euro
  • tariffa parte variabile la parte variabile (corrispondente a 3 componenti): 163,27 euro
  • quota provinciale: 5%

Secondo la modalità corretta di calcolo si ottiene quanto segue:

TARI nucleo A

  • parte fissa TARI = 1,10 euro * 100 m² =  110 euro
  • parte variabile TARI = 163,27 euro
  • quota provinciale = 0,05 * (110+163,27) = 13.66 euro
  • totale TARI = 110 + 163,27 + 13,66 = 286,93 euro

TARI nucleo B

  • parte fissa TARI abitazione = 1,10 euro * 80 m² =  88 euro
  • parte fissa TARI cantina = 1,10 euro * 20 m² = 22 euro
  • parte variabile TARI = 163,27 euro
  • quota provinciale = 0,05 * (88 + 22 + 163,27) = 13.66 euro
  • totale TARI = 88 + 22 + 163,27 + 13,66 =  286,93 euro

Esempio di calcolo errato della TARI

Alcuni Comuni avrebbero calcolato in maniera errata la TARI, considerando la parte variabile anche per le pertinenze.

Proviamo a fare lo stesso esempio del nucleo familiare B (3 componenti e abitazione 80 m² + cantina di 20 m²):

  • tariffa parte fissa.  1,10 euro
  • tariffa parte variabile la parte variabile (corrispondente a 3 componenti): 163,27 euro
  • quota provinciale = 5%

Calcolo errato

  • parte fissa TARI abitazione = 1,10 euro * 80 m² =  88 euro
  • parte variabile TARI abitazione = 163,27 euro
  • parte fissa TARI cantina = 1,10 euro * 20 m² = 22 euro
  • parte variabile TARI cantina = 163,27 euro
  • quota provinciale = 0,05 * (88 + 163,27 + 22 + 163,27) = 21,83 euro
  • totale TARI = 88 + 163,27 + 22 +163,27 +21,83 = 458,37 euro

Come appare evidente dall’esempio, se si considera la parte variabile in riferimento sia all’abitazione sia alla pertinenza, a parità di componenti e di superficie, l’importo della TARI risulta molto più elevato rispetto al caso in cui non si disponga della pertinenza.

Richiesta rimborso TARI

Secondo le indicazioni fornite dal MEF, i contribuenti che riscontrassero un errato computo della parte variabile effettuato dal Comune o dal soggetto gestore del servizio rifiuti possono richiedere il rimborso del relativo importo, solo relativamente alle annualità a partire dal 2014, anno in cui la TARI è stata istituita dall’art. 1, comma 639, della 147/2013, quale componente dell’imposta unica comunale (IUC) posta a carico dell’utilizzatore per finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Non è possibile, quindi, chiedere il rimborso relativamente alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), governata da regole diverse da quelle della TARI, che non prevedevano, tranne in casi isolati, la ripartizione della stessa in quota fissa e variabile.

Né si può procedere alla richiesta di rimborso laddove i comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico, hanno introdotto in luogo della TARI, una tariffa avente natura corrispettiva, in applicazione del comma 668 dell’art. 1 della legge 147/2013.

L’istanza di rimborso deve essere proposta, a norma dell’art. 1, comma 164, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, entro il termine di 5 anni dal giorno del versamento.

L’istanza non richiede particolari formalità; deve contenere tutti i dati necessari a identificare:

  • il contribuente
  • l’importo versato
  • l’importo per il quale si chiede il rimborso
  • i dati identificativi della pertinenza che è stata computata erroneamente nel calcolo della TARI.

In definitiva, i sindaci sono chiamati a modificare i regolamenti sbagliati e i cittadini a verificare le somme già versate.

Clicca qui per scaricare la circolare del Mef 20 novembre 2017

TARI, agevolazioni e riduzioni

Bisogna sempre far riferimento alla Legge di Stabilità 2014 per sapere di più su riduzioni ed agevolazioni in materia di tassa sui rifiuti.

I commi 656 e seguenti prevedono riduzioni obbligatorie in caso di:

  • mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti (riduzione 20 per cento);
  • effettuazione del servizio di cui alla TARI in grave violazione della disciplina di riferimento;
  • interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente.

La Legge di Bilancio 2021 prevede inoltre che la riduzione di un terzo della TARI per i pensionati esteri non residenti nel territorio dello Stato, titolari di pensione maturata in regime di convenzione internazionale con l’Italia.

Sono inoltre previste riduzioni facoltative (comma 659 della Legge di Stabilità 2014) per:

  • abitazioni con unico occupante;
  • abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo;
  • locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo, ma ricorrente;
  • abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per piu’ di sei mesi all’anno, all’estero;
  • fabbricati rurali ad uso abitativo.

Bonus TARI 2024

Il bonus TARI, introdotto dall’art. 57-bis comma 2 del D.L. 124/2019, è volto ad assicurare agli utenti domestici in condizione di disagio economico l’accesso alla fornitura del servizio a condizioni agevolate.

I criteri per l’accesso sono:

  • ISEE fino a 9.500 €
  • ISEE fino a 20.000 € con almeno 4 figli a carico.

Il Bonus TARI non è ancora operativo perché manca il D.P.C.M. previsto dalla norma per definire principi e criteri guida per il riconoscimento dell’agevolazione.

Spetta ai Comuni la facoltà di definire – a propria discrezione – agevolazioni tariffarie per i cittadini in situazione di difficoltà economica.

Quando e come si paga la TARI

Generalmente la prima scadenza è fissata il 16 giugno. Molti Comuni prevedono:

  • il pagamento in due rate e altri che lo prevedono in quattro, anche se resta sempre la possibilità per il contribuente;
  • il pagamento in un’unica soluzione entro la prima scadenza;
  • il versamento dell’ultima rata dopo il 30 novembre o, comunque, dopo la pubblicazione delle nuove tariffe (ottobre) per l’anno in corso.

Comuni ed enti locali hanno la facoltà di fissare i pagamenti anche con più di due scadenze. Proprio per questo motivo non esistono date uguali ovunque per il pagamento della Tari e per essere certi di quando versare la tassa è bene consultare sempre le istruzioni che fornisce il proprio Comune di residenza

 

usBIM.planAI

 

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9 commenti
  1. Giuseppe Spezzaferro
    Giuseppe Spezzaferro dice:

    Come ricalcolare la tassa sui rifiuti se il nucleo è composto da una sola persona? Grazie a Voi ho scoperto oggi che il Comune mi ha fatto pagare di più segnando tre persone invece che una. Grazie e buon lavoro.
    gs

    Rispondi
      • Giuseppe Spezzaferro
        Giuseppe Spezzaferro dice:

        ..grazie a Voi… ma mi dite per favore come calcolare se il nucleo è di una sola persona? oppure dove potrei trovare una tabella ad hoc?
        gs

        Rispondi
        • Redazione di BibLus
          Redazione di BibLus dice:

          Online vi sono diversi simulatori, basterà inserire in un qualsiasi browser le parole “simulatori tari 2019”.
          Non vi sono delle tabelle ad hoc poiché per il calcolo ci sono diversi fattori da considerare:
          – m² dell’abitazione;
          – numero di componenti;
          – periodo di riferimento;
          – quota fissa;
          – quota variabile;
          – quota provinciale 5%.

          Rispondi
    • Salvatore Losso
      Salvatore Losso dice:

      Sono residente all’estero iscritto all’Aire pensionato, ho un appartamento nel Comune di Firenze disabitato, il quale applica la tariffa Tari per 12 mesi e ciò, costituisce un indebito arricchimento a danno del cittadino,perchè io mi reco in Italia un mese all’anno in occasione delle ferie. Ho contestato al Comune questa circostanza e non ha voluto ridurre la tariffa Tari, per cui sono stato costretto a presentare ricorso alla Commissione Tributaria , al fine di ottenere la riduzione della tariffa o o addirittura l’esenzione.
      Posso dire che il Ministero delle Finanze al quale ho contestato la tariffa intera per i cittadini residenti all’estero e, mi ha risposto la tassa Tari è demandata ai Comuni che, possono ridurla o esentarla. Inoltre il Ministero mi informa che, attualmente la norma è oggetto di una procedura d’infrazione in sede comunitaria e come tale, dovrà pronunciarsi la Corte di Strasburgo, ciò significa che questa tassa per i cittadini residenti all’estero sarebbe illegittima

      Rispondi
  2. Mangini Pierluigi
    Mangini Pierluigi dice:

    Salve,come faccio a sapere quanto ammonta la quota fissa per un locale ad uso MAGAZZINO sito nel comune di massarosa?
    Grazie mille

    Rispondi
    • Redazione di BibLus
      Redazione di BibLus dice:

      Dovresti accedere al sito del Comune e verificare se sono disponibili le pubblicazioni n merito alla TARI. Eventualmente contatta il comune, parlando con l’ufficio preposto.

      Rispondi
  3. Cristina
    Cristina dice:

    Dal 2016 hanno modificato anche il n degli occupanti, moltiplicano anziché sommare per fare cassa, non hanno fornito le riduzioni previste, non rispondono alle segnalazioni di abbandono rifiuti, non leggono le circolari ministeriali. Dal 2014 hanno aumentato gli abusi amministrativi, chiesi un ricalcolo ma non rispondono pertanto non ho pagato.

    Rispondi

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