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Caduta in strada a causa delle buche: responsabilità del capo settore Lavori Pubblici?

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Per la Cassazione il capo settore Lavori Pubblici non è automaticamente responsabile di un incidente dovuto alle buche stradali, occorre valutare caso per caso

Quale deve essere lo stato di manutenzione di una strada o di un marciapiede tale da implicare la responsabilità del capo del settore Lavori Pubblici in caso di infortunio/incidente?

La Cassazione risponde a questa domanda con la sentenza penale n. 6513/2021.

Il caso

Un’anziana, dalle precarie condizioni di salute, cadeva in terra mentre si trovava in strada, in un mercato da lei abitualmente frequentato, a causa del manto stradale.

La caduta causava il decesso istantaneo dell’anziana signora; il tribunale ordinario incolpava il responsabile del settore Lavori Pubblici del Comune per non aver provveduto alla manutenzione corretta della strada.

Successivamente, la sentenza di condanna era capovolta dal giudizio di secondo grado che non aveva ritenuto responsabile l’imputato per il decesso della signora per le seguenti motivazioni:

  • non vi era prova che la signora fosse caduta a seguito dell’inciampo in un avvallamento della strada in prossimità di un tombino;
  • l’avvallamento e le abrasioni in prossimità del tombino (ritenuto responsabile della caduta dal tribunale ordinario) erano da ritenersi rientrati nelle normali condizioni di usura (cui era soggetto il luogo normalmente frequentato dall’anziana signora);
  • non risultava che il tombino posto nei pressi del punto di caduta della donna avesse di lato un tale dislivello (qualificabile come un fosso o buca) da poter essere considerato “insidia o trabocchetto”;
  • la non esclusione (dalle cause della caduta) delle precarie condizioni di salute dell’anziana, motivo di difficoltà nella normale deambulazione della donna, e soprattutto il comportamento imprudente della stessa (che incedeva senza aiuto di un bastone e con le mani impegnate da una busta e dal carrello della spesa).

La questione approdava presso la Cassazione.

Il giudizio della Corte di Cassazione

I giudici della Cassazione premettono che si è recentemente, e condivisibilmente, affermato che:

l’incidente stradale causato da omessa o insufficiente manutenzione della strada determina la responsabilità del soggetto incaricato del relativo servizio, il quale risponde penalmente della morte conseguita al sinistro secondo gli ordinari criteri di imputazione della colpa e non solo quando il pericolo determinato dal difetto di manutenzione risulti occulto, configurandosi come insidia o trabocchetto, ferma restando la concorrente responsabilità dell’utente della strada, ove tenga una condotta colposa causalmente efficiente.

Gli ermellini ritengono che le condizioni del manto stradale debbano costituire il punto centrale del dibattimento, da valutarsi in concreto, ossia caso per caso, e che guardi alla generalità degli utenti in funzione della prevedibilità dell’evento.

Ciò a prescindere dalle condizioni particolari di salute dell’anziana; esse infatti sono solo una concausa all’incidente.

Nel caso in esame, per la Cassazione (in accordo con il giudizio di secondo grado) si è accertata l’assenza di una situazione di rischio per la generalità degli utenti e, comunque tale da essere prevedibile e tale da essere facilmente evitabile, così da giustificare una condotta appropriata alternativa e virtuosa, escludendo le responsabilità dell’imputato; in ogni caso (per la Cassazione) si ravvisa una condotta altamente imprudente della vittima idonea ad escludere altre concause.

I giudici concludono che il responsabile del settore dei Lavori Pubblici è sì tenuto a garantire la sicurezza delle strade, ma deve fare i conti anche con i limiti e la disponibilità di spesa.

Quindi, nel caso in esame, si sarebbe potuto annullare il rischio solo con un continuo intervento di manutenzione ordinaria tale da evitare qualunque anomalia della strada, ma ciò appare eccessivo e superiore alle competenze di sicurezza che l’imputato è tenuto a sovrintendere.

Il ricorso non è, di conseguenza, accolto.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza della Corte di Cassazione

 

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