Caduta di calcinacci: quando il danno non è risarcibile?

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Scivolare per schivare calcinacci in caduta implica il c.d. “nesso di causalità” che va provato, fermo restando il giudizio insindacabile del giudice di merito. I chiarimenti della Cassazione

Farsi male indirettamente per schivare la caduta di calcinacci dal cornicione di un fabbricato è risarcibile in automatico?

L’ordinanza n. 2118/2022 della Corte di Cassazione chiarisce un caso implicante il c.d. “nesso di causalità”.

Il nesso di causalità

I generale, secondo la giurisprudenza, il nesso di causalità è il rapporto tra l’atto (anche di omissione) di un soggetto o un fatto e l’evento (anche dannoso) che ne consegue.

Il caso della caduta per schivare il distacco dall’alto di calcinacci

Il protagonista della vicenda mentre attraversava a piedi un corridoio di un complesso condominiale, veniva colpito da pezzi di intonaco e cemento, distaccatisi dalla parete, e nel tentativo di evitarli scivolava a terra riportando gravi lesioni.

Il malcapitato decideva di citare in Tribunale il condominio per l’omessa manutenzione degli stabili art. 2051 c.c. (Danno cagionato da cosa in custodia) e la conseguente condanna al risarcimento dei danni subiti.

Il Tribunale rigettava la domanda, per cui la questione finiva in Corte d’Appello, ma anche quest’ultima rigettava l’appello ritenendo non provato il fatto.

Infine, il protagonista della vicenda decideva di far ricorso in Cassazione con la motivazione, tra l’altro, che:

  • la Corte d’Appello non aveva applicato i principi in materia di danni cagionati da cose in custodia secondo cui è sufficiente che il danneggiato dimostri il nesso causale tra il danno subito e il bene;
  • il fatto storico della caduta (a terra dell’appellante) non era stato contestato dalla controparte e ciò sarebbe sufficiente per l’accoglimento della richiesta risarcitoria.

Il giudizio della Corte di Cassazione: non è provato il nesso causale tra il danno e la caduta dei calcinacci

Gli ermellini dichiarano il ricorso inammissibile, poiché il ricorrente richiede una rivalutazione dei dati probatori, il cui giudizio rimane nella piena discrezionalità del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità.

Infatti, come costantemente affermato dalla stessa Cassazione:

spetta, in via esclusiva, al giudice di merito il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, dì controllarne l’attendibilità e la concludenza e di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge

Nel caso in esame, la Corte d’Appello, infatti, ha esaminato il materiale istruttorio ed ha evidenziato, sia con riferimento alle testimonianze che con riferimento al verbale di pronto soccorso le molteplici incongruenze e contraddizioni che non hanno consentito di ritenere provata né la dinamica del sinistro né il nesso causale tra il danno e l’asserita caduta dei calcinacci.

La Cassazione, in conclusione, ribadisce che non può condividersi quanto sostenuto dal ricorrente secondo cui sarebbe sufficiente, ai fini dell’accoglimento della domanda, la prova del fatto storico della caduta, poiché in tema di responsabilità  (art. 2051 c.c.) l’attore è comunque tenuto a provare il nesso di causalità tra la cosa in custodia ed il danno subito.

 

Per maggiore approfondimento leggi anche questo articolo di BibLus-net:  “Messa in sicurezza degli edifici pericolanti: quali sanzioni si rischiano?

 

 

mantus
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