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Bando piccoli comuni

Bando piccoli Comuni: ulteriore proroga al 15 novembre

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Prorogata la scadenza del bando per la riqualificazione dei piccoli Comuni inferiori a 5 mila abitanti. Ecco i dettagli

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale n.250 del 25/10/2023 il comunicato relativo al decreto di proroga dei termini per la presentazione della domanda di cui al bando pubblico per il finanziamento dei progetti per il Piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli comuni.  Progettazione della tutela ambientale, sviluppo economico, mitigazione del rischio idrogeologico, questi gli obiettivi principali del bando per la riqualificazione di 5.518 piccoli Comuni da inserire nel “Piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli Comuni”. Il bando è destinato a finanziare progetti di valorizzazione dei Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, individuati dal dpcm del 23 luglio 2021, il quale definisce l’elenco dei Comuni che rientrano nelle tipologia della legge 158/2017 meglio conosciuta come legge Realacci contenente le “misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli Comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi Comuni“.

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Bando piccoli Comuni: obiettivi del Piano

Pilastro portante del piano è la promozione dello sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale delle aree rurali, per contrastare lo spopolamento e favorire la conservazione e la valorizzazione del territorio, con un plafond complessivo di spesa di 160 milioni di euro, di cui 132 milioni già disponibili. Tali risorse verranno assegnate ai Comuni sulla base di una graduatoria che sarà elaborata dal Ministero dell’Interno.

Proroga: bando piccoli Comuni

Prorogata al 15 novembre 2023 la scadenza riguardante l’opportunità per i Comuni di minori dimensioni di partecipare al finanziamento dei progetti del “Piano Nazionale per la Riqualificazione dei Piccoli Comuni”. Questa importante proroga è stata deliberata dal Capo del Dipartimento Casa Italia attraverso un apposito decreto, apportando modifiche significative al Bando originario. Questo sviluppo offre ai piccoli Comuni un’opportunità preziosa per partecipare a questo programma di riqualificazione.

Come presentare la domanda?

È possibile presentare la domanda di candidatura entro mercoledì 15 novembre 2023 tramite la piattaforma telematica messa a disposizione sul sito dipartimento casa Italia Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Dipartimento Casa Italia per semplificare il processo di presentazione delle domande ha realizzato una piattaforma telematica che chiede ad ogni singolo Comune interessato di compilare un questionario e di comunicare una PEC come prima fase di candidatura.

Aree di intervento e importo massimo

Il bando prevede diverse aree di intervento, con l’obiettivo principale volto alla riqualificazione degli immobili, delle aree dismesse, interventi per la riduzione del rischio idrogeologico, riqualificazione delle infrastrutture stradali e degli edifici pubblici con particolare attenzione per gli edifici scolastici.

L’importo massimo del finanziamento concedibile per ciascun progetto presentato dal Comune è pari a 700 mila euro, mentre per i progetti presentati in forma associata, l’importo di 700 mila euro viene moltiplicato per il numero di Comuni facenti parte della convenzione o per i quali l’Unione presenta il progetto.

Chi può presentare la domanda di partecipazione

Possono presentare domanda di partecipazione i piccoli Comuni presenti all’interno dell’allegato A della legge 158/2017. In particolare, per piccoli Comuni si intendono quelli che presentano una popolazione residente fino a 5.000 abitanti e possono beneficiare dei finanziamenti concessi ai sensi dell’articolo 3 della legge 158/2017 (fondo per lo sviluppo strutturale e sociale dei piccoli Comuni). Altra condizione per partecipare al bando, è che gli stessi Comuni rientrino in una delle seguenti tipologie:

  1. collocati in aree interessate da fenomeni di dissesto idrogeologico;
  2. caratterizzati da marcata arretratezza economica;
  3. decremento della popolazione residente rispetto al censimento generale della popolazione effettuato nel 1981;
  4. condizioni di disagio insediativo, sulla base di specifici parametri definiti in base all’indice di vecchiaia, alla percentuale di occupati rispetto alla popolazione residente e all’indice di ruralità;
  5. inadeguatezza dei servizi sociali essenziali;
  6. difficoltà di comunicazione e lontananza dai grandi centri urbani;
  7. densità non superiore ad 80 abitanti per chilometro quadrato;
  8. frazioni con le caratteristiche di cui alle lettere a), b), c), d), f) o g); in tal caso, i finanziamenti disposti ai sensi dell’articolo 3 sono destinati ad interventi da realizzare esclusivamente nel territorio delle medesime frazioni;
  9. appartenenti alle unioni di Comuni montani di cui all’articolo 14, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, o Comuni che comunque esercitano obbligatoriamente in forma associata, ai sensi del predetto comma 28, le funzioni fondamentali ivi richiamate;
  10. territorio compreso totalmente o parzialmente nel perimetro di un parco nazionale, di un parco regionale o di un’area protetta;
  11. istituiti a seguito di fusione;
  12. aree periferiche e ultra periferiche.

Si tratta di un’importante opportunità che spero i Comuni vogliano cogliere soprattutto per la messa in sicurezza del loro territorio, se esposto a rischi naturali o antropici. La prevenzione strutturale è l’unica strada da seguire in Italia, da nord a sud, se vogliamo evitare altre sciagure“, queste le parole del ministro Musumeci.

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