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Autorizzazione paesaggistica in sanatoria

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L’autorizzazione paesaggistica in sanatoria è disciplinata dall’art. 167 del D.Lgs. 42/2004. Quando è concessa? Quali sono i tempi e i costi?

L’autorizzazione paesaggistica in sanatoria è un tema centrale nelle pratiche edilizie e fa riferimento al possibile processo di “regolarizzazione” di interventi compiuti in violazione delle normative paesaggistiche.

In caso di interventi in aree soggette a tutela paesaggistica sussiste infatti l’obbligo di sottoporre all’ente competente i progetti delle opere da eseguire affinché ne sia accertata la compatibilità paesaggistica e sia rilasciata l’autorizzazione paesaggistica altrimenti si incorre in abuso edilizio. Quando un abuso edilizio è commesso in area sottoposta a vincolo paesaggistico, diventa molto difficile potere ottenere la sanatoria.

Per non correre alcun rischio, verifica sempre se la zona sia sottoposta a vincolo paesaggistico e redigi correttamente l’istanza di autorizzazione paesaggistica, utilizzando il dedicato software per l’autorizzazione paesaggistica che ti permette di compilare, archiviare e stampare le pratiche di autorizzazione paesaggistica in linea con la normativa vigente.

Cos’è l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria?

In caso di interventi edilizi realizzati senza l’adeguata autorizzazione paesaggistica, è obbligatorio rimuovere il manufatto e ripristinare il paesaggio allo stato originario.

Tuttavia, la normativa vigente prevede alcuni casi specifici in cui è possibile richiedere la sanatoria postuma, consentendo il mantenimento del manufatto previa imposizione di una sanzione pecuniaria. In questo caso si parla di autorizzazione paesaggistica in sanatoria o postuma.

L’autorizzazione paesaggistica “ex post” è un procedimento specifico che si focalizza su due scenari di sanatoria paesaggistica, delineati come segue:

  • illeciti-previncolo;
  • illeciti antecedenti al 12 maggio 2006.

Gli illeciti pre-vincolo riguardano opere illecite realizzate prima dell’imposizione del vincolo di tutela paesaggistica nell’area in questione. In questo contesto, non si applica la corresponsione della sanzione paesaggistica, in quanto gli abusi sono dichiarati antecedenti alla tutela successivamente introdotta.

Gli illeciti antecedenti al 12 maggio 2006 invece coinvolgono illeciti paesaggistici realizzati senza autorizzazione prima della data di entrata in vigore del D.Lgs. 157/2006. Questi illeciti non rientrano nelle casistiche già contemplate dall’art. 167 del D.Lgs. 42/2004. Nell’ambito di questa situazione, la sanatoria paesaggistica comporta la corresponsione della sanzione paesaggistica.

Cosa prevede la normativa?

L’art. 146 del D.Lgs. 42/2004 Codice dei beni culturali e del paesaggio, al comma 4, fa chiaramente riferimento all’autorizzazione paesaggistica in sanatoria, stabilendo quanto segue:

L’autorizzazione paesaggistica costituisce atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli legittimanti l’intervento urbanistico-edilizio. Fuori dai casi di cui all’articolo 167, commi 4 e 5, l’autorizzazione non può essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi. 

I casi di cui all’articolo 167, commi 4 e 5, in cui è possibile “sanare”, attraverso “accertamento di compatibilità paesaggistica“, riguardano solo alcuni interventi minori.

Il vigente regime “restrittivo” è il risultato di una modifica normativa, in particolare del D.Lgs. 157/2006, che ha introdotto il testo sopra richiamato dell’art. 146 del Codice.

Autorizzazione paesaggistica in sanatoria e accertamento di compatibilità paesaggistica

Nella normativa attuale, come detto, l’unica procedura per regolarizzare gli illeciti paesaggistici è disciplinata dalla compatibilità paesaggistica, secondo i limiti e la procedura indicati dall’art. 167, comma 4, del D.Lgs. 42/2004.

I casi in cui l’autorità amministrativa competente verifica la compatibilità paesaggistica, secondo la procedura stabilita dalle disposizioni legislative, sono:

  • lavori realizzati senza autorizzazione paesaggistica, a condizione che non abbiano creato nuove superfici o volumi o aumentato quelli già autorizzati;
  • uso di materiali diversi da quelli autorizzati paesaggisticamente;
  • lavori considerati manutenzione ordinaria o straordinaria secondo il D.P.R. 380/2001.

L’autorizzazione paesaggistica in sanatoria con aumenti di volumi non è pertanto concessa.

Procedura per l’autorizzazione paesaggistica postuma: come fare

La procedura per la sanatoria prevede la presentazione di una specifica domanda all’ente competente, che può essere la Regione o altro ente delegato.

Dopo aver acquisito il parere vincolante della Soprintendenza, l’ente deve fornire una risposta entro i termini stabiliti dall’art. 167 comma 5 del D.Lgs. 42/2004.

Se la compatibilità paesaggistica è confermata, cioè se il manufatto o lavoro è compatibile con il paesaggio, è possibile mantenerlo pagando una sanzione pecuniaria. L’importo della sanzione è determinato attraverso una perizia di stima.

In caso di rifiuto della domanda, quindi nel caso in cui il manufatto o lavoro non è compatibile con il paesaggio, si applica una sanzione demolitoria in modo da ripristinare l’area.

Autorizzazione paesaggistica in sanatoria: tempi

Dopo che il proprietario, possessore o detentore dell’immobile interessato dagli interventi, abbia presentato la domanda all’autorità responsabile del vincolo per verificare la compatibilità paesaggistica, l’ente competente ha l’obbligo di pronunciarsi entro 180 giorni, con un parere vincolante dalla soprintendenza entro 90 giorni.

Autorizzazione paesaggistica in sanatoria: quale modulo utilizzare?

La modulistica necessaria per la richiesta di autorizzazione paesaggistica, sia ordinaria che semplificata, deve essere compilata utilizzando i moduli forniti dall’ente competente responsabile del rilascio delle autorizzazioni.

Per la richiesta, è inoltre necessario allegare i documenti indicati nel modulo stesso, tra cui:

  • attestazione di pagamento diritti di segreteria;
  • procura speciale (firmato in originale dal titolare);
  • assolvimento imposta di bollo;
  • elaborati grafici dello stato legittimo;
  • elaborati grafici dello stato rilevato;
  • elaborati grafici comparativi stato legittimo / stato rilevato;
  • computo metrico estimativo;
  • relazione paesaggistica.

Per ottenere i documenti da allegare in maniera facile e veloce, ti suggerisco di utilizzare l’apposito software per la relazione paesaggistica, con cui compilare i modelli ai sensi del D.Lgs. 42/2004 e il software per il computo metrico estimativo gratis con cui fare il computo metrico estimativo a 360°.

Autorizzazione paesaggistica in sanatoria: costi associati

Le principali spese da sostenere per “sanare” l’illecito ed ottenere l’autorizzazione paesaggistica postuma sono:

  • marca da bollo per la domanda;
  • marca da bollo per l’autorizzazione (al ritiro);
  • pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria (sanzione paesaggistica);
  • diritti di segreteria.

Riferimenti giurisprudenziali: sentenza di riferimento

Di seguito ti propongo una serie di sentenze che specificano dei casi in cui si affronta e si chiariscono degli aspetti fondamentali sul tema dell’autorizzazione paesaggistica in sanatoria o postuma.

Tettoia: quando è possibile l’autorizzazione paesaggistica postuma?

La sentenza n. 654/2023 del Tar Campania affronta la questione della tettoia e autorizzazione paesaggistica postuma.

Nello specifico, l’autorizzazione paesaggistica, distinta dai permessi edilizi, è analizzata in relazione a due tettoie, oggetto di contenzioso.

Nel caso specifico per due tettoie di modeste dimensioni, la richiesta di autorizzazione paesaggistica postuma è stata inizialmente respinta dalla Soprintendenza, portando il richiedente a presentare un ricorso al Tar.

Il Tar ha accettato il ricorso, sostenendo che le tettoie in questione, nonostante la contestazione della Soprintendenza, non avevano creato nuove superfici o volumi. Il Tribunale ha chiarito che, in base al Regolamento edilizio-tipo, le tettoie sono considerate superfici accessorie e non utili. Questo aspetto è rilevante poiché l’art. 167 del Codice dei beni culturali esclude dalla sanatoria solo le superfici utili, non quelle accessorie.

Pertanto, le tettoie, considerate di modesta entità e accessorie, possono essere ammesse alla sanatoria, e il Tar sottolinea che è sempre fondamentale una valutazione paesaggistica accurata.

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