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Home » Approfondimenti » Sicurezza Cantieri e Luoghi di Lavoro » Qualità dell’aria indoor (IAQ): indicatori, fattori di inquinamento, metodologie costruttive

Qualità dell’aria indoor (IAQ): indicatori, fattori di inquinamento, metodologie costruttive

Che cos'è l'aria indoor? Che cos'è l'ambiente indoor? Qual è il principale indicatore della qualità dell'aria indoor? Come si fa un buon progetto IAQ

Tempo di lettura stimato: 10 minutidi Redazione BibLus / 8 Settembre 2026/0 Commenti/in Sicurezza Cantieri e Luoghi di Lavoro /di
Aria indoor

La qualità dell’aria negli ambienti interni (Indoor Air Quality, IAQ) è un tema sempre più centrale per ingegneri, progettisti e costruttori edili.

Con la crescente attenzione al comfort abitativo, al benessere degli occupanti e alla sostenibilità, non è più sufficiente garantire efficienza strutturale ed energetica: occorre considerare l’impatto che materiali, impianti e soluzioni costruttive hanno sull’aria che respiriamo negli spazi chiusi, dove trascorriamo fino al 90% del nostro tempo.

Come ha dimostrato la recente crisi pandemica, la ventilazione meccanica è una delle armi più efficaci per affrontare il problema dell’inquinamento indoor e prevenire potenziali rischi per la salute degli occupanti.

Quindi è molto importante conoscere anche gli strumenti adatti per poter progettare al meglio questa tipologia di impianti. Infatti solo con un software BIM di impianti MEP puoi gestire al meglio tutte le fasi del progetto, dall’ideazione alla realizzazione.

Indice

  • Che cosa si intende per qualità dell’aria?
  • Che cosa si intende per ambiente indoor?
  • Quali sono i fattori inquinanti dell’aria indoor?
  • Metodi di progettazione per la qualità dell’aria

Che cosa si intende per qualità dell’aria?

Con il termine qualità dell’aria interna (IAQ) si intende la qualità dell’aria all’interno e intorno agli edifici e alle strutture, tenendo conto della salubrità e il comfort in relazione agli occupanti.

La qualità dell’aria indoor (IAQ) è un parametro fondamentale che descrive le condizioni dell’aria che respiriamo negli ambienti confinati come case, uffici, scuole, ospedali e mezzi di trasporto. A differenza di quanto si possa pensare, l’aria interna è spesso più inquinata di quella esterna, con una concentrazione di contaminanti che può superare di 2-5 volte i livelli riscontrabili all’aperto.

Poiché trascorriamo la maggior parte del nostro tempo in questi spazi, l’IAQ ha un impatto diretto e profondo sulla nostra salute, sul benessere e sulla produttività.

La IAQ è la misura in cui l’aria interna soddisfa criteri relativi a salute, comfort e benessere degli occupanti, tenendo conto dei seguenti elementi:

  • concentrazione di inquinanti chimici (VOCs, formaldeide, NO₂ etc.);
  • presenza di particolato (PM2.5, PM10) e agenti biologici (muffe, batteri);
  • condizioni termo-igrometriche (temperatura, umidità relativa);
  • ventilazione / ricambio d’aria;
  • comfort acustico e visivo come fattori indiretti correlati.

Normativa di riferimento

Sono diverse le norme da prendere come riferimento per i progetti IAQ. Segnaliamo:

  • il D.Lgs. 81/2008: il Testo unico delle sicurezza fornisce indicazioni per la qualità dell’aria negli ambienti di lavoro;
  • i CAM Edilizia per i lavori pubblici: pongono particolare attenzione ai materiali a basse emissioni e prevedono l’elaborazione di un programma di monitoraggio della qualità dell’aria.
  • la direttiva Case green sul rendimento energetico degli edifici (EPBD) e gli standard tecnici (UNI EN 16798, ISO 16000) richiedono un approccio integrato che bilanci efficienza energetica e salubrità.
  • la Direttiva europea 2024/2881 relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa e il relativo D.Lgs di attuazione (in fase di approvazione);
  • la norma UNI EN 16798-1: introduce il concetto di Indoor Environmental Quality (IEQ), che include parametri ambientali multipli, e definisce 4 classi di qualità (IEQ I – elevata, IEQ II – buona/media, IEQ III – moderata, IEQ IV – bassa) per l’aria interna;
  • la norma UNI 11976:2025: rappresenta un significativo passo avanti nella standardizzazione delle misure per monitorare e migliorare la qualità dell’aria negli ambienti civili.
  • Eurovent IAQ Requirements: documento operativo che definisce soglie massime accettabili di CO₂ e portate minime di aria esterna, utile per edifici non residenziali.
  • le linee guida WHO su inquinanti selezionati: formaldeide, benzene, ossido di azoto, radon, muffe e umidità; fornisce basi scientifiche e valori guida per esposizioni sanitarie.
  • le Linee Guida globali OMS sulla qualità dell’aria (AQGs), pubblicate nel settembre del 2021, aggiornano la precedente edizione del 2005 e i valori guida per i principali inquinanti dell’aria esterne che degli ambienti indoor.

Parametri e valori guida per IAQ: cosa considerare

Qui sotto una sintesi dei principali parametri, con valori guida ricavati dalla normativa europea e dalle linee guida WHO:

ParametroValore guida / soglia tipicaCommenti tecnici
CO₂≈ 900-1000 ppm per IEQ II (ambienti ufficio/residenziali)portata d’aria calcolata in base ad occupanti; sopra 1200 ppm si valutano interventi correttivi.
Umidità relativa40-60 %prevenzione muffe e discomfort; valore troppo basso o troppo alto genera problemi.
Temperatura internavariabile secondo stagione, generalmente 20-24 °C inverno / 23-26 °C estate per comfort ottimalecorrelata anche al benessere termo-igrometrico definito nelle norme IEQ.
Particolato (PM2.5 / PM10)limiti secondo WHO (es. esposizione media annuale / giornaliera)leve per materiale esterno filtrazione / ventilazione; norme nazionali spesso richiedono misure integrate.
VOC (composti organici volatili) e formaldeidelinee guida WHO / norme nazionali; soglie variabili a seconda uso (es. scuole, ospedali)materiali da costruzione e arredamento devono essere selezionati per basse emissioni.
Muffe e umiditàevitare condensa, risalita umida; controllare infiltrazioni e fessurazionile linee guida WHO segnalano che dampness & mould sono fattori di rischio importanti.

 

Che cosa si intende per ambiente indoor?

Gli ambienti indoor sono ambienti confinati di vita e di lavoro non industriali, in cui le persone trascorrono la maggior parte del loro tempo e per i quali è fondamentale la salubrità dell’aria interna, definita Indoor Air Quality (IAQ):

  • abitazioni;
  • uffici pubblici e privati;
  • strutture comunitarie (ospedali, scuole, caserme, alberghi, banche, ecc.);
  • locali destinati ad attività ricreative e/o sociali (cinema, bar, ristoranti, negozi, strutture sportive, ecc.);
  • mezzi di trasporto pubblici e/o privati (auto, treno, aereo, nave, ecc.).

In altre parole, un ambiente indoor è uno spazio chiuso (come un’abitazione, un ufficio, una scuola o un mezzo di trasporto) che, pur essendo più aperto rispetto a un cantiere o un vano tecnico, è delimitato dall’involucro dell’edificio e necessita di una corretta ventilazione per garantire la qualità dell’aria. 

L’ambiente indoor si distingue dagli spazi confinati strettamente industriali, per i quali esistono normative specifiche e i rischi sono direttamente legati all’attività produttiva. 

La scarsa qualità dell’aria all’interno dei suddetti ambienti si traduce sostanzialmente nella presenza di sostanze tossiche ed inquinanti che, anche in concentrazioni ridotte, ledono la salute e il benessere delle persone a seguito di esposizioni protratte nel tempo.

Quali sono i fattori inquinanti dell’aria indoor?

La qualità dell’aria interna può essere influenzata da contaminanti microbici (funghi, batteri), particelle sospese (fumi e polveri), gas (come monossido di carbonio, radon, composti organici volatili) e ogni altro elemento che possa creare condizioni negative sulla salute.

Si definisce inquinamento indoor (Ministero della Salute) “la modificazione della normale composizione o stato fisico dell’aria atmosferica interna, dovuta alla presenza nella stessa di una o più sostanze in quantità e con caratteristiche tali da alterare le normali condizioni ambientali e di salubrità dell’aria stessa e tali da costituire un pericolo ovvero un pregiudizio diretto o indiretto per la salute dell’uomo“.

Gli agenti inquinanti e nocivi per la salute delle persone esposte sono presenti sia negli ambienti interni (indoor), sia all’esterno (outdoor). Alcuni inquinanti indoor, infatti,  possono provenire dall’esterno e sono legati all’inquinamento atmosferico, tuttavia, la maggior parte di essi sono prodotti all’interno degli edifici dove si rilevano livelli di concentrazione uguali o superiori a quelli dell’aria esterna.

Le esposizioni indoor sono, inoltre, maggiori di quelle outdoor perché le persone trascorrono parte del proprio tempo all’interno degli edifici subendo così un prolungato contatto con le potenziali fonti di inquinamento correlato.

Le sostanze coinvolte nella valutazione della qualità dell’aria possono essere divise in 3 gruppi:

  • inquinanti di natura fisica: radon, fibre minerali artificiali, campi elettromagnetici non ionizzanti
  • inquinanti di natura biologica: virus e batteri, funghi e muffe, pollini, acari e bacilli
  • inquinanti di natura chimica: suddivisi al loro interno nel gruppo dei contaminanti organici (COV, componenti organici volatili) e dei contaminati inorganici, fra cui biossido e monossido di carbonio, biossido di zolfo e di azoto, ozono, etc.

 

Monitoraggio qualità aria indoor: tipologie di inquinanti

Tabella inquinanti indoor

Inquinanti indoor agenti chimici

Vengono definiti agenti chimici i gas inorganici che provengono sia dall’aria esterna, ma anche dall’interno. Possiamo fare un elenco di inquinanti chimici:

  • fumo di tabacco ambientale (ETS);
  • ossido e biossido di azoto (NOx, NO2);
  • ossidi di zolfo (SOx);
  • monossido di carbonio (CO);
  • ozono (O3);
  • particolato aerodisperso (PM10, PM2.5);
  • benzene (C6H6);
  • composti organici volatili (COV);
  • formaldeide (CH2O);
  • idrocarburi aromatici policiclici (IPA);
  • amianto.

Inquinanti indoor agenti fisici

Tra gli agenti fisici responsabili di una cattiva qualità dell’aria troviamo: il radon, i campi elettromagnetici (CEM) e il rumore.

Il radon è un gas nobile o inerte. Si disperde molto facilmente, ma negli ambienti confinati può raggiungere dei livelli di concentrazione tali da provocare effetti nocivi sull’uomo. L’inquinamento elettromagnetico, invece, è legato alla generazione di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici artificiali, prodotti da vari apparecchi come ad esempio:

  • impianti impianti radio-TV e per telefonia mobile e altri impianti utilizzati per la trasmissione di informazioni attraverso la propagazione di onde elettromagnetiche;
  • impianti utilizzati per il trasporto e la trasformazione dell’energia elettrica;
  • centrali di produzione fino all’utilizzatore in ambiente urbano (elettrodotti);
  • impianti per lavorazioni industriali;
  • tutti quei dispositivi che per funzionare richiedono un’alimentazione di rete elettrica (tipico esempio sono gli elettrodomestici).

Il rumore è responsabile dell’inquinamento acustico dovuto ad intensità eccessiva; fastidiosi o improvvisi rumori possono essere elementi di disturbo per la ricezione per il nostro orecchio.

Inquinanti indoor agenti biologici

Il rischio biologico è legato alla presenza nell’aria (degli ambienti confinati) di microrganismi e muffe. I rischi per la salute sono diversi e possono essere classificati in 3 tipi: rischio infettivo, tossico e allergico. Gli allergeni più comuni sono gli acari, i derivati epidermici di animali domestici, gli scarafaggi, i funghi o miceti.

Inquinanti indoor e loro effetti sulla salute

InquinanteLivello di EsposizioneEffetti
NO20,23 mg/mcsoglia olfattiva
0,14-0,5 mg/mcturbe visione crepuscolare
0,4 mg/mcfunzionalità polmonare in soggetti compromessi
2,8-15,2 mg/mc per 15′effetti respiratori reversibili
47-140 mg/mc per 15′-60′affezioni bronchiali e polmonari
SO2/Particolato250-350 μg/mcirritazione
funzionalità polmonare in soggetti compromessi
infezioni respiratorie
CO4-6% COHbcapacità lavorativa
5-7,6% COHbattenzione e vigilanza
7-10% COHbcardiovascolari
20% COHbcefalea, obnubilamento sensoriale
25% COHbperdita dello stato di coscienza
40-70% COHbridotta funzionalità respiratoria, asfissia, morte
VOCS1-10 mg/mcirritazioni mucose
5-20 mg/mceffeti neurocomportamentali
>20 mg/mceffetti sensoriali, neurotossici, epatotossici
Alcuni VOCStumori
Formaldeide0,06-0,12 mg/mcsoglia olfattiva
0,1-1,9 mg/mcirritazione oculare
0,1-3,1 mg/mcirritazioni prime vie aeree
5,0-6,2 mg/mclacrimazione, effetti polmonari per esposizione a lungo termine
37-60 mg/mcpolmonite, edema polmonare

Per determinare le cause di cattivi odori e/o la presenza di inquinanti, spesso vengono fatte delle indagini su più livelli, attraverso fasi di ricerca e di investigazioni logiche e sequenziali.

Alcune volte tali indagini possono essere richieste solamente per verificare la qualità dell’aria senza che vi siano state specificate problematiche mentre in altri casi le analisi sono richieste in seguito a disturbi e/o sintomatologie lamentate dagli occupanti in presenza di sorgenti inquinati, o di situazioni di mancato comfort dovute all’aria indoor.

Metodi di progettazione per la qualità dell’aria

Un buon progetto IAQ cerca di minimizzare le fonti di inquinamento interno, garantire un adeguato ricambio d’aria (anche filtrato), e assicurare strutture/involucri stabili che limitino l’ingresso incontrollato di agenti esterni.

La norma UNI EN 16798-1 indica tre metodi alternativi (o combinabili) per definire il sistema edificio-impianto in relazione alla qualità dell’aria interna:

  1. Metodo basato sulla qualità percepita: definizione del livello di IAQ desiderato e calcolo della portata d’aria in base alle emissioni previste e al numero di occupanti.
  2. Metodo basato su limiti di concentrazione: utilizzo di soglie per inquinanti specifici (CO₂, VOC, NO₂, etc.) come vincoli progettuali.
  3. Metodo basato su portata minima d’aria: valori di ventilazione minima per persona o per superficie, tipicamente usati quando le emissioni non sono ben definite.

La UNI EN 16798-1 introduce il concetto di Indoor Environmental Quality (IEQ), che include parametri ambientali multipli, e definisce 4 classi di qualità (IEQ I – elevata, IEQ II – buona/media, IEQ III – moderata, IEQ IV – bassa) per l’aria interna.

È importante che il progettista scelga in fase iniziale la classe IEQ richiesta, il numero reale di occupanti, nonché la destinazione d’uso, poiché questi fattori determinano le portate d’aria, il dimensionamento impiantistico, la ventilazione naturale o meccanica.

Qui trovi un approfondimento sulla norma UNI EN 16798

Soluzioni progettuali e tecnologiche per garantire IAQ

Gli ingegneri e i costruttori hanno oggi a disposizione tecnologie e strategie efficaci:

  • Ventilazione meccanica controllata (VMC) con recupero di calore per garantire ricambi d’aria continui e controllati.
  • Materiali certificati a basse emissioni di VOC e formaldeide.
  • Sistemi di monitoraggio per CO₂, umidità, particolato (PM2.5 e PM10) e VOC, integrabili con la domotica.
  • Progettazione bioclimatica che favorisce la ventilazione naturale e la riduzione dei carichi inquinanti.
  • Manutenzione programmata degli impianti HVAC, fondamentale per prevenire accumuli di contaminanti.

Ventilazione meccanica controllata (VMC)

La VMC è oggi strumento chiave per soddisfare i requisiti della UNI EN 16798-1, permettendo un ricambio d’aria costante e regolabile, recupero di calore, filtrazione efficiente. Nella progettazione di VMC vanno considerati:

  • classe IEQ da raggiungere;
  • tipologia (decentralizzata vs centralizzata);
  • controllo della portata in funzione del carico occupativo;
  • efficienza energetica e integrazione con edificio (involucro, coibentazioni).

Filtrazione, purificazione e gestione delle sorgenti

Interventi importanti:

  • filtri efficienti secondo standard di filtrazione (es. EN ISO 16890) per particolato;
  • materiali a bassa emissione di VOC / formaldeide;
  • uso di purificatori o filtri supplementari nei casi ad alta concentrazione;
  • prevenzione delle sorgenti: scelta dei materiali, controllo degli arredi, vernici, finiture.

Strategie di monitoraggio, manutenzione e verifica

Come si calcola la qualità dell’aria interna? Per effettuare il monitoraggio dell’aria interna bisogna far affidamento a dispositivi specifici dotati di sensori molto precisi che rilevano diverse tipologie di sostanze inquinanti presenti negli ambienti confinati. Nelle abitazioni, ad esempio, è utile dotarsi di un dispositivi con sensore VOC, con misuratore di CO2 e di polveri sottili.

Per effettuare un controllo qualità dell’aria indoor bisogna capire quali e quanti inquinanti sono presenti nell’aria e poi procedere alla misurazione di agenti e microrganismi aerodispersi potenzialmente dannosi per la salute.

Esistono diversi dispositivi per il monitoraggio dotati di sensori molto precisi, in grado di rilevare molteplici tipi di inquinamento ed un numero molto elevato di parametri che possono rendere l’aria poco sana.

Oltre all’uso di sensori intelligenti per CO₂, PM2.5, umidità, VOC, con registrazione e integrazione nei BMS (Building Management System), va prevista la manutenzione programmata di sistemi HVAC (filtrazione, pulizia canali, verifica tenuta involucro) e un piano di ispezione su muffe / infiltrazioni d’acqua / umidità persistente, seguendo le linee WHO su dampness & mould.

 

Strumenti per monitorare l'aria indoor

Strumenti per monitorare l’aria indoor

I rilevatori elettronici per gas infiammabili e/o tossici, ad esempio, si dividono in 7 tipi, quali:

  • sensori catalitici;
  • sensori a conducibilità termica – catarometri;
  • rivelatori all’infrarosso (IR);
  • rivelatori a semiconduttore;
  • rivelatori a fotoionizzazione (Photo Ionization Detectors – PID);
  • rivelatori a ionizzazione di fiamma (Flame Ionization Detectors – FID);
  • sensori elettrochimici.

UNI/PdR 173-1 e UNI/PdR 173-2: sanificazione degli ambienti indoor

La sanificazione degli ambienti indoor riveste un ruolo essenziale nella tutela della salute pubblica. L’attenzione su questo tema è cresciuta significativamente, soprattutto a seguito della pandemia di Covid-19, mettendo in evidenza la necessità di una gestione efficace della sanificazione per garantire ambienti più sicuri e ridurre i rischi per la salute.

A tal proposito, è stata pubblicata una nuova prassi di riferimento articolata in due sezioni: la UNI/PdR 173-1, intitolata “Sanificazione degli ambienti indoor – Parte 1: Requisiti dei sistemi di sanificazione”, e la UNI/PdR 173-2, denominata “Sanificazione degli ambienti indoor – Parte 2: Requisiti di conoscenza, abilità, autonomia e responsabilità delle figure professionali coinvolte nei processi di sanificazione e degli organismi di valutazione della conformità”.

Questi documenti sono il risultato del lavoro congiunto svolto negli ultimi anni da UNI, Accredia e l’Istituto Superiore di Sanità e approfondiscono due aspetti distinti della sanificazione.

La UNI/PdR 173-1 stabilisce i criteri necessari per la certificazione dei sistemi di sanificazione, definendo:

  • i requisiti per una corretta gestione della sanificazione degli ambienti indoor;
  • le caratteristiche che i sistemi di sanificazione devono rispettare;
  • i criteri per gli organismi preposti alla valutazione della conformità.

Questo documento rappresenta inoltre il punto di riferimento per la certificazione dei requisiti, come stabilito dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 luglio 2022.

La UNI/PdR 173-2, invece, si concentra sulle competenze e responsabilità di due figure professionali fondamentali nel settore: l’operatore specializzato nei sistemi di sanificazione e il manager dei processi di sanificazione.

Per entrambe le professioni, la prassi definisce compiti, attività specifiche, conoscenze e abilità richieste, in linea con il Quadro Nazionale delle Qualificazioni (QNQ). Inoltre, i requisiti sono strutturati in modo da favorire una maggiore uniformità e trasparenza nei processi di valutazione della conformità.

UNI 11976: strumenti per la valutazione della qualità dell’aria interna

La norma UNI 11976:2025, intitolata “Ergonomia dell’ambiente fisico – Strumenti per la valutazione della qualità dell’aria interna”, rappresenta un significativo passo avanti nella standardizzazione delle misure per monitorare e migliorare la qualità dell’aria negli ambienti civili.

Per redigere il programma di monitoraggio e controllo della qualità dell’aria interna ripercorrendo correttamente le varie procedure, ti consiglio un software per piano di manutenzione all’interno del quale troverai un apposito corpo d’opera con le informazioni necessarie, sempre al passo con la normativa vigente.

La norma UNI 11976 nasce dalla consapevolezza del legame tra qualità dell’aria, salute umana ed efficienza energetica degli edifici. Essa si inserisce nel contesto delle direttive europee, come la UNI EN16798-1 e la Direttiva EPBD 2024, e si basa anche sui documenti elaborati dal Gruppo di Studio Nazionale Inquinamento Indoor dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Questi documenti offrono un quadro di riferimento armonizzato per affrontare le problematiche relative alla qualità dell’aria indoor.

La norma identifica tre principali categorie di inquinanti presenti negli ambienti chiusi:

  • inquinanti chimici: come i composti organici volatili (VOC) e le polveri sottili (PM10 e PM2.5);
  • inquinanti fisici: tra cui il radon, un gas radioattivo naturale;
  • inquinanti biologici: quali virus, microrganismi e allergeni.

Questi contaminanti possono influenzare negativamente la salute delle persone e il comfort degli spazi abitativi o lavorativi.

Per garantire una valutazione accurata della qualità dell’aria interna, la norma suggerisce monitoraggi della durata di almeno cinque giorni, da effettuare sia durante la stagione calda che quella fredda. Questo approccio consente di ottenere dati rappresentativi delle condizioni ambientali durante tutto l’anno. Negli ambienti residenziali, scolastici e lavorativi, l’anidride carbonica (CO2) viene spesso utilizzata come indicatore chiave per valutare l’efficacia dei ricambi d’aria.

L’applicazione della norma UNI 11976 offre vantaggi tangibili:

  • salute e benessere: ambienti più salubri per gli occupanti;
  • strumenti di verifica: parametri chiari per i gestori degli edifici;
  • supporto alla progettazione: linee guida utili per progettisti ed esperti del settore.

questi benefici si estendono anche alla sostenibilità energetica degli edifici, favorendo un approccio integrato che combina risparmio energetico e tutela della salute.

La pianificazione del monitoraggio richiede una serie di informazioni fondamentali sull’edificio e sugli ambienti da analizzare. Tra queste troviamo:

  • anno di costruzione e eventuali ristrutturazioni;
  • materiali da costruzione utilizzati;
  • caratteristiche tecniche degli impianti di ventilazione;
  • livello di occupazione medio e tempi di utilizzo degli spazi;
  • protocolli di pulizia e manutenzione.

Un sopralluogo preliminare è essenziale per individuare gli spazi più critici da monitorare. La norma fornisce anche una checklist utile per raccogliere tutte le informazioni necessarie.

La norma UNI 11976 rappresenta, quindi, una guida pratica per affrontare le sfide legate alla qualità dell’aria indoor. Grazie a un approccio scientifico e integrato, essa permette di identificare gli inquinanti presenti, monitorarne le concentrazioni nel tempo e adottare misure preventive o correttive. Questo documento si pone come uno strumento indispensabile per garantire ambienti salubri e sostenibili, contribuendo al benessere delle persone e alla tutela del pianeta.

La UNI 11976:2025 è scaricabile a pagamento dal sito dell’UNI

UNI/PdR 173-1 e UNI/PdR 173-2: sanificazione degli ambienti indoor

La sanificazione degli ambienti indoor riveste un ruolo essenziale nella tutela della salute pubblica. L’attenzione su questo tema è cresciuta significativamente, soprattutto a seguito della pandemia di Covid-19, mettendo in evidenza la necessità di una gestione efficace della sanificazione per garantire ambienti più sicuri e ridurre i rischi per la salute.

A tal proposito, è stata pubblicata una nuova prassi di riferimento articolata in due sezioni: la UNI/PdR 173-1, intitolata “Sanificazione degli ambienti indoor – Parte 1: Requisiti dei sistemi di sanificazione”, e la UNI/PdR 173-2, denominata “Sanificazione degli ambienti indoor – Parte 2: Requisiti di conoscenza, abilità, autonomia e responsabilità delle figure professionali coinvolte nei processi di sanificazione e degli organismi di valutazione della conformità”.

Questi documenti sono il risultato del lavoro congiunto svolto negli ultimi anni da UNI, Accredia e l’Istituto Superiore di Sanità e approfondiscono due aspetti distinti della sanificazione.

La UNI/PdR 173-1 stabilisce i criteri necessari per la certificazione dei sistemi di sanificazione, definendo:

  • i requisiti per una corretta gestione della sanificazione degli ambienti indoor;
  • le caratteristiche che i sistemi di sanificazione devono rispettare;
  • i criteri per gli organismi preposti alla valutazione della conformità.

Questo documento rappresenta inoltre il punto di riferimento per la certificazione dei requisiti, come stabilito dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 luglio 2022.

La UNI/PdR 173-2, invece, si concentra sulle competenze e responsabilità di due figure professionali fondamentali nel settore: l’operatore specializzato nei sistemi di sanificazione e il manager dei processi di sanificazione.

Per entrambe le professioni, la prassi definisce compiti, attività specifiche, conoscenze e abilità richieste, in linea con il Quadro Nazionale delle Qualificazioni (QNQ). Inoltre, i requisiti sono strutturati in modo da favorire una maggiore uniformità e trasparenza nei processi di valutazione della conformità.

Approfondimenti sulla qualità dell'aria negli ambienti indoor

  • Programma di monitoraggio e controllo della qualità dell’aria interna
  • Qualità dell'aria dei luoghi di lavoro: analisi e valutazione del comfort IAQ
  • UNI EN 16798: ventilazione e qualità dell'aria
  • Come garantire una buona qualità dell’aria negli ambienti scolastici?
  • Cosa è importante sapere degli impianti di ventilazione meccanica controllata (VMC) e come progettarli

Guide e documenti

  • Rapporto ISTISAN 25/15 – Qualità dell’aria indoor negli uffici: strategie di monitoraggio degli inquinanti chimici e biologici
  • Raccolta ISPRA delle buone pratiche su qualità dell’aria indoor e rischio radon (2024)
  • Quaderno INAIL 2023 (la valutazione della qualità dell’aria nei luoghi di lavoro)

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Indirizzo articolo: https://biblus.acca.it/aria-indoor-ambienti-interni-qualita-e-indicatori/
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