Prevenzione incendi per le facciate: normativa e criteri di progetto
Chiusure d'ambito, i contenuti della regola tecnica RTV V.13: classi SA-SB-SC, reazione e resistenza al fuoco, isolanti, cappotti, fasce di separazione, facciate ventilate e soluzioni FSE
Negli ultimi anni l’evoluzione tecnologica e l’inasprimento dei requisiti energetici e acustici hanno favorito l’impiego di componenti architettonici combustibili nelle facciate e nelle coperture degli edifici. In caso di incendio, soprattutto negli edifici alti, tali elementi possono accelerare la propagazione delle fiamme lungo l’involucro esterno, con il rischio che il fuoco rientri ai piani superiori attraverso le aperture, causando gravi danni a persone e beni.
Le facciate, se non correttamente progettate, costituiscono quindi un importante fattore di rischio antincendio, motivo per cui il tema è oggi al centro dell’attenzione di tecnici e studiosi della fire safety. Uno dei principi fondamentali del Codice di prevenzione incendi è infatti il confinamento dell’incendio all’interno del compartimento di origine.
I sistemi di protezione attiva interni – come reti idriche antincendio, sprinkler e impianti di controllo fumi – risultano efficaci per gli incendi sviluppati all’interno dei locali, ma non sono progettati per contrastare la propagazione del fuoco sulle facciate esterne. Per questo motivo, la limitazione della diffusione verticale delle fiamme deve basarsi principalmente sulla scelta dei materiali e sulla corretta progettazione dell’involucro edilizio.
Un incendio che coinvolge la facciata non deve consentire la propagazione del fuoco oltre il compartimento interessato, in particolare tra piani differenti, oppure deve almeno rallentarla per garantire l’evacuazione degli occupanti e consentire l’intervento delle squadre dei Vigili del Fuoco.
Ecco una sintesi delle regole da seguire per una corretta progettazione antincendio delle facciate. A tal proposito, ti consiglio di provare un software integrato per la progettazione antincendio.
Indice
- Che cosa sono le chiusure d’ambito?
- Prevenzione incendi chiusure d’ambito: quadro normativo di riferimento
- Quali obiettivi deve garantire la sicurezza antincendio delle facciate?
- A quali edifici si applica la RTV V.13 per le chiusure d’ambito?
- Prevenzione incendi per le chiusure d’ambito: classificazione
- Quali requisiti di reazione al fuoco devono avere isolanti e cappotti?
- Quando sono richieste resistenza al fuoco e compartimentazione?
- Che cosa sono le fasce di separazione e come si realizzano?
- Come si limita la caduta di parti della facciata in caso di incendio?
- Come si progettano le facciate ventilate antincendio?
- Come coordinare cappotto termico e prevenzione incendi?
- Quando si possono usare soluzioni alternative e Fire Safety Engineering?
- Qual è la checklist per progettare una facciata antincendio?
- Prevenzione incendi chiusure d’ambito: faq
Che cosa sono le chiusure d’ambito?
Le chiusure d’ambito sono le frontiere esterne dell’edificio, con andamento verticale oppure orizzontale. Rientrano nella definizione le facciate e le coperture, ma anche alcune frontiere interne o interposte tra ambienti che si affacciano su intercapedini, pozzi luce o volumi d’aria.
La RTV V.13 distingue, tra le altre, le seguenti configurazioni:
- facciata semplice, priva di una seconda pelle;
- cappotto termico, ricompreso tra le facciate semplici quando aderente alla parete;
- curtain walling o facciata continua;
- facciata a doppia pelle;
- facciata a doppia pelle ventilata;
- facciata ispezionabile o non ispezionabile;
- facciata aperta o chiusa;
- copertura, intesa come parte sommitale con inclinazione non superiore a 45° rispetto al piano orizzontale.
Le prescrizioni si applicano alle chiusure d’ambito degli edifici civili soggetti al Codice: strutture sanitarie, scuole, alberghi, attività commerciali, uffici ed edifici residenziali, esistenti o di nuova realizzazione. La RTV può essere impiegata anche come riferimento tecnico per altre opere da costruzione, previa valutazione del progettista.
Prevenzione incendi chiusure d’ambito: quadro normativo di riferimento
Il quadro di riferimento comprende:
- il D.M. 3/08/2015, Codice di prevenzione incendi;
- il D.M. 30/03/2022, che ha introdotto il capitolo V.13 “Chiusure d’ambito degli edifici civili” nel Codice di prevenzione incendi integrando le misure della regola tecnica orizzontale e disciplina facciate, coperture, materiali, compartimentazione e sistemi tecnologici;
- la circolare VVF 11051 del 2 agosto 2022, sui metodi sperimentali utilizzabili per i sistemi di facciata;
- la circolare del dipartimento dei Vigili del Fuoco 5043 del 15 aprile 2013, utile come precedente guida tecnica, ma non equivalente alla RTV;
- il D.M. 28/10/2025, relativo ai requisiti minimi energetici e al coordinamento con le disposizioni antincendio negli interventi sull’involucro.
La RTV V.13 integra il Codice di Prevenzione Incendi ed è il riferimento quando la progettazione è condotta con il Codice; la circolare 5043/2013 è una guida tecnica, non una norma e può restare un riferimento nell’ambito della progettazione con regole tradizionali o nei casi compatibili con il suo campo di utilizzo.
Nelle more della completa armonizzazione europea delle prove di facciata, il decreto consente inoltre di considerare metodi sperimentali riconosciuti in uno Stato dell’Unione europea, secondo i criteri precisati dai Vigili del Fuoco.
Obblighi per le ristrutturazioni importanti previsti dai Requisiti minimi 2025
Con l’entrata in vigore del “Decreto Requisiti minimi 2025” (D.M. 28/10/2025) è previsto l’obbligo di applicare le disposizioni di prevenzione incendi per le ristrutturazioni importanti ogni volta che si interviene sulle pareti opache degli edifici.
Secondo le norme precedenti (dettate dal D.M. 25/01/2019) l’obbligo della progettazione antincendio scattava per gli interventi che coinvolgono oltre il 50% della superficie complessiva delle facciate.
Per «ristrutturazione importante», invece, il D.Lgs. 192/2005 intende un intervento che “interessa gli elementi e i componenti integrati costituenti l’involucro edilizio che delimitano un volume a temperatura controllata dall’ambiente esterno e da ambienti non climatizzati, con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio”.
Dal 3 giugno 2026, per gli edifici di nuova costruzione e per quelli sottoposti a ristrutturazione importante di primo livello, quando l’intervento interessa le parti opache dell’involucro devono essere applicate le pertinenti disposizioni in materia di prevenzione incendi. L’individuazione degli obblighi concretamente applicabili richiede la verifica della tipologia di intervento, dell’attività svolta nell’edificio e del quadro antincendio adottato.
Guida INAIL-Vigili del Fuoco sulla RTV V.13 (2026)
La guida “Chiusure d’ambito degli edifici civili. La Regola Tecnica Verticale V.13 del Codice di prevenzione incendi” – realizzata da INAIL, Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e Consiglio nazionale degli Ingegneri nell’ambito della Collana Ricerche 2026 – offre a progettisti, tecnici antincendio, direttori dei lavori e responsabili della sicurezza un approfondimento tecnico e applicativo delle prescrizioni della RTV V.13, del metodo prestazionale del Codice e delle criticità pratiche legate alla progettazione dell’involucro affrontando la progettazione antincendio delle chiusure d’ambito attraverso un caso studio di edificio a uso terziario.
La nuova regola tecnica in arrivo
È in corso di approvazione una nuova regola tecnica predisposta da un gruppo di lavoro dei Vigili del Fuoco. Il testo deve ancora completare il proprio iter e potrà subire modifiche prima della pubblicazione definitiva.
Fino ad allora resta pienamente vigente l’attuale quadro normativo e, in particolare, la RTV V.13 “Chiusure d’ambito degli edifici civili”.
Anche l’esatto campo di applicazione potrà essere definito solo dall’articolato che accompagnerà l’allegato tecnico.
Lo schema, tuttavia, consente già di individuare un cambio di impostazione importante: non si limita ad aggiornare qualche classe di reazione al fuoco, ma costruisce una disciplina organica della facciata come sistema, considerando materiali, intercapedini, aperture, balconi, giunti con i solai, modalità di propagazione dell’incendio, possibile distacco di elementi e condizioni al contorno dell’edificio.
Quali obiettivi deve garantire la sicurezza antincendio delle facciate?
La progettazione deve contrastare l’incendio lungo l’intero sistema di facciata, non soltanto verificare il singolo isolante. La RTV considera propagazione, compartimentazione, stabilità degli elementi e sicurezza dell’esodo e delle squadre di soccorso.
Un incendio interno può uscire da una finestra, interessare il rivestimento, raggiungere l’intercapedine o rientrare ai piani superiori. Un incendio esterno può invece partire da veicoli, rifiuti, impianti, un edificio vicino o materiali combustibili collocati alla base della facciata. Il rischio cresce quando cavità, rivestimenti, giunti e isolanti creano una via continua di propagazione.
La regola tecnica verticale V.13 è finalizzata al raggiungimento dei seguenti obiettivi di sicurezza antincendio:
- limitare la probabilità di propagazione di un incendio originato all’interno dell’edificio, attraverso le sue chiusure d’ambito;
- limitare la probabilità di propagazione di un incendio originato all’esterno dell’edificio, attraverso le sue chiusure d’ambito (es. incendio in edificio adiacente, a livello stradale, alla base dell’edificio,…);
- evitare o limitare la caduta di parti della chiusura d’ambito dell’edificio (frammenti di facciata o altre parti comunque disgregate o incendiate,…) in caso di incendio, che possano compromettere l’esodo degli occupanti o l’operatività delle squadre di soccorso.
La strategia della RTV copre tre ambiti principali:
- reazione al fuoco;
- resistenza al fuoco e compartimentazione;
- sicurezza degli impianti tecnologici e di servizio.

Modalità propagazione incendio facciata, Guida INAIL 2026 “Chiusure d’ambito degli edifici”
A quali edifici si applica la RTV V.13 per le chiusure d’ambito?
La regola tecnica verticale V.13 si applica alle chiusure d’ambito, ovvero alle frontiere esterne dell’edificio ad andamento orizzontale o verticale (INAIL sottolinea la definizione estesa di “chiusura d’ambito”: sono comprese anche frontiere esterne interrate, frontiere tra ambiti diversi dell’edificio o frontiere tra edifici che si affacciano su volume d’aria, intercapedini, pozzi luce…) degli edifici civili quali:
- strutture sanitarie;
- scolastiche;
- alberghiere;
- commerciali;
- uffici;
- residenziali;
- ecc.
Essa costituisce, inoltre, un utile riferimento anche per la progettazione di chiusure d’ambito di altre opere da costruzione, come ad esempio edifici industriali, ecc.
La Guida INAIL sulla prevenzione incendi delle chiusure d'ambito e la RTV.13 (2026) ricorda che la V.13 ha lo stesso campo di applicazione del Codice di prevenzione incendi e precisa che, sebbene la soglia di assoggettabilità ai controlli VV.F. sia fissata a 24 m dall’allegato I del d.p.r. 151/2011, la RTV V.13 si applica alle chiusure d’ambito degli edifici civili indipendentemente da tale soglia: pertanto edifici con altezza antincendio < 24 m possono comunque ricadere nel campo di applicazione della RTV V.13 e la sua applicazione è raccomandata come strumento di progettazione antincendio.
Le norme tecniche contenute nel D.M. 30/03/2022:
- si applicano alle chiusure d’ambito degli edifici civili esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto e a quelli di nuova realizzazione;
- sostituiscono i corrispondenti riferimenti tecnici contenuti nell’allegato 1 al D.M. 03/08/2015 (Codice di Prevenzione Incendi).
Al contrario, NON sono previsti adeguamenti per le attività che alla data di entrata in vigore del decreto:
- sono già in regola con almeno uno degli adempimenti previsti dagli articoli 3, 4 o 7 del D.P.R. 151/2011;
- sono state progettate sulla base del D.M. 03/08/2015.
Prevenzione incendi per le chiusure d’ambito: classificazione
Le chiusure d’ambito sono classificate in funzione delle quote dei piani, dell’affollamento e della presenza di compartimenti con profilo Rvita D1 o D2, con conseguenti requisiti differenziati.
| Classe | Condizioni principali |
|---|---|
| SA | Tutti i piani tra −1 m e 12 m; affollamento complessivo non superiore a 300 persone; assenza di compartimenti Rvita D1 o D2. Sono SA anche gli edifici fuori terra a un solo piano. |
| SB | Tutti i piani con quota non superiore a 24 m; assenza di compartimenti Rvita D1 o D2; edificio non classificabile SA. |
| SC | Tutti gli altri edifici, compresi quelli con compartimenti Rvita D1 o D2. |
Ne consegue che:
- i 24 metri non rappresentano la soglia generale di applicazione della RTV V.13;
- la classificazione riguarda le caratteristiche dell’intero edificio sul quale è installata la chiusura. Un edificio con quota massima di 10 metri e 400 occupanti, per esempio, non è SA ma SB;
- la quota dei piani è solo uno dei parametri utilizzati per classificare la chiusura d’ambito come SA, SB o SC e determinare i conseguenti requisiti;
- un edificio più basso di 24 metri può ricadere nella classe SC, per esempio quando comprende compartimenti con profilo di rischio vita D1 o D2;
- l’assoggettabilità ai controlli dei Vigili del Fuoco e il campo di applicazione della RTV sono questioni distinte.
La classificazione deve precedere la scelta dei requisiti di reazione e resistenza al fuoco.
Quali requisiti di reazione al fuoco devono avere isolanti e cappotti?
La reazione al fuoco fornisce informazioni sul comportamento del materiale quando è coinvolto in un incendio e sulla capacità di ostacolare o favorirne la propagazione. Esistono sette classi principali (euroclassi) identificate con una lettera. “A1” indica i materiali incombustibili, ossia quelli che, sottoposti al calore o al fuoco, non bruciano, non aiutano la combustione e non sprigionano gas infiammabili.
Le lettere “A2”, “B”, “C”, “D” e “F” identificano i materiali combustibili, con velocità di combustione crescente dalla lettera “A2” alla “F”. Per i prodotti muniti di marcatura Ce, la classe di reazione al fuoco è riportata nelle informazioni che accompagnano la marcatura stessa. Le classi dalla “A2” alla “D” sono anche accompagnate dalle lettere “s” (smoke) e “d” (drops), che indicano rispettivamente la quantità di fumo emessa in caso di incendio del materiale e la caduta di gocce o particelle in fiamme durante la combustione.
Accanto alla classe di reazione al fuoco – che è una caratteristica del prodotto o del sistema determinata mediante prove normalizzate – va considerato il gruppo di materiali GM, la categoria progettuale del Codice che stabilisce quali classi sono accettabili per uno specifico impiego. In altre parole, la classe è dichiarata o certificata per il prodotto; il gruppo GM è il requisito richiesto dal progetto.
In termini prestazionali, l’ordine è:
GM0 → GM1 → GM2 → GM3 → GM4
dove GM0 rappresenta la prestazione migliore e GM4 quella meno restrittiva.
- GM0: materiali incombustibili, ossia classe italiana 0 oppure Euroclasse A1.
- GM1: materiali con partecipazione all’incendio molto limitata.
- GM2: materiali con prestazioni intermedie.
- GM3: materiali ammessi per requisiti meno severi.
- GM4: tutti i materiali non compresi nei gruppi precedenti.
Il Codice collega inoltre i livelli di prestazione ai gruppi: per il livello II è conforme GM3, per il livello III GM2 e per il livello IV GM1.
Le sigle aggiuntive indicano:
- s1, s2, s3: produzione di fumo, da minore a maggiore;
- d0, d1, d2: produzione di gocce o particelle ardenti, da assente a maggiore;
- fl: classificazione specifica per pavimentazioni;
- L: prodotti isolanti di forma lineare;
- ca: cavi elettrici.
Tornando alla RTV V.13, per le facciate sono sottoposti a verifica di reazione al fuoco:
- gli isolanti termici, compresi i cappotti non commercializzati come kit;
- i sistemi di isolamento esterno in kit, come gli ETICS;
- le guarnizioni, sigillanti e materiali di tenuta quando occupano complessivamente più del 10% della superficie lorda;
- altri componenti, escluso il vetro non rivestito, quando superano complessivamente il 40% della superficie.
Per le facciate SB e SC, la RTV V.13 richiede specifici gruppi di materiali: GM2 per la classe SB e GM1 per la classe SC.
Per le facciate SA e per le coperture la RTV non impone requisiti specifici di reazione al fuoco, ferma restando la valutazione del rischio. La stessa RTV segnala che, in relazione al rischio, può essere consigliabile utilizzare almeno materiali appartenenti al gruppo GM3.
Più nel dettaglio, la RTV prescrive l’utilizzo di isolanti protetti di classe almeno pari alla “C, s2, d0” di reazione al fuoco se la massima quota dei piani supera i 24 metri e “D, s2-d0” per quote dei piani superiori a 12 e fino a 24 m. Per isolanti in vista, la classe minima è la “A2, s1-d0” per quote superiori a 24 m e “B-s2, d0” nel range 12-24m.
Per i cappotti in kit sono prescritte le classi “B-s2, d0” per edifici con quote di tutti i piani entro i 24 m e privi di compartimenti classificati “D1” o “D2” e “B-s1, d0” per edifici con quote dei piani oltre i 24 m, in caso di applicazione a parete e “A2-s1, d0” per applicazione a soffitto.
Non sono, invece, richiesti requisiti di reazione al fuoco per le coperture e per le facciate di edifici aventi quote dei piani comprese tra -1 e 12 metri, con affollamento complessivo inferiore a 300 occupanti e che non includono degenze o sale operatorie.
Chiarimento VV.F. 6699/2025 su chiusure d’ambito e piastre radianti
Con il chiarimento n. prot. 6699 del 16 aprile 2025, i Vigili del Fuoco forniscono indicazioni sulla determinazione della piastra radiante, per il calcolo della distanza di irraggiamento, in relazione alle caratteristiche di reazione al fuoco delle chiusure d’ambito.
Il dubbio – sollevato dai professionisti del settore – riguarda la corretta modalità di calcolo della distanza di separazione di cui al par. S.3.11 del D.M. 03/08/2015 nella valutazione delle caratteristiche di reazione al fuoco delle chiusure d’ambito, nel caso di edifici comprendenti elementi di facciata con rivestimenti combustibili.
Le illustrazioni S.3-2 ed S.3-3 del D.M. 03/08/2015 attribuiscono ai paramenti combustibili le stesse caratteristiche degli elementi radianti per cui tali paramenti, entrano a far parte della superficie della piastra radiante.
Per molte chiusure d’ambito la RTV.13 non ne prevede l’incombustibilità ma una classe di reazione al fuoco che, seppur ostacoli la propagazione dell’incendio, non può essere definita incombustibile.
Molti professionisti ritengono comunque che, considerato che il paramento ha una classificazione per la reazione al fuoco che limita l’estensione dell’incendio, non sia da valutare nel computo della superficie radiante.
Il Comando regionale dei Vigili del Fuoco interpellato ritiene che tetti e facciate con caratteristiche di reazione al fuoco diverse da A1 della classificazione europea andrebbero conteggiati nella superficie delle piastre radianti.
Quando sono richieste resistenza al fuoco e compartimentazione?
Le chiusure d’ambito SB e SC devono garantire la continuità della compartimentazione e i requisiti di resistenza al fuoco previsti dalla RTV. Le chiusure SA sono esonerate dai requisiti specifici di resistenza al fuoco del capitolo V.13.
Per SB e SC l’esonero è possibile, in sintesi, quando:
- tutti i compartimenti hanno carico d’incendio specifico non superiore a 200 MJ/m², al netto del contributo degli isolanti di facciata e copertura; oppure
- è presente una misura di controllo dell’incendio con livello di prestazione V.
Nelle facciate semplici e nelle curtain walling, in corrispondenza delle proiezioni degli elementi di compartimentazione devono essere previste fasce di separazione. Quando l’elemento di facciata non poggia direttamente sul solaio, il raccordo tra facciata e compartimentazione deve avere almeno classe EI 30; per chiusure SC è richiesto almeno EI 60.
Quali norme si usano per verificare la resistenza al fuoco?
La verifica sperimentale cambia in funzione della tecnologia di facciata. La RTV richiama norme specifiche per facciate semplici, curtain walling e sigillature.
I principali riferimenti sono:
- EN 1364-1 per facciate semplici poggianti sui solai;
- EN 1364-4 per curtain walling con fascia di separazione che non comprende le vetrate;
- EN 1364-3 quando la fascia comprende anche le vetrate;
- EN 1366-4 per le sigillature dei giunti lineari;
- EN 13501-2 per la classificazione di resistenza al fuoco.
Per elementi pesanti in calcestruzzo, pietra o muratura può essere adottato anche un metodo analitico previsto dal capitolo S.2 del Codice. Per gli elementi leggeri, invece, la disponibilità di metodi tabellari o di calcolo può essere limitata: diventa quindi centrale la prova, la documentazione del sistema o l’adozione di una soluzione alternativa.
Che cosa sono le fasce di separazione e come si realizzano?
Le norme prevedono la realizzazione di fasce di separazione chiamate a funzionare da barriera antincendio e rispondenti a precisi requisiti di resistenza e reazione al fuoco.
Le fasce di separazione sono porzioni della chiusura progettate per ritardare la propagazione dell’incendio tra compartimenti, piani o aree adiacenti. Devono combinare materiali con adeguata reazione al fuoco, resistenza e geometria.
In facciata devono essere:
- realizzate con materiali di classe non inferiore ad A2-s1,d0;
- costituite da elementi con classe E 30-ef (o→i);
- se portanti, dotate di classe RE 30-ef (o→i).
In copertura devono avere una classificazione esterna BROOF(t2), BROOF(t3) o BROOF(t4) oppure una resistenza al fuoco almeno EI 30.
Qual è la geometria minima?
La fascia orizzontale tra compartimenti deve garantire uno sviluppo complessivo di almeno 1 metro. Lo sviluppo può essere ottenuto con una parte verticale, una mensola, un aggetto o una rientranza.
Anche la fascia verticale deve avere normalmente uno sviluppo di almeno 1 metro. Quando separa compartimenti che formano un diedro con angolo inferiore a 90°, la larghezza deve essere adeguata in funzione dell’angolo e della distanza di separazione prevista dal Codice.
Le fasce devono inoltre essere previste intorno alle porzioni esposte a materiali combustibili significativi e agli impianti di produzione o trasformazione dell’energia, come impianti fotovoltaici e apparecchi di climatizzazione.
Copertura
In corrispondenza delle proiezioni degli elementi costruttivi di compartimentazione orizzontale e verticale sulla copertura, devono essere realizzate le fasce di separazione. Le coperture di tipo SC devono essere interamente realizzate con determinate caratteristiche (descritte nel paragrafo V.13.5 della guida INAIL 2026).
Facciata semplice e curtain walling
In corrispondenza delle proiezioni degli elementi costruttivi di compartimentazione orizzontale e verticale sulle chiusure d’ambito, nelle facciate semplici e nelle curtain walling devono essere realizzate le fasce di separazione. Se l’elemento di facciata non poggia direttamente sul solaio, oppure se si tratta di curtain walling, deve essere realizzato un elemento di giunzione tra la facciata e le compartimentazioni orizzontali e verticali con classe di resistenza al fuoco almeno EI 30. Per chiusure d’ambito di tipo SC, detto elemento di giunzione deve avere classe di resistenza al fuoco almeno EI 60.
Impianti, fotovoltaico e materiali combustibili
Qualora sulla chiusura d’ambito o in adiacenza ad essa siano installati impianti di produzione o trasformazione d’energia (es.: impianti fotovoltaici, impianti di produzione di calore, impianti di condizionamento, …) la porzione di chiusura d’ambito interessata deve essere protetta con le caratteristiche descritte nel paragrafo V.13.5 della guida INAIL e circoscritta da fasce di separazione delle medesime caratteristiche.
Le canne fumarie devono essere dotate di adeguato isolamento termico o distanza di separazione da elementi combustibili negli attraversamenti al fine di non costituire causa d’incendio.
La RTV prescrive, infine, che il tetto su cui sono posizionati i moduli fotovoltaici abbia precise caratteristiche di reazione e resistenza al fuoco. Si richiedono dunque diverse attenzioni progettuali, compresa la predisposizione di idonee fasce di separazione con il compito di evitare o ritardare la propagazione di un eventuale incendio originato dall’impianto.
Per maggiori approfondimenti, leggi il focus sulla nuova linea guida tecnica di prevenzione incendi per gli impianti fotovoltaici in vigore dal 1° settembre 2025
Come si limita la caduta di parti della facciata in caso di incendio?
La progettazione antincendio deve evitare o limitare la caduta di frammenti, pannelli, vetri o altri componenti della facciata che possano compromettere l’esodo degli occupanti o l’operatività delle squadre di soccorso. La RTV V.13 definisce questo obiettivo, ma non prescrive un’unica soluzione costruttiva: la prestazione deve essere dimostrata in funzione del sistema di facciata e degli scenari d’incendio considerati.
La valutazione deve individuare le zone potenzialmente interessate dalla caduta e verificare la loro interferenza con:
- uscite finali e percorsi di esodo esterni;
- scale di sicurezza e luoghi sicuri;
- accessi e percorsi dei mezzi di soccorso;
- aree di stazionamento delle squadre dei Vigili del Fuoco;
- punti di attacco degli impianti antincendio;
- spazi nei quali possono sostare occupanti, addetti o soccorritori.
Non rileva soltanto la possibilità di distacco, ma anche il momento in cui il cedimento può verificarsi. Una parte che cade nelle prime fasi dell’incendio può rendere inutilizzabile un’uscita o impedire l’avvicinamento dei soccorritori; un cedimento più tardivo deve comunque essere compatibile con la durata prevista delle operazioni di emergenza.
La verifica deve riguardare sia gli elementi fragili sia quelli pesanti, considerando massa, dimensioni, altezza di caduta, modalità di frammentazione e traiettoria prevedibile.
Gli elementi maggiormente critici possono comprendere:
- lastre in pietra, ceramica o fibrocemento;
- pannelli prefabbricati e rivestimenti metallici;
- frangisole, parapetti e schermature;
- moduli fotovoltaici applicati alla facciata;
- porzioni di cappotto, rasatura o rivestimento;
- vetri monolitici, stratificati, temprati o vetrocamere;
- componenti della sottostruttura eventualmente trascinati dal rivestimento.
La sola classe di reazione al fuoco non dimostra la sicurezza rispetto alla caduta. Un materiale può contribuire poco all’incendio ma perdere stabilità, fessurarsi, deformarsi o separarsi dai propri fissaggi a causa delle temperature e delle dilatazioni differenziali.
Per i vetri occorre considerare il gradiente termico, il riscaldamento non uniforme, il vincolo esercitato dal telaio, il comportamento dei bordi e la possibile perdita di integrità del sistema di ritenuta. La rottura può produrre frammenti oppure determinare il distacco dell’intera lastra, con conseguenze diverse in funzione della tipologia di vetro e della configurazione dell’infisso.
Per i rivestimenti devono essere verificati:
- formato, spessore e massa dei pannelli;
- comportamento alle temperature previste;
- presenza di fissaggi meccanici o incollaggi;
- sistemi di ritenuta secondaria;
- giunti e tolleranze per le dilatazioni;
- possibilità di distacco progressivo o “a catena” di più elementi.
La guida INAIL–Vigili del Fuoco sulla RTV V.13 dedica uno specifico approfondimento al terzo obiettivo di sicurezza e, nel caso studio, analizza anche il comportamento degli infissi vetrati e il loro possibile cedimento durante l’incendio.
La verifica deve comprendere l’intera catena resistente: rivestimento, ganci, staffe, profili, viti, rivetti, saldature, tasselli, ancoraggi e supporto strutturale. Il comportamento del singolo fissaggio non è sufficiente quando il cedimento può propagarsi agli elementi adiacenti.
Occorre valutare in particolare:
- perdita delle proprietà meccaniche alle alte temperature;
- dilatazioni e deformazioni termiche;
- riduzione della capacità di adesivi e sigillanti;
- estrazione o taglio degli ancoraggi;
- resistenza e consistenza del supporto;
- eccentricità dei carichi;
- ridondanza del sistema di fissaggio;
- possibilità di collasso progressivo della sottostruttura;
- compatibilità tra materiali con differenti coefficienti di dilatazione.
Le prove di estrazione eseguite a temperatura ordinaria possono documentare la qualità del supporto e della posa, ma non sostituiscono la verifica del comportamento del sistema durante l’incendio.
La dimostrazione può essere sviluppata attraverso una combinazione di metodi, scelta in funzione della complessità e del rischio:
- Documentazione del sistema
Rapporti di prova, classificazioni, ETA, dichiarazioni di prestazione e istruzioni del produttore devono riferirsi a una configurazione coerente con quella progettata, compresi supporto, sottostruttura, giunti e fissaggi. - Verifica analitica termo-meccanica
Il calcolo deve considerare le temperature attese, la variazione delle proprietà dei materiali, le deformazioni, le dilatazioni e i possibili meccanismi di rottura dei collegamenti. - Prove sperimentali
Per facciate innovative o non comprese nel campo di applicazione della documentazione disponibile possono essere necessarie prove su componenti, sottosistemi o facciate su larga scala, osservando anche distacchi e proiezione di frammenti. - Soluzione alternativa con Fire Safety Engineering
La FSE può definire scenari d’incendio, esposizione termica, tempi di cedimento, dimensioni delle parti distaccate, aree di ricaduta e criteri di accettabilità connessi all’esodo e al soccorso. - Controlli di posa e manutenzione
La prestazione progettata deve essere confermata mediante controlli in cantiere, tracciabilità dei componenti, verifica dei fissaggi e un piano di ispezione periodica, soprattutto per facciate ventilate o sistemi soggetti a degrado.
La relazione tecnica dovrebbe quindi indicare esplicitamente quali parti possono distaccarsi, entro quali tempi, con quali dimensioni e in quali aree possono ricadere, dimostrando che le conseguenze non compromettono le vie di esodo e le operazioni di soccorso. La guida INAIL 2026 rappresenta un riferimento applicativo per impostare la valutazione prestazionale di questo obiettivo.
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Come si progettano le facciate ventilate antincendio?
Una facciata ventilata deve impedire che l’intercapedine diventi una via continua di propagazione verso i piani superiori. La soluzione dipende dalla possibilità di ispezione, dall’apertura della pelle esterna, dalla compartimentazione e dai sistemi di controllo dell’incendio.
Per le facciate a doppia pelle ventilata sono ammesse le soluzioni conformi di cui alla tabella V.13-2.

Tab. V.13-2: Caratteristiche di resistenza al fuoco per facciate a doppia pelle ventilate, Guida INAIL 2026 “Chiusure d’ambito degli edifici”
La tabella V.13-2 contempla, tra le altre, queste strategie:
- interruzione dell’intercapedine in corrispondenza dei piani mediante setti E 30 o E 60 per la classe SC;
- applicazione alla pelle interna delle prescrizioni previste per le facciate semplici;
- pelle interna con caratteristiche EW 30 o EW 60;
- estensione delle prescrizioni a entrambe le pelli nelle configurazioni ispezionabili;
- impianto automatico di inibizione, controllo o estinzione esteso alla facciata;
- smaltimento di fumi e calore nell’intercapedine.
Quando è utilizzato un impianto ad acqua, la tabella prescrive una densità di scarica non inferiore a 10 l/min·m² e il funzionamento contemporaneo degli ugelli del piano interessato e di quello immediatamente superiore per 60 minuti. Per lo smaltimento naturale dei fumi sono indicati, come esempio, sfoghi alla base e in sommità, ciascuno con area pari al 10% della sezione orizzontale dell’intercapedine.
La tabella non deve essere trasformata in una regola generica. Ogni configurazione va classificata esattamente come ispezionabile o non ispezionabile, aperta o chiusa, verificando pelli, giunti, attraversamenti e raccordi con i solai.
Come coordinare cappotto termico e prevenzione incendi?
Il progetto del cappotto e dei sistemi ETICS deve integrare prestazione energetica e sicurezza antincendio fin dalle prime scelte. Verificare la trasmittanza senza controllare propagazione, giunti, aperture e compartimentazione produce un progetto incompleto.
La verifica deve considerare:
- classe SA, SB o SC dell’edificio;
- qualificazione del sistema ETICS;
- prestazione nella configurazione finale;
- continuità verticale dell’isolante;
- raccordi con finestre, balconi e coperture;
- presenza di cavità nascoste;
- interferenze con fasce di separazione;
- materiali combustibili alla base dell’edificio;
- impianti, canne fumarie e moduli fotovoltaici;
- manutenzione e corrispondenza tra sistema progettato e sistema posato.
Il D.M. 28/10/2025 rende esplicito il coordinamento: negli edifici nuovi e in quelli sottoposti a ristrutturazione importante, l’intervento sulle parti opache dell’involucro deve rispettare le pertinenti disposizioni di prevenzione incendi.
Per “ristrutturazione importante” si intende l’intervento con incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda; il primo livello ricorre quando l’involucro interessato supera il 50% e viene ristrutturato anche l’impianto termico dell’intero edificio.
La classe dell’isolante è sufficiente?
Nel cappotto termico e nei sistemi ETICS bisogna valutare il sistema nella configurazione finale d’uso. Supporto, collanti, tasselli, rasatura, rete, finitura, spessore, giunti e modalità di posa possono influenzare il comportamento al fuoco.
Quando l’isolamento è commercializzato come kit, la prestazione di reazione al fuoco è riferita al sistema nelle condizioni finali di esercizio. Non è quindi corretto attribuire automaticamente al cappotto la prestazione dichiarata per il solo pannello isolante.
Per verificare un cappotto o un ETICS non basta leggere, per esempio, «classe B-s2,d0». Bisogna prima individuare il gruppo richiesto dalla RTV, poi consultare la riga pertinente del capitolo S.1 e verificare che la classe sia riferita alla configurazione finale d’uso del prodotto o del sistema.
Come si qualificano i sistemi ETICS?
Gli ETICS (External Thermal Insulation Composite Systems) sono sistemi compositi di isolamento termico esterno, comunemente definiti “sistemi a cappotto”.
Quando un ETICS non è coperto, o non è completamente coperto, da una norma europea armonizzata applicabile, il fabbricante può ricorrere volontariamente alla procedura della Valutazione Tecnica Europea – ETA. L’ETA non è una generica certificazione di qualità, ma una valutazione documentata delle prestazioni del prodotto rispetto alle sue caratteristiche essenziali, rilasciata da un Technical Assessment Body – TAB sulla base di un European Assessment Document – EAD.
Per gli ETICS con intonaco, l’EAD di riferimento individua la composizione del kit, le caratteristiche essenziali e i metodi con cui valutarle. Tra gli aspetti considerati rientrano la reazione al fuoco, il comportamento della facciata in caso d’incendio, l’adesione, la resistenza dei fissaggi, il comportamento termoigrometrico e la resistenza alle azioni del vento. L’EAD definisce inoltre le procedure per la valutazione e la verifica della costanza della prestazione.
La scelta di avviare il percorso ETA è volontaria. Una volta ottenuta la Valutazione Tecnica Europea e utilizzata questa procedura per l’immissione del sistema sul mercato, il fabbricante può redigere la Dichiarazione di prestazione – DoP e applicare la marcatura CE secondo la disciplina europea sui prodotti da costruzione. La marcatura rende confrontabili le prestazioni dichiarate, ma non sostituisce la verifica del progettista sulla conformità del sistema alla RTV V.13, alla classe SA, SB o SC dell’edificio e alle condizioni effettive di impiego.
Nella scelta del cappotto è quindi opportuno controllare:
- l’esistenza e il campo di applicazione dell’ETA;
- l’EAD utilizzato per la valutazione;
- la DoP e la classe di reazione al fuoco dichiarata;
- la composizione completa del kit;
- il tipo e lo spessore dell’isolante;
- il supporto previsto;
- i collanti, i tasselli e gli altri fissaggi;
- la rete, la rasatura e la finitura;
- le condizioni finali di esercizio considerate;
- le eventuali limitazioni d’impiego indicate dal fabbricante.
L’ETA documenta le prestazioni della configurazione valutata, non di qualsiasi assemblaggio ottenuto combinando prodotti differenti. La sostituzione di un componente — per esempio finitura, collante, rete, tassello o pannello isolante — può modificare il comportamento al fuoco e far uscire il sistema dal campo di applicazione della valutazione, salvo che la variante sia espressamente contemplata nella documentazione del fabbricante.
Anche la corretta posa dell’ETICS è parte integrante della prestazione. Il controllo in cantiere deve verificare la corrispondenza tra sistema progettato, kit fornito e componenti effettivamente installati, nonché la continuità delle fasce di separazione, il trattamento dei giunti, i raccordi con aperture e solai e il rispetto delle istruzioni di posa. Una classe dichiarata per il kit non può essere automaticamente estesa a un cappotto realizzato con componenti sostitutivi o con modalità esecutive diverse da quelle valutate.
Quando si possono usare soluzioni alternative e Fire Safety Engineering?
Le soluzioni alternative sono ammesse quando il progettista dimostra che il sistema raggiunge gli obiettivi di sicurezza della RTV con metodi diversi dalle soluzioni conformi. La FSE è particolarmente utile per facciate complesse, sistemi innovativi, doppie pelli, grandi superfici vetrate o configurazioni non coperte direttamente dalle tabelle.
La valutazione può comprendere:
- prove sperimentali di facciata;
- dati di letteratura scientifica;
- prove su scala intermedia o su larga scala;
- modellazione dell’incendio;
- simulazioni CFD;
- analisi della rottura delle vetrate;
- verifica dei flussi termici;
- valutazione delle fiamme esterne;
- analisi della propagazione nell’intercapedine;
- valutazione della caduta di parti;
- analisi di sensibilità delle ipotesi.
La guida INAIL-Vigili del Fuoco del 2026 sviluppa un caso studio di edificio a uso terziario e dedica sezioni specifiche al comportamento degli ETICS, alle facciate ventilate, alle prove europee su larga scala e alla verifica mediante modellazione CFD con FDS.
La FSE non consiste nel dichiarare genericamente che una soluzione è “equivalente”. Occorre definire scenari d’incendio, criteri di accettabilità, condizioni al contorno, incertezze e risultati riproducibili, collegandoli espressamente ai tre obiettivi della RTV V.13.
Come si valuta il rischio d’incendio di una facciata esistente con la PAS 9980?
Per gli edifici residenziali multipiano esistenti, la PAS 9980:2022 del British Standards Institution propone una metodologia strutturata per la valutazione del rischio d’incendio associato alle pareti esterne e ai rivestimenti di facciata.
La PAS 9980 è un codice di buona pratica britannico e non costituisce una norma cogente nell’ordinamento italiano. Non sostituisce la RTV V.13, il Codice di prevenzione incendi o le valutazioni richieste dalla normativa nazionale.
La metodologia può tuttavia rappresentare un utile riferimento tecnico per:
- analizzare facciate esistenti prive di documentazione completa;
- strutturare la raccolta dei fattori di rischio;
- motivare la priorità degli interventi;
- valutare il rischio residuo dopo le misure di mitigazione;
- supportare una soluzione alternativa o un’analisi di Fire Safety Engineering;
- documentare in modo trasparente il giudizio del professionista.
L’approccio della PAS 9980 è quindi coerente con una valutazione prestazionale: il progettista non si limita a verificare formalmente i singoli prodotti, ma considera il comportamento dell’intero sistema, gli scenari d’incendio e le conseguenze per gli occupanti.
Il documento non prescrive automaticamente la sostituzione dei materiali combustibili, ma guida il professionista nell’analisi del sistema reale e nella decisione sull’eventuale necessità di interventi correttivi o misure di mitigazione.
La PAS 9980 definisce questa attività come Fire Risk Appraisal of External Walls – FRAEW. La valutazione riguarda il rischio per gli occupanti derivante dalla propagazione dell’incendio sulla superficie o all’interno della parete esterna e deve stabilire se, nelle specifiche condizioni dell’edificio, il livello di rischio richieda opere di bonifica, misure compensative o ulteriori approfondimenti. La metodologia è destinata principalmente a ingegneri antincendio e professionisti dell’edilizia dotati di adeguata competenza.
L’analisi non si limita alla classe di reazione al fuoco di un singolo prodotto. Il professionista deve esaminare la facciata come un sistema, considerando almeno:
- configurazione della parete esterna e continuità dei materiali;
- presenza e posizione di isolanti, rivestimenti e membrane combustibili;
- cavità, intercapedini e barriere tagliafuoco;
- possibilità di innesco dall’interno o dall’esterno;
- velocità e modalità di propagazione sulla facciata;
- possibilità che l’incendio rientri nei piani superiori;
- geometria, altezza e condizioni dell’edificio;
- vulnerabilità degli occupanti e strategia di esodo;
- sistemi di rivelazione, allarme e protezione antincendio;
- conseguenze attese per le persone e per il fabbricato.
La PAS 9980 è applicabile quando il rischio è noto o sospettato in relazione alla configurazione della parete esterna, per esempio per la presenza di componenti combustibili. Gli esiti della FRAEW sono destinati a integrare la più ampia valutazione del rischio incendio dell’edificio.
Il percorso valutativo combina informazioni documentali, sopralluoghi, conoscenza dei materiali, dettagli costruttivi, eventuali indagini invasive e giudizio professionale. L’obiettivo è formulare un giudizio motivato sulla probabilità di sviluppo e propagazione dell’incendio e sulla gravità delle possibili conseguenze.
Il risultato non deriva quindi da una sola prova o da una classificazione isolata. Il tecnico deve ricostruire il comportamento plausibile dell’intera facciata, valutare l’efficacia delle misure già presenti e stabilire se il rischio residuo possa essere considerato accettabile. Quando il rischio non è accettabile, la valutazione deve individuare misure proporzionate, che possono comprendere:
- rimozione o sostituzione di componenti;
- introduzione o ripristino di barriere nelle intercapedini;
- protezione delle aperture;
- miglioramento dei sistemi di allarme o spegnimento;
- modifiche alla gestione dell’emergenza;
- controlli, monitoraggi e manutenzione programmata;
- ulteriori verifiche sperimentali o prestazionali.
Qual è la checklist per progettare una facciata antincendio?
La verifica dovrebbe seguire una sequenza documentata:
- individuare attività, norme applicabili e strategia del Codice;
- definire la chiusura d’ambito e la tipologia di facciata;
- classificare l’edificio come SA, SB o SC;
- identificare isolanti, rivestimenti, giunti e cavità;
- controllare i requisiti GM1 o GM2;
- verificare resistenza al fuoco e raccordi con i compartimenti;
- progettare fasce di separazione e relativa geometria;
- valutare materiali combustibili e sorgenti esterne;
- verificare impianti, fotovoltaico e canne fumarie;
- controllare la propagazione nelle intercapedini;
- definire prove, certificazioni e campo di applicazione;
- adottare una soluzione alternativa quando quella conforme non è applicabile;
- documentare posa, controllo in cantiere e manutenzione.
La documentazione finale deve consentire di ricostruire non solo le caratteristiche dei singoli prodotti, ma il comportamento del sistema assemblato e la continuità delle misure antincendio.
Prevenzione incendi chiusure d’ambito: faq
Quando si applica la RTV V.13?
La RTV V.13 si applica alle chiusure d’ambito degli edifici civili, esistenti o di nuova realizzazione, quando la progettazione antincendio è sviluppata secondo il Codice di prevenzione incendi. Il campo di applicazione non è limitato agli edifici sopra i 24 metri: l’altezza concorre soprattutto alla classificazione SA, SB o SC.
La RTV V.13 si applica agli edifici con altezza inferiore a 24 metri?
Sì. I 24 metri sono un parametro di classificazione, non una soglia generale di esclusione. Un edificio inferiore a 24 metri può essere SB oppure SC in funzione di affollamento, quote dei piani e profili Rvita.
Il cappotto termico in materiale combustibile è sempre vietato?
No. La RTV non stabilisce un divieto generale basato esclusivamente sulla natura del pannello. Il progettista deve verificare classe dell’edificio, gruppo di materiali, sistema ETICS completo, configurazione finale, fasce di separazione e propagazione dell’incendio.
Qual è la differenza tra SA, SB e SC?
SA identifica gli edifici di minore complessità entro 12 metri e 300 occupanti, senza compartimenti D1 o D2. SB comprende altri edifici entro 24 metri senza D1 o D2. SC comprende tutti i casi restanti.
Quando sono richieste le fasce di separazione?
Le fasce di separazione sono richieste, in particolare, nelle chiusure d’ambito SB e SC per garantire la continuità della compartimentazione e limitare la propagazione dell’incendio tra piani o compartimenti. Devono essere valutate anche in prossimità di materiali combustibili significativi, impianti energetici, moduli fotovoltaici e altre possibili sorgenti d’innesco.
Le fasce di separazione devono essere sempre larghe un metro?
Lo sviluppo ordinario minimo è un metro, ma la geometria può essere ottenuta combinando porzioni verticali, aggetti, mensole o rientranze. Nei diedri inferiori a 90° la larghezza deve essere adeguata secondo la formula prevista dalla RTV.
Quali requisiti devono rispettare cappotti ed ETICS?
Per le facciate SB e SC, cappotti ed ETICS devono rispettare i requisiti di reazione al fuoco previsti rispettivamente per i gruppi GM2 e GM1. Un sistema ETICS deve essere valutato nella configurazione finale d’uso, considerando pannelli isolanti, collanti, tasselli, rasatura, rete, finitura, spessori, giunti e modalità di posa, non soltanto la classe del singolo isolante.
Come si valuta una facciata ventilata?
La valutazione di una facciata ventilata parte dalla classificazione del sistema come ispezionabile o non ispezionabile e con pelle esterna aperta o chiusa. Occorre verificare la propagazione nell’intercapedine, le interruzioni in corrispondenza dei piani, le caratteristiche delle pelli, i raccordi con i solai e l’eventuale presenza di sistemi automatici di controllo, estinzione o smaltimento di fumi e calore.
Una facciata ventilata è incompatibile con la sicurezza antincendio?
No. La RTV prevede specifiche soluzioni conformi per facciate a doppia pelle ventilate. L’intercapedine può essere compartimentata, protetta con pelli resistenti al fuoco o dotata di sistemi automatici di controllo e smaltimento dei fumi.
Quando è necessaria la Fire Safety Engineering?
La FSE è indicata quando la facciata non può essere verificata con le soluzioni conformi, presenta geometrie o materiali innovativi oppure richiede una dimostrazione prestazionale basata su prove, modelli CFD e scenari d’incendio.
Cosa cambia per le ristrutturazioni importanti dal 3 giugno 2026?
Dal 3 giugno 2026, negli edifici di nuova costruzione e negli interventi di ristrutturazione importante di primo livello che interessano le parti opache dell’involucro devono essere applicate le pertinenti disposizioni di prevenzione incendi. Gli obblighi effettivi dipendono però dalla tipologia di intervento, dall’attività svolta nell’edificio e dal quadro normativo antincendio adottato.

Indirizzo articolo: https://biblus.acca.it/antincendio-in-gazzetta-la-nuova-regola-tecnica-per-le-facciate-degli-edifici-civili/


