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Ampliamento vano cancello della recinzione e titolo edilizio

Ampliamento vano cancello di recinzione: che titolo edilizio occorre?

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Per l’ampliamento del vano cancello, se modesto e con irrilevanti modifiche al contesto architettonico e paesaggistico, basta una CILA. Lo stabilisce il Tar Campania

Il Tar Campania nella sentenza n. 1203/2024 discute il caso incentrato sulle modifiche apportate ad una recinzione in muratura, oltretutto situata in un contesto paesaggisticamente vincolato.

La domanda che ne scaturisce è: allargare il vano cancello può avere conseguenze rilevanti per il contesto architettonico e paesaggistico di riferimento? In che misura tale modifica può rientrare in manutenzione straordinaria piuttosto che in una ristrutturazione edilizia? Quando servirebbe l’autorizzazione paesaggistica? I quesiti appena espressi presumono delle incertezze sostanziali che spesso accompagnano la giusta scelta del titolo abilitativo più appropriato per la realizzazione di un qualunque intervento edilizio, ma oggi puoi avere un alleato che ti assiste e ti guida in questa scelta: un software per i titoli abilitativi in edilizia che rende il tuo lavoro più veloce e al riparo da costosi errori. Sei supportato da una procedura guidata che ti mette a disposizione tutti i modelli unici (compreso il modello CILA Superbonus) per l’edilizia sempre aggiornati e a portata di mano.

Ampliamento vano cancello: manutenzione straordinaria o ristrutturazione edilizia?

Un Comune ordinava la demolizione di opere ritenute abusive con riferimento ad una CILA presentata da un privato per l’ampliamento del vano di passaggio della recinzione del giardino, prospettante il mare, di pertinenza dell’immobile, portandolo da 1,60 m a 2,40 m. Il tutto in area sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi del D.Lgs. 42/20024.

Il Comune sosteneva l’inadeguatezza della CILA, poiché trattavasi di ristrutturazione edilizia, oltretutto necessitante anche di autorizzazione paesaggistica.

Il privato sosteneva invece che non si era realizzata una nuova costruzione ma, più semplicemente, un ampliamento modestissimo (di soli 80 cm, quaranta per lato) del vano della muratura preesistente che ospitava il cancello di ingresso nella proprietà, collocato in una muratura di recinzione che si estende per 34,5 metri di lunghezza. Per cui:

  • si sarebbe trattato di manutenzione straordinaria regolata dall’art. 6-bis D.P.R. 380/2001 che prevede unicamente la presentazione della comunicazione di inizio dei lavori certificata, che correttamente era stata presentata;
  • l’intervento in esame non rientrava in nessuno di quelli previsti dall’art. 10 (Interventi subordinati a permesso di costruire) del Testo unico edilizia e non necessitava di autorizzazione paesaggistica;

per cui decideva di far ricorso al Tar.

Tar Campania: in merito all’allargamento del vano cancello nella recinzione, le motivazioni del Comune sulla necessità del PdC risultano insufficienti

I giudici convengono che si tratta di un muro di recinzione della proprietà della ricorrente e del mero allargamento del vano (di soli 80 cm) ove è ospitato il cancello di ingresso della proprietà, prospettante all’interno sul giardino ed all’esterno sulla pubblica via.

Tale circostanza risulta confermata dal Comune che, tuttavia:

nulla aggiunge circa eventuali modifiche delle caratteristiche architettoniche, morfo-tipologiche dei materiali o dell’aspetto esteriore dei luoghi.

Non è stata provata, dunque, alcuna modifica delle caratteristiche morfo-tipologiche, dei materiali e delle finiture del cancello né tantomeno la modifica dei prospetti, né tali prove emergono in alcun modo dal provvedimento impugnato. Per tali ragioni, conclude il Tar, l’art. 33 (Interventi di ristrutturazione edilizia in assenza di permesso di costruire o in totale difformità) D.P.R. 380/01 è stato indebitamente applicato al caso in esame, trattandosi di un intervento di minima rilevanza dal punto di vista edilizio ed urbanistico, non riconducibile alla nozione di ristrutturazione edilizia e non necessitante di autorizzazione paesaggistica.

Il ricorso è, quindi, accolto.

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  • l’autorizzazione paesaggistica ordinaria ai sensi dell’art. 146 del D.Lgs. 42/04 (norma nazionale) e quella per le regioni Lazio, Friuli, Lombardia, Piemonte ed Umbria;
  • l’autorizzazione paesaggistica semplificata per gli interventi ricadenti nell’allegato B di cui al D.P.R. 31/2017.

 

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