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Tetto in amianto: come riconoscerlo e cosa fare

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Cosa si rischia con l’amianto sul tetto? Come bisogna intervenire? Obblighi e procedure per rimuoverlo secondo la normativa di riferimento

L’amianto, noto anche come asbesto, è stato per decenni un materiale comunemente utilizzato nelle costruzioni edilizie grazie alle sue proprietà isolanti e alla sua resistenza. Tuttavia, la sua pericolosità per la salute umana è emersa solo in tempi recenti.

Per questo motivo, negli ultimi anni sono diventati obbligatori e incentivati interventi di bonifica da eseguire nel rispetto di molteplici normative settoriali.

È essenziale seguire scrupolosamente tutte le precauzioni e rispettare la normativa vigente, elaborando un piano di lavoro prima di iniziare le operazioni in modo da non esporre i lavoratori a seri pericoli ed evitare le severe sanzioni previste.

A tal proposito ti consiglio un software per i piani di sicurezza che ti permette di redigere correttamente il piano di lavoro amianto da sottoporre agli organi di vigilanza e di rispondere con semplicità ai contenuti minimi previsti dalla normativa.

Scopriamo i rischi associati all’amianto nei tetti, le normative di riferimento e cosa fare in caso di presenza del materiale.

Tetto in amianto: rischi associati

I rischi per la salute legati all’amianto sono dovuti al possibile rilascio di fibre minuscole nell’aria circostante. L’amianto è infatti è costituito da fibre di dimensioni di pochi centesimi di micron, che sono parti minuscole di un millimetro. Questa caratteristica lo rende molto pericoloso se viene respirato, perché può arrivare in profondità nei polmoni.

Tra i materiali che contengono amianto, quelli più pericolosi sono dunque quelli che possono facilmente rilasciare le fibre nell’aria. Al contrario, i materiali compatti rilasciano le fibre in modo molto più difficile.

I maggiori pericoli di esposizione si trovano nei luoghi di lavoro dove l’amianto viene maneggiato, come nella produzione di cemento-amianto, nell’applicazione di spruzzi di amianto su edifici o veicoli, e nella produzione di tessuti. Anche negli ambienti domestici, l’amianto può essere pericoloso se non è conservato correttamente.

Per quanto riguarda i materiali che contengono amianto compatto, come le coperture in cemento-amianto, il rischio è generalmente basso e dipende soprattutto dal modo in cui vengono mantenuti. Tuttavia, questi materiali possono diventare pericolosi se vengono danneggiati o diventano abrasivi.

Tetti in amianto normativa

Le normative in materia stabiliscono che la rimozione di un tetto in eternit sia obbligatoria solo in specifiche circostanze, tuttavia è importante segnalare la sua presenza affinché venga gestita correttamente.

A livello normativo nazionale, la Legge 257/1992 costituisce il principale punto di riferimento per la gestione dell’amianto.

Questa legge vieta l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, oltre a proibire l’utilizzo di manufatti che possono disperdere polvere di asbesto nell’aria.

Successivamente, sono state emanate altre disposizioni legislative:

  • il D.M. 6 settembre 1994 ha stabilito norme e metodologie tecniche per la cessazione dell’uso dell’amianto;
  • il D.M. 14 maggio 1996 ha regolamentato gli interventi di bonifica;
  • il D.Lgs. 152/2006 ha introdotto norme ambientali per la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti contaminati;
  • il D.Lgs. 81/2008 ha definito disposizioni normative sull’invio di notifiche (art. 250), misure di prevenzione (art. 251) e lavori di demolizione o rimozione dell’amianto (art. 256);
  • il D.Lgs. 121/2020 ha imposto l’attuazione della direttiva UE che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti.

Sebbene la legge non imponga direttamente la rimozione dell’amianto, essa richiede una valutazione accurata del rischio. Qualora tale valutazione evidenzi un elevato pericolo di contaminazione cancerogena, diventa obbligatorio intervenire. Tali interventi devono essere eseguiti da imprese specializzate, regolarmente iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Come riconoscere tetti in amianto?

Per determinare se una tettoia o un tetto è realizzato con materiale in amianto, è necessario affidarsi a un tecnico specializzato che esegue le seguenti verifiche:

  • anno di costruzione: se il manufatto è stato prodotto dopo il 1994, è improbabile che sia in eternit;
  • marchio del produttore: analizzando il marchio della fabbrica che ha prodotto il materiale, è possibile risalire alla presenza di amianto nella copertura;
  • valutazione visiva di un esperto: un tecnico specializzato, basandosi sulle informazioni precedenti e sull’esperienza diretta, può identificare un tetto in eternit attraverso un’analisi visiva dettagliata;
  • analisi di laboratorio: quando è necessaria una conferma definitiva, l’analisi di laboratorio è l’unica procedura in grado di garantire la presenza o l’assenza di amianto nel materiale.

È importante sottolineare che l’analisi di laboratorio diventa obbligatoria al termine di qualsiasi intervento di bonifica amianto, al fine di confermare l’efficacia delle operazioni svolte e garantire la sicurezza degli ambienti trattati.

Tetti in amianto: quando c’è l’obbligo di rimozione

L’obbligo di rimozione dell’amianto sussiste solo se il manufatto è friabile, danneggiato o deteriorato comportando dei possibili rischi per la salute.

Nel caso della rimozione delle coperture, è necessario presentare la pratica edilizia della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). I lavori di rimozione devono essere eseguiti da aziende specializzate, iscritte all’Albo dei Gestori Ambientali, che si occuperanno anche dello smaltimento dei materiali.

Se l’amianto risulta compatto e in buone condizioni, non è obbligatoria la rimozione, ma devono essere effettuati controlli periodici da parte di tecnici specializzati per monitorare la situazione e intervenire in caso di degrado.

Tuttavia, la decisione sugli interventi da effettuare non spetta al privato, ma alla Pubblica Amministrazione che coordina e determina le azioni da intraprendere.

Nel caso in cui i tetti non mostrano segni di degrado, come fessure o crepe, o se appaiono sbriciolate, anziché la rimozione, possono essere applicate delle alternative di bonifica dell’amianto:

  • incapsulamento: questo metodo prevede il trattamento con prodotti penetranti o ricoprenti che inglobano le fibre di amianto o creano una pellicola protettiva sulla superficie esposta, ripristinando l’aderenza al supporto;
  • sovracopertura: è possibile installare una barriera a tenuta che separi l’amianto dalle aree occupate dell’edificio. È fondamentale mantenere questa barriera in buone condizioni per garantire il confinamento sicuro dell’amianto.

Tetto in amianto: cosa fare

La normativa attuale richiede a ciascuna regione di effettuare un censimento degli edifici contenenti lastre di eternit nella propria zona di competenza e di sviluppare un piano per la rimozione e lo smaltimento di tali materiali.

Allo stesso modo, ogni proprietario di immobili, sia esso una persona fisica o un ente, è tenuto a segnalare all’Asl la presenza di amianto, consentendo così l’avvio di rilievi e indagini necessari. In caso contrario, i vicini possono rivolgersi alle autorità pubbliche per segnalare la situazione.

Dopo un’attenta valutazione, si valuta il metodo di bonifica da applicare. Tutte queste operazioni devono essere eseguite da un’impresa autorizzata, iscritta all’albo dei gestori ambientali, e da personale specializzato.

Amianto sul tetto: esistono incentivi?

Nel caso di obbligo di rimozione di amianto sul tetto, è possibile detrarre le spese di bonifica dall’amianto e del relativo smaltimento, usufruendo di vari bonus tra cui:

  • bonus ristrutturazione con spesa detraibile fino a 50% da calcolare su un tetto di spesa pari a 96mila euro e fruibile in 10 rate annuali di pari importo;
  • ecobonus nel caso in cui la rimozione e sostituzione dell’amianto rientri in un intervento complessivo di miglioramento energetico del condominio o dell’unità abitative;
  • Superbonus solo se si dimostra che la rimozione e smaltimento sono strettamente collegati ai lavori incentivati (Risposta 672/2021 Agenzia delle Entrate).

Per essere sicuro di usufruire a meglio degli incentivi sfruttabili per qualsiasi intervento, utilizza il software per i bonus edilizi che, costantemente aggiornato alle disposizioni normative, ti guida nella corretta compilazione delle pratiche.

Per maggiori dettagli leggi Bonus amianto 2024, tutti gli incentivi per rimozione e smaltimento

Bonifica e rifacimento del tetto in amianto

La bonifica dell’amianto è un compito estremamente delicato poiché deve garantire sia l’integrità dell’edificio coinvolto sia la protezione della salute degli operatori che vi lavorano. Considerando le conoscenze attuali sui rischi associati a questo materiale, la sicurezza dei tecnici qualificati che eseguono la rimozione delle lastre risulta di vitale importanza.

Quando si affrontano lavori di demolizione o rimozione dell’amianto, è obbligatorio che il datore di lavoro rediga un piano di lavoro conforme all’art. 256 del D.Lgs. 81/08. Questo piano deve includere tutte le precauzioni necessarie per garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori sul posto di lavoro e per proteggere l’ambiente circostante.

Le informazioni dettagliate contenute nel piano includono la rimozione dell’amianto prima della demolizione, la fornitura di dispositivi di protezione individuale ai lavoratori, la valutazione finale dei rischi legati all’esposizione all’amianto, le misure di protezione per il personale e i terzi, nonché i dettagli relativi alla natura dei lavori, alla data e al luogo di inizio, alle tecniche di rimozione dell’amianto e alle specifiche delle attrezzature utilizzate.

Per facilitare questo processo, ti consiglio di utilizzare un software per la redazione del piano di lavoro sull’amianto. Questo software offre una procedura guidata per compilare tutte le informazioni richieste, inclusi i requisiti della ditta esecutrice, la tipologia di lavoro e il materiale presente, le tecniche di lavorazione, le misure di prevenzione e decontaminazione, ecc. Inoltre, consente di personalizzare il piano con descrizioni, foto e immagini e di stamparlo in formato RTF.

Scarica un piano di lavoro amianto pdf

Una copia del piano deve essere inviata all’organo di vigilanza almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori, a meno che non ci sia un’emergenza. È inoltre obbligatorio garantire l’accesso alla documentazione ai lavoratori o ai loro rappresentanti. Pertanto, può tornarti utile il software per la gestione della documentazione online che ti consente di creare, organizzare, consultare e condividere tutti i documenti dei tuoi progetti con facilità.

In aggiunta, è essenziale assicurarsi che il materiale venga gestito e smaltito nel rispetto delle normative vigenti al fine di evitarne la dispersione nell’ambiente durante le operazioni di rimozione.

Amianto sul tetto in condominio: cosa fare

Nel caso di presenza di amianto nei condomini, spetta all’amministratore condominiale gestire le procedure necessarie per verificare la presenza di amianto e avviare le azioni per valutare il rischio e rimuoverlo.

Tuttavia, l’amministratore è responsabile solo delle parti condominiali comuni mentre, per la presenza di amianto negli appartamenti, è il proprietario dell’immobile ad esserne responsabile.

Secondo il D.M. 6 Settembre 1994 non c’è un obbligo automatico di rimozione dell’amianto condominiale, ma è necessario contattare una ditta specializzata per condurre le indagini e decidere l’intervento più adeguato, che potrebbe essere l’incapsulamento, la sovracopertura o la rimozione e smaltimento.

Identificare la presenza di amianto in un condominio, infatti, richiede un’accurata ispezione condotta da tecnici specializzati, utilizzando i progetti di costruzione e procedendo con campionamenti e analisi di laboratorio.

Le spese per la rimozione dell’amianto coinvolgono tutti i condomini se riguardano le aree comuni; mentre, sono a carico del proprietario, se il materiale è presente nelle parti private.

Vicino con tetto in amianto: cosa fare?

Se la casa del vicino ha un tetto in amianto e non segnala la presenza di amianto alle autorità competenti, è possibile prendere iniziative segnalando il caso all’Asl, ai Vigili Urbani o al Nucleo Ecologico e di Tutela Ambientale dei Carabinieri, anche in forma anonima.

Una volta ricevuta la segnalazione, sarà l’organo competente a effettuare i controlli necessari.

Sentenze e approfondimenti per la bonifica amianto

Di seguito si propongono una serie di approfondimenti e sentenze di riferimento sulla questione dell’amianto.

Sostituzione tetto amianto con fotovoltaico: le condizioni per la tariffa incentivante GSE

Il D.M. 5 maggio 2011 prevede un incentivo premiale per l’installazione di impianti fotovoltaici in sostituzione di coperture contenenti amianto, stabilendo criteri specifici per l’ottenimento delle tariffe incentivanti. Secondo tali regole, l’intervento deve comportare la rimozione o lo smaltimento della superficie di amianto esistente sulla porzione omogenea della copertura su cui verrà installato l’impianto fotovoltaico.

La sentenza n. 8721/2023 del Tar Lazio si focalizza sulla sostituzione tetto amianto con fotovoltaico e la tariffa incentivante GSE.

Nel caso in esame, una società agricola, al fine di installare un impianto fotovoltaico su uno degli edifici del proprio complesso immobiliare, rimuove il tetto in eternit interessato dalla posa dei pannelli. Il GSE riconosce inizialmente la tariffa incentivante prevista dal D.M. 5 maggio 2011. Tuttavia, successivamente, avvia un procedimento di verifica richiedendo alla società chiarimenti sulla rimozione dell’amianto.

Nonostante la società fornisca documentazione comprovante la rimozione, il Gestore ridetermina la tariffa, sostenendo che l’intervento non ha comportato la completa rimozione dell’amianto presente sull’intero complesso immobiliare. La società ricorre al Tar, sostenendo che l’impianto fotovoltaico era installato su un edificio distinto e separato dagli altri, quindi rientrante nelle “porzioni omogenee” di copertura. Il Tribunale accoglie il ricorso, stabilendo che l’area occupata dall’impianto costituiva una porzione omogenea, conforme alle prescrizioni normative.

Leggi Sostituzione tetto amianto con fotovoltaico: le condizioni per la tariffa incentivante GSE

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