Home » BIM Topic » News, varie e brevi » Ecco AlterEgo, il dispositivo che trasforma i pensieri in ricerche su Google

AlterEgo

Ecco AlterEgo, il dispositivo che trasforma i pensieri in ricerche su Google

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

AlterEgo è uno strumento messo a punto dal MIT di Boston in grado di percepire le ‘parole pensate’ grazie ai segnali trasmessi dal cervello ai muscoli facciali

Il proprio AlterEgo in versione digitale… più di un assistente vocale, un passo decisamente successivo. Uno strumento per percepire le parole pensate e trasformarle in ricerca sul motore americano.

Stiamo parlando del nuovo strumento messo a punto dal MIT (Massachussets Institute of Technology):

“La motivazione alla base della nostra ricerca era quella di dare vita a un dispositivo di ‘Intelligenza aumentata’. Abbiamo lavorato intorno a un concetto ben preciso: è possibile riuscire a creare un sistema di elaborazione dati che sia più interno nonché in grado di fondere l’elemento umano e quello artificiale così da ottenere una specie di estensione interna della nostra stessa cognizione?”

Cos’è AlterEgo

Un gancio che si àncora all’orecchio destro e una fascia con dei sensori piazzati in sette aree chiave della guancia, della mandibola e del mento: questo è AlterEgo, lo strumento nato al MIT Media Lab che permette a chi lo indossa di effettuare delle ricerche su Google o dei calcoli senza proferire parola.

Il prototipo può riconoscere le cifre da 0 a 9 e circa un centinaio di parole.

In pratica, quindi, invece di pronunciare gli ormai abituali “Hey Siri!” oppure “Ok Google” e poi dettare all’assistente virtuale la ricerca di un locale, di un ristorante o il meteo in una località, basterà “pensare” la nostra richiesta. L’esito verrà poi comunicato tramite l’apposito auricolare.

Non c’è nulla da dettare, nessuna parola da pronunciare, solo un pensiero da esprimere, che verrà così comunicato tramite l’auricolare.

Come funziona AlterEgo

Il concetto base è che nel momento in cui pensiamo delle parole inviamo degli segnali che fanno muovere i muscoli facciali, anche se non diciamo nulla ad alta voce.

Impercettibilmente, AlterEgo è in grado di tradurli, cioè l’intelligenza artificiale è in grado di interpretarli.

Nelle fasi di ricerca che hanno portato alla creazione del prototipo era fondamentale capire quale fosse la parte del volto da cui si generano i segnali neuromuscolari più affidabili.

Per scoprirlo hanno chiesto ad alcune ‘cavie’ di subvocalizzare la medesima serie di parole per quattro volte, mentre i movimenti venivano registrati da 16 elettrodi che, a ogni ripetizione subvocale, venivano spostati in una differente zona del viso: le informazioni ottenute in questa sessione hanno portato all’individuazione delle sette particolari aree con cui comunicare con AlterEgo.

Accuratezza al 92%

A oggi il dispositivo ha richiesto circa 31 ore di training da parte dei tester: l’accuratezza dei numeri e delle parole si attesta, per il momento, al 92%.

Ma i ricercatori sono convinti che la precisione di AlterEgo non può che aumentare con l’utilizzo.

AlterEgo non è il primo dispositivo del suo genere.

Certamente ricorderemo Acat, il più celebre: è il sensore sviluppato da Intel che ha permesso per anni a Stephen Hawking di formulare delle frasi, poi pronunciate dal sintetizzatore vocale, con una tastiera software in grado di percepire tramite il sensore a infrarossi posizionato sugli occhiali i movimenti delle guance del luminare recentemente scomparso.

AlterEgo si differenzia da tutti i suoi possibili attuali competitor perché è meno invasivo, più pratico nell’uso, dal design esteticamente gradevole: tutti elementi che ne garantiscono un largo uso e non, come accaduto fin’oggi, una diffusione circoscritta solo all’ambiente medico.

 

Scopri BIM Voyager, la realtà virtuale applicata alla progettazione architettonica

 

0 commenti

Lascia un Commento

Cosa ne pensi?
Lascia un commento sull'articolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *