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Adeguamento sismico ed efficientamento energetico del tetto e possibile sopraelevazione senza autorizzazione paesaggistica

Adeguamento sismico tetto: è possibile sopraelevare senza parere paesaggistico?

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La sopraelevazione per adeguamento sismico ed efficientamento energetico non sempre necessita di autorizzazione paesaggistica

In tempi di fame energetica pulita e ammiccanti bonus edilizi, l’urgenza di un maggior efficientamento energetico ed adeguamento sismico del nostro patrimonio immobiliare potrebbe stimolare un’interpretazione più “indulgente” delle norme in ambito dell’edilizia da parte dei tribunali? Così sembrerebbe. Con la sentenza n. 1194/2023 il Tar Campania torna su un caso di adeguamento sismico del tetto effettuato con la sopraelevazione della trave/cordolo sommitale in area paesaggisticamente vincolata ed in ambito Superbonus. Ma prima di scoprire insieme il contenuto della sentenza, ti ricordo che rispettare le regole in materia di salvaguardia del paesaggio, al fine di evitare spiacevoli conseguenze di natura giuridica ed economia, vuol dire anche saper affidarsi ai giusti strumenti di lavoro, ed è per questo che per la redazione dell’istanza di autorizzazione paesaggistica ordinaria o semplificata desidero consigliarti il software relazione paesaggistica che ti consentirà di ottenere, con risparmio di tempo ed in maniera guidata, la documentazione necessaria.

Entro quali limiti non occorre l’autorizzazione paesaggistica?

Tramite CILAS (art. 119, D.L. n. 34/2020, conv. in l. n. 77/2020 – Superbonus 110%) venivano effettuati lavori di adeguamento sismico ed efficientamento energetico del tetto a copertura di un fabbricato residenziale sito in zona paesaggisticamente vincolata.

Successivamente, il Comune ingiungeva la demolizione di quei lavori per un riscontrato innalzamento del tetto di copertura di circa 60 cm rispetto all’altezza originaria, in assenza dei pareri della Soprintendenza e dell’Ente Parco.

La proprietaria dell’immobile a sua difesa, tramite ricorso al Tar, sosteneva che:

  • l’intervento sarebbe stato riconducibile nell’ambito della manutenzione straordinaria e del consolidamento statico, ai sensi dell’art. 119, comma 13 ter, del D.L. n. 34/2020,  e quindi sottratto al regime abilitativo dell’autorizzazione paesaggistica, così come consentito dall’art. 149, lett. a, del D.Lgs. n. 42/2004;
  • detta sopraelevazione si era resa necessaria per la realizzazione del c.d. “cordolo sommitale” necessario al fine di:
    • adeguare la costruzione alla normativa antisismica,
    • rendere possibile la struttura “ventilata” in legno lamellare delle falde di copertura (per l’efficientamento energetico).

L’incremento di altezza derivato sarebbe stato ammesso ai sensi di:

  • art. 14, comma 7, del D.Lgs. n. 102/2014,
  • art. 119, comma 3, del D.L. n. 34/2020, 2, comma 10,
  • legge regionale e del punto 8.4.1 del D.M. 14 gennaio 2008, e, come tale, non integrante la creazione di nuove superfici o volumi, necessitante di titolo paesaggistico e naturalistico-ambientale, ma classificabili entro le categorie di interventi di cui ai punti A.2 o A.3 dell’allegato A al D.P.R. n. 31/2017, sottratte al regime abilitativo dell’autorizzazione paesaggistica.

60 cm non costituiscono sopraelevazione rilevante

Secondo i giudici del Tar, l’incremento altimetrico rilevato nel tetto di copertura dell’immobile non può dirsi rilevante tanto sul piano urbanistico-edilizio quanto sul piano paesaggistico-naturalistico-ambientale, in quanto ottenuto in conformità alla disciplina derogatoria di cui agli articoli citati sopra e finalizzato all’attuazione, tramite variazioni quantitative tollerabili, dei target ordinamentali di recupero, miglioramento e ottimizzazione del patrimonio edilizio esistente sotto il profilo della sicurezza antisismica e del risparmio energetico.

In dettaglio:

  • a norma dell’art. 14, comma 7, del D.Lgs. n. 102/2014:

nel caso di interventi di manutenzione straordinaria, restauro e ristrutturazione edilizia, il maggior spessore delle murature esterne e degli elementi di chiusura superiori ed inferiori, necessario per ottenere una riduzione minima del 10% dei limiti di trasmittanza previsti dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e successive modificazioni, certificata con le modalità di cui al medesimo decreto legislativo, non è considerato nei computi per la determinazione dei volumi, delle altezze, delle superfici e dei rapporti di copertura. Entro i limiti del maggior spessore di cui sopra, è permesso derogare, nell’ambito delle pertinenti procedure di rilascio dei titoli abitativi di cui al titolo II del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, a quanto previsto dalle normative nazionali, regionali o dai regolamenti edilizi comunali, in merito alle distanze minime tra edifici, alle distanze minime dai confini di proprietà, alle distanze minime di protezione del nastro stradale e ferroviario, nonché alle altezze massime degli edifici […];

  • a norma dell’art. 119, comma 3, del D.L. n. 34/2020:

gli interventi di dimensionamento del cappotto termico e del cordolo sismico (beneficianti del Superbonus) non concorrono al conteggio della distanza e dell’altezza, in deroga alle distanze minime riportate all’articolo 873 del codice civile;

  • a norma del punto 8.4.1 del D.M. 14 gennaio 2008:

una variazione dell’altezza dell’edificio, per la realizzazione di cordoli sommitali, sempre che resti immutato il numero di piani, non è considerata sopraelevazione o ampliamento, ai sensi dei punti a e b […];

Infine, considerato che:

  • il rifacimento del tetto di copertura realizzato nell’ambito dei lavori di cui alla CILAS (avente per oggetto anche lavori di efficientamento energetico ai sensi del c.d. Superbonus 110%, consistenti in “isolamento termico delle pareti opache, sostituzione infissi, sostituzione impianto di climatizzazione, installazione impianto fotovoltaico con relativo accumulo, colonnina per ricarica autoveicoli elettrici, impianto solare termico abbinato alla pompa di calore, installazione di schermature solari, sistema di building automation, interventi di consolidamento statico“) debba intendersi incluso nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria e di consolidamento statico e di restauro conservativo, non alteranti lo stato dei luoghi e l’aspetto esteriore degli edifici;
  • l’art. 149, lett. a, del D.Lgs. n. 42/2004 sottrae al regime abilitativo dell’autorizzazione paesaggistica, nonché all’orbita degli interventi “di efficientamento energetico dell’involucro edilizio … di sostituzione ed efficientamento degli impianti“, di installazione dei “punti di ricarica dei veicoli elettrici, nonché … dei pannelli fotovoltaici“, che, nel caso in esame, l’Ente Parco reputa affrancati dall’obbligo della previa acquisizione del nulla osta naturalistico-ambientale,

ne consegue che a fronte dell’erronea sussistenza di un innalzamento rilevante del tetto di copertura, la CILAS deve ritenersi legittima sebbene in assenza dei pareri paesaggistici e naturalistico-ambientali da parte della Soprintendenza e dell’Ente Parco.

Il ricorso è, quindi, accolto.

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