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ACDat, ambiente di condivisione dati

ACDat: cos’è l’ambiente di condivisione dati

Tempo di lettura stimato: 7 minuti

ACDat: cos’è, quali sono le funzioni e le caratteristiche dell’ambiente di condivisione dati. Come dovranno operare le stazioni appaltanti

Il nuovo codice appalti (dlgs 36/2023) disciplina le nuove modalità operative per la gestione deli appalti BIM. Nello specifico, l’Allegato I.9 riprende il concetto di ambiente di condivisione dati (ACDat) – già disciplinato dalle norme UNI 11337 – e sottolinea l’importanza che tale ambiente riveste nell’attuazione del processo BIM.

Le stazioni appaltanti si dovranno dotare di uno specifico ACDat e dovranno provvedere a una serie di adempimenti preliminari (atto organizzativo, piano di acquisizione e manutenzione hardware e software, piano di formazione specifica del personale, ecc.). Non rischiare di trovarti impreparato. Per adeguare al meglio i tuoi sistemi e per essere certo di rispondere appieno ai nuovi adempimenti, ti consiglio di affidarti ad un unico interlocutore in grado di assisterti al meglio.

Ambiente di condivisione dei dati ACDat, cos’è

L’ambiente di condivisione dati è un ambiente digitale in grado di acquisire un insieme di informazioni digitali di vario genere, tra cui modelli, oggetti, elaborati digitali, ecc., strutturato secondo una certa architettura informatica che consenta la condivisione secondo specifici permessi e garantisca accessibilità e sicurezza. Deve essere in grado di consentire l’attuazione dei tipici processi BIM, di cui parleremo nel seguito.

Già il dm 570/2017 (decreto BIM) definiva l’ACDat come:

Ambiente di condivisione dei dati
Un ambiente digitale di raccolta organizzata e condivisione di dati relativi ad un’opera e strutturati in informazioni relative a modelli ed elaborati digitali prevalentemente riconducibili ad essi, basato su un’infrastruttura informatica la cui condivisione è regolata da precisi sistemi di sicurezza per l’accesso, di tracciabilità e successione storica delle variazioni apportate ai contenuti informativi, di conservazione nel tempo e relativa accessibilità del patrimonio informativo contenuto, di definizione delle responsabilità nell’elaborazione e di tutela della proprietà intellettuale.

 

Si tratta di un ambiente virtuale (cloud) a cui tutti gli attori della commessa dovranno affidare i propri contenuti, organizzato e strutturato al fine di tracciare l’evoluzione delle attività, individuare ruoli e responsabilità, mettere a disposizione le informazioni della commessa sempre aggiornate e complete.

L’ambito descritto è proprio quello in cui tutti gli aspetti collaborativi e di integrazione, caratteristici della metodologia BIM, possono pienamente esprimersi.

ACDat ambiente di condivisione dati, cos'è

ACDat ambiente di condivisione dati, cos’è

Ma non solo: la presenza nell’ACDat di tutte le informazioni relative all’intervento, complete ed aggiornate, elegge tale ambiente ambito adeguato alla gestione consapevole e tempestiva di tutte le decisioni relative alla conduzione della commessa.

Il CDE nelle PAS 1192 e l’ACdat nelle UNI 11337

Questa piattaforma di condivisione dei dati viene per la prima volta proposta, in maniera organica e definita, nelle norme tecniche britanniche: le norme della serie 1192, dove assume il nome di Common Data Environment (CDE, V. articolo “Il BIM come flusso di informazioni secondo le norme tecniche BS 1192 e le Pas 1192-2”).

Figura 1 – Il flusso informativo nella PAS 1192-2

Flusso informativo secondo la PAS 1192-2

 

Figura 2 – Il Common Data Environment nella PAS 1192-2

Figura 2 – Il Common Data Environment nella PAS 1192-2

 

Figura 3 – La strutturazione essenziale del Common Data Environment nella PAS 1192-2

Figura 3 – La strutturazione essenziale del Common Data Environment nella PAS 1192-2

Questo concetto è stato successivamente ripreso nelle norme italiane della serie UNI 11337, dove ha assunto il nome di “ambiente di condivisione dati”, sinteticamente indicato con ACDat. In particolare, di esso si parla diffusamente all’interno della UNI 11337 parte  5 e parte 6, norme dedicate alla precisazione delle modalità di redazione del Capitolato informativo.

Come noto, infatti, nel Capitolato informativo la stazione appaltante deve precisare i propri requisiti per la gestione informativa dell’intera commessa e, quindi, anche dell’ACDat.

Dovranno essere soddisfatti i seguenti aspetti:

  • accessibilità, secondo prestabilite regole, da parte di tutti gli attori coinvolti nel processo;
  • tracciabilità e successione storica delle revisioni apportate ai dati contenuti
  • supporto di una vasta gamma di tipologie e di formati e di loro elaborazioni
  • alti flussi di interrogazione e facilità di accesso, ricovero ed estrapolazione di dati (protocolli aperti di scambio dati)
  • conservazione e aggiornamento nel tempo
  • garanzia di riservatezza e sicurezza

Potrà essere richiesto all’affidatario di mettere a disposizione la struttura informatica ACDat ovvero la stazione appaltante stessa potrà renderla disponibile.

In ogni caso è auspicabile che la gestione di tale ambito resti in capo alla committenza (vedi figura 4), o direttamente o per il tramite di un proprio incaricato esterno.

Figura 4 – Flusso informativo ACDat – UNI 11337-5:2017

Figura 4 – Flusso informativo ACDat – UNI 11337-5

Nel Capitolato informativo la stazione appaltante dovrà precisare le modalità del flusso delle informazioni da e verso l’ACDat, ma anche all’interno dello stesso, durante tutti gli stadi e le fasi del processo realizzativo della commessa.

La piattaforma ACDat

Le UNI non specificano esplicitamente come dovrà funzionare l’ACDat e come deve essere strutturato. Esso potrà essere organizzato sul modello dell’esperienza anglosassone, in 4 aree:

  1. area in lavorazione;
  2. area in condivisione;
  3. area in pubblicazione;
  4. area in archiviazione.

In particolare, di area “in lavorazione” ne esisteranno diverse, ciascuna asservita ad un singolo team di lavoro relativo, ad esempio, a distinte professionalità (progettisti, strutturisti, impiantisti, ecc.)

Le modalità di accesso a queste aree andranno specificate nel Capitolato informativo; sinteticamente esse potranno essere improntate ai seguenti criteri:

Area “in lavorazione”Ambiente non accessibile a terzi rispetto allo specifico team di lavoro, ma con la possibilità di acquisizione di informazioni da fonti esterne (ACDat esterni, altre aree del ACDat, ecc)
Area “in condivisione”

 

Area aperta allo scambio dati, alla visibilità e alla operatività, regolamentata in maniera differenziata verso terzi accreditati
Area “in pubblicazione”

 

Area aperta allo scambio dati e alla visibilità, verso terzi accreditati
Area “in archiviazione”

 

Ambiente non accessibile a terzi

Analogamente, anche la gestione del flusso delle informazioni andrà precisata nel Capitolato informativo, così come i ruoli di ciascun attore e le relative responsabilità.

A questo scopo ogni passaggio tra un’area e la successiva prevede un gate per i modelli realizzati e sviluppati presenti nell’Area di partenza, cioè un preventivo momento di valutazione del soddisfacimento dei requisiti previsti dall’Area di destinazione.

Tali gate sono chiaramente introdotti nelle PAS britanniche (come è facile desumere direttamente dalla Figura 3), ma è necessario che per ciascuna commessa il relativo Capitolato Informativo ne precisi finalità e relativi criteri di funzionamento.

Anche in questo caso le UNI ci aiutano a definire modalità di valutazione e verifica da utilizzare chiarendo (nella UNI 11337-4 e nella UNI 11337-5) i principali aspetti da verificare, i momenti in cui tali verifiche andranno eseguite e proponendo opportuni indicatori da utilizzare.

Ma di questo ci occuperemo in un prossimo contributo.

Per visualizzare e gestire online file di qualsiasi dimensione e di diversi formati (IFC, DWG, DXF, PDF, OBJ, SKP, 3DS, RVT, ecc.) che risiedono nell’ACDat; utilizza il common data environment, che ti permette di navigare da browser, senza software stand alone, da dispositivi mobile e desktop nel modello BIM con le informazioni e i dati condivisi nell’ACDat.

 

UNI 11337: stato di lavorazione e stato di approvazione

Tali momenti di controllo, in altri termini, svolgono il ruolo di certificare l’adeguatezza delle informazioni disponibili ad un dato momento, alla specifica fase di sviluppo del processo.

Al fine di garantire agli attori del processo il consapevole utilizzo di modelli ed elaborati (e quindi del relativo contenuto informativo da essi veicolato), le UNI 11337 hanno particolarmente curato questo aspetto, precisando una metodologia che palesasse “il livello di usabilità” delle informazioni.

Ecco, quindi, che per ogni modello o elaborato (e connessi contenuti informativi), dovrà essere possibile definire uno Stato di Lavorazione e uno Stato di Approvazione.

Il passaggio da uno stato di lavorazione al successivo sarà subordinato all’esecuzione di verifiche, il cui esito (valutazione) sarà l’indicazione di uno stato di approvazione, che potrà autorizzare o meno l’effettuazione del passaggio stesso.  (vedi figura 2).

Figura 02

Figura 02

ACdat e stati di lavorazione

Gli stati di lavorazione previsti dalle UNI 11337 sono quattro, la cui progressione è logicamente correlata al naturale sviluppo del processo edilizio.

La relativa denominazione e significato è illustrata nella seguente tabella:

Stato di LavorazioneDescrizione
L0Il contenuto informativo è in fase di elaborazione o aggiornamento, pertanto esso è generalmente disponibile solo ai componenti dello specifico team di lavoro.
L1Il contenuto informativo è in fase di condivisione.

Il suo sviluppo è ritenuto soddisfacente dal parte del team di lavoro che lo ha generato, e ulteriori rilavorazioni potrebbero essere possibili in ragione di aggiustamenti dei requisiti da parte della committenza o richieste pervenute da parte degli altri team di lavoro (altre discipline).

L2Il contenuto informativo è in fase di pubblicazione.

Esso può dirsi attivo ma concluso, in quanto nessun team di lavoro ha più la necessità di apportare modifiche e/o aggiornamenti a quanto realizzato.

L3Il contenuto informativo è archiviato.

È questo il caso di una versione non più attiva in quanto legata ad un processo concluso.

Tale stato si particolarizza in due sub-stati:

  • L3.V (valido): relativo ad una versione delle informazioni “in vigore”
  • L3.S (superato): relativo a versioni precedenti a quella in vigore e, quindi, sostituite.

ACDat e stati di approvazione

Anche gli stati di approvazione sono puntualmente definiti nelle UNI 11337. Essi sono:

Stato di LavorazioneDescrizione
A0Il contenuto informativo è da approvare, in quanto non è stato ancora sottoposto a nessun processo di approvazione
A1Il contenuto informativo è approvato, avendo avuto esito positivo il processo di approvazione cui è stato sottoposto.
A2Il contenuto informativo è stato approvato con commenti.

In altri termini esso ha avuto esito parzialmente positivo, essendosi rilevate criticità che hanno generato commenti volti all’effettuazione di modifiche vincolanti per una completa approvazione.

A3Il contenuto informativo non è stato approvato.

A seguito del completamento della procedura di approvazione, esso non è risultato aderente ai requisiti progettuali, e quindi è respinto.

ACDat e livelli di verifica

Le UNI 11337 definiscono 3 livelli di verifica nel processo digitale delle costruzioni:

  • LV1 (livello di verifica 1) – verifica interna, formale;
  • LV2 (livello di verifica 2) – verifica interna, sostanziale;
  • LV3 (Livello di verifica 3) – verifica indipendente, formale e sostanziale.

Tutto quanto sin qui illustrato, consente di definire il percorso del flusso informativo del processo digitale: la figura seguente riassume sinteticamente tale fluire delle informazioni in riferimento a due modelli digitali, il primo approvato e pubblicato ed il secondo in corso di pubblicazione.

 

Figura 3 – Fonte: UNI 11337-4:2017

Flussi informativi, fonte: UNI 11337-4

 

Normativa BIM

Se si parla di norme che disciplinano il BIM dobbiamo sicuramente citare il nuovo codice appalti (dlgs 36/2023). All’art. 43 introduce l’uso progressivo di metodi e strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni e nell’Allegato I.9 fornisce informazioni di dettaglio, che in un certo modo recepiscono il vecchio decreto BIM.

In ambito nazionale, come già visto, le norme tecniche di riferimento sono quelle della famiglia UNI 11337, mentre in ambito internazionale la UNI EN ISO 19650.

Il codice appalti introduce l’obbligatorietà del BIM già a partire dal 2025 per lavori di importo superiore a un milione di euro. Gli obblighi da rispettare sono numerosi. Per adeguare al meglio i tuoi sistemi e per essere certo di rispondere appieno ai nuovi adempimenti, ti consiglio ancora una volta di affidarti ad un unico interlocutore in grado di assisterti al meglio.

 

 

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