Home » Notizie » Professioni tecniche » Abuso edilizio e direttore lavori: fino a quando sussiste la responsabilità?

Abuso edilizio e direttore lavori: fino a quando sussiste la responsabilità?

Abuso edilizio e direttore lavori: fino a quando sussiste la responsabilità?

Tempo di lettura stimato: 3 minuti

Abuso edilizio e direttore lavori: le responsabilità di quest’ultimo sussistono fino alla produzione di atti tangibili di rinuncia e denuncia. Lo ribadisce il CdS

A tutti sarà capitato di ricevere la tiratina d’orecchie o di ascoltare l’ammonizione, seppur rivolta ad altri, a suon di “Verba volant, scripta manent” o anche “carta canta e villan dorme” con riferimento ai villici di una volta che non sapevano leggere ma che avendo messo nero su bianco i loro diritti, potevano dormire sogni tranquilli: il significato dei due adagi proverbiali è lo stesso, essi rimandano ad un’antica saggezza colta che si mescola con la più genuina praticità popolare. Quindi, il messaggio e l’incitazione alla prudenza di mettere per iscritto ciò che potrebbe tutelarci in qualunque ambito è il più immediato messaggio che si coglie dalla recente sentenza n. 07227/2023, attraverso la quale il Consiglio di Stato torna ad esprimersi sulle responsabilità del direttore dei lavori in merito all’abuso edilizio. A tal riguardo, è noto che la direzione dei lavori di un cantiere implica molte responsabilità, tra le quali quella di sorveglianza su eventuali abusi edilizi. Pensiamo quindi alla complessità e all’impegno di più incarichi di tale natura svolti contemporaneamente, ma oggi per rendere più semplice tale compito, vorrei consigliarti il software per un’efficace direzione lavori e una corretta tenuta del giornale dei lavori in linea con il nuovo Codice Appalti, che ti aiuta a gestire i tuoi cantieri anche quando sei altrove, creando un ambiente di lavoro collaborativo dove ogni figura coinvolta secondo il ruolo assegnato apporta informazioni utili a ricostruire l’andamento dei lavori attraverso annotazioni, registrazioni, riserve, ordini di servizio, sopralluoghi, ecc.

Abuso edilizio e direttore lavori: basta interrompere i rapporti con il committente autore degli illeciti per cautelarsi?

Il direttore dei lavori di un cantiere privato si vedeva recapitare dal Comune un’ordinanza di demolizione di alcune opere di ristrutturazione abusive (volume tecnico per serra captante e ampliamento di una finestra) con contestuale irrogazione della sanzione amministrativa pecuniaria di 15.000 €.

Il tecnico impugnava il provvedimento presso il Tar poiché lamentava, tra l’altro, che:

  • il responsabile dell’abuso era il proprietario del fabbricato;
  • che la notifica dell’atto impugnato era avvenuta tramite pec, sistema che non garantisce la piena prova della sua effettiva consegna, con la consequenziale illegittimità del provvedimento.

Ma il Tar respingeva il ricorso, per cui il tecnico si appellava al CdS.

CdS: non risulta prova tangibile della dissociazione del direttore dei lavori dagli abusi compiuti dal committente

I giudici di Palazzo Spada ribadiscono che il direttore dei lavori può essere chiamato a rispondere dell’abuso edilizio.

Essi spiegano che la sanzione pecuniaria è stata emanata in applicazione della legge regionale apposita sulla responsabilità di vigilanza del direttore dei lavori sull’attività urbanistico-edilizia, finalizzata a scongiurare gli abusi edilizi e che la sanzione pecuniaria è irrogata in quanto sia accertata l’inottemperanza all’ordine di demolizione, come avvenuto nel caso di specie. In particolare, il CdS ha chiarito che:

Il legislatore, ai sensi del combinato disposto degli artt. 29 e 33 del d.P.R. n. 380 del 2001  (Testo unico Edilizia)…ha configurato in capo al direttore dei lavori una posizione di garanzia per il rispetto della normativa urbanistica ed edilizia, prescrivendo, a suo carico, un onere di vigilanza costante sulla corretta esecuzione dei lavori, collegato al dovere di contestazione delle irregolarità riscontrate e, se del caso, di rinunzia all’incarico, addebitandogli le conseguenze sanzionatorie dell’omesso controllo” (Cons. Stato, sez. VI, 5 novembre 2018, n. 6230).

Detto questo, secondo quanto già rilevato dal Tar, l’appellante non ha dedotto in giudizio e provato alcun elemento atto a escludere la sua responsabilità, limitandosi ad addossarla genericamente al proprietario.

In particolare, non sussiste la prova che egli abbia interrotto ogni tipo di rapporto d’ordine professionale col proprietario, limitandosi l’appellante ad affermare che, dopo la presentazione della SCIA, sono venuti meno ogni e qualsiasi rapporto d’ordine professionali tra il tecnico e il proprietario dell’immobile.

Con un’ultima chiosa, in merito alla questione della validità della raccomandata, i giudici precisano che in generale la mancata notifica dell’ingiunzione di demolizione non concreta un vizio di legittimità di quel provvedimento amministrativo ma, se del caso, la sua inefficacia nei confronti del destinatario (cfr. Cons. Stato, sez. II, 20 dicembre 2019, n. 8632).

Deve per altro escludersi anche quest’ultima evenienza dal momento che l’appellante ne è venuto pacificamente a conoscenza, avendola anche tempestivamente impugnata.

Il ricorso non è, quindi, accolto.

Scopri la nuova applicazione online per un’efficace Direzione Lavori e una corretta tenuta del Giornale dei Lavori: il software giornale dei lavori e direzione lavori in prova gratuita per un anno.

 

Per maggiore approfondimento, leggi anche questi articoli di BibLus-net:

Usa il software supervisione cantieri gratis per un anno

usbim-gdl
usbim-gdl
0 commenti

Lascia un Commento

Cosa ne pensi?
Lascia un commento sull'articolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *