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Newsletter 619 del 20 giugno 2019

In questo numero:



Focus calcolo strutturale
La verifica delle tamponature secondo le nuove NTC 2018 e la Circolare 2019
Lavori pubblici
Ecco la nuova versione del Codice appalti 2019 in PDF
Lavori pubblici
Lo Sblocca cantieri è legge: il testo definitivo in Gazzetta
Lavori pubblici
Appalti sotto soglia, le novità introdotte dallo Sblocca cantieri
Opere edili
Sblocca cantieri e distanze tra edifici, ecco le novità
Lavori pubblici
Come cambiano le regole sul subappalto dopo lo Sblocca cantieri
Opere edili
Lastrico solare, parti comuni e responsabilità in caso di danni: i chiarimenti della Cassazione
Opere edili
Ok ai nuovi laboratori autorizzati per le prove sulle strutture esistenti
Fisco
Fatturazione elettronica: i chiarimenti delle Entrate alla luce dei recenti interventi normativi
Sicurezza
Guida INAIL sulle attività di manutenzione
Certificazione energetica
I 10 consigli Enea per l’uso intelligente dell’aria condizionata
Lavori pubblici
Anas finanzia una nuova tranche del piano di manutenzione #bastabuche
Sicurezza
Transpallet carrelli elevatori: dall’Inail le indicazioni per la prevenzione degli infortuni
Certificazione energetica
Parchi nazionali: 85 milioni per l’efficientamento energetico degli immobili
Varie e brevi
Come scegliere il mutuo? Ecco la guida dell’unione consumatori
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La verifica delle tamponature secondo le nuove NTC 2018 e la Circolare 2019

Come fare la verifica delle tamponature con gli spettri di piano secondo le nuove regole (NTC 2018 e Circolare esplicativa 2019): ecco un esempio pratico

Verifica sismica delle tamponature

/ di Nicola Furcolo e Gerardo Carpentieri

Le NTC 2018 (D.M. 17 gennaio 2018) hanno aggiornato le verifiche sismiche richieste per gli elementi secondari non strutturali.

Questi ultimi comprendono “quelli con rigidezza, resistenza e massa tali da influenzare in maniera significativa la risposta strutturale e quelli che, pur non influenzando la risposta strutturale, sono ugualmente significativi ai fini della sicurezza e/o dell’incolumità delle persone” (cfr. § 7.2.3 D.M. 2018).

Si evince, quindi, che gli elementi costruttivi non strutturali, tra i quali ricadono indubbiamente le tamponature di piano, possono essere classificati in due gruppi:

  1. elementi che influenzano il comportamento globale della struttura (es. struttura a telaio in c.a., a pareti, mista, etc.), specialmente a causa della loro rigidezza (soprattutto laterale), massa e resistenza;
  2. elementi che non influenzano la risposta strutturale, ma che comunque devono essere portati in conto nell’analisi della struttura con la loro massa, ai fini della corretta determinazione dei carichi gravitazionali e sismici.
Fig. 1 - Modellazione di un telaio piano con tamponature: (a) telaio in c.a. con tamponature; (b) modello con il solo telaio nudo, per tamponature che non influenzano la risposta strutturale.

Fig. 1 – Modellazione di un telaio piano con tamponature: (a) telaio in c.a. con tamponature; (b) modello con il solo telaio nudo, per tamponature che non influenzano la risposta strutturale.

Nel caso di modellazione di telaio in c.a. con tamponature (caso (a)), il modello strutturale non potrà non tenere conto della modellazione stessa delle tamponature mediante, ad esempio, un modello agli elementi finiti con elementi beam (ad es. per la modellazione di travi e pilastri) e shell (ad es. per la modellazione di setti, pareti, e le stesse tamponature).
Una valida alternativa potrebbe essere quella di modellare il telaio con l’aggiunta di pendoli o controventi, reagenti solo a compressione, come descritto nell’Allegato 2 della Circolare 10 aprile 1997, n. 65 del Ministero dei Lavori Pubblici (esplicativa del precedente D.M. 1996).

Nel caso di modellazione di telaio in c.a. senza tamponature, invece, la tamponatura stessa può essere ritenuta di rigidezza trascurabile rispetto alla struttura portante, a causa dello spessore non eccessivo, della presenza di aperture e dell’utilizzo di elementi forati o comunque molto meno rigidi delle strutture portanti. In questa seconda ipotesi, l’effetto della tamponatura sull’analisi della struttura “nuda” viene normalmente tenuto in conto con la massa ed il peso (che tipicamente scarica sulle travi perimetrali o direttamente caricate dalla muratura, o per il tramite di un’aliquota di “incidenza tramezzi”, calcolata come carico equivalente uniformemente distribuito sui solai, come indicato al § 3.1.3 del D.M. 2018).

È da osservare che, tra i due modelli suddetti, ovvero quelli di tamponature influenzanti o meno il sistema strutturale globale, certamente è più diffuso, se non addirittura consigliabile, il secondo. Il motivo è che nel caso si confidi, al momento della progettazione dell’opera, nel contributo degli elementi non strutturali, eventuali modifiche successive (come, ad esempio, una semplice redistribuzione degli ambienti, o l’apertura di un vano in una tamponatura) dovrebbero comportare anche una nuova verifica dell’intera opera. Un’ulteriore considerazione è che, in generale, non è facile o ingegneristicamente accettabile confidare in un modello con le tamponature in quanto spesso questi elementi possono essere alloggiamento di vani come finestre o porte, nonché impianti e canalizzazioni che ne modificano il comportamento in modo difficilmente prevedibile.

Calcolo dell’incidenza tramezzi ai sensi del D.M. 2018

Il D.M. 2018 consente di tenere conto, in modo semplificato, della presenza degli elementi non strutturali nella progettazione sismica delle strutture:

  • nel caso di una distribuzione irregolare in pianta degli elementi non strutturali occorre raddoppiare l’eccentricità accidentale del centro di massa (per ciascun impalcato e per ciascuna direzione, come definito al § 7.2.6 del D.M. 2018); passando, quindi, da 0,05 a 0,1 volte la dimensione dell’edificio in direzione perpendicolare alla direzione sismica;
  • nel caso di una distribuzione irregolare in altezza degli elementi non strutturali, ad esempio a seguito di una significativa riduzione ad un piano delle tamponature, occorre amplificare di un fattore 1,4 gli effetti sismici sugli elementi verticali in quel piano.
Fig. 2 - Spostamento del centro di massa teorico per effetto delle eccentricità accidentali: a) caso di edificio con distribuzione in pianta regolare delle tamponature; b) caso di edificio con distribuzione in pianta non regolare delle tamponature.

Fig. 2 – Spostamento del centro di massa teorico per effetto delle eccentricità accidentali: a) caso di edificio con distribuzione in pianta regolare delle tamponature; b) caso di edificio con distribuzione in pianta non regolare delle tamponature.

Le verifiche degli elementi non strutturali richieste dal D.M. 2018 sono illustrate nella seguente Tabella 7.3.III, in funzione della classe d’uso dell’edificio (per come definita al § 2.4.2) e dello stato limite considerato. Si evince che, per gli elementi non strutturali (indicati con “NS”), sono richieste delle verifiche di stabilità (indicate con “STA”), per le sole classi d’uso dalla 2 alla 4 (sono, quindi, escluse le sole opere con presenza solo occasionale di persone e gli edifici agricoli) e per il solo Stato Limite di Salvaguardia della Vita (SLV).

Verifiche richieste per ciascun tipo di elemento (ST = elemento strutturale; NS = elemento non strutturale; IM = impianto), per ciascuna classe d’uso e per ciascun stato limite (cfr. Tabella 7.3.III D.M. 2018)

Il controllo del danno (allo Stato Limite di Danno, SLD, o, qualora richiesto, allo Stato Limite di Operatività, SLO) sugli elementi non strutturali, come chiarito dalla Circolare esplicativa 2019 del D.M. 2018 al § C7.3.6.2, non è oggetto di una specifica verifica, in quanto è già assicurato dal soddisfacimento delle verifiche di rigidezza di contenimento degli spostamenti relativi di piano, come previste al § 7.3.6.1 per gli elementi strutturali. Un ulteriore grado di sicurezza, nei rispetti del possibile danneggiamento delle tamponature, è implicitamente garantito del soddisfacimento dei minimi rapporti tra altezza e luce di travi e solai, ovvero, del soddisfacimento delle verifiche di deformabilità (in modo semplificato in funzione della snellezza o con calcolo esplicito delle frecce).

Spostamenti massimi consentiti alle tamponature per le verifiche sismiche

Qualora sia necessario eseguire le verifiche di stabilità, il § 7.3.6.2 del D.M. 2018 prescrive di verificare che l’elemento non strutturale non venga “espulso” sotto l’azione sismica equivalente (detta Fa). La Circolare esplicativa 2019 del D.M. 2018, al § C7.3.6.2, consente di ritenere soddisfatta la suddetta verifica utilizzando:

  • delle “leggere reti da intonaco” su ciascuna faccia della muratura, collegandole tra loro (in senso, quindi, trasversale), ed alle strutture circostanti (telaio o pareti o impalcati), con distanza in direzione orizzontale e verticale ≤ 500 mm;
  • delle armature orizzontali nei letti di malta a distanza non superiore a 500 mm.

È da osservare che, nel caso si provveda a rispettare il requisito precedente con la predisposizione di reti da intonaco, oppure con armature nei letti di malta, verrebbe necessariamente creata una connessione tra le tamponature e le strutture sismo-resistenti (telai, pareti, etc.). Se le tamponature, quindi, hanno dimensioni e spessori importanti rispetto al resto delle strutture portanti, il tecnico dovrebbe valutare la necessità di modelli aggiuntivi comprensivi delle tamponature stesse, come illustrato nei paragrafi precedenti.
Nei casi in cui non si provveda ad adottare i precedenti magisteri, o qualora si voglia effettuare una verifica “analitica” contro la possibile espulsione dei pannelli, è possibile procedere come segue.

Verifica ai sensi del D.M. 2018 e della Circolare esplicativa

Il D.M. 2018 impone, al § 7.3.6.2, che gli elementi non strutturali, tra i quali le tamponature, siano progettati impiegando opportuni magisteri idonei ad evitare la loro espulsione sotto l’azione della forza sismica orizzontale seguente, valutata per gli Stati Limite e la classe d’uso considerati (cfr. § 7.2.3 D.M. 2018):

Fa = (Sa∙Wa)/qa

dove:

  • Fa è la forza sismica orizzontale distribuita o agente nel centro di massa dell’elemento non strutturale nella direzione più sfavorevole, risultante delle forze distribuite proporzionali alla massa;
  • Sa è l’accelerazione massima, adimensionalizzata rispetto a quella di gravità, che l’elemento non strutturale subisce durante il sisma e corrisponde allo stato limite in esame (v. § 3.2.1 D.M. 2018);
  • Wa è il peso dell’elemento;
  • qa è il fattore di comportamento dell’elemento.

In assenza di specifiche determinazioni, per qa si possono assumere i valori riportati nella Tabella C7.2.I della Circolare esplicativa del D.M. 2018.

Valori di qa per elementi non strutturali

Verifica delle tamponature e delle murature portanti: spettri di piano

Lo spettro di risposta di piano del generico elemento non strutturale è dato dall’inviluppo dei valori di accelerazione massima normalizzata rispetto all’accelerazione di gravità (Sa) al variare del periodo proprio di vibrazione dell’elemento non strutturale (Ta)(§ C7.2.3 Circ. 2019).
L’accelerazione al piano j-esimo della struttura, relativa al modo di vibrare i-esimo è data da:

Sij

dove:
– φij è la j-esima componente del vettore della i-esima forma modale normalizzata al valore massimo;
– Γi è il “fattore di partecipazione modale”, dato da:

Gammai

essendo:

– τ il vettore di trascinamento corrispondente alla direzione del sisma considerata;
φi il vettore della i-esima forma modale normalizzata al valore massimo;
M la matrice di massa del sistema;
– Si(Ti) è l’ordinata dello spettro relativa al modo i-esimo (normalizzata rispetto a g ed eventualmente ridotta attraverso il fattore di comportamento q della costruzione), caratterizzato da un periodo di vibrazione Ti.
L’accelerazione dell’elemento non strutturale al piano considerato, nella direzione considerata, per il modo i-esimo, è data da:

Sa,ij

dove R è il fattore di amplificazione dell’elemento non strutturale, funzione del coefficiente di smorzamento ξa  dell’elemento, del periodo di vibrazione dell’elemento Ta e del coefficiente  β  variabile tra 0,4 e 0,5:

R

La risposta totale si può, quindi, ottenere combinando opportunamente le risposte dovute ai diversi modi per il tramite, ad esempio, della regola SRSS.

Verifica delle tamponature e delle murature portanti: formulazione semplificata

Nel presente paragrafo viene illustrato un procedimento semplificato, indicato nel § C7.2.3 della Circ. 2019, e valido per la verifica di elementi non strutturali, impianti o meccanismi locali, per qualunque tipologia di struttura.
Lo spettro di accelerazione per l’elemento non strutturale (indicato con il pedice “e”), valutato assumendo un periodo equivalente T, uno smorzamento viscoso equivalente ξ, e stimato ad una quota significativa z, è pari a:

Sez

dove Se(T,ξ)  è lo spettro di risposta al suolo, valutato per il periodo equivalente T e lo smorzamento viscoso equivalente ξ dell’elemento non strutturale; ed Sez,k(T,ξ,z)  è il contributo allo spettro di risposta di piano fornito dal k-esimo modo della struttura principale, di periodo proprio Tk e smorzamento viscoso equivalente ξk (in percentuale), pari a:

Sezk

essendo az,k(z)  il contributo del k-esimo modo alla accelerazione massima di piano:

azk

ed inoltre:
– a = 0,8 e b = 1,1 sono coefficienti che definiscono l’intervallo di amplificazione massima dello spettro di piano;
– γk è il k-esimo coefficiente di partecipazione modale della costruzione;
– Ψk(z) è il valore della k-esima forma modale alla quota z, nella posizione in pianta ove è ubicato il meccanismo locale;
– η(ξ) è il fattore che altera lo spettro elastico (cfr. eq. (3.2.6) D.M. 2018).
L’accelerazione massima alla quota z è, quindi:

az

mentre il contributo al picco di accelerazione spettrale in corrispondenza del periodo Tk, fornito da k-esimo modo, vale:

Sezk

Nella verifica in oggetto, è tipicamente sufficiente considerare il solo primo modo di vibrare, ed il periodo T1 si può assumere pari al periodo T* calcolato con la [C7.3.6] nel caso di analisi statica non lineare, oppure pari a quello calcolato con la [7.3.6] negli altri casi. Inoltre, il coefficiente di partecipazione modale per strutture con masse distribuite uniformemente lungo l’altezza, si può approssimare come:

g1

essendo n il numero di piani.
Qualora non sia stata effettuata una analisi modale della struttura, oppure ci si trovi nel caso di edifici con struttura intelaiata; la verifica degli elementi non strutturali può essere effettuata in modo semplificato, facendo dipendere gli spettri di piano dalla quota (z) dell’elemento non strutturale, nonché da alcuni parametri opportunamente calibrati, come illustrato nel seguito.

Formulazione semplificata per strutture a telaio

Nell’ipotesi di costruzioni con struttura a telai ed andamento delle accelerazioni strutturali linearmente crescente con l’altezza, l’accelerazione massima Sa può essere determinata attraverso l’espressione seguente (cfr. C7.2.3 Circ. 2019):

Sa(Ta)

dove:

  • α è il è il rapporto tra l’accelerazione massima del terreno ag su sottosuolo tipo A da considerare nello stato limite in esame (cfr. § 3.2.1 del D.M. 2018) e l’accelerazione di gravità g;
  • S=ST∙Ss è il coefficiente che tiene conto della categoria di sottosuolo e delle condizioni topografiche secondo quanto riportato nel § 3.2.3.2.1 del D.M. 2018;
  • Ta è il periodo fondamentale di vibrazione dell’elemento non strutturale, per il quale si può fare riferimento alla seguente formulazione, che consente di calcolare i periodi di vibrazione dei rispettivi modi assimilando l’elemento ad una trave appoggiata-appoggiata:

Ta

dove:

  • k è un numero intero ed indica il modo di vibrare preso in esame per l’elemento non strutturale (=1,2,3, per il primo, secondo, terzo modo di vibrazione, …);
  • h [mm] è l’altezza della tamponatura;
  • A= s∙L [mm2] è l’area di base della tamponatura, con:
    • s è lo spessore della tamponatura comprensivo anche delle parti non aventi funzione resistente (intonaco, isolamento, ecc.)
    • L è la lunghezza della tamponatura;
  • γm [N/mm3] è il peso per unità di volume della tamponatura;
  • E=1000∙fk [N/mm2] è il modulo elastico della tamponatura, con:
    • fk [N/mm2] è resistenza caratteristica a compressione della tamponatura (vedi Tab. 11.10.VI D.M. 2018);
  • I [mm4] è il momento di inerzia della tamponatura rispetto all’asse baricentrico ortogonale alla forza Fa;
  • g [mm/s2] è l’accelerazione di gravità.
  • T1 è il periodo fondamentale di vibrazione della costruzione nella direzione considerata;
  • z è la quota del baricentro dell’elemento non strutturale misurata a partire dal piano di fondazione (cfr. § 3.2.2 D.M. 2018) (pari sempre a 0 nel caso di strutture con isolamento sismico);
  • H è l’altezza della costruzione misurata a partire dal piano di fondazione;
  • a, b, ap sono parametri definiti in accordo con il periodo fondamentale di vibrazione della costruzione (T1) (cfr. Tab. C7.2.II Circ. 2019).

Parametri a, b, ap

Nel caso in cui l’elemento non strutturale sia costituito da una parete muraria che realizza un tamponamento di una struttura sismo-resistente intelaiata, è possibile utilizzare le formulazioni riportate nel seguente paragrafo.

Formulazione per pareti in muratura portante

Nel presente paragrafo si riportano le formulazioni semplificate, per pareti murarie, presenti nel D.M. 2018.
Il D.M. 2018 consente di effettuare la verifica fuori piano di pareti murarie portanti assumendo un fattore di comportamento qa = 3 ed un coefficiente sismico (cfr. § 7.8.1.5.2 D.M. 2018):

Verifica ai sensi degli Eurocodici

La normativa UNI EN 1998-1:2013, invece, utilizza la seguente formulazione lievemente modificata rispetto alla normativa tecnica italiana:

Fa = (Sa∙Wa∙γa)/qa

in cui γa è il coefficiente di importanza dell’elemento non strutturale, definito al punto 4.3.5.3 della UNI EN 1998-1:2013 nel seguente modo:
– γa ≥ 1,5 nel caso di elementi non strutturali costituiti da elementi di ancoraggio di macchinari e attrezzature necessari alla funzionalità dei sistemi di sicurezza oppure da serbatoi e contenitori di sostanze tossiche o esplosive, ritenute pericolose per la sicurezza generale per le persone;
– γa = 1,0 in tutti gli altri casi.

Una classificazione tipologica del tutto simile a quella della precedente tabella è anche riportata nel Prospetto 4.4 della UNI EN 1998-1:2013; per cui il coefficiente di comportamento assume gli stessi valori sia per il D.M. 2018 che per la UNI EN 1998-1:2013.

La norma UNI EN 1998-1:2013, inoltre, assume un coefficiente sismico pari a (eq. (4.24) UNI EN 1998-1:2013):

Sa

dove:

  • α è il rapporto tra l’accelerazione massima del terreno ag su sottosuolo tipo A da considerare nello stato limite in esame e l’accelerazione di gravità g;
  • S=ST∙Ss è il coefficiente che tiene conto della categoria di sottosuolo e delle condizioni topografiche;
  • Ta è il periodo fondamentale di vibrazione dell’elemento non strutturale;
  • T1 è il periodo fondamentale di vibrazione della costruzione nella direzione considerata;
  • z è la quota del baricentro dell’elemento non strutturale misurata a partire dal piano di fondazione;
  • H è l’altezza della costruzione misurata a partire dal piano di fondazione.

Verifiche di sicurezza delle tamponature

Una volta calcolate le accelerazioni massime e le forze sismiche applicate sulle tamponature, è possibile condurre le classiche verifiche di resistenza e stabilità della tamponatura, assumendo le necessarie ipotesi di vincolo e carico (ad esempio, tamponatura appoggiata con carico concentrato o distribuito, oppure meccanismo di collasso pertinente).

In entrambi i casi occorre stimare il momento sollecitante, provocato dai carichi laterali, ed eseguire le verifiche a flessione fuori piano, calcolando il momento resistente della muratura. Questo può essere stimato assumendo per la muratura un diagramma di tipo “stress-block” a compressione (con tensione massima di compressione pari a 0,85 fd). In queste ipotesi, il momento resistente può essere assunto pari a:

MRd = (L∙s2∙σ0/2)(1-σ0/0.85∙fd)

dove:
– L [mm] è la lunghezza della tamponatura (= 1000 mm per una striscia unitaria);
– s [mm] è lo spessore della tamponatura;
– σ0[N/mm2] è la tensione normale media di compressione (= NEd / (L s));
– fd = fkM è la resistenza a compressione di progetto della muratura (per i valori di γM vedere il § 7.8.1.1 del D.M. 2018).

Verifica delle tamponature: un esempio numerico

Nel seguito viene riportato un esempio di calcolo per tamponamenti esterni, per i quali il fattore di struttura qa è pari a 2 (gruppo 2 dalla Tab. C7.2.I D.M. 2018). Le tamponature oggetto di verifiche sono costituite da blocchi forati. Tutti i calcoli successivi fanno riferimento alle tamponature dell’ultimo livello dove le azioni dovute al sisma sono più gravose. Le caratteristiche geometriche e meccaniche della tamponatura sono di seguito riportate:

  • Z = 7,5 m, quota del baricentro della tamponatura rispetto allo spiccato della fondazione;
  • H = 9,0 m, altezza dell’edificio rispetto allo spiccato della fondazione;
  • h = 2,5 m, altezza della tamponatura;
  • fk = 2,00 N/mm2, resistenza caratteristica a compressione della tamponatura;
  • E = 2000 N/mm2, modulo elastico del materiale;
  • s = 350 mm, spessore della tamponatura, comprensivo di intonaco e isolamento;
  •  = 5 m, lunghezza, in pianta, della tamponatura;
  • A = 1,75×106 mm4, area di base della tamponatura;
  • I = L∙s3/12= 1,7865×1010 mm4, momento di inerzia della tamponatura;
  • γm = 8000 N/m3, peso per unità di volume della tamponatura;
  • g = 9,81 m/s2, accelerazione di gravità.

Il periodo di vibrazione dell’elemento non strutturale (Ta), ponendo k = 1, è pari a:

Ta

Il calcolo dell’accelerazione Sa è stato condotto facendo riferimento ai seguenti dati:

  • Ss = 1,0, coefficiente di amplificazione stratigrafico;
  • ST = 1,0, coefficiente di amplificazione topografico;
  • α =0,11 ag/g, accelerazione di riferimento allo SLV su sottosuolo rigido;
  • S = Ss ST = 1.0, prodotto fra la categoria stratigrafica e topografica;
  • T1 =0,55 s, periodo fondamentale della struttura in direzione ortogonale al piano della tamponatura.

L’accelerazione massima Sa, da considerare per la stima della forza sismica Fa, stimata con la formulazione semplificata degli spettri di piano per strutture a telaio (cfr. eq. [C7.2.11]), risulta:

Sa(Ta)

essendo:

  • Ta < aT;
  • a = 0,3;
  • b = 1,2;
  • ap = 4,0.

Nel caso si adotti, invece, la formulazione dell’Eurocodice 8, si otterrebbe:

Sa(Ta)

Infine, qualora si consideri la tamponatura al pari di una muratura portante, l’accelerazione sismica risulta, utilizzando la formula al § 7.8.1.5.2 D.M. 2018:

Sa

La nuova formulazione semplificata degli spettri di piano, quindi, sembrerebbe fornire, per l’esempio condotto, un’accelerazione massima leggermente più bassa di quella che si otterrebbe con l’Eurocodice 8. Una volta stimate le accelerazioni massime, è possibile calcolare la forza sismica orizzontale e le sollecitazioni che essa provoca sulla tamponatura. Secondo le indicazioni della normativa vigente, questa azione va considerata sia come uniformemente distribuita che come concentrata nel baricentro dell’elemento. Una volta note le sollecitazioni (momenti flettenti e tagli nell’elemento) è possibile eseguire le classiche verifiche di resistenza dei pannelli murari.

Verifica delle tamponature e delle murature portanti con un software di calcolo strutturale

EdiLus, il software ACCA per il calcolo strutturale, viene in aiuto del tecnico ai fini della corretta modellazione delle tamponature ai sensi delle NTC 2018 con la circolare 2019, oppure dell’Eurocodice 8.

E’ possibile effettuare in automatico le seguenti operazioni:

1) raddoppiare l’eccentricità accidentale del centro di massa (per ciascun impalcato e per ciascuna direzione, come definito al § 7.2.6 del D.M. 2018) nel caso di una distribuzione irregolare in pianta degli elementi non strutturali;

Tamponamenti irregolari in pianta con Edilus

2) amplificare di un fattore 1,4 gli effetti sismici sugli elementi verticali in quel piano, nel caso di una distribuzione irregolare in altezza degli elementi non strutturali, ad esempio a seguito di una significativa riduzione, ad un piano, delle tamponature;

Amplificazione 1,4 tamponature

3) esportare un modello precompilato per la verifica delle tamponature non strutturali;

Relazione tecnica tamponature

4) eseguire le verifiche dei meccanismi di collasso sismici dei pannelli murari portanti, calcolando la massima accelerazione con gli spettri di piano definiti nella Circolare esplicativa 2019 delle NTC 2018.

Verifica cinematismi pareti murarie Circolare 2019

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Ecco la nuova versione del Codice appalti 2019 in PDF

E’ già disponibile la nuova versione 2019 del Codice appalti aggiornato allo Sblocca cantieri (Legge n. 55/2019). Scarica subito il documento in PDF

La Legge n. 55/2019, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 140/2019, di conversione del dl n. 32/2019 “Sblocca cantieri”, ha introdotto una serie di modifiche sostanziali al Codice appalti (dlgs 50/2016).

Riportiamo di seguito le principali novità:

  • la sospensione di alcuni articoli del Codice, in particolare:
    • obbligo di utilizzo della centrale di committenza/stazione unica appaltante per i Comuni non capoluogo di provincia
    • divieto di affidamento congiunto della progettazione e dell’esecuzione (appalto integrato)
    • obbligo di utilizzo dell’Albo dei commissari di gara
  • le procedure di affidamento anche in caso di disponibilità di finanziamenti limitati alle sole attività di progettazione
  • l’introduzione della disciplina semplificata per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria
  • la limitazione del parere obbligatorio del Consiglio superiore dei lavori pubblici per i soli lavori con importi superiori a 75 milioni di euro
  • l’espressione del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, che è ridotto a 45 giorni dalla trasmissione del progetto
  • la possibilità di istituire un collegio consultivo tecnico con funzioni di assistenza per la rapida risoluzione delle controversie relative all’esecuzione del contratto
  • le varianti da apportare al progetto definitivo approvato dal CIPE sono approvate esclusivamente dal soggetto aggiudicatore
  • la modifica del limite dei lavori in subappalto che sale al 40% dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture
  • la sospensione del comma 6 dell’art. 105 (indicazione della terna di sub appaltatori)
  • per quanto riguarda i motivi di esclusione si prevede i certificati e gli altri documenti, presentati anche dai subappaltatori, hanno una durata pari a 6 mesi dalla data del rilascio
  • il superamento, in parte, delle linee guida Anac e dei decreti attuativi che saranno sostituiti da un regolamento unico
  • le modalità e le soglie per l’affidamento di lavori

Di seguito il download per scaricare il nuovo Codice appalti PDF 2019

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Lo Sblocca cantieri è legge: il testo definitivo in Gazzetta

Lo Sblocca cantieri è stato convertito in legge con la pubblicazione in Gazzetta: contiene importanti modifiche al Codice appalti

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 140 del 17 giugno  2019 la legge n. 55/2019 (di conversione del dl n. 32/2019 “Sblocca cantieri”) dal titolo:

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, recante disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici.

Ricordiamo che il testo originario del dl, uscito dalla seduta n. 55 del Consiglio dei Ministri, durante l’iter di conversione in legge è stato profondamente modificato in Senato. In particolare, una serie di emendamenti al testo hanno modificato il Capo I.

Con la conversione in legge dello Sblocca cantieri diventano operative una serie di modifiche al Codice appalti ed al Testo Unico sull’edilizia. 

La legge n. 55/2019

Il decreto Sblocca cantieri, ora convertito nella legge n. 55/2019, è il provvedimento che introduce disposizioni urgenti che dovrebbero favorire la crescita economica e a dare impulso al sistema produttivo del Paese, mediante l’adozione di misure volte alla semplificazione del quadro normativo e amministrativo connesso ai pubblici affidamenti, concernenti, in particolare, la disciplina dei contratti pubblici.

Il testo finale contiene:

Capo I: Norme in materia di contratti pubblici, di accelerazione degli interventi infrastrutturali, e di rigenerazione urbana

  • art.1  – Modifiche al codice dei contratti pubblici e sospensione sperimentale dell’efficacia di disposizioni in materia di appalti pubblici e in materia di economia circolare
  • art.2 – Disposizioni sulle procedure di affidamento in caso di crisi di impresa
  • art.2 bis  – Norme urgenti in materia di soggetti coinvolti negli appalti pubblici
  • art.3 – Disposizioni in materia di semplificazione della disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche
  • art.4 – Commissari straordinari, interventi sostitutivi e responsabilità erariali
  • art.5 – Norme in materia di rigenerazione urbana

Capo II: Disposizioni relative agli eventi sismici nella regione Molise e dell’area etnea

Capo III: Disposizioni relative agli eventi sismici dell’Abruzzo nell’anno 2009, del Nord e del Centro Italia negli anni  2012, 2016 e 2017 e nei Comuni di Casamicciola Terme e Lacco Ameno dell’isola di Ischia nel 2017

Le modifiche al Codice dei contratti pubblici

Le principiali modifiche al Codice appalti, contenute nel capo I, riguardano:

  • la sospensione di alcuni articoli del Codice, in particolare:
    • obbligo di utilizzo della centrale di committenza/stazione unica appaltante per i Comuni non capoluogo di provincia, di cui all’art. 37, comma 4, del dlgs n. 50/2016
    • divieto di affidamento congiunto della progettazione e dell’esecuzione (appalto integrato), di cui all’art. 59, comma 1, quarto periodo, del dlgs n. 50/2016
    • obbligo di utilizzo dell’Albo dei commissari di gara, di cui all’art. 77, comma 3, del dlgs n. 50/2016; fermo restando l’obbligo di individuare i commissari secondo regole di competenza e trasparenza, preventivamente individuate da ciascuna stazione appaltante
  • le procedure di affidamento anche in caso di disponibilità di finanziamenti limitati alle sole attività di progettazione
  • l’introduzione della disciplina semplificata per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria (purché non prevedano il rinnovo o la sostituzione di parti strutturali di opere o impianti)
  • la limitazione del parere obbligatorio del Consiglio superiore dei lavori pubblici per i soli lavori con importi superiori a 75 milioni di euro
  • l’espressione del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, che è ridotto a 45 giorni dalla trasmissione del progetto
  • la possibilità di istituire un collegio consultivo tecnico con funzioni di assistenza per la rapida risoluzione delle controversie relative all’esecuzione del contratto
  • le varianti da apportare al progetto definitivo approvato dal CIPE sono approvate esclusivamente dal soggetto aggiudicatore qualora non superino del 50% il valore del progetto approvato
  • la modifica del limite dei lavori in subappalto che sale al 40% dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture
  • la sospensione del comma 6 dell’art. 105 (indicazione della terna di sub appaltatori)
  • per quanto riguarda i motivi di esclusione si prevede i certificati e gli altri documenti, presentati anche dai subappaltatori, hanno una durata pari a 6 mesi dalla data del rilascio
  • il superamento, in parte, delle linee guida Anac e dei decreti attuativi (emanati ed ancora da emanare in attuazione del dlgs n. 50/2016), che saranno sostituiti da un regolamento unico
  • l’affidamento di lavori:
    • di importo tra i 40.000 euro i 150.000 euro, o alle soglie di cui all’articolo 35 per le forniture e i servizi, mediante affidamento diretto previa valutazione di tre preventivi, ove esistenti, per i lavori; per i servizi e le forniture si procede mediante procedura negoziata, previa consultazione di almeno cinque operatori economici individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti
    • di importo tra i 150.000 euro e i 350.000 euro, mediante la procedura negoziata di cui all’articolo 63 previa consultazione, ove esistenti, di almeno dieci operatori economici
    • di importo tra i 350.000 euro e 1.000.000 di euro, mediante la procedura negoziata di cui all’articolo 63 previa consultazione, ove esistenti, di almeno quindici operatori economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici
    • per affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 1.000.000 di euro e fino alle soglie di cui all’articolo 35, mediante ricorso alle procedure di cui all’articolo 60, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 97, comma 8

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Appalti sotto soglia, le novità introdotte dallo Sblocca cantieri

Appalti sotto soglia: affidamento diretto per lavori tra 40.000 e 150.000 ma con valutazione di 3 preventivi; procedura negoziata tra i 150.000 e i 350.000 euro, con invito di 10 operatori

E’ in vigore dal 18 giugno 2019 la legge 14 giugno 2019, n. 55, contenente:

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, recante disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici.

Diverse le novità introdotte a seguito della conversione del decreto sblocca cantieri (dl n. 32/2019) in tema di affidamento dei contratti di importo inferiore alla soglia comunitaria, intervenendo in modifica del codice appalti (dlgs n. 50/2016).

Le novità per l’affidamento degli appalti sotto soglia

La novità di rilievo, con la conversione del decreto Sblocca cantieri, riguardano le fasce di importo che diventano cinque e le relative modalità di affidamento.

appalti sotto soglia

Appalti sotto soglia: le 5 fasce dello Sblocca cantieri

Di seguito le 5 fasce di importo per gli affidamenti sotto la soglia comunitaria, negli appalti di servizi e lavori, alla luce del decreto Sblocca cantieri (dl n. 32/2019) come modificato dalla legge di conversione (legge n. 55/2019):

  1. per i contratti di importo fino a 40.000 euro non viene introdotta nessuna variazione rispetto al testo previgente: è mantenuta la possibilità di affidamento diretto anche senza previa consultazione di due o più operatori economici o per i lavori in amministrazione diretta
  2. per i contratti tra 40.000 euro e inferiori a 150.000 euro si ha una disciplina diversa a seconda che si tratti di lavori o di forniture e servizi:
    • per i lavori è previsto l’affidamento diretto previa valutazione di almeno 3 preventivi, ove esistenti
    • per le forniture e i servizi è previsto il ricorso alla procedura negoziata previa consultazione, ove esistenti, di almeno 5 operatori economici individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di fiducia
  3. per l’affidamento di contratti di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 350.000 euro, riguardante solo i lavori, si deve ricorrere alla procedura negoziata previa consultazione, ove esistenti, di almeno 10 operatori economici individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di fiducia, e comunque nel rispetto del criterio di rotazione degli inviti
  4. per i contratti tra i 350.000 euro e 1 milione di euro, relativi sempre solo ai lavori, l’affidamento deve avvenire sempre mediante procedura negoziata previa consultazione, ove esistenti, di almeno 15 operatori economici
  5. sempre per i lavori, per l’importo oltre 1 milione di euro è previsto il ricorso alla procedura aperta e con possibilità di prevedere l’applicazione del meccanismo di esclusione automatica delle offerte anomale, purché il numero delle offerte sia pari o superiore a 10.

La prima novità consiste, quindi, nella previsione secondo cui i committenti possono procedere mediante affidamento diretto per i contratti ricompresi tra 40.000 e 150.000 euro, previa consultazione di 3 operatori economici ove esistenti, invece della procedura negoziata precedentemente prevista.

La seconda novità sostanziale riguarda, invece, i contratti ricompresi tra 150.000 e 350.000 euro, innalzando il limite che precedentemente era fino a 150.000 euro, il cui affidamento deve avvenire tramite procedura negoziata con invito di almeno 10 operatori economici; nella previsione originaria per i lavori ricompresi tra 150.000 e 350.000 euro la procedura negoziata prevedeva, invece, l’invito di 15 operatori.

Modifiche al dlgs n. 50/2016

  • all’articolo 36 del dlgs 50/2016, al comma 2, la lettera b) è sostituita dalla seguente:

per affidamenti di importo pari o superiore a 40.000 euro e inferiore a 150.000 euro per i lavori, o alle soglie di cui all’articolo 35 per le forniture e i servizi, mediante affidamento diretto previa valutazione di tre preventivi, ove esistenti, per i lavori, e, per i servizi e le forniture, di almeno cinque operatori economici individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti. I lavori possono essere eseguiti anche in amministrazione diretta, fatto salvo l’acquisto e il noleggio di mezzi, per i quali si applica comunque la procedura di cui al periodo precedente. L’avviso sui risultati della procedura di affidamento contiene l’indicazione anche dei soggetti invitati.

  • al comma 2, la lettera c) è sostituita dalle seguenti:

per affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 350.000 euro, mediante la procedura negoziata di cui all’articolo 63 previa consultazione, ove esistenti, di almeno dieci operatori economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici. L’avviso sui risultati della procedura di affidamento contiene l’indicazione anche dei soggetti invitati;

  • c-bis)

per affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 350.000 euro e inferiore a 1.000.000 di euro, mediante la procedura negoziata di cui all’articolo 63 previa consultazione, ove esistenti, di almeno quindici operatori economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti, individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici. L’avviso sui risultati della procedura di affidamento contiene l’indicazione anche
dei soggetti invitati;

  • 3) al comma 2, la lettera d) è sostituita dalla seguente:

per affidamenti di lavori di importo pari o superiore a 1.000.000 di euro e fino alle soglie di cui all’articolo 35 mediante ricorso alle procedure di cui all’articolo 60, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 97, comma 8.

Versione originaria del dlgs 50/2016

Nella versione originaria, l’art. 36 del dlgs 50/2016, prevedeva la possibilità di affidamento diretto per i contratti fino a 40.000 euro; al di sopra di tale importo venivano individuate 3 fasce di importo:

  1. per l’affidamento di prestazioni di importo ricompreso tra 40.000 e 150.000 euro per i lavori e le soglie comunitarie per le forniture e i servizi era previsto lo svolgimento di una procedura negoziata a cui dovevano essere invitati, se esistenti, almeno 10 operatori economici. La scelta di questi ultimi doveva avvenire tramite indagine di mercato o elenchi precostituiti, garantendo il principio della rotazione.
    Le indicazioni circa le modalità di svolgimento delle indagini di mercato e la tenuta degli elenchi di operatori economici venivano fornita dalle linee guida n. 4 dell’Anac.
  2. per l’affidamento dei contratti di lavori tra i 150.000 e 1 milione di euro era previsto lo svolgimento di una procedura negoziata secondo i medesimi criteri illustrati per la fascia precedente, ma 15 gli operatori economici da invitare.
  3. per i contratti di lavori di importo superiore a 1 milione di euro, l’affidamento doveva avvenire attraverso l’espletamento di procedure ordinarie, venendosi a concretizzare, in riferimento alle modalità di affidamento, una sostanziale equiparazione con i contratti di importo superiore alla soglia comunitaria.

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Sblocca cantieri e distanze tra edifici, ecco le novità

Lo Sblocca cantieri modifica il dpr 380/2001 in materia di distanze tra edifici: i limiti del dm 1444/68 valgono solo in zona C. Più facili le operazioni di demolizione e ricostruzione

E’ in vigore dal 17 giugno 2019 la legge di conversione dello Sblocca-cantieri che va a modificare notevolmente il Codice appalti (dlgs n. 50/2016), le procedure che riguardano le pratiche per interventi strutturali e per lavori da realizzare in zone sismiche, nonché il Testo Unico dell’Edilizia (dpr n. 380/2001).

In particolare, in merito al Testo Unico dell’Edilizia ecco le novità in tema di distanze tra fabbricati:

  • le distanze minime tra i fabbricati stabilite dall’articolo 9 del dm 1444 del 1968 si applicano esclusivamente alle zone di espansione C
  • sono sempre possibili le operazioni di demolizione e ricostruzione, purché avvengano nel rispetto del vecchio sedime, delle distanze preesistenti e senza incremento né di volume  né di altezza.

L’art. 5 della legge di conversione Sblocca cantieri (dl n. 32/2019), contenente norme in materia di rigenerazione urbana, prevede che all’articolo 2-bis del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti:

1-bis. Le disposizioni del comma 1 sono finalizzate a orientare i comuni nella definizione di limiti di densità edilizia, altezza e distanza dei fabbricati negli ambiti urbani consolidati del proprio territorio.

1-ter. In ogni caso di intervento di demolizione e ricostruzione, quest’ultima e’ comunque consentita nel rispetto delle distanze legittimamente preesistenti purché sia effettuata assicurando la coincidenza dell’area di sedime e del volume dell’edificio ricostruito con quello demolito, nei limiti dell’altezza massima di quest’ultimo;

b-bis) le disposizioni di cui all’articolo 9, commi secondo e terzo, del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, si interpretano nel senso che i limiti di distanza tra i fabbricati ivi previsti si considerano riferiti esclusivamente alle zone di cui al primo comma, numero 3), dello stesso articolo 9.

Ricostruzione e demolizione nel rispetto delle distanze preesistenti

In base alla legge sblocca cantieri, la ricostruzione e demolizione è consentita nel rispetto delle distanze legittimamente preesistenti, a condizione che:

  • ci sia il rispetto dei limiti di altezza dell’edificio demolito
  • l’area di sedime e il volume dell’edificio ricostruito devono coincidere con quelli del fabbricato demolito.

La norma, in pratica, presuppone un’invarianza del complessivo volume dell’edificio ricostruito e dell’altezza dello stesso, nonché dell’area di sedime (non consentendo riduzioni o aumento dell’area di sedime).

Distanza tra fabbricati

Le disposizione, di cui all’art. 9 del dm 1444/1968, si applicano esclusivamente alle zone di espansione (zone territoriali omogenee C).

L’esclusione, quindi, delle zone A e B al rispetto delle distanze minime previste dall’art. 9 del dm 1444/1968, è finalizzata alle operazioni di rigenerazione urbana.

Art. 9 dm 1444/1968 – Limiti di distanza tra i fabbricati

Le distanze minime, previste dal dm 1444/1968, tra fabbricati per le diverse zone territoriali omogenee sono stabilite come segue:

  • Zone A): per le operazioni di risanamento conservativo e per le eventuali ristrutturazioni, le distanze tra gli edifici non possono essere inferiori a quelle intercorrenti tra i volumi edificati preesistenti, computati senza tener conto di costruzioni aggiuntive di epoca recente e prive di valore storico, artistico o ambientale

Nuovi edifici ricadenti in altre zone: è prescritta in tutti i casi la distanza minima assoluta di m. 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti

  • Zone C): è altresì prescritta, tra pareti finestrate di edifici antistanti, la distanza minima pari all’altezza del fabbricato più alto; la norma si applica anche quando una sola parete sia finestrata, qualora gli edifici si fronteggino per uno sviluppo superiore a ml. 12.

Le distanze minime tra fabbricati, tra i quali siano interposte strade destinate al traffico dei veicoli (con esclusione della viabilità a fondo cieco al servizio di singoli edifici o di insediamenti), debbono corrispondere alla larghezza della sede stradale maggiorata di:

  • m 5,00 per lato, per strade di larghezza inferiore a m 7
  • m 7,50 per lato, per strade di larghezza compresa tra m 7 e m 15
  • m 10,000 per lato, per strade di larghezza superiore a m 15.

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Come cambiano le regole sul subappalto dopo lo Sblocca cantieri

Con lo Sblocca cantieri diventa subappaltabile il 40% dei lavori e viene sospeso l’obbligo di nomina di una terna di subappaltatori per ciascuna offerta

La Legge n. 55/2019 (di conversione del dl n. 32/2019 “Sblocca cantieri”), pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 140 del 17 giugno  2019, modifica molti articoli del Codice appalti tra cui l’articolo 105 che regolamenta i subappalti.

Nello specifico la nuova legge al capo I, art 1, comma 18, riporta:

Nelle more di una complessiva revisione del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, fino al 31 dicembre 2020, in deroga all’articolo 105, comma 2, del medesimo codice, fatto salvo quanto previsto dal comma 5 del medesimo articolo 105, il subappalto è indicato dalle stazioni appaltanti nel bando di gara e non può superare la quota del 40 per cento dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture.

Fino alla medesima data di cui al periodo precedente, sono altresì sospese l’applicazione del comma 6 dell’articolo 105 e del terzo periodo del comma 2 dell’articolo 174, nonché le verifiche in sede di gara, di cui all’articolo 80 del medesimo codice, riferite al subappaltatore.

In pratica, rispetto a quanto previsto dal dl n. 32 (decreto sblocca cantieri), invece di abrogare i suddetti commi si è deciso si sospenderli in attesa di una revisione complessiva del Codice.

I commi che vengono sospesi del Codice

Di seguito riportiamo i testi dei commi 2 e 6 dell’art. 105 che vengono derogati/sospesi:

Comma 2 – Importo subappaltabile massimo 

Il subappalto è il contratto con il quale l’appaltatore affida a terzi l’esecuzione di parte delle prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto. Costituisce, comunque, subappalto qualsiasi contratto avente ad oggetto attività ovunque espletate che richiedono l’impiego di manodopera, quali le forniture con posa in opera e i noli a caldo, se singolarmente di importo superiore al 2 per cento dell’importo delle prestazioni affidate o di importo superiore a 100.000 euro e qualora l’incidenza del costo della manodopera e del personale sia superiore al 50 per cento dell’importo del contratto da affidare. L’affidatario comunica alla stazione appaltante, prima dell’inizio della prestazione, per tutti i subcontratti che non sono subappalti, stipulati per l’esecuzione dell’appalto, il nome del sub-contraente, l’importo del sub-contratto, l’oggetto del lavoro, servizio o fornitura affidati. Sono, altresì, comunicate alla stazione appaltante eventuali modifiche a tali informazioni avvenute nel corso del sub-contratto. è altresì fatto obbligo di acquisire nuova autorizzazione integrativa qualora l’oggetto del subappalto subisca variazioni e l’importo dello stesso sia incrementato nonché siano variati i requisiti di cui al comma 7. 

Con la legge n. 55/2019 viene in pratica momentaneamente innalzata, dal 30% al 40%, nei bandi di gara, la soglia massima degli importi complessivi subappaltabili.

Comma 6 – Indicazione la terna di subappaltatori

E’ obbligatoria l’indicazione della terna di subappaltatori in sede di offerta, qualora gli appalti di lavori, servizi e forniture siano di importo pari o superiore alle soglie di cui all’articolo 35 o, indipendentemente dall’importo a base di gara, riguardino le attività maggiormente esposte a rischio di infiltrazione mafiosa, come individuate al comma 53 dell’articolo 1 della legge 6 novembre 2012, n. 190. Nel caso di appalti aventi ad oggetto più tipologie di prestazioni, la terna di subappaltatori va indicata con riferimento a ciascuna tipologia di prestazione omogenea prevista nel bando di gara. Nel bando o nell’avviso di gara la stazione appaltante prevede, per gli appalti sotto le soglie di cui all’articolo 35: le modalità e le tempistiche per la verifica delle condizioni di esclusione di cui all’articolo 80 prima della stipula del contratto stesso, per l’appaltatore e i subappaltatori; l’indicazione dei mezzi di prova richiesti, per la dimostrazione delle circostanze di esclusione per gravi illeciti professionali come previsti dal comma 13 dell’articolo 80.

Viene, quindi, momentaneamente sospeso l’obbligo di indicare una terna di subappaltatori in sede di offerta indipendentemente dall’importo a base di gara.

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Lastrico solare, parti comuni e responsabilità in caso di danni: i chiarimenti della Cassazione

La Cassazione chiarisce che un cortile condominiale che sorge su autorimesse non può essere considerato al pari di un lastrico solare: in caso di danni la responsabilità è solo del condominio

Con la sentenza n. 14511/2019 della Corte di Cassazione si chiariscono le differenze tra la ripartizione di spese relative ai danni di infiltrazioni causati dal lastrico solare (di proprietà esclusiva o condominiale) ed i danni generati da cortili e viali condominiali (che coprono locali sottostanti di proprietà esclusiva).

I fatti in breve

Un condomino di uno stabile lamentava che, nei due locali autorimessa di sua proprietà, ubicati nel piano seminterrato posto al di sotto del cortile condominiale di accesso allo stabile, si erano verificate infiltrazioni d’acqua provenienti dal cortile.

Pertanto citava il condominio a comparire dinanzi al giudice di pace e chiedeva che il condominio fosse dichiarato responsabile dei danni subiti e condannato al relativo risarcimento. Espletata la c.t.u., il giudice di primo grado accoglieva la domanda e quindi condannava il condominio a risarcire il proprietario.

Veniva quindi prima presentato ricorso in Appello da parte del condominio e, a seguito del rigetto dello stesso, veniva fatto ricorso in Cassazione.

Tra i motivi di ricorso il condominio chiedeva che per la ripartizione delle spese, invece della suddivisione tra tutti i condomini  (criterio di cui al combinato disposto degli artt. 1125 e 1123, 2° co., cod. civ.), venisse applicato il criterio di ripartizione ex art. 1126 cod. civ. utilizzato per i danni causati dai lastrici solari agli appartamenti sottostanti.

Tale criterio prevede che al pagamento dei danni concorrano tutti i condomini, per due terzi, e per il restante terzo il proprietario superficiario o titolare del diritto di uso esclusivo.

La decisione della Cassazione

La Cassazione premette che è:

innegabilmente l’obbligo del singolo condomino di contribuire in misura proporzionale al valore della sua unità immobiliare alle spese necessarie per la manutenzione e riparazione delle parti comuni dell’edificio, opera pur ai fini della rifusione dei danni subiti dai singoli condomini nelle loro unità immobiliari a causa dell’omessa manutenzione o riparazione delle parti comuni ed anche a tali fini, l’obbligo, parimenti rinviene la sua fonte nella comproprietà delle parti comuni dell’edificio (cfr. Cass. 8.11.2007, n. 23308).

Tuttavia, nel caso di danni da infiltrazioni ai locali sottostanti, vi è differenza nella ripartizione delle spese a seconda che si tratti di lastrici solari e corti/viali condominiali.

Lastrici solari, i danni causati agli appartamenti sottostanti

La Cassazione cita la consolidata giurisprudenza in materia secondo cui, il lastrico solare svolge la funzione di copertura del fabbricato anche se appartiene in proprietà superficiaria o se è attribuito in uso esclusivo ad uno dei condomini.

Pertanto all’obbligo di provvedere alla sua riparazione o alla sua ricostruzione sono tenuti tutti i condomini, in concorso con il proprietario superficiario o con il titolare del diritto di uso esclusivo.

Quindi, dei danni cagionati all’appartamento sottostante per le infiltrazioni d’acqua provenienti dal lastrico, deteriorato per difetto di manutenzione, rispondono tutti gli obbligati inadempienti alla funzione di conservazione, secondo le proporzioni stabilite dal citato art. 1126 cod. civ., vale a dire:

  • i condomini ai quali il lastrico serve da copertura, in proporzione dei due terzi
  • il titolare della proprietà superficiaria o dell’uso esclusivo, in ragione delle altre utilità, nella misura del terzo residuo.

Nel caso specifico, per la Corte l’assimilazione tout court, proposta dal condominio, del cortile al “lastrico solare” risulta del tutto ingiustificata: il “lastrico solare” assolve essenzialmente la funzione di copertura dell’edificio.

Cortili o viali di accesso, i danni causati ai locali sottostanti

Per la Cassazione:

qualora si debba procedere alla riparazione del cortile o viale di accesso all’edificio condominiale, che funga anche da copertura per i locali sotterranei di proprietà esclusiva di un singolo condomino, ai fini della ripartizione delle relative spese non si può ricorrere ai criteri previsti dall’art. 1126 cod. civ. (nel presupposto dell’equiparazione del bene fuori dalla proiezione dell’immobile condominiale, ma al servizio di questo, ad una terrazza a livello), ma si deve, invece, procedere ad un’applicazione analogica dell’art. 1125 cod. civ., il quale accolla per intero le spese relative alla manutenzione della parte della struttura complessa identificantesi con il pavimento del piano superiore a chi con l’uso esclusivo della stessa determina la necessità della inerente manutenzione, in tal senso verificandosi un’applicazione particolare del principio generale dettato dall’art. 1123, 2° co., cod. civ.

Pertanto, nel caso specifico il pagamento dei danni spetta unicamente al condominio, non potendosi applicare lo stesso criterio di ripartizione dei lastrici solari: il ricorso viene rigettato.

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Ok ai nuovi laboratori autorizzati per le prove sulle strutture esistenti

Modificato il dpr 380/2001: dal Mit nuovi laboratori autorizzati non ufficiali per effettuare prove e controlli su materiali su strutture esistenti

Aumentano i cosiddetti laboratori autorizzati per effettuare prove e controlli su materiali su strutture e costruzioni esistenti: il Ministero delle Infrastrutture potrà autorizzare a breve nuove forme di laboratori non ufficiali, oltre a quelli previsti dalla legge n. 1086/1971.

Infatti con la legge n. 55/2019 (di conversione del dl 32/2019, il cosiddetto decreto Sblocca cantieri) sono stati approvate diverse modifiche al Codice appalti (dlgs 50/2016) ed al Testo unico per l’edilizia (dpr 380/2001); tra queste, la modifica all’art. 59 del dpr 380/2001 che prevede tra le competenze dei laboratori ufficiali le prove e i controlli su materiali da costruzione su strutture e costruzioni esistenti, coerentemente alle previsioni delle NTC 2018.

La legge n. 55/2019 al Capo I, art. 3, comma 1, prevede la seguente modifica al Testo Unico:

all’articolo 59, comma 2, dopo la lettera c) è aggiunta la lettera  c-bis) prove e controlli su materiali da costruzione su strutture e costruzioni esistenti

Si aggiorna quindi l’elenco delle forme di laboratorio per i test in ambito edilizio; accanto ai laboratori autorizzati ad effettuare prove sui materiali da costruzione (per i cosiddetti controlli di accettazione sui materiali impiegati nelle strutture in costruzione) ed ai Laboratori autorizzati ad effettuare prove su terre e rocce, si aggiungono ora i Laboratori per i controlli e le prove sulle strutture esistenti.

Laboratori ufficiali

Ricordiamo, che i laboratori ufficiali sono quelli:

  • universitari
  • di Scienza delle costruzioni del Centro studi ed esperienze dei servizi antincendi e di protezione civile di Roma
  • dell’Istituto sperimentale di Rete ferroviaria italiana spa
  • del Centro sperimentale dell’Ente nazionale per le strade Anas di Cesano.

La novità introdotta dalla Legge 55/2019 trova riscontro positivo da parte delle associazioni di categoria dei tecnici esperti nei controlli non distruttivi sulle strutture che, finalmente, vedono riconosciuta la loro professionalità attraverso l’inquadramento in una vera e propria nuova categoria.

Con questo provvedimento il nostro Paese è il primo in Europa ad aver individuato soggetti preposti al controllo diagnostico sulle strutture esistenti.

NTC 2018

In merito alle prove per la caratterizzazione dei materiali ai fini della valutazione degli edifici esistenti, le NTC 2018 hanno introdotto una nuova disposizione in base alla quale per le prove, il prelievo dei campioni dalla struttura e l’esecuzione delle prove stesse devono essere effettuate a cura di un laboratorio di cui all’art. 59 del dpr 380/2001.

Analogamente per le prove di accettazione in cantiere sul calcestruzzo, stabiliscono che le prove di accettazione e le eventuali prove complementari, carotaggi compresi, devono essere eseguite e certificate dai laboratori di cui all’art. 59 del dpr 380/2001.

Tali disposizioni riguardano soltanto le prove distruttive; non riguardano invece le eventuali prove non distruttive da effettuarsi sulla struttura esistente o in fase di accettazione da parte del direttore dei lavori. Le prove complementari non fanno parte delle prove non distruttive e devono essere eseguite dai laboratori di cui all’art. 59 del dpr 380/2001.

Il Consiglio superiore dei lavori pubblici aveva chiarito (circolare 21 marzo 2018, n. 3187) che il prelievo dei campioni sulle strutture può essere effettuata dai laboratori prove materiali già autorizzati sulla base della circolare 7617/STC.

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Fatturazione elettronica: i chiarimenti delle Entrate alla luce dei recenti interventi normativi

Ecco la circolare su: eccezioni oggettive/soggettive, prestazioni sanitarie, sanzioni, imposta di bollo, inversione contabile ed autofatture, conservazione

Con la circolare 14/E l’Agenzia delle Entrate intende fornire ulteriori chiarimenti in tema di fatturazione elettronica a seguito delle importanti novità normative introdotte nel 2018.

In particolare, a seguito degli aggiornamenti normativi (legge di Bilancio 2018, legge di Bilancio 2019, legge n. 12/2019) sono state introdotte modifiche al dlgs n. 127/2015: a partire dal 1° gennaio 2020 è stato introdotto l’obbligo generalizzato di emettere esclusivamente fattura elettronica utilizzando il Sistema di Interscambio, l’unica ammessa per documentare cessioni e prestazioni rilevanti ai fini IVA.

Il documento tiene anche conto degli esiti dei lavori del Forum italiano e delle segnalazioni di criticità forniti dagli operatori e commentatori.

Contenuti

La circolare fornisce ulteriori chiarimenti sulle questioni relative a:

  • ambiti di applicazione dell’e-fattura
  • eccezioni oggettive e soggettive
  • prestazioni sanitarie
  • sanzioni
  • imposta di bollo
  • inversione contabile e autofatture
  • conservazione

L’art. 11 del dl n. 119/2018, modificando l’articolo 21 del decreto IVA, per le fatture emesse dal 1° luglio 2019 ha previsto:

  • che tra le indicazioni del documento deve figurare anche la data in cui è effettuata la cessione di beni o la prestazione di servizi ovvero data in cui è corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo, sempre che tale data sia diversa dalla data di emissione della fattura
  • la possibilità di emettere la fattura entro 10 giorni dall’effettuazione dell’operazione

Eccezioni

In riferimento alle eccezioni oggettive agli obblighi di fatturazione elettronica, il documento chiarisce che rientrano tra queste:

  • tutte quelle situazioni nelle quali non vi è obbligo di documentare l’operazione con l’emissione di una fattura, in quanto tale operazione è, ad esempio, esclusa dal campo di applicazione dell’imposta o può essere documentata diversamente
  • quelle ipotesi nelle quali il cedente/prestatore non deve emettere fattura, in quanto l’onere ricade sul cessionario/committente che provvede elettronicamente via SdI.

mentre, tra le eccezioni soggettive, ci sono quelle previste per le associazioni sportive dilettantistiche.

Alcuni chiarimenti in merito alle modalità di fatturazione delle operazioni effettuate da parte dei soggetti che erogano prestazioni sanitarie nei confronti delle persone fisiche.

Sanzioni

L’articolo 10, comma 1, del dl.n. 119, modificando l’articolo 1, comma 6, del dlgs n. 127 del 2015, ha delineato un peculiare quadro sanzionatorio proprio
delle sole fatture elettroniche. In particolare, per il primo semestre del periodo d’imposta 2019, le sanzioni:

  • non trovano applicazione qualora la fattura elettronica sia regolarmente emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione periodica dell’IVA relativa
    all’operazione documentata
  • sono ridotte al 20% se la fattura elettronica è emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione IVA del periodo successivo.

Imposta di bollo ed autofattura

Il decreto ministeriale 28 dicembre 2018, come ricordato dalle Entrate, ha modificato l’art. 6, comma 2, del dm 17 giugno 2014, recante indicazioni circa l’imposta di bollo sui documenti informatici fiscalmente rilevanti: ai fini del versamento trimestrale dell’imposta di bollo contano solo le fatture transitate attraverso lo Sdi, correttamente elaborate e non quelle scartate.

Chiarimenti, inoltre sull’autofattura, ossia il documento contenente i medesimi elementi di una normale fattura da cui si differenzia in quanto:

  • l’emittente non è il cedente/prestatore, ma il cessionario del bene ovvero il committente del servizio che assolve l’imposta (ed è dunque obbligato a liquidare
    l’IVA) in sostituzione del primo
  • cedente/prestatore e cessionario/committente coincidono in un unico soggetto, ovvero l’operazione è a titolo gratuito (cfr. l’articolo 2, comma 2, del decreto
    IVA).

Nelle suddette ipotesi, qualora vi sia l’obbligo di emettere autofattura, la stessa dovrà necessariamente essere elettronica via SdI.

Reverse charge

Nell’inversione contabile (reverse charge), a differenza delle ipotesi di autofattura, il cedente/prestatore documenta l’operazione con l’emissione di un documento, senza addebito dell’IVA, che è integrato dal cessionario/committente, il quale provvede all’assolvimento dell’imposta.

Ci sono casi, inoltre, in cui l’onere di documentare l’operazione rimane in capo al soggetto legislativamente individuato, che, tuttavia, non lo assolve in prima persona, ma avvalendosi di un terzo e si parla di fatturazione in nome e per conto.

In tal caso, resta fermo che nel caso di fatturazione elettronica via SdI, il documento andrà compilato tenendo conto di:

  • inserire nel campo “cedente/prestatore” i dati del soggetto esecutato
  • valorizzare il campo “Soggetto emittente” con “TZ (Terzo)” senza compilare la sezione “Terzo intermediario o Soggetto emittente” (il professionista delegato agisce, come detto, per conto di un altro soggetto)
  • inviare una copia (analogica o informatica) della fattura all’esecutato.

Conservazione

A seguito delle modifiche recate dal dl n. 119 del 2018, ciascun contribuente è libero, pur avendo aderito al servizio gratuito di conservazione offerto dall’Agenzia delle Entrate, di conservare ulteriormente, in proprio o avvalendosi di un soggetto professionale terzo, fatture elettroniche e documenti veicolati tramite SdI.

Il servizio messo a disposizione dall’Agenzia garantisce la conservazione per un periodo di 15 anni, a meno che il contribuente decida di revocarlo edi rientrare in possesso di tutte le fatture conservate utilizzando la funzione di export.

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Guida INAIL sulle attività di manutenzione

L’INAIL ha pubblicato un’interessante guida per la sicurezza sul lavoro legata alle attività di manutenzione: dagli impianti alle attrezzature

L’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro) ha pubblicato la guida dal titolo:

La manutenzione per la sicurezza sul lavoro e la sicurezza nella manutenzione

Il documento parte dal presupposto che l’incremento dei rischi dovuti alla manutenzione ha come conseguenza la necessità di ponderare con attenzione tale attività durante la valutazione dei rischi.

In particolare, vi sono problemi specifici che si pongono laddove le operazioni di manutenzione sono esternalizzate con affidamento in appalto. In tal caso vi sono ulteriori rischi dovuti all’interferenza ed alla compresenza di lavoratori di più imprese; è anche per questo che il lavoro manutentivo sottopone i lavoratori a rischi superiori a quelli cui sono sottoposti gli altri.

La pubblicazione INAIL è utile per i lavoratori della manutenzione nonché per i loro datori di lavoro e committenti.

Le attività di manutenzione

L’attività di manutenzione ha subito significativi mutamenti negli ultimi decenni, evolvendo da un’impostazione tradizionale che la vedeva sostanzialmente come “riparazione quando si verifica un guasto”, ad una attività assai più complessa che prevede interventi anche di ordine preventivo e periodico e che impone un’attenzione specifica alla formazione ed alle competenze dei lavoratori stessi.

In questo senso, gli obblighi di manutenzione e le modalità del loro adempimento pongono di fronte ad una duplice problematica:

  • da un lato, l’esigenza che il datore di lavoro rispetti puntualmente le indicazioni fornite dal dlgs n. 81/2008, garantendo la permanenza nel tempo dei requisiti di sicurezza richiesti per gli ambienti e le attrezzature di lavoro
  • dall’altro, l’assoluta necessità che siano adeguatamente tutelate la salute e la sicurezza degli stessi addetti alle attività di manutenzione.

Appare, quindi, essenziale che il significativo incremento dei rischi associati alla manutenzione, debba portare ad un’attenta ponderazione della stessa in sede di valutazione dei rischi, considerando tale attività non più come “attività puntuale” ma come “processo continuo”.

La guida INAIL

La guida prende in considerazione, in particolare, tre aspetti fondamentali:

  • la manutenzione dei luoghi di lavoro, degli impianti e delle attrezzature di lavoro
  • l’esternalizzazione della manutenzione
  • i rischi dovuti alle interferenze nell’ambiente lavorativo

Inoltre, si propone di mettere in luce:

  • le diverse problematiche associate agli argomenti citati
  •  gli adempimenti legislativi che riguardano tali problematiche
  •  le tecniche ingegneristiche talvolta applicate per la loro gestione

Essa riguarda le seguenti categorie di figure coinvolte nell’attività lavorativa:

  • datori di lavoro
  • dirigenti
  • responsabile del servizio prevenzione e protezione (RSPP)
  • rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS)
  • responsabili della manutenzione
  • addetti alla manutenzione
  • responsabili dei contratti, responsabili della gestione di appaltatori e fornitori

La guida si suddivide nei seguenti capitoli:

  1. Effetti della manutenzione sulla salute e sicurezza sul lavoro
  2. Soluzioni per una manutenzione sicura
  3. La manutenzione nel dlgs 81/2008
  4. La manutenzione delle attrezzature di lavoro
  5. La manutenzione dei dispositivi di protezione individuale
  6. La manutenzione degli impianti
  7. Aspetti legislativi e normativi riguardanti la manutenzione e le verifiche degli impianti elettrici
  8. Cenni di affidabilità
  9. Politiche di pianificazione della manutenzione
  10. Metodi analitici di pianificazione della manutenzione
  11. La tecnologia RFId al servizio della manutenzione
  12. L’esternalizzazione del servizio di manutenzione
  13. . Riferimenti

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I 10 consigli Enea per l’uso intelligente dell’aria condizionata

Ecco i 10 consigli Enea per un uso efficiente dei condizionatori: dall’acquisto in classe energetica A, alla pulizia e corretta manutenzione

E’ partita con l’arrivo del gran caldo la corsa all’acquisto dei condizionatori ed il conseguente, e pesante, aumento dei consumi energetici.

Al fine di consentirne un uso efficiente, senza incidere troppo sulle bollette, l’Enea ha fornito 10 consigli d’oro da tener presente per i ridurre i consumi dei condizionatori sempre più diffusi, sia nelle abitazioni che negli edifici/attività commerciali.

Infatti, spesso l’utilizzo di condizionatori in maniera inadeguata può condurre a una serie di problemi, quali ad esempio dis-confort termico oppure consumo spropositato di energia elettrica: i nuovi consigli Enea sui climatizzatori consentono di sfruttare in maniera efficiente e razionale questi elettrodomestici.

Di seguito le indicazioni pratiche che consentono di ottenere benefici ambientali e di risparmiare fino al 7% sulla bolletta elettrica.

Consiglio 1: occhio alla classe energetica

Il primo suggerimento per l’uso “intelligente” dell’aria condizionata parte dalla scelta del condizionatore: sono da preferire i modelli in classe energetica A o superiore o superiore, che comportano un risparmio in bolletta elettrica (circa il 30% in meno rispetto a un vecchio modello di classe C) ed una conseguente riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera.

Consiglio 2: preferite gli inverter

Gli apparecchi dotati di tecnologia inverter adeguano la potenza all’effettiva necessità e riducono i cicli di accensione e spegnimento e sono quindi da preferire a quelli dotati di tecnologia on-off, rispetto ai quali sono sicuramente più costosi, ma consumano meno energia.

Consiglio 3: approfittate degli incentivi

Per l’acquisto di una pompa di calore, se destinata a sostituire integralmente o parzialmente il vecchio impianto termico, si può usufruire delle seguenti detrazioni:

  • bonus casa
  • ecobonus
  • Conto termico 2.0.

Consiglio 4: attenzione alla posizione

E’ importante installare il climatizzatore nella parte alta della parete in quanto l’aria fredda tende a scendere e si mescolerà più facilmente con quella calda che invece tende a salire. E’ vietato, invece, posizionarlo dietro divani o tende per l’effetto “barriera”.

Consiglio 5: attenzione a non raffreddare troppo l’ambiente

E’ sufficiente impostare la temperatura del climatizzatore di 2 o 3 gradi in meno rispetto a quella esterna; spesso può essere sufficiente l’attivazione della funzione “deumidificazione”, questo perché l’umidità presente nell’aria fa percepire una temperatura molto più elevata rispetto a quella reale.

Consiglio 6: ogni stanza ha bisogno del suo climatizzatore

Non è corretto installare un condizionatore potente in corridoio sperando che rinfreschi tutta casa; per poter godere di buon comfort è opportuno installare un condizionatore per ogni stanza.

Consiglio 7: non lasciate porte e finestre aperte

L’arrivo di nuova aria calda lasciando aperta la finestra, obbliga il condizionatore a compiere un lavoro supplementare per riportare la temperatura e l’umidità ai livelli richiesti, con conseguente dispendio di energia.

Consiglio 8: coibentare i tubi del circuito refrigerante all’esterno dell’abitazione

E’ opportuno non esporre direttamente ai raggi solari i tubi del circuito refrigerante che rischiano di danneggiarsi, così come la parte esterna del climatizzatore, se esposti al sole e alle intemperie.

Consiglio 9: usare il timer e la funzione “notte”

Usando il timer e la funzione “notte” è possibile ridurre al minimo il tempo di accensione del condizionatore, evitando inoltre di lasciare il climatizzatore acceso per l’intera giornata.

Consiglio 10: occhio alla pulizia e alla corretta manutenzione

E’ importante che i filtri dell’aria e le ventole vengano ripuliti alla prima accensione stagionale e almeno ogni 2 settimane e che venga, inoltre, controllata la tenuta del circuito del gas.

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Anas finanzia una nuova tranche del piano di manutenzione #bastabuche

Prende avvio una nuova tranche del piano #bastabuche con bandi Anas da 380 milioni di euro per lavori di manutenzione e pavimentazione

Prosegue l’impegno di Anas (gruppo FS Italiane) nel migliorare la pavimentazione e la segnaletica sulla propria rete di strade e autostrade con 76 nuovi bandi, per un valore complessivo di 380 milioni di euro, rientranti nell’ambito del piano #bastabuche.

Il Piano #bastabuche, avviato nel dicembre 2015, è arrivato alla VI tranche ed ha consentito finora la nuova pavimentazione di circa 20.000 km di corsie stradali, per un valore superiore a 1,5 miliardi di euro.

Ricordiamo come il piano sia nato con l’obiettivo di abbandonare la logica del “rattoppo” saltuario, in favore di interventi per il completo rifacimento del manto stradale.

Con questa nuova tornata di bandi, Anas risanerà la pavimentazione e la segnaletica orizzontale con interventi su ulteriori 5.000 km sull’intero territorio nazionale, incluse anche le strade rientrate all’Anas dagli Enti locali nell’ultimo anno.

Al riguardo ha dichiarato l’amministratore delegato ANAS:

I nuovi bandi valgono ognuno 5 milioni di euro e recepiscono le recenti norme del decreto ‘Sblocca cantieri’. In questo modo, avremo una riduzione dei tempi di affidamento delle gare e un’ulteriore possibilità di accesso per le piccole e medie imprese

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Transpallet carrelli elevatori: dall’Inail le indicazioni per la prevenzione degli infortuni

Nell’opuscolo Inail gli approfondimenti sulle tipologie dei transpallet manuali, le dinamiche infortunistiche, i fattori di rischio e le misure preventive

Per il trasporto o lo spostamento di merci è necessario, a volte, fare uso di appositi strumenti ausiliari; i mezzi più diffusi sono i transpallet carrelli elevatori.

Frequenti sono, tuttavia, gli infortuni che avvengono sui luoghi di lavoro durante l’utilizzo dei transpallet per lo spostamento del materiale, infatti il sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni sul lavoro ha catalogato oltre 8.200 casi di infortuni mortali e gravi avvenuti solo tra il 2002 e il 2015.

E’ quindi necessario fornire un’adeguata informazione e formazione sull’uso di tali strumenti che devono, inoltre, essere a norma di legge ovvero possedere la marcatura CE.

Transpallet, cosa sono

Il transpallet è un mezzo meccanico comunemente definito come un carrello elevatore con guidatore a piedi o a bordo (in genere su una pedana) munito di forche; è utilizzato solo per lo spostamento delle merci presenti sui pallet (chiamate tradizionalmente in lingua italiana, come pedane o bancali), sia all’interno di magazzini che sui piazzali esterni.

Al riguardo si segnala l’opuscolo Inail che si sofferma sulle misure per la prevenzione del rischio di investimento con i carrelli a conduzione manuale, a trazione umana o elettrica.

Opuscolo Inail

Nella pubblicazione Inail vengono individuate le criticità più rilevanti alla base degli infortuni durante l’uso degli transpallet e sulle misure preventive da adottare.

L’obiettivo è quello di analizzare le principali modalità di accadimento degli infortuni mortali riportando, per la tematica analizzata, le principali caratteristiche descrittive, l’analisi puntuale delle dinamiche infortunistiche e, a partire dai fattori di rischio evidenziati, alcune delle possibili misure preventive da adottare per ridurre il rischio di infortuni.

Tipologie

Nel documento vengono, innanzitutto, individuate le due principali tipologie di transpallet:

  • di tipo manuale, la cui movimentazione e innalzamento/abbassamento delle forche avviene esclusivamente grazie allo sforzo fisico dell’operatore, e in cui c’è un timone preposto sia alla trazione che alla manovra
  • di tipo elettrico, in cui invece un motore elettrico (comandato in genere da appositi tasti posti sul timone) è di ausilio alle operazioni di sollevamento e traslazione.

Esempi di dinamiche infortunistiche

L’Inail riporta due casi di infortunio, uno con esito mortale e ad una con esito grave, emblematici di alcune delle tipologie infortunistiche più comuni durante l’uso dei  transpallet e le relative criticità individuate:

  • nel primo caso, il lavoratore non era stato formato all’uso corretto dell’attrezzatura, per la quale il manuale d’uso e manutenzione vietava l’uso su superfici in pendenza
  • nel secondo caso,  i percorsi non adeguatamente segnalati.

I fattori di rischio

Gran parte degli infortuni avviene a causa dei seguenti possibili fattori di rischio:

  • caduta del carico movimentato
  • contatto tra il manovratore del TP e qualche altro mezzo,  spesso un muletto
  • contatto tra parti del corpo del lavoratore (quasi sempre i piedi) e parti del TP
  • transpallet posizionato sul cassone di un camion che, per qualche errore nella movimentazione, si ribalta coinvolgendo il lavoratore.

Misure preventive

Tra le misure preventive l’Inail ricorda che:

  • i lavoratori sono tenuti alla frequenza obbligatoria di corsi di formazione ai sensi dell’Accordo Stato Regioni del 22/02/2012; devono comunque essere correttamente informati, formati e addestrati sulle caratteristiche tecniche dell’attrezzatura da utilizzare, sui limiti d’uso in relazione al carico da trasportare, nonché sulle tecniche di guida e di accatastamento, ai sensi dell’art. 71, commi 3 e 7, e dell’art. 73 del dlgs 81/2008 e s.m.i.
  • la lettura del libretto d’uso e manutenzione
  • il TP deve essere utilizzato solo su superfici lisce e piane, onde evitare che avvallamenti e ondulazioni possano favorire uno sbilanciamento con successiva caduta del carico
  • i percorsi su cui i TP possono muoversi devono essere opportunamente segnalati e, nel caso di presenza di altre persone sul percorso, andrebbe utilizzato preventivamente il segnalatore acustico (laddove presente)
  • è necessario evitare che i materiali pericolosi (ad es. di tipo chimico) siano stoccati in zone in cui possono venire a contatto con TP, in zone di transito e di passaggio, privilegiando zone non facilmente accessibili
  • l’utilizzo di scarpe antinfortunistiche
  • l’avvicinarsi frontalmente al carico e guidarlo in avanti; laddove questo non sia possibile e la presenza di spazi stretti di manovra imponga di procedere all’indietro, assicurarsi che vi sia spazio sufficiente tra il timone e le pareti
  • i carichi trasportati non devono superare un’altezza tale da impedire la visuale completa al conducente.

Per quanto riguarda, invece, le caratteristiche che il transpallet deve avere si ha:

  • il timone deve essere lungo a sufficienza da impedire che il telaio urti i piedi dell’operatore e l’impugnatura del timone deve trovarsi ad almeno 50 cm dal telaio
  • nel caso di transpallet elettrico, va sempre verificato all’inizio del turno di lavoro il corretto funzionamento dei dispositivi presenti a bordo e in particolare della chiave di accensione, dell’avvisatore acustico e dell’interruttore di direzione di marcia.

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Parchi nazionali: 85 milioni per l’efficientamento energetico degli immobili

Gli interventi nei parchi nazionali riguardano: efficientamento energetico degli immobili, impianti da energia rinnovabile, infrastrutture e servizi di mobilità sostenibile, rimboschimento

Con l’adozione del piano “Parchi per  il clima e la biodiversità” prende avvio la campagna del Ministero dell’Ambiente che coinvolge i 23  parchi nazionali d’Italia.

Il Ministero, con le due direzioni Clima ed energia e Protezione Natura, mette a disposizione di tutti i parchi nazionali italiani ben 85 milioni di euro per interventi di riduzione delle emissioni di CO2 e di adattamento ai cambiamenti climatici.

I parchi potranno aderire entro il 2 agosto e presentare progetti, inseriti nel loro perimetro, per:

  • interventi di efficienza energetica degli immobili propri e dei Comuni
  • impianti di piccola dimensione di produzione di energia da fonti rinnovabili
  • infrastrutture e servizi di mobilità sostenibile
  • riforestazione e rimboschimento.

Tra gli interventi possono rientrare:

  • opere per il contenimento del rischio di esondazione
  • rinaturazione delle aree costiere attraverso il ripristino delle dune
  • interventi per il ripristino di habitat, ecosistemi e biodiversità soprattutto nelle zone più fragili
  • conversione degli immobili con efficientamento energetico
  • acquisto di auto e motoveicoli ibridi ed elettrici per spostamenti di servizio, biciclette a pedalata assistita per gli enti parco
  • realizzazione di nuove piste ciclabili e aree di sosta di sharing mobility
  • potenziamento dei serbatoi forestali
  • interventi di incremento delle piantagioni e selvicoltura finalizzati alla conservazione e valorizzazione degli habitat forestali della rete Natura 2000.

Per il Ministro:

è un programma ambizioso che si inserisce nella visione, non più soltanto sogno, di avere l’Italia Paese parco. Da oggi con questo progetto i parchi nazionali contribuiranno attivamente alla strategia per mitigare i cambiamenti climatici. Ecco che gli impegni internazionali dell’Italia diventano progetti concreti e proprio a partire dai polmoni verdi del Paese. Sarà sempre più vantaggioso vivere in un parco, sarà sempre più piacevole farlo e più sostenibile. Tutti i parchi sono chiamati a partecipare mi aspetto una adesione massiccia in tutta Italia, da nord a sud.

 

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Come scegliere il mutuo? Ecco la guida dell’unione consumatori

I consigli pratici per orientarsi e scegliere il mutuo più adatto alle proprie esigenze, risparmiando anche fino a 700 euro all’anno

Accendere un mutuo è una scelta tanto frequente quanto delicata; per questo l’Unione Nazionale Consumatori ha realizzato la guida “Come scegliere il mutuo?”.

La pubblicazione ha lo scopo di fornire tutte le spiegazioni necessarie ed i suggerimenti per orientare il consumatore tra le tante soluzioni di mutuo che le diverse banche propongono.

La scelta del mutuo, come analizzato nella guida, deve tener conto dei seguenti principali fattori per saper confrontare le soluzioni di mutuo:

  • il bilancio familiare anche nel lungo periodo
  • il tasso (fisso, variabile, più alto, più basso)
  • il Taeg (le voci di spesa come istruttoria e perizia)
  • la sostenibilità della rata nel lungo termine
  • il notaio giusto.

I contenuti

Nel dettaglio, nella guida vengono chiariti, sotto forma di domanda e risposta, i seguenti contenuti:

  • cosa c’è da sapere per accendere un mutuo
  • Tan e Taeg: come orientarsi
  • diritti e doveri: cosa valutare
  • il momento del notaio: quale scegliere

I consigli da non dimenticare

Infine, in breve, i consigli da non dimenticare:

  • banche e mutui non sono tutti uguali, e la propria banca non è necessariamente garanzia di migliori condizioni e semplicità di finanziamento: sbagliare la scelta può costare mediamente anche 700 euro all’anno
  • per trovare il mutuo più conveniente e adatto alle proprie esigenze è indispensabile confrontare un elevato numero di offerte. I comparatori di mutui online permettono di valutare con semplicità decine di banche diverse e centinaia di soluzioni di mutuo
  • non fermarsi al tasso (Tan) o all’importo della rata per confrontare i diversi mutui, ma verificare tutti i costi del finanziamento e confrontare le offerte in base al Taeg (anche chiamato ISC per i mutui)
  • valutare preventivamente che importo indicativo di mutuo si potrebbe ottenere, in modo da tarare correttamente la ricerca dell’immobile da acquistare
  • non basarsi su consigli di amici o parenti. Approfittare delle consulenze di esperti permette di orientarsi meglio nella scelta e di interagire con la banca in modo più preparato e consapevole
  • il mutuo dura anche 30 anni, quindi è bene valutarne il corretto peso sul bilancio familiare nel lungo periodo, ragionando su importo, rata, durata, reddito e spese anche future
  • valutare quanto capitale proprio impegnare e quanto chiedere come mutuo: con importi di mutuo più bassi si risparmiano interessi ma si rinuncia alla disponibilità di capitale
  • utilizzare la surroga per sostituire senza costi un mutuo prima casa modificando le condizioni e risparmiando.

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