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Newsletter 612 del 2 maggio 2019

In questo numero:



Focus calcolo strutturale
La verifica a punzonamento: tutto quello che occorre sapere
Varie e brevi
Decreto crescita 2019 in Gazzetta: novità per tutto il settore delle costruzioni
Lavori pubblici
Decreto crescita: fondi per tutti i Comuni da 50.000 a 250.000 euro
Lavori pubblici
Non è più obbligatorio ricorrere alle centrali di committenza
Lavori pubblici
Decreto Sblocca cantieri: Torna l’incentivo del 2% per le funzioni tecniche
Lavori pubblici
Confindustria, la guida (e il giudizio) alle previsioni dello Sblocca cantieri
Lavori pubblici
Come cambiano le regole sul subappalto dopo lo Sblocca cantieri
Sicurezza
Resistenza al fuoco degli elementi strutturali: la guida INAIL
Fisco
Building automation: come usufruire dell’ecobonus?
Professioni tecniche
Compenso CTU, è legittimo legare la parcella al valore di vendita del bene?
Lavori pubblici
L’anticipazione del prezzo d’appalto è estesa a tutte le prestazioni: una delle novità dello Sblocca cantieri
Titoli edilizi
Il Comune ha l’obbligo di procedere a seguito di un’ordinanza di demolizione?
Sicurezza
Bando ISI 2018: fino al 30 maggio le domande
Fisco
Precompilata 2019, le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate
Titoli edilizi
L’autorizzazione paesaggistica va richiesta per le piccole tettoie?
Architettura e BIM
ACCA incontrus 2019: le prossime tappe dei corsi su BIM, NTC 2018 e direzione lavori
Lavori pubblici
Piano invasi: in arrivo 260 milioni di euro per 57 opere nel settore idraulico
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La verifica a punzonamento: tutto quello che occorre sapere

Verifica a punzonamento secondo le NTC 2018 e la Circolare 2019 e l’Eurocodice 2: come eseguire il progetto delle armature a punzonamento, approfondimenti teorici ed esempi pratici

Il dm 17/01/2018 (NTC 2018) ha aggiornato la procedura per la verifica a punzonamento delle strutture in c.a. (cfr. § 4.1.2.3.5.4 NTC 2018), uniformandosi alla metodologia di calcolo prevista dall’Eurocodice 2 (UNI EN 1992-1-1:2015) ai §§ 6.4 e 9.4.3.

La verifica al punzonamento secondo le nuove regole può essere riassunta nel flow chart seguente.

Il meccanismo del punzonamento

La verifica al punzonamento si rende necessaria ogni qualvolta è presente un primo elemento detto punzonante, (tipicamente un pilastro), che sollecita un secondo elemento detto punzonato (tipicamente una soletta o una platea).

La sollecitazione di progetto da considerare per il punzonamento è generalmente un’azione tagliante sulla soletta o sulla platea. Tale azione corrisponde, nel caso di pilastro in elevazione, all’aliquota di sforzo normale nel pilastro trasmessa dalla soletta al generico livello, mentre, nel caso di pilastro su platea di fondazione, l’azione punzonante corrisponde allo scarico del pilastro stesso sulla platea, ridotto con l’aliquota di contributo del terreno.

Meccanismo generale di punzonamento

Occorre notare che il problema del punzonamento si verifica quando nel progetto in esame non sono presenti elementi deputati a farsi carico del taglio proveniente dai carichi applicati alla soletta (ad es. travi emergenti per i solai in elevazione o graticci di travi per le platee).

Alcuni esempi pratici nei quali è necessario verificare il punzonamento sono:

  • solai a soletta piena privi di travi;
  • pilastri che scaricano su platee di fondazione o su plinti (con o senza pali);
  • plinti su pali;
  • solette che scaricano direttamente su pilastri.

Verifica a punzonamento

La verifica a punzonamento consiste dei seguenti step:

  1. verifica dell’idoneità geometrica degli elementi punzonabili (solette o platee): la verifica viene condotta rispetto al perimetro caricato in corrispondenza dell’elemento punzonante (generalmente un pilastro) e, se non è rispettata, occorre incrementare lo spessore della soletta o della platea o inserire un capitello;
  2. verifica lungo il perimetro critico: viene condotta una prima verifica della resistenza del solo calcestruzzo e, solo se questa non è verificata, è obbligatorio inserire delle specifiche armature a punzonamento in presenza delle quali occorrerà eseguire una specifica verifica.

Le armature a punzonamento, ove necessarie, devono estendersi fino ad una certa distanza (dettagliata nel prosieguo) dal perimetro critico, e possono essere di due tipologie:

  1. ferri piegati: tipicamente si tratta di armature disposte sul lato superiore e poi piegate di un angolo da 30 a 45 gradi, se l’elemento punzonante è un pilastro in elevazione; altrimenti sono disposte sul lato inferiore se l’elemento punzonante è un pilastro su una fondazione (tipicamente una platea o un plinto);
  2. cuciture verticali (perni o stud o pioli): sono, generalmente, armature verticali con una testa ringrossata e spesso collegati tra loro da un ferro radiale (tipicamente sono utilizzate per armare a punzonamento i solai a soletta piena).

Un altro metodo per armare al punzonamento le solette o le platee è quello di predisporre, nello spessore della soletta, delle travi a croce ordite lungo gli assi principali del pilastro punzonante (cfr. norma americana § 8.7.6 ACI 318R-14).

In questo modo, quindi, le staffe delle travi a croce costituiscono l’armatura utile a resistere al punzonamento.

La verifica a punzona mento secondo l’Eurocodice 2 (EC2)

In  questo paragrafo esponiamo la metodologia di calcolo della verifica a punzonamento secondo l’Eurocodice 2 (UNI EN 1992-1-1:2015).

STEP 1: Verifica dell’idoneità geometrica

In primo luogo occorre accertarsi che l’elemento punzonante e quello punzonato siano dimensionati correttamente. Per effettuare questo controllo viene individuato un perimetro di verifica (detto u0) pari al perimetro utile dell’elemento punzonante (es. perimetro del pilastro) in funzione della posizione (interna, di bordo o d’angolo). Nella figura che segue vengono illustrati alcuni casi tipici.

Punzonamento e posizione dei pilastri

Nel caso di pilastri circolari, in mancanza di dati specifici, ci si potrà riferire a sezioni quadrate equivalenti (anche nello spirito delle normative americane ACI 318R-14, v. Fig. R8.10.1.3).

Si noti che, nella tabella precedente, d rappresenta l’altezza utile dell’elemento punzonato, pari alla media delle altezze utili nelle due direzioni armate (dy e dz):

dove:

  • c è il copriferro, ovvero il ricoprimento delle armature;
  • Φy e Φz sono i diametri delle barre delle armature principali e secondarie.

La verifica consiste nel controllare che (eq. 6.53-  UNI EN 1992-1-1:2015):

dove:

– β è un coefficiente che dipende dall’eccentricità (rapporto tra momento flettente e sforzo normale) del carico applicato all’elemento punzonante. In via semplificata, questo fattore può essere stimato in relazione alla posizione in pianta del pilastro (si veda la Fig. 6.21N della UNI EN 1992-1-1:2015 e la relativa tabella);
– VEd è lo sforzo di punzonamento di progetto;
– v = 0,6 (1 – fck / 250).

posizione elemento punzonante β
interna 1,15
di bordo 1,4
d’angolo 1,5

STEP 2: Verifica lungo il perimetro critico in assenza di armature

La verifica di punzonamento si esegue normalmente in corrispondenza del perimetro critico (indicato con u1) lungo il quale si assume che possa verificarsi, allo stato limite ultimo, la rottura a punzonamento. Il perimetro critico, ai sensi della UNI EN 1992-1-1:2015, è ad una distanza 2d dal convex hull (inviluppo convesso) del perimetro dell’elemento punzonante, eventualmente escludendo i limiti della soletta (per pilastri di bordo e d’angolo, cfr. Figg. 6.13 e 6.15 UNI EN 1992-1-1:2015).

Tale perimetro, per pilastri in elevazione, è ricavabile dalle seguenti formule in funzione della posizione:

Nel caso di elementi di fondazione, invece, il perimetro critico è da individuarsi in modo iterativo tra tutti quelli con il minore coefficiente di sicurezza, fino ad una distanza di 2d dal pilastro.
Similmente a quanto avviene per gli elementi non armati a taglio con una specifica armatura trasversale (si pensi ai solai), è possibile assumere una resistenza intrinseca dell’elemento punzonato anche in assenza di armature (trattandosi di un meccanismo a taglio). Pertanto la verifica si pone nella forma:

dove:

  •  sono le armature longitudinali nelle due direzioni che attraversano la dimensione colonna (c1 o c2) maggiorata di 3d su ciascun lato
  •  è la tensione normale media nelle direzioni y e z del piano della soletta (per esempio dovute alla precompressione)

STEP 3: Progetto delle armature a punzonamento

Qualora non sia possibile, con il solo contributo del calcestruzzo, assorbire la totalità dello sforzo punzonante, sarà necessario disporre delle armature a punzonamento di area totale Asw. Si noti che Asw è l’area totale delle armature a punzonamento disposte lungo il perimetro critico (ovvero lungo il perimetro concentrico esterno al pilastro). Siccome non è nota a priori la reale posizione della superficie critica di rottura a punzonamento, la norma prevede di “replicare” queste armature in modo concentrico rispettando i limiti dimensionali indicati nel prosieguo. Verranno, quindi, disposte un certo numero di “file” tutte di area totale Asw e concentriche al pilastro e via via più distanti da questo.
L’armatura totale a punzonamento di una fila (Asw) deve essere scelta in modo tale che sia soddisfatta la seguente verifica:

dove:

  • sr è l’interasse radiale dell’armatura a punzonamento (ovvero la distanza tra due file di armature concentriche):
  • fywd,ef  è la tensione di snervamento di progetto efficace delle armature a punzonamento:
  • α è l’angolo di inclinazione dell’armatura a punzonamento con l’orizzontale.

È doverosa una osservazione. A differenza di quanto avveniva in passato con il D.M. 2008, il quale affidava l’intero sforzo di punzonamento alle armature (ponendo, quindi, vRd,c = 0); oggigiorno il calcolo delle armature a punzonamento, ai sensi del D.M. 2018 e dell’Eurocodice 2 (UNI EN 1992-1-1:2018), avviene considerando anche il contributo del calcestruzzo nella misura del 75% (termine 0,75 vRd,c).

A parità di sforzo sollecitante di progetto a punzonamento, quindi, il calcolo eseguito con il D.M. 2018 (ovvero l’Eurocodice 2) conduce ad una quantità di armatura generalmente inferiore rispetto al calcolo eseguito ai sensi del precedente D.M. 2008.

A questo punto, sarà necessario scegliere tra due possibili tipologie di armature a punzonamento:

1) cuciture verticali (pioli o perni tipo “stud”): in questo caso, trattandosi di armature verticali, sarà possibile assumere α = 90°;
2) ferri piegati: in questo caso, la piegatura potrà avvenire con un angolo α compreso tra 30° e 90° e si potrà assumere, nel caso di singola fila di armature:

STEP 4: Dettagli esecutivi

La disposizione delle armature a punzonamento deve essere fatta seguendo i dettagli esecutivi indicati nel § 9.4.3 della UNI EN 1992-1-1:2015. In primo luogo occorrerà calcolare il perimetro uout oltre il quale non sono più richieste armature. Quest’ultimo è pari a:

I dettagli esecutivi possono essere così riassunti (cfr. Fig. 9.10 UNI EN 1992-1-1:2015):

1) per cuciture verticali: la prima fila deve partire ad una distanza compresa tra 0,3 d e 0,5 d dalla faccia del pilastro; le file devono essere distanziate tra loro di una quantità non maggiore di 0,75 d; l’ultima fila deve essere disposta ad una distanza non maggiore di 1,5 d dal perimetro uout;
2) per ferri piegati: la prima fila deve partire ad una distanza compresa minore di 0,5 d dalla faccia del pilastro; le barre possono essere disposte in pianta ad una distanza dalle facce del pilastro non maggiore di 0,25 d; le file devono essere distanziate tra loro di una quantità non maggiore di 0,75 d; l’ultima fila deve essere disposta ad una distanza non maggiore di 1,5 d dal perimetro uout.

Infine, l’area minima della singola armatura a punzonamento deve risultare:

dove st è la distanza tangenziale massima tra le armature lungo una stessa fila, pari ad almeno 1,5 d per file interne al perimetro u1 e 2 d per file esterne al perimetro u1.

Esempio di calcolo

Nell’esempio che segue viene considerato un pilastro “d’angolo” (β = 1,5) di dimensioni:

– c1 = 300 mm (v. Fig. 6.20a UNI EN 1992-1-1:2015);

– c2 = 500 mm.

costituito di calcestruzzo di classe C25/30 e barre di armature di tipo B450C (si veda la seguente tabella per le principali caratteristiche meccaniche).

L’elemento punzonato sia costituito da una soletta di spessore totale h = 200 mm ed altezza utile, al netto del copriferro (c = 20 mm) e delle armature (Φy = Φz = 10 mm) pari a d = 170 mm.

La verifica del corretto dimensionamento si esegue, per pilastro d’angolo, controllando che:

dove:
– VEd = 175 kN;
– u0 = 510 mm;
– ν = 0,6 (1- fck / 250) = 0,54.

La sezione risulta, quindi, idonea. Si procede allora alla verifica, dapprima in assenza di armature, della sezione al punzonamento lungo il perimetro critico:

dove:

Si noti che, a vantaggio di sicurezza, si è proceduto a trascurare la presenza di eventuali armature a flessione nella soletta (ρl) e l’effetto della precompressione (σcp). Siccome vEd,1 = 1,16 MPa > vRd,c = 1,24 MPa non occorrerebbe disporre un’opportuna armatura a punzonamento.

Tuttavia, si dispongono comunque dei ferri piegati con area totale di Asw = 8 Φ 10 = 628,32 mm2 e con angolo di piegatura 45 gradi. In questo caso la verifica risulta ancora soddisfatta essendo:

dove:  

Il perimetro oltre il quale non è più richiesta armatura risulta:

In definitiva, si ritiene quindi sufficiente disporre una singola fila di armature.

In seconda ipotesi, si dispongono delle cuciture verticali tipo “stud” con area totale della singola fila di Asw = 8 Φ 10 = 628,32 mm2. In questo caso α = 90° e si può assumere sr = 0,75 d = 127,5 mm, per cui:

La verifica risulta, quindi, soddisfatta e si dispongono almeno due file a distanza non superiore a 0,75 d.

Esempio di calcolo automatico tramite EdiLus

A titolo di esempio vengono condotte le verifiche precedentemente illustrate modellando la struttura con il programma per il calcolo strutturale EdiLus.

È stato calcolato un edificio in ca con struttura a telaio, con pilastri 40×40 cm ed è stato valutato il loro effetto di punzonamento sia sugli impalcati, costituiti da solette di spessore 20 cm, che sulla fondazione, costituita da una platea spessa 50 cm.

Vista 3D dell’edificio calcolato

Carpenteria del piano tipo

I risultati del calcolo automatico sono illustrati nel seguente tabulato. In particolare, EdiLus ha provveduto a:

  • calcolare le armature a punzonamento da disporre in forma di ferri piegati;
  • produrre gli esecutivi con l’indicazione delle armature aggiuntive a punzonamento da disporre nelle solette e nella platea.

 

Dettaglio dell’armatura a punzonamento “tipica” per pilastri interni

.

Estratto dai tabulati di calcolo delle verifiche a punzonamento

Si noti che, le armature a punzonamento nella forma di “ferri piegati” calcolate precedentemente sono sostituibili, con le dovute accortezze, dalle armature in forma di “cuciture” (stud). In particolare, utilizzando la (6.52) della UNI EN 1992-1-1:2015, l’area delle armature di tipo “stud”():

dove:

  • d è l’altezza utile della soletta

Si noti che, nel caso i ferri siano piegati a 45 gradi e nel caso la distanza tra le file di stud sia pari alla massima consentita 0,75 d, la formula precedente si riduce a:


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Decreto crescita 2019 in Gazzetta: novità per tutto il settore delle costruzioni

Decreto crescita 2019: dall’estensione del sismabonus alle zone 2 e 3 al trasferimento del credito dell’ecobonus, dal super-ammortamento alla nuova Sabatini. Scopri i dettagli

Molte novità in arrivo per professionisti, imprese e cittadini: il testo del decreto crescita (dl 34/2019) è stato pubblicato Gazzetta Ufficiale (n. 100 del 30 aprile 2019).

Il provvedimento introduce misure fiscali per:

  • la crescita economica
  • il rilancio degli investimenti privati
  • la tutela de l made in Italy.

Di seguito una sintesi delle principali novità di interesse per tecnici, imprese e cittadini.

Superammortamento

Reintrodotto dal 1° aprile 2019 il superammortamento al 130% per l’acquisto di beni strumentali nuovi, fino a 2,5 milioni di euro.

Per i soggetti titolari di reddito d’impresa e per gli esercenti arti e professioni che effettuano investimenti in beni materiali strumentali nuovi, esclusi i veicoli e gli altri mezzi di trasporto, il costo di acquisizione è maggiorato del 30%.

La maggiorazione del costo si applica:

  • dal 1° aprile 2019 al 31 dicembre 2019
  • entro il 30 giugno 2020, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2019 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione, con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria.

La maggiorazione non si applica sulla parte di investimenti complessivi eccedenti il limite di 2,5 milioni di euro.

Revisione mini-IRES

Abbandonata definitivamente l’ipotesi di una mini-IRES pari al 15%.

Secondo le nuove regole, l’IRES per gli utili disponibili e reinvestiti (v. definizione art. 1 comma 2 del dl crescita) subirà le seguenti rimodulazioni:

Anno Aliquota IRES
Anno 2019 IRES pari al 22,5%
Anno 2020 IRES pari al 21,5%
Anno 2021 IRES pari al 21%
Anno 2022 IRES pari al 20,5%

Deducibilità IMU

Aumentata gradualmente dal 40% al 70% la deducibilità IMU sugli immobili strumentali delle imprese e dei lavoratori autonomi, come i capannoni, dalle imposte sui redditi; in particolare:

  • dal 40% al 50% per il periodo d’imposta 2019
  • al  60% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019
  • al 60% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2020
  • al 70% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2021.

Regime forfetario

Per i datori di lavoro (imprenditori e autonomi) in regime forfetario è previsto l’obbligo di ritenuta sui dipendenti, con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2019, ovvero i forfetari devono operare le ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e sui redditi assimilati corrisposti.

Avendo la norma efficacia retroattiva, le ritenute sulle retribuzioni corrisposte nei primi 3 mesi dell’anno 2019 saranno trattenute in modo frazionato in 3 rate mensili, di pari importo, a partire dal terzo mese successivo a quello di entrata in vigore delle nuove regole.

Incentivi per la valorizzazione edilizia

Prevista fino al 31 dicembre 2021 l’applicazione, nella misura fissa di 200 euro ciascuna, dell’imposta di registro e delle imposte ipotecaria e catastale per i trasferimenti di immobili a favore di imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare.

Condizione necessaria è che tali imprese provvedano entro i successivi 10 anni alla demolizione e ricostruzione degli immobili, conformemente alla normativa antisismica e con il conseguimento della classe energetica A o B, anche con variazione volumetrica rispetto al fabbricato preesistente ove consentita dalle vigenti norme urbanistiche, nonché all’alienazione degli stessi.

Sismabonus

Previsto il potenziamento del sismabonus: chi acquista un’unità immobiliare in un edificio demolito e ricostruito anche nelle zone 2 o 3 (oggi previsto solo per gli edifici in zona 1) potrà ottenere una detrazione, su un ammontare massimo di spesa non superiore a 96.000 euro, pari al:

  • 75% del prezzo se dalla realizzazione degli interventi deriva una riduzione del rischio sismico che determini il passaggio a una classe di rischio inferiore
  • 85% se si ottiene invece il passaggio a due classi di rischio inferiore.

cui corrisponde una detrazione massima di:

  • 72.000 € con riduzione di una classe di rischio sismico
  • 81.600 € in caso di riduzione di 2 classi di rischio sismico.

L’agevolazione viene concessa per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 e la detrazione è ripartita in 5 quote annuali di pari importo.

Modifiche alla disciplina degli incentivi per gli interventi di efficienza energetica e rischio sismico

Introdotta la possibilità di trasferimento del credito al fornitore tramite uno sconto per il soggetto che sostiene le spese per gli interventi di efficientamento energetico (ecobonus)e messa in sicurezza dal rischio sismico (sismabonus).

In particolare, il soggetto avente diritto alle detrazioni può optare, in luogo dell’utilizzo diretto delle stesse, per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi; tale sconto sarà rimborsato al fornitore sotto forma di credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione, in 5 quote annuali di pari importo.

Entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del dl 34/2019, sarà emanato il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate in cui sono definite le modalità attuative delle suddette disposizioni.

Estensione della definizione agevolata delle entrate regionali e degli enti locali

Al via la rottamazione ter : gli enti territoriali possono disporre la definizione agevolata delle proprie entrate, anche tributarie, con stralcio della sanzione, circa le ingiunzioni di pagamento ricevute dal 2000 al 2017 al netto delle sanzioni.

Gli enti locali possono stabilire entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto Crescita, l’esclusione delle sanzioni relative a tali entrate; saranno gli stessi enti a stabilire:

  • il numero delle rate e le relative scadenze, che non possono superare il 30 settembre 2021
  • le modalità con cui il debitore manifesta la volontà di avvalersi della definizione agevolata
  • i termini per la presentazione dell’istanza di adesione alla definizione.

Fondo garanzia prima casa

Al Fondo di garanzia per la prima casa sono assegnati 100 milioni di euro nell’anno 2019. Per ogni finanziamento ammesso alla garanzia del Fondo viene accantonato a copertura del rischio un importo non inferiore all’8% dell’importo garantito.

Nuova Sabatini

In riferimento alla nuova Sabatini viene previsto:

  • l’aumento a 4 milioni di euro del valore massimo del finanziamento concedibile a ciascuna impresa
  • l’erogazione di un contributo in un’unica soluzione a fronte di finanziamenti di importo non superiore a 100.000 euro

Nuove imprese a tasso zero, Smart & Start e Digital Transformation

Al fine di favorire la trasformazione digitale dei processi produttivi delle Pmi, imprese di piccola e media dimensione, con decreto di natura non regolamentare del Ministero dello Sviluppo economico sono stabiliti i criteri, le condizioni e le modalità per la concessione di agevolazioni finanziarie nella misura massima del 50% dei costi ammissibili definite nei limiti stabiliti dal regolamento UE n. 1407/2013.

Le agevolazioni sono dirette a sostenere la realizzazione dei progetti di trasformazione tecnologia e digitale aventi le seguenti caratteristiche:

  • essere diretti all’implementazione delle tecnologie abilitanti individuate nel piano Impresa 4.0 (advanced manufacturing solutions, addittive manufacturing, realtà aumentata, simulation, integrazione orizzontale e verticale, industrial internet, cloud, cybersecuruty, big data e analytics)
  • presentare un importo di spesa almeno pari a 200.000 euro.

Contributi ai Comuni

Erogati ai Comuni 500 milioni di euro per l’anno 2019, per interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile. Le risorse saranno proporzionali alla popolazione dei Comuni: da un minimo di 50.000 euro per i Comuni fino a 5.000 abitanti ad un massimo di 250.000 euro per quelli oltre i 250.000 abitanti.

In particolare, i contributi sono destinati a misure di:

  • efficientamento energetico, compresi interventi volti all’efficientamento dell’illuminazione pubblica, al risparmio energetico negli edifici di proprietà pubblica o destinati all’uso pubblico, nonché all’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili
  • sviluppo territoriale sostenibile, ivi compresi interventi per l’adeguamento e la messa in sicurezza di scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale, per l’abbattimento delle barriere architettoniche, nonché progetti in materia di mobilità sostenibile.

Made in Italy

Predisposta la tutela dei marchi storici italiani, con l’istituzione di un apposito registro; inoltre, ai consorzi nazionali che operano nei mercati esteri al fine di assicurare la tutela dell’originalità dei prodotti italiani, compresi quelli agroalimentari, venduti all’estero, è concessa un’agevolazione pari al 50%o delle spese sostenute per la tutela legale dei propri prodotti colpiti dal fenomeno dell’Italian Sounding (imitazione di un prodotto/denominazione/marchio attraverso un richiamo alla presunta italianità). L’agevolazione è concessa fino ad un importo massimo annuale per soggetto beneficiario di euro 30.000.

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Decreto crescita: fondi per tutti i Comuni da 50.000 a 250.000 euro

Il Decreto crescita prevede fondi per progetti di efficientamento energetico e sviluppo sostenibile: si parte da 50.000 euro per i Comuni con meno di 5000 abitanti

Il dl n.34/2019 (Decreto crescita), pubblicato in Gazzetta il 30 aprile scorso, prevede all’art. 30: “Contributi ai comuni per interventi di efficientamento energetico e sviluppo territoriale sostenibile“.

La norma chiarisce che vi sarà, entro 20 giorni, un ulteriore decreto del Ministero dello sviluppo economico (MISE) che assegnerà contributi in favore dei Comuni, nel limite massimo di 500 milioni di euro per il 2019 a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione (FSC), per la realizzazione di progetti di:

  • efficientamento energetico – compresi interventi volti all’efficientamento dell’illuminazione pubblica, al risparmio energetico degli edifici di proprietà pubblica, nonché all’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili;
  • sviluppo territoriale sostenibile – compresi interventi in materia di mobilità sostenibile, nonché interventi per l’adeguamento e la messa in sicurezza di scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale e per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Ammontare del contributo

Il contributo è attribuito a ciascun Comune sulla base della popolazione residente alla data del 1° gennaio 2018, secondo i dati pubblicati dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), come di seguito indicato:

POPOLAZIONE RESIDENTE CONTRIBUTO
fino a 5000 abitanti 50.000 euro
tra 5001 e 10.000 abitanti 70.000 euro
tra 10.001 e 20.000 abitanti 90.000 euro
tra 20.001 e 50.000 abitanti 130.000 euro
tra 50.001 e 100.000 abitanti 170.000 euro
tra 100.001 e 250.000 abitanti 210.000 euro
superiore a 250.000 abitanti 250.000 euro

Condizioni per accedere

I Comuni possono finanziare una o più opere pubbliche a condizione che esse:

  1. non abbiano già ottenuto un finanziamento a valere su fondi pubblici o privati, nazionali, regionali, provinciali o strutturali di investimento europeo;
  2. siano aggiuntive rispetto a quelle già programmate sulla base degli stanziamenti contenuti nel bilancio di previsione dell’anno 2019.

Il Comune beneficiario è tenuto ad iniziare l’esecuzione dei lavori entro il 31 ottobre 2019. I Comuni che non rispettano il termine decadono automaticamente dall’assegnazione del contributo.

L’erogazione avviene:

  • per il 50%o, previa richiesta da parte del MISE sulla base dell’attestazione dell’ente beneficiario dell’avvenuto inizio dell’esecuzione dei lavori entro il termine suddetto
  • a saldo, determinato come differenza tra la spesa effettivamente sostenuta per la realizzazione del progetto e la quota già erogata, nel limite dell’importo del contributo. Il saldo è corrisposto su autorizzazione del MISE anche sulla base dei dati inseriti, nel sistema di monitoraggio dall’ente beneficiario, in ordine al collaudo e alla regolare esecuzione dei lavori.

Per i Comuni delle regioni Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta e delle Province autonome di Trento e di Bolzano i contributi sono erogati per il tramite delle Autonomie speciali.


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Non è più obbligatorio ricorrere alle centrali di committenza

Il decreto Sblocca cantieri elimina l’obbligo per i Comuni non capoluogo di ricorrere alle stazioni appaltanti uniche o centrali di committenza

Con il dl n. 32/2019 (Sblocca cantieri) vengono apportate una serie di modifiche al Codice appalti; tra le modifiche più importanti, una in particolare riguarda la maggior parte dei Comuni italiani

L’art. 1 lettera g, del nuovo dl, con poche righe difatti modifica l’art 37 comma 4 del Codice appalti eliminando l’obbligo per i Comuni non capoluogo di ricorrere alle stazioni appaltanti.

Il testo modificato del comma 4 è quindi il seguente:

Se la stazione appaltante è un comune non capoluogo di provincia, fermo restando quanto previsto al comma 1 e al primo periodo del comma 2, procede può procedere direttamente e autonomamente oppure secondo una delle seguenti modalità:

  1.  ricorrendo a una centrale di committenza o a soggetti aggregatori qualificati
  2. mediante unioni di comuni costituite e qualificate come centrali di committenza, ovvero associandosi o consorziandosi in centrali di committenza nelle forme previste dall’ordinamento
  3. ricorrendo alla stazione unica appaltante costituita presso le province, le città metropolitane ovvero gli enti di area vasta ai sensi della legge 7 aprile 2014, n. 56.

Quindi dal 19 aprile 2019, data di entrata in vigore del decreto Sblocca cantieri, e salvo modifiche parlamentari, in sede di conversione in legge del dl, i Comuni non capoluogo potranno scegliere se, e quando, utilizzare le stazioni appaltanti oppure procedere in maniera autonoma.

Le stazioni appaltanti nel Codice appalti

Ricordiamo che il Codice appalti prevede, all’art. 37 comma 1, che:

1. Le stazioni appaltanti, fermi restando gli obblighi di utilizzo di strumenti di acquisto e di negoziazione, anche telematici, previsti dalle vigenti disposizioni in materia di contenimento della spesa, possono procedere direttamente e autonomamente all’acquisizione di forniture e servizi di importo inferiore a 40.000 euro e di lavori di importo inferiore a 150.000 euro, nonché attraverso l’effettuazione di ordini a valere su strumenti di acquisto messi a disposizione dalle centrali di committenza e dai soggetti aggregatori. Per effettuare procedure di importo superiore alle soglie indicate al periodo precedente, le stazioni appaltanti devono essere in possesso della necessaria qualificazione ai sensi dell’articolo 38.

Il comma 2 riporta invece i casi in cui devono utilizzare le centrali di committenza:

2. Salvo quanto previsto al comma 1, per gli acquisti di forniture e servizi di importo superiore a 40.000 euro e inferiore alla soglia di cui all’articolo 35, nonché per gli acquisti di lavori di manutenzione ordinaria d’importo superiore a 150.000 euro e inferiore a 1 milione di euro, le stazioni appaltanti in possesso della necessaria qualificazione di cui all’articolo 38 nonché gli altri soggetti e organismi di cui all’articolo 38, comma 1, procedono mediante utilizzo autonomo degli strumenti telematici di negoziazione messi a disposizione dalle centrali di committenza qualificate secondo la normativa vigente. In caso di indisponibilità di tali strumenti anche in relazione alle singole categorie merceologiche, le stazioni appaltanti operano ai sensi del comma 3 o procedono mediante lo svolgimento procedure di cui al presente codice.

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Decreto Sblocca cantieri: Torna l’incentivo del 2% per le funzioni tecniche

Ripristinato l’incentivo del 2% per le attività di progettazione, di coordinamento della sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione e di verifica preventiva della progettazione

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del dl 32/2019 ( Sblocca cantieri) viene reintrodotto in materia di incentivi per funzioni tecniche l’incentivo del 2% per i tecnici della Pubblica Amministrazione.

L’art. 1, comma 1, lett. aa) del dl 32/2019, in modifica all’art. 113, comma 3 del Codice appalti (dlgs 50/2016) relativo alle attività di progettazione dei progettisti interni alla PA, reintroduce appunto l’incentivo del 2%.

Più nel dettaglio, quello che cambia è l’ambito delle attività tecniche svolte dai dipendenti delle stazioni appaltanti che possono essere coperte dall’apposito fondo in cui le amministrazioni aggiudicatrici possono far confluire risorse finanziarie in misura non superiore al 2%, modulate sull’importo dei lavori, servizi e forniture, posti a base di gara.

Con il nuovo provvedimento le attività, oggetto di incentivo ai dipendenti, sono quelle di:

  • progettazione
  • coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione
  • verifica preventiva della progettazione
  • oltre a quelle, non oggetto di modifiche da parte del decreto ovvero: di RUP, di direzione dei lavori, di direzione dell’esecuzione, di collaudo tecnico amministrativo, di verifica di conformità, di collaudatore statico.

Vengono inoltre escluse le attività di programmazione della spesa per investimenti, e di predisposizione e controllo delle procedure di gara e di esecuzione dei contratti pubblici; le attività di valutazione preventiva dei progetti divengono di “verifica preventiva della progettazione”.

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Confindustria, la guida (e il giudizio) alle previsioni dello Sblocca cantieri

Da Confindustria un’analisi articolo per articolo del decreto Sblocca cantieri, con la suddivisione in misure positive, migliorabili e negative

A seguito della pubblicazione in Gazzetta del decreto Sblocca cantieri (dl n.32/2019) il 18 aprile scorso, Confindustria ha redatto una nota con cui analizza i singoli articoli suddividendoli in:

  • misure positive
  • misure negative
  • misure migliorabili.

Il dl, già in vigore dal 19 aprile 2019, prevede numerose modifiche al Codice appalti e risponde alla richiesta del mondo imprenditoriale di rilanciare gli investimenti in opere pubbliche, al fine di contribuire alla crescita economica e occupazionale del Paese.

In vista dell’adozione della conversione in legge del provvedimento, Confindustria ha elaborato un pacchetto di proposte, volte a superare le situazioni di natura procedimentale, decisionale, finanziaria e processuale, in particolare quelle che bloccano l’avvio e il completamento delle infrastrutture strategiche e prioritarie.

Misure positive

Tra le misure positive, che recepiscono le richieste del mondo imprenditoriale, si segnala:

  • l’obbligo di computare il valore complessivo dei lotti (e non quello del singolo lotto) per stabilire le procedure di gara da seguire anche quando i singoli lotti non vengono aggiudicati “contemporaneamente” (art. 35, commi 9 e 10)
  • l’estensione a ogni tipo di appalto (lavori, servizi e forniture) dell’anticipazione del 20% del prezzo (fino a oggi, l’anticipo era previsto solo per gli appalti di lavori) (art. 35, comma 18)
  • l’eliminazione della previsione che fa discendere l’esclusione dell’operatore partecipante alla gara anche da fatto addebitabile al subappaltatore (art. 80, commi 1 e 5)
  • la soppressione dell’obbligo di indicazione della terna dei subappaltatori in gara, anche per le concessioni (art. 105, comma 6)
  • la previsione dell’adozione di un Regolamento unico attuativo del Codice, con relativo regime transitorio fino alla data della sua entrata in vigore. Il Regolamento dovrà essere adottato entro 180 giorni dall’entrata in vigore del DL (art. 216, comma 27-octies)
  • l’obbligo di ricorso al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV) per gli appalti di servizi e forniture caratterizzati da notevole contenuto tecnologico o che hanno carattere innovativo (art. 95, comma 3, lett. b-bis)

Misure migliorabili

Tra le misure condivisibili, ma che potrebbero essere ulteriormente rafforzate, si segnala:

  • la discrezionalità della stazione appaltante, per i servizi e le forniture di importo inferiore a 40.000 euro, di decidere se ricorrere al prezzo più basso o all’OEPV (art. 95, co. 4, lett. c), mentre per quelli di importo pari o superiore a 40.000 euro caratterizzati da notevole contenuto tecnologico o di carattere innovativo è sempre previsto il ricorso all’OEPV (art. 95., co. 3, lett. b-bis)
  • la riduzione da 90 a 60 giorni del termine previsto per l’emissione del parere sui progetti da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (art. 215, co. 5)
  •  l’attribuzione al soggetto aggiudicatore – e non più al CIPE – delle varianti progettuali che non superino il 50% del valore del progetto definitivo approvato (art. 216, co. 1-ter)

Misure negative

Tra le modifiche al CCP, per le quali Confindustria esprime un giudizio negativo, si segnala:

  • l’innalzamento da 150.000 a 200.000 euro della soglia per la procedura negoziata, che potrà avvenire previa consultazione di almeno 3 operatori (fino a oggi la consultazione doveva riguardare almeno 10 operatori, ove esistenti) (art. 36, co. 2, lett. b)
  • la possibilità per le stazioni appaltanti di esaminare le offerte prima della verifica dell’idoneità dei concorrenti (non è chiaro se per tutti gli appalti sotto-soglia o solo per quelli affidati con le procedure negoziate), a condizione che tale facoltà sia prevista nel bando di gara o nell’avviso, con verifica a campione anche degli altri partecipanti ed eventuale ricalcolo della soglia di anomalia (art. 36, co. 5)
  • la possibilità per la stazione appaltante, in caso di indisponibilità o disponibilità insufficiente di esperti iscritti nella sezione ordinaria dell’albo dei commissari, di nominare, anche solo parzialmente, internamente la commissione di gara (art. 77, co. 3-bis)
  • l’esclusione dalle gare di appalto degli operatori economici, in presenza di violazioni degli obblighi fiscali non definitivamente accertate, di cui la stazione appaltante è venuta a conoscenza (art. 80, co. 4). Al riguardo, si segnala che già lo scorso 3 aprile Confindustria ha portato all’attenzione del Governo le criticità operative legate a tale previsione, derivanti, in primo luogo, dall’esiguità dell’importo della soglia stabilita per qualificare come “grave” la violazione tributaria (5.000 euro) e, in secondo luogo, dalla non piena conformità della norma alle disposizioni europee in materia di appalti pubblici. Infatti, la disciplina UE consente all’operatore economico, nel rispetto di precise condizioni, di procedere alla regolarizzazione di tali violazioni anche nel corso della procedura, vale a dire dopo il termine per la presentazione della domanda. Poiché il legislatore nazionale non recepisce tale profilo, Confindustria ha chiesto di intervenire su tale carenza legislativa, che rischia di rendere la disciplina italiana troppo restrittiva rispetto a quelle adottate in altri Paesi europei, a danno del principio di massima partecipazione alle gare e alle finalità di meritevolezza e concorrenza effettiva
  • sempre sui motivi di esclusione (art. 80, co. 10 e 10-bis): i) la decorrenza del periodo di esclusione per le situazioni – escludenti – di cui all’art. 80, co. 5 del Codice – tra cui l’illecito professionale e la risoluzione del contratto in danno – dalla data di accertamento del fatto in via amministrativa ovvero, in caso di contestazione in giudizio, dalla data della sentenza non più soggetta a impugnazione; ii) l’obbligo per la stazione appaltante, anche nel tempo occorrente alla definizione del giudizio, di tenere conto delle situazioni escludenti basate su fatti eventualmente commessi dall’operatore economico
  • la possibilità della stazione appaltante di decidere la percentuale di subappalto fino al limite del 50% (art. 105, co. 2)
  • la reintroduzione dell’incentivo 2% dell’importo dell’appalto per le attività di progettazione svolte dai progettisti interni alle amministrazioni aggiudicatrici (art. 113, co. 2)
  • la soppressione dell’Albo – e del relativo decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti che dovrebbe regolarlo – dei soggetti che possono ricoprire il ruolo di Direttore dei Lavori e Collaudatore, per gli appalti pubblici affidati con la formula del Contraente Generale (soppressione dei co. 3 e 4, dell’art. 196)
  • la soppressione del cd. rito super-accelerato per i processi iniziati successivamente all’entrata in vigore del DL (art. 120 del Codice del processo amministrativo e 204)

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Come cambiano le regole sul subappalto dopo lo Sblocca cantieri

Con lo Sblocca cantieri diventa subappaltabile il 50% dei lavori e viene cancellato l’obbligo di nomina di una terna di subappaltatori per ciascuna offerta

Il decreto legge n. 32/2019 (noto come “Sblocca cantieri”) pubblicato in Gazzetta il 18 aprile, modifica molti articoli del Codice appalti tra cui l’articolo 105 che regolamenta i subappalti.

Nello specifico lo Sblocca cantieri al capo I, art 1, comma v, riporta le seguenti 6 modifiche all’art. 105 del codice appalti:

  1. comma 2 (modificato): Importo subappaltabile massimo del 50% (prima era del 30%)
  2. comma 4 (lettera a abrogata): Viene ammessa la partecipazione ai subappalti delle imprese non vincitrici dell’appalto
  3. comma 4 (lettera b modificata): Le cause di esclusione degli appalti si applicano anche per i subappalti
  4. comma 4 (lettera d abrogata): Il concorrente non deve più dimostrare l’assenza in capo ai subappaltatori dei motivi di esclusione 
  5. comma 6 (abrogato): Viene eliminato l’obbligo di indicare una terna di subappaltatori in sede di offerta
  6. comma 13 (modificato): Ampliati i casi in cui i subappaltatori sono pagati direttamente dalla Stazione appaltante 

Le modifiche in materia di subappalti (art.105)

Di seguito riportiamo i testi modificati dei commi 2, 4, 6 e 13 dell’art. 105 con una breve spiegazione:

Comma 2 – Importo subappaltabile massimo del 50%

Il subappalto è il contratto con il quale l’appaltatore affida a terzi l’esecuzione di parte delle prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto. Costituisce, comunque, subappalto qualsiasi contratto avente ad oggetto attività ovunque espletate che richiedono l’impiego di manodopera, quali le forniture con posa in opera e i noli a caldo, se singolarmente di importo superiore al 2 per cento dell’importo delle prestazioni affidate o di importo superiore a 100.000 euro e qualora l’incidenza del costo della manodopera e del personale sia superiore al 50 per cento dell’importo del contratto da affidare. Fatto salvo quanto previsto dal comma 5, il subappalto è indicato dalle stazioni appaltanti nel bando di gara e non può superare la quota del cinquanta per cento dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture. L’affidatario comunica alla stazione appaltante, prima dell’inizio della prestazione, per tutti i subcontratti che non sono subappalti, stipulati per l’esecuzione dell’appalto, il nome del sub-contraente, l’importo del sub-contratto, l’oggetto del lavoro, servizio o fornitura affidati. Sono, altresì, comunicate alla stazione appaltante eventuali modifiche a tali informazioni avvenute nel corso del sub-contratto. è altresì fatto obbligo di acquisire nuova autorizzazione integrativa qualora l’oggetto del subappalto subisca variazioni e l’importo dello stesso sia incrementato nonché siano variati i requisiti di cui al comma 7. 

Nota: Viene in pratica innalzata, dal 30% al 50%, nei bandi di gara, la soglia massima degli importi complessivi subappaltabili.

Comma 4 – modifiche dei requisiti dei subappaltatori

I soggetti affidatari dei contratti di cui al presente codice possono affidare in subappalto le opere o i lavori, i servizi o le forniture compresi nel contratto, previa autorizzazione della stazione appaltante purché:

a) l’affidatario del subappalto non abbia partecipato alla procedura per l’affidamento dell’appalto;

b) il subappaltatore sia qualificato nella relativa categoria e sia in possesso dei requisiti di cui all’articolo 80;

c) all’atto dell’offerta siano stati indicati i lavori o le parti di opere ovvero i servizi e le forniture o parti di servizi e forniture che si intende subappaltare;

d) il concorrente dimostri l’assenza in capo ai subappaltatori dei motivi di esclusione di cui all’articolo 80.

Nota: Con l’abrogazione della lettera a in pratica è ammesso che l’impresa vincitrice dell’appalto possa affidare, in subappalto, dei lavori alle altre imprese che in precedenze erano sue concorrenti durante la gara.

Con la modifica della lettera b vengono applicati gli stessi motivi di esclusione da una gara sia per gli appaltatori sia per i subappaltatori.

Comma 6 – Abrogato l’obbligo di indicare la terna di subappaltatori

Viene cancellato il comma 6 che recitava:

E’ obbligatoria l’indicazione della terna di subappaltatori in sede di offerta, qualora gli appalti di lavori, servizi e forniture siano di importo pari o superiore alle soglie di cui all’articolo 35 o, indipendentemente dall’importo a base di gara, riguardino le attività maggiormente esposte a rischio di infiltrazione mafiosa, come individuate al comma 53 dell’articolo 1 della legge 6 novembre 2012, n. 190. Nel caso di appalti aventi ad oggetto più tipologie di prestazioni, la terna di subappaltatori va indicata con riferimento a ciascuna tipologia di prestazione omogenea prevista nel bando di gara. Nel bando o nell’avviso di gara la stazione appaltante prevede, per gli appalti sotto le soglie di cui all’articolo 35: le modalità e le tempistiche per la verifica delle condizioni di esclusione di cui all’articolo 80 prima della stipula del contratto stesso, per l’appaltatore e i subappaltatori; l’indicazione dei mezzi di prova richiesti, per la dimostrazione delle circostanze di esclusione per gravi illeciti professionali come previsti dal comma 13 dell’articolo 80.

Nota: Viene quindi eliminato l’obbligo di indicare una terna di subappaltatori in sede di offerta indipendentemente dall’importo a base di gara.

Comma 13 – Subappaltatori pagati direttamente dalla stazione appaltante

Il comma 13 viene così modificato:

La stazione appaltante corrisponde direttamente al subappaltatore, al cottimista, al prestatore di servizi ed al fornitore di beni o lavori, l’importo dovuto per le prestazioni dagli stessi eseguite nei seguenti casi:

a) quando il subappaltatore o il cottimista è una microimpresa o piccola impresa

b) in caso di inadempimento da parte dell’appaltatore

c) su richiesta del subappaltatore e se la natura del contratto lo consente

Nota: Vengono in pratica ampliati i casi in cui la stazione appaltante paga direttamente il subappaltatore.


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Resistenza al fuoco degli elementi strutturali: la guida INAIL

L’INAIL ha pubblicato un’interessante guida sulla resistenza al fuoco degli elementi strutturali, un focus sulla misura S.2 del Codice di prevenzione incendi

L’INAIL (istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) ha pubblicato il 19 aprile un focus sulla misura S.2 del Codice prevenzione incendi dal titolo:

La resistenza al fuoco degli elementi strutturali.

Ricordiamo che il capitolo S.2 tratta della resistenza al fuoco delle strutture ed offre ai progettisti molteplici opportunità per la risoluzione dei problemi di ingegneria strutturale in caso di incendio.

La pubblicazione fornisce una serie di casi studio che illustrano l’applicazione delle soluzioni conformi e alternative contemplate nel capito S.2 del Codice.

La resistenza la fuoco

La finalità della resistenza al fuoco è quella di garantire la capacità portante delle strutture in condizioni di incendio nonché la capacità di compartimentazione, per un tempo minimo necessario al raggiungimento degli obiettivi di sicurezza di prevenzione incendi.

Le possibilità che vengono presentate, nel capitolo S.2, al progettista della sicurezza antincendio spaziano dal consueto approccio tipo semi-prestazionale, ovvero prestazionale guidato, fino alle opportunità offerte dalla Fire Safety Engineering (FSE) utilizzabili per affrontare questioni di ingegneria strutturale più complesse.

Il progettista assegna il livello di prestazione (minimo) alle strutture sottoposte all’incendio (tab. S.2-1), in funzione dei criteri di attribuzione e, quindi, verifica le strutture per un lasso temporale coerente con le prescrizioni previste per il livello individuato.

In termini di prestazioni, nella maggior parte dei casi, il lasso temporale da considerare è crescente passando dal livello I al V.

Livelli di prestazione attribuibili (tab. S.2-1)
Livello di prestazione Descrizione
I Assenza di conseguenze esterne per collasso strutturale
II Mantenimento dei requisiti di resistenza al fuoco per un periodo sufficiente all’evacuazione degli occupanti in luogo sicuro all’esterno della costruzione
III Mantenimento dei requisiti di resistenza al fuoco per un periodo congruo con la durata dell’incendio
IV Requisiti di resistenza al fuoco tali da garantire, dopo la fine dell’incendio, un limitato danneggiamento della costruzione
V Requisiti di resistenza al fuoco tali da garantire, dopo la fine dell’incendio, il mantenimento della totale funzionalità della costruzione stessa

I casi studio

L’utilizzo della metodologia del caso studio, normalmente utilizzata nel campo della ricerca empirica come metodologia che ha la funzione di approfondimento di una questione, nello specifico, si ritiene possa favorire l’apprendimento dei metodi e degli strumenti offerti dal Codice, illustrandone l’applicazione pratica in contesti reali.

Il caso studio consiste nella descrizione di una situazione realistica, a partire dalla quale s’intenderebbe sviluppare nel lettore le capacità analitiche necessarie per affrontare, in maniera sistematica, una situazione reale, nella sua effettiva complessità.

La pubblicazione si conclude quindi con l’analisi dei seguenti 8 casi studio e 2 appendici:

  • Caso studio 1: resistenza al fuoco di elementi portanti in C.A.P.
  • Caso studio 2: resistenza al fuoco di un solaio in C.A.
  • Caso studio 3: resistenza al fuoco di una trave portante in acciaio
  • Caso studio 4: resistenza al fuoco di una colonna portante in acciaio
  • Caso studio 5: resistenza al fuoco di un solaio composto in acciaio e calcestruzzo
  • Caso studio 6: resistenza al fuoco di una trave portante in legno
  • Caso studio 7: resistenza al fuoco di una muratura portante
  • Caso studio 8: resistenza al fuoco di una trave portante in alluminio

Appendice A – Studio di curve d’incendio:

  • A.1 – Caso studio curva RHR(t) e modellazione termica con CFAST – ipotesi incendio in un deposito di lavorati in legno
  • A.2 – Caso studio curva naturale d’incendio – ipotesi incendio in un archivio

Appendice B – Applicazione del metodo analitico avanzato per la valutazione della resistenza al fuoco di un’intera struttura

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Building automation: come usufruire dell’ecobonus?

Da ENEA il vademecum con i requisiti necessari per usufruire dell’ecobonus con il building automation. Chi può accedere, per quali edifici, i documenti necessari

Aggiornato il vademecum ENEA su: “Installazione e messa in opera di sistemi di building automation, che consentano la gestione automatica personalizzata degli impianti di riscaldamento o produzione di acqua calda sanitaria o di climatizzazione estiva, compreso il loro controllo da remoto attraverso canali multimediali”.

Nel documento vengono forniti i requisiti necessari per usufruire dell’agevolazione fiscale (ecobonus) la possibilità di detrarre il 65% delle spese totali sostenute.

Chi può accedere

L’ENEA chiarisce che possono accedere all’agevolazione tutti i contribuenti che:

  • sostengono le spese di riqualificazione energetica
  • posseggono un diritto reale sulle unità immobiliari costituenti l’edificio

Inoltre, per tutti i contribuenti è possibile optare per la cessione del credito in luogo delle detrazioni spettanti.

Requisiti dell’intervento

Per poter essere detraibile l’intervento deve configurarsi come fornitura e messa in opera, nelle unità abitative, di dispositivi che consentano la gestione automatica personalizzata degli impianti di riscaldamento o produzione di acqua calda sanitaria o di climatizzazione estiva, compreso il loro controllo da remoto attraverso canali multimediali.

I dispositivi devono:

  • mostrare attraverso canali multimediali i consumi energetici, mediante la fornitura periodica dei dati
  • mostrare le condizioni di funzionamento correnti e la temperatura di regolazione degli impianti
  • consentire l’accensione, lo spegnimento e la programmazione settimanale degli impianti da remoto.

Spese agevolabili

Le spese detraibili sono quelle di:

  • fornitura e posa in opera di tutte le apparecchiature elettriche, elettroniche e meccaniche nonché delle opere elettriche e murarie necessarie per l’installazione e la messa in funzione a regola d’arte, all’interno degli edifici, di sistemi di building automation degli impianti termici degli edifici
  • spese per le prestazioni professionali necessarie alla realizzazione degli interventi nonché della documentazione tecnica necessaria.

Al contrario, non sono ricomprese tra le spese ammissibili, l’acquisto di dispositivi che permettono di interagire da remoto con le predette apparecchiature, quali telefoni cellulari, tablet e personal computer o dispositivi similari comunque denominati.

Documentazione

La documentazione da trasmettere all’ENEA è la scheda descrittiva dell’intervento, esclusivamente attraverso l’apposito sito web relativo all’anno in cui sono terminati i lavori, entro i 90 giorni successivi alla fine dei lavori, come da collaudo delle opere.

La documentazione da conservare, invece, è la seguente:

  • di tipo tecnico:
    • l’asseverazione redatta da un tecnico abilitato che attesti la rispondenza ai requisiti tecnici richiesti oppure la certificazione del produttore (o fornitore o importatore) del dispositivo che attesti il rispetto dei medesimi requisiti
    • originale della documentazione inviata all’ENEA, debitamente firmata
    • schede tecniche
  • di tipo amministrativo
    • fatture relative alle spese sostenute
    • ricevuta del bonifico bancario o postale, che rechi chiaramente come causale il riferimento alla legge finanziaria 2007, il numero e la data della fattura, i dati del richiedente la detrazione e i dati del beneficiario del bonifico
    • ricevuta dell’invio effettuato all’ENEA.

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Compenso CTU, è legittimo legare la parcella al valore di vendita del bene?

Ecco la decisione della Corte Costituzionale: il calcolo per il compenso del CTU nelle esecuzioni immobiliari si basa sul prezzo ricavato dalla vendita

Il compenso CTU, ossia del consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice, va calcolato sulla base del prezzo che si ricava dalla vendita: tale strumento di calcolo per la Consulta è legittimo.

Con la sentenza n. 90/2019 la Corte Costituzionale si è pronunciata in merito alla questione di legittimità costituzionale dell’art. 161 delle disposizioni di attuazione del Codice di procedura civile (Giuramento dell’esperto e dello stimatore), modificate dalla legge 132/2015, sollevata dal Tribunale ordinario di Vicenza.

Il caso riguarda la modalità di calcolo relativa all’istanza di liquidazione proposta da un geometra, chiamato a valutare un immobile pignorato.

La legge 132/2015, che interviene in modifica dell’art. 161 comma 3 disp. att. c.p.c., cambia la modalità di liquidazione dell’esperto: non più sulla base del valore di stimabensì sulla base del prezzo di vendita effettiva dell’immobile, con acconto massimo al termine dell’incarico del 50% del valore di stima; nel dettaglio:

Il compenso dell’esperto o dello stimatore nominato dal giudice o dall’ufficiale giudiziario è calcolato sulla base del prezzo ricavato dalla vendita. Prima della vendita non possono essere liquidati acconti in misura superiore al cinquanta per cento del compenso calcolato sulla base del valore di stima.

In pratica il CTU potrà richiedere un acconto massimo pari al 50% del compenso (applicando l’art. 3 delle tabelle allegate al dm 30 maggio 2002), determinato sulla base del valore di stima dell’immobile; la liquidazione avviene solo in caso di effettiva vendita dell’ immobile.

Il parere del Tribunale di Vicenza

Per il Tribunale di Vicenza è incostituzionale la norma che lega la parcella al prezzo di vendita effettiva.

Secondo il giudice che ha sollevato la questione, la norma sarebbe irragionevole per 3 motivi:

  • la liquidazione del bene avviene sulla scorta del valore di vendita finale, quando viene chiesto di effettuare la stima del valore di mercato
  • viene preso come valore di riferimento il valore di vendita, un’entità non pronosticabile a priori che dipende da fattori imponderabili da parte dell’esperto
  • l’aleatorietà degli eventi, che possono incidere sul valore finale dell’aggiudicazione, sono indipendenti dalla condotta o dalle capacità di previsione del professionista

Pertanto, in seguito alle modifiche apportate dalla legge 132/2015, la norma appare in contrasto con l’art. 41 e 117 della Costituzione: limita irragionevolmente la libertà di iniziativa economica, sia perché lega il compenso al valore di vendita, sia perché rinvia la liquidazione alla vendita del bene, consentendo la liquidazione di acconti non superiori al 50%.

In definitiva, non si considera il diritto del lavoratore a ricevere un compenso adeguato e proporzionale alla mole e alla qualità della prestazione svolta, in violazione dell’art. 36 della Costituzione.

Il giudice dell’esecuzione solleva eccezione di illegittimità costituzionale dell’art. 61 comma 3 legge 132/2015 nella parte in cui prevede che il compenso dell’esperto venga calcolato in base al ricavato realizzato dalla vendita del bene, nonché nella parte in cui prevede che, prima della vendita, non possano essere liquidati acconti in misura superiore al 50% del valore di stima.

Dispone la sospensione della liquidazione in corso e chiede il parere della Corte Costituzionale circa la conformità alla Costituzione dell’art. 161.

La sentenza della Corte Costituzionale

Finalmente con la sentenza n. 90/2019 (pubblicata il 17 aprile 2019 in Gazzetta Ufficiale) arriva il parere della Corte costituzionale: dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 161, terzo comma, delle disposizioni per l’attuazione del c.p.c.

Viene, quindi, confermata la legittimità dell’azione repressiva del legislatore e la sua volontà di contenere i costi delle stime al fine di:

porre rimedio a talune prassi distorte, che inducono ad attribuire valori di stima spropositati, al solo scopo di conseguire compensi più cospicui.“ con “la finalità di reprimere un fenomeno patologico.

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L’anticipazione del prezzo d’appalto è estesa a tutte le prestazioni: una delle novità dello Sblocca cantieri

Via libera all’anticipazione del 20% del prezzo a tutti gli appalti, non solo di lavori, ma anche per le gare di progettazione e per l’affidamento di forniture e servizi

Dal 19 aprile è in vigore il dl 32/2019 (il cosiddetto “decreto Sblocca cantieri“), recante “Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici”, che ha introdotto, tra l’altro, numerose modifiche al Codice dei contratti pubblici.

In questo articolo analizziamo una modifica assai rilevante per gli operatori economici nei settori dei servizi e delle forniture, ossia quella riguardante l’obbligo di corrispondere all’appaltatore l’anticipazione del prezzo, come previsto dall’art. 35, comma 18, del dlgs n. 50/2016:

Sul valore del contratto di appalto viene calcolato l’importo dell’anticipazione del prezzo pari al 20 per cento da corrispondere all’appaltatore entro quindici giorni dall’effettivo inizio dei lavori.

La modifica del decreto Sblocca cantieri

L’art. 1, comma 1, lett. e) del decreto Sblocca cantieri, intervenendo in modifica all’art. 35, comma 18, del dlgs n. 50/2016, ha sostituito le parole “dei lavori”, ovunque ricorressero, con “della prestazione“.

In questo modo, il decreto ha esteso la previsione relativa all’anticipazione del prezzo, finora riferita ai soli lavori, a tutti i tipi di appalti, anche ai servizi e alle forniture.

Ciò vuol dire che, entro 15 giorni dall’inizio “della prestazione”, dovrà essere corrisposta un’anticipazione del prezzo, nella misura del 20%, anche agli appaltatori di servizi e forniture, così come già avviene per gli appaltatori di lavori pubblici.

Lo scopo è quello di fornire un nuovo impulso al settore imprenditoriale: anche le imprese aggiudicatarie di appalti pubblici nel campo dei servizi e delle forniture, destinati ad essere ripagati soltanto in fase di esecuzione già avanzata, non si troveranno in difficoltà economica nelle fasi iniziali dell’esecuzione di un appalto.

Rimaniamo in attesa che il decreto legge, ai sensi dell’art. 77 della Costituzione, venga convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

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Il Comune ha l’obbligo di procedere a seguito di un’ordinanza di demolizione?

Il Tar Sicilia chiarisce che a seguito di un’ordinanza di demolizione l’amministrazione è tenuta a procedere; in caso di inadempienza potrà essere nominato un commissario

Con la sentenza n.1029/2019 del Tar Sicilia vengono chiariti gli obblighi per la Pubblica Amministrazione derivanti da un’ordinanza di demolizione, i tempi entro cui essa deve agire e le eventuali conseguenze di una sua prolungata inerzia.

I fatti in breve

La proprietaria di un immobile realizzava senza valido titolo abilitativo e senza autorizzazione del condominio alcune opere e manufatti abusivi in corrispondenza dell’unità immobiliare di sua proprietà posta al terzo piano di uno stabile.

Successivamente il Comune, che aveva inizialmente autorizzato il mantenimento delle opere, emetteva un’ordinanza con la quale revocava la precedente autorizzazione ed ordinava alla proprietaria: “la demolizione di tutte le opere realizzate abusivamente ed il ripristino dello stato dei luoghi, entro novanta giorni, con avvertenza che in caso di inottemperanza si procederà alla demolizione coattiva”.

A seguito della suddetta ordinanza la proprietaria dell’immobile:

  1.  proponeva ricorso al TAR, il quale con apposita ordinanza lo respingeva
  2. non proponeva appello contro l’ordinanza del TAR
  3. non avrebbe in alcun modo dato esecuzione all’ordine di demolizione del Comune né provveduto a ripristinare lo stato dei luoghi
  4. avrebbe realizzato ulteriori interventi di completamento e di definizione del manufatto abusivo in palese contrasto e violazione del suddetto provvedimento repressivo adottato dal Comune.

Il condominio, pertanto, chiedeva al predetto Comune di esercitare i poteri sanzionatori e repressivi al fine di eliminare i manufatti abusivi, ed ogni pregiudizio per la proprietà e le strutture condominiali; non avendo alcun riscontro, presentava a sua volta ricorso al Tar Sicilia.

Infatti pur essendo l’ordinanza di demolizione pienamente efficace il Comune non avrebbe provveduto ad esercitare i propri ulteriori poteri repressivi.

In particolare per il condominio:

il Comune avrebbe dovuto concludere il procedimento avviato a seguito dell’istanza inoltrata mediante un provvedimento espresso e ciò anche in esecuzione dei provvedimenti già in precedenza adottati dalla stessa Amministrazione resistente; l’Amministrazione comunale, invece, sarebbe rimasta totalmente inerte, pur a fronte di una precisa e circostanziata richiesta finalizzata all’attivazione dei propri poteri sanzionatori per il ripristino della legalità violata dai manufatti realizzati dalla controinteressata contravvenendo agli strumenti urbanistici, alle prescrizioni attuative del P.P.E. del Centro Storico della Città ed in palese violazione della normativa antisismica

La decisione del Tar

Il Tar premette nella sentenza, in merito alla legittimità a ricorrere del condominio, che:

a fronte di un’istanza volta a sollecitare l’esercizio dei poteri repressivi in materia edilizia, è consentito all’interessato di ricorrere avverso il silenzio del Comune

In merito alla sostanza del ricorso inoltre aggiunge che:

nel caso di specie, l’inerzia serbata dal Comune nell’esecuzione dell’ordinanza di demolizione non appare giustificata dalla circostanza che avverso il provvedimento sanzionatorio sia pendente il ricorso innanzi a questo Tribunale perché la domanda di sospensione cautelare dell’esecuzione è stata respinta e, dunque, il suddetto provvedimento e gli atti conseguenti sono pienamente efficaci; né può conferire legittimità alla protratta inerzia la scelta soprassessoria di rinvio dell’adozione della deliberazione di cui l’art. 31 del D.P.R. 380/2001, condizionandola alla definizione, con la decisione di merito, del predetto ricorso. 

Difatti l’art. 31 del dpr 380/2001 recita:

L’opera acquisita è demolita con ordinanza del dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale a spese dei responsabili dell’abuso, salvo che con deliberazione consiliare non si dichiari l’esistenza di prevalenti interessi pubblici e sempre che l’opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici o ambientali.

Quindi, secondo il Tar, il responsabile del competente ufficio comunale è “tenuto” a dare esecuzione ai provvedimenti repressivi in precedenza adottati posto che la demolizione costituisce atto dovuto (da parte del responsabile o dirigente del competente ufficio comunale) e, inoltre, rigorosamente vincolato.

Per le esposte ragioni il Tar accoglie il ricorso stabilendo l’obbligo del Comune di portare a compimento il procedimento repressivo entro 30 giorni dalla notifica della sentenza.

In caso di perdurante inerzia dell’Ente, il Tar stabilisce che, provvederà all’adozione di tali provvedimenti, un Commissario ad acta, in questo caso specifico, il Prefetto.

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Bando ISI 2018: fino al 30 maggio le domande

Bando ISI 2018: 180 milioni di euro per le imprese che investono in sicurezza e 2 milioni per l’adozione di modelli organizzativi. Ecco come procedere

Con avviso pubblico (Gazzetta ufficiale n. 295 del 20 dicembre 2018) l’Inail finanzia investimenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, attraverso la pubblicazione di singoli avvisi pubblici regionali/provinciali: si tratta della nona edizione del bando ISI 2018.

L’Inail mette a disposizione circa 370 milioni di euro a fondo perduto per finanziare i progetti di investimento e per i progetti relativi all’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale.

Inserimento online della domanda

Dall’11 aprile 2019 al 30 maggio 2019 è possibile compilare la domanda di partecipazione attraverso l’applicazione informatica, nella sezione “Accedi ai servizi online“.

L’applicazione consente di:

  • effettuare simulazioni relative al progetto da presentare
  • verificare il raggiungimento della soglia di ammissibilità
  • salvare la domanda inserita
  • effettuare la registrazione della propria domanda attraverso l’apposita funzione presente in procedura tramite il tasto “INVIA”.

Fondi

I fondi messi a disposizione dall’Inail ammontano a 369.726.206 euro suddivisi, in base ai destinatari, in 5 assi di finanziamento, ossia:

  • Asse 1 (Isi Generalista) euro 182.308.344 ripartiti in:
    • Asse.1.1: euro 180.308.344, per i progetti di investimento
    • Asse 1.2: euro 2.000.000 per i progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale
  • Asse 2 (Isi Tematica) euro 45.000.000 per i progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale di carichi (MMC)
  • Asse 3 (Isi Amianto) euro 97.417.862 per i progetti di bonifica da materiali contenenti amianto
  • Asse 4 (Isi Micro e Piccole Imprese) euro 10.000.000 per i progetti per micro e piccole imprese operanti in specifici settori di attività (Ateco 2007 A03.1, C13, C14, C15)
  • Asse 5 (Isi Agricoltura) euro 35.000.000 per i progetti per le micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli, così suddivisi:
    • Asse 5.1: euro 30.000.000, per la generalità delle imprese agricole
    • Asse 5.2: euro 5.000.000,  riservato ai giovani agricoltori, organizzati anche in forma societaria

I finanziamenti sono a fondo perduto e vengono assegnati fino a esaurimento delle risorse finanziarie, secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande.

Asse 1 – Bando ISI 2019

Il primo dei cinque asse di finanziamento, Asse 1, mette a disposizione:

  • 182 milioni di euro per le imprese che investono in sicurezza
  • 2 milioni per quelle che decidono di adottare modelli organizzativi e di responsabilità sociale

Per la prima volta, quindi, nel bando è stato aggiunto un sub-asse di finanziamento specifico (Asse 1.2): 2 milioni di euro riservati ai progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale, tra cui:

  • alcuni sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro, come quelli certificati UNI ISO 45001:2018 o scaturiti da accordi stipulati tra l’Inail e le parti sociali
  • l’adozione di modelli organizzativi e gestionali previsti dall’art. 30 del dlgs 81/2008
  • l’adozione di sistemi di responsabilità sociale certificati per lo standard internazionale SA 8000 e le modalità di rendicontazione sociale asseverata da parte terza indipendente.

Contributo

Relativamente all’Asse 1 (sub Asse 1.1. e 1.2), è concesso un finanziamento in conto capitale nella misura del 65% calcolato sull’importo delle spese ritenute ammissibili.

Il finanziamento va da un minimo di 5.000 euro ad un massimo di 130.000 euro. Il limite minimo di spesa non è previsto per le imprese fino a 50 dipendenti che presentano progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale (sub Asse 1.2).

Gli incentivi, ripartiti in budget regionali, saranno assegnati fino a esaurimento, secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande.

Obiettivo

Le risorse mese a disposizione dall’Inail hanno lo scopo di:

  • incentivare le imprese a realizzare progetti per il miglioramento documentato delle condizioni di salute e di sicurezza dei lavoratori
  • incentivare le microimprese e le piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli per l’acquisto di nuovi macchinari ed attrezzature di lavoro caratterizzati da soluzioni innovative per abbattere in misura significativa le emissioni inquinanti, ridurre il livello di rumorosità o del rischio infortunistico o di quello derivante dallo svolgimento di operazioni manuali, ciò al fine di soddisfare l’obiettivo del miglioramento del rendimento e della sostenibilità globali dell’azienda agricola mediante una riduzione dei costi di produzione o il miglioramento e la riconversione della produzione assicurando, al contempo, un miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori.

Beneficiari

I soggetti beneficiari sono esclusivamente le imprese, anche individuali:

  • ubicate su tutto il territorio nazionale
  • iscritte al registro delle imprese o all’albo delle imprese artigiane
  • in possesso dei requisiti di cui all’Avviso pubblico ISI 2018.

Sono escluse:

  • le micro e piccole imprese anche individuali, operanti nei settori Pesca (codice Ateco 2007 A03.1) e Tessile-Confezione-Articoli in pelle e calzature (codici Ateco 2007 C13, C14 e C15)
  • le micro e piccole imprese, comprese quelle individuali, operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli.

Invio della domanda

Le domande devono essere presentate in modalità telematica entro il 30 maggio 2019, seguendo le seguenti 3 fasi successive:

  1. accesso alla procedura online
  2. invio della domanda online da effettuarsi entro le 18:00 del 30 maggio sul sito Inail (dove è possibile anche effettuare simulazioni relative al progetto da presentare e verificare se ha raggiunto o meno la soglia di ammissibilità)
  3. da giovedì 6 giugno 2019 le imprese, i cui progetti avranno raggiunto o superato la soglia minima di ammissibilità, potranno accedere all’interno della procedura informatica ed effettuare il download del proprio codice, che le identificherà in maniera univoca in occasione del click day per l’inoltro online delle domande di ammissione al finanziamento.

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Precompilata 2019, le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate

Dal 15 aprile è consultabile online la dichiarazione precompilata 2019; l’invio del 730 precompilato dal 2 maggio al 23 luglio. Più semplice modificare le spese detraibili o deducibili

L’Agenzia delle Entrate ha comunicato che da lunedì 15 aprile è disponibile online la dichiarazione precompilata 2019, sia per chi presenta il 730 sia per chi presenta Redditi, al fine di poter essere consultata. Il contribuente e i soggetti delegati possono visualizzare la dichiarazione e l’elenco delle informazioni disponibili, con l’indicazione dei dati inseriti e non inseriti e delle relative fonti informative.

Inoltre, dal 2 maggio al 23 luglio sarà possibile l’invio via web del modello 730 che potrà essere accettato e/o integrato; mentre il modello redditi precompilato è sempre consultabile e modificabile dal 2 maggio, ma potrà essere trasmesso dal 10 maggio al 30 settembre 2019.

Tra i vantaggi per i contribuenti che accettano la precompilata:

  • il non dover più esibire le ricevute
  • il non essere più soggetto a controlli documentali.

Ricordiamo che a gennaio 2019 l’Agenzia delle Entrate aveva pubblicato il modello 730/2019 e le relative istruzioni per la compilazione.

Novità precompilata 2019

La dichiarazione precompilata che l’Agenzia mette a disposizione di circa 30 milioni di contribuenti contiene da quest’anno nuovi oneri e spese; inoltre, con la “compilazione assistita” è possibile inserire in modo facile e veloce i dati di tutto il quadro E.

Più dati pre-caricati dall’Agenzia

In crescita i dati, circa 960 milioni, inseriti dall’Agenzia; nel modello precompilato 2019 sono stati inseriti, oltre ai dati già a disposizione, i dati inviati da:

  • enti esterni (quali: studi medici, farmacie, banche, assicurazioni, università, ecc.)
  • datori di lavoro tramite le certificazioni uniche.

Oltre alle informazioni presenti gli scorsi anni, nella precompilata 2019 si aggiungono:

  • le spese su parti comuni condominiali che danno diritto al bonus verde
  • le somme versate dal 1° gennaio 2018 per assicurazioni contro le calamità, stipulate per immobili a uso abitativo.

Più semplice modificare le spese detraibili

Tra le novità della precompilata 2019 vi è la possibilità di intervenire in modalità guidata su tutti i dati del quadro E della dichiarazione.

In pratica è prevista la facoltà di scegliere la modalità di compilazione semplificata, in alternativa alla modalità tradizionale, per aggiungere, eliminare o modificare,  ad esempio, un onere detraibile o deducibile che non compare tra quelli già inseriti dall’Agenzia o modificare gli importi delle spese sostenute che danno diritto agli sconti fiscali per le ristrutturazioni, per il risparmio energetico, per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici e al bonus verde.

Una volta fatte le modifiche, sarà il sistema a ricalcolare in automatico gli oneri detraibili e deducibili, sulla base dei nuovi dati e di eventuali limiti previsti dalla legge, e a inserire il totale nei campi del quadro E.

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L’autorizzazione paesaggistica va richiesta per le piccole tettoie?

Non è necessaria l’autorizzazione paesaggistica per una piccola tettoia funzionale ad un supermercato. I chiarimenti nella sentenza del Tar Lazio e nel dpr 31/2017

Per la realizzazione di una piccola tettoia non serve il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica.

A chiarirlo i giudici del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio intervenuti in merito alla controversia esaminata nella sentenza n. 218/2019.

Il caso riguarda la richiesta di realizzazione di una tettoia di modeste dimensioni (circa 10 metri quadrati) al servizio di un supermercato, utilizzata sia per il deposito dei carrelli sia per alloggiare i motori/ventola di raffreddamento di alcuni impianti. In particolare le opere consistono in:

  • una struttura metallica coperta con lastre di plexiglas ad uso ricovero carrelli avente dimensioni in pianta di m 2,28 x 4,35
  • un soppalco in ferro avente dimensioni in pianta di m 5,10 x 1,08 x 1,63
  • una ventola di raffreddamento impianti, avente le dimensioni di m 5,10 x 0,55 x 2,22
  • n. 2 motori aventi le dimensioni in pianta di m 1,38 x o,75 x 1,32.

Il Comune respinge la SCIA presentata in sanatoria poiché:

  • i lavori da realizzarsi devono essere autorizzati mediante permesso di costruire e non SCIA in quanto non sono qualificabili come “volume tecnico” come previsto dalle NTA, norme tecniche di attuazione, del PRG
  • i comproprietari dell’immobile hanno fatto pervenire il loro dissenso
  • vi è un vincolo paesaggistico sull’area interessata dagli interventi

Il Tar ha accolto il ricorso presentato dal supermercato, evidenziando che al punto 17 dell’Allegato A  del dpr 31/2017 si ha che sono escluse dal preventivo parere paesaggistico:

le strutture a servizio di attività commerciali, le installazioni esterne poste a corredo di attività economiche quali esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, attività commerciali, turistico-ricettive, sportive o del tempo libero, costituite da elementi facilmente amovibili quali tende, pedane, paratie laterali frangivento, manufatti ornamentali, elementi ombreggianti o altre strutture leggere di copertura, e prive di parti in muratura o strutture stabilmente ancorate al suolo.

Inoltre al punto 5 nell’Allegato A si legge che sono anche escluse:

le installazioni di impianti tecnologici esterni a servizio di singoli edifici.

In definitiva, concludono i giudici di primo grado: non occorre l’autorizzazione paesaggistica per una piccola tettoia al servizio di un supermercato con finalità di ricovero carrelli o per il ricovero di impianti.

Per la loro installazione, gli interventi in esame sono riconducibili alla categoria di opere di manutenzione straordinaria (di cui all’art. 3 comma 1 lett. b) del dpr 380/2001): non alterano la volumetria complessiva dell’edificio e non comportano modifiche della destinazione d’uso.

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ACCA incontrus 2019: le prossime tappe dei corsi su BIM, NTC 2018 e direzione lavori

Le prossime tappe dei corsi su BIM per la progettazione architettonica e la modellazione strutturale dell’edificio, NTC 2018, Sismabonus, Codice appalti e direzione lavori

Gli ACCA incontrus sono dei corsi di formazione gratuiti che ACCA software offre ai tecnici, per adempiere ai nuovi obblighi normativi per l’aggiornamento professionale, in materia di:

  • software di progettazione (BIM Authoring e BIM tools)
  • piattaforme collaborative aperte per il processo BIM (D.Lgs. 50/2016 – UNI 11337)
  • Direzione Lavori su piattaforme aperte (D.M. 49/2018)
  • calcolo strutturale (NTC 2018 e Circolare esplicativa 2019)
  • classificazione del rischio sismico e Sismabonus

I prossimi incontri si terranno:

  • RAVENNA – 7 maggio
  • PESARO – 8 maggio
  • Montegranaro (FERMO) – 9 maggio
  • Lanciano (CHIETI) – 10 maggio
  • BERGAMO –  14 maggio
  • GENOVA – 15 maggio
  • TORINO – 16 maggio
  • PERUGIA – 17 maggio

Temi delle giornate di studio

Il BIM per la progettazione architettonica e per la modellazione strutturale ed impiantistica dell’edificio

  • il nuovo Codice degli appalti e l’introduzione del BIM
  • cosa dicono le norme tecniche internazionali e nazionali (UNI 11337) sul BIM
  • esiste il BIM senza software? Cosa sono i BIM Authoring e i BIM tools?
  • la progettazione architettonica BIM
  • la modellazione strutturale ed impiantistica
  • gli output della progettazione: piante, sezioni, prospetti, assonometrie, prospettive e rendering in automatico dal modello BIM
  • le interazioni delle stampe con le variazioni del modello
  • interventi di ristrutturazione (Rossi e Gialli)
  • i tool di supporto alla progettazione BIM: la modellazione solida (Sketch up e Blender),la paesaggistica (Edificius-LAND), il CAD DWG (Edificius-CAD), la progettazione degli impianti (Edificius-MEP)
  • integrazione con altri aspetti della progettazione: il rilievo, il calcolo strutturale, la certificazione energetica, gli impianti, il computo e la sicurezza.
  • il visualizzatore di dati IFC (usBIM.viewer+) come base per le attività di Code Cheking, ClashDetection, computo e programmazione dei lavori e di interazione con il Common Data Environment
  • la presentazione del progetto come elemento fondamentale del processo BIM: documentazione per la pratica edilizia alla P.A., rendering, rendering real time, foto-inserimento, fotoritocco, realtà virtuale (Edificius-VR e BIM Voyager)

NTC, SismaBonus, nuovo Codice Appalti e tecnologia BIM: come cambia oggi il calcolo strutturale

  • NTC 2018 e Circolare esplicativa 2019
  • obbligatorietà del BIM per il calcolo strutturale: Nuovo Codice degli Appalti e Decreto BIM (560/2017)
  • le opportunità del SismaBonus
  • la definizione del modello geometrico e la modellazione dei materiali e dei carichi ai sensi delle nuove NTC
  • dal modello BIM al modello FEM
  • input sismico e analisi della struttura: cosa cambia con le nuove NTC?
  • lettura dei risultati, analisi dei dettagli costruttivi e gestione degli elaborati
    Edifici esistenti: le novità introdotte dalle nuove NTC
  • il processo di valutazione degli edifici esistenti dalla definizione del livello di conoscenza fino alla quantificazione dell’indicatore di vulnerabilità sismica.
  • la classificazione del rischio sismico e sisma-bonus: metodo semplificato e convenzionale con EdiLus-CRS
  • l’integrazione del calcolo strutturale nel processo di progettazione BIM
  • il controllo dei conflitti nella creazione dei modelli
  • l’uso di piattaforme collaborative per integrare la progettazione strutturale alle altre fasi del progetto
  • IFC e certificazione dei software da parte di buildingSMART International

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Piano invasi: in arrivo 260 milioni di euro per 57 opere nel settore idraulico

Approvati dal Governo finanziamenti per 260 milioni di euro per 57 opere strategiche nel settore idraulico

È stato firmato a palazzo Chigi il Dpcm di adozione del Piano nazionale del settore idrico – sezione invasi, contiene una prima tranche di finanziamenti, per un importo pari a 260 milioni di euro, parte di un piano più ampio da ben 1 miliardo di euro.

Le risorse sono state stanziate:

  • per 200 milioni di euro dal Fondo investimenti
  • per 60 milioni dalla legge di Bilancio 2019

Questo stralcio è in grado di finanziare 57 interventi di cui:

  • 18 interventi di sola progettazione
  • 39 interventi  di progettazione e realizzazione

I finanziamenti ed il Dpcm sono frutto dell‘intesa raggiunta a novembre 2018 in sede di conferenza unificata Stato-Regioni.

I progetti finanziati

Il Mit procederà ora alla stipula delle convenzioni con i soggetti attuatori, dando priorità ai progetti immediatamente cantierabili; tra questi ultimi ricordiamo:

  • Parma: Cassa di espansione Baganza, cofinanziata per 6 milioni di euro su 61 di costo totale, proteggerà la città dalle inondazioni dell’omonimo torrente
  • Molise: una nuova diga destinata a contenere le piene è prevista in Molise, finanziata con 30 milioni di euro
  • Sicilia: diga di Lentini, per cui vengono finanziati 1,8 milioni di euro per i lavori di sistemazione del paramento di valle che contribuiscono alla sicurezza complessiva, anche dall’erosione delle piogge

Altri interventi hanno, invece, la funzione di alimentare territori importanti dal punto di vista agricolo o densamente abitati e, quindi, con un rilevante fabbisogno in termini di acqua potabile.

Nella prima fattispecie ricadono:

  • la traversante di Mirafiori nel piacentino, dell’importo di 8,7 milioni di euro
  • il sistema idrico derivante dalla diga di Pianfei in Piemonte, finanziata per 7,3 milioni di euro

All’uso potabile sono destinati sia l’intervento di adeguamento del sistema idrico nell’area Flegreo-Domiziana in Campania (finanziata con 31,5 milioni di euro), sia il completamento della galleria di derivazione dall’invaso di Castagnara che permetterà di ottimizzare l’uso plurimo dell’acqua del fiume Metramo in Calabria (26,5 milioni di finanziamento).

Con funzione irrigua sono, inoltre, previsti gli interventi per la messa in sicurezza del canale LEB nel Veneto, finanziato per 20 milioni, e per l’ottimizzazione delle condotte dell’impianto di Tavo-Saline in Abruzzo, per altri 20 milioni di euro.

Sono poi state finanziate circa una ventina di opere di costo più contenuto, spesso non superiore a 5 milioni di euro, ma non per questo con funzione meno rilevante ai fini sia del contenimento della dispersione idrica sia dell’incremento della capacità di invaso tra queste opere si citano:

  • il canale essiccatore principale nell’Alberese (1 milione) in Toscana
  • la derivazione dalla diga di Montedoglio (1,1 milioni di euro) in Toscana
  • il collettore padano (2,5 milioni) in Veneto
  • l’interconnessione tra i bacini di Olai e Gavossai (0,8 milioni) in Sardegna, finalizzata a incrementare la capacità complessiva dell’intero sistema attraverso il collegamento di bacini contermini

In allegato la tabella con le opere (progetti esecutivi e progetti definitivi) ed i relativi finanziamenti.


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