BibLus-net
Newsletter 607 del 28 marzo 2019

In questo numero:



Focus impiantus elettrico
Guida impianto elettrico PARTE 2: progettazione componenti elettrici, simbologia e schemi unifilari
Professioni tecniche
Compenso professionale a rischio se non c’è il dettaglio delle voci di spesa
Fisco
Detrazioni per ristrutturazioni: la comunicazione all’ENEA va sempre fatta?
Sicurezza
La guida INAIL sulla sicurezza nei cantieri post sisma
Titoli edilizi
Conformità agli strumenti urbanistici: la responsabilità non è del costruttore
Fisco
Ecobonus e bonus casa: aggiornate le FAQ Enea
Fisco
Irap: anche il libero professionista la deve pagare?
Architettura e BIM
Alternanza scuola lavoro, esami di Stato, tirocinio: ecco la guida del CNAPPC
Certificazione energetica
Istituito il registro impianti termici civili in Umbria
Sicurezza
Modifiche alla regola tecnica di prevenzione incendi per il rifornimento self-service di gas naturale
Fisco
Indici ISA: ecco le modifiche del Ministero ai vecchi studi di settore
Professioni tecniche
Nuovo codice deontologico geologi
Rinnovabili
Piano energia e clima 2030, l’Italia verso la decarbonizzazione
Architettura e BIM
Build our safety: nuove tecnologie BIM e VR durante la Milano Design Week
Professioni tecniche
Autocertificazione CFP ingegneri: c’è tempo fino al 31 marzo 2019
Tecnologie
Smart Road: parte la sperimentazione dei veicoli a guida autonoma
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Guida impianto elettrico PARTE 2: progettazione componenti elettrici, simbologia e schemi unifilari

Progetto di un impianto elettrico civile: descrizione e progettazione dei componenti elettrici, centralino elettrico, simboli elettrici e schema unifilare

Guida impianto elettrico PARTE 2

/ di Nicola Furcolo

In questo nuovo focus di BibLus-net dedicato alla progettazione elettrica forniamo una guida completa all’impianto elettrico per civile abitazione che sarà corredata da una serie di strumenti operativi (piante, schemi, file di esempio, link per scaricare software di progettazione).

In particolare la guida è suddivisa nei seguenti focus:

  1. PARTE 1: criteri progettuali, livelli progettuali, schemi esemplificativi e norme di riferimento
  2. PARTE 2: progettazione componenti elettrici, simboli e schema unifilare
  3. PARTE 3: esempio pratico di progetto elettrico per civile abitazione
  4. PARTE 4: progettazione dell’impianto con l’ausilio del software

In occasione dell’ultima uscita sarà proposta anche la guida completa in formato PDF.

Progetto di un impianto elettrico civile

La distribuzione dell’energia elettrica avviene in:

  • alta tensione
  • media tensione
  • bassa tensione.

Gli impianti elettrici per civile abitazione sono alimentati in bassa tensione. In particolare è possibile avere sistemi monofase e trifase.

circuiti monofase presentano le seguenti caratteristiche:

  • una fase (230 V)
  • il neutro
  • un cavo per la messa a terra.

I circuiti trifase invece:

  • 3 fasi (400 V)
  • il neutro
  • un cavo per la messa a terra.

In genere il sistema trifase si preferisce per potenze superiori ai 6 kW o per particolari condizioni di progetto.

Questa immagine rappresenta il sistema monofase e quello trifase

Un aspetto fondamentale da tenere in considerazione è il colore dei cavi elettrici delle linee. Esiste infatti un codice comune per cui il colore dei cavi si stabilisce in base alla loro funzione.

Fase preferibilmente nero, marrone e grigio L'immagine rappresenta i tre cavi di fase di colore nero, marrone e grigio
Neutro è obbligatorio utilizzare cavi di colore blu chiaro L'immagine rappresenta il cavo di neutro di colore blu chiaro
Protezione è obbligatorio utilizzare cavi giallo-verde L'immagine rappresenta il cavo di messa a terra di colore giallo-verde

Tipologia di impianto elettrico

Ogni linea di distribuzione dell’energia elettrica è alimentata dall’ente erogatore in una cabina di trasformazione.

Il cavo di neutro si può collegare o meno a terra, mentre gli elementi all’interno dell’abitazione possono collegarsi al cavo di neutro o al sistema di messa a terra. In base a queste configurazioni si identificano i vari sistemi di alimentazione:

  • TT
  • TN
  • IT.

La prima lettera fornisce informazioni sulla posizione del cavo di neutro lato distribuzione:

  • T, il cavo neutro è collegato a terra
  • I, il cavo neutro è isolato da terra.

La seconda lettera definisce come sono collegate le masse degli utilizzatori:

  • T, le masse sono collegate a terra
  • N, le masse sono collegate al neutro.

 Dunque, nel sistema:

  • TN: il neutro è collegato direttamente a terra. IN particolare è possibile avere le seguenti configurazioni:
    • TN-S: il neutro e il cavo PE sono separati
    • TN-C: le masse sono collegate al neutro mediante PE
  • TT: il neutro è collegato direttamente a terra e gli elementi utilizzatori sono connessi tramite il cavo PE a terra
  • IT: il neutro è isolato oppure collegato a terra tramite un’impedenza mentre le masse vengono connesse a terra.

L'immagine rappresenta i vari tipi di sistema TN-C, TN-S, TT, IT

I sistemi di distribuzione più utilizzati nel caso residenziale sono i sistemi TT e TN.

Criteri generali sul dimensionamento di un impianto elettrico per civile abitazione

Il progetto dell’impianto elettrico di una civile abitazione parte dalla conoscenza del numero e del tipo di utenze da impiegare e della loro posizione nella struttura.

Si passa poi allo studio delle singole linee e al calcolo della corrente di impiego IB secondo le norme CEI.

IB rappresenta l’intensità di corrente che la linea è destinata a trasportare per soddisfare il fabbisogno elettrico dell’impianto.

In funzione di:

  • vano
  • livello prestazionale prescelto

si valutano i carichi specifici (frigorifero, lavatrice, ecc.), si stabilisce il numero delle prese, degli interruttori e dei punti luce utili da posizionare.

Corrente di impiego

La corrente di impiego è il valore della corrente che può fluire in un circuito nel servizio ordinario.

Il valore efficace della corrente di impiego, per i circuiti terminali, può essere calcolato con la seguente formula:

IB= (Ku P)/(k Vcos φ)

  • Ku è il coefficiente di utilizzazione moltiplicativo della potenza nominale di ciascun carico e assume valori compresi tra [0,1]
  • P è la potenza totale dei carichi [Watt]
  • k è uguale a:
    • 1 per i circuiti monofase
    • √3 per circuiti trifase
  • Vn è il valore efficace della tensione nominale del sistema [V]
  • φ è il fattore di potenza.

Se il circuito di distribuzione alimenta più circuiti derivati non tutti terminali, la corrente di impiego può calcolarsi con la seguente formula:

IB=K(I1d,1+…+I1d,n)

Con:

  • Kc è il coefficiente di contemporaneità moltiplicativo dei circuiti derivati simultaneamente utilizzati
  • I1d,1 è il fasore della corrente del j-mo circuito derivato.

Dimensionamento del cavo

La Norma CEI 64-8 stabilisce che il massimo valore della corrente che può fluire in una conduttura, in regime permanente ed in determinate condizioni, è quel valore di corrente per cui il cavo non raggiunge valori di temperatura indesiderata.

La portata di un cavo Iz dipende:

  • dalla capacità di tollerare certe temperature
  • dalla resistività
  • dalla sezione del cavo
  • dal tipo di posa come indicato nelle norme CEI-UNEL 35024-1.

La portata del cavo Iz deve essere sempre maggiore della corrente di impiego Ib.

Il dimensionamento del cavo dipende anche dal tipo di posa.

Dimensionamento del montante

Il montante è il condotto che collega contatore a centralino elettrico (quadro elettrico).

Il montante deve avere una sezione minima di 6 mm².

Nel dimensionare il montante bisogna valutare sia la potenza dell’impianto che le cadute di tensione possibili.

È buona norma sovradimensionare leggermente la sezione di questo elemento per poter facilitare futuri incrementi di potenza.

Questa immagine rappresenta il collegamento fra la cabina di trasformazione, il contatore, il quadro elettrico e l'utenza

Caduta di tensione

La caduta di tensione di un cavo si calcola dal suo punto di alimentazione fino ai terminali ed è pari proprio alla differenza di tensione calcolata nei due punti considerati.

Può calcolarsi con la seguente formula (CEI-UNEL 35023):

ΔVc= k (R∙cos φ+X∙sin φ)∙L∙Ib

ΔVc%= ΔVc/ Vn [V]

dove:

  • ΔVc= caduta di tensione del cavo [V]
  • = 2 per circuiti monofase, √3 per circuiti trifase
  • R è la resistenza specifica del cavo [Ω⁄m]
  • X è la reattanza specifica del cavo [Ω⁄m]
  • L è la lunghezza del cavo [m]
  • Ib è la corrente di impiego [A]
  • Vn= tensione nominale [V]

Per un corretto funzionamento delle apparecchiature, la norma CEI 64-8 raccomanda che la caduta di tensione massima sia contenuta entro il 4% della tensione di alimentazione.

Dimensionamento del conduttore di neutro

Il conduttore di neutro partecipa alla distribuzione dell’energia elettrica mettendo a disposizione una tensione diversa da quella esistente fra le fasi. In certi casi ed in condizioni specificate le funzioni di conduttore di neutro e di conduttore di protezione possono essere combinate in un solo conduttore, che viene denominato PEN.” (CEI 64-8)

Nei circuiti monofase la sezione del neutro deve avere almeno la stessa sezione dei conduttori di fase, qualunque sia la sezione dei conduttori.

Per i circuiti trifase valgono le prescrizioni descritte in tabella.

Sistema Trifase
Sezione Fase Materiale Sezione del neutro
≤16 mm2 rame ≥ (della fase) 16 mm2
>16 mm2 rame se la corrente massima nel neutro è minore della corrente ammissibile nella sezione ridotta, la sezione del neutro deve essere almeno uguale a 16 mme può essere minore della sezione della fase

Il conduttore di neutro deve essere sempre protetto dalle sovracorrenti (sovraccarichi elettrici e cortocircuiti) secondo le prescrizioni contenute nell’articolo 473.3.2 della norma CEI 64-8.

Se la sezione del conduttore di neutro:

  • è uguale a quella dei conduttori di fase, non è necessario prevedere la rilevazione delle sovracorrenti o un dispositivo di interruzione sul conduttore
  • è minore di quella della fase, bisogna invece garantire l’interruzione dei conduttori di fase ma non necessariamente di quello neutro.

Non è necessario rilevare le sovracorrenti sul neutro se questo è protetto dai cortocircuiti o se la massima corrente che lo può attraversare è chiaramente inferiore al valore della portata di questo conduttore.

Dimensionamento del conduttore di protezione

Il conduttore di protezione PE serve per proteggere dai contatti indiretti i seguenti elementi:

  • masse
  • masse estranee
  • collettore o nodo di terra
  • dispersore
  • punto di terra della sorgente o neutro artificiale.

Le sezioni minime dei conduttori di protezione non devono essere inferiori ai valori in tabella.

Sezione del conduttore di fase che alimenta la macchina o l’apparecchio
SF [mm2]
Conduttore di protezione facente parte dello stesso cavo o infilato nello stesso tubo del conduttore di fase
SPE [mm2]
Conduttore di protezione non
facente parte dello stesso cavo
e non infilato nello stesso tubo
del conduttore di fase
SPE [mm2]
SF≤ 16 SPE=SF 2,5 se protetto
meccanicamente, 4 se non
protetto meccanicamente
16<SF≤ 35 SPE= 16 SPE= 16
35<SF SPE=SF/2
nei cavi multipolari la sezione specificata dalle rispettive norme
SPE=SF/2
nei cavi multipolari la sezione specificata dalle rispettive norme

S= Sezione dei conduttori di fase
SPE = Sezione dei conduttori di protezione

Centralino elettrico

Stabilita la potenza da impiegare per l’impianto elettrico, si progetta il centralino elettrico (quadro elettrico). Oltre ad essere il punto di comando dell’impianto, il quadro generale è progettato anche per contenere i vari elementi di protezione (interruttori magnetotermici, interruttori differenziali).

Il centralino si collega tramite le varie linee:

  • alle prese
  • alle luci
  • agli interruttori
  • alle apparecchiature terminali.

L'immagine rappresenta un centralino elettrico collegato alle principali linee di un'abitazione: interruttori e luci, prese e linea cucina

La norma CEI 64-8 stabilisce la necessità di prevedere:

  • un numero di moduli di riserva liberi, almeno il 15% e in ogni caso almeno due moduli liberi per far fronte a futuri ampliamenti
  • un interruttore generale chiaramente individuabile
  • almeno due interruttori differenziali
  • un numero minimo di circuiti, in funzione del livello prestazionale
  • una morsettiera di terra.

L’interruttore generale consente di mettere in tensione tutto l’impianto e deve essere quindi chiaramente individuabile ed accessibile a tutti gli utenti. Può essere un interruttore magnetotermico, un differenziale o, in alcuni casi, anche un interruttore magnetotermico-differenziale.

Un altro aspetto fondamentale è l’identificazione dei circuiti del quadro. Ogni linea deve essere chiaramente definita con un’etichetta, così in caso di problemi diventa semplice individuare ed intervenire sulla linea interessata.

Questa immagine rappresenta un quadro elettrico con le etichette poste sotto ogni linea

Interruttori differenziali (salvavita)

Un interruttore differenziale (comunemente chiamato anche salvavita, in seguito alla registrazione del marchio da parte di BTicino nel 1965) è un dispositivo di sicurezza in grado di interrompere il flusso di energia elettrica in caso di guasto verso terra (dispersione elettrica) o folgorazione fase-terra.

L’interruttore differenziale fornisce una protezione anche verso lo shock elettrico, sia diretto sia indiretto, sulle persone a rischio. Non offre invece alcuna protezione contro sovraccarico o cortocircuito tra fase e fase o tra fase e neutro.

È detto differenziale, perché basa il suo funzionamento sulla rilevazione dell’eventuale differenza di correnti elettriche rilevata in ingresso e in uscita al sistema elettrico in caso di dispersione: se nell’impianto la somma vettoriale delle correnti è diversa da zero (ovvero è presente una dispersione),  l’interruttore differenziale interrompe l’alimentazione elettrica delle linee immediatamente a valle.

Un centralino correttamente progettato deve prevedere almeno due interruttori differenziali. In caso di guasto un solo differenziale posto a monte dell’impianto toglierebbe l’alimentazione a tutta l’abitazione.

Sovracorrenti

Ogni corrente che supera il valore nominale, ovvero la portata del cavo, si definisce sovracorrente.

Tra i fenomeni di sovracorrente si annoverano:

  • fenomeni di sovraccarico
  • fenomeni di cortocircuito.

Mentre il sovraccarico si verifica in tempi lunghi per la presenza eccessiva di carichi elettrici, il cortocircuito si presenta in tempi brevissimi in caso di contatto fra fase e neutro.

Per proteggere l’impianto elettrico dai fenomeni di sovraccarico, la norma prevede l’installazione degli elementi di protezione. L’elemento predisposto a questa funzione è l’interruttore termico.

La norma CEI 64-8 sez. 4 prevede il rispetto delle seguenti condizioni:

  • I In≤Iz
  • If≤1.45 Iz

La corrente di impiego IB deve essere sempre minore della corrente nominale In (o portata del dispositivo di protezione) a sua volta minore della corrente Isopportabile dal cavo in regime permanente.

If invece è la corrente convenzionale di funzionamento del dispositivo di protezione che provoca il suo intervento entro un tempo convenzionale.

Per la protezione dalle correnti di cortocircuito, il dispositivo di protezione deve essere in grado di interrompere la corrente di cortocircuito prima che questa inneschi l’incendio e comprometta l’integrità dei cavi conduttori. La corrente di cortocircuito massima deve essere minore del potere di interruzione dell’apparecchiatura di protezione.

Il dispositivo che si utilizza in genere per questo tipo di protezione è l’interruttore magnetico.

Ad oggi la tipologia di elemento più utilizzata per le sovracorrenti è l’interruttore magnetotermico, costituito da un interruttore magnetico ed uno termico.

Simboli di un impianto elettrico civile

Il documento grafico di un impianto elettrico per civile abitazione è uno schema che:

  • illustra la composizione dell’impianto
  • descrive la funzione di ogni componente
  • descrive l’ubicazione dei componenti all’interno degli edifici.

È molto importante avere un codice unico di simboli da utilizzare all’interno del disegno di un progetto. Un codice univoco rende accessibile la lettura della documentazione a tutti i tecnici che lavorano alla progettazione.

I principali simboli utilizzati in ambito civile sono suddivisi in diverse categorie:

  • comandi 1
  • comandi 2
  • prese di energia e TV
  • prese telefono ed EDP
  • rivelazione e regolazione
  • segnalazione
  • sistema antintrusione
  • controllo accessi
  • diffusione sonora
  • varie: apparecchi di illuminazione
  • apparecchi generici: centralini, quadri, scatole da incasso e da parete.

Possiamo ulteriormente distinguere i simboli tra:

  • segni grafici per schemi, utilizzati nella rappresentazione grafica del quadro elettrico (schema unifilare)
  • segni grafici per disegni, utilizzati all’interno dello schema della pianta del progetto.

Riportiamo in una tabella i simboli CEI principalmente utilizzati per il disegno e la progettazione di impianti elettrici civili.

Segni grafici per disegni per impianti elettrici civili
interruttore L’interruttore è un dispositivo in grado di consentire o meno il passaggio della corrente elettrica.
Viene interrotta solo l’alimentazione della fase del circuito.
interruttore bipolare L’interruttore bipolare interrompe l’alimentazione sia della fase che del neutro del circuito.
pulsante Il pulsante ha la stessa funzione dell’interruttore ma è provvisto di una molla che lo riporta alla posizione di partenza.
Viene utilizzato soprattutto negli impianti con il Relè.
deviatore unipolare Il deviatore elettrico ha funzione simile all’interruttore ma consente l’accensione dei dispositivi da minimo 2 punti differenti.
invertitore L’invertitore presenta quattro contatti e viene utilizzato quando si deve accendere/spegnere una o più luce da più punti diversi.
presa Collega le apparecchiature esterne al circuito elettrico. È la più utilizzata per il collegamento di elettrodomestici, televisioni, computer, etc.
presa 2P+T 10 A
presa 2P+T 16 A
presa Schuko Collega apparecchiature esterne al circuito elettrico con spina anch’essa Schuko, definita come CEE 7/4.
lampada Apparecchiatura utilizzata per l’illuminazione degli ambienti.
lampada a parete Apparecchiatura utilizzata per l’illuminazione degli ambienti, installata a parete.
presa antenna TV Consente il collegamento dell’antenna con il collegamento del televisore.
presa telefonica Consente il collegamento al cavo per il collegamento del telefono di casa.
relè Consente di aprire o chiudere un circuito.
quadro elettrico
dispersore di terra
pozzetto
Segni grafici per schemi per impianti elettrici civili
magnetotermico differenziale È un dispositivo di sicurezza che, in caso di guasto verso terra, interrompe il flusso elettrico di energia in un circuito elettrico.
differenziale puro
automatico magnetotermico
contatto NA Indica il comando Normalmente Aperto
contatto NC Indica il comando Normalmente Chiuso

dispersione di terra

Schema unifilare

Lo schema unifilare consente di realizzare un sistema complesso con uno schema chiaro ed esplicativo. Con lo schema unifilare si collegano tutti gli elementi elettrici tramite una semplice linea che rappresenta il percorso conduttore fra le parti. Lo stesso tratto può rappresentare quindi anche più fili conduttori.

Per realizzare questo schema si utilizzano i segni grafici per schemi che si connettono fra loro tramite le linee che rappresentano i cavi conduttori.


Impianto di messa a terra

L’impianto di messa a terra serve a disperdere le correnti tramite il terreno. Una corretta esecuzione dell’impianto di messa a terra è fondamentale per rendere sicuro il sistema impiantistico.

L’impianto di messa a terra è costituito da:

  • dispersori
  • conduttore di terra e protezione
  • conduttori equipotenziali
  • collettore di terra.

Il dispersore è un corpo metallico con dimensioni, geometria e materiale adatto a realizzare il collegamento elettrico con la terra. I dispersori si dispongono nel terreno (vegetale e umido preferibilmente) lontani fra loro,dagli scarichi e ad una profondità di 0,5/0,8 m. I dispersori possono posizionarsi durante le opere di scavo o, come spesso accade, con i picchetti in un secondo momento.

Il conduttore di terra invece è il cavo che collega il nodo di terra (o collettore di terra) ai vari dispersori nel terreno.

Il conduttore equipotenziale collega le varie masse e le masse estranee al medesimo potenziale. La sua sezione si stabilisce con la norma CEI 64-8.

Il collettore di terra invece serve per collegare al dispersore:

  • i conduttori di protezione
  • i conduttori equipotenziali e di terra.

Questa immagine rappresenta un sistema di messa a terra

Nel prossimo articolo tratteremo l’esempio pratico del dimensionamento di un impianto elettrico per civile abitazione.

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Compenso professionale a rischio se non c’è il dettaglio delle voci di spesa

Cassazione: no all’integrazione del compenso professionale se nel conferimento dell’incarico non sono dettagliate le voci di spesa ed i mezzi per farvi fronte

Il professionista incaricato della progettazione di un’opera pubblica ha diritto solo ai compensi espressamente indicati, anche in caso di modifiche progettuali, al fine di tutelare l’interesse pubblico.

Questo l’importante principio ribadito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 6919/2019.

Il caso

Il caso in esame riguarda la richiesta di un architetto di integrare il proprio compenso professionale in riferimento alla progettazione di una struttura espositiva realizzata su richiesta di un Comune.

L’amministrazione aveva previsto un impegno di spesa comprensivo dei costi per la realizzazione dell’opera e dei compensi da corrispondere al professionista; successivamente, il Comune aveva optato per delle modifiche progettuali che avevano richiesto al progettista un maggiore impegno.

Alla luce del maggior impegno profuso, il professionista aveva, quindi, chiesto un’integrazione del suo compenso, avanzandone richiesta presso il Tribunale; il professionista chiedeva, a titolo di differenza sul dovuto per compensi professionali (concernenti direzione lavori, misure, contabilità, collaudo amministrativo e coordinamento sicurezza primo e secondo stralcio) relativi all’incarico di progettazione e direzione lavori per la realizzazione della struttura espositiva, la somma di 37.000 circa.

L’amministrazione si era difesa affermando di aver previsto la copertura finanziaria dell’intera opera, ma di aver esaurito i fondi, avendo modificato il progetto originario.

Iter processuale

Il Tribunale di primo grado non accoglie il ricorso.

L’architetto si rivolge, quindi, alla Corte di Appello che, contrariamente a quanto espresso nella sentenza del Tribunale di primo grado, acconsente al compenso richiesto in conseguenza della modifica del progetto originario.

In particolare, a detta dei giudici d’Appello, le delibere comunali di conferimento dell’incarico e di approvazione del primo e secondo stralcio dei lavori, avevano previsto l’impegno di spesa comprensivo dei costi di realizzazione dell’opera e dei compensi spettanti al professionista. Inoltre, i maggiori oneri conseguenti alle scelte dell’amministrazione, che deliberò di modificare il progetto originario, non possono incidere sul diritto dell’appellante ad ottenere il compenso pattuito.

Avverso tale sentenza propone ricorso per Cassazione il Comune.

Ordinanza della Corte di Cassazione

I giudici di Cassazione negano la richiesta del professionista per l’indeterminatezza del compenso: la convenzione relativa alla complessiva progettazione è inutilizzabile in quanto priva di copertura finanziaria e mai registrata; al contrario, l’ente avrebbe dovuto identificare le diverse voci che compongono l’opera (spese generali, tecniche, per compensi professionali…) ed i mezzi per farvi fronte.

In particolare, si legge:

La delibera comunale di conferimento di incarico ad un professionista deve indicare l’ammontare della spesa, mediante l’identificazione e la distinzione delle diverse voci che la compongono (spese generali, tecniche, per compensi professionali, ecc.), ed i mezzi per farvi fronte, ugualmente identificati e distinti analiticamente, cosi da creare un doppio e congiunto (non alternativo) indice di riferimento che vincola l’operato dell’ente locale in relazione alle spese stabilite anticipatamente, in ragione dell’interesse pubblico all’equilibrio economico e finanziario, e quindi al buon andamento della P.A.

Secondo l’articolo 191 del Testo Unico degli Enti Locali, hanno spiegato i giudici, un Comune può effettuare spese solo se l’impegno contabile è registrato sul bilancio di previsione ed è attestata la copertura finanziaria, ossia:

gli enti locali possono effettuare spese solo se sussiste l’impegno contabile registrato sul competente intervento o capitolo del bilancio di previsione e l’attestazione della copertura finanziaria, comunicati dal responsabile del servizio al terzo interessato che, ferma l’obbligazione a carico dell’amministratore, funzionario o dipendente dell’ente che abbia consentito la fornitura del bene o servizio in violazione della norma, ha facoltà, in mancanza della comunicazione suddetta, di non eseguire la prestazione.

In mancanza di questi elementi, il professionista ha facoltà di non eseguire la prestazione prevista dal contratto o di rivolgersi (in proprio) al singolo amministratore, funzionario o dipendente che ha consentito la fornitura del servizio.

Si giunge, quindi, alla conclusione che al fine di tutelare il preminente interesse pubblico all’equilibrio economico-finanziario delle amministrazioni locali, la richiesta di integrazione del compenso del professionista viene respinta.

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Detrazioni per ristrutturazioni: la comunicazione all’ENEA va sempre fatta?

Per le ristrutturazioni che non comportano risparmio energetico non bisogna inviare alcuna comunicazione all’ENEA. Ecco quando e come deve essere fatta la comunicazione

In merito alla comunicazione all’ENEA, l’Agenzia delle Entrate, attraverso FiscoOggi, ricorda che:

Per consentire il monitoraggio e la valutazione del risparmio energetico derivante dalla realizzazione degli interventi di ristrutturazione edilizia, analogamente a quanto già previsto per le detrazioni fiscali relative alla riqualificazione energetica degli edifici (Ecobonus), dal 2018 è stato introdotto l’obbligo di trasmettere telematicamente all’ENEA le informazioni sugli interventi effettuati. Per gli interventi che non comportano risparmio energetico, invece, non occorre inviare nulla.

L’ENEA, “l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile“, svolge, tra i vari compiti, il monitoraggio del risparmio energetico del settore edilizio ed incentiva la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio italiano; ha una funzione di controllo “tecnico/energetico” sulle domande di detrazioni fiscali, per cui non gli devono essere inviate né fatture né dati fiscali,  ma solo l’importo dei lavori.

Ovviamente nel caso in cui non si voglia usufruire delle detrazioni fiscali, all’ENEA non deve essere inviata alcuna comunicazione.

Le comunicazioni all’ENEA

All’ENEA vanno inviate unicamente le comunicazioni relativi alle detrazioni fiscali:

  • Ecobunus (interventi puntuali: sostituzione infissi e caldaie, cappotti termici, interventi su impianti di riscaldamento, ecc.)
  • Ristrutturazioni che comportano risparmio energetico (interventi che comportano risparmio energetico inseriti all’interno di lavori più ampi di ristrutturazione).

In questi due casi il portale ENEA rilascerà una ricevuta con un codice che dovrà essere allegata (insieme alle fatture) alla dichiarazione dei redditi. Ribadiamo quindi che all’ENEA non devono essere inviate fatture e/o dati fiscali, essi devono essere consegnati al CAF/commercialista che li invierà alle Entrate al momento della dichiarazione dei redditi.

Le comunicazioni all’ENEA relative a interventi di ristrutturazioni che comportano risparmio energetico devono:

  • essere effettuate entro il  1 aprile 2019 attraverso il sito ristrutturazioni 2018, per i lavori terminati nel 2018
  • essere trasmessa attraverso il portale bonus casa 2019, per i lavori terminati nel 2019

Ricordiamo, infatti, che recentemente sono stati resi operativi i portali per l’invio delle comunicazioni per BonusCasa ed Ecobonus per lavori eseguiti nel 2019.

Detrazioni per ristrutturazioni che non comportano risparmio energetico

Nel caso in cui si vogliano detrarre le spese per lavori di ristrutturazione (bonus casa) che non comportino risparmio energetico (per esempio i rifacimenti dei bagni. la sostituzione dei pavimenti, ecc.):

  • non bisogna inviare nulla all’ENEA
  • bisogna effettuare i pagamenti per mezzo del bonifico parlante
  • bisogna conservare bonifici e fatture e consegnarli al CAF/commercialista al momento della dichiarazione dei redditi.

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La guida INAIL sulla sicurezza nei cantieri post sisma

L’INAIL ha pubblicato una guida per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei cantieri post sisma. Scarica subito la guida

L’opera rappresenta un supporto a tutti coloro che sono chiamati all’individuazione ed applicazione di idonee misure di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, in un contesto lavorativo compromesso, sotto il profilo prevenzionistico, a causa dei danni prodotti da terremoti, con particolare attenzione alle 4 regioni del Centro Italia colpite dal sisma del 2016: Marche, Abruzzo, Lazio, Umbria

Le raccomandazioni rappresentano un focus sulle attività lavorative nei cantieri conseguenti al sisma, con l’obiettivo di aumentare l’attenzione sugli aspetti di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, già alta nei cantieri in genere, ma che deve essere ancora più alta a causa della precarietà degli immobili e del particolare tessuto urbano e suburbano dei pregevoli centri storici di tante cittadine danneggiate pesantemente dal sisma.

Si tratta, quindi, di raccomandazioni che non hanno alcun valore vincolante, in quanto non aggiungono nulla alle norme già esistenti, ma traggono origine da queste per adattarle alla specificità degli interventi e alla particolarità del contesto ambientale.

Le 120 schede che compongono la guida

La guida ha lo scopo di garantire la facilità di consultazione ed il maggior utilizzo possibile da parte degli addetti ai lavori; è organizzata secondo le voci delle lavorazioni previste nel “Prezzario unico del cratere del centro Italia”, adottato con l’ordinanza n. 7/2016, dal Commissario del Governo per la Ricostruzione, poi aggiornato con l’ordinanza n. 58/2018.

Le voci di prezzario analizzate sono quelle riferite agli interventi che consentono di “chiudere le situazioni di emergenza” e di ricondurre i cantieri alla situazione di normalità.

Ad ogni voce del prezzario si è voluto far corrispondere una “voce della sicurezza”. Nello specifico, sono state oggetto di studio le voci che maggiormente interesseranno gli interventi di miglioramento e adeguamento post sisma, contenute specificatamente ai capitoli 1, 2, 5 e 10 (fino alla voce A10020), nonché le voci relative all’installazione di dispositivi di isolamento sismico che solo nel citato aggiornamento del 2018.

Le 120 schede prevenzionistiche elaborate corrispondono alle voci del prezzario raggruppate in gruppi, assimilate tra loro per fattori di rischio, ognuna è numerata e riporta i codici delle voci di prezzario a cui si riferisce. Tale sistema consente comunque di associare ad ogni voce di prezzario la relativa scheda di sicurezza.

Le schede contemplano l’analisi dei rischi, le risorse umane ed i materiali, necessarie all’esecuzione del singolo intervento ed in modo particolare contengono:

  • le scelte progettuali ed organizzative generali
  • le procedure/prescrizioni operative generali
  • le misure preventive e protettive generali
  • le misure di coordinamento generali
  • le misure di coordinamento contro i potenziali rischi interferenti.

Si ritiene importante sottolineare che l’innovazione delle schede prodotte risiede nel fatto che la loro chiave di lettura è molteplice, in quanto le valutazioni fatte intendono essere di supporto non solo al coordinatore della sicurezza, ma anche al progettista, e alle imprese.

L’elaborazione delle schede ha tenuto conto delle attività nello specifico contesto ambientale interessato dal sisma, caratterizzato da insediamenti abitativi, in prevalenza storici, e della probabile compresenza di più cantieri nel medesimo luogo.

L’opera è completata da una serie di illustrazioni grafiche contenenti le principali misure di tutela previste.

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Conformità agli strumenti urbanistici: la responsabilità non è del costruttore

Cassazione: in caso di falsa attestazione sulla conformità agli strumenti urbanistici la responsabilità è del progettista e del proprietario, ma non del costruttore

Con la sentenza n. 11519/2019 della Corte di Cassazione viene trattato il caso di un abuso edilizio generato da un permesso di costruire ed un’autorizzazione paesaggistica illeciti poiché fondati su una falsa attestazione di conformità alle norme di legge ed agli strumenti urbanistici.

In particolare, vengono definite le responsabilità del progettista, dei proprietari e del costruttore.

I fatti in breve

I proprietari/committenti della realizzazione di una casa di civile abitazione in zona agricola vincolata ed il tecnico progettista, autore quindi delle relazioni allegate alle istanze, nonché direttore dei lavori, avevano richiesto ed ottenuto dal Comune un permesso di costruire ed un’autorizzazione paesaggistica.

I documenti contenevano una falsa attestazione di conformità, firmata dal tecnico, alle norme ed agli strumenti urbanistici.

I permessi del Comune e della Soprintendenza, indotti in errore, sono stati quindi illecitamente rilasciati perché affetti da falsità ideologica ed in contrasto con le previsioni normative ed urbanistiche.

Viene quindi prospettata una responsabilità concorsuale tra proprietari e progettista con il concorso anche del costruttore che aveva realizzato l’opera, peraltro in difformità dal progetto presentato.

Le false attestazioni del progettista prevedevano che la nuova volumetria edificata potesse essere realizzata laddove invece non era consentita dall’indice di fabbricabilità del fondo agricolo; inoltre, era stata ottenuta in base ad un illecito asservimento urbanistico (con cessione di cubature) di terreni distanti ed in assenza dei requisiti relativi ad un’edificazione connessa ad un’attività agricola.

La cessione di cubatura

I giudici ricordano che:

la cessione di cubatura è un istituto di fonte negoziale, la cui legittimità è stata ripetutamente avallata in sede giurisprudenziale in forza del quale è consentita, a prescindere dalla comune titolarità dei due terreni, la “cessione” della cubatura edificabile propria di un fondo in favore di altro fondo, cosicché, invariata la cubatura complessiva risultante, il fondo cessionario sarà caratterizzato da un indice di edificabilità superiore a quello originariamente goduto.

Onde evitare la facile elusione dei vincoli posti alla realizzazione di manufatti edili in funzione della corretta gestione del territorio, il ricorso a tale meccanismo è tuttavia soggetto a determinate condizioni, una delle quali, rilevante anche nella vicenda esaminata, è costituita dall’essere i terreni in questione, se non precisamente contermini, quanto meno dotati del requisito della reciproca prossimità, perché altrimenti, attraverso l’utilizzazione di tale strumento sarebbe possibile realizzare scopi del tutto estranei ed, anzi, contrastanti con le esigenze di corretta pianificazione del territorio.

Nel caso di specie dalle prove assunte risultava che i terreni accorpati erano tra loro assai distanti.

Le responsabilità

I giudici di Cassazione osservano, poi, che dall’esame della pratica edilizia si comprende che non solo il progettista ma anche i proprietari conoscevano perfettamente la normativa applicabile e che hanno coscientemente cercato di aggirarla cercando di conferire all’illegittimo accorpamento da cui derivava l’aumento della volumetria assentibile; una parvenza formale di legittimità nonostante l’assenza dei necessari requisiti.

Si pensi, a tal proposito, alla conclamata distanza tra i fondi e all’assenza di ogni collegamento tra il fabbricato assentito e l’attività agricola, quindi la loro responsabilità è indubbia.

In merito alla posizione del costruttore, per la Cassazione non ha alcun fondamento un sua responsabilità ed è incomprensibile il contestato profilo di colpa per non aver adeguatamente controllato la validità dei titoli. Non è logicamente spiegato come egli potesse rendersi conto della illegittimità delle attestazioni del tecnico.

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Ecobonus e bonus casa: aggiornate le FAQ Enea

Aggiornate a marzo le FAQ Enea: chiarimenti sulle modalità di accesso alle detrazioni fiscali per interventi di risparmio energetico o di ristrutturazione edilizia

L’Enea ha aggiornato al 26 marzo 2019 le domande e risposte più frequenti (FAQ) con riferimento alle detrazioni fiscali per interventi di risparmio energetico negli edifici esistenti, il cosiddetto “ecobonus“, e per interventi di ristrutturazione edilizia che comportano risparmio energetico, il cosiddetto “bonus casa”.

Sul sito dell’Enea sono state, quindi, aggiornate le sezioni relative alle FAQ di natura tecnico-procedurale, rispettivamente per ecobonus e bonus casa, e quelle di natura informatica relative ad entrambe le detrazioni.

FAQ ecobonus

Le FAQ inerenti le detrazioni spettanti in caso di interventi finalizzati al risparmio energetico, ecobonus, riguardano i seguenti argomenti:

  1. quesiti sulla procedura di trasmissione
  2. coibentazione parti opache, sostituzione dei serramenti e installazione delle schermature solari
  3. collettori solari termici
  4. impianti termici
  5. quesiti di natura fiscale.

FAQ bonus casa

Sempre sul sito Enea, le FAQ inerenti gli interventi di risparmio energetico ed utilizzo di fonti di energia rinnovabile che usufruiscono delle detrazioni fiscali del 50% previste per le ristrutturazioni edilizie (ex art. 16 bis del dpr 917/1986).

Le FAQ interessano le seguenti problematiche:

  • procedura di trasmissione
  • individuazione degli interventi soggetti all’obbligo di comunicazione
  • impianti fotovoltaici
  • pompe di calore
  • serramenti, porte, persiane e tapparelle
  • elettrodomestici
  • valvole termostatiche e sistemi di contabilizzazione
  • quesiti di natura fiscale
  • calcolo degli importi massimi detraibili.

FAQ di natura informatica ecobonus e bonus casa

Infine, le FAQ di natura informatica riguardanti gli interventi di risparmio energetico ed utilizzo di fonti di energia rinnovabile, che trattano i seguenti temi:

  1. compilazione e invio della pratica
  2. modifica e annullamento di una pratica già inviata
  3. condivisione delle spese degli interventi. Cointestazione della pratica
  4. mancanza, nell’elenco proposto, del Comune di residenza o nascita poiché estero o soppresso o accorpato ad altro Comune
  5. visualizzazione del sito di invio non corretta o difficoltà di utilizzo. Configurazione del browser
  6. richiesta di rinvio della mail di ricezione pratica
  7. segnalazione di campi non compilati
  8. stampa della pratica già inserita
  9. assenza di numero civico, scala o interno
  10. dimenticanza o smarrimento della password di accesso

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Irap: anche il libero professionista la deve pagare?

Cassazione: ok al versamento dell’Irap se l’attività del professionista non è minimale ma si configura quale autonoma organizzazione

L’Irap scatta anche per il libero professionista se l’entità dei compensi corrisposti a collaboratori e terzi supera un certo limite e se tali compensi sono stabili, specialistici e trascendono la capacità del professionista committente.

Questa la conclusione cui giunge la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 7409/2019, in merito all’esenzione o meno dell’imposta a carico di un professionista.

Il caso

Un ingegnere, avendo esercitato la libera professione, aveva richiesto la restituzione dell’Irap, l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive, versata dal 2006 al 2009.

Ricevuto il rifiuto dell’Amministrazione finanziaria avanzava ricorso che veniva respinto dalla Commissione Tributaria Provinciale, CTP, e parzialmente anche dalla Commissione Tributaria Regionale, CTR.

In particolare, la CTR riteneva che il contribuente avesse svolto la propria attività professionale senza avvalersi dell’opera di collaboratori o terzi, solo limitatamente all’anno di imposta 2009; nei 3 anni precedenti, invece, si tratterrebbe di attività autonomamente organizzata.

Infatti,a detta dei giudici, i ricorrenti compensi corrisposti a professionisti terzi, come espresso in dichiarazione, sarebbero indice di autonoma organizzazione che supera i limiti minimali tollerati ai fini dell’esenzione dell’imposta.

Alla luce del parziale accoglimento del ricorso da parte della CTR, il professionista presentava appello in Cassazione.

L’appellante obiettava che i compensi fossero stati corrisposti a professionisti liberi e autonomi e che, pertanto, non potevano essere considerati collaboratori o componenti di una organizzazione strutturata, capace di produrre ricchezza, il cui valore aggiunto è colpito dall’imposta.

Il parere della Cassazione

Secondo i giudici di Cassazione la questione in esame verte, sostanzialmente, sull’equiparazione dei compensi per prestazioni professionali (autonomi e non integrabili in un’organizzazione) con i compensi stabilmente pagati a terzi.

Infatti, in base al consolidato orientamento si ha che:

il professionista è escluso dall’imposta soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata. Il requisito della autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta la giudice di merito.

In buona sostanza, il professionista è tenuto a pagare l’Irap se:

  • se l’entità dei compensi corrisposti supera un certo limite e rappresenta, quindi, il superamento della “struttura organizzativa minima” formalmente esente dall’imposta
  • si rileva la stabilità e la qualità dei compensi, ossia se i compensi vengono corrisposti a fronte di prestazioni qualificate e specialistiche.

Inoltre, continuano gli ermellini, i compensi a terzi sono indice del superamento della struttura organizzativa minimale anche quando sono corrisposti a terzi professionisti, non solo se corrisposti a dipendenti subordinati.

Nel caso in esame, i giudici di Cassazione concordano con la sentenza della CTR sul fatto che:

i compensi erogati a terzi (professionisti o meno) per gli anni 2006, 2007 e 2008 siano in misura tale da far presumere necessario il loro apparato per l’attività del contribuente, senza i quali non avrebbe potuto svolgersi o non avrebbe potuto sciogliere in quella determinata maniera.

Il ricorso è, quindi infondato e il ricorrente viene condannato al versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

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Alternanza scuola lavoro, esami di Stato, tirocinio: ecco la guida del CNAPPC

Le schede operative su alternanza scuola lavoro, esami di Stato, tirocinio: come creare un modello di relazione tra formazione universitaria e professione

Il CNAPPC ha realizzato il documento “Azioni strategiche per l’architettura”, al fine di chiarire il percorso di cooperazione intrapreso con tutti gli Ordini, con una metodologia di azione volta a creare uno spazio condiviso.

In particolare, visti:

I cambiamenti del XXI secolo e la velocità con la quale essi avvengono, impongono che il sistema dell’Architettura italiana adotti una nuova e condivisa strategia affinché i temi della qualità dell’abitare e della vita nelle città, diventino centrali nelle visioni e nei programmi dell’agenda politica italiana

occorre, continua il documento, comprendere che i percorsi formativi universitari siano realmente aderenti alla reale pratica professionale richiesta dal mercato, sempre più segnato dalla velocità dei cambiamenti in atto; mentre, d’altro canto, si riscontra la totale assenza nei progetti formativi universitari di insegnamenti direttamente collegati alla modalità, anche etica, di esercizio della professione.

Anche la Direttiva 2013/55/EU, prosegue il Cnappc, indica l’esigenza riconosciuta di supportare la formazione accademica con un’esperienza professionale acquisita sotto la supervisione di architetti qualificati.

Obiettivo

Obiettivo prioritario del documento è quello di definire un nuovo modello di relazione tra formazione universitaria, ricerca, professione e formazione continua e attivare nuove forme di collaborazione tra Miur, Università, Cnappc e Ordini in materia di informazione, orientamento, formazione, cultura e comunicazione attinenti l’architettura.

Contenuti

Il documento contiene le schede operative per gli Ordini, utili nell’affrontare le questioni inerenti:

  • alternanza scuola lavoro
  • comitati di indirizzo
  • esami di Stato
  • tirocinio professionale.

Ciascuna di esse fornisce i riferimenti normativi, i modelli di riferimento, i ruoli e le responsabilità in capo ai rispettivi Ordini.

Alternanza scuola lavoro

L’alternanza scuola lavoro (oggi PCTO, percorsi per competenze trasversali e l’orientamento) è la modalità didattica innovativa ed obbligatoria, dall’entrata in vigore della legge 107/2015 (“la Buona Scuola”), per tutti gli studenti degli ultimi 3 anni delle scuole superiori, da effettuare anche al di fuori dell’orario scolastico.

Il percosso formativo si realizza attraverso l’esperienza pratica che aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola ed a testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e ad orientarne il percorso di studio ed in futuro di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi.

Comitati di indirizzo

Il Comitato di indirizzo è l’organismo composto da esponenti del mondo del lavoro, della cultura e della ricerca, che può essere costituito in rappresentanza stabile delle parti interessate; rappresenta, quindi, un’opportunità di crescita in direzione di quella trasparenza che è condizione imprescindibile di credibilità e qualità dell’offerta formativa di atenei ormai largamente autonomi.

Esami di Stato

Per gli esami di abilitazione all’esercizio della professione di architetto ogni Commissione è composta dal presidente e da 4 membri appartenenti alle seguenti categorie:

  • professori universitari di ruolo, fuori ruolo o a riposo
  • liberi docenti
  • funzionari tecnici con mansioni direttive in enti pubblici statali
  •  professionisti iscritti all’Albo con non meno di 15 anni di lodevole esercizio professionale.

Tirocinio professionale

Il Tirocinio Professionale è sostitutivo della prova pratica nell’esame di Stato ed è applicabile a tutti coloro che, avendone i requisiti, svolgono una attività di tirocinio ai sensi degli artt. 17.5 e 18.4 del dpr 328/2001.

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Istituito il registro impianti termici civili in Umbria

La Regione Umbria ha istituito il registro per l’iscrizione dei medi impianti termici civili. In allegato le modalità d’iscrizione ed i modelli

E’ stata pubblicata sul BUR (n. 8 del 13 febbraio 2019) la Deliberazione della Giunta Regionale Umbria n. 106/2019 che ha previsto l’istituzione del registro per l’iscrizione dei medi impianti termici civili, di cui al comma 2 quater dell’art. 284 del dlgs 152/2006.

Ricordiamo, infatti, che il dlgs 183/2017, intervenendo in modifica al Codice dell’Ambiente (dlgs 152/2006), ha introdotto alcune novità in materia di:

  • autorizzazioni e registrazioni degli impianti
  • valori limite di emissione
  • sanzioni e controlli
  • prescrizioni per il rendimento di combustione.

In riferimento, appunto, alle modiche introdotte dal dlgs 183/2017, si è reso necessario istituire il registro per l’iscrizione dei medi impianti termici civili.

Registro per l’iscrizione dei medi impianti termici civili – Deliberazione 106/2019

Nel dettaglio, la delibera dispone che:

  • la funzione di autorità competente (autorità responsabile dei controlli, degli accertamenti e delle ispezioni) è svolta dalla Regione Umbria avvalendosi della Provincia di Perugia
  • sia istituito il registro per l’iscrizione dei medi impianti termici civili
  • il registro venga tenuto presso gli uffici individuati dalla Provincia di Perugia
  • l’irrogazione delle sanzioni sia effettuata dalla Provincia di Perugia alla quale spettano i proventi derivanti dal pagamento delle citate sanzioni
  • venga dato mandato al dirigente del Servizio Energia, qualità dell’ambiente, rifiuti, attività estrattive, bonifica al fine di provvedere alle iniziative ed agli atti necessari per l’attivazione e la gestione del registro per l’iscrizione dei medi impianti termici civili.

Procedure per l’iscrizione – Determinazione n. 1893/ 2019

Con la Determinazione Dirigenziale Umbria n. 1893 del 27 febbraio 2019 sono state adottate le procedure per l’attivazione e la gestione del registro autorizzativo per l’iscrizione dei medi impianti termici civili.

In particolare, viene disposto che l’iscrizione dei medi impianti termici civili nel registro deve essere effettuata in base alle seguenti indicazioni:

  • 60 giorni prima dell’installazione o della modifica dell’impianto nel caso di medi impianti termici civili messi in esercizio o soggetti a modifica a partire dal 20 dicembre 2018
  • entro il 31 ottobre 2028 nel caso di medi impianti termici civili messi in esercizio o soggetti a modifica prima del 20 dicembre 2018 al fine di ottenerne l’iscrizione nel registro autorizzativo entro la scadenza del 1° gennaio 2029.

Oltre alle procedure da seguire per l’attivazione e gestione del registro, sono allegati anche i seguenti modelli:

  • il modello da utilizzare per la richiesta di iscrizione nel registro autorizzativo
  • il modello da utilizzare per la comunicazione di non conformità dei valori limite di emissione misurati rispetto ai valori limite prescritti.

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Modifiche alla regola tecnica di prevenzione incendi per il rifornimento self-service di gas naturale

Dal 19 aprile in vigore le modifiche alla regola tecnica per il rifornimento self-service di gas naturale per autotrazione. In Gazzetta il decreto

Modifiche alla regola tecnica di prevenzione incendi per gli impianti di distribuzione stradale in modalità self-service di gas naturale: in Gazzetta il decreto che integra e modifica la regola tecnica per l’autotrazione.

E’ stato, infatti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 67 del 20 marzo 2019) il decreto 12 marzo 2019 del Ministero dell’Interno, contenente: Modifiche ed integrazioni al decreto 24 maggio 2002, “Norme di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio degli impianti di distribuzione stradale di gas naturale per autotrazione”.

Il provvedimento contiene le modifiche alla regola tecnica in merito a:

  • apparecchi di distribuzione automatici
  • segnaletica di sicurezza
  • funzionamento in modalità self-service
  • istruzioni per gli utenti del distributore asservito ad un dispositivo self-service

Apparecchi di distribuzione automatici

Per gli apparecchi di distribuzione è previsto che:

  • i distributori per l’erogazione di gas naturale per autotrazione devono essere provvisti di marcatura CE e relativa dichiarazione di conformità
  • è consentita l’erogazione contemporanea di carburanti liquidi e gassosi mediante apparecchi di distribuzione multi prodotto conformi alle disposizioni vigenti applicabili; è tuttavia vietato rifornire il medesimo veicolo con più carburanti contemporaneamente
  • devono essere dotati di giunto antistrappo sulla manichetta di carico del veicolo
  • il collegamento dell’apparecchio di distribuzione alla linea di adduzione del gas deve essere effettuato tramite una valvola di eccesso di flusso
  • devono essere collegati elettricamente a terra
  • ogni apparecchio deve fare capo ad un dispositivo di intercettazione posto alla radice dell’apparecchio stesso
  • ecc.

Segnaletica di sicurezza

Viene stabilito che:

  • è vietato accedere al rifornimento ai veicoli che non sono in possesso dei requisiti richiesti per la circolazione, compresi gli aspetti relativi alla omologazione delle bombole installate e alle relative verifiche periodiche
  • nell’area, nel raggio di 6 metri dal perimetro dell’apparecchio di distribuzione, anche all’interno dell’abitacolo, è vietato:
    • utilizzare apparati non adeguatamente protetti dal rischio d’innesco, ivi compresi i telefoni cellulari
    • fumare, anche con sigaretta elettronica
    • accendere o utilizzare fiamme libere
  • ulteriore cartellonistica deve indicare le istruzioni inerenti:
    • il comportamento da tenere in caso di emergenza
    • la posizione dei dispositivi di sicurezza
    • le manovre da eseguire per mettere in sicurezza l’impianto come, ad esempio, l’azionamento dei pulsanti di emergenza e il funzionamento dei presidi antincendio
    • l’avvertenza che il veicolo può essere messo in moto soltanto dopo che la pistola di erogazione sia stata disinserita

Funzionamento in modalità self-service

E’ consentito il funzionamento in modalità self-service presso gli impianti di distribuzione di gas di tipo presidiato, se è presente un addetto in grado di intervenire con cognizione di causa e tempestivamente in caso di emergenza, il quale deve seguire un corso antincendio per attività a rischio di incendio elevato.

Se l’impianto non è presidiato ci devono essere le seguenti condizioni:

  • gli impianti siano dotati di un sistema di videosorveglianza
  • gli impianti siano dotati di un sistema di riconoscimento dell’utente
  • gli utenti devono essere preventivamente istruiti in merito alle modalità di effettuazione del rifornimento self-service.

Istruzioni per gli utenti del distributore

In prossimità degli apparecchi di distribuzione deve essere apposta un’idonea cartellonistica indicante le seguenti informazioni ed istruzioni per l’utente:

  • il prodotto distribuito è gas naturale compresso GNC
  • il rifornimento con modalità self-service è’ consentito solo se il veicolo è dotato di connettore di tipo unificato è vietato effettuare il rifornimento self service agli utenti non preventivamente abilitati mediante adeguata istruzione
  • è vietato riempire recipienti mobili (bombole)
  • è vietato rifornire contemporaneamente il medesimo veicolo con più carburanti
  • prima del rifornimento, spegnere il motore e azionare il freno di stazionamento
  • durante il rifornimento l’utente non si deve allontanare dalla zona di rifornimento, permanendo in prossimità del pulsante di ritenuta
  • rimuovere il cappuccio anti polvere dal connettore di rifornimento del veicolo
  • collegare correttamente la pistola di erogazione al connettore di rifornimento del veicolo
  • ecc.

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Indici ISA: ecco le modifiche del Ministero ai vecchi studi di settore

Pubblicate in Gazzetta le modifiche agli Indici di Sintetici di Affidabilità fiscale apportate dal Ministero dell’Economia

Con la Gazzetta Ufficiale n. 65/2019, supplemento ordinario n. 10, sono state pubblicate le modifiche agli indici ISA (Indici di Sintetici di Affidabilità fiscale) apportate dal Ministero dell’Economia, applicabili al periodo d’imposta 2018.

Sono state approvate in particolare le modifiche agli ISA approvati con i decreti ministeriali del 23 marzo 2018 e del 28 dicembre 2018.

Gli interventi modificativi riguardano quelle imprese che per il periodo d’imposta in corso, cioè al 31 dicembre 2018, determinano il reddito secondo quanto previsto dall’art. 66, del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR).

Modifiche di territorialità

Sono state apportate le seguenti modifiche:

  • AM05U, relative all’aggiornamento della «Territorialità dei Factory Outlet Center», sono individuate sulla base della nota tecnica e metodologica di cui all’Allegato 2
  • AG44U, relative all’aggiornamento delle aggregazioni comunali, a seguito delle variazioni amministrative occorse nel 2018, sono individuate sulla base della nota tecnica e metodologica di cui all’Allegato 3
  • AG72U, relative all’aggiornamento della «Territorialità del livello delle tariffe applicate per l’erogazione del servizio taxi», sono individuate sulla base della nota tecnica e metodologica di cui all’Allegato 4.

L’aggiornamento delle analisi territoriali a livello comunale a seguito dell’istituzione, modifica e ridenominazione di alcuni Comuni nel corso dell’anno 2018, è individuato sulla base della nota tecnica e metodologica di cui all’Allegato 5.

Misure di ciclo settoriale

Le misure di ciclo settoriale, necessarie per tener conto ai fini dell’applicazione degli ISA al periodo d’imposta al 31 dicembre 2018 degli effetti dell’andamento congiunturale, sono individuate sulla base della nota tecnica e metodologica di cui all’Allegato 7.

Costo dei carburanti

La soglia minima e quella massima dell’indicatore di anomalia «Costo per litro di gasolio consumato durante il periodo d’imposta» dell’ISA AG68U, indicate nell’Allegato 25 al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 23 marzo 2018 sono determinate, per l’applicazione di tale indice al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2018, rispettivamente, nella misura di 1,17 e 1,28.

Per l’individuazione delle soglie si è tenuto conto dell’andamento medio del prezzo relativo al gasolio, con riferimento al 2018, indicate dal Ministero dello sviluppo economico.

Le soglie massime dell’indicatore di anomalia «Costo del carburante per chilometro» dell’indice sintetico di affidabilità fiscale AG72U, indicate nell’Allegato 32 al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 28 dicembre 2018, sono modificate, con riferimento alla relativa applicazione al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2018, secondo quanto riportato nell’Allegato 8.

La soglia minima e quella massima dell’indicatore di anomalia «Costo del carburante al litro» dell’indice sintetico di affidabilità fiscale AG90U, indicate nell’allegato 40 al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 28 dicembre 2018, sono determinate, con riferimento all’applicazione del citato indice al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2018, rispettivamente, nella misura di 0,54 e 0,66.

Allegati

Al corpo del decreto seguono i seguenti allegati:

  • Allegato 1 – Interventi per le imprese con determinazione del reddito per cassa e trattamento dei passaggi competenza-cassa e viceversa per il periodo d’imposta 2018
  • Allegato 2 – Territiorialità dei factory outlet center ISA AM05U
  • Allegato 3 – Aggiornamento delle variabili territoriali  indice AG44U – Strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere
  • Allegato 4 – Aggiornamento delle analisi territoriali indice AG72U
  • Allegato 5 – Aggiornamento delle analisi territoriali a livello comunale utilizzate nell’ambito degli ISA
  • Allegato 6 – Indici di concentrazione della domande e dell’offerta
  • Allegato 7 – Misure di ciclo settoriale
  • Allegato 8 – Soglie di riferimento  del costo del carburante per chilomentro ISA AG72U
  • Allegato 9 – Integrazioni alle NTM già approvate
  • Allegato 10 – Variabili precalcolate

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Nuovo codice deontologico geologi

Il Consiglio nazionale dei geologi il 21 febbraio 2019 ha approvato il nuovo codice deontologico

Con la circolare n. 433 il Consiglio nazionale dei geologi ha trasmesso agli Ordini regionali il nuovo codice deontologico geologi, approvato con la delibera n. 29 del 21 febbraio 2019.

Il nuovo codice deontologico è stato, inoltre, trasmesso al Ministero della Giustizia, quale organo vigilante.

Il codice si sviluppa nei seguenti articoli:

Principi generali

  • art.1 – interesse pubblico e generale
  • art.2 – responsabilità personale e segreto professionale
  • art.3 – applicazione
  • art.4 – comportamento
  • art.5 – principi deontologici
  • art.6 – prestazione professionale
  • art.7 – decoro professionale
  • art.8 – cariche pubbliche
  • art.9 – preparazione professionale
  • art.10 – società professionali
  • art. 11 – incompatibilità

Obblighi informativi e pubblicità

  • art.12 – segni distintivi
  • art.13 – modalità e limiti dell’informazione
  • art.14 – pubblicità in generale
  • art.15 – pubblicità in particolare
  • art.16 – verifica della pubblicità

Rilievo della tariffa professionale

  • art.17 – parametri tariffari
  • art.18 – prestazioni gratuite

Rapporti con i committenti

  • art.19 – definizione degli incarichi – responsabilità
  • art.20 – interesse del committente
  • art.21 – co-interesse
  • art.22 – conflitto d’interesse
  • art.23 – recesso
  • art. 24 – divieto di accaparramento

Rapporti con l’Ordine professionale

  • art.25 – collaborazione con l’Ordine
  • art.26 – obbligo di comunicazione
  • art.27 – osservanza dei provvedimenti
  • art.28 – geologo dipendente
  • art.29 – geologo consigliere

Rapporti con i colleghi

  • art.30 – obbligo di lealtà
  • art.31 – sostituzione di collega
  • art.32 – azione contro collega
  • art.33 – utilizzazione di elaborati altrui

Rapporti con la collettività ed il territorio

  • art. 34 – tutela ambientale

Norme relative a concorsi e commissioni

  • art.35 – partecipazione a bandi e concorsi
  • art.36 – commissioni giudicatrici
  • art.37 – commissioni edilizie

Il procedimento disciplinare è poi trattato all’art. 38, mentre la validità territoriale e la vigenza del Codice sono esposti agli artt. 39 e 40.

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Piano energia e clima 2030, l’Italia verso la decarbonizzazione

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 sarà uno strumento fondamentale per la politica energetica e ambientale del nostro Paese. Obiettivo: la decarbonizzazione completa

Il Ministero dell’Ambiente e quello dello Sviluppo Economico hanno presentato il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 ed il relativo portale; il piano concretizza l’importante cambiamento nella politiche italiane in materia di energia ed ambiente.

Il nuovo Piano italiano, ancora in consultazione, attua le disposizioni del “Regolamento europeo sulla governance dell’unione dell’energia e dell’azione per il clima”, che costituisce lo strumento con il quale ogni Stato stabilisce i propri contributi agli obiettivi europei al 2030 sull’efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili e quali sono i propri obiettivi in tema di sicurezza energetica, mercato unico dell’energia e competitività.

Obiettivi europei 2030

Ricordiamo che il pacchetto europeo Energia e Clima 2030 prende le mosse dalle decisioni del Consiglio dei Capi di Stato e di Governo dell’ottobre 2014, che ha approvato il quadro comunitario per le politiche dell’energia e del clima al 2030 e ha stabilito l’obiettivo di istituire un’ “Unione dell’energia” articolata sulle seguenti cinque “dimensioni dell’energia”:

  1. decarbonizzazione (incluse le fonti rinnovabili)
  2. efficienza energetica
  3. sicurezza energetica
  4. mercato interno dell’energia
  5. ricerca, innovazione e competitività

Per l’attuazione di queste decisioni, partendo dalle proposte formulate dalla CE nel mese di novembre 2016 sono stati già emanati:

  • la nuova direttiva ETS (Emission Trading Scheme) sul commercio dei diritti di emissione della CO2 in alcuni settori
  • il nuovo regolamento “Effort sharing” sugli obiettivi nazionali obbligatori di riduzione delle emissioni di gas serra nei settori non coperti da ETS (pdf) vale a dire: trasporti, civile, industria manifatturiera non ETS (<20MWt), agricoltura e rifiuti
  • il regolamento LULUCF relativo all’inclusione delle emissioni e degli assorbimenti di gas ad effetto serra risultanti dall’uso del suolo, dal cambiamento di uso del suolo e dalla silvicoltura
  • la nuova direttiva sull’efficienza energetica degli edifici
  • la nuova direttiva sull’efficienza energetica
  • la nuova direttiva sulle fonti rinnovabili.

Sono in fase più o meno avanzata una serie di altri provvedimenti in materia, ad esempio, di mercato dell’energia elettrica ed emissioni di CO2 di nuovi autovetture, furgoni e camion.

Il Piano nazionale 2030

Il Piano nazionale per l’Energia e il Clima si deve conformare ai suddetti piani europei nonché alla strategia comunitaria per il rispetto dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, che stabilisce un obiettivo a lungo termine in linea con il proposito di mantenere l’aumento della temperatura mondiale media ben al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali e di continuare ad adoperarsi per limitare tale aumento della temperatura a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali.

Il piano intende dare attuazione ad una visione di ampia trasformazione dell’economia, nella quale la decarbonizzazione, l’economia circolare, l’efficienza e l’uso razionale ed equo delle risorse naturali rappresentano insieme obiettivi e strumenti per una economia più rispettosa delle persone e dell’ambiente.

Gli obiettivi generali perseguiti dall’Italia sono sostanzialmente:

  1. accelerare il percorso di decarbonizzazione, considerando il 2030 come una tappa intermedia verso una decarbonizzazione profonda del settore energetico entro il 2050
  2. mettere il cittadino e le imprese al centro, in modo che siano protagonisti e beneficiari della trasformazione energetica e non solo soggetti finanziatori delle politiche attive; ciò significa promozione dell’autoconsumo e delle comunità dell’energia rinnovabile
  3. favorire l’evoluzione del sistema energetico, in particolare nel settore elettrico, da un assetto centralizzato ad uno distribuito basato prevalentemente sulle fonti rinnovabili
  4.  continuare a garantire adeguati approvvigionamenti delle fonti convenzionali, perseguendo la sicurezza e la continuità della fornitura, con la consapevolezza del progressivo calo di fabbisogno di tali fonti convenzionali
  5. promuovere l’efficienza energetica in tutti i settori, come strumento per la tutela dell’ambiente, il miglioramento della sicurezza energetica e la riduzione della spesa energetica per famiglie e imprese
  6. promuovere l’elettrificazione dei consumi, in particolare nel settore civile e nei trasporti, come strumento per migliorare anche la qualità dell’aria e dell’ambiente
  7. accompagnare l’evoluzione del sistema energetico con attività di ricerca e innovazione che, in coerenza con gli orientamenti europei e con le necessità della decarbonizzazione profonda, sviluppino soluzioni idonee a promuovere la sostenibilità, la sicurezza, la continuità e l’economicità delle forniture
  8. adottare obiettivi e misure che riducano i potenziali impatti negativi della trasformazione energetica su altri obiettivi parimenti rilevanti, quali la qualità dell’aria e dei corpi idrici, il contenimento del consumo di suolo e la tutela del paesaggio
  9.  continuare il processo di integrazione del sistema energetico nazionale in quello dell’Unione.

Il perseguimento di questi obiettivi generali suggerisce l’adozione di politiche e misure orizzontali:

  • un’attenta governance del Piano che ne consenta l’attuazione coordinata e che garantisca unitarietà di azione. In considerazione della trasversalità del Piano, che investe i compiti di molte amministrazioni dello Stato, e dell’assetto delle competenze fissato dalla Costituzione italiana, questa governance comprenderà diversi Ministeri, coinvolgendo, nel rispetto dei relativi ruoli, le Regioni, i Comuni, l’Autorità di regolazione, con la possibilità di integrazione con rappresentanti del mondo della ricerca, delle associazioni delle imprese e dei lavoratori
  • la valutazione delle azioni necessarie per un’effettiva semplificazione dei procedimenti per la realizzazione degli interventi nei tempi previsti. Questo, unitamente alla stabilità del quadro normativo e regolatorio, compatibilmente con le esigenze di aggiornamento conseguenti all’evoluzione tecnologica e al monitoraggio di costi e benefici delle misure, contribuirà alla regolare progressione verso gli obiettivi
  • l’aggiornamento dei compiti dei diversi organismi pubblici operanti sui temi energetici e ambientali, in modo che i rispettivi ruoli e attività siano tra loro coordinati e funzionali agli obiettivi del piano e, più in generale, agli obiettivi di decarbonizzazione profonda per il 2050
  • la promozione di attività di ricerca, anche coinvolgendo i gestori delle reti, sulle modalità per sviluppare l’integrazione dei sistemi (elettrico, gas, idrico), esplorando, ad esempio, la possibilità di utilizzare infrastrutture esistenti per l’accumulo dell’energia rinnovabile, anche di lungo periodo, con soluzioni efficaci sotto il profilo costi/benefici economici e ambientali
  • l’integrazione di nuove tecnologie nel sistema energetico, a partire da quelle dell’informazione, per agevolare la generazione distribuita, la sicurezza, la resilienza, l’efficienza energetica, nonché la partecipazione attiva dei consumatori ai mercati energetici
  • la disponibilità a valutare strumenti aggiuntivi, se necessari, quali ad esempio la revisione della fiscalità energetica, diversificata sulla base delle emissioni climalteranti e inquinanti, con attenzione alle fasce deboli della popolazione e ai settori produttivi che ancora non disponessero di opzioni alternative ai combustibili e carburanti tradizionali
  • la possibilità di utilizzo dei meccanismi di flessibilità della legislazione europea settoriale.

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Build our safety: nuove tecnologie BIM e VR durante la Milano Design Week

Il futuro dell’edilizia con le nuove tecnologie BIM e VR in scena nel “Museo della sicurezza” dell’ITI Carlo Bazzi durante la Milano Design Week dal 9 al 14 aprile

Si terrà a Milano dal 9 al 14 aprile “Build our safety“, evento organizzato da ESEM-CPT e ITI Carlo Bazzi nell’ambito di Milano Design Week, organizzato in concomitanza con il Salone Internazionale del Mobile.

L’evento è l’atto conclusivo di “Packaging Innovation_in_cantiere”, il concorso di idee aperto a studenti e progettisti/designer under 35 e dedicato quest’anno ai nuovi sistemi di packaging innovativi in Edilizia.

Tutti i progetti in concorso saranno esposti dal 9 al 14 aprile presso il “Museo della sicurezza” ospitato nella sede dell’Istituto Carlo Bazzi, in via Cappuccio 2 a Milano.

Anche ACCA software parteciperà all’evento con un proprio desk per mostrare ai visitatori le nuove tecnologie BIM e VR applicate alla sicurezza e alla gestione dei cantieri.

Programma

In dettaglio, i giorni 9, 10 e 11 aprile i nostri tecnici presenteranno nell’area museale la nuova tecnologia VRiBIM, con dimostrazioni continue dedicate ad esperienze di realtà virtuale immersiva integrata a modelli BIM e applicata alla progettazione architettonica e alla gestione della sicurezza in cantiere.

Il 12 aprile saranno presentati in Aula magna:

dalle ore 9:00 alle ore 13:00:

  • PriMus-PLATFORM, la piattaforma elettronica per la direzione lavori
  • CerTus, il software BIM per sicurezza nei cantieri edili con le nuove tecnologie per la modellazione 3D del cantiere e l’applicazione della Realtà Virtuale Immersiva alla prevenzione dei rischi
  • CerTus-PN, il BIM tool per la progettazione 3D dei ponteggi e la redazione del PiMUS

dalle ore 14:00 alle ore 16:00:

  • Edificius, il software BIM per la progettazione architettonica e le nuove integrazioni con il Real Time Rendering e la Realtà Virtuale Immersiva

La partecipazione agli eventi ACCA del 12 aprile è gratuita e richiede la registrazione.

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Autocertificazione CFP ingegneri: c’è tempo fino al 31 marzo 2019

CFP ingegneri: entro il 31 marzo l’invio dell’autocertificazione relativa all’aggiornamento informale dell’attività professionale 2018. Le modalità di invio

Con riferimento all’obbligo di formazione continua per gli ingegneri, in base a quanto previsto dal Regolamento nazionale per la formazione continua (dpr 137/2012), è possibile ottenere 15 crediti formativi professionali, CFP, attraverso l’autocertificazione delle attività di aggiornamento informale, necessario a garantire qualità ed efficienza della prestazione professionale resa al proprio cliente.

Con la circolare del 13 dicembre 2018, n. 328 avente ad oggetto “Formazione – autocertificazione aggiornamento informale“, il Consiglio nazionale degli ingegneri, CNI, ha chiarito che dal 19 dicembre 2018 al 31 marzo 2019 è possibile compilare l’autocertificazione per il rilascio dei 15 CFP ingegneri relativi all’aggiornamento informale legato all’attività professionale svolta nel 2018.

Inoltre, si ricorda che entro il 31 gennaio 2019 devono essere inviati al proprio ordine di appartenenza le richieste di riconoscimento crediti formali ed esoneri riferiti all’anno 2018.

Criteri di riconoscimento CFP informali

È possibile acquisire i 15 CFP  relativi all’attività di aggiornamento informale nelle modalità di seguito specificate:

  • articoli su rivista
  • monografie
  • contributo su volume
  • brevetti nell’ambito dell’ingegneria
  • partecipazione qualificata ad organismi, gruppi di lavoro, commissioni tecniche nell’ambito dell’ingegneria
  • partecipazione a commissioni di esami di stato per l’esercizio della professione di ingegnere

Guida alla compilazione

Per la dichiarazione relativa all’anno 2018 l’istanza di riconoscimento dei CFP deve avvenire esclusivamente online attraverso la compilazione di un apposito modulo disponibile sulla piattaforma della formazione, cliccando sul tasto Richiedi CFP Informali disponibile nella pagina Autocertificazioni.

Segnaliamo al riguardo, la guida alla compilazione per l’autocertificazione CFP che, oltre ad utili chiarimenti in materia, descrive la modalità di riconoscimento e di invio dell’istanza, in particolare precisa che:

  • per compilare l’istanza è necessario disporre di credenziali personali di accesso al portale mying.it che potranno essere richieste, attraverso l’apposita procedura cliccando sul tasto richiedi credenziali (per coloro che sono già in possesso di credenziali non occorre richiederne nuove)
  • dopo aver effettuato l’accesso al portale, occorre cliccare sul tasto Autocertificazioni presente nel menù principale (il tasto comparirà solo dopo aver effettuato il login) e successivamente sul tasto Compila in corrispondenza del rigo autocertificazione 15 CFP
  • dopo aver compilato tutti i campi richiesti cliccare su Conferma per inoltrare l’istanza ed attendere che compaia il messaggio istanza correttamente inviata e l’indicazione dell’indirizzo email a cui è stata inoltrata copia dell’autocertificazione in formato PDF.

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Smart Road: parte la sperimentazione dei veicoli a guida autonoma

Il Ministero delle Infrastrutture ha dato il via alla sperimentazione di veicoli a guida autonoma su strade pubbliche: è la prima volta in Italia!

L’Osservatorio tecnico di supporto per le Smart Road del MIT, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha dato parere positivo alla prima domanda di autorizzazione alla sperimentazione di veicoli a guida autonoma su strade pubbliche.

Il parere avvia ufficialmente in Italia la sperimentazione e costituisce un fondamentale tassello del percorso di autorizzazione alla guida autonoma su strada, previsto dal dm n. 70/2018; l’obiettivo è migliorare la mobilità urbana nella prospettiva di un futuro sempre più tecnologico, salvaguardando la sicurezza stradale, a tutela e beneficio della collettività.

L’auspicio è ora che la prima approvazione di oggi sia di impulso alla presentazione a breve di nuove domande di sperimentazione, che verranno attentamente analizzate dall’Osservatorio e dalla Motorizzazione concentrandosi in particolar modo sul rispetto massimo della sicurezza, consentendo al contempo lo sviluppo di attività innovative in grado di generare investimenti e sviluppo.

L’avvio della sperimentazione è, inoltre, un primo importantissimo passo per la valutazione degli impatti relativi a scenari che vedono una sempre crescente percentuale di veicoli automatici, in grado di mitigare gli errori umani con l’obiettivo di ridurre drasticamente il numero di morti e feriti sulle strade.

Le Smart Road in Italia

Ricordiamo che a settembre 2018 sono partiti i lavori dell’Anas per trasformare, per la prima volta in Italia, un’autostrada già esistente in una “Smart Road”; la scelta è ricaduta sull’A2 “autostrada del Mediterraneo” ex Sa-Rc nel tratto tra Morano Calabro (Cosenza) e Lamezia Terme (Catanzaro) per un totale di circa 130 km.

Si tratta del primo prototipo di smart mobility in Europa. Secondo Anas:

la Smart Road è un insieme di infrastrutture tecnologiche che puntano alla sostenibilità e all’innalzamento della sicurezza e della fruibilità delle strade attraverso la Digital Transformation, ovvero un processo dinamico che realizza servizi e soluzioni.

Il conducente che percorrerà le strade Smart sarà informato in tempo reale sulle condizioni della stesse. Tutto ciò sarà possibile grazie a sistemi di connessione radio, come il Wi-Fi `in motion` che permetterà una continuità del segnale ai veicoli in movimento. Il progetto prevede anche il nuovo standard ITS G5 che favorirà la diffusione delle auto a guida autonoma e lo sviluppo di servizi orientati al `dialogo` veicolo – infrastruttura e tra i veicoli stessi (Vehicle-to-Infrastructure e Vehicle-to-Vehicle).

I lavori seguono un contratto di 20 milioni di euro stipulato dal raggruppamento temporaneo di imprese guidato da Sinelec e composto da Autostrade Tech e Alpitel. Le opere sull’A2 ricadono in un maggior investimento di un miliardo di euro, suddiviso in tre step.

La prima fase riguarderà i seguenti interventi:

  • A2:            Autostrada del Mediterraneo
  • A90:         Grande Raccordo Anulare di Roma
  • A91:          Autostrada Roma-Aeroporto di Fiumicino
  • E45-E55: tratto Orte-Mestre
  • SS51:        Tangenziale di Catania
  • A19:          Autostrada Palermo-Catania

I lavori consistono:

  • nell’istallazione di una rete interrata in fibra ottica ed energia elettrica
  • nell’istallazione di una rete su pali lungo i margini delle carreggiate che permetteranno la “comunicazione tra l’infrastruttura ed i veicoli”.

Gli obiettivi di tale opera sono i seguenti.

Maggiore sicurezza stradale

Il nuovo sistema permetterà una comunicazioni tra i veicoli  ( del tipo V2V –  Vehicle-to-Vehicle) predisponendoli alla prossima tecnologia 5G. In questo modo i nuovi veicoli equipaggiati con le ultime tecnologie in tema di guida assistita saranno in grado, ad esempio, di calcolare la distanza che li separa con il veicolo che li segue e con quello che lo precede, permettendogli di calcolare gli spazi di frenata e rispettare le distanze di sicurezza.

Controllo migliore del traffico

L’Anas potrà, dalla sua centrale operativa, sapere in tempo reale quanti e quali veicolo percorrono un determinato tratto autostradale. Il sistema di comunicazione V2I (vehicle-to-infrastructure) permetterà ai sensori posti sui pali lungo le strade di geolocalizzare i veicoli. In questo modo si potrà intervenire tempestivamente nel caso di rallentamenti, incidenti o disagi causati dal maltempo.

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