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Newsletter 583 del 4 ottobre 2018

In questo numero:



Lavori pubblici
Aggiornamento Def 2018: in arrivo tante novità per l’edilizia, dal BIM al sismabonus
Sicurezza
Ancoraggi, dall’Inail la nuova guida per la sicurezza nei cantieri temporanei o mobili
Opere edili
Stop alle opere abusive con condono in corso di valutazione
Lavori pubblici
Opere pubbliche, arrivano AINOP e IOP: ecco di cosa si tratta
Sicurezza
E’ possibile annullare in autotutela il certificato di agibilità?
Opere edili
Fabbricati in costruzione: un approfondimento su IVA ed imposte
Lavori pubblici
Come stanno le nostre scuole? Online i dati aggiornati dell’anagrafe edilizia scolastica
Opere edili
Calcestruzzo, la soluzione ideale per opere durature nel tempo
Lavori pubblici
Beni culturali: il restauratore può anche essere il direttore dei lavori
Tecnologie
Apple Watch: telefonate anche senza SIM
Certificazione energetica
Valutazione della sostenibilità degli edifici: in italiano la UNI EN 15643-5:2017
Lavori pubblici
Attraversamenti per non vedenti, al via le domande di finanziamento
Fisco
Bonus pubblicità 2018: fino al 22 ottobre si possono inviare le domande, scopri come
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Aggiornamento Def 2018: in arrivo tante novità per l’edilizia, dal BIM al sismabonus

Aggiornamento Def 2018: il comunicato ufficiale e la bozza della “strategia di riforma del governo”, contenenti tante novità per tutto il settore delle costruzioni, dal BIM al sismabonus, passando per il Codice appalti

Il Consiglio dei Ministri, ha rilasciato un comunicato ufficiale relativo alla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (NaDef) 2018, documento che conterrebbe il programma di politica economica e finanziaria del Governo ed apporterebbe delle modifiche al Def 2018 approvato il 19 giugno scorso.

Il comunicato ufficiale pur elencando sinteticamente alcuni punti della strategia economica del Governo, non ha in allegato il testo definitivo della nota di aggiornamento.

Di seguito riportiamo il testo ufficioso di una bozza in circolazione in questi giorni.

Il comunicato ufficiale del Governo

I punti principali elencati nel comunicato di Palazzo Chigi n.21 del 27 settembre, sono:

  • la cancellazione degli aumenti dell’Iva previsti per il 2019
  • l’introduzione del reddito di cittadinanza, con la contestuale riforma e il potenziamento dei Centri per l’impiego
  • l’introduzione della pensione di cittadinanza
  • l’introduzione di modalità di pensionamento anticipato per favorire l’assunzione di lavoratori giovani (superamento della legge Fornero)
  • la prima fase dell’introduzione della flat tax tramite l’innalzamento delle soglie minime per il regime semplificato di imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani
  • il taglio dell’imposta sugli utili d’impresa (Ires) per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi
  • il rilancio degli investimenti pubblici attraverso l’incremento delle risorse finanziarie, il rafforzamento delle capacità tecniche delle amministrazioni centrali e locali nella fase di progettazione e valutazione dei progetti, nonché una maggiore efficienza dei processi decisionali a tutti i livelli della pubblica amministrazione, delle modifiche al Codice degli appalti e la standardizzazione dei contratti di partenariato pubblico-privato
  • un programma di manutenzione straordinaria della rete viaria e di collegamenti italiana a seguito del crollo del ponte Morandi a Genova, per il quale, in considerazione delle caratteristiche di eccezionalità e urgenza degli interventi programmati, si intende chiedere alla Commissione europea il riconoscimento della flessibilità di bilancio
  • politiche di rilancio dei settori chiave dell’economia, in primis il manifatturiero avanzato, le infrastrutture e le costruzioni
  • lo stanziamento di risorse per il ristoro dei risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie

La bozza di modifica del Def 2018

La nota di aggiornamento al Def 2018 costituisce la prima occasione per il Governo in carica di presentare i propri orientamenti di riforma e l’avvio del proprio programma, una trattazione più ampia ed approfondita sarà presentata fra sei mesi nel Documento di Economia e Finanza (Def) 2019.

Il Governo vuole rilanciare gli investimenti pubblici, che quest’anno probabilmente toccheranno un nuovo minimo dell’1,9% in rapporto al PIL , la riduzione dei cantieri di opere pubbliche infatti ha avuto un forte effetto depressivo sull’economia nazionale.

Inoltre secondo l’Esecutivo:

“come evidenziato drammaticamente dal recente, crollo di un viadotto autostradale a Genova, le infrastrutture del Paese hanno urgente bisogno di manutenzione e modernizzazione. Lo sforzo deve coinvolgere non solo le amministrazioni pubbliche a tutti i livelli di governo, ma anche le società partecipate o titolari di concessioni pubbliche”.

Di seguito riportiamo i punti della bozza di aggiornamento al Def che riguardano il settore dell’edilizia e dei lavori pubblici.

Investimenti pubblici

Sul fronte degli investimenti pubblici, è necessario invertire il calo in atto dall’inizio della crisi.

Il livello totale delle risorse finanziarie stanziate in un arco temporale che raggiunge i quindici anni per investimenti ancora da avviare, ma già scontati ai fini dell’indebitamento netto tendenziale, ammonta a circa 150 miliardi di euro. Di questi, circa 118 miliardi possono essere considerati immediatamente attivabili, ed è quindi necessaria una forte spinta al processo di avvio e realizzazione degli investimenti sottesi.

Il quadro programmatico di finanza pubblica prevede un significativo aumento degli investimenti pubblici rispetto al loro andamento tendenziale, in modo tale da raggiungere almeno il 3 %  in rapporto al PIL.

Contratto standard Pubblico-Privato

La definizione di un contratto standard Pubblico-Privato è già ad uno stadio avanzato di elaborazione: unitamente alla matrice dei rischi e al capitolato di gestione, essa fornirà una guida alle amministrazioni per la strutturazione in dettaglio delle operazioni di PPP e la redazione dei relativi atti e documenti negoziali, apportando l’aumento della competitività del Paese ed il miglioramento delle capacità tecniche e negoziali delle pubbliche amministrazioni nella gestione delle operazioni di PPP.

All’adozione di questo strumento sarà associata un’attività di monitoraggio volta a rilevare tutte le informazioni per consentire una prima valutazione (come il numero di amministrazioni che faranno ricorso al contratto standard e il controvalore dei progetti attivati, i tempi medi degli interventi).

Modifica al Codice appalti

Per ridare slancio agli appalti pubblici e superare le incertezze interpretative che sono emerse, si rende necessario modificare il Codice degli Appalti.

Il principio sarà quello di semplificare le procedure ed, in tal modo, promuovere una maggiore trasparenza dell’amministrazione. La semplificazione riguarderà anche la fase di programmazione relativa alle delibere CIPE, con un collegamento più stretto con il lavoro progettuale delle stazioni appaltanti.
Il Governo intende anche creare un servizio di assistenza tecnica, progettuale e legale alle amministrazioni locali e regionali che ne facciano richiesta. Esso consentirà di realizzare economie di scala e supportare tutti quei comuni, province e regioni che attualmente soffrono di carenze a livello di progettazione e gestione delle opere pubbliche.

Infrastrutture

La strategia del Governo in ambito infrastrutturale è rivolta a dare priorità ad una rete di piccole opere diffuse per riparare, dove possibile, o sostituire, dove necessario, le opere esistenti con particolare attenzione a viabilità e sicurezza di ponti, gallerie e strade interne. Questo potrebbe avere effetti positivi sul rilancio dell’economia e sul miglioramento della qualità della vita dei residenti nelle aree interne.

Grandi opere in corso

Il Governo intende sottoporre ad un riesame, attraverso un’attenta analisi costi-benefici, le grandi opere in corso (cioé la Gronda autostradale di Genova, la Pedemontana lombarda, il terzo valico, il collegamento tra Brescia e Padova e la tratta Torino-Lione).

Alta velocità

Nel trasporto ferroviario il completamento dell’alta velocità può essere coerente con la manutenzione delle infrastrutture esistenti attraverso innovazioni tecnologiche che consentano di diminuire i tempi di percorrenza sulle medie distanze prevedendo anche la possibilità di affidare a Rete Ferroviaria Italiana (RFI) alcuni tratti oggi gestiti dalle Regioni.

Trasporti

il Governo intende promuovere una progressiva riduzione dell’utilizzo di autoveicoli con motori diesel e benzina, al fine contenere le emissioni inquinanti e conseguire gli obiettivi dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici.

Building Information Modeling (BIM)

Con riferimento all’edilizia pubblica, si guarda al Building Information Modeling (BIM) per ottenere una più efficiente ed innovativa pianificazione, realizzazione e gestione delle costruzioni con un risparmio potenziale fino a 30 miliardi negli appalti pubblici.

Il Governo intende rendere operativa tale piattaforma digitale in tutta l’attività di progettazione e monitoraggio realizzata dal Ministero dei Trasporti e dalle stazioni appaltanti.

Rigenerazione urbana

Il Governo opererà per una gestione sostenibile del suolo occupato attraverso un’adeguata politica che promuova la rigenerazione urbana, attraverso la promozione di regole semplici e cogenti contro il consumo del suolo, controlli efficaci e sanzioni.

Detrazioni fiscali

Verranno stabilizzati l’“ecobonus” e il “sisma bonus” con l’introduzione di tipologie di certificazioni capaci di garantire i crediti e la predisposizione di contratti differenziati per tipologie d’intervento, in grado di semplificare le attività delle amministrazioni locali.

Rischio sismico

Proseguiranno le azioni di mitigazione del rischio sismico attraverso interventi e misure di messa in sicurezza del patrimonio abitativo e di miglioramento delle prestazioni energetiche, promuovendo anche  le verifiche di vulnerabilità ed i progetti di adeguamento delle scuole.

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Ancoraggi, dall’Inail la nuova guida per la sicurezza nei cantieri temporanei o mobili

Quaderni Inail 2018: le indicazioni essenziali per la scelta, il montaggio, l’uso, lo smontaggio e la manutenzione degli ancoraggi

L’Inail ha pubblicato la collana Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili, aggiornata a settembre 2018, al fine di fornire utili informazioni per il miglioramento delle misure di prevenzione contro i rischi professionali dei lavoratori sui cantieri edili.

Le pubblicazioni forniscono infatti, anche attraverso immagini, informative basate su leggi, circolari, norme tecniche specifiche e linee guida utili; rappresentano, quindi, un utile strumento di informazione e formazione dei lavoratori nonché di miglioramento dell’organizzazione delle piccole e medie imprese.

Ecco gli argomenti trattati:

  • Ancoraggi
  • Parapetti provvisori
  • Ponteggi fissi
  • Reti di sicurezza
  • Scale portatili
  • Sistemi di protezione degli scavi a cielo aperto
  • Sistemi di protezione individuale dalle cadute
  • Trabattelli

Partiamo dagli ancoraggi.

Ancoraggi

Cosa sono e a cosa servono

Per ancoraggio si intende l’insieme di tre elementi: la struttura di supporto (materiale base), l’ancorante e l’elemento da fissare.

Gli ancoraggi sono destinati al fissaggio: vengono utilizzati per collegare i dispositivi di protezione, individuale e collettiva, e le attrezzature di lavoro di cui si vuole garantire la stabilità e il vincolo alla struttura di supporto. Tali sistemi possono essere fissati alla struttura in modo non permanente o permanente.

Inoltre, vengono impiegati anche nei sistemi di accesso alle coperture e possono essere sempre di tipo non permanente o permanente.

Documenti di riferimento

Una delle parti aggiornate nella versione del 2108 è quella relativa ai documenti di riferimento, in particolare:

  • Regolamento (UE) 2016/425 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016 sui dispositivi di protezione individuale e che abroga la direttiva 89/686/CEE del Consiglio
  • Circolare n. 3 del 13 febbraio 2015 – Dispositivi di ancoraggio

Tipologia di ancoraggi

Gli ancoraggi si suddividono in base a:

  • tipologia dei dispositivi di ancoraggio in base alla UNI 11578 o alla UNI EN 795
  • tipologia dei punti di ancoraggio secondo le UNI EN 516 o UNI EN 517
  • tipologia degli ancoraggi per ponteggi e circolari ministeriali 85/78, 44/90, 132/91
  • tipologia degli ancoranti metallici/chimici per utilizzo su calcestruzzo secondo le ETAG 001
  • ancoraggi non rientranti nelle precedenti tipologie

In particolare, si segnala che i dispositivi di ancoraggio nella UNI 11578 o nella UNI EN 795 equivalgono agli elementi da fissare e sono progettati esclusivamente per l’uso con i DPI contro le cadute dall’alto. Nel dettaglio, la UNI 11578 riguarda i dispositivi di ancoraggio permanenti mentre la UNI EN 795, relativamente al contesto del presente quaderno, quelli non permanenti: i primi sono prodotti da costruzione i secondi sono  DPI.

Indicazioni essenziali per la scelta, il montaggio, l’uso e lo smontaggio

La guida si sofferma poi sulla scelta, il montaggio, l’uso e lo smontaggio.

In particolare, per quanto riguarda la scelta dell’ancoraggio da adottare in una specifica realizzazione, l’Inail chiarisce che questa dipende dai rischi da eliminare e/o ridurre, preventivamente individuati nell’attività di valutazione dei rischi.

Prima di effettuare l’operazione di montaggio dell’ancoraggio è necessario verificare:

  •  l’idoneità della struttura di ancoraggio (tipologia del materiale base, dimensioni, spessore)
  • l’applicabilità della procedura o delle istruzioni di montaggio per l’uso previsto

Prima dello smontaggio, invece:

  • le condizioni della superficie di lavoro (presenza di ghiaccio, scivolosità)
  • le condizioni atmosferiche (vento, pioggia ecc.)
  • l’applicabilità della procedura o delle istruzioni di smontaggio

Infine, dopo lo smontaggio dell’ancoraggio è necessario verificare:

  • l’integrità di tutti i componenti
  • l’assenza di danni ai materiali tessili
  • l’assenza di danni ai materiali metallici
  • l’assenza di deformazioni o ammaccature
  • la corretta movimentazione delle parti mobili
  • l’efficacia dei dispositivi di blocco e sblocco

Indicazioni essenziali di manutenzione

In riferimento alla manutenzione dell’ancoraggio, nella guida viene innanzitutto precisato che essa deve essere effettuata da parte di personale qualificato.

Inoltre, è necessario prevedere:

  • la verifica dello stato superficiale
  • la verifica dell’usura
  • la verifica di deformazioni
  • la verifica dei danni dovuti alla corrosione
  • la verifica dello stato della fune
  • la verifica del tensionamento della fune
  • la verifica dello stato dei dadi e dei bulloni
  • la verifica del serraggio dei dadi e dei bulloni
  • la verifica degli eventuali dissesti dell’insieme ancorante-struttura di supporto
  • l’ingrassatura di eventuali parti mobili

Chiudono la pubblicazione le FAQ (Frequently asked questions) ed i riferimenti nel dlgs 81/2008.

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Stop alle opere abusive con condono in corso di valutazione

Il Tar Campania ribadisce che le opere abusive non possono essere completate: qualsiasi tipo di lavoro deve quindi interrompersi fino all’eventuale accoglimento della domanda di condono

Il Tar Campania con la sentenza n.5510/2018 ribadisce il principio, già ampiamente condiviso dalla giurisprudenza, secondo cui:

la presentazione della domanda di condono non autorizza certamente l’interessato a completare né tantomeno a trasformare o ampliare i manufatti oggetto della richiesta, i quali, fino al momento dell’eventuale concessione della sanatoria, restano comunque abusivi.

I fatti in breve

La proprietaria di un immobile presentava nel 1986 due domande di condono, che ad oggi non risultano ancora definite, riguardanti:

  • un edificio principale nonché una struttura, designata come “casotto”, adibita a deposito e lavanderia
  • una piscina scoperta ad uso privato

In seguito l’amministrazione comunale, avendo riscontrato il compimento di nuovi interventi abusivi rispetto a quelli oggetto delle menzionate domande di condono, adottava un’ordinanza nel 1994 con la quale ingiungeva la demolizione delle seguenti opere: “ampliamento relativamente ad un prefabbricato preesistente, costituito da due livelli, con scala in c.a. interna”.

Per le ulteriori opere la proprietaria nel 1995 presentava domanda di condono edilizio, ai sensi dell’art. 39 Legge n. 724/1994.

A seguito di procedura R.E.S.A. (Registro Esecuzione Sentenze Abbattimenti) nel 2013, la proprietà era stata oggetto di sopralluogo da parte di incaricati dell’amministrazione comunale i quali constatavano che la ricorrente non solo non aveva ottemperato all’ordinanza di demolizione del 1994 ma aveva eseguito le seguenti ulteriori opere abusive:

  • completamento nelle rifiniture delle opere abusive oggetto di R.E.S.A.
  • realizzazione di varie tettoie
  • realizzazione di un manufatto di un livello, adibito ad abitazione, completo nelle rifiniture sia interne sia esterne

A seguito del sopralluogo operato dai tecnici e della conseguente relazione tecnica, il Dirigente del Settore Urbanistica e Patrimonio ingiungeva, ai sensi dell’art. 31 d.p.r. 380/2001, la demolizione delle sopra illustrate opere abusive eseguite senza alcun titolo.

Poiché le opere ricadevano in zona vincolata facente parte del Parco Nazionale del Vesuvio, l’Ente Parco emetteva ordinanza nel 2014, con la quale ingiungeva l’ordine di eliminazione ovvero la rimozione delle opere abusive, già oggetto dell’ordinanza comunale.

La proprietaria a quel punto presentava ricorso al Tar Campania chiedendo l’annullamento dell’ordinanza di demolizione del Comune e del Parco.

Sentenza del Tar

Il Tar Campania nel respingere il ricorso sottolinea che:

  • non è prospettabile una valutazione separata degli interventi edilizi effettuati, allorché gli stessi facciano parte di un disegno sostanzialmente unitario di realizzazione di una determinata complessiva opera, risultante priva di titolo
  • le opere eseguite senza titolo consistenti in sintesi nel completamento delle rifiniture di un manufatto già abusivo, nella realizzazione di ben cinque tettoie, di due locali e nella pavimentazione dell’intera area esterna, assumono il carattere abusivo proprio dell’immobile al quale ineriscono
  • non v’è dubbio che il complesso dei manufatti realizzati sul fondo della ricorrente integri trasformazione edilizia ed urbanistica del suolo con conseguente necessità del permesso di costruire ai sensi dell’art. 3 del D.P.R. n. 380 del 2001 costituendo le opere interventi di nuova costruzione
  • non è quindi sostenibile l’assunto della ricorrente secondo cui il Comune avrebbe dovuto considerare le opere successive quali opere sanabili per effetto della pendente domanda di condono

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Opere pubbliche, arrivano AINOP e IOP: ecco di cosa si tratta

Il dl Genova introduce una serie di novità e misure per innalzare i livelli di sicurezza. In arrivo l’AINOP, Archivio informatico nazionale delle opere pubbliche e l’IOP, Identificativo opera pubblica

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 226 il dl 109 del 28 settembre, meglio noto come “Decreto Genova”, avente ad oggetto:

disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze

Arrivano una serie di misure straordinarie, tra cui sconti fiscali in una vasta “zona franca” della città. Inoltre, il decreto istituisce il Commissariato per la ricostruzione, stabilendone l’organizzazione e le funzioni.

Tra gli aspetti tecnici più importanti del decreto vi è l’istituzione dell’Archivio informatico nazionale delle opere pubbliche (AINOP) presso il MIT e dell’Identificativo dell’opera pubblica (IOP) che consente di individuare univocamente una determinata opera.

AINOP (Archivio informatico nazionale delle opere pubbliche), cos’è

L’archivio sarà suddiviso nelle seguenti sezioni:

  1. ponti viadotti e cavalcavia stradali
  2. ponti viadotti e cavalcavia ferroviari
  3. strade
  4. ferrovie nazionali e regionali – metropolitane
  5. aeroporti
  6. dighe e acquedotti
  7. gallerie ferroviarie e stradali
  8. porti e infrastrutture portuali
  9. edilizia residenziale pubblica

Per ogni opera pubblica saranno archiviati:

  • dati tecnici, progettuali e di posizione, con analisi storica del contesto e delle evoluzioni territoriali
  • dati amministrativi riferiti ai costi sostenuti e da sostenere
  • dati sulla gestione dell’opera anche sotto il profilo della sicurezza
  • stato e grado di efficienza dell’opera e attività di manutenzione ordinarie e straordinarie
  • collocazione dell’opera rispetto alla classificazione europea
  • finanziamenti
  • stato dei lavori
  • documentazione fotografica aggiornata
  • monitoraggio costante dello stato dell’opera (attraverso sensori e rilevazione satellitare)
  • sistema informativo geografico

L’AINOP, gestito dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, e implementato anche sulla base delle indicazioni e degli indirizzi forniti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero dell’economia e delle finanze – Ragioneria Generale dello Stato e dall’ANSFISA, sarà messo a disposizione e consultabile in formato aperto, prevedendo anche la possibilità di raccogliere segnalazioni.

IOP (Identificativo opera pubblica), cos’è

Le Regioni, gli enti locali, Anas e concessionari, ecc. dovranno contribuire a trasmettere all’ANIOP i dati per la redazione di una scheda identificativa della singola opera pubblica da cui si generarà il codice IOP (Identificativo opera pubblica).

L’IOP costituisce una sorta di codice fiscale dell’opera pubblica;  il documento identificativo della singola opera contiene dati

  • tecnici
  • amminstrativi
  • contabili

relativi a ciascuna opera presente sul territorio nazionale.

Sulla base dei dati forniti, l’ANIOP genera un “Codice identificativo della singola opera pubblica” –IOP– che contraddistingue e identifica l’opera riportandone:

  • tipologia
  • localizzazione
  • anno di messa in esercizio
  • inserimento dell’opera nell’infrastruttura

Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (ANSFISA)

Viene istituita l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (ANSFISA) con sede presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di Roma, con possibilità di articolazioni territoriali. L’Agenzia avrà il compito di garantire la sicurezza del sistema ferroviario nazionale e delle infrastrutture stradali e autostradali attraverso:

  • un’attività ispettiva finalizzata alla verifica della corretta organizzazione dei processi di manutenzione da parte dei gestori, nonché l’attività ispettiva e di verifica a campione sulle infrastrutture, obbligando i gestori a mettere in atto le necessarie misure di controllo del rischio in quanto responsabili dell’utilizzo sicuro delle infrastrutture
  • promuove l’adozione da parte dei gestori delle reti stradali ed autostradali di Sistemi di Gestione della Sicurezza per le attività di verifica e manutenzione delle infrastrutture certificati da organismi di parte terza riconosciuti dall’Agenzia
  • sovraintende alle ispezioni di sicurezza previste dall’articolo 6 del decreto legislativo n. 35/2011 sulle infrastrutture stradali e autostradali, anche compiendo verifiche sulle attività di controllo già svolte dai gestori, eventualmente effettuando ulteriori verifiche in sito

La nuova Agenzia assorbe l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie (ANSF) istituita nel 2007, il nuovo ente avrà così competenze anche sulla rete autostradale/stradale.

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E’ possibile annullare in autotutela il certificato di agibilità?

Tar Calabria: ok  all’annullamento in autotutela del certificato di agibilità se manca dei requisiti di sicurezza per l’incolumità pubblica

Il certificato di agibilità di un immobile adibito ad asilo nido non è subordinato all’accertamento dei soli requisiti igienico-sanitari, ma presuppone la conformità urbanistica ed edilizia dell’opera; in caso contrario è possibile l’annullamento in autotutela.

Così si sono espressi i giudici del Tar Calabria con la sentenza 1605/2018.

Il fatto

Con convenzione del 5 maggio 2009, una società cooperativa ottiene in concessione dal Comune un immobile, munito di certificato di agibilità, per adibirlo a scuola materna.

Successivamente il Comune incarica un professionista privato al fine di verificare la vulnerabilità sismica della struttura; a seguito degli accertamenti eseguiti si ha che:

i risultati sono tali da prefigurare un eventuale collasso strutturale in caso di evento sismico, atteso che il valore dell’indice di rischio derivante dallo studio di vulnerabilità sismica della struttura portante è pari ad 0,146, nettamente inferiore alla soglia minima di sicurezza.

Alla luce di tali risultati l’amministrazione comunale provvede, quindi, ad annullare in autotutela il certificato di agibilità e successivamente dispone l’ordinanza di sgombero della struttura, preoccupandosi tuttavia di offrire alla cooperativa un’altra struttura per poter ultimare l’anno scolastico in corso.

La società cooperativa presenta ricorso al Tar Calabria chiedendo l’annullamento del provvedimento comunale per violazione di legge ed eccesso di potere.

Decisione del Tar Calabria

I giudici del Tar legittimano il modus procedendi del Comune.

Nel caso in esame, sottolineano i giudici, l’inosservanza della regola tecnica (il valore dell’indice di rischio è pari a 0,146) è aggravata dal fatto che l’immobile in esame è utilizzato come asilo nido.

In tale situazione, come da consolidato orientamento giurisprudenziale, si ha che:

è dunque corretta la scelta di annullare il certificato di agibilità, il quale, lungi dall’essere subordinato all’accertamento dei soli requisiti igienico-sanitari, presuppone altresì la conformità urbanistica ed edilizia dell’opera (cfr. T.A.R. Calabria, Catanzaro, Sez. I, 5 febbraio 2016, n. 268 e Sez. II, 23 aprile 2018, n. 933; T.A.R. Campania, Napoli, Sez. I, 21 marzo 2018, n. 1773 e Sez. V, 6 luglio 2016, n. 3409; T.A.R. Piemonte, Sez. II, 30 giugno 2016, n. 964; T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. II 5 maggio 2016, n. 1100).

In definitiva l’ordine di sgombero costituisce un atto dovuto qualora la costruzione manca dei requisiti di sicurezza per l’incolumità pubblica (cfr. T.A.R. Molise 15 gennaio 2018, n. 17).

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Fabbricati in costruzione: un approfondimento su IVA ed imposte

La definizione di “fabbricati in costruzione” secondo la Cassazione e il Notariato e l’applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale

Con riferimento alla disciplina Iva applicabile alle cessioni di fabbricati strumentali importante è la distinzione tra “fabbricati in costruzione” e “fabbricati ultimati”.

In particolare si ha che per la cessione di fabbricati strumentali “in corso di costruzione” non si applica:

  • imposta ipotecaria proporzionale del 3%
  • imposta catastale proporzionale dell’1%

Al contrario, se l’immobile si considera “ultimato” trova applicazione l’art. 10, comma 1, n. 8 – ter) del dpr n. 633/1972, ossia le imposte sono dovute nella misura “rinforzata” del 3 e dell’1%.

Segnaliamo al riguardo lo studio del Notariato n.181-2017/T, approvato dalla Commissione Studi Tributari il 15 giugno 2018dal titolo “La nozione di immobile in corso di costruzione: recenti orientamenti giurisprudenziali“.

Lo studio fornisce importanti chiarimenti in merito alla disciplina delle imposte di trasferimento sulla cessione dei fabbricati strumentali in corso di costruzione e alla relativa definizione di “fabbricati in corso di costruzione”.

Orientamento Cassazione

Lo studio parte dall’analisi dei recenti orientamenti giurisprudenziali, con particolare riferimento alle sentenze della Cassazione (sentenze nn. 22757/2016; 23499/2016 e 22138/2017).

Secondo la Corte di Cassazione non può essere considerato in corso di costruzione l’immobile non ultimato ceduto ad un consumatore finale, che quindi lo utilizza direttamente, anche se esercente un’attività d’impresa.

Come tale, quindi, l’immobile strumentale “non ultimato” ceduto al “consumatore finale” ricade nella disposizione di cui al n. 8-ter dell’art. 10 del D.P.R. n. 633/1972, la cui cessione deve considerarsi naturalmente imponibile IVA, con conseguente applicazione dell’imposta di registro fissa (200 euro) e delle imposte ipotecaria e catastale in misura proporzionale pari rispettivamente al 3% e all’1%.

Studio Notariato

Di parere contrario è invece il Notariato secondo cui la definizione di fabbricati in costruzione deve far riferimento alla situazione di fatto in cui si trova l’immobile e non può cambiare a seconda della natura del soggetto acquirente e delle modalità di utilizzo del fabbricato oggetto di acquisto.

Se l’immobile non è stato ancora completato e quindi, come affermato dalla Circ. n. 12/E del 2007, non è idoneo all’uso, il fabbricato deve essere considerato in corso di costruzione non assumendo alcun rilievo, al fine di tale nozione, la posizione soggettiva dell’acquirente.

Pertanto, la cessione dell’immobile strumentale “non ultimato”, a prescindere dal soggetto acquirente, deve considerarsi naturalmente imponibile IVA, con applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa (200 euro ciascuna).

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Come stanno le nostre scuole? Online i dati aggiornati dell’anagrafe edilizia scolastica

Anagrafe edilizia  scolastica, disponibili i dati relativi al singolo istituto scolastico: oltre la metà non ha i certificati di agibilità e antincendio

Il Miur – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – ha annunciato che è stata aggiornata l’anagrafe edilizia scolastica: tutti i cittadini possono conoscere con precisione quale sia lo stato di salute degli edifici scolastici presenti sul nostro territorio nazionale. Per ogni singolo istituto scolastico sono disponibili i dati aggiornati, attraverso il portale del Miur, su collaudo statico, incendio, agibilità.

Lo scopo è quello di avere un quadro ancora più chiaro della situazione scolastica in modo da poter individuare più rapidamente le priorità di intervento.

Dati aggiornati

Dall’ultimo aggiornamento dell’anagrafe emerge che:

  • 40.151 sono gli edifici scolastici attivi in Italia
  • 22.000 (circa la metà dei 40.151) sono le scuole italiane costruite prima del 1970
  • il 53,2% degli edifici possiede il certificato di collaudo statico (la prima norma che introduce in Italia l’obbligo del certificato di collaudo statico è la legge 5 novembre 1971, n. 1086)
  • il 22,3% degli edifici senza certificato di collaudo statico è stato costruito prima del 1970
  • il 59,5% delle scuole italiane non ha il certificato di prevenzione incendi
  • il 53,8% delle scuole italiane non ha il certificato di agibilità/abitabilità
  • il 78,6% delle scuole ha il piano di emergenza
  • il 57,5% degli edifici è dotato di accorgimenti per ridurre i consumi energetici
  • nel 74,5% degli edifici sono state rimosse le barriere architettoniche

Dati presenti in anagrafica

Nel flusso di dati, caricati dagli Enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico, sono contenute le informazioni relativamente alle scuole statali di ogni ordine e grado riguardanti:

  • l’anagrafica dell’edificio scolastico e alla sua localizzazione
  • la presenza o meno di macro ambiti funzionali (palestra, mensa …)
  • la raggiungibilità del plesso attraverso differenti modalità di trasporto (mezzi pubblici, scuolabus …)
  • le informazioni riguardanti l’origine e l’età degli edifici
  • le consistenze, intese come superficie e volume (mq/mc)
  • la presenza o meno di vincoli (idrogeologici, sismici…)
  • il contesto ambientale
  • la tipologia di riscaldamento
  • gli accorgimenti per il superamento delle barriere architettoniche
  • gli accorgimenti per la riduzione dei consumi energetici
  • gli accorgimenti per la protezione dai rumori
  • a sicurezza degli edifici

Mappatura satellitare degli edifici scolastici

Ricordiamo, inoltre, che il Ministero, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), ha avviato il servizio di mappatura satellitare degli edifici scolastici per 40.000 edifici, al fine di avere un quadro dettagliato della situazione e rendere così più veloci le verifiche e i lavori di edilizia scolastica (vedi articolo BibLus-net).

Il servizio consente, in pratica, di verificare eventuali spostamenti, anche millimetrici, degli edifici scolastici negli ultimi 8 anni.

Il Miur precisa, inoltre, che a partire da questo momento, l’Anagrafe sarà sempre aggiornata in tempo reale, non si dovranno più attendere mesi o anni per sapere come stanno le nostre scuole. E sarà anche migliorata con una quantità maggiore di dati che consentiranno di lavorare al meglio per capire dove c’è maggior bisogno di intervento. Faremo tutto questo insieme e Regioni ed Enti locali che, va ricordato, sono proprietari degli edifici scolastici”.

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Calcestruzzo, la soluzione ideale per opere durature nel tempo

Da Federbeton, il calcestruzzo nelle grandi opere: cos’è, come si produce, evoluzione tecnologica, calcestruzzo armato, manutenzione e consolidamento

Conosciuto e utilizzato dall’uomo da oltre duemila anni, il calcestruzzo rappresenta la soluzione ideale per realizzare case, infrastrutture, opere piccole e grandi destinate a durare nel tempo e resistere alle avversità naturali. Costantemente migliorato nelle sue prestazioni e nella sua versatilità, il calcestruzzo armato è oggi il materiale più sicuro, durevole e sostenibile nelle mani dell’uomo per realizzare ogni tipo di costruzione.

Questo quanto affermato da Federbeton (Federazione di settore di Confindustria) in una nota, in riferimento al documento pubblicato di recente: Calcestruzzo, il materiale delle grandi opere.

Il documento esalta, quindi, l’utilizzo del calcestruzzo nelle grandi opere (strade, viadotti, ponti e infrastrutture), individuando nel calcestruzzo armato la soluzione ideale per garantire la sicurezza di case, infrastrutture, opere piccole e grandi, destinate a durare nel tempo e resistere alle avversità naturali.

Il calcestruzzo di oggi è, infatti, fino a 100 volte più resistente agli agenti esterni rispetto a quello degli scorsi decenni, anche per il fatto che la lavorabilità del calcestruzzo viene garantita da additivi anziché dall’acqua.

Contenuti

Il documento parte dalla descrizione del calcestruzzo per arrivare, infine, al tema della manutenzione e sostenibilità. Ecco nel dettaglio i contenuti:

  • Cos’è il calcestruzzo
  • Come si produce il calcestruzzo
  • Le origini: il “calcis structio”
  • L’evoluzione tecnologica
  • Calcestruzzo armato: il meglio del calcestruzzo e dell’acciaio insieme
  • Manutenzione e consolidamento

Il calcestruzzo, cos’è

Il documento parte dalla definizione di “calcestruzzo”, ossia:

Il calcestruzzo è il materiale più utilizzato al mondo dopo l’acqua ed è la soluzione principe nelle costruzioni grazie alle sue caratteristiche di resistenza, affidabilità, durabilità. È una “pietra fusa”, un conglomerato capace di adattarsi alle richieste in continua evoluzione di progettisti, ingegneri ed architetti. 

per passare, poi, a descrivere

  • Come si produce il calcestruzzo
  • Le origini: il “calcis structio”
  • L’evoluzione tecnologica
  • Calcestruzzo armato: il meglio del calcestruzzo e dell’acciaio insieme

fino ad arrivare alla manutenzione e consolidamento

Manutenzione e consolidamento

Tutte le strutture realizzate in calcestruzzo (come in qualsiasi altro materiale), hanno una “durata di vita prevista”, ossia un arco temporale durante il quale, se sottoposte a una manutenzione adeguata, mantengono gli adeguati livelli di sicurezza.
Al termine della durata di vita, occorre sottoporre le opere a verifiche di sicurezza onde poterne prolungare la vita, eventualmente con interventi straordinari.

La manutenzione delle strutture in calcestruzzo armato ha come obiettivo quello di mantenere o ripristinare le caratteristiche del materiale e della struttura per mantenere o riportare i livelli di sicurezza a quelli originali o, in alcuni casi, per migliorarli e adeguarli a nuove condizioni e/o normative. 

In particolare, come riportato da Federbeton, le valutazioni devono tener conto dei seguenti elementi:

  • la sensibile variazione dei requisiti prestazionali intervenuta negli ultimi 50 anni, in particolare i carichi da traffico, oggi enormemente più impegnativi
  • il rischio sismico
  • il naturale degrado dei materiali in conseguenza di azioni ripetute e agenti ambientali

Per il consolidamento delle strutture esistenti vengono utilizzati materiali e sistemi specifici; le tecniche maggiormente applicate consistono nella ricostruzione dell’elemento degradato attraverso:

  • l’applicazione di nuovo materiale
  • il rinforzo della struttura mediante lamine, barre, tessuti in materiali compositi
  • la sigillatura delle fessure
  • la protezione superficiale degli elementi finalizzata a interrompere o rallentare i fenomeni di degrado
  • ecc.

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Beni culturali: il restauratore può anche essere il direttore dei lavori

Il Ministero chiarisce che in caso di lavori su beni culturali, il restauratore può ricoprire anche il ruolo di direttore dei lavori

Con parere del 21 settembre l’ufficio legislativo del Ministero dei Beni Culturali, MIBAC risponde ad una nota del 30 maggio circa il decreto interministeriale n. 154/2017 recante: “Regolamento concernente gli appalti pubblici di lavori riguardanti i beni culturali tutelati ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42”.

Nella nota si evidenziavano dubbi interpretativi relativi all’art. 22, comma 2, del suddetto regolamento, nello specifico:

risulta non chiaro ad alcune Stazioni Appaltanti se il Restauratore possa assumere o meno la funzione di Direttore dei Lavori.

Ricordiamo che l’art. 22, comma 2 del regolamento recita:

La direzione dei lavori, il supporto tecnico alle attività del responsabile unico del procedimento e del dirigente competente alla formazione del programma triennale comprendono un restauratore di beni culturali qualificato ai sensi della normativa vigente, ovvero, secondo la tipologia dei lavori, altro professionista di cui all’articolo 9-bis del Codice dei beni culturali e del paesaggio. In ambedue i casi sono richiesti un’esperienza almeno quinquennale e il possesso di specifiche competenze coerenti con l’intervento.

La norma, osserva l’ufficio legislativo del Ministero, riproduce quanto già previsto dall’art. 147, comma 6, codice dei contratti pubblici.

L’ufficio chiarisce in merito al dubbio interpretativo che:

nell’ambito di interventi su beni culturali, il restauratore può assumere il ruolo di direttore dei lavori (oltre a quello di supporto tecnico del responsabile unico del procedimento e del dirigente competente alla formazione del programma triennale).

L’interpretazione prospettata è confortata dalla previsione del D.M. n. 86 del 2009, allegato A sub C, che, nell’individuare i profili di competenza dei restauratori, ricomprende anche quelli di “direzione dei lavori, direzione operativa nell’ambito di direzione lavori, supporto tecnico alle attività del responsabile del procedimento”.

La norma precisa, peraltro, che, in considerazione della tipologia di lavori, detti ruoli possano essere assunti anche da altro professionista di cui all’articolo 9-bis del codice dei beni culturali e del paesaggio, in possesso di adeguata professionalità. Ove poi, eventualmente, si riscontri la necessità del concorso di più professionalità, tra quelle considerate dall’art. 22, comma 2, si ritiene che possa essere disposto il loro intervento congiunto nella conduzione dei lavori secondo le rispettive aree di competenza”.

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Apple Watch: telefonate anche senza SIM

Vodafone ha lanciato sul mercato la prima eSIM in Italia che permetterà di telefonare dal nuovo Apple Watch 4. Ecco tutti i dettagli

In Italia fin ora non era possibile effettuare telefonate o connettersi tramite l’Apple Watch, gli operatori telefonici non erano ancora tecnicamente pronti poiché è necessaria una eSIM.

Per risolvere questo “gap tecnologico” è intervenuta Vodafone- Italia che ha da poco immesso sul mercato la prima eSIM italiana che permetterà di effettuare/ricevere telefonate dal proprio Apple Watch.

Le eSIM momentaneamente sono utilizzabili in Italia solo con Vodafone.

Si potrà quindi telefonare e connettersi senza più l’utilizzo del proprio smartphone collegato via bluetooth.

Il primo modello in grado di utilizzare una eSIM è stato il Watch 3 di Apple, lanciato un anno fa ma mai arrivato in Italia né in Europa, solo a settembre è stato immesso sul nostro mercato sia il nuovo Apple Watch4 sia la serie 3 nella versione “cellular”.

I nuovi Apple Watch 4 e 3

Con una tariffa privata, sia in abbonamento sia per ricaricabile, grazie all’offerta “OneNumber” sarà possibile utilizzare lo stesso numero di telefono contemporaneamente sul telefono e sull’Apple Watch, basterà attivarla via app o in negozio.

Inoltre, la partnership fra le due aziende permetterà  a Vodafone di vendere il nuovo Apple Watch negli store monomarca o nelle catene di elettronica per un costo mensile di 5 euro mensili.

Si potrà così telefonare con l’orologio, ascoltare musica in streaming mentre siamo lontani dal nostro smartphone, per esempio mentre stiamo facendo jogging nel parco.

Il nuovo Apple Watch 4

Il nuovo Apple Watch Series 4 è stato ridisegnato dentro e fuori per aiutarci a fare più movimento, tenere d’occhio la nostra salute e restare in contatto con chi vuoi, grazie anche alla connettività dati/rete telefonica.

Il display è il più grande mai visto per un’Apple Watch, dotato di un nuovo sensore elettrico per il monitoraggio del battito cardiaco. Anche se sembra totalmente differente dai vecchi modelli ci sembrerà subito familiare, Apple Watch Series 4 infatti ridefinisce ciò che ti aspetti da un orologio.

Il nuovo modello invierà notifiche in caso di frequenza cardiaca troppo alta o bassa, rileverà eventuali cadute, manderà SOS per le emergenze, ed inoltre avrà nuovi quadranti Respirazione.

Il nuovo sensore ottico

E’ stato, inoltre,  potenziato il riconoscimento automatico dell’allenamento attraverso i nuovi workout Yoga e Trekking, ci sono funzioni evolute per i runner, come gli avvisi sul passo e il rilevamento della cadenza. Vi è poi la possibilità di tenere sott’occhio fino a cinque parametri insieme, per controllare come ti alleni.

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Valutazione della sostenibilità degli edifici: in italiano la UNI EN 15643-5:2017

Valutazione della sostenibilità degli edifici civili in vigore la norma UNI EN 15643-5:2017 contenente le valutazioni delle prestazioni ambientali, sociali ed economiche

Tradotta in italiano la norma UNI EN 15643-5:2017, in vigore dal 14 dicembre 2017, dal titolo:

“Sostenibilità delle costruzioni – Valutazione della sostenibilità degli edifici – Parte 5: Quadro di riferimento sui principi specifici e requisiti per gli edifici civili”

La UNI ha lo scopo di fornire, nell’ambito degli edifici civili,  i principi ed i requisiti necessari per la valutazione della prestazione:

  • ambientale
  • sociale
  • economica

prendendo in considerazione le loro caratteristiche tecniche e funzionali, viene così recepita la EN 15643-5:2017.

La norma UNI EN 15643-5:2017 “Sostenibilità delle costruzioni – Valutazione della sostenibilità degli edifici – Parte 5: Quadro di riferimento sui principi specifici e requisiti per gli edifici civili”.

La norma  fornisce i principi principali e i requisiti per la valutazione della prestazione ambientale, sociale ed economica degli edifici civili prendendo in considerazione le loro caratteristiche tecniche e funzionali.

Il quadro di riferimento si applica a tutti i tipi di edificio civile, sia di nuova realizzazione sia esistenti, ed è rilevante per la valutazione delle prestazioni ambientale, sociale ed economica per i nuovi edifici civili aldilà del loro intero ciclo di vita, e per gli edifici esistenti aldilà della loro vita di servizio e fase di fine vita.

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Attraversamenti per non vedenti, al via le domande di finanziamento

Attraversamenti per non vedenti, in arrivo 595.106,00 euro per i Comuni. La presentazione delle domande entro il 31 ottobre 2018

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 223 del 25 settembre 2018) il comunicato del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti circa il:

Bando per il finanziamento a favore dei comuni per la realizzazione di attraversamenti semaforizzati adeguati alle esigenze dei non vedenti.

Si tratta di finanziamenti, per un importo complessivo pari a , finalizzati alla realizzazione di attraversamenti semaforizzati adeguati ai non vedenti, per rendere più efficace e sicuro il loro spostamento.

Contenuti e destinatari

Sono finanziabili interventi per la realizzazione di attraversamenti semaforizzatati adeguati ai non vedenti, con particolare riguardo a:

  • attraversamenti semaforizzati ad alto flusso pedonale, o in concomitanza di intersezioni che risultano essere particolarmente pericolose per le persone affette da disabilità visiva
  • attraversamenti di percorsi di collegamento con uffici pubblici , con luoghi di utilità sociale e con punti di accesso alle infrastrutture di mobilità

Beneficiari

Potranno beneficiare dei contributi i Comuni utilmente collocati in graduatoria fino a esaurimento delle risorse disponibili.

Tipologia interventi

Gli interventi proposti dai Comuni dovranno prevedere:

  • segnalazioni acustiche
  • pavimentazione tattile
  • percorso tattile

 Entità del contributo

Si tratta di un importo complessivo di euro 595.106,00 da ripartire tra i progetti ritenuti idonei ed utilmente collocati in graduatoria ed entro i limiti massimi di finanziabilità previsti dal bando.

Sono previsti contributi statali nella misura massima del 70% del’importo complessivo; sono quindi a carico dei Comuni beneficiari gli oneri almeno pari al 30% della spesa prevista.

Gli interventi proposti potranno essere finanziati fino ad un massimo di:

  • 100.000 euro per i Comuni con popolazione superiore a 250.000 unità
  • 60.000 euro per i Comuni con popolazione compresa tra 60.000 e 250.000 unità
  • 30.000 euro per i Comuni con popolazione inferiore a 60.000 unità

Erogazione del finanziamento

Il finanziamento statale verrà erogato con le seguenti modalità:

  • quota pari al 30% alla ricezione della certificazione prodotta dal Comune attestante l’avvio dei lavori
  • quota pari al 50% sulla base di certificazione contabile prodotta dal Comune attestante l’avvenuto utilizzo del 60% dell’importo complessivo dell’intervento
  • quota del 20% a saldo

Presentazione della domanda

Il Comune proponete dovrà presentare domanda al Mit corredata dai seguenti documenti:

  • quadro descrittivo dell’intervento (come da schema in allegato)
  • progetto definitivo ( con elaborati grafici, tempi di attuazione, quadro economico di spesa)
  • delibera comunale

Il termine di presentazione delle domande scade alle ore 12,00 del 31 ottobre 2018. La graduatoria resterà vigente fino al 31 dicembre 2021.

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Bonus pubblicità 2018: fino al 22 ottobre si possono inviare le domande, scopri come

Bonus pubblicità 2018, fino al 22 ottobre le domande per ottenere il credito d’imposta per investimenti pubblicitari su Tv, radio e giornali

Dal 22 settembre ed entro il 22 ottobre si potrà presentare domanda per il credito d’imposta, nella misura massima del 90%, per investimenti pubblicitari.

Le domande riguardano l’agevolazione fiscale per gli investimenti pubblicitari incrementali effettuati sia sulla stampa cartacea/online sia su radio/TV, introdotta dall’art. 57-bis del dl 50/2017.

Si tratta, quindi, di un credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari (con incremento minimo dell’1% rispetto agli analoghi investimenti dell’anno precedente) effettuati da:

  • imprese
  • lavoratori autonomi
  • enti non commerciali

Sui seguenti mezzi stampa:

  • giornali quotidiani e periodici, locali e nazionali
  • sulle emittenti radio-televisive a diffusione locale

Misura del beneficio

Il credito, nella misura del 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati, può essere elevato al 90% nel caso di microimprese, piccole e medie imprese e start up innovative.

Il bonus prevede l’erogazione di 62,5 milioni di euro, di cui 50 milioni per gli investimenti sulla stampa, anche online (20 per gli investimenti effettuati nel secondo semestre del 2017, più 30 per quelli da effettuare nel 2018) e 12,5 milioni per gli investimenti da effettuare nel 2018 sulle emittenti radio-televisive.

Il credito d’imposta è alternativo e non cumulabile, in relazione a medesime voci di spesa, con ogni altra agevolazione prevista da normativa nazionale, regionale o comunitaria.

Il credito d’imposta, inoltre,  è utilizzabile esclusivamente in compensazione, tramite il modello F24.

Soggetti beneficiari

Possono accedere al beneficio i soggetti titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo ed enti non commerciali che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie, sulla stampa quotidiana e periodica anche on line e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali, il cui valore superi di almeno l’1% gli analoghi investimenti effettuati nell’anno precedente sugli stessi mezzi di informazione.

Investimenti ammissibili

Sono ammissibili al credito d’imposta gli investimenti riferiti a acquisto di spazi pubblicitari e inserzioni commerciali su giornali quotidiani e periodici, nazionali e locali, anche on-line, ovvero nell’ambito della programmazione di emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali.

In sede di prima attuazione, il beneficio è applicabile anche agli investimenti effettuati dal 24 giugno al 31 dicembre 2017 sempre con la stessa soglia incrementale riferita all’anno precedente.

Sono escluse dal credito d’imposta le spese sostenute per l’acquisto di spazi destinati a servizi particolari, come ad esempio:

  • televendite
  • servizi di pronostici
  • giochi o scommesse con vincite di denaro
  • messaggeria vocale
  • chat-line con servizi a sovraprezzo.

Le spese per l’acquisto di pubblicità sono ammissibili al netto delle spese accessorie, dei costi di intermediazione e di ogni altra spesa diversa dall’acquisto dello spazio pubblicitario, anche se ad esso funzionale o connesso.

Limiti e condizioni di ammissibilità

Le spese per gli investimenti si considerano sostenute secondo le regole generali in materia fiscale previste dall’art. 109 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, recante il Testo unico delle imposte sui redditi.

Inoltre, se il credito d’imposta richiesto sia superiore alla soglia di 150.000 euro, la sua concessione richiederà anche l’accertamento preventivo di regolarità presso la Banca Dati Nazionale Antimafia del Ministero dell’interno.

Domanda di ammissione al beneficio

Per la presentazione della domanda è necessario una comunicazione telematica in una apposita funzionalità nell’area autenticata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate, accessibile con le credenziali Entratel e Fisconline, SPID o CNS.

La procedura è accessibile nella sezione dell’area autenticata: “Servizi per” alla voce “comunicare”,  attraverso cui si potrà inoltrare il modello che ha definito la medesima Agenzia.

La comunicazione dovrà contenere:

  • i dati identificativi dell’azienda (o del lavoratore autonomo);
  • il costo complessivo degli investimenti pubblicitari effettuati, o da effettuare, nel corso dell’anno; laddove gli investimenti riguardino sia la stampa che le emittenti radio-televisive, i costi andranno esposti distintamente per le due tipologia di media;
  • il costo complessivo degli investimenti effettuati sugli analoghi media nell’anno precedente (per media analoghi si intendono la stampa, da una parte, e le emittenti radio-televisive dall’altra; non il singolo giornale o la singola emittente);
  • l’indicazione dell’incremento degli investimenti su ognuno dei due media, in percentuale ed in valore assoluto;
  • l’ammontare del credito d’imposta richiesto per ognuno dei due media;
  • dichiarazione sostitutiva di atto notorio, redatta ai sensi degli articoli 46 e 47 del decreto del presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, concernente il possesso del requisito consistente nell’assenza delle condizioni ostative ed interdittive previste dalle disposizioni antimafia ai fini della fruizione di contributi e finanziamenti pubblici.

Per ulteriori chiarimenti in materia ecco il link del Dipartimento per l’informazione e l’editoria del Consiglio dei Ministri.

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