BibLus-net
Newsletter 581 del 20 settembre 2018

In questo numero:



focus Impiantus-ELETTRICO
Guida impianto elettrico (PARTE 4): esempio progetto con l’ausilio del software
Titoli edilizi
La CILA non si può annullare se non si pagano i diritti
Professioni tecniche
Parcella professionale: il compenso non può essere simbolico
Fisco
Box pertinenziale: la detrazione è possibile in caso di nuova costruzione
Fisco
Edifici Tupini, ok Iva al 10% anche per la realizzazione di attività agrituristiche
Certificazione energetica
L’Enea pubblica il nuovo vademecum per ecobonus condomini
Opere edili
Il direttore dei lavori è sempre responsabile di eventuali abusi
Fisco
#EcoSismabonus: il mondo dell’edilizia unito per scongiurare la soppressione degli incentivi
Opere edili
La mappa delle semplificazioni in edilizia, procedure amministrative e paesaggio
Lavori pubblici
Confermata la responsabilità solidale negli appalti
Varie e brevi
La Camera ha approvato il decreto Milleproroghe 2018, ecco le novità
Varie e brevi
Voucher digitalizzazione Pmi: il Mise proroga i termini
Opere edili
La realizzazione di una veranda altera l’estetica dell’edificio, anche se è già compromessa
Varie e brevi
Il CIPE finanzia interventi per i centri storici ed il turismo
Titoli edilizi
Cambio di sagoma, serve il permesso a costruire
Lavori pubblici
In arrivo 300 milioni di euro per l’edilizia residenziale pubblica
Sicurezza
Per l’interramento di serbatoi GPL si applicano le regole per le nuove costruzioni
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Guida impianto elettrico (PARTE 4): esempio progetto con l’ausilio del software

Esempio pratico sul dimensionamento di un impianto elettrico civile: prestazioni, progettazione linee, calcolo corrente di impiego, dimensionamento cavi, caduta di tensione, centralino elettrico, schema unifilare

Guida impianto elettrico (PARTE 4): progetto impianto con l’ausilio del software

/ di Nicola Furcolo

In questo nuovo focus di BibLus-net dedicato alla progettazione elettrica forniamo una guida completa all’impianto elettrico per civile abitazione che sarà corredata da una serie di strumenti operativi (piante, schemi, file di esempio, link per scaricare software di progettazione).

In particolare la guida è suddivisa nei seguenti focus:

  1. PARTE 1: criteri progettuali, livelli progettuali, schemi esemplificativi e norme di riferimento
  2. PARTE 2: progettazione componenti elettrici, simboli e schema unifilare
  3. PARTE 3: esempio pratico di progetto elettrico per civile abitazione
  4. PARTE 4: progettazione dell’impianto con l’ausilio del software

Come già anticipato nei precedenti focus, proponiamo anche la guida completa in formato PDF da scaricare gratuitamente.

Impostazioni preliminari sul software progettazione impianti elettrici

Nel precedente focus abbiamo analizzato un esempio pratico di progetto per una abitazione di tipo civile. Riprendiamo la stessa abitazione e procediamo al calcolo con l’ausilio del software Impiantus-ELETTRICO.

Lanciamo il programma e creiamo un nuovo file selezionando “Impianto ELETTRICO”.

In “dati generali” inseriamo tutti i dati relativi al committente, al tecnico e all’edificio in esame.

Modellazione architettonica preliminare

Dalla barra multifunzione entriamo nella voce “tavole”.

Selezionando il layer architettonico, è possibile disegnare il modello utilizzando tutte le funzioni a disposizione: muro, finestra, vano, scala, ecc.

In alternativa possiamo importare il file dxf/dwg o l’immagine raster della planimetria dal menu architettonico. Il programma ci offre la possibilità di generare gli oggetti architettonici tramite il riconoscimento automatico delle entità.

Il programma di progettazione architettonica BIM Edificius consente di modellare l’architettonico e di integrarlo poi con il software di progettazione elettrica. Questo processo semplifica notevolmente la realizzazione del modello.

Terminata la modellazione architettonica passiamo al layer elettrico.

Modellazione impianto elettrico

Inseriamo il sistema di alimentazione, descrivendo i dati utili alla progettazione (sistema di distribuzione, potenza di fornitura, tensione di esercizio).

Dal nodo “impianto elettrico” in corrispondenza di “archivio default per dimensionamento protezioni” scegliamo la casa produttrice che intendiamo utilizzare fra le presenti.

Stabiliamo la posizione di tutti i componenti elettrici selezionandoli dalla barra laterale:

  • punto luce
  • quadro elettrico
  • prese
  • carichi elettrici specifici (pompa di calore)
  • punti di comando (pulsanti, interruttori, deviatori)
  • cassette di derivazione

Grazie alla finestra di visibilità elettrica è possibile selezionare gli oggetti visibili o più categorie.

Disegniamo poi i percorsi delle condutture collegando semplicemente con il mouse i vari oggetti elettrici.

Possiamo scegliere fra le varie tipologie di percorso:

  • a parete
  • diretto
  • a soffitto
  • virtuale
  • a pavimento.

Colleghiamo l’alimentazione al quadro elettrico tramite il fascio cavi.

Iniziamo quindi a creare lo schema unifilare del quadro dalla voce “schema unifilare”.

Colleghiamo poi tutti gli elementi dell’impianto con i fasci di cavo. Il software è in grado di trovare automaticamente i percorsi fra elementi poiché precedentemente individuati. Se il cerchietto presente nell’oggetto elettrico è giallo allora l’elemento è alimentato elettricamente.

Assegniamo i coefficienti di contemporaneità ai vari circuiti.


Calcolo

Procediamo con il calcolo e la verifica dell’impianto elettrico. Cliccando sul pulsante di calcolo il programma effettuerà automaticamente il dimensionamento di ogni elemento, avvisando l’utente di qualsiasi problematica tramite diagnostica.

Visualizzare i risultati di calcolo è immediato: cliccando sull’oggetto desiderato, compaiono tutti i dettagli di calcolo.

E’ possibile inoltre consultare l’albero elettrico di progetto per verificare e controllare l’architettura dell’impianto.

Se clicchiamo sul tasto “analisi cadute di tensione” si apre una tabella che analizza, in maniera del tutto automatica, la caduta di tensione in ogni condotto.

Il software ci consente inoltre di utilizzare una serie di funzioni importanti, quali:

  • gestione:
    • cavi
    • cassette di derivazione
    • fasci cavi
    • fasci cavi dati
    • condutture
    • stipamento condutture
  • equilibratura fasi
  • coordinazione fasi ( selettività e backup)
  • sovratemperatura
  • progettazione impianti di terra.

Dalla sezione quadri inoltre è possibile visionare e modificare lo schema unifilare, realizzare il fronte quadro e lavorare sullo schema dei circuiti.

Se entriamo nel nodo “progetto elettrico” sotto la voce “fronti quadro” possiamo configurare il quadro e generarne automaticamente la composizione del fronte.

Si possono generare i progetti esecutivi definendo tutte le entità da rappresentare in forma grafica. Dal nodo “PROGETTI ESECUTIVI” possiamo aggiungere un progetto e tramite le opzioni di disegno è possibile stabilire tutte le proprietà grafiche.

Si possono esportare gli elaborati grafici nei formati dwg/dxf o pdf in base alle esigenze in modo molto veloce.

Infine si può generare la relazione tecnica del progetto in maniera automatica.

Anche ottenere il computo metrico è molto semplice. Dalla voce “Computo” si apre automaticamente il software gratuito Primus-DCF.

Dalla barra multifunzione selezioniamo la voce computo e clicchiamo su composizione computo.

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La CILA non si può annullare se non si pagano i diritti

Esempio pratico sul dimensionamento di un impianto elettrico civile: prestazioni, progettazione linee, calcolo corrente di impiego, dimensionamento cavi, caduta di tensione, centralino elettrico, schema unifilare

La CILA rimane valida anche se il versamento dei diritti di segreteria viene effettuato successivamente su richiesta dell’Amministrazione comunale. I chiarimenti del Tar Campania

Con la sentenza 1215/2018, il Tar Campania ha accolto il ricorso avanzato da una società proprietaria in merito all’archiviazione della Comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA) e alla diffida a procede da parte del Comune, in quanto risultavano non pagati i diritti di segreteria.

Il caso in breve

Una società campana dovendo eseguire dei lavori di manutenzione straordinaria, consistenti nella sostituzione delle lamiere di copertura sovrastanti una porzione dello stabilimento produttivo, presenta la CILA. Successivamente il Comune diffida la società dall’eseguire gli interventi contemplati nella predetta CILA, in quanto non figuravano versati i diritti di segreteria.

La società propone, quindi, ricorso contro il Comune per l’annullamento della CILA.

Sentenza Tar Campania

Ai sensi dell’art. 6 bis del dpr 380/2001, per gli interventi realizzabili con la CILA si ha che:

L’interessato trasmette all’amministrazione comunale l’elaborato progettuale e la comunicazione di inizio dei lavori asseverata da un tecnico abilitato, il quale attesta, sotto la propria responsabilità, che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi vigenti, nonché che sono compatibili con la normativa in materia sismica e con quella sul rendimento energetico nell’edilizia e che non vi è interessamento delle parti strutturali dell’edificio; la comunicazione contiene, altresì, i dati identificativi dell’impresa alla quale si intende affidare la realizzazione dei lavori.
La mancata comunicazione asseverata dell’inizio dei lavori comporta la sanzione pecuniaria pari a 1.000 euro. Tale sanzione è ridotta di due terzi se la comunicazione è effettuata spontaneamente quando l’intervento è in corso di esecuzione.

Analizzando il disposto dell’art. 6 bis, si rileva che a differenza della SCIA, in caso di CILA, non è prevista da parte del Comune una fase di controllo successivo, con eventuale esito inibitorio da esperirsi entro un termine perentorio. L’Amministrazione dispone solo del potere sanzionatorio, da esercitare nel caso di mancata presentazione.

L’omesso pagamento dei diritti di segreteria, invece, ha potuto solo integrare un vizio regolarizzabile ex post su invito dell’amministrazione, e di certo non pregiudica la presentazione della CILA e la legittimazione degli interventi eseguiti.

In definitiva, il Tar accoglie il ricorso e annulla, quindi, gli atti impugnati.

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Parcella professionale: il compenso non può essere simbolico

Il Consiglio di Stato chiarisce che la parcella professionale non può prevedere un compenso simbolico che leda il decoro professionale

Parliamo ancora una volta di parcelle professionali.

Questa volta analizziamo la sentenza del Consiglio di Stato (sentenza n. 4780/2018) che chiarisce che un tecnico non può ricevere un compenso simbolico che leda la sua dignità professionale ed il principio costituzionale di buon andamento della pubblica amministrazione.

I fatti in breve

Nel 2003 un architetto pugliese impugnava un provvedimento comunale di determinazione del compenso professionale relativo all’indennità di presenza per la partecipazione ad una commissione giudicatrice.

In particolare, il Comune aveva liquidato al tecnico una parcella di € 268,58.

Il tecnico invece aveva calcolato il compenso secondo la tariffa professionale degli architetti, quantificandolo in € 8.653,23, poiché il progetto del bando aveva un valore di oltre 400mila euro, aveva richiesto sette riunioni ed un impegno complessivo di 40 ore.

Il TAR Puglia respingeva il ricorso del tecnico poiché:

la qualità di componente di un organo straordinario della pubblica amministrazione, quale la commissione di gara, e la conseguente qualità di funzionario onorario così assunta, comporta che la persona investita delle relative funzioni non può vantare alcun rapporto contrattuale l’amministrazione medesima, e che la stessa è esposta alle determinazioni di carattere discrezionale di quest’ultima quanto alla disciplina del trattamento economico.

Il tribunale amministrativo inoltre ricordava che in quel determinato caso non erano applicabili le tariffe professionali.

Il tecnico a quel punto presentava ricorso al Consiglio di Stato, con i seguenti motivi :

  • richiede l’applicazione dell’art. 92, comma 3, dell’allora vigente DPR n. 554/1999 (Regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici n. 109/1194) . Secondo il tecnico questa norma seppur riferita agli appalti di lavori pubblici, è espressiva di una regola di carattere generale applicabile anche alle procedure di affidamento di appalti di servizi soggetti all’allora vigente Dlgs n. 157/1995
  • che il regolamento comunale in questione era stato annullato in separati contenziosi, avendo così effetto anche nel presente giudizio

Il Consiglio di Stato accetta il ricorso del tecnico e condanna l’ente, poiché:

  • sono fondati gli assunti del tecnico volti a sostenere che l’impiego del termine «compenso» nell’art. 92, comma 3, d.P.R. n. 554 del 1999 presuppone un trattamento economico del membro della commissione giudicatrice che seppur rimesso in concreto alle determinazioni discrezionali dell’amministrazione, in conformità alla qualità di funzionario onorario assunto con la nomina in tale organo straordinario dell’amministrazione medesima, non può andare completamente disgiunto da elementi di corrispettività rispetto alle prestazioni svolte
  • la nozione di compenso rende impraticabile la soluzione adottata dal comune con il regolamento annullato e con l’atto applicativo adottato nei confronti dell’ appellante, secondo cui l’opera prestata quale membro della commissione giudicatrice darebbe diritto ad un’indennità meramente compensativa dell’impegno richiesto per lo svolgimento dell’incarico onorario, svincolata dalla qualità e dall’importanza delle prestazioni svolte nell’ambito dello stesso. Tanto più ciò deve essere affermato nel caso di specie, in cui la liquidazione cui il Comune è pervenuto è palesemente irrisoria e lesiva della dignità professionale dell’appellante.

Inoltre viene ribadito che una remunerazione inadeguata degli incarichi onorari è contraria al principio fondamentale di buon andamento della pubblica amministrazione, sancito dall’art. 97 della Costituzione, nella misura in cui scoraggia l’appetibilità di tali incarichi per le professionalità private maggiormente qualificate e meglio in grado di assolvere alle funzioni pubblicistiche ad essi sottese.

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Box pertinenziale: la detrazione è possibile in caso di nuova costruzione

Le Entrate chiariscono che la detrazione Irpef per box pertinenziale è applicabile solo nel caso di nuova costruzione e non ristrutturazione con cambio di destinazione

Con la risposta n. 6 del 19 settembre 2018, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti sulle detrazioni Irpef in relazione alle spese sostenute per la realizzazione di un box pertinenziale ad un appartamento.

Il quesito all’Agenzia

Un contribuente ha acquistato da un’impresa costruttrice un box auto situato al piano terra di un fabbricato; il box auto costituisce pertinenza dell’abitazione situata nel medesimo fabbricato.

L’impresa venditrice aveva ha dapprima acquistato l’intera proprietà del piano terra dello stesso stabile e aveva proceduto a realizzare alcuni box auto con cambio di destinazione d’uso da abitazione a garage, con conseguenti di trasformazione.

Il contribuente con un interpello chiede alle Entrate se:

ha diritto a fruire della detrazione, ai fini IRPEF, di cui al citato articolo 16-bis del DPR n. 917 del 1986  in relazione alle spese sostenute dall’impresa per la realizzazione del box auto di pertinenza dell’appartamento di cui è proprietario

Il contribuente richiama inoltre le istruzioni al modello 730/2018 e la guida per le ristrutturazioni edilizie.

Il parere delle Entrate

Le Entrate chiariscono che la detrazione è riconosciuta, ai sensi della lettera d), comma 1, del citato art. 16-bis del TUIR anche per gli interventi

“relativi alla realizzazione [ex novo, ndr.] di autorimesse o posti auto pertinenziali ad immobili residenziali, anche a proprietà comune”

nonché, per l’acquisto di autorimesse e posti auto pertinenziali, limitatamente ai costi di realizzo comprovati da apposita attestazione rilasciata dal costruttore.

Il riferimento normativo al termine “realizzazione” di autorimesse o posti auto è stato sempre inteso come esecuzione di un intervento “ex novo” (circ. n. 121/1998 e circ. n. 7/2018), si tratta dell’unica fattispecie in cui le spese sostenute per interventi di nuova costruzione assumono rilevanza ai fini dell’agevolazione.

Pertanto  nella fattispecie prospettata, posto che il box auto che il contribuente ha acquistato deriva da un intervento di ristrutturazione di un immobile ad uso abitativo con cambio di destinazione d’uso e non da un intervento di “nuova costruzione”, lo stesso non risulta agevolabile.

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Edifici Tupini, ok Iva al 10% anche per la realizzazione di attività agrituristiche

Secondo le Entrate è applicabile l’Iva al 10% per la costruzione di attività agrituristiche, purché gli immobili siano accatastati come A/2 (abitativi)

L’Agenzia delle Entrate ha fornito un importante chiarimento in risposta all’interpello n. 4 del 18 settembre 2018, in riferimento all’applicabilità dell’Iva al 10%, ridotta in forza della “legge Tupini”.

E’ possibile usufruire dell’agevolazione Iva al 10% anche per la costruzione di immobili a destinazione agrituristica, a condizione che saranno accatastati come A/2, ossia immobili ad uso abitativo.

Il caso

Il caso sottoposto all’attenzione dell’Agenzia delle Entrate riguarda un imprenditore agricolo che deve realizzare:

  • 3 appartamenti, di cui due da destinare all’attività agrituristica e uno da destinare ad abitazione “prima casa”
  • un garage agricolo da destinare all’attività agricola

Le costruzioni, strettamente inerenti all’attività agrituristica, prima di poter essere utilizzati per l’attività agrituristica nonché come abitazione del proprietario, saranno accatastate come A/2 (abitazioni), mentre il deposito agricolo sarà classificato come immobile strumentale nella categoria catastale D/10.

Interpello

Il contribuente chiede che l’aliquota Iva applicabile alle spese di costruzione degli appartamenti e del locale seminterrato sia del 10% ai sensi del dpr 633/1972, ritenendo soddisfatti i requisiti della legge Tupini che consente, appunto, l’applicazione di aliquota Iva ridotta.

Nel dettaglio chiede:

  • se alle spese di costruzione dei due appartamenti destinati ai fini agrituristici, e quindi all’attività, nonché all’appartamento destinato a prima abitazione ed al garage dedicato all’attività agricola, possa essere applicata l’Iva ridotta del 10%
  • se le spese edilizie complessive debbano essere imputate pro quota all’attività agrituristica e agricola (due appartamenti destinati all’attività di agriturismo e uno garage all’attività agricola) e alla sfera privata (un appartamento a destinazione residenziale “prima casa” per il contribuente), con relativa individuazione della corretta applicazione Iva
  • secondo quale parametro le spese edilizie possano essere imputate alle attività di agriturismo, agricola e sfera privata

Risposta dell’Agenzia delle Entrate

Per quanto concerne l’aliquota Iva applicabile alla costruzione del complesso immobiliare in esame, costituito da unità abitative e da unità strumentali, si fa presente che l’imposta è applicabile nella misura ordinaria attualmente del 22% (Risoluzione AE 8/2014).

In riferimento al primo quesito, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che va applicata l’aliquota IVA del 10% in relazione alle spese di costruzione sostenute dall’imprenditore agricolo (che svolge anche attività agrituristica) per la realizzazione dei 3 appartamenti e di un garage agricolo, che soddisfano i requisiti per essere qualificati come fabbricati Tupini.

Ricordiamo velocemente che un fabbricato è classificabile come Tupini se:

  • almeno il 50% della superficie totale dei piani fuori terra  ha destinazione abitativa
  • non più del 25% della superficie totale dei piani fuori terra deve essere destinato a negozi

Nel caso in esame le 3 unità da realizzare, 2 a destinazione agrituristica e una a destinazione di prima abitazione per il contribuente, saranno oggetto di accatastamento in categoria A/2, mentre il solo garage sarà accatastato come D/10 a servizio dell’azienda agricola e quindi quale bene strumentale.

In definitiva, secondo le Entrate sono rispettati i requisiti ed è applicabile l’Iva al 10%.

Inoltre, in merito al secondo e terzo quesito (circa la detraibilità dell’Iva e all’eventuale ripartizione pro quota dei costi), le Entrate ritiene opportuno individuare un criterio di ripartizione delle spese in ragione della destinazione effettiva delle varie unità.

Con riferimento al caso in esame, ai fini dell’esercizio del diritto della detrazione IVA, si ritiene che le spese di costruzione in oggetto debbano essere ripartite a seconda dell’effettiva destinazione di ogni singola unità immobiliare, di modo che quelle riconducibili ai due appartamenti da destinare all’attività agrituristica vengano contabilizzate nell’ambito di tale specifica attività d’impresa, e distinte da quelle relative al locale seminterrato, che verrà, invece, destinato all’attività agricola, nonché da quelle necessarie alla costruzione dell’appartamento da attribuire alla sfera privata dell’istante

Fabbricati “Tupini”

In relazione ai fabbricati cosiddetti “Tupini”, identificati dalla legge 408/1949, è prevista l’applicazione di aliquote Iva ridotte, nel caso in cui vengano rispettati i parametri volumetrici prescritti dalla norma.

Nel dettaglio, ai fini della concessione delle agevolazioni fiscali, è necessario e sufficiente che ricorrano, congiuntamente, le seguenti condizioni:

  • almeno il 50% più uno della superficie totale dei piani sopra terra sia destinata ad abitazioni
  • non più del 25% della superficie totale dei piani sopra terra sia destinato a negozi

I requisiti da rispettare per rientrare nella nozione di fabbricato Tupini sono dunque:

  • l’insussistenza del carattere di lusso degli immobili abitativi (ricordiamo che a seguito delle modifiche introdotte dall’articolo 33 del dlgs 175/2014 si considerano di lusso gli immobili iscritti nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9)
  • il rispetto della regola di proporzionalità tra abitazioni e negozi

Inoltre, al fine di evitare un’ingiustificata disparità di trattamento tra i fabbricati Tupini composti da sole abitazioni e quelli formati anche da uffici e negozi, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito (circolare n. 1 del marzo 1994) che anche la realizzazione di fabbricati di edilizia abitativa comprendenti uffici e negozi, nel rispetto delle percentuali previste dalla citata legge, rientra nella previsione di poter usufruire dell’agevolazione Iva al 10%.

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L’Enea pubblica il nuovo vademecum per ecobonus condomini

Aggiornato a settembre il vademecum Enea su ecobonus condomini: la scheda riepilogativa sui requisiti tecnici richiesti e la documentazione da approntare

L’Enea ha pubblicato l’aggiornamento al 10 settembre 2018 del vademecum per l’uso circa l’ecobonus nei condominiRiqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali.

In realtà il nuovo documento datato settembre 2018 non presenta novità sostanziali rispetto a quello già pubblicato nell’aprile del 2018; le uniche modifiche fanno riferimento alla sezione “Documentazione da conservare a cura del cliente”, nella parte relativa agli interventi di cui alla lettera b) – attestato di prestazione energetica -.

Cogliamo comunque l’occasione per analizzare gli aspetti principali dell’ecobonus applicato ai condomini.

Interventi agevolabili ed entità della detrazione

Sono agevolabili, ed usufruire della detrazione fiscale i seguenti interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali:

  1. detrazione fiscale del 70% per interventi su involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo (per spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021)
  2. detrazione fiscale del 75% per gli stessi interventi del punto 1, finalizzati a migliorare la prestazione energetica invernale ed estiva e che conseguano almeno la “qualità media” di cui alle tabelle 3 e 4 dell’allegato 1 al dm 26/06/2015 ((per spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021)
  3. detrazione fiscale dell’80% per gli stessi interventi del punto 1 e 2 e contestuali interventi che conseguono la riduzione di 1
    classe di rischio sismico (per spese sostenute dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2021)
  4. detrazione fiscale dell’85% per gli stessi interventi di cui ai punti 1 e 2 e contestuali interventi che conseguono la riduzione di 2 classi di rischio sismico inferiore (per spese sostenute dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2021)

Soggetti ammessi

I soggetti ammessi al beneficio sono:

  • i contribuenti che sostengono le spese di riqualificazione energetica
  • i contribuenti che posseggono un diritto reale sulle unità immobiliari costituenti l’edificio

Requisiti edifici

Gli edifici per, poter usufruire della detrazione, devono possedere i seguenti requisiti:

  • alla data della richiesta di detrazione, devono essere “esistenti” ossia accatastati o con richiesta di accatastamento in corso e in regola con il pagamento di eventuali tributi
  • devono essere dotati di impianto termico

Limite di spesa

Il limite massimo di spesa ammissibile è pari a:

  • 40.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio per gli interventi di tipo 1. e 2.
  • 136.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio per gli interventi di tipo 3. e 4.

Vengono, infine, riportati i requisiti tecnici specifici dell’intervento e la documentazione necessaria.

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Il direttore dei lavori è sempre responsabile di eventuali abusi

Cassazione: il direttore dei lavori deve fare da garante ed è sempre responsabile in caso di abusi insieme ai proprietari

Con la sentenza 33387/2018 la Corte di Cassazione afferma che il direttore dei lavori è sempre responsabile degli abusi edilizi commessi nel suo cantiere, per avere eseguito opere edilizie in assenza ed in totale difformità dal permesso di costruire.

Il direttore dei lavori ha una posizione di garanzia per il rispetto della normativa urbanistica ed edilizia, pertanto è responsabile dal punto di vista penale della corretta esecuzione delle opere rispetto al permesso di costruire; in caso contrario deve comunicarlo al dirigente o al responsabile o addirittura rinunciare all’incarico.

I fatti in breve

Il caso in esame riguarda il ricorso presentato da un geometra per la riforma della sentenza con cui era stato ritenuto responsabile nella qualità di progettista e direttore dei lavori di opere in difformità rispetto al progetto. Si tratta di due muri perimetrali, opere di completamento della recinzione di un terreno sul quale i proprietari dello stesso avevano edificato due costruzioni abusive (parte in assenza del permesso di costruire e parte in totale difformità). Viene, pertanto, contestata e ritenuta anche l’esecuzione del muro di recinzione in totale difformità dai permessi di costruire.

Decisione della Corte di Cassazione

Dopo un lungo iter giudiziario, i giudici di Cassazione confermano la pronuncia della Corte di Appello di Lecce e del giudice di prime cure: il geometra è responsabile in quanto, nella qualità di progettista e direttore dei lavori, non ha ottemperato agli obblighi di controllo, denuncia e di dimissione dall’incarico previsti dall’art. 29 del dpr 380/2001.

E’ condannato, quindi, alla pena di 2 mesi di arresto e a 6.000 euro di ammenda per l’esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione (articolo 44, comma 1, lettera b), del Testo unico).

Responsabilità direttore dei lavori

In riferimento alle responsabilità in capo al direttore dei lavori, i giudici di palazzo Spada ricordano che ai sensi dell’art.29, comma 2, del dpr 380/2001 si ha che:

 1. Il titolare del permesso di costruire, il committente e il costruttore sono responsabili, ai fini e per gli effetti
delle norme contenute nel presente capo, della conformità delle opere alla normativa urbanistica, alle previsioni
di piano nonché, unitamente al direttore dei lavori, a quelle del permesso e alle modalità esecutive stabilite
dal medesimo. Essi sono, altresì, tenuti al pagamento delle sanzioni pecuniarie e solidalmente alle spese
per l’esecuzione in danno, in caso di demolizione delle opere abusivamente realizzate, salvo che dimostrino
di non essere responsabili dell’abuso. 

2. Il direttore dei lavori non è responsabile qualora abbia contestato agli altri soggetti la violazione delle prescrizioni del permesso di costruire, con esclusione delle varianti in corso d’opera, fornendo al dirigente o responsabile del competente ufficio comunale contemporanea e motivata comunicazione della violazione stessa.
Nei casi di totale difformità o di variazione essenziale rispetto al permesso di costruire, il direttore dei lavori deve inoltre rinunziare all’incarico contestualmente alla comunicazione resa al dirigente. In caso contrario il dirigente segnala al consiglio dell’ordine professionale di appartenenza la violazione in cui è incorso il direttore dei lavori, che è passibile di sospensione dall’albo professionale da tre mesi a due anni.

Pertanto, a differenza di quanto accade per il proprietario e similmente per il titolare del permesso di costruire, il legislatore ha configurato in capo al direttore dei lavori una posizione di garanzia per il rispetto della normativa urbanistica ed edilizia.

A detta della Cassazione, il direttore dei lavori non è solo responsabile in caso di omesso controllo sulla corretta esecuzione delle opere rispetto al permesso di costruire, ma deve dissociarsi dalla condotta illecita commessa da altri, anche se si tratta del suo committente.

Accertata la violazione rispetto a quanto indicato nel permesso di costruire, il direttore dei lavori deve comunicarlo al dirigente o al responsabile del competente ufficio comunale; nei casi di totale difformità o di variazione essenziale rispetto al permesso di costruire, deve inoltre rinunciare all’incarico contestualmente alla comunicazione resa al dirigente.

La sentenza ha confermato, quindi, il consolidato indirizzo giurisprudenziale secondo cui l’art. 29 attribuisce al direttore dei lavori una posizione di garanzia per il rispetto delle disposizioni urbanistiche ed edilizie, secondo cui:

  • il direttore dei lavori non risponde degli illeciti edilizi solo se presenta denuncia di detti illeciti ai competenti uffici dell’Amministrazione comunale e se rinuncia all’incarico osservando per entrambi gli adempimenti l’obbligo della forma scritta
  • la responsabilità penale del direttore dei lavori si giustifica nel dovere che incombe sullo stesso di accertare i presupposti legali indispensabili prima dell’inizio dei lavori commissionati e di constatare la perfetta corrispondenza dell’opera in fase di esecuzione rispetto al progetto approvato: ove le difformità siano riscontrate, questi deve formalmente e puntualmente dissociarsi, informandone il committente e l’autorità comunale
  • non è esente da responsabilità il direttore dei lavori che, senza che abbia formalizzato la rinuncia all’incarico, si disinteressi dell’esecuzione delle opere

Responsabilità dei proprietari

Al contrario, per confermare la responsabilità dei proprietari del terreno su cui sono realizzati gli interventi illegittimi è necessario fare delle valutazioni caso per caso:

  • se il proprietario del terreno non ha commissionato l’abuso, ed è quindi rimasto estraneo all’attività edificatoria, non ha la responsabilità degli interventi illegittimi
  • se il proprietario, anche se non ha commissionato direttamente i lavori, è a conoscenza degli abusi da cui può trarne dei benefici, è  responsabile degli interventi illegittimi
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#EcoSismabonus: il mondo dell’edilizia unito per scongiurare la soppressione degli incentivi

#EcoSismabonus, ordini professionali e associazioni che rappresentano il mondo dell’edilizia lanciano una campagna a sostegno degli incentivi fiscali (a rischio rimodulazione)

La promozione degli incentivi fiscali per la riqualificazione energetica (ecobonus) e la messa in sicurezza sismica degli edifici (sismabonus) è al centro della campagna #EcoSismabonus promossa da:

  • Ance – Associazione Nazionale Costruttori Edili
  • Anaci  – Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari
  • CNI – Consiglio Nazionale Ingegneri
  • CNAPPC – Consiglio Nazionale Architetti
  • CNG –  Consiglio Nazionale Geologi
  • OICE- Associazione delle Organizzazione di Ingegneria Architettura e Consulenza
  • Isi – Ingegneria Sismica Italiana
  • Federcostruzioni
  • Legambiente

La campagna di informazione della filiera delle costruzioni, presentata nel corso di una conferenza stampa presso la sede Ance di Roma il 18 settembre 2018, ha inaugurato anche la messa in rete del portale sul quale sono disponibili tutte le informazioni relative agli incentivi fiscali.

La campagna nasce a seguito del paventato riordino/soppressione degli incentivi fiscali da parte dal nuovo Governo giallo-verde.

Le associazioni dichiarano in un comunicato congiunto che:

Edifici insicuri, obsoleti, inquinati e inquinanti. Città soffocate dalle polveri sottili. Case danneggiate da terremoti e insalubri. E’ la fotografia attuale del patrimonio edilizio abitativo in Italia, costruito per il 70% prima  dell’introduzione delle norme antisismiche e sull’efficienza energetica.

Un patrimonio che non risponde più alle esigenze di salute e sicurezza dei cittadini e che necessita dunque di un profondo rinnovamento non solo per migliorare la qualità della vita ma anche per prevenire danni e rischi per le persone. Negli ultimi 50 anni, infatti, le vittime dei terremoti sono state più di 4000 e lo Stato ha speso in media 3 miliardi l’anno per ricostruire e riparare. E’ ora dunque di puntare a un programma serio di prevenzione e di riduzione dei rischi che ha nell’Ecobonus e Sismabonus due validi strumenti. Oggi, ad esempio, per manutenzione ordinaria si spendono all’anno circa 40 miliardi, circa la metà di quanto costerebbe un piano di manutenzione programmata , che darebbe valore aggiunto all’edificio e consentirebbe nel tempo risparmi economici importanti , per gestire la linea di sicurezza su tutti i fabbricati.

La filiera si appella perciò al Governo affinché con la prossima legge di Bilancio confermi e potenzi queste misure indispensabili per attivare un grande piano di messa in sicurezza e riqualificazione degli edifici che i cittadini attendevano da tempo.

Scopo della campagna #EcoSismabonus,  promossa dalla filiera delle costruzioni insieme ad Anaci e Legambiente, è, infatti, far conoscere ai cittadini le opportunità legate all’utilizzo dei bonus fiscali per realizzare a basso costo e in tempi rapidi efficaci interventi di ristrutturazione e riqualificazione della propria casa e di interi condomini.

Il nuovo portale

Il portale fornisce un quadro riepilogativo di tutti gli incentivi fiscali relativi al mondo delle costruzioni, sulle modalità ed i passaggi per usufruirne, sui benefici e sui vantaggi che essi offrono, esso è suddiviso nelle seguenti sezioni:

SISMABONUS: 

  • cosa è, a chi è rivolto
  • cosa si può detrarre
  • quanto si può detrarre

ECOBONUS: 

  • cosa è
  • a chi è rivolto
  • interventi immobiliari
  • interventi condomini
  • possibilità cumulativa
  • su quali immobili

ECO+SISMA BONUS: 

  • cosa è
  • a chi è rivolto
  • cosa si può detrarre
  • quanto si può detrarre

Campagna di Comunicazione

Domande Frequenti

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La mappa delle semplificazioni in edilizia, procedure amministrative e paesaggio

Il dossier Ance con la sintesi dei provvedimenti in materia di semplificazioni in edilizia, procedure amministrative e paesaggio, dal 2010 al 2018

L’Ance ha pubblicato un dossier contenente una sintesi dei  provvedimenti di semplificazioni in edilizia, procedure amministrative e paesaggio, approvati dal 2010 ad oggi, dal titolo:

DOSSIER SEMPLIFICAZIONI – Edilizia, Procedure amministrative, Paesaggio: mappa delle semplificazioni

Per ognuno degli argomenti trattati vengono, quindi, riepilogati in tabella l’anno di approvazione, la denominazione e il contenuto del provvedimento.

Edilizia

Anno 2018:

  • Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 2 marzo 2018, contenente: Glossario Unico edilizia per l’attività edilizia libera

Anno 2017

  •  Accordo Governo, Regioni ed enti locali del 21 dicembre 2017, contenente: Agenda per la semplificazione 2018 – 2020
  • Legge 4 agosto 2017, n. 124, contenente: Aggiornamento catastale opere di attività edilizia libera
  • Accordo Stato Regioni ed enti locali del 6 luglio 2017, contenente: Modulistica unificata Permesso di costruire
  • Accordo Stato Regioni ed enti locali del 4 maggio 2017, contenente: Modulistica unificata SCIA, CILA ecc.
  • DL 50/2017 convertito in Legge 96/2017, contenente: Mutamento d’uso interventi di restauro e risanamento conservativo

Anno 2016

  • Dlgs 126/2016 (cd. Decreto SCIA 1) in attuazione della Legge 124/2015(cd. Riforma pubblica amministrazione), contenente: Concentrazione dei regimi amministrativi
  • Dlgs 222/2016 (cd. SCIA 2) ) in attuazione della Legge 124/2015(cd. Riforma pubblica amministrazione), contenente:
    • SCIA per l’agibilità
    • Eliminazione della richiesta del parere dell’ASL (cd. parere
      igienico-sanitario)
    • Eliminazione della comunicazione di inizio lavori semplice – CIL
    • Scia in sostituzione della DIA alternativa
    • Definizione degli interventi soggetti a SCIA
    • Tabella A 
    • Glossario unico edilizia
    • Adozione di un decreto del Ministero della Salute per la definizione dei requisiti igienico-sanitari 
  • Intesa Stato Regioni ed enti locali del 20 ottobre 2016, contenente: Regolamento edilizio tipo (adozione delle “42 definizioni”)

Anno 2015

  • Legge 124/2015 (cd. “Riforma della pubblica amministrazione”), contenente: Deleghe al fine di “riformare” la pubblica amministrazione” e alcune procedure

Anno 2014

  • D.L. 90/2014 convertito in Legge 114/2014, contenente:
    • Agenda per la semplificazione 2015 – 2017 che conteneva le azioni
    • predisposizione di modelli unici semplificati e standardizzati per
      tutto il territorio nazionale
    • predisposizione di un regolamento edilizio unico
    • semplificazione dell’autorizzazione paesaggistica per gli
      interventi di lieve entità
  • D.L. 133/2014 “cd. decreto Sblocca cantieri” convertito in L.164/20, contenente:
    • Frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari
    • CILA
    • Permesso di costruire in deroga
    • Proroga per inizio o fine lavori
    • Contributo di costruzione
    • Termini permesso di costruire
    • Varianti al permesso di costruire
    • Mutamento d’uso
    • Permesso di costruire convenzionato
    • Piani attuativi
    • Regolamento edilizio unico
  • D.L. 90/2014 “cd. decreto Semplificazione pubblica amministrazione” convertito in L. 114/2014 “, contenente:
    • Agenda per semplificazione amministrativa
    • Moduli unificati e standardizzati

Anno 2013

  • D.L. 69/2013 conv. L. 98/2013, contenente: Modifica della sagoma nella demolizione e ricostruzione; Proroga titoli edilizi etc..

Anno 2012

  • D.L. 5/2012 conv in L. 35/2012, contenente: Vendita parcheggi pertinenziali

Anno 2011

  • D.L. 201/2011 conv. in L.106/2011, contenente: Realizzazione diretta opere di urbanizzazione primaria
  • D.L. 70/2011 conv. L. .106/2011, contenente: Riqualificazione incentivata delle aree urbane degradate

Anno 2010

  • D.L. 78/2010 conv. in L. 122/2010, contenente: Introduzione della SCIA
  • D.L. 40/2010 conv. in L. 73/2010, contenente: Introduzione della CILA e ampliamento dell’attività edilizia libera
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Confermata la responsabilità solidale negli appalti

Responsabilità solidale negli appalti, dal Ministero del lavoro le indicazioni su come interpretare i contratti collettivi che ancora prevedono la deroga

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con l’interpello 5/2018 è intervenuto in materia di responsabilità solidale del committente negli appalti, a seguito di una richiesta chiarimento da parte del sindacato UGL Terziario.

Responsabilità solidale

Il 17 marzo 2017 è entrato in vigore il dl 25/2017 recante Disposizioni urgenti per l’abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti, che ha ripristinato totalmente la responsabilità solidale del committente negli appalti.

Con la modifica all’art. 29 del dlgs 276/2003, l’art. 2 del dl 25/2017 ristabilisce un’uguale responsabilità (responsabilità solidale) tra committente e appaltatore nei confronti dei lavoratori edili: il committente sarà chiamato a rispondere per eventuali violazioni compiute dall’impresa appaltatrice nei confronti del lavoratore.

Inoltre:

  • l’art. 29 (dlgs 276/2003) attribuiva alla contrattazione collettiva la facoltà di derogare al principio di solidarietà del committente per i crediti retributivi vantati dal lavoratore impiegato dall’appaltatore, qualora la stessa contrattazione abbia individuato metodi e procedure per il controllo e la verifica della regolarità complessiva degli appalti
  • l’art. 2 (dl 25/2017) ha rimosso, invece, la possibilità per il contratto collettivo di introdurre una deroga al regime di solidarietà negli appalti; è stato soppresso il periodo ove si stabiliva che:

Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi nazionali sottoscritti da associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative del settore che possono individuare metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarità complessiva degli appalti”.

Interpello 5/2018

Con l’interpello in esame viene chiesto di conoscere la corretta interpretazione dell’art. 29 del dlgs 276/2003 alla luce della modifica apportata dall’art. 2 del dl 25/2017 con riguardo all’istituzione di metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarità
complessiva degli appalti di servizi, individuate all’interno di forme di contrattazione collettiva

In particolare, l’Organizzazione istante chiede di conoscere quale sia la portata applicativa dell’articolo 2 e se esso abbia o meno natura retroattiva: cosa succede dopo la soppressione della norma che attribuiva alla contrattazione collettiva la facoltà di derogare al principio della solidarietà del committente per i crediti retributivi vantati dal lavoratore impiegato dall’appaltatore, qualora la stessa contrattazione abbia individuato metodi e procedure per il controllo e la verifica della regolarità complessiva degli appalti? 

La risposta del Ministero del Lavoro

Il Ministero ha chiarito che tale modifica ha effetto a partire dal 17 marzo 2017, data di entrata in vigore del dl 25/2017, senza che sia prevista alcuna disciplina transitoria, pertanto:

  • l’eliminazione della facoltà precedentemente riconosciuta alla contrattazione collettiva opera sui nuovi contratti collettivi, precludendo per il futuro la possibilità di inserire modalità di verifica dell’appalto in deroga al regime della solidarietà
  • le disposizioni che derogano al regime di solidarietà contenute nei contratti collettivi in corso di validità al 17 marzo 2017, non possono trovare applicazione ai contratti di appalto sottoscritti successivamente a tale data e la disposizione contrattuale di esclusione della solidarietà potrebbe trovare applicazione solo per i crediti maturati nel corso del periodo precedente all’entrata in vigore del dl 25/2017, qualora ricorrano le condizioni previste
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La Camera ha approvato il decreto Milleproroghe 2018, ecco le novità

Una sintesi dei provvedimenti del decreto Milleproroghe 2018 approvato dalla Camera, dalla messa in sicurezza delle scuole, all’obbligatorietà dei vaccini

Il 13 settembre scorso la Camera ha approvato con voto di fiducia il testo del decreto Milleproroghe (dl 91/2018), senza emendamenti ed articoli aggiuntivi.

Si tratta del disegno di legge di conversione del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative, approvato con modificazioni dal Senato nella seduta del 6 agosto 2018.

Il disegno di legge torna, adesso, al Senato che dovrà esprimersi nuovamente entro il 23 settembre, e dovrà poi essere convertito in legge dello Stato.

Novità

Ecco di seguito una sintesi delle principali novità in tema di proroga di termini:

  • slittano al 31 dicembre 2019 i rendiconti dei lavori fatti per la messa in sicurezza delle scuole dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe)
  • slitta al 2019 l’entrata in vigore del cosiddetto ISEE precompilato, prevista dal 1° settembre 2018
  • prorogata la possibilità per i neo maggiorenni di richiedere e usare il cosiddetto bonus cultura, che consiste in una carta con un credito pari a 500 euro
  • prorogata di un altro anno la validità delle graduatorie per l’insegnamento all’estero
  • prevista la proroga di 6 mesi del termine della piena efficacia della riforma del credito cooperativo e delle banche popolari
  • slittato al 2019 l’obbligo vaccinale; per l’anno scolastico 2018-19 resterà la normativa vigente che prevede 10 vaccini obbligatori, ma per i genitori sarà sufficiente presentare un’autocertificazione
  • previsto il taglio di 1,1 miliardi di euro del fondo per le periferie
  • rinviata a marzo 2019 l’entrata in vigore della legge sulle intercettazioni
  • ampliato il termine per la presentazione dei dati relativi all’ammontare dei danni subiti per effetto degli eventi sismici verificatisi nella regione Abruzzo

Dossier della Camera

Nel corso dell’esame alla Camera sono state apportate alcune modifiche rispetto al testo definito dal Senato; in allegato il Dossier con le schede di lettura dei vari articoli del dl 91/2018 e, in particolare, delle modifiche, quali:

  • art. 1: sono stati aggiunti i nuovi commi 2-bis e 2-ter di proroga dei termini per l’esercizio obbligatorio in forma associata delle funzioni comunali, prevedendo al contempo l’istituzione di un tavolo, presso la Conferenza Stato-città ed autonomie locali, per l’avvio di un percorso di revisione della disciplina di province e città metropolitane, anche al fine del superamento dell’esercizio obbligatorio
  • art. 1: è stata disposta una nuova formulazione dei commi 2-quater e 2-quinquies in materia di modalità e tempi di verifica del rispetto degli obiettivi intermedi dei piani di riequilibrio finanziario, riformulati o rimodulati, degli enti locali
  • art. 5: il nuovo comma 1-bis proroga il termine entro il quale la Commissione tecnica di studio sulla gravosità delle occupazioni (prevista dalla legge di bilancio per il 2018) conclude i propri lavori
  • art. 6: è stata disposta la soppressione dei commi 3-bis, 3-ter, 3-quater e 3-quinquies in materia di proroga del mandato del personale scolastico in servizio all’estero e di facoltà di inserimento di ulteriori categorie di docenti nella fascia aggiuntiva delle graduatorie ad esaurimento (GAE)
  • art. 6: è stata definita una nuova formulazione del comma 3-quater (comma 3-octies nel testo trasmesso dal Senato) relativo ai termini per la presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni e alla possibilità di presentare una dichiarazione sostitutiva
  • art. 6: i nuovi commi (3-sexies, 3-septies e 3-octies) differiscono o termini in materia di requisiti di ammissione all’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo (prova a carattere nazionale predisposta dall’INVALSI e attività nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro) e di utilizzo delle risorse stanziate per la Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche
  • art. 9: i nuovi commi (2-septies e 2-octies) dispongono il rifinanziamento per il 2019 di interventi per la ripresa produttiva delle zone colpite dagli eventi sismici del 2016 e 2017; il nuovo art. 9-quater prevede l’estensione di misure di sostegno al reddito dei lavoratori in aree di crisi
  • art. 11: è stata definita una nuova formulazione del comma 1-bis relativo all’attuazione del Fondo per l’erogazione di misure di ristoro in favore di risparmiatori
  • art 13: è stata disposta la soppressione del comma 1-ter, sulla disciplina sugli spazi finanziari attribuiti alle regioni in quanto di contenuto sostanzialmente analogo alla disposizione contenuta al comma 1-bis
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Voucher digitalizzazione Pmi: il Mise proroga i termini

Voucher digitalizzazione Pmi: prorogato al 14 dicembre il termine per ultimare le spese, al 14 marzo 2019 il termine per la presentazione delle richieste

Con decreto direttoriale del 1° agosto 2018 il Mise, Ministero dello sviluppo economico, ha prorogato i termini in merito ai voucher per la digitalizzazione delle Pmi: il progetto deve essere ultimato entro il 14 dicembre 2018, mentre la richiesta di erogazione deve essere presentata entro il 14 marzo 2019, dopo il pagamento a saldo di tutte le spese.

Ricordiamo che la misura agevolativa, introdotta dal dl 145/2013, prevede, per un totale di 100.000.000 euro, l’adozione di interventi di finanziamento a fondo perduto a beneficio di micro, piccole e medie imprese, per l’acquisto di software, hardware o servizi finalizzati alla digitalizzazione dei processi aziendali e ammodernamento tecnologico, tramite la concessione di voucher di importo non superiore a 10.000 euro.

La disciplina attuativa della misura è stata adottata con il decreto interministeriale 23 settembre 2014, contenente lo schema standard di bando e le modalità di erogazione dei contributi.

Viste le richieste, da parte di associazioni nazionali di categoria e di singole imprese assegnatarie del voucher, di prorogare il termine previsto per l’ultimazione delle spese, fissato al 14 settembre, il Mise lo ha prorogato al 14 dicembre 2018, in modo da consentire alle imprese assegnatarie di completare i progetti di digitalizzazione.
Fermo restando il termine iniziale per la presentazione delle richieste di erogazione del voucher, ossia dal 14 settembre 2018, il termine finale per la presentazione delle richieste di erogazione è prorogato, invece, al 14 marzo 2019.

Resta, infine, confermato tutto quanto disposto dal decreto direttoriale 24 ottobre 2017, contenente modalità e termini per la presentazione delle domande.

Presentazione delle domande

La trasmissione delle richieste di erogazione è possibile dal 14 settembre 2018, fino alle ore 17.00 del 14 marzo 2019.

Per la concessione delle agevolazioni le imprese devono compilare, attraverso la procedura informatica, la richiesta di erogazione in conformità allo schema di cui all’allegato n. 3 del decreto direttoriale 24 ottobre 2017, come modificato dal decreto direttoriale 14 marzo 2018, e provvedono ad inviarla al Ministero, unitamente alla seguente documentazione:

  • titoli di spesa recanti le specifiche diciture previste dalla normativa di attuazione
  • estratti del conto corrente utilizzato per i pagamenti connessi alla realizzazione del progetto agevolato
  • liberatorie sottoscritte dai fornitori dei beni e dei servizi acquisiti, predisposte sulla base dello schema di cui all’allegato n. 4 al decreto direttoriale 24 ottobre 2017
  • resoconto sulla realizzazione del progetto, redatto secondo lo schema di cui di cui all’allegato n. 5 al decreto direttoriale 24 ottobre 2017

Soggetti beneficiari

Possono presentare domanda per la concessione del voucher le imprese in possesso dei seguenti requisiti:

  • qualificarsi come micro, piccola o media impresa (MPMI), indipendentemente dalla loro forma giuridica, nonché dal regime contabile adottato
  • non rientrare tra le imprese attive nei settori esclusi dall’articolo 1 del regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013
  • avere sede legale e/o unità locale attiva sul territorio nazionale ed essere iscritte al Registro delle imprese della Camera di commercio territorialmente competente
  • non essere sottoposte a procedura concorsuale e non trovarsi in stato di fallimento, di liquidazione anche volontaria, di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi altra situazione equivalente secondo la normativa vigente
  • non aver ricevuto altri contributi pubblici per le spese oggetto della concessione del voucher
  • non trovarsi nella situazione di aver ricevuto e successivamente non rimborsato o depositato in un conto bloccato aiuti sui quali pende un ordine di recupero, a seguito di una precedente decisione della Commissione europea che dichiara l’aiuto illegale e incompatibile con il mercato comune

Finalità di applicazione

Gli interventi devono essere finalizzati a:

  • miglioramento dell’efficienza aziendale
  • modernizzazione dell’organizzazione del lavoro, tale da favorire l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità, tra cui il telelavoro
  • sviluppo di soluzioni di e-commerce
  • connettività a banda larga e ultralarga
  • collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare, attraverso l’acquisto e l’attivazione di decoder e parabole, nelle aree dove le condizioni geomorfologiche non consentano
  • accesso a soluzioni adeguate attraverso le reti terrestri o laddove gli interventi infrastrutturali risultino scarsamente sostenibili economicamente o non realizzabili
  • formazione qualificata, nel campo ICT, del personale delle suddette piccole e medie imprese
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La realizzazione di una veranda altera l’estetica dell’edificio, anche se è già compromessa

La Cassazione chiarisce che precedenti illeciti che abbiano già alterato l’estetica dell’edificio non legittimano la realizzazione di una veranda senza il permesso del condominio

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 22156/2018 ribadisce che la realizzazione di una nuova veranda altera sempre l’estetica dell’edificio, pertanto deve essere autorizzata dal condominio e a nulla valgono precedenti illeciti che abbiano già leso l’aspetto dello stabile.

I fatti in breve

La proprietaria di un’unità residenziale, all’interno di uno stabile romano, costruisce sul proprio terrazzo una veranda vetrata con struttura in alluminio anodizzato bianco. Il condominio ne chiede la demolizione poiché altererebbe l’estetica del palazzo e inoltre l’opera non sarebbe stata autorizzata dall’assemblea.

La condomina nel difendersi sottolinea che:

  • il manufatto no arreca alcun pregiudizio alla statica dell’edificio, ovvero danno allo stesso
  • la situazione di degrado del decoro del fabbricato era dovuta a preesistenti modificazioni
  • il palazzo era già dotato di verande sin dal lontano 1969, proprio nello stesso appartamento

In primo grado il Tribunale di Roma nel 2008 accoglie la domanda del condominio, volta alla demolizione della veranda costruita dalla condomina sul terrazzo di copertura.

La condomina presente allora ricorso alla Corte d’Appello la quale ha qualificato l’opera come sopraelevazione:

con superfici interamente vetrate e profili in alluminio anodizzato bianco, in evidente distonia con i ritmi architettonici del fabbricato, per l’alterazione della scansione delle aperture del prospetto, perfettamente visibile dalle strade su cui prospetta l’edificio stesso

La Corte d’Appello, rigetta quindi il ricorso ritenendo:

provata non solo la lesione del decoro architettonico dello stabile condominiale, di cui all’art. 1120 c.c., ma anche dell’aspetto architettonico, ex art. 1127 c.c..

La Cassazione, chiamata in causa dalla proprietaria, ricorda che:

  • l’art. 1127 c.c. sottopone il diritto di sopraelevazione del proprietario dell’ultimo piano dell’edificio ai limiti dettati dalle condizioni statiche dell’edificio che non la consentono, ovvero dall’aspetto architettonico dell’edificio stesso, oppure dalla conseguente notevole diminuzione di aria e luce per i piani sottostanti
  • l’aspetto architettonico, cui si riferisce l’art. 1127, comma 3, c.c., sottende una nozione sicuramente diversa da quella di decoro architettonico, contemplata dagli artt. 1120, comma 4, 1122, comma 1, e 1122-bis c.c., dovendo l’intervento edificatorio in sopraelevazione comunque rispettare lo stile del fabbricato e non rappresentare una rilevante disarmonia in
    rapporto al preesistente complesso, tale da pregiudicarne l’originaria fisionomia ed alterare le linee impresse dal progettista, in modo percepibile da qualunque osservatore.
  • ai fine della tutela dell’aspetto architettonico di un fabbricato non occorre che l’edificio abbia un particolare pregio artistico, ma soltanto che questo sia dotato di una propria fisionomia, sicché la sopraelevazione realizzata induca in chi guardi una chiara sensazione di disarmonia

Il giudizio relativo all’impatto della sopraelevazione sull’aspetto architettonico dell’edificio va condotto, quindi esclusivamente in base alle caratteristiche stilistiche visivamente percepibili dell’immobile condominiale.

Per quanto riguarda le opere realizzate in precedenza, che avrebbero già compromesso l’estetica del palazzo, la Cassazione chiarisce che:

La preesistenza di una veranda, oggetto di precedente giudizio, è stata correttamente ritenuta non determinante dalla Corte d’appello, perché essa non rende certamente ininfluenti gli ulteriori fatti lesivi e, quindi, non ne può costituire valida giustificazione.

Inoltre, nel respingere il ricorso evidenzia come:

la ricorrente intende indurre questa Corte ad una rivalutazione delle emergenze istruttorie, e non ad un controllo di legittimità, sollecitando una nuova indagine di fatto rivolta a stabilire se in concreto ricorra il denunciato pregiudizio all’aspetto dell’edificio, e proponendo apprezzamenti difformi da quelli operati nella sentenza impugnata nell’esercizio del potere discrezionale del giudice di merito di individuare le fonti del proprio convincimento e valutare le prove

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Il CIPE finanzia interventi per i centri storici ed il turismo

Pubblicata in gazzetta la delibera del CIPE con cui vengono stanziati fondi per interventi relativi a turismo, centri storici e beni culturali

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n.216/2018 prende avvio il “fondo di sviluppo e coesione 2014-2020, piano operativo cultura e turismo” del CIPE ( comitato interministeriale per la  programmazione economica ).

Il piano presta particolare attenzione alle regioni del sud, i fondi infatti sono destinati per l’80% al Mezzogiorno e per il 20% al centro-nord.

Il piano è articolato nei seguenti quattro obiettivi strategici:

  1.  rafforzare l’offerta culturale e potenziare i sistemi di fruizione turistica, per un valore di 509,3 milioni di euro, con l’intento di finanziare progetti integrati per il recupero e la riqualificazione di centri storici o aree in condizioni di degrado; progetti di intervento su grandi contesti edilizi con destinazioni d’uso culturali; progetti per il recupero e la riqualificazione di grandi attrattori e luoghi della cultura;
  2. valorizzare i sistemi economici collegati con le attività culturali, per un valore di 145 milioni di euro, con l’intento di finanziare produzioni audiovisive incentrate su luoghi, personaggi, eventi storici e al rafforzamento della capacità competitiva dell’industria audiovisiva italiana; iniziative e attività per la celebrazione di personaggi di particolare rilevanza per la storia del Paese;
  3. rafforzare il Piano strategico del Turismo, per un valore di 55,7 milioni di euro, con l’intento di finanziare interventi nel campo della fruizione turistica sostenibile, della promozione delle destinazioni turistiche del Sud, dell’innovazione dei sistemi di analisi e dell’infrastruttura digitale;
  4. rafforzare le capacità istituzionali a supporto dell’attuazione del Piano, per un valore di 40 milioni di euro attraverso la realizzazione di investimenti nel capitale di rischio di imprese e al sostegno alla produzione e diffusione audiovisiva, all’implementazione della sezione speciale del fondo di garanzia rivolto a piccole e medie imprese operanti nel settore cinematografico e audiovisivo nonché al sostegno sia delle imprese culturali e creative sia allo sviluppo della filiera delle professionalità artistiche e tecniche dello spettacolo

Per il raggiungimento del primo obiettivo sono stati stanziati 90 milioni di euro per ciascuno dei seguenti centri storici:

  • Napoli
  • Palermo
  • Taranto
  • Cosenza

Inoltre sono stati finanziati  59 interventi strategici. tra cui :

  • 32 milioni di euro per il Grande progetto Ostia Antica
  • 8 milioni di euro per la realizzazione del Politecnico del Mare a Ostia
  • 20 milioni di euro per la valorizzazione del litorale domizio
  • 10 milioni di euro per il patrimonio culturale nella buffer zone di Pompei
  • 7 milioni di euro per il consolidamento e l’adeguamento della Via dell’Amore alle Cinque Terre
  • 4 milioni di euro per il restauro e la valorizzazione di Villa Correr Dolfin e il parco storico a Porcia -Pordenone
  • 4,4 milioni di euro per il restauro e la valorizzazione di Palazzo Carignano a Torino
  • 1 milioni di euro per la riqualificazione della Casa Museo di Raffaello a Urbino

Al Piano è assegnata una dotazione finanziaria complessiva di 740 milioni a valere sulle risorse del fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020, così suddivisi:

  • anno 2018: 30,000 milioni di euro;
  • anno 2019: 50,000 milioni di euro;
  • anno 2020: 50,000 milioni di euro;
  • anno 2021: 100,000 milioni di euro;
  • anno 2022: 70,000 milioni di euro;
  • anno 2023: 10,000 milioni di euro;
  • anno 2024: 10,000 milioni di euro;
  • anno 2025: 420,000 milioni di euro
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Cambio di sagoma, serve il permesso a costruire

La Cassazione ribadisce che qualsiasi cambio di sagoma d’ingombro è da ritenersi al pari di una nuova costruzione e quindi è necessario il permesso di costruire

L’ordinanza n. 20718/2018 della corte di Cassazione ribadisce che qualsiasi variazione di sagoma d’ingombro è sempre da ritenersi al pari di una nuova costruzione, anche se ci si appella ad un intervento ricostruttivo per adeguamento sismico.

Pertanto,  necessita quindi sempre di permesso di costruire, indipendentemente dalla realizzazione o meno d’una maggior volumetria e/o dall’utilizzabilità della stessa a fini abitativi.

I fatti in breve

Un proprietario di uno stabile procede alla demolizione e ricostruzione in situ del fabbricato, non rispettando:

  • l’originaria volumetria
  • la sagoma originaria
  • le distanze dal fabbricato limitrofo

Secondo il proprietario si tratterebbe di un:“intervento ricostruttivo con adeguamento sismico funzionale ex legge n. 219 del 1981”, non assoggettato al rispetto delle distanze.

I vicini non condividendo questa tesi gli fanno causa ed in primo grado il tribunale, con una sentenza del 2008, condannava:

il convenuto (proprietario dello stabile)  all’eliminazione delle sporgenze (cioè dei corpi aggettanti costituiti dai balconi) che distavano meno di 1,5 metri dal confine con la proprietà degli attori, con arretramento degli stessi sino al limite previsto dal codice civile, nonché al risarcimento dei danni patiti dagli stessi attori per effetto delle violazioni edilizie realizzata.

In secondo grado la Corte di appello di Napoli, nella resistenza del proprietario, respingeva il ricorso ed in parziale riforma della sentenza di primo grado, disponeva l’arretramento del fabbricato dell’appellante, nella parte di fronte all’edificio, fino alla distanza di metri dieci dall’edificio degli originari attori, trovando nella specie applicazione delle norme tecniche attuative del PRG del Comune (diversamente da quanto ritenuto dal primo giudice).

La Cassazione chiamata in causa, ribadisce che:

in materia di distanze tra edifici, per nuova costruzione si deve intendere non solo la realizzazione a fundamentis di un fabbricato ma anche qualsiasi modificazione nella volumetria di un fabbricato precedente che ne comporti l’aumento della sagoma d’ingombro, direttamente incidendo sulla situazione degli spazi tra gli edifici esistenti, e ciò anche indipendentemente dalla realizzazione o meno d’una maggior volumetria e/o dall’utilizzabilità della stessa a fini abitativi

Inoltre vengono richiamate, altre sentenza analoghe della stessa corte, nei casi di interventi di nuova costruzione dovuti a :

  • sopraelevazione che costituiscono analogamente nuova costruzione (Cass. 18 maggio 2011 n. 10909; Cass. 11 giugno 1997 n. 5246; Cass. 15 giugno 1996 n. 5517)
  • rifacimento di un tetto quando comporti l’aumento delle superfici esterne e dei volumi interni (Cass. 6 dicembre 1995 n. 12582)

La corte nel caso specifico ha osservato che vi era stato un ovvio aumento delle volumetrie e delle superfici, coprendo l’estensione dell’unica unità immobiliare ben due particelle in più rispetto al fabbricato preesistente, e che i lavori in questione erano stati sospesi per ben tre volte a causa delle difformità realizzate rispetto a quanto consentito dai titoli abilitativi.

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In arrivo 300 milioni di euro per l’edilizia residenziale pubblica

Con la conferenza unificata Stato Regioni del 13 settembre sono stati stanziati finanziamenti per 300 milioni di euro per l’edilizia residenziale pubblica

Il ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT)  ha comunicato che con l’approvazione del decreto ministeriale, nella Conferenza unificata Stato-Regioni del 13 settembre, sono stati approvati nuovi finanziamenti per l’edilizia residenziale pubblica, per un importo di 321.116.384,00 euro.

I finanziamenti si inseriscono nel “Programma di recupero e razionalizzazione degli immobili e degli alloggi di edilizia residenziale pubblica di proprietà dei Comuni e degli Istituti autonomi per le case popolari- IACP“.

Rispetto al passato, il decreto approvato fissa nuovi criteri per la ripartizione dei fondi e tempi certi per la realizzazione degli interventi.

Viene infatti previsto che i comuni debbano :

  • avviare gli interventi finanziati entro un anno dalla concessione del contributo da parte della Regione
  • ultimare, tali lavori, entro due anni.

Nel caso in cui queste tempistiche non vengano rispettate viene prevista la sospensione dei finanziamenti ed eventualmente, in tempi certi, la loro revoca.

Le risorse revocate verranno poi riassegnate annualmente, secondo un criterio di proporzionalità, alle regioni più virtuose che avranno uno stato di avanzamento lavori superiore alla media nazionale.

Entro sei mesi il Ministero istituirà uno specifico comitato tecnico di monitoraggio, con la partecipazione delle regioni e dell’Anci, che dovrà proprio vigilare sul rispetto delle nuove norme e sull’effettivo avanzamento dei programmi.

La Puglia avrà il finanziamento maggiore , con quasi 62 milioni di euro, seguono la Campania con 55 milioni di euro, il Piemonte con circa 33 milioni di euro e la Lombardia con 24 milioni

Fondo di solidarietà per Genova

Le Regioni in sede di Conferenza unificata hanno dimostrando grande senso di responsabilità e di vicinanza alla città di Genova, decidendo di creare un fondo di solidarietà in cui far confluire il 2% dei fondi spettanti, così da aumentare di 6,4 milioni di euro le risorse da erogare alla Liguria per l’edilizia residenziale pubblica e dare così una risposta alle tante famiglie rimaste senza casa dopo il crollo del Ponte Morandi.

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Per l’interramento di serbatoi GPL si applicano le regole per le nuove costruzioni

Il MISE precisa che le procedure per l’interramento dei serbatoi GPL di capacità inferiore a 13 m³ sono quelle che si applicano per le nuove costruzioni

Con il comunicato del 17 settembre 2018 il MISE (ministero sviluppo economico) precisa le ” Procedure di riqualificazione per interramento di serbatoi GPL di capacità inferiore a 13 mc.

La competente “Direzione generale per il mercato, la concorrenza, il consumatore, la vigilanza e la normativa tecnica” quale Autorità di vigilanza sul mercato ribadisce :

che ogni intervento di ricondizionamento dei serbatoi GPL per “interramento” si configura come “modifica” e, pertanto, deve essere realizzato in conformità alle disposizioni applicabili per le nuove costruzioni, assoggettando l’attrezzatura ad una procedura di valutazione della conformità in ottemperanza al decreto legislativo 93/2000, come modificato dal d.lgs. 26/2016 di attuazione della direttiva 2014/68/UE “attrezzature a pressione –  PED”

Ai sensi di tale normativa, al fine di non esporre gli utenti a rischi potenziali, eventuali attività di “interramento” di serbatoi GPL devono essere poste in essere, predisponendo le misure di messa in sicurezza, ad opera di “organismi notificati” sulla Direttiva “attrezzature a pressione – PED”, ai sensi del d.lgs. 93/2000, tramite il rilascio di nuova Dichiarazione di conformità e marcatura CE.

L’attrezzatura deve essere pertanto sottoposta ad una procedura di valutazione della conformità in ottemperanza al decreto legislativo 93/2000, come modificato dal d.lgs. 26/2016 di attuazione della direttiva 2014/68/Ue.

Cosa sono i PED – attrezzature a pressione

I PED (Pressure Equipment Directive) sono quegli impianti (insiemi) o quelle  singole attrezzature che operano ad una pressione massima ammissibile superiore a 0,5 bar relativi (es. caldaie, recipienti a pressione, tubazioni ed accessori) immessi sul mercato europeo.

Essi devono:

  • essere conformi alla direttiva 2014/68/Ue
  • avere la marcatura CE

Le attrezzature a pressione e gli insiemi possono essere messi a disposizione del mercato italiano e messi in servizio soltanto se soddisfano i requisiti del decreto n.26/2016 anche in caso di installazione/ manutenzione e di impiego conforme alla loro destinazione.

Le attrezzature a pressione indicate nel decreto n.26/2016 sono:

  • recipienti destinati a contenere:
  1. gas, gas liquefatti, gas disciolti sotto pressione, vapori e liquidi la cui tensione di vapore alla temperatura massima ammissibile e’ superiore di almeno 0,5 bar alla pressione atmosferica normale (1013 mbar)
  2. liquidi con una tensione di vapore alla temperatura massima ammissibile inferiore o pari a 0,5 bar oltre la pressione atmosferica normale (1.013 mbar)
  • attrezzature a pressione a focolare o altro tipo di riscaldamento, con rischio di surriscaldamento, destinate alla generazione di vapore o acqua surriscaldata a temperature superiori a 110 oC, quando il volume e’ superiore a 2 litri, nonche’ tutte le pentole a pressione
  • tubazioni
  • accessori di sicurezza e accessori a pressione
Clicca qui per scaricare il testo del decreto n. 26/2016 Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

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