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Newsletter 580 del 14 settembre 2018

In questo numero:



Sicurezza
La nuova guida al codice di prevenzione incendi
Titoli edilizi
Permesso di costruire: il Comune ha 10 anni per richiedere il ricalcolo degli oneri
Titoli edilizi
Diritti di terzi: il Comune non è tenuto a verificare se vengono lesi
Lavori pubblici
Suggerimenti ed esempi pratici nella guida UE agli appalti pubblici
Sicurezza
Prevenzione incendi nei condomini, in arrivo le nuove regole
Sicurezza
Contenitori-distributori di carburante ad uso privato, i chiarimenti nella circolare VVF
Lavori pubblici
Contratti sotto soglia, le nuove FAQ sulle linee guida Anac
Fisco
La cedolare secca è applicabile agli immobili locati ad uso ufficio?
Rinnovabili
Decreto Rinnovabili, priorità al solare in sostituzione delle vecchie coperture in amianto
Tecnologie
Ecco il nuovo iPhone Xs: super-Retina, HDR, OLED, resistenza all’acqua
Rinnovabili
ISO 37120:2018, arriva la certificazione per le “città sostenibili”
Lavori pubblici
Disegno di legge “spazzacorrotti”, ecco di cosa si tratta
Opere edili
La richiesta di correzione dati catastali si fa online
Fisco
Come mantenere l’agevolazione prima casa in caso di cambio di residenza
Fisco
Attenzione, partono i controlli e le sanzioni sull’ecobonus!
Titoli edilizi
Abuso edilizio in zona vincolata, è possibile la multa in alternativa alla demolizione?
Lavori pubblici
Edilizia scolastica, in arrivo più fondi e meno burocrazia
Lavori pubblici
Commissari di gara: online il portale per l’iscrizione all’albo dell’Anac, ecco le istruzioni
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La nuova guida al codice di prevenzione incendi

L’Inail in collaborazione con i Vigili del Fuoco ha pubblicato un’utilissima  guida “codice prevenzione incendi”, una guida completa con tutta la normativa di riferimento ed esempi pratici

L’Inail ha pubblicato sul sito il nuovo codice prevenzione incendi 2018 dal titolo:

“La progettazione antincendio Applicazioni pratiche nell’ambito del d.m. 3 agosto 2015 e s.m.i.”.

La guida è il risultato di una collaborazione, nell’ambito dei progetti previsti nel piano delle attività di ricerca per il triennio 2016/2018, tra:

  • Inail, Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici
  • Università degli Studi di Roma “La Sapienza” – DICMA
  • Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco

Ricordiamo che le misure di prevenzione e protezione da adottarsi nei luoghi di lavoro, al fine di ridurre l’insorgenza di un incendio e limitarne le conseguenze, costituiscono un obbligo del datore di lavoro sancito dall’art. 46 del d.lgs. n. 81/2008 (testo unico per la sicurezza).

La progettazione antincendio, nel rispetto della normativa vigente in materia, può essere effettuata elaborando soluzioni tecniche flessibili ed aderenti alle specifiche caratteristiche ed esigenze delle attività soggette al controllo di prevenzione incendi (metodo prestazionale).

In questo contesto si inserisce il Codice di prevenzione incendi (Co.P.I.) che, senza effettuare uno strappo rispetto al passato, si propone come promotore del cambiamento, privilegiando l’approccio prestazionale, in grado di garantire standard di sicurezza antincendio elevati mediante un insieme di soluzioni progettuali, sia conformi che alternative.

Al fine di illustrare le potenzialità del Codice e di fornire degli strumenti esplicativi, incentrati su esempi pratici di progettazione, che sembrano rappresentare un’esigenza particolarmente sentita dai professionisti, è stata attivata una collaborazione tra i sopra citati enti.

Saranno quindi sviluppati, secondo l’approccio e con gli obiettivi sopra evidenziati, una serie di compendi riguardanti, fondamentalmente, le dieci misure della strategia antincendio presenti nel Codice:

  • S.1 Reazione al fuoco
  • S.2 Resistenza al fuoco
  • S.3 Compartimentazione
  • S.4 Esodo
  • S.5 Gestione della sicurezza antincendio
  • S.6 Controllo dell’incendio
  • S.7 Rivelazione ed allarme
  • S.8 Controllo di fumi e calore
  • S.9 Operatività antincendio
  • S.10 Sicurezza degli impianti tecnologici e di servizio

Obiettivi

L’utilizzo della metodologia del caso studio, normalmente utilizzata nel campo della ricerca empirica come metodologia che ha la funzione di approfondimento di una questione, nello specifico, si ritiene possa favorire l’apprendimento dei metodi e degli strumenti offerti dal Codice, illustrandone l’applicazione pratica in contesti reali.

Il caso studio consiste nella descrizione di una situazione realistica, a partire dalla quale s’intenderebbe sviluppare nel lettore le capacità analitiche necessarie per affrontare, in maniera sistematica, una situazione reale, nella sua effettiva complessità.

La pubblicazione Inail

La guida si articola nei seguenti capitoli:

  1. obiettivi
  2. la progettazione antincendio
  3. il Codice di prevenzione incendi
  4. la struttura del Codice
  5. campo di applicazione del Codice
  6. la progettazione antincendio per le attività normate e non
  7. i principi generali e il nuovo ruolo del progettista
  8. la logica del Codice
  9. la strategia antincendio
  10. l’applicazione del Codice: un primo bilancio

Sono quindi riportati due casi studio:

  • La progettazione antincendio in un edificio adibito ad uffici:
    1. Descrizione dell’attività
    2. Contestualizzazione dell’attività in relazione alla prevenzione incendi
    3. Obiettivi dello studio
    4. La normativa applicabile
    5. Illustrazione dell’edificio oggetto dello studio
    6. Il progetto antincendio secondo il d.m. 22 febbraio 2006
    7. Il progetto antincendio secondo il d.m.i. 8 giugno 2016
    8. Progettare con la F.S.E. – approfondimento sulla modellazione dell’esodo
  • La progettazione antincendio in un’autorimessa:
    1. Descrizione dell’attività
    2. Contestualizzazione dell’attività in relazione alla prevenzione incendi
    3. Obiettivi dello studio
    4. La normativa applicabile
    5. Illustrazione dell’autorimessa oggetto dello studio
    6. Il progetto antincendio secondo il d.m. 1 febbraio 1986
    7. Il progetto antincendio secondo il d.m. 21 febbraio 2017
    8. Progettare una soluzione alternativa con la F.S.E. – applicazione dei metodi M.1, M.2 e M.3

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Permesso di costruire: il Comune ha 10 anni per richiedere il ricalcolo degli oneri

Il Consiglio di Stato chiarisce che il Comune ha 10 anni per un eventuale ricalcolo, in caso di errori di quantificazione degli oneri di costruzione di un permesso di costruire


Con la sentenza n.12/2018 del Consiglio di Stato si chiarisce che l’Amministrazione comunale, in caso di errori di quantificazione ed in base alla tariffa vigente al momento del rilascio del permesso di costruire, ha 10 anni per poter procedere al ricalcolo degli oneri.

I fatti in breve

Nel 2007 un Comune siciliano ha ricalcolato e richiesto il pagamento del contributo di costruzione, a distanza di quattro anni dal rilascio delle originarie concessioni edilizie e in misura circa quattro volte superiore a quella iniziale, in base all’art. 16 del dpr 380/2001.

Il Comune con due concessioni edilizie del 2002 ha autorizzato la realizzare di due capannoni con annessi uffici e sale esposizione in una zona commerciale. Per entrambi i capannoni sono state rilasciate peraltro nel 2003 due concessioni in variante, per la realizzazione di un piano cantinato sottostante ai due capannoni assentiti.

Nel 2007, all’esito di una complessa vicenda amministrativa che aveva visto il Comune intraprendere un procedimento di riesame delle due concessioni inizialmente rilasciate e la successiva conferma di dette concessioni, l’ente stesso ha comunicato l’avvio di un procedimento inteso a rideterminare il contributo di costruzione, con particolare riferimento agli oneri di urbanizzazione.

Gli oneri, in fase di ricalcolo sono stati quadruplicati.

I proprietari degli immobili hanno così presentato ricorso al Tar Sicilia lamentando l’illegittimità di tali atti sotto svariati profili, a cominciare dalla loro adozione a notevole distanza di tempo dal rilascio dei titoli edilizi.

Il tribunale amministrativo regionale per la Sicilia ha accolto il terzo motivo dell’originario ricorso, annullando l’atto di rideterminazione degli oneri concessori, per avere il Comune  applicato una tariffa ritenuta erronea (quella asseritamente prevista per i centri commerciali).

Il Comune ha proposto appello al consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, la quale però rimanda gli atti all’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, a causa dei diversi orientamenti giurisprudenziali.

Secondo la difesa del Comune:

già la originaria determinazione degli oneri concessori era stata fatta sulla base della tariffa prevista per gli insediamenti commerciali e direzionali, la rideterminazione in autotutela (oggetto dei ricorsi di primo grado) essendo intervenuta al solo fine di rettificare (non già la tariffa applicabile) quanto le sue concrete modalità applicative, avuto riguardo al parametro della superficie lorda e della superficie complessiva dell’insediamento

Il Consiglio di Stato chiarisce che:

  1.  la rideterminazione degli oneri concessori costituisce l’esercizio di una legittima facoltà nell’ambito di un rapporto paritetico tra la pubblica amministrazione e il privato
  2. […]  il soggetto obbligato sia tenuto a corrispondere il contributo di costruzione nel rispetto dei termini convenuti e che l’amministrazione comunale deve eseguire le opere di urbanizzazione in coerenza, anche sul piano temporale, allo sviluppo edilizio del territorio
  3. al quesito inerente alla natura, privatistica o pubblicistica, degli atti con i quali l’amministrazione comunale determina o ridetermina il contributo di costruzione, di cui all’art. 16 del d.P.R. n. 380 del 2001, il CdS  risponde con la riaffermazione della loro natura privatistica, sin qui ribadita dalla giurisprudenza

La giurisprudenza del Consiglio di Stato afferma che:

la natura paritetica dell’atto di determinazione consente che la pubblica amministrazione possa apportarvi modifiche, sia in favore del privato che in senso contrario, purché ciò avvenga nei limiti della prescrizione decennale del relativo diritto di credito (v., inter multas, Cons. St., sez. IV, 28 novembre 2012, n. 6033, Cons. St., sez. IV, 17 settembre 2010, n. 6950).

Il carattere paritetico del rapporto, non esclude quindi la doverosità della rideterminazione quante volte la pubblica amministrazione si accorga che l’iniziale determinazione degli oneri di urbanizzazione sia dipesa da un’inesatta applicazione delle tabelle o anche da un semplice errore di calcolo.

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Diritti di terzi: il Comune non è tenuto a verificare se vengono lesi

In caso di SCIA il Comune non è tenuto a controllare se siano lesi i diritti di terzi: ecco i nuovi chiarimenti del Consiglio di Stato

Con la sentenza del Consiglio di Stato n. 5115/2018 viene chiarito che, in caso di titoli abilitativi o autorizzativi, l’amministrazione comunale non è tenuta a verificare, se e come, vengano lesi diritti di terzi, ma deve solo controllare il rispetto delle norme urbanistiche ed edilizie.

I fatti in breve

Al fine di eseguire lavori di manutenzione straordinaria, relativi all’istallazione di impianti tecnologici, occorrenti per la propria attività, una società presenta una SCIA al Comune nel 2014.

E’ da sottolineare che:

  • i lavori consistevano nell’apposizione di un tubo di sfiato sulla facciata dell’edificio condominiale
  • i lavori non erano stati preventivamente autorizzati da parte degli altri condomini

In conseguenza di ciò, condomini dello stabile diffidano il funzionario responsabile dell’area urbanistica del Comune chiedendo:

 di procedere all’immediata sospensione del titolo abilitativo per silenzio rilasciato, essendo stato reso su presupposti inesistenti

I condomini fondano la propria diffida (in particolare alla emanazione di provvedimento di sospensione) su due argomentazioni:

  • la prima consistente nell’affermare che l’amministrazione comunale avrebbe dovuto subordinare il rilascio dell’assenso edilizio a specifica autorizzazione di assenso dei comproprietari
  • la seconda consistente nel rilievo che la richiesta di assenso edilizio non era stata corredata dalla indicazione delle autorizzazioni ottenute e contemplate dalla normativa di settore, così come previsto dal dpr 542/1994.

Non avendo riscontro alcuno da parte dell’Amministrazione e sentendosi lesi, presentano prima ricorso al Tar Campania e poi al Consiglio di Stato. In entrambi i casi i ricorsi vengono respinti.

La sentenza del Tar afferma, innanzitutto, l’inammissibilità del ricorso, in quanto rivolto avverso il silenzio serbato in ordine alla richiesta di revoca dell’attestato del responsabile dell’area urbanistica.

Si legge nella sentenza:

costituendo detto attestato null’altro che una dichiarazione di scienza, circa l’avvenuta presentazione della Scia da parte del legale rappresentante della società controinteressata, e circa l’assenza, successivamente a tale presentazione e fino alla data odierna di provvedimenti sospensivi dell’efficacia della Scia in questione, non è dato comprendere come un attestato di fatti “esistenti e veritieri” possa essere revocato

Quanto alla diffida ad adottare provvedimenti di sospensione dell’efficacia della Scia, la sentenza dichiara l’inammissibilità del ricorso:

per essere stato chiesto l’esercizio di poteri in autotutela, da parte dell’ente, in materia sottratta alla sfera di competenza giurisdizionale del G.A.

Il Consiglio di Stato sottolinea, poi, come la Pubblica Amministrazione non deve verificare ogni aspetto civilistico che potrebbe venire in rilievo, ma deve vagliare esclusivamente quelli urbanistici.

Inoltre, nel caso di specie, trattandosi non di “innovazioni”, bensì dell’uso a fini esclusivamente propri di un bene comune da parte di un condomino “senza evidenti alterazioni dello stesso e senza l’impedimento all’uso paritetico della facciata da parte degli altri comproprietari dell’immobile, non era necessario l’assenso degli altri contitolari all’istallazione sulla stessa facciata, del tubo di sfiato”.

Oggetto del giudizio è il silenzio serbato dall’amministrazione su quanto richiesto con la diffida del 2016, vale a dire l’adozione di un provvedimento di sospensione “del titolo abilitativo per silenzio dell’amministrazione”. Il Consiglio di Stato in merito ricorda che l’ambito del giudizio avverso il silenzio è definito:

  • sul piano soggettivo, con riferimento ai soggetti che hanno presentato l’istanza rimasta insoddisfatta a causa del silenzio dell’amministrazione, e dunque titolari della legittimazione ad agire
  • sul ipano oggettivo, dal provvedimento richiesto con l’istanza ed in ordine al quale l’amministrazione non ha esercitato il relativo potere, nemmeno in senso negativo

In conclusione, quindi, si ribadisce che l’obbligo di verifica dell’amministrazione concerne i soli aspetti di illegittimità segnalati, e nei limiti in cui detti aspetti riguardino una violazione di norme che, poste a tutela dell’interesse pubblico in materia edilizia e urbanistica, comportino (anche) una lesione di posizioni di interesse legittimo.

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Suggerimenti ed esempi pratici nella guida UE agli appalti pubblici

Guida UE agli appalti pubblici: dal bando all’aggiudicazione di progetti finanziati, ecco gli errori più comuni, esempi concreti, alert, link interattivi

Come evitare gli errori più comuni nei progetti finanziati dai Fondi strutturali e di investimento europei, ecco in sintesi il contenuto della guida UE agli appalti pubblici tradotta ora anche in italiano, dal titolo:

Orientamenti in materia di appalti pubblici per professionisti. Su come evitare gli errori più comuni nei progetti finanziati dai Fondi strutturali e d’investimento europei.

Obiettivo

La guida predisposta dai tecnici della Commissione europea ha lo scopo di aiutare le imprese e, soprattutto, le Pubbliche Amministrazioni nella gestione delle gare, cercando di evitare alcuni tra gli errori più frequenti.

E’ finalizzata, quindi, a fornire raccomandazioni generali e a illustrare le migliori prassi; non fornisce, tuttavia, indicazioni giuridicamente vincolanti e non sostituisce procedure e regolamenti interni.

Errori più comuni

Secondo la Commissione Europea, gli errori più comuni sono relativi a:

  • scelta della procedura
  • inosservanza degli obblighi di pubblicazione, dei termini per la presentazione delle offerte e la mancata pubblicazione dei criteri di selezione
  • definizione insufficiente dell’oggetto dell’appalto
  • richiesta di specifiche tecniche che violano i requisiti di parità di trattamento, non discriminazione e trasparenza
  • criteri di selezione e/o di aggiudicazione illegittimi, sproporzionati e/o discriminatori
  • mancanza di trasparenza nella valutazione
  • modifica dei criteri di selezione/aggiudicazione dopo l’apertura delle offerte
  • negoziazione durante la procedura di aggiudicazione
  • errori di calcolo
  • conflitto di interessi
  • aggiudicazione di appalti supplementari senza gara, in assenza di cause eccezionali
  • modifica alla portata o al valore dell’appalto

Contenuti

Nel documento vengono fornite definizioni, informazioni, criteri a cui ispirarsi, consigli pratici su procedure, tempistiche, valutazioni, risorse umane, organizzazione, documentazione, indicazioni su vantaggi e svantaggi in riferimento alle principali fasi di una procedura di appalto pubblico, ossia:

  • preparazione e pianificazione
  • pubblicazione
  • presentazione delle offerte e selezione degli offerenti
  • valutazione delle offerte
  • aggiudicazione dell’appalto
  • esecuzione del contratto di appalto

Vengono, inoltre, evidenziate le questioni particolarmente delicate a cui prestare maggiormente attenzione; nonché i potenziali errori da evitare.

Al fine di facilitarne l’uso, sono presenti:

  • specchietti e tabelle, in cui sono evidenziati gli errori più comuni, e i metodi per evitarli
  • alert di cui tenere conto (ad esempio, l’invito a non fare confusione tra requisiti di partecipazione a pena di esclusione, parametri di selezione delle imprese sulla base di fatturato e capacità tecnica e criteri di aggiudicazione delle offerte)
  • link a testi legislativi e altri documenti utili
  • indicazioni per condurre analisi di mercato preliminari all’assegnazione dell’appalto senza incorrere nel rischio di alterare la concorrenza
  • spiegazioni su come stimare il valore complessivo del contratto insieme all’indicazione di suddividere l’appalto in lotti o motivare una scelta contraria

In appendice, infine:

  • un elenco degli errori più comuni commessi dalle amministrazioni e relativa soluzione per rimediare
  • un’articolata check-list, messa a punto dai tecnici di Bruxelles per funzionari della Pa e imprese, per capire se sono stati seguiti tutti i passaggi necessari per la conclusione della gara, senza incorrere in errori o ricorsi

Struttura

La guida si divide in due parti

  • Orientamenti, in cui vengono presentate tutte le sei fasi della procedura dell’appalto pubblico
  • Strumentario, con documenti di riferimento che affrontano argomenti specifici in modo più approfondito, illustrano esempi di buone prassi

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Prevenzione incendi nei condomini, in arrivo le nuove regole

Prevenzione incendi nei condomini: le nuove regole della bozza di decreto si applicheranno ai nuovi edifici e alla realizzazione o rifacimento delle facciate

Dopo l’approvazione dei VVF, la bozza di decreto del Ministero dell’Interno contenente la regola tecnica integrativa del dm 246/1987 sulle norme antincendio negli edifici di civile abitazione di “altezza antincendi” uguale o superiore a 12 metri, è a Bruxelles per l’approvazione e la ratifica definitiva (entro il 23 novembre se non emergono criticità). Si tratta di valutare se le nuove regole possono impedire la libera circolazione dei prodotti da costruzione.

Il provvedimento contiene, quindi, modifiche al decreto 246/1987, in particolare aggiunge l’Allegato 1 ed i requisiti a cui devono rispondere le facciate dei condomini, al fine di prevenire la propagazione del fuoco.

Allegato 1

Parte integrante del decreto l’Allegato 1, contenente modifiche alle norme tecniche del dm 246/1987.

Le disposizioni dell’Allegato si riferiscono agli edifici di civile abitazione di nuova realizzazione ed a quelli esistenti alla data di entrata in vigore del decreto.

Requisiti sicurezza antincendio delle facciate

Per gli edifici di civile abitazione soggetti ai provvedimenti di prevenzione incendi, i requisiti sicurezza antincendio delle facciate, elementi sensibili dal punto di vista della sicurezza incendio, devono:

  • limitare la probabilità di propagazione di un incendio possa estendersi ad altre parti dell’edificio a causa di fumi e fiamme fuoriuscenti da vani, aperture, cavità e interstizi eventualmente presenti nella facciata
  • limitare la probabilità di un incendio di una facciata e la successiva propagazione dello stesso a causa di un fuoco avente origine esterna
  • evitare o limitare, in caso di incendio, la caduta di parti di facciata, che possono compromettere l’esodo nel cadere, possano ostacolare l’esodo in sicurezza

Ambito applicativo

Viene, inoltre, chiarito che le nuove disposizioni progettuali si applicano a:

  • edifici di civile abitazione di nuova realizzazione
  • edifici esistenti oggetti di interventi successivi alla data di entrata in vigore del decreto comportanti la realizzazione o il rifacimento delle facciate per una superficie superiore al 50% della superficie complessiva delle facciate

Non si applicano, invece a:

  • edifici di civile abitazione per i quali  alla data di entrata in vigore del decreto siano stati pianificati o siano in corso lavori di rifacimento delle facciate sulla base di un progetto approvato dal competente Comando dei Vigili del Fuoco, ossia che all’entrata in vigore del regolamento risulteranno già autorizzati dalle competenti autorità

Tempi di attuazione

Il decreto definisce, infine, un periodo transitorio di attuazione delle misure inerenti la gestione della sicurezza sia in condizioni ordinarie che in caso di emergenza:

  • due anni di tempo per ottemperare alle disposizioni che riguardano l’installazione degli impianti di segnalazione manuale di allarme incendio (previsti per altezze superiori a 54 metri) e dei sistemi di allarme vocale per scopi di emergenza (obbligatori per condomìni di altezza antincendio superiore a 80 metri)
  • un anno di tempo per mettere in atto le restanti prescrizioni, riguardanti principalmente tutte le azioni da mettere in atto per assicurare sia la sicurezza antincendio in condizioni ordinarie che una corretta evacuazione in caso di incidente

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Contenitori-distributori di carburante ad uso privato, i chiarimenti nella circolare VVF

Dai VVF indicazioni applicative su contenitori-distributori di carburante ad uso privato e la corretta applicazione della regola tecnica di prevenzione incendi (dm 22 novembre 2017)

Ai fini della prevenzione incendi, i contenitori-distributori ad uso privato per l’erogazione di carburate liquido di categoria C (ad esempio il gasolio) sono regolamentati da:

  • dm 22 novembre 2017, regola tecnica per l’installazione e l’esercizio dei contenitori-distributori
  • dm 10 maggio 2018, in modifica della precedente regola tecnica.

Con la circolare n. 1/2018 del 29 agosto i Vigili del Fuoco forniscono alcuni chiarimenti in materia di prevenzione incendi sull’installazione e l’esercizio di contenitori-distributori, ad uso privato, per l’erogazione di carburante liquido di categoria C.

Il documento ricostruisce la normativa di riferimento ed in particolare si sofferma su alcuni punti del dm 22 novembre 2017, modificato dal dm 10 maggio 2018, che abroga e sostituisce le norme del precedente decreto e si applica a tutti i contenitori-distributori ad uso privato, indipendentemente dal tipo di attività nella quale sono installati.

Esenzioni dall’adeguamento alla regola tecnica

La nota chiarisce i casi in cui i distributori esistenti sono esentati dall’obbligo di adeguamento alla regola tecnica (art. 4 comma 1 del dm 22 novembre 2017), ossia se sono:

  • in possesso di atti abilitativi riguardanti anche la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio
  • in possesso del certificato di prevenzione incendi in corso di validità (o presentata SCIA)
  • pianificati, o sono in corso, lavori di installazione di contenitori distributori sulla base di un progetto approvato dal competente Comando

Definizioni ed elementi tecnici

In riferimento al termine “contenitore-distributore” impiegato nella regola tecnica (dm 22 novembre 2017), viene confermato che è l’equivalente dei termini “contenitore-distributore rimovibile” e “contenitore-distributore mobile” presenti nel dm 19 marzo 1990.

Le disposizioni del decreto non si applicano quindi agli impianti fissi di distribuzione carburanti per autotrazione e ai serbatoi fissi connessi ad esempio a gruppi elettrogeni o ad impianti di riscaldamento.

Viene, inoltre, precisato che con l’entrata in vigore del decreto 22 novembre 2017:

  • decadono le approvazioni di tipo rilasciate per serbatoi in plastica privi del requisito di reazione al fuoco di classe A 1, ai fini delle nuove immissioni sul mercato
  • non decadono le approvazioni di tipo rilasciate in riferimento del dm 19 marzo 1990 e del dm 12 marzo 2003, a condizione che l’eventuale adeguamento alle nuove misure previste non comporti modifiche strutturali o impiantistiche del contenitore-distributore approvato

Bacino di contenimento e imprenditori agricoli

In riferimento al punto 4.1 dell’allegato al dm viene chiarito che il bacino di contenimento non viene considerato elemento strutturale del contenitore distributore; pertanto, l’eventuale modifica del solo bacino non necessita di un aggiornamento della approvazione di tipo rilasciata ai sensi del dm 31 luglio 1934. Lo stesso vale per il box prefabbricato contenitore-distributore (non è da considerare elemento strutturale).

Il punto 4.10 si riferisce agli imprenditori agricoli che utilizzano contenitori distributori di prodotti petroliferi di capienza non superiore a 6 metri cubi, anche se muniti di erogatore: sono esentati dalla presentazione SCIA (dall’applicazione del dpr 151/2011); occorre, tuttavia, che osservino quanto indicato dal dm 22 novembre 2017.

Indicazioni sul dm 10 maggio 2018

Ulteriori chiarimenti sono forniti in merito al dm 10 maggio 2018:

  • entro il 17 febbraio 2019 possono essere commercializzati ed installati contenitori-distributori (aventi in particolare bacini di contenimento pari al 50% della capacità geometrica massima) conformi alle specifiche precedenti ma con apparecchiature realizzate entro il 5 gennaio 2018
  • dopo il 17 febbraio 2019 potranno continuare ad essere utilizzati solo se in regola con i procedimenti di prevenzione incendi, disposizione valida solo per le caratteristiche costruttive del prodotto “contenitore-distributore”, mentre devono comunque essere rispettati le altre misure di sicurezza di cui all’allegato al dm 22 novembre 2017

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Contratti sotto soglia, le nuove FAQ sulle linee guida Anac

“Contratti sotto soglia”: il sorteggio non legittima il re-invito del contraente uscente; prevista la pubblicazione degli elenchi degli operatori economici anche se di numero ridotto

Dopo la pubblicazione in Gazzetta delle linee guida Anac n. 4, recanti Procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici, l’Anac ha aggiornato le FAQ al fine di fornire ulteriori chiarimenti in merito.

Le FAQ sono state aggiornate inserendo la numero 5 e 6 riguardanti, rispettivamente:

  • paragrafo 3.6 e 3.7, sul principio di rotazione degli affidamenti e degli inviti
  • paragrafo 5.1.10, sugli elenchi aperti e ridotto numero di operatori economici

FAQ n. 5

Con riguardo all’applicazione del principio di rotazione, sussistendo i presupposti di cui al paragrafo 3.6 delle Linee guida e al di fuori delle ipotesi eccezionali contemplate al successivo paragrafo 3.7, è legittimo nelle procedure negoziate il re-invito all’operatore uscente, che abbia manifestato interesse alla candidatura a seguito di avviso pubblico e sia stato poi estratto tramite sorteggio con estrazione casuale?

Doverosa è la rotazione tanto in relazione agli affidamenti che agli inviti: pertanto, il sorteggio non legittima il re-invito del contraente uscente.

FAQ n. 6

Il paragrafo 5.1.10 delle Linee guida n.4 prevede che gli elenchi degli operatori economici utilizzati per la selezione degli operatori economici da invitare alle procedure negoziate vengano pubblicati sul sito web della stazione appaltante, non appena costituiti. Ciò posto, è legittimo prevedere nel bando l’omissione della pubblicazione dei suddetti elenchi, nei casi in cui, per le condizioni del mercato locale, sia prevedibile che un ridotto numero di operatori economici faccia domanda di iscrizione?

Nel caso in cui la stazione appaltante preveda un ridotto numero di operatori economici interessati all’iscrizione all’elenco,  per la selezione degli operatori economici da invitare alle procedure negoziate, non è corretto prevedere nel bando la segretazione del nominativo dei partecipanti. In caso di poche iscrizioni, precisa l’Anac, la pubblicazione preventiva degli elenchi potrebbe favorire l’insorgenza di accordi collusivi.

Clicca qui per accedere alle FAQ aggiornate al 12 settembre 2018

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La cedolare secca è applicabile agli immobili locati ad uso ufficio?

E’ possibile ricorrere alla cedolare secca nel caso di locazione ad uso ufficio? La risposta è negativa: vale solo per immobili locati con finalità abitative

L’opzione per la cedolare secca è possibile anche nel caso di locazione di un immobile abitativo per uso ufficio?

A questa richiesta di chiarimento da parte di un contribuente ha risposto l’Agenzia delle Entrate tramite la rivista telematica FiscoOggi.

In riferimento ai contratti di locazione per i quali è possibile optare per il regime della cedolare secca, in base alla circolare 26/E del 2011 le Entrate hanno chiarito che tale regime trova applicazione esclusivamente in relazione ai contratti di locazione aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo locati per finalità abitative e le relative pertinenze:

il regime di tassazione sostitutivo risulta applicabile solo con riferimento ai contratti di locazione aventi ad oggetto fabbricati censiti nel catasto dei fabbricati nella tipologia abitativa (categoria catastale A, escluso A10) ovvero per i quali è stata presentata domanda di accatastamento in detta tipologia abitativa. 

Di conseguenza, sono esclusi gli immobili che, pur avendo i requisiti di fatto per essere destinati ad uso abitativo, sono iscritti in una categoria catastale diversa, ossia i fabbricati accatastati come uffici o negozi.

Inoltre, come chiarito nella circolare 12/E del 2016, l’art. 9, comma 2, del dl 47/2014 ha esteso il regime applicativo della cedolare secca al contratto di locazione stipulato dal locatore con le cooperative edilizie o con gli enti senza scopo di lucro nel caso in cui l’immobile venga utilizzato per soddisfare le finalità abitative degli studenti universitari. Tuttavia, viene precisato che tale estensione non può essere effettuata in via interpretativa e si ritiene confermato, quindi, il principio secondo cui è escluso dal regime della cedolare secca il contratto di locazione stipulato con conduttori che operano nell’esercizio di attività di impresa o di lavoro autonomo.

In definitiva: la norma consente l’applicazione della cedolare secca solo per gli immobili abitativi locati con finalità abitative, escludendo quelle effettuate nell’esercizio di un’attività di impresa, o di arti e professioni.

Cedolare secca

A partire dal 2011, l’art. 3 del dlgs 23/2011, ha introdotto un nuovo regime facoltativo, alternativo a quello ordinario, di tassazione dei redditi derivanti dalla locazione per finalità abitative degli immobili ad uso abitativo e delle relative pertinenze, ossia il regime della cedolare secca.

La cedolare secca prevede dei vantaggi fiscali per i proprietari di una casa che decidono di cedere l’immobile in locazione ad uso abitativo; in particolare, per il periodo di durata dell’opzione è prevista l’esclusione:

  • dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), secondo le aliquote progressive per scaglioni di reddito, e delle relative addizionali sul reddito fondiario prodotto dall’immobile locato
  • dell’imposta di registro dovuta sul contratto di locazione, generalmente prevista nella misura del 2% del canone pattuito
  • dell’imposta di bollo sul contratto di locazione dovuta nella misura di euro 14,62 per ogni foglio

La cedolare secca sostituisce, quindi, le imposte di registro e di bollo, ove dovute, anche sulle risoluzioni e sulle proroghe del contratto di locazione. Inoltre, per il periodo di durata dell’opzione è sospesa per il locatore la facoltà di chiedere l’aggiornamento del canone, anche se detta facoltà è prevista nel contratto di locazione.

L’imposta dovuta nella forma della cedolare secca è determinata con l’applicazione di un’imposta sostitutiva che è pari:

  • al 21% per i contratti di locazione a canone libero (della durata 4+4)
  • al 10% per i contratti di locazione a canone concordato e relativi alle abitazioni che si trovano nei Comuni con carenza abitative e nei Comuni ad alta tensione abitativa (della durata di 3+2)

Come si paga

Il versamento della cedolare secca segue lo stesso meccanismo di versamento dell’Irpef; è versata a saldo e acconto in scadenza rispettivamente il 16 giugno e il 16 dicembre di ciascun anno.

Il pagamento avviene mediante l’F24, modello unificato di pagamento Agenzia delle Entrate che prevede anche la possibilità di compensare l’imposta dovuta con eventuali crediti.

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Decreto Rinnovabili, priorità al solare in sostituzione delle vecchie coperture in amianto

Il nuovo Decreto Rinnovabili prosegue il suo iter: incentivata la sostituzione di coperture in amianto con pannelli solari

E’ in esame la bozza del nuovo Decreto Rinnovabili, annunciato dal sottosegretario del Ministero dello Sviluppo economico Davide Crippa, ed ufficiosamente approvato dal Ministero dell’Ambiente.

La bozza di decreto, in coerenza con gli obiettivi europei 2020 e 2030, dovrebbe confermare gli incentivi dedicati alle fonti rinnovabili per il triennio 2018/2020, impostati dal precedente Governo, il cui iter tuttavia non si era ancora concluso, non dovrebbero esserci cambiamenti da parte dell’attuale Consiglio dei Ministri.

La finalità è quella di sostenere la produzione di energia elettrica dagli impianti alimentati da fonti rinnovabili ( indicati in allegato 1 al decreto ), attraverso la definizione di incentivi che ne promuovano l’efficacia, l’efficienza e la sostenibilità, in linea con gli obiettivi nazionali ed alle linee guida 2014/C 200/01 della Commissione Europea.

Un’importante novità riguarda la priorità data ai finanziamenti in cui è prevista la  sostituzione con pannelli fotovoltaici al posto di vecchie coperture con eternit ed amianto.

I bandi sono organizzati nei seguenti gruppi:

Gruppo A:

  • impianti eolici
  • impianti fotovoltaici

Gruppo A2

impianti fotovoltaici i cui moduli fotovoltaici sono installati in sostituzione di coperture di edifici su cui è operata la completa rimozione dell’eternit o dell’amianto. La superficie dei moduli non può essere superiore a quella della copertura rimossa.

Gruppo B:

  • impianti idroelettrici
  • impianti geotermoelettrici
  • impianti a gas residuati dei processi di depurazione
  • impianti alimentati da gas di discarica

Gruppo C:

impianti oggetto di rifacimento totale o parziale e rientranti nelle tipologie eolico, idroelettrico e geotermoelettrico.

Modalità e requisiti per l’accesso

Accedono, secondo i dettami della bozza, ai meccanismi di incentivazione gli impianti a fonti rinnovabili di potenza inferiore a 1 MW, indicati in allegato 1, rientranti nelle seguenti categorie:

  • impianti di nuova costruzione, integralmente ricostruiti e riattivati
  • impianti oggetto di un intervento di potenziamento
  • impianti oggetto di rifacimento

Gli impianti di potenza superiore ai valori massimi indicati, accedono ai meccanismi di incentivazione a seguito di partecipazione a procedure competitive di aste al ribasso per la definizione del livello di incentivazione, nei limiti di contingenti di potenza.

Gli impianti hanno accesso agli incentivi a condizione che i relativi lavori di realizzazione risultino, dalla comunicazione di inizio lavori trasmessa all’amministrazione competente, avviati dopo l’inserimento in posizione utile nelle graduatorie.

Sono, inoltre, necessari i seguenti requisiti generali per la partecipazione alle procedure di asta e registro:

  • sono richiesti i titoli abilitativi alla costruzione e all’esercizio dell’impianto, ivi inclusi i titoli concessori, ove previsti, ed il preventivo di connessione alla rete elettrica accettato in via definitiva
  • per gli impianti fotovoltaici, devono ricorrere entrambi i seguenti requisiti:
    1.  essere di nuova costruzione
    2. non essere ubicati in aree agricole
  • per gli impianti idroelettrici di nuova costruzione deve essere rispettata una delle caratteristiche costruttive di cui all’articolo 4, comma 3, lettera b), punti i., ii., iii. e iv. del decreto 23 giugno 2016, da dimostrare mediante specifica attestazione rilasciata dall’ente preposto al rilascio della concessione di derivazione, ove non già esplicitata nel titolo concessorio o nel relativo disciplinare

Prima di inoltrare la richiesta di accesso agli incentivi il soggetto responsabile è tenuto ad inserire o aggiornare i dati dell’impianto su GAUDI’ di Terna.

Le richieste di partecipazione alle procedure di accesso agli incentivi sono inviate tramite il sito GSE.

Priorità ai finanziamenti

Il GSE forma e pubblica la graduatoria sul suo sito, secondo i seguenti criteri di priorità, da applicare in ordine gerarchico a ciascuno dei gruppi, fino a saturazione del contingente di potenza:

  1. per il gruppo A: impianti realizzati su discariche esaurite, cave e miniere esaurite, aree di pertinenza di discariche o di siti contaminati
  2. per il gruppo A2: impianti realizzati, nell’ordine, su scuole, ospedali, altri edifici pubblici, altri edifici aperti al pubblico
  3. Per il gruppo B:
    1. impianti idroelettrici: impianti che rispettano le caratteristiche costruttive di cui all’articolo 4, comma 3, lettera b), punti i. e ii. del decreto 23 giugno 2016
    2. impianti alimentati da gas di discarica: impianti realizzati su discariche esaurite
    3. impianti geotermoelettrici: impianti per i quali l’autorizzazione prescrive una riduzione di almeno il 98% del livello di idrogeno solforato e di mercurio attraverso il sistema di abbattimento (AMIS)
    4. impianti alimentati da gas residuati dai processi di depurazione: impianti che prevedono la copertura delle vasche del digestato; 24
  4. per tutti i gruppi: impianti connessi in parallelo con la rete elettrica e con colonnine di ricarica di auto elettriche, a condizione che la potenza complessiva di ricarica sia non inferiore al 30% della potenza dell’impianto e che ciascuna colonnina abbia una potenza non inferiore a 15 kW
  5. per tutti i gruppi: aggregati di impianti, di cui all’articolo 3, comma 10
  6. per tutti i gruppi: maggiore riduzione percentuale offerta sulla tariffa di riferimento di cui all’allegato 1 del presente decreto
  7. minor valore della tariffa spettante, calcolata tenendo conto dalla riduzione percentuale offerta
  8. anteriorità della data di completamento della domanda di partecipazione alla procedura

La graduatoria pubblicata non è soggetta a scorrimento.

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Ecco il nuovo iPhone Xs: super-Retina, HDR, OLED, resistenza all’acqua

La Apple ha presentato ieri la nuova linea di iPhone Xs, disponibile presto in tutti gli Apple. performance al top, display OLED full screen e impermeabilità all’acqua

In occasione del Keynote del 12 settembre Apple ha presentato al mondo i suoi nuovi melafonini: iPhone Xs, iPhone Xs Max e iPhone Xr oltre al nuovo iWatch.

Ecco i dettagli:

L’iPhone Xs Max ha le seguenti caratteristiche:

  • display da 6,5 pollici
  • risoluzione 2688 × 1242
  • 458 pixel per pollice

L’iPhone Xs, invece, si presenta con:

  • display da 5,8 pollici
  • risoluzione 2436 × 1125
  • 458 pixel per pollice

I nuovi modelli di iPhone Xs a confonto con l’iPhone8

In confronto al vecchio iPhone 8 Plus, il nuovo Xs Max ha la stessa dimensione, ma non avendo il bottone fisico Home si presenta con un display dalla risoluzione decisamente maggiore.

Altra caratteristica dei nuovi iPhone è la presenza del famoso Notch nella parte superiore dello schermo, già presente dalla versione X.

Super Retina, la bellezza dell’OLED, su una scala completamente nuova

Un design a tutto schermo ti offre l’opportunità di avere un confort estremo per tutto ciò che ami fare, con la versione iPhone Xs Max inoltre avrai uno schermo che misura 6,5 ​​pollici, il più grande display di sempre su di un iPhone.

I pannelli OLED sono su misura per l’iPhone Xs consentendo allo schermo HDR di avere colori migliori, la qualità del “nero” sarà notevolmente ottimizzata permettendo una luminosità e un contrasto eccezionali.

Il nuovo display OLED

I display sono più nitidi, con la più alta densità di pixel, rispetto qualsiasi altro dispositivo Apple.

Il nuovo display OLED ha un rapporto di contrasto di 1.000.000 a 1, ed un’ampia gamma di colori, gestito dal sistema “systemwide color management“. Quindi tutto ciò che guardi sembra bellissimo.

HDR 10 ed il suono stereo più ampio

Con il supporto per il Dolby Vision e per l’HDR 10attraversoi iTunes, Netflix e Amazon Prime Video, la qualità audio/video di un cinema arriva su iPhone. La riproduzione stereo più ampia rende i suoni più realistici. E le tue foto conl’ HDR, anche quelle catturate in precedenza, avranno una qualità del 60% maggiore.

I due modelli di iPhone Xs

True Tone

Un sensore di luce a sei canali regola delicatamente il bilanciamento del bianco sullo schermo in modo che corrisponda alla temperatura del colore della luce intorno a te. Quindi, le immagini sul display sembrano più naturali come su una stampa.

Un nuovo livello di resistenza all’acqua

Il nuovo vetro del display è il più resistente di qualunque altro smartphone, sigillato ermeticamente è dotato di una fascia in acciaio inossidabile, ciò contribuisce a creare un involucro più resistente all’acqua. L’ iPhone Xs resisterebbe, secondo Apple, fino a 2 metri di profondità per 30 minuti.

Il nuovo iPhone Xr, piccolo ed economico

La Apple ha lanciato anche il nuovo iPhone Xr, più piccolo ed economico della serie Xs , ha  un corpo realizzato in alluminio aerospaziale serie 7000 ed un vetro più resistente rispetto al passato. Tante le colorazioni come il bianco, il nero, il blu, il corallo e il giallo. Tonalità che dalle immagini sembrano davvero nuove rispetto al passato.

l’ iPhone Xr nei vari colori

Il modello Xr ha un display LCD IPS con risoluzione di 1792×828 pixel e 326 PPI che comunque risulta maggiore rispetto a quanto fatto finora da Apple con iPhone 8 Plus, ha delle dimensioni decisamente inferiori rispetto alla serie Xs.

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ISO 37120:2018, arriva la certificazione per le “città sostenibili”

Le città che avranno la certificazione ISO 37120:2018, saranno riconosciute a livello internazionale come “città sostenibili”

E’ stata pubblicata la nuova norma ISO 37120:2018, essa stabilisce un insieme di indicatori per misurare le prestazioni di una città con particolare riferimento:

  • ai servizi verso i cittadini
  • alla qualità della vita

La nuova ISO segue i principi stabiliti già nella ISO 37101 ed è applicabile a qualsiasi città, comune o amministrazione locale che si impegna a misurare le sue prestazioni in modo comparabile e verificabile, indipendentemente dalle dimensioni e dalla posizione.

Una città che si conforma a queste norme può reclamare il rispetto a degli indicatori misurabili e comparabili a livello internazionale, utilizzati per monitorare i progressi delle prestazioni/servizi offerti dalla città.

Premessa necessaria è che per raggiungere uno sviluppo sostenibile è fondamentale prendere in considerazione l’intero sistema cittadino (con tutti i servizi, le infrastrutture, le caratteristiche e peculiarità che ne rappresentano anche le specificità).

La corretta pianificazione di un territorio si basa sulla previsione delle esigenze future, esse dovrebbe prendere in considerazione l’uso ottimale ed efficiente delle risorse, per questo gli indicatori sono stati sviluppati per:

  • misurare la qualità delle prestazioni, dei servizi ai cittadini, della qualità della vita
  • apprendere gli uni dagli altri, consentendo il confronto tra città di dimensioni e paesi diversi
  • sviluppare delle politiche cittadine sostenibili
  • impostare delle priorità d’intervento

Ovviamente si riconosce il limite che le città potrebbero non avere un controllo totale su alcuni fattori alla base di questi indicatori, ciò nonostante la loro segnalazione è importante per un confronto e per lo sviluppo dei servizi. Infatti gli indicatori sono stati selezionati per rendere il reporting il più semplice ed economico possibile.

Il principio che regola la nuova ISO è che:

Le città hanno bisogno di indicatori per misurare le loro prestazioni. Gli indicatori esistenti a livello locale spesso non sono standardizzati, coerenti o comparabili nel tempo o tra città diverse . Questo documento è incentrato sui servizi cittadini e sulla qualità della vita come contributo alla sostenibilità della città.

Come parte di una nuova serie di standard internazionali in fase di sviluppo per un approccio olistico e integrato allo sviluppo sostenibile, che include indicatori per i servizi urbani e la qualità della vita, indicatori per città intelligenti e indicatori per città resilienti, questa serie di indicatori standardizzati fornisce un’uniforme approccio a ciò che viene misurato e come deve essere effettuata tale misurazione. 

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Disegno di legge “spazzacorrotti”, ecco di cosa si tratta

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo disegno di legge “spazzacorrotti ” in materia di contrasto alla corruzione nella PA. Riguarderà anche gli appalti pubblici

Giovedì 6 settembre 2018 il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo disegno di legge contenente “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione”, il cosiddetto “decreto spazzacorrotti”.

Il guardasigilli al termine della riunione ha affermato che:

da oggi inizia la rivoluzione alla lotta alla corruzione. Si apre, finalmente, una nuova prospettiva di onestà. Non si lascia più scampo a chi vorrà intraprendere la strada della corruzione. Adesso, è certo, chi sbaglia paga.

Ha inoltre sottolineato come:

la convenzione di Merida a cui l’Italia ha aderito, prevede l’utilizzo dell’agente sotto copertura previsto per contrastare la mafia, il traffico di stupefacenti e altra serie di delitti, anche per i reati di corruzione

Il ministro Bonafede, in conferenza stampa, ha enunciato le principali novità che riguardano le norme del disegno di legge. L’introduzione del “DASPO” ai condannati in via definitiva per i reati di corruzione. Chi riceve una pena fino a due anni, quindi per chi ha commesso dei reati minori, non avrà la possibilità di stipulare contratti con la pubblica amministrazione e avrà l’interdizione ai pubblici uffici dai cinque ai sette anni, se la pena supera i due anni, la condanna accessoria sarà perpetua.

Il ddl, inoltre, prevede modifiche allo strumento della confisca: in caso di condanna di primo grado rimane valida anche in caso di prescrizione o amnistia; il millantato credito viene assorbito dal reato di “traffico illecito di influenze”; non sarà più necessaria la denuncia per il reato di appropriazione indebita.

Infine, Bonafede si è soffermato sui cosiddetti “pentiti di corruzione” che saranno esentati dalle pene se effettueranno confessione volontaria sui fatti non ancora sottoposti ad indagine, restituiranno l’intero ammontare del conto del reato e se le informazioni rese ai magistrati saranno davvero utili per il prosieguo delle indagini.

Ecco quindi, di seguito, le principali novità del disegno di legge.

“Daspo” e divieto di partecipare a nuovi appalti

Le novità più significative riguardano l’interdizione dai pubblici uffici/Daspo:

  • “Daspo” potenziato per corrotti e corruttori anche nei casi considerati meno gravi
  • chi corrompe o si fa corrompere non potrà avere alcun rapporto con la pubblica amministrazione per almeno 5 anni
  • “Daspo” con esclusione a vita per i corrotti condannati oltre i 2 anni di reclusione
  • allontanamento dai pubblici uffici anche se si ottengono la sospensione condizionale (o patteggiamento) e la riabilitazione. In quest’ultimo caso gli effetti del Daspo cessano solo dopo 15 anni da quando la pena è stata espiata e sempre in caso di buona condotta.

Agente sotto copertura

Saranno previsti agenti infiltrati per contrastare il fenomeno della corruzione, strumento già usato con successo nella lotta alla mafia e ai grandi traffici di droga.

I pentiti non saranno più punibili

Chi si pente per tempo, si autodenuncia e aiuta concretamente la giustizia non sarà punibile, a patto che rispetti regole molto severe:

  • confessione spontanea su fatti non già oggetto d’indagine e comunque entro 6 mesi dalla commissione del reato
  • le informazioni rese ai magistrati devono essere davvero utili
  • restituzione del denaro intascato

Stop a faccendieri e millantatori

Una sola legge per punire chi vende “influenze”, vere o inventate. Il “millantato credito” viene assorbito dal reato di “traffico illecito di influenze”, delitto che punisce sia chi vende, sia chi acquista influenze vere e false.

Confisca dei beni anche senza condanna definitiva

I beni confiscati ai corrotti in caso di condanna di primo grado, vengono restituiti allo Stato anche in caso di prescrizione o amnistia.

 Non c’è più necessità della denuncia per avviare le indagini

Non è più necessaria denuncia da parte della vittima in quanto i magistrati potranno avviare autonomamente le indagini in caso di corruzione tra privati e istigazione alla corruzione tra privati

Rispetto delle norme UE

  • I cittadini italiani o stranieri che commettono alcuni reati contro la pubblica amministrazione all’estero, potranno sempre essere perseguiti senza una richiesta del Ministro della Giustizia e in assenza di una denuncia di parte.
  • I funzionari pubblici e i privati condannati saranno soggetti a sanzioni economiche più alte. La somma sarà proporzionata alla gravità del reato commesso e, comunque, mai inferiore a 10.000 euro.

Pene più severe

Inasprimento di pena, che sale oggi ad una reclusione da 3 a 8 anni, per chi corrompe e si lascia corrompere nell’esercizio delle proprie funzioni pubbliche

Per l’appropriazione indebita non è più necessaria la denuncia

Il magistrato potrà avviare l’indagine su sua iniziativa nel caso in cui sospetti l’esistenza del reato. Chi si appropria di denaro altrui, infatti, sarà indagato su decisione del Pubblico Ministero, senza la denuncia della vittima.

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La richiesta di correzione dati catastali si fa online

Al via il servizio per la richiesta di correzione dei dati catastali online delle Entrate, ecco le modalità di accesso. Cosa si può correggere online e cosa in ufficio

In caso di errori nei dati catastali relativi ai propri immobili è possibile richiederne la correzione nella banca dati del Catasto, attraverso una delle nuove funzionalità della banca dati catastale e ipotecaria.

L’Agenzia delle Entrate, infatti, con il servizio “risultanze catastali“, fornisce la possibilità di visualizzare l’elenco delle proprietà immobiliari di qualunque contribuente, identificato tramite codice fiscale, in modo da poter utilizzare il servizio per la correzione dei dati catastali, qualora il contribuente ne rilevi un errore.

Il servizio di correzione online dei dati catastali è finalizzato esclusivamente alla correzione degli errori presenti nelle banche dati catastali e può essere utilizzato solo per alcune tipologie di richieste e segnalazioni.

Correzione dati catastali online

La correzione dei dati può avvenire collegandosi al portale dell’Agenzia delle Entrate al servizio online “Contact center“;

E’ sufficiente compilare una scheda in cui va indicato:

  • nome e cognome
  • codice fiscale
  • indirizzo di posta elettronica
  • attività svolta

Il richiedente dovrà indicare le proprie generalità, i dati catastali dell’immobile, la situazione riscontrata e le notizie utili alla correzione dell’errore.

La richiesta di correzione effettuata dall’utente può essere trattata direttamente dal “Contact center” o essere inoltrata all’ufficio Provinciale – Territorio competente.

In ogni caso, l’esito della richiesta verrà comunicato al richiedente tramite posta elettronica. Solo nel caso in cui la questione non rientra tra gli argomenti trattati dal Contact center, all’utente verrà comunicato via mail, che il problema non può essere risolto tramite il servizio.

Correzione dati catastali in ufficio

Il richiedente deve indicare le proprie generalità, i dati catastali dell’immobile, la situazione riscontrata e le notizie utili alla correzione dell’errore.

La domanda di richiesta di correzione dei dati catastali può anche essere presentata presso l’ufficio provinciale – Territorio competente; nella domanda il richiedente deve indicare:

  • le proprie generalità
  • i dati dell’immobile
  • l’errore riscontrato

Inoltre, può essere utile allegare anche copia dei documenti che comprovino la richiesta.

Infine, si ha che, l’istanza di correzione di errori imputabili all’ufficio è gratuita e va presentata su carta semplice; in caso contrario è prevista l’applicazione dell’imposta di bollo.

Cosa si può correggere online

Ecco l’elenco delle cose che si possono correggere online

  • errore sulla persona a cui è intestato l’immobile
  • errore sui dati dell’immobile
  • segnalazione di incoerenza per fabbricato non dichiarato
  • segnalazione di incoerenza per fabbricato rurale
  • altri tipi di richieste

Cosa non si può correggere online

Ecco cosa non si può richiedere online:

  • reclami per disservizi da parte degli uffici
  • solleciti per la trattazione di atti presentati e non ancora evasi
  • istanze di revisione della rendita catastale
  • richieste di assistenza nell’utilizzo delle procedure informatiche
  • richieste di informazione sullo stato di avanzamento delle pratiche (salvo quelle pervenute allo stesso Contact center)
  • richieste di informazione generiche su procedimenti, indirizzi, ecc.

In questi casi in cui non è possibile effettuare la correzione online, il contribuente può rivolgersi presso gli uffici Provinciali competenti per territorio.

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Come mantenere l’agevolazione prima casa in caso di cambio di residenza

Il cambio di residenza all’interno dello stesso Comune non determina la decadenza dell’agevolazione prima casa. Requisiti ed agevolazioni

Nel 2015 ho acquistato un appartamento con i benefici “prima casa”, trasferendovi la residenza. Per motivi personali, ora devo trasferirla in un altro appartamento nello stesso comune. Perderò i benefici?

Questo il quesito posto da un contribuente sulla rivista telematica FiscoOggi dell’Agenzia delle Entrate.

Facendo riferimento al dpr 131/1986 (articolo 1, parte I, nota II-bis), il Fisco chiarisce che tra le condizioni necessarie per poter usufruire dell’agevolazione prima casa è che l’acquirente deve avere o deve stabilire entro 18 mesi dall’acquisto la propria residenza nel territorio del Comune in cui è ubicato l’immobile.

Tuttavia, può succedere di dover cambiare la residenza: ad esempio è necessario trasferirsi in un altro appartamento nello stesso Comune, in tal caso l’agevolazione prima casa non decade.

Requisiti ed agevolazioni prima casa

Quando si parla di “benefici prima casa” si intendono una serie di agevolazioni fiscali finalizzate a favorire l’acquisto di immobili da destinare ad abitazione principale. Di seguito tutti i requisiti e le agevolazioni previste per chi compra l’abitazione principale.

Benefici

Se il venditore è un privato o un’impresa che vende in esenzione Iva, le imposte da versare con i benefici prima casa sono:

  • imposta di registro proporzionale nella misura del 2% (invece che 9%)
  • imposta ipotecaria fissa di 50 euro; imposta catastale fissa di 50 euro

Se, invece, si acquista da un’impresa con vendita soggetta a Iva, le imposte da versare con i benefici prima casa sono:

  • Iva ridotta al 4% (invece che 10%)
  • imposta di registro fissa di 200 euro
  • imposta ipotecaria fissa di 200 euro
  • imposta catastale fissa di 200 euro

Requisiti

L’agevolazione si applica quando:

  • il fabbricato che si acquista appartiene a determinate categorie catastali:
    • A/2 (abitazioni di tipo civile)
    • A/3 (abitazioni di tipo economico);
    • A/4 (abitazioni di tipo popolare
    • A/5 (abitazioni di tipo ultra popolare)
    • A/6 (abitazioni di tipo rurale)
    • A/7 (abitazioni in villini)
    • A/11 (abitazioni e alloggi tipici dei luoghi)
  • il fabbricato si trova nel comune in cui l’acquirente ha (o intende stabilire) la residenza o lavora
  • l’acquirente rispetta determinati requisiti (non essere titolare di un altro immobile nello stesso comune e non essere titolare su tutto il territorio nazionale di diritti di proprietà, uso, usufrutto, abitazione o nuda proprietà, su un altro immobile acquistato, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa)

Conseguentemente, le agevolazioni prima casa non sono ammesse, invece, per l’acquisto di un’abitazione appartenente alle categorie catastali:

  • A/1 (abitazioni di tipo signorile)
  • A/8 (abitazioni in ville)
  • A/9 (castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici)

Ricordiamo, infine, che dal 1° gennaio 2016 tali agevolazioni sono riconosciute anche all’acquirente già proprietario di un immobile acquistato con le agevolazioni, a condizione che la casa già posseduta sia venduta entro un anno dal nuovo acquisto.

In allegato la guida dell’Agenzia delle Entrate che illustra cosa fare quando si compra casa per poter usufruire delle agevolazioni legate alla prima abitazione; contiene chiarimenti su: imposta di registro, ipotecaria e catastale per l’acquisto sia tra privati sia tra imprese e privati.

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Attenzione, partono i controlli e le sanzioni sull’ecobonus!

Pubblicato in Gazzetta il decreto che rende operativi controlli e sanzioni sull’Ecobonus da parte dell’Enea: controlli possono essere documentali e in situ

E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.211/2018 il decreto del ministero dello sviluppo economico (MISE) con oggetto:

Procedure e modalità per l’esecuzione dei controlli da parte di Enea sulla sussistenza delle condizioni per la fruizione delle detrazioni fiscali per le spese sostenute per interventi di efficienza energetica, ai sensi dell’articolo 14, comma 2-quinquies, del decreto-legge n. 63/2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 90/2013

Il decreto disciplina le procedure e le modalità con cui l’Enea, attraverso il suo personale, effettuerà:

  • controlli documentali nel limite massimo dello 0,5% delle istanze
  • controlli in situ su almeno il 3% del campione 

I controlli saranno volti ad accertare la sussistenza delle condizioni per la fruizione delle detrazioni fiscali di cui all’art. 14 del decreto legge n. 63/2013 (ecobonus), e quindi il rispetto dei requisiti tecnici/amministrativi per la rendicontazione delle spese.

Programma dei controlli e criteri di selezione degli interventi

L’Enea, entro il 30 giugno di ciascun anno, dovrà elaborare e sottoporre al MISE, un programma di controlli a campione sulle istanze prodotte in relazione agli interventi di cui all’art. 14 del decreto legge n. 63/2013, conclusi entro il 31 dicembre dell’anno precedente.

Il campione sarà definito nel limite massimo dello 0,5% delle istanze, selezionate tra le richieste di accesso al beneficio della detrazione fiscale caricate sul portale informativo Enea di cui all’art. 5, comma 1, nell’anno precedente, tenendo conto in particolare di quelle che soddisfano uno o più dei seguenti criteri:

  • istanze relative agli interventi che hanno diritto a una maggiore aliquota
  • istanze che presentano la spesa più elevata
  • istanze che presentano criticità in relazione ai requisiti di accesso alla detrazione fiscale ed ai massimali dei costi unitari

Avvio della procedura e documentazione attestante la sussistenza dei requisiti richiesti

Per ogni istanza soggetta a verifica, l’Enea comunica l’avvio del procedimento di controllo, ai sensi della legge n. 241/1990 al soggetto beneficiario della detrazione o, in caso di controllo effettuato su istanze per interventi su parti comuni condominiali, all’amministratore di condominio, legale rappresentante pro-tempore.

L’invio all’indirizzo indicato all’atto della trasmissione dei dati avverrà mediante una delle seguenti modalità:

  • invio di lettera raccomandata a/r
  • posta elettronica certificata (PEC)

Entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione dell’avvio dei controlli, il soggetto beneficiario trasmette, a mezzo posta elettronica certificata (enea@cert.enea.it), in formato PDF (qualora non già trasmessa) la documentazione sottoscritta digitalmente da un tecnico abilitato (con eventuali asseverazioni e dichiarazione di conformità per gli impianti).

Accertamenti documentali

L’Enea, ricevuta la documentazione procede alla verifica documentale al fine di accertare:

  • la corretta esecuzione tecnica
  • la corretta esecuzione amministrativa dell’intervento
  • la sussistenza e la permanenza dei presupposti e dei requisiti per il riconoscimento della detrazione

Nel termine di 90 giorni, comunica l’esito del controllo al beneficiario soggetto a verifica, ed eventualmente può richiedere eventuali integrazioni istruttorie che comportano l’interruzione del suddetto termine che ricomincia a decorrere dalla ricezione della documentazione richiesta.

L’accertamento documentale produce esito negativo:

  • nel caso in cui la documentazione fornita risulti carente
  • nel caso in cui risultino insoddisfatti i requisiti e le condizioni disciplinate dal presente decreto
  • a fronte dell’indisponibilità a fornire la documentazione richiesta, purché strettamente connessa all’attività di controllo

Controlli in sito

Ad integrazione dell’attività di controllo l’Enea effettua annualmente controlli in situ sul 3% almeno del campione selezionato ai sensi dell’art. 2, comma 2.

L’avvio del procedimento mediante sopralluogo è comunicato:

  • con un preavviso minimo di quindici giorni
  • con lettera raccomandata a/r o mediante posta elettronica certificata (PEC)
  • specificando il luogo, la data, l’ora e il nominativo dell’incaricato del controllo

A fronte di motivata richiesta presentata dal soggetto beneficiario, il sopralluogo può essere rinviato, per una sola volta, e comunque eseguito entro sessanta giorni dalla comunicazione.

Le attività di controllo sono svolte nell’interesse pubblico da personale Enea, dotato di adeguata qualificazione tecnica ed esperienza, che opera con indipendenza e autonomia di giudizio e che nell’esercizio di tali attività riveste la qualifica di pubblico ufficiale ed e’ tenuto alla riservatezza su ogni informazione acquisita.

Nell’ambito dello svolgimento delle operazioni di sopralluogo, i tecnici Enea possono richiedere ed acquisire atti, documenti, schemi tecnici ed ogni altra informazione ritenuta utile nonché effettuare rilievi fotografici, purché si tratti di elementi strettamente connessi alle esigenze di controllo.

Al termine dello svolgimento delle suddette operazioni, i tecnici Enea redigono un processo verbale contenente l’indicazione delle operazioni effettuate, della documentazione esaminata, delle informazioni acquisite e delle eventuali dichiarazioni rese dai tecnici firmatari la relazione di fine lavori, oppure dal soggetto beneficiario della detrazione ovvero dall’amministratore del condominio, rilasciandone una copia.

Nel caso in cui il soggetto beneficiario della detrazione, ovvero l’amministratore di condominio, rifiuti di sottoscrivere il verbale, ne viene dato atto nel verbale stesso.

Il controllo in sito produce esito negativo se:

  • le dichiarazioni contenute nella documentazione trasmessa dal beneficiario della detrazione presentino difformità rilevanti rispetto alle opere effettivamente realizzate
  • a fronte di comportamenti ostativi od omissivi tenuti nei confronti dei tecnici incaricati, consistente anche nel diniego di accesso all’edificio oggetto di ispezione.

L’Enea trasmette all’Agenzia delle entrate una relazione motivata riguardo gli accertamenti eseguiti, funzionale alla valutazione circa l’eventuale decadenza dal beneficio nei casi di esito negativo.

Al fine di attivare le azioni di responsabilità  previste nei confronti dei professionisti coinvolti, l’Enea provvede ad effettuare, se del caso, la segnalazione ai corrispondenti ordini di appartenenza.

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Abuso edilizio in zona vincolata, è possibile la multa in alternativa alla demolizione?

L’ordine di demolizione di un abuso edilizio in zona vincolata deve essere sempre emesso; si valuterà caso per caso se sostituirlo con la sanzione pecuniaria

Per sanare un abuso edilizio in zona vincolata, realizzato in area sottoposta a vincolo paesaggistico, è necessario l’ordine di demolizione; la possibilità di una multa (sanzione pecuniaria) alternativa alla demolizione deve essere valutata caso per caso dall’Amministrazione competente nella fase esecutiva del procedimento, successiva ed autonoma rispetto all’ordine di demolizione.

Questo l’importante chiarimento del Consiglio di Stato con la sentenza 5128/2018.

I fatti in breve

Il caso in sentenza riguarda il ricorso proposto innanzi al TAR Campania da parte di un proprietario di un immobile contro il diniego da parte del Comune della richiesta di condono, presentata dopo l’ampliamento di un’immobile, e la relativa ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi.

A detta del ricorrente, il Comune avrebbe dovuto irrogare semplicemente una sanzione pecuniaria, anziché l’ordine di demolizione.

L’ampliamento si riferisce alla tamponatura del loggiato ma anche alla realizzazione di un manufatto in aderenza ad una preesistenza edilizia le cui dimensioni risultano essere 6 x 3 x 5 metri.

Il Tribunale ha respinto il ricorso e condannato il ricorrente alle spese di giudizio, così motivandone la decisione:

il provvedimento di rigetto del condono, contrariamente a quanto asserito da parte ricorrente, è adeguatamente motivato in relazione alla contrarietà dell’opera in questione,comportante un indubbio aumento volumetrico, tanto alla normativa urbanistica quanto a quella paesistica;

Inoltre:

la vincolatezza del provvedimento di demolizione rende superflua e non dovuta una puntuale motivazione del relativo ordine essendo sufficiente l’aver evidenziato la violazione del regime vincolistico.

Avverso tale pronuncia, il proprietario degli abusi, propone ricorso in appello.

La decisione del Consiglio di Stato

A detta dei giudici di Palazzo Spada, legittimamente è stato emesso il diniego di condono in relazione ad un abuso edilizio realizzato in zona vincolata.

Ai sensi della legge 326/2003, non possono essere sanati gli abusi realizzati nelle zone vincolate o in violazione degli strumenti urbanistici; nel caso in esame, l’opera abusiva insiste sul territorio del Comune di Pozzuoli, che con dm del 12 settembre 1957 è stato dichiarato nella sua interezza di notevole interesse pubblico.

Pertanto l’Amministrazione aveva giustamente dichiarato l’ampliamento volumetrico non condonabile, considerando, inoltre, anche la  mancata dimostrazione circa l’anteriorità dell’intervento oggetto di condono alla data in cui è stata introdotta la disciplina vincolistica richiamata.

Oltre al vincolo paesaggistico, continua il CdS, assume rilievo ostativo la rilevanza plano-volumetrica dell’opera in questione.

Gli interventi edilizi effettuati su immobili situati in territori sottoposti a vincoli di notevole interesse pubblico e paesaggistico possono essere condonati solo se siano consistiti in interventi minori quali: opere di restauro, di risanamento conservativo, di manutenzione straordinaria. Non trattandosi nel caso in esame di un intervento non riconducibile alla nozione di ristrutturazione di un edificio preesistente, ma di un ampliamento che ne altera la struttura e le dimensioni, i giudici hanno escluso la sanatoria.

Infine, in riferimento all’accusa di violazione e falsa applicazione dell’art. 34 del dpr 380/2001, ossia la possibilità di applicare una sanzione pari al doppio del costo di produzione quando la demolizione non può avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, il CdS richiama il consolidato orientamento secondo cui:

la norma presuppone che vengano in rilievo gli stessi lavori edilizi posti in essere a seguito del rilascio del titolo e in parziale difformità da esso e non è quindi applicabile alle opere realizzate senza titolo per ampliare un manufatto preesistente (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 1 giugno 2016, n. 2325; n. 3371 cit.).

Ed inoltre:

La possibilità di sostituire la sanzione demolitoria con quella pecuniaria deve essere valutata dall’amministrazione competente nella fase esecutiva del procedimento, successiva ed autonoma rispetto all’ordine di demolizione: il dato testuale della legge è univoco ed insuperabile, in coerenza col principio per il quale, accertato l’abuso, l’ordine di demolizione va senz’altro emesso (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 23 novembre 2017 n. 5472).

L’appello è infondato e deve essere quindi respinto.

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Edilizia scolastica, in arrivo più fondi e meno burocrazia

La conferenza Unificata Stato-Regioni ha siglato un accordo per l’edilizia scolastica: in arrivo 1 miliardo di euro, lo snellimento delle procedure, l’accorciamento dei tempi

Si è tenuta, lo scorso 6 settembre, la Conferenza Unificata Stato-Regioni con cui è stato siglato un accordo riguardante l’edilizia scolastica, nuovi fondi per oltre 1 miliardo di euro.

L’accordo raggiunto prevede :

  • tempi più rapidi per l’assegnazione agli enti locali delle risorse per la messa in sicurezza delle scuole
  • meno decreti e atti ministeriali da produrre
  • pagamenti diretti agli enti beneficiari dei finanziamenti, senza passaggi intermedi
  • concentrazione degli stanziamenti destinati all’edilizia sul fondo per la programmazione triennale degli interventi, con un conseguente ulteriore snellimento delle fasi di assegnazione delle risorse
  • aggiornamento in tempo reale e miglioramento dell’anagrafe dell’edilizia scolastica, con l’obiettivo a breve di pubblicazione in chiaro dei dati, per una maggiore trasparenza e velocità nell’individuazione degli interventi prioritari
  • previsione di risorse per la progettazione a sostegno degli enti locali.

L’accordo prevede anche il rilancio dell’osservatorio nazionale per l’edilizia scolastica del MIUR, prevedendo il monitoraggio e il coordinamento degli impegni previsti.

Le reazioni all’accordo

Il presidente della conferenza delle regioni Stefano Bonaccini, al termine della Conferenza Unificata, ha dichiarato:

Abbiamo espresso parere favorevole,  positivo, e abbiamo chiesto e ottenuto che entro due settimane venga  convocato l’osservatorio sull’edilizia scolastica per fare un  ragionamento a tutto campo. Abbiamo posto il tema delle risorse perché le risorse previste per il triennio non sono sufficienti per il lavoro che c”è da fare però il ministro ha dato disponibilità a ragionare anche su una eventuale maggiore disponibilità di risorse.

Noi non abbiamo voluto indicare una quantità di risorse per non  sembrare indisponibili al confronto e anzi dovremo insieme fare una  valutazione.  E’ chiaro che si possono fare le migliori  norme e intese ma poi servono le risorse per gli investimenti  strutturali e l’antisismica.

Il ministro dell’istruzione sottolinea come:

è una svolta sull’edilizia scolastica, tempi più rapidi per assegnare le risorse agli Enti locali. Sblocchiamo subito oltre 1 miliardo. Si tratta di una svolta, di un traguardo importante frutto di una collaborazione fra più Istituzioni che mette al centro la sicurezza dei nostri ragazzi. Dobbiamo essere molto soddisfatti dell’Accordo raggiunto. Ringrazio, i rappresentanti di Regioni ed Enti locali per il lavoro svolto in queste settimane in collaborazione con il MIUR. L’accordo di oggi è un esempio concreto di come si fa sistema.

Il sindaco di Livorno e vicepresidente Anci ( associazione nazionale comuni italiani), Filippo Nogarin, ha così commentato:

apprezziamo l’avvio di un percorso nuovo sul tema dell’edilizia scolastica, che parte da un monitoraggio di tre anni sullo stato delle strutture annunciato oggi dal ministro dell’Istruzione. Tuttavia abbiamo evidenziato, come Anci, che i sindaci non vogliono restare ancora una volta con il cerino in mano, laddove ci fossero profili di vulnerabilità delle scuole. Se monitoriamo e troviamo scuole insicure dobbiamo disporre di risorse per intervenire e renderle sicure

Il presidente della commissione istruzione Anci, Cristina Giachi, ha inoltre raggiunto.

da tempo chiedevamo con decisione e insistenza la semplificazione delle procedure per accedere alla programmazione regionale sull’edilizia scolastica e il pronto sblocco delle risorse del comma 140. Quello di oggi è quindi un risultato positivo auspichiamo sia l’inizio di un percorso che metta definitivamente in sicurezza le scuole e i bambini e ragazzi che le frequentano

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Commissari di gara: online il portale per l’iscrizione all’albo dell’Anac, ecco le istruzioni

E’ online il portale per l’iscrizione all’albo Anac dei commissari di gara. Sarà obbligatorio per le gare con scadenza dal 15 gennaio 2019: ecco le modalità di iscrizione

E’ online il nuovo portale dell’Anac per l’iscrizione all’albo nazionale dei commissari di gara.

Ricordiamo che l’Anac, con un nota del 31 luglio 2018, ha comunicato che dal 10 settembre 2018 sono aperte le iscrizioni all’albo nazionale dei commissari di gara; ciò a seguito dell’obbligo che, a partire dal 15 gennaio 2019 in poi, lo renderà obbligatorio per le Stazioni Appaltanti, le quali non potranno più nominarli in modo discrezionale.

Si tratta, infatti, di gestire le migliaia di gare bandite ogni anno in Italia, tenendo conto delle eccezioni ossia delle gare con lavori al massimo ribasso e per servizi e forniture sotto la soglia comunitaria, che andranno comunque appaltate nominando soltanto i giudici di gara interni (escluso il presidente).

L’obbligo dei commissari di gara esterni alla stazione appaltante, estratti a sorte nell’ambito di un Albo nazionale gestito dall’Anac, è stabilito dagli articoli 77 e 78 del Codice Appalti.

Dopo l’entrata in vigore del dlgs 50/2016, l’Anac ha ritenuto opportuno procedere all’aggiornamento delle linee guida n. 5/2016 al fine di tener conto delle modifiche normative apportate dal citato decreto, nonché di alcuni elementi necessari a permettere lo sviluppo del processo informatico di iscrizione e aggiornamento dell’albo delle commissioni giudicatrici

Commissioni giudicatrici

Le commissioni giudicatrici garantiscono l’imparzialità di valutazione delle stazioni appaltanti. I commissari sono, in base ai casi, interni od esterni alla stazione appaltante, tuttavia è previsto che siano iscritti sempre ad un albo tenuto dall’Anac.

L’obbligo di commissari esterni è assoluto (commissari e presidenti) per tutti gli appalti di lavori sopra un milione di euro e per servizi e forniture al di sopra della soglia europea.

Per importi inferiori alle soglie comunitarie e a un milione di euro per i lavori, in mancanza di particolari complessità, la stazione appaltante può nominare componenti interni nella commissione. Il presidente dovrà invece essere esterno. In caso di affidamento di servizi e forniture di elevato contenuto scientifico tecnologico o innovativo, effettuati nell’ambito di attività di ricerca e sviluppo, l’Anac può autorizzare gli esperti della stazione appaltante come membri della commissione giudicatrice.

Albo commissari di gara

La gestione dell’albo avverrà attraverso un servizio messo a disposizione dall’Anac sul proprio sito. A partire da lunedì sarà disponibile un applicativo, nella sezione dei servizi on line, diviso in 3 parti:

  • una dedicata alla consultazione dell’albo
  • una dedicata alle iscrizioni
  • un manuale per guidare i professionisti interessati alle iscrizioni

Nei mesi prossimi sarà, inoltre, disponibile la sezione dedicata all’estrazione dei nomi degli esperti da segnalare alle stazioni appaltanti alle prese con la nomina di una commissione aggiudicatrice.

Una volta costituito l’albo, le stazioni appaltanti avranno tempo dal 10 settembre al 15 gennaio 2019 per chiedere all’Anac, per ogni gara, la lista di esperti tra cui sorteggiare, specificando la sezione dell’albo in base al tipo di appalto. L’Anac estrarrà a sorte, tramite un servizio esterno, un numero di candidati commissari (in possesso degli specifici requisiti) pari al doppio o triplo degli esperti da nominare, successivamente la stazione appaltante estrarrà a sua volta i nomi dei commissari.

Requisiti per l’iscrizione all’albo

Solo i candidati in possesso dei requisiti di esperienza, di professionalità e di onorabilità previsti dalle Linee guida n.5 possono iscriversi all’albo.

In pratica, i commissari dovranno essere in possesso di requisiti di compatibilità e moralità, nonché di comprovata competenza e professionalità nello specifico settore a cui si riferisce il contratto, previsti dalle Linee guida n. 5 del 10 gennaio 2018.

Si può iscriversi all’albo, attraverso l’applicativo, auto certificando il possesso dei requisiti, il richiedente deve essere in possesso di:

  • una username e di una password rilasciata dall’Anac
  • una casella di posta elettronica certificata (Pec) e di una firma digitale

L’iscrizione all’albo può essere effettuata in qualsiasi momento dell’anno solare, fermo restando che l’aver pagato la tassa di iscrizione annuale (dell’importo di 168 euro, ai sensi del dm 12 febbraio 2018), riportando gli estremi del versamento effettuato a favore dell’Anac tramite bonifico bancario e come causale “Iscrizione Albo commissari – Codice fiscale del soggetto richiedente l’iscrizione – annualità 2019” (comunicato Anac 6 settembre 2018)

Inoltre, è necessario:

  • indicare se si vuole iscrivere alla “sezione ordinaria” dell’albo o alla “speciale” (commissari di gara per appalti aggiudicati da Consip, Invitalia e soggetti aggregatori) o ad entrambe
  • fornire un’auto-dichiarazione  di almeno una delle categorie di appartenenza tra quelle previste dalle linee guida (ossia: professioni tecniche, professioni del settore sanitario, professioni legate ad altri servizi e forniture)

Ai fini del mantenimento dell’iscrizione, ogni anno, entro il 31 gennaio, oltre al pagamento della tariffa di iscrizione se dovuta, l’esperto conferma tramite l’Applicativo la permanenza dei requisiti dichiarati.

Consultazione dell’albo

L’elenco degli iscritti sarà consultabile liberamente attraverso un campo di ricerca che permetterà di indicare cognome, luogo di nascita, codice fiscale, sezione o sottosezione dell’iscritto.

L’Anac, tramite l’Applicativo, previa verifica delle informazioni inserite, fornisce alla stazione appaltante la lista degli esperti estratti, con i seguenti criteri:

  • gli esperti sono estratti tra quelli, della sezione, sottosezione e livello di esperienza indicati dalla stazione appaltante con il minor numero di nomine ricevute a componente di commissione giudicatrice, considerando tutte le sottosezioni cui è iscritto e tutti i periodi di iscrizione, esclusi gli interni alla stazione appaltante, quelli sospesi nonché quelli temporaneamente non estraibili in quanto già estratti in una procedura di composizione di altra commissione non ancora definita
  • la casualità e l’indipendenza dell’estrazione degli esperti dal gruppo composto come sopra indicato è assicurata attraverso la funzionalità di generazione di numeri casuali messa a disposizione da un servizio esterno di randomizzazione. Nel caso di indisponibilità di detto servizio esterno la generazione dei numeri casuali avviene utilizzando le funzionalità messe a disposizione dall’ambiente operativo dell’Applicativo.

La stazione appaltante darà comunicazione all’Anac, tramite l’Applicativo, dell’avvenuta pubblicazione della commissione sul sito della stazione appaltante.

Compensi commissari di gara

Per quanto riguarda i compensi per i commissari di gara, avendo l’ordinanza del Tar Lazio 4710/2018 bocciato la scelta del ministero di fissare una tariffa minima di 3.000 euro per gli appalti fino a 20 milioni di euro, si fa comunque riferimento al decreto 12 febbraio 2018 (“Determinazione della tariffa di iscrizione all’albo dei componenti delle commissioni giudicatrici e relativi compensi”, pubblicato in gazzetta il 16 aprile 2018) per quanto riguarda :

  • le regole generali per fissare i compensi
  • il costo unitario di 168 euro l’anno per l’iscrizione al bando
  • i compensi massimi

L’ordinanza del Tar ha avuto, quindi, come conseguenza solo la sospensione, per ora, dei “compensi minimi”, in mancanza dei quali le amministrazioni potranno fissare i compensi liberamente.

In allegato le Istruzioni operative per l’iscrizione all’Albo nazionale obbligatorio dei commissari di gara e per l’estrazione dei commissari e le tariffe dei commissari, in allegato al dm 12 febbraio 2018.

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