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Newsletter 578 del 30 agosto 2018

In questo numero:



Professioni tecniche
Niente autorizzazioni senza pagamento della parcella professionale!
Lavori pubblici
Criteri Ambientali Minimi (CAM), cosa sono e a che servono. Ecco le nuove FAQ
Lavori pubblici
Se non indichi gli oneri per la sicurezza aziendale sei escluso dalla gara!
Opere edili
Terreni edificabili e terreni agricoli, dal Notariato chiarimenti per l’applicazione delle imposte indirette
Lavori pubblici
Valutazione di impatto ambientale: in vigore i contenuti minimi dei verbali
Fisco
Bonus verde e condomini, regole e limiti
Fisco
L’agevolazione prima casa vale anche se ho la nuda proprietà su altro immobile nello stesso Comune?
Tecnologie
Silenzio, grazie! Ecco la Vespa elettrica dotata di intelligenza artificiale
Lavori pubblici
Commissari di gara, dal 10 settembre è possibile l’iscrizione all’albo nazionale
Sicurezza
Datori di lavoro attenti a tenere libere le vie di fuga: ecco i possibili rischi!
Sicurezza
Regola tecnica antincendio per scuole ed asili nido, in arrivo la proroga
Sicurezza
USA, l’amianto in edilizia si può di nuovo usare!
Tecnologie
Smart Road: l’A2 sarà la prima autostrada europea a dialogare con la tua auto
Sicurezza
I Vigili del Fuoco ti diranno se ci sono incendi intorno a te, ecco la nuova app
Fisco
Tracciabilità delle retribuzioni, i chiarimenti dei consulenti del lavoro
Fisco
Imposta di registro, ipotecaria e catastale: quanto si paga senza agevolazione prima casa
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Niente autorizzazioni senza pagamento della parcella professionale!

Una nuova legge regionale della Calabria richiede l’avvenuto pagamento della parcella professionale come titolo obbligatorio per il rilascio di autorizzazioni. Ecco i dettagli

La nuova legge regionale Calabria del 3 agosto n. 25/2018 ha come oggetto la tutela delle prestazioni professionali rese sulla base di istanze presentate alla pubblica amministrazione per conto dei privati cittadini o delle imprese.

La finalità è quella di tutelare il lavoro svolto dai professionisti e contestualmente attenuare l’evasione fiscale nel settore delle costruzioni.

La nuova norma prevede all’art. 2:

La presentazione dell’istanza autorizzativa o di istanza ad intervento prevista dalle norme e dai regolamenti regionali, provinciali e comunali deve essere corredata, oltre che da tutti gli elaborati previsti dalla normativa vigente, dalla lettera di affidamento dell’incarico sottoscritta dal committente, unitamente alla copia fotostatica di un documento d’identità in conformità alle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica n. 445/2000 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa).

La novità sostanziale è contenuta nell’articolo 3:

L’amministrazione, al momento del rilascio dell’atto autorizzativo o della ricezione di istanze ad intervento diretto, acquisisce la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà del professionista o dei professionisti sottoscrittori degli elaborati progettuali, redatta nelle forme di cui al DPR  n. 445/2000 secondo il modello di cui all’Allegato A della presente legge, attestante il pagamento delle correlate spettanze da parte del committente.

Difatti nel predetto allegato A è richiesto al committente la compilazione di una “Dichiarazione di pagamento” in cui viene dichiarato l’effettivo pagamento della parcella professionale, condizione fondamentale per il rilascio del titolo autorizzativo.

La legge è applicabile, entro i confini del territorio calabrese, ad autorizzazioni:

  • regionali
  • provinciali
  • comunali

E’ specificato inoltre al comma 2 dell’art. 3 che la mancata presentazione delll’Allegato A “Dichiarazione di pagamento” costituisce motivo ostativo per il completamento dell’iter amministrativo fino all’avvenuta integrazione.

Dichiarazione di avvenuto pagamento

Ecco il testo del modello dell’Allegato A.

ALLEGATO A

DICHIARAZIONE PAGAMENTO

(D.P.R. N. 445 DEL 28/12/2000)

Il/La sottoscritto/a <inserire NOME e COGNOME>,
nato/a a <inserire LUOGO NASCITA> il <inserire DATA NASCITA>
residente a <inserire LUOGO RESIDENZA> in Via <inserire INDIRIZZO>
c.f. <inserire CODICE FISCALE> P.IVA <inserire P.IVA>
in qualità di <inserire INCARICO PROFESSIONALE e LAVORI DA ESEGUIRE>
di proprietà del Sig/ra <inserire COMMITTENTE>
nato/a a <inserire LUOGO NASCITA COMMITTENTE> il <inserire DATA NASCITA COMMITTENTE>
residente a <inserire LUOGO RESIDENZA COMMITTENTE> in Via <inserire INDIRIZZO COMMITTENTE>
c.f. <inserire CODICE FISCALE COMMITTENTE>, consapevole delle sanzioni penali previste dall’art. 76 del d.p.r. 445/2000, nel caso di mendaci dichiarazioni, falsità negli atti, uso o esibizione di atti falsi, contenenti dati non più rispondenti a verità

DICHIARA

Relativamente ai lavori sopra descritti: <inserire LAVORI DA ESEGUIRE>
È stato pagato con fattura <inserire NUMERO E DATA FATTURA>

Altro: <inserire ALTRO>

Luogo e data <inserire LUOGO E DATA>

Il Professionista
<inserire FIRMA>

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Criteri Ambientali Minimi (CAM), cosa sono e a che servono. Ecco le nuove FAQ

Il ministero dell’ambiente ha pubblicato nuovi chiarimenti sui criteri ambientali minimi (CAM), obbligatori negli appalti,  ecco le FAQ

I criteri ambientali minimi (CAM) sono i requisiti ambientali definiti per le varie fasi del processo di acquisto, volti a individuare la soluzione progettuale, il prodotto o il servizio migliore sotto il profilo ambientale lungo il ciclo di vita, tenuto conto della disponibilità di mercato, sono definiti nell’ambito di quanto stabilito dal piano per la sostenibilità ambientale dei consumi del settore della pubblica amministrazione.

La loro applicazione sistematica ed omogenea consente di diffondere le tecnologie ambientali e i prodotti ambientalmente preferibili e produce un effetto leva sul mercato, inducendo gli operatori economici meno virtuosi ad adeguarsi alle nuove richieste della pubblica amministrazione.

Il Codice degli appalti (dlgs 50/2016) rende obbligatoria l’applicazione dei CAM da parte di tutte le stazioni appaltanti.

Oltre alla valorizzazione della qualità ambientale e al rispetto dei criteri sociali, l’applicazione dei criteri ambientali minimi risponde anche all’esigenza della pubblica amministrazione di razionalizzare i propri consumi, riducendone ove possibile la spesa.

CAM in vigore

Ad ora sono stati adottati CAM per 17 categorie di forniture ed affidamenti:

  • ARREDI PER INTERNI
    Fornitura e servizio di noleggio di arredi per interni (approvato con DM 11 gennaio 2017, in G.U. n. 23 del 28 gennaio 2017) clicca qui per le FAQ
  • ARREDO URBANO
    Acquisto di articoli per l’arredo urbano (approvato con DM 5 febbraio 2015, in G.U. n. 50 del 2 marzo 2015) clicca qui per le FAQ
  • AUSILI PER L’INCONTINENZA
    Forniture di ausili per l’incontinenza (approvato con DM 24 dicembre 2015, in G.U. n. 16 del 21 gennaio 2016) clicca qui per le FAQ
  • CALZATURE DA LAVORO E ACCESSORI IN PELLE
    Forniture di calzature da lavoro non DPI e DPI, articoli e accessori in pelle (approvato con DM 17 maggio 2018, in G.U. n. 125 del 31 maggio 2018)
  • CARTA
    Acquisto di carta per copia e carta grafica (approvato con DM 4 aprile 2013, in G.U. n. 102 del 3 maggio 2013)
  • CARTUCCE PER STAMPANTI
    Forniture di cartucce toner e a getto di inchiostro e affidamento del servizio integrato di ritiro e fornitura di cartucce toner e a getto di inchiostro (approvato con DM 13 febbraio 2014, in G.U. n. 58 dell’11 marzo 2014) clicca qui per le FAQ
  • APPARECCHIATURE INFORMATICHE DA UFFICIO
    Fornitura di attrezzature elettriche ed elettroniche d’ufficio (pc portatili, Pc da tavolo, stampanti, fotocopiatrici, apparecchiature multifunzione, per ufficio) (approvato con DM 13 dicembre 2013, G.U. n. 13 del 17 gennaio 2014) clicca qui per le FAQ
  • EDILIZIA
    Affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici (approvato con DM 11 ottobre 2017, in G.U. Serie Generale n. 259 del 6 novembre 2017) clicca qui per le FAQ
  • ILLUMINAZIONE PUBBLICA (fornitura e progettazione)
    Acquisizione di sorgenti luminose per illuminazione pubblica, l’acquisizione di apparecchi per illuminazione pubblica, l’affidamento del servizio di progettazione di impianti per illuminazione pubblica (approvato con DM 27 settembre 2017, in G.U. n 244 del 18 ottobre 2017) clicca qui per le FAQ
  • ILLUMINAZIONE PUBBLICA (servizio)
    Servizio di illuminazione pubblica (approvato con DM 28 marzo 2018, in GU n. 98 del 28 aprile 2018)
  • ILLUMINAZIONE, RISCALDAMENTO/RAFFRESCAMENTO  PER EDIFICI
    Affidamento servizi energetici per gli edifici, servizio di illuminazione e forza motrice, servizio di riscaldamento/raffrescamento (approvato con DM 7 marzo 2012, in G.U. n.74 del 28 marzo 2012)
  • PULIZIA PER EDIFICI
    Affidamento del servizio di pulizia e per la fornitura di prodotti per l’igiene (approvato con DM 24 maggio 2012, in G.U. n. 142 del 20 giugno 2012) clicca qui per le FAQ
  • RIFIUTI URBANI
    Affidamento del servizio di gestione dei rifiuti urbani (approvato con DM 13 febbraio 2014, in G.U. n. 58 dell’11 marzo 2014)
  • RISTORAZIONE COLLETTIVA
    Servizio di ristorazione collettiva e fornitura di derrate alimentari (approvato con DM 25 luglio 2011, in G.U. n. 220 del 21 settembre 2011) clicca qui per le FAQ
  • SANIFICAZIONE STRUTTURE SANITARIE
    Affidamento del servizio di sanificazione per le strutture sanitarie e per la fornitura di prodotti detergenti (approvato con DM 18 ottobre 2016, in G.U. n. 262 del 9 novembre 2016) clicca qui per le FAQ
  • TESSILI
    Forniture di prodotti tessili (approvato con DM 11 gennaio 2017, in G.U. n. 23 del 28 gennaio 2017)
  • VEICOLI
    Acquisizione dei veicoli adibiti al trasporto su strada (approvato con DM 8 maggio 2012, in G.U. n. 129 del 5 giugno 2012)
  • VERDE PUBBLICO
    Affidamento del servizio di gestione del verde pubblico, acquisto di ammendanti, piante ornamentali, impianti di irrigazione (approvato con DM 13 dicembre 2013, in G.U. n. 13 del 17 gennaio 2014)

CAM in corso di definizione

  • Forniture di stampanti ed apparecchiature multifunzione e noleggio di stampanti e apparecchiature multifunzione (revisione DM 13 dicembre 2013, G.U. n. 13 del 17 gennaio 2014), Servizio di stampa gestita (nuovo)
  • Forniture di cartucce toner e cartucce a getto di inchiostro e servizio integrato di raccolta di cartucce esauste e fornitura di cartucce di toner e a getto di inchiostro (revisione DM 13 febbraio 2014, G.U. n. 58 dell’11 marzo 2014)
  • Servizio di ristorazione collettiva e fornitura derrate alimentari: servizio di ristorazione scolastica, servizio di ristorazione collettiva per uffici e per università, servizio  di ristorazione assistenziale ed ospedaliera (revisione DM 25 luglio 2011, G.U. n. 220 del 21 settembre 2011)
  • Servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione e manutenzione di strade  (nuovo)

CAM programmati anno 2018

  • Servizio di lavanolo (nuovo)
  • Servizio di sanificazione per le strutture ospedaliere e per la fornitura di prodotti detergenti (Revisione DM 18 ottobre 2016)
  • Servizio di pulizia e per la fornitura di prodotti per l’igiene (Revisione DM 24 maggio 2012)
  • Servizio gestione rifiuti urbani (revisione DM 13 febbraio 2014)
  • Servizio trasporto pubblico (nuovo) e veicoli adibiti a trasporto su strada (revisione DM 8 maggio 2012)
  • Servizio gestione verde pubblico (revisione DM 13 dicembre 2013)
  • Servizi energetici per gli edifici (revisione DM 7 marzo 2012)
  • Eventi sostenibili (nuovo)

FAQ generali

Ricordiamo che le faq, ulteriori dettegli e documenti per ciascuno dei sopracitati CAM sono consultabili sul sito del ministero dell’ambiente.

In seguito a diverse segnalazioni di non corretta applicazione dei CAM da parte delle stazioni appaltanti, il ministero ha inoltre fatto alcune precisazioni:

  • Nei CAM non si trovano tutte le tipologie di progetto, p.es non sono contemplati i restauri. Come ci si deve comportare in questi casi?
    I CAM edifici, quando fanno riferimento a nuovi edifici o ristrutturazioni di primo e secondo livello o manutenzioni ordinarie e straordinarie, si rifanno alle definizioni del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 e dei decreti interministeriali del 26 giugno 2015, di attuazione della legge 90/2013. Per le altre tipologie di intervento (quale il restauro) non nominate nel testo i CAM non sono obbligatori. Ovviamente si invitano le stazioni appaltanti a tenerli in considerazione per quanto possibile in base al tipo di progetto.
  • Alcuni materiali parrebbero non rientrare all’interno di quelli inseriti nei CAM. Se ad esempio ho progettato una parete ventilata in elementi in cotto, ricado all’interno del punto 2.4.2.2. Laterizi, che invece fa riferimento a “laterizi per murature e solai”? o non tengo conto di alcuna prescrizione? E se la parete ventilata la progetto in elementi in gres porcellanato, ricado nel punto 2.4.2.9?
    Non è stato specificato nel CAM (si potrà farlo nelle prossime modifiche al CAM), però come stazione appaltante può prescriverlo al di là dei CAM ai sensi dell’art. 68 del codice dei contratti pubblici. Non tutti i materiali sono elencati nel testo dei CAM perché non si tratta di un capitolato. I criteri sono stati elaborati solo per alcuni materiali. Ai fini dei CAM quindi per i materiali non citati non esiste alcuna prescrizione specifica, a meno che non vi siano obblighi derivanti da altre norme oregolamenti di livello locale.

Domande specifiche su singoli criteri

Nel documento allegato vi sono inoltre le faq su singoli criteri, aggiornati a giugno 2018.

  • Faq criterio 2.1.1 Sistemi di gestione ambientale
  • Faq capitolo 2.2 specifiche tecniche per gruppi di edifici
  • Faq criterio 2.3.1 Diagnosi energetica
  • Faq criterio 2.3.2 Prestazione energetica
  • Faq criterio 2.3.5.5 – Emissione dei materiali
  • Faq criterio 2.3.7 Fine vita
  • Faq criterio 2.4.1.2 Materia recuperata o riciclata
  • Faq criterio 2.4.1.3 Sostanze pericolose
  • Faq criterio 2.4.2.8 Tramezzature e controsoffitti
  • Faq criterio 2.4.2.9 Isolanti termici ed acustici
  • Faq criterio 2.4.2.10 Pavimenti e rivestimenti
  • Faq criterio 2.4.2.11 Pitture e vernici
  • Faq criterio 2.4.2.14 Impianti idrico sanitari
  • Faq criterio 2.5.3 Prestazioni ambientali
  • Faq criterio 2.5.4 Personale di cantiere
  • Faq criterio 2.6.1 Capacità tecnica dei progettisti
  • Faq criterio 2.6.2 Miglioramento prestazionale del progetto
  • Faq criterio 2.7.5 Oli lubrificanti

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Se non indichi gli oneri per la sicurezza aziendale sei escluso dalla gara!

Consiglio di Stato: inammissibile il ricorso al soccorso istruttorio in caso di mancata indicazione degli oneri per la sicurezza aziendale nell’offerta

Per le gare indette all’indomani dell’entrata in vigore del Nuovo Codice appalti (dlgs 50/2016) non è possibile ricorrere al soccorso istruttorio in caso di mancata indicazione degli oneri per la sicurezza aziendale, pena l’esclusione dalla gara.

Con la sentenza n. 815/2018 per la prima volta il Consiglio di Stato espone i limiti al soccorso istruttorio negli appalti pubblici ed in particolare, la questione relativa alla mancata indicazione degli oneri per la sicurezza aziendale nell’offerta economica, a seguito dell’entrata in vigore del Nuovo Codice.

Ricordiamo, infatti, che l’art. 95, comma 10 del Nuovo Codice appalti, in senso innovativo rispetto al precedente dlgs 163/2006, impone alle imprese l’obbligo di indicare in sede di offerta economica i costi della manodopera e gli oneri aziendali relativi all’adempimento delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, pena l’esclusione dalla gara.

Il caso in sentenza

La sentenza in esame riguarda il ricorso presentato da una società contro la decisione di affidamento di un servizio ad un’impresa a seguito del ricorso indebito al “soccorso istruttorio”.

Nel dettaglio, l’Amministrazione bandiva una gara informale, ai sensi dell’art. 162 del dlgs 50/2016, per l’affidamento della fornitura di servizi di connettività satellitare, da aggiudicare con il criterio del prezzo più basso; la lettera di invito riportava, inoltre, al proprio interno l’espressa richiesta dell’indicazione degli oneri per la sicurezza aziendale, nonché di attenersi al modello allegato per la presentazione dell’offerta.

Tuttavia, l’impresa aggiudicataria non aveva indicato tali oneri in misura certa (ossia in euro) bensì in percentuale; pertanto, la stazione appaltante aveva invitato l’impresa a regolarizzare con il soccorso istruttorio tale difformità e, ottenuta la quantificazione degli oneri per la sicurezza, aveva aggiudicato alla stessa l’appalto in questione.

La seconda in graduatoria proponeva, quindi, ricorso in primo grado, chiedendo l’esclusione dalla gara  dell’impresa aggiudicatrice per non aver rispettato il comma 10 dell’art. 95.

In prima istanza il TAR Lazio respingeva il ricorso, confermando l’aggiudicazione della gara; la ricorrente proponeva, quindi, ricorso in appello.

Decisione Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato con la sentenza 815/2018 ha ribaltato l’esito del giudizio di primo grado: ritiene fondato il motivo di ricorso in quanto la procedura oggetto di contestazione era stata bandita sotto la vigenza del Nuovo Codice appalti.

In particolare, precisano i giudici di palazzo Spada, per le gare indette sotto la vigenza del Nuovo Codice viene confermato l’orientamento giurisprudenziale che accoglie l’automatismo espulsivo in caso di mancata indicazione degli oneri per la sicurezza aziendali in quanto:

  • per ciò che riguarda l’istituto del soccorso istruttorio, trova applicazione l’articolo 83, comma 9, del nuovo Codice secondo cui:

le carenze di qualsiasi elemento formale della domanda possono essere sanate attraverso la procedura di soccorso istruttorio di cui al presente comma. In particolare, in caso di mancanza, incompletezza e di ogni altra irregolarità essenziale degli elementi e del documento di gara unico europeo di cui all’articolo 85, con esclusione di quelle afferenti all’offerta economica e all’offerta tecnica, la stazione appaltante assegna al concorrente un termine, non superiore a dieci giorni, perché siano rese, integrate o regolarizzate le dichiarazioni necessarie, indicandone il contenuto e i soggetti che le devono rendere”.

  • per ciò che attiene l’obbligo di indicare puntualmente l’ammontare degli oneri per la sicurezza cc.dd. ‘interni o aziendali’, trova applicazione l’articolo 95, comma 10, secondo cui:

nell’offerta economica l’operatore deve indicare i propri costi della manodopera e gli oneri aziendali concernenti l’adempimento delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro ad esclusione delle forniture senza posa in opera, dei servizi di natura intellettuale e degli affidamenti ai sensi dell’articolo 36, comma 2, lettera a). […]” (disposizione che, superando legislativamente le precedenti incertezze, ha definito che, per le gare indette nella vigenza del nuovo Codice, è necessaria per le imprese concorrenti l’indicazione dei detti oneri).

Nel caso in esame, quindi, la società aggiudicatrice non avrebbe potuto essere ammessa al soccorso istruttorio a causa dell’iniziale mancata indicazione degli oneri per la sicurezza aziendali, sussistendo tale possibilità limitatamente alle gare indette nella vigenza del dlgs. 163/2006, e avrebbe dovuto quindi essere esclusa dalla gara.

In conclusione, il Consiglio di Stato ritiene che:

una volta accertato che tale obbligo di indicazione è chiaramente sancito dalla legge, la sua violazione determina conseguenze escludenti a prescindere dal dato che l’esclusione non sia stata testualmente enunciata dagli articoli 83 e 95 del Codice”, dovendosi sempre tenere in considerazione che “l’inadeguata indicazione degli oneri per la sicurezza cc.dd. ‘interni o aziendali’ non lede solo interessi di ordine dichiarativo o documentale, ma si pone ex se in contrasto con i doveri di salvaguardia dei diritti dei lavoratori cui presiedono le previsioni di legge, che impongono di approntare misure e risorse congrue per preservare la loro sicurezza e la loro salute.

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Terreni edificabili e terreni agricoli, dal Notariato chiarimenti per l’applicazione delle imposte indirette

Tutto quello che c’è da sapere sul regime fiscale e la qualificazione urbanistica che si applica a “terreni edificabili”, “terreni agricoli” e “fondo rustico”

Per l’applicazione delle imposte indirette la normativa fiscale prevede trattamenti tributari differenti in base alla destinazione urbanistica dei terreni: la valutazione di un terreno agricolo è diversa da quella di un terreno concretamente edificabile, ed è diversa anche da quella di un terreno con l’aspettativa di edificabilità.

Inevitabilmente, quindi, la qualificazione urbanistica di un terreno può comportare delle conseguenze anche sul valore dei terreni e sulla loro tassazione.

In particolare:

  • ai fini IVA, ai sensi dell’art.2, comma 3, lettera c) del DPR n. 633/72, non sono considerate cessioni di beni (e quindi sono fuori dal campo IVA) le cessioni che hanno per oggetto “terreni non suscettibili di utilizzazione edificatoria a norma delle vigenti disposizioni”; la qualità di essere “suscettibile di utilizzazione edificatoria” rileva quindi in negativo: la cessione di tutti i terreni da parte di un soggetto IVA è soggetta a IVA, a meno che essi siano “non suscettibili di utilizzazione edificatoria”; la norma precisa che “Non costituisce utilizzazione edificatoria la costruzione delle opere indicate nell’art.9, lettera a), della legge 28 gennaio 1977, n.10” (e cioè le “opere da realizzare nelle zone agricole ivi comprese le residenze, in funzione della conduzione del fondo e delle esigenze dell’imprenditore agricolo a titolo principale, ai sensi dell’articolo 12 della legge 9 maggio 1975, n. 153”)
  • per l’imposta di registro nell’art.1 della Tariffa parte I allegata al DPR n.131/86 viene stabilita un’aliquota maggiore (15%) di quella ordinaria (9%) per il trasferimento di terreni “agricoli e relative pertinenze” se gli acquirenti non sono imprenditori agricoli a titolo principale; la regola è quindi l’aliquota del 9%, mentre l’aliquota del 15% viene riservata ai terreni che hanno in positivo una destinazione agricola; per le locazioni di “fondi rustici”, invece, all’art.5 della medesima Tariffa parte I viene stabilita un’aliquota minore (0,50%) di quella ordinaria (2%)
  • sempre in tema di imposta di registro l’ultimo periodo del comma 4 dell’art.52 del DPR n.131/86 esclude dalla valutazione automatica degli immobili basata su coefficienti catastali i terreni per i quali gli strumenti urbanistici prevedono la destinazione edificatoria; oggi però la valutazione automatica non è più applicabile alle cessioni a titolo oneroso di terreni 1; la norma resta quindi applicabile solo alle fattispecie diverse dalle cessioni, quali le divisioni. Norma di analogo contenuto è vigente in tema di successioni e donazioni: l’art.34, comma 5, del D.Lgs. 31 ottobre 1990, n.346

Studio Notariato

Nello Studio 16/2018 del Notariato (La qualificazione urbanistica dei terreni: effetti sulle imposte indirette) vengono analizzate le differenze tra terreni edificabili, terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria e terreni agricoli , nonché chiarimenti sulla normativa fiscale e la qualificazione urbanistica dei terreni rilevanti al fine dell’applicazione delle imposte indirette. Vengono, infine, esaminati alcuni esempi concreti che si presentano frequentemente.

Terreni edificabili

La qualificazione di un terreno come “suscettibile di utilizzazione edificatoria” non dipende né dalle qualità naturali del terreno, né dalla posizione, ma alla destinazione che ad esso viene data dagli strumenti urbanistici.

Il Notariato chiarisce, infatti, che lo jus aedificandi di un terreno non è compreso nel diritto di proprietà di un suolo; l’edificabilità viene, invece, attribuita tramite un’attività amministrativa che tiene conto dei molteplici interessi pubblici e privati, connessi all’assetto del territorio e alla sua trasformazione.

Dal punto di vista urbanistico, quindi, un terreno può dirsi edificabile solo dopo che lo strumento urbanistico generale è divenuto efficace e, se necessario, anche dopo che sia divenuto efficace lo strumento urbanistico attuativo; solo in quel momento, infatti, si potrà effettivamente ottenere il permesso di costruire. Dal punto di vista economico, invece, anche la mera adozione dello strumento urbanistico crea aspettative sulla edificabilità del suolo che ne fanno crescere il valore.

In riferimento al trattamento fiscale, il Notariato precisa che:

ai fini tributari sono edificabili tutti quei terreni che tali sono qualificati da uno strumento urbanistico, indipendentemente dalla sussistenza dell’approvazione regionale dello strumento urbanistico e di strumenti attuativi che rendano possibile in concreto il rilascio della concessione edilizia in quanto è di comune esperienza che la circostanza che la vocazione edificatoria di un suolo sia stata formalizzata in uno strumento urbanistico, ancorché non operativo, è sufficiente a far lievitare il suo valore venale secondo le leggi di mercato.

Terreni inedificabili

La normativa urbanistica oltre a stabilire, attraverso gli strumenti pianificatori, come e quando costruire su un fondo può, inoltre, imporre vincoli che determinano l’inedificabilità del terreno.

Di conseguenza, la presenza di vincoli di inedificabilità assoluta fa perdere al terreno la qualifica di “suscettibile di utilizzazione edificatoria” anche se questa è prevista dagli strumenti urbanistici.

Terreni con l’aspettativa di edificabilità

In riferimento ai terreni con l’aspettativa di edificabilità, ossia in attesa del compimento dell’iter burocratico previsto dalla normativa al fine di procedere all’edificazione dello stesso, la valutazione fiscale non può essere identica a quella di un terreno già concretamente edificabile.

In definitiva, la valutazione di un terreno agricolo è diversa da quella di un terreno concretamente edificabile; ma è diversa anche da quella di un terreno in attesa del compimento dell’iter burocratico previsto dalla normativa al fine di procedere all’edificazione.

Il trasferimento di un terreno coltivato, ma considerato suscettibile di destinazione edificatoria dagli strumenti urbanistici, sarà pacificamente soggetto a imposta di registro con l’aliquota normale del 9% e non con quella “maggiorata” del 15%.
Viceversa, se gli strumenti urbanistici prevedono la destinazione agricola, si applicherà l’aliquota del 15% anche se un terreno è di fatto destinato a uso non agricolo.

Terreni agricoli

Quando lo strumento urbanistico prevede la destinazione agricola, e quindi l’utilizzazione del terreno quale bene produttivo in sé, di modo che il proprietario possa trarne i frutti naturali, anche una limitata possibilità di costruire strumentale allo sfruttamento del fondo (con un indice di edificabilità al massimo di 0,03 mc/mq), non può mai portare a considerare il terreno edificabile. In pratica, il terreno è e resta agricolo, perché la minima edificazione non costituisce l’utilizzazione del fondo, ma solo uno strumento per la sua utilizzazione a fini agricoli.

Per quanto riguarda l’Iva, la cessione da parte di soggetti Iva di terreni con destinazione d’uso agricola, anche se a questi viene attribuita una potenzialità edificatoria maggiore di 0,03 mc/mq, non è soggetta a Iva ma a imposta di registro.

In materia di imposta di registro, invece, ad una qualificazione di un terreno come “terreno agricolo” o “fondo rustico” consegue un trattamento tributario più pesante in caso di trasferimento (aliquota del 15%) ovvero più leggero in caso di locazione (aliquota dello 0,50%)

Chiude lo studio del notariato una serie di casi particolari, quali:

  • terreni agricoli potenziati a fini edificatori
  • terreni agricoli ed installazione impianti fotovoltaici/eolici
  • terreni vincolati che non comportino un’assoluta impossibilità di sfruttamento a fini edificatori del suolo, ma solo l’impossibilità di edificare sul suolo vincolato o su porzione di esso
  • terreni con potenzialità edificatoria già sfruttata
  • terreni ricadenti in zone non residenziali ma destinate ad attrezzature ed impianti di interesse generale (zone F)

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Valutazione di impatto ambientale: in vigore i contenuti minimi dei verbali

Il 24 agosto è entrato in vigore il regolamento sui contenuti minimi dei verbali che riguardano le valutazioni di impatto ambientale

E’ entrato in vigore il 24 agosto il regolamento sui contenuti minimi dei verbali di accertamento, contestazione e notificazione dei procedimenti di VIA – valutazione impatto di ambientale, esso contiene le istruzioni (allegato 1) e lo schema (allegato 2) per la loro redazione.

Ricordiamo che a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 184/2018 è entrato in vigore  il decreto del ministero dell’ambiente n. 94/2018  “Regolamento recante la definizione dei contenuti minimi e i formati dei verbali di accertamento, contestazione e notificazione dei procedimenti di cui all’articolo 29 del decreto legislativo n.152/2006, , come modificato dall’articolo 18 del decreto legislativo n.104/2017”.

Le istruzioni con i contenuti minimi si trovano nell’allegato 1, così suddiviso:

  • identificazione del verbale
  • trasgressore e obbligato in solido
  • casi previsti dalla normativa vigente
  • dettaglio della violazione
  • norma violata
  • percorso di accertamento
  • contestazione
  • notificazione
  • autorità competente ai sensi dell’articolo 17 della legge n. 689/1981
  •  sanzione e modalità di pagamento
  •  modalità e termini di presentazione di scritti difensivi
  •  spese di procedimento
  •  dichiarazioni
  • avvertenze
  • opposizione
  • note
  • responsabile del procedimento
  •  verbalizzante

Nell’allegato 2 invece è possibile trovare uno schema di verbale di accertamento e contestazione.

Riportiamo il link ad un articolo di agosto di BibLus-net in cui approfondiamo le novità contenute nel nuovo portale Via, Vas, Pua del ministero.

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Bonus verde e condomini, regole e limiti

Il 24 agosto è entrato in vigore il regolamento sui contenuti minimi dei verbali che riguardano le valutazioni di impatto ambientale

Il Bonus verde vale anche per le parti comuni esterne dei condomini, ma entro determinati limiti di spesa ed a precise condizioni

Con un quesito del 29 agosto su FiscoOggi, un contribuente chiede all’Agenzia delle Entrate se il bonus verde, introdotto dalla legge di bilancio 2018, è applicabile anche per i condomini.

La legge in questione ha previsto una nuova agevolazione fiscale connessa agli interventi di sistemazione a verde degli immobili, con una detrazione Irpef del 36% delle spese sostenute, entro i limiti di un ammontare complessivo non superiore a 5 mila euro.

In risposta al quesito, l’Agenzia ricorda quindi che :

il bonus verde  spetta anche per le spese sostenute per interventi eseguiti sulle parti comuni esterne degli edifici condominiali, fino a un importo massimo complessivo di 5 mila euro per unità immobiliare a uso abitativo.

In questo caso, ha diritto alla detrazione il singolo condomino, nel limite della quota a lui imputabile, a condizione che la stessa sia stata effettivamente versata al condominio entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Chi può usufruire dell’agevolazione?

Beneficiari della detrazione sono tutti coloro, sia privati che condomini, che possiedono un’unità immobiliare ad uso abitativo (proprietari, nudi proprietari e titolari di altri diritti reali), nonché coloro che detengono l’unità immobiliare abitativa con un titolo idoneo (locazione e comodato).

Sono pertanto esclusi dall’agevolazione gli immobili di nuova costruzione, uffici, negozi, magazzini.

Che cosa è agevolabile?

Sono agevolabili le spese riguardanti la sistemazione a verde, ex novo o di radicale rinnovamento, di:

  • aree scoperte private di edifici esistenti
  • unità immobiliari
  • pertinenze o recinzioni
  • impianti di irrigazione e realizzazione di pozzi
  • realizzazione di coperture a verde e giardini pensili
  • sistemazione di giardini di interesse storico

Che cosa non è agevolabile?

Sono esclusi dalla detrazione:

  • le spese per la manutenzione ordinaria annuale (esempio, potatura siepe, rasatura prato, etc) di giardini preesistenti (sia privati che condominiali)
  • lavori eseguiti in economia e il semplice acquisto di vasi per il balcone

Alcuni chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Riportiamo inoltre alcuni importanti chiarimenti già forniti dall’Agenzia delle Entrate:

  • nel caso di lavori eseguiti presso condomini, qualora rientrino nella detrazione fiscale si applica la ritenuta del 4%. Non si applica la ritenuta dell’8% da parte degli istituti di credito per i prestatori d’opera
  • si rendono applicabili le disposizioni indicate nell’art. 16-bis dpr 917/1986 (TUIR), le quali stabiliscono la riduzione del bonus al 50% per gli interventi realizzati su immobili utilizzati in modo promiscuo
  • nel caso di interventi sia su parti comuni che su parti private (anche dello stesso edificio), il bonus raddoppia, e ne spetta uno (di 5 mila euro) per il lavoro sul giardino privato e l’altro (per il medesimo importo) con riferimento alla quota di spesa imputabile per gli interventi sul giardino condominiale
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L’agevolazione prima casa vale anche se ho la nuda proprietà su altro immobile nello stesso Comune?

Dalle Entrate le condizioni per usufruire dell’agevolazione prima casa anche se si possiede la nuda proprietà di un’altra abitazione nello stesso Comune

E’ possibile usufruire dell’agevolazione prima casa anche qualora il contribuente sia titolare del diritto di “nuda proprietà” su un’altra casa situata nello stesso Comune in cui si trova l’immobile soggetto ad acquisto agevolato.

Questo l’importante chiarimento che l’Agenzia delle Entrate ha fornito in merito ad un quesito posto da un contribuente sulla rivista telematica FiscoOggi:

È possibile usufruire dei benefici prima casa in caso di acquisto di un’abitazione situata nello stesso comune in cui già possiedo la nuda proprietà di un’altra abitazione?

Alla luce dei chiarimenti forniti nella circolare Ministeriale 1/1994 e nella circolare 38/E/2005, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’agevolazione è compatibile con la nuda proprietà sulla base del presupposto che il nudo proprietario non ha il possesso dell’immobile che, invece, fa capo all’usufruttuario.

In pratica, il proprietario è privato della detenzione e, conseguentemente, della concreta possibilità di utilizzare tale immobile come abitazione principale e  può quindi usufruire delle agevolazioni prima casa su un altro immobile, anche se situato nello stesso territorio comunale.

Tuttavia, viene precisato che il beneficio spetta solo nel caso in cui la nuda proprietà sia stata acquistata senza fruire in precedenza dell’agevolazione prima casa e salva l’ipotesi in cui il nudo proprietario acquisti l’immobile dall’usufruttuario al fine di riunire usufrutto e nuda proprietà o viceversa (l’usufruttuario acquisti la nuda proprietà).

Al punto 6), paragrafo 4, della circolare Ministeriale del 2 marzo 1994, n. 1, contenente la disciplina ai fini delle imposte di registro, ipotecaria , catastale ed INVIM, si legge:

Qualora oggetto del contratto sia l’acquisto di un fabbricato o porzione di fabbricato da parte del titolare del diritto di nuda proprietà su altro immobile, lo stesso contratto rientra nel regime di favore nel caso in cui ricorrano le restanti condizioni previste dalla legge. Il nudo proprietario, infatti, non ha il possesso dell’immobile che fa capo all’usufruttuario.
Al contrario, l’acquisto di un fabbricato o porzione di fabbricato da parte dell’usufruttuario di altro bene immobile idoneo ad abitazione e’ escluso dalle agevolazioni tributarie, avendo l’usufruttuario il possesso dell’immobile.
L’acquisto della nuda proprietà o dell’usufrutto, da parte del soggetto già titolare, rispettivamente, del diritto di usufrutto o di quello di nuda proprietà’ sul bene medesimo, rientra nelle disposizioni agevolative in quanto il suddetto contratto consente l’acquisizione della piena proprietà.

Agevolazione prima casa e nuda proprietà

L’agevolazione prima casa per chi acquista da un privato (o da un’azienda che vende in esenzione Iva) consiste in:

  • applicazione dell’imposta di registro con l’aliquota del 2%
  • imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di euro 50 ciascuna per gli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di abitazioni, ad eccezione di quelle appartenenti alle categorie catastali A1, A8 e A9

Se, invece, il venditore è un’impresa con vendita soggetta a Iva, si ha che:

  • l’acquirente versa l’imposta sul valore aggiunto, calcolata sul prezzo della cessione, pari al 4% anziché al 10%
  • le imposte di registro, catastale e ipotecaria si pagano nella misura fissa di 200 euro ciascuna

Requisiti prima casa

Ai sensi dell’articolo 1 della Tariffa, Parte I, allegata al D.P.R. 131/1986, i requisiti affinché un immobile sia considerato “prima casa” sono i seguenti:

  • l’acquirente deve essere una persona fisica
  • l’immobile deve essere residenziale e non deve essere di categoria catastale
    • A1, abitazioni di tipo signorile
    • A8, abitazioni in ville
    • A9,  castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici
  • l’immobile deve essere ubicato nel territorio del Comune in cui l’acquirente ha o stabilisca, entro 18 mesi dall’acquisto, la propria residenza
  • l’acquirente non deve essere titolare, esclusivo o in comunione col coniuge, di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione, su altra casa nel territorio del Comune dove si trova l’immobile oggetto dell’acquisto agevolato
  • l’acquirente non deve essere titolare, neppure per quote o in comunione legale, su tutto il territorio nazionale, di diritti di proprietà, uso, usufrutto, abitazione o nuda proprietà, su altro immobile acquistato, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa

Da notare che alcune condizioni imposte dalla norma riguardano la necessità che l’acquirente dichiari di non essere titolare di taluni diritti reali su altre case di abitazione: l’acquirente non deve essere titolare di diritti (vari) su altri immobili acquisiti con beneficio prima casa su tutto il territorio nazionale, mentre consente di avere diritti (vari) su altri immobili, ma non nello stesso Comune.

Infatti, ai fini dell’agevolazione è richiesto che:

  • nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l’immobile da acquistare (lett. b) della nota II-bis)
  • nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari di non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con le agevolazioni “prima casa” (lett. c) della nota II-bis)

Titolarità nuda proprietà

Pertanto, in riferimento alla titolarità della nuda proprietà su altro immobile, poiché la norma contempla, tra le cause ostative, la titolarità della nuda proprietà solo  in presenza della titolarità della nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con l’agevolazione “prima casa”, può godere dell’agevolazione il soggetto che sia titolare del diritto di nuda proprietà su altro immobile sito nel territorio del comune in cui si trova l’immobile da acquistare con i benefici “prima casa”, se l’acquisto della nuda proprietà è avvenuto, a suo tempo, senza usufruire dell’agevolazione.

In altre parole, la titolarità della sola nuda proprietà su altro immobile è idonea ad impedire il godimento dell’agevolazione sull’acquisto di qualsiasi immobile sito sul territorio nazionale solo se acquistata in precedenza sfruttando l’agevolazione “prima casa”.

In allegato la circolare 38/E/2005 che fornisce numerosi chiarimenti sulle condizioni necessarie per usufruire delle agevolazioni fiscali previste per l’acquisto della prima casa; in particolare chiarisce i requisiti che l’acquirente deve possedere e tutti gli adempimenti richiesti per poter usufruire delle agevolazioni.

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Silenzio, grazie! Ecco la Vespa elettrica dotata di intelligenza artificiale

Non solo motore elettrico, ma anche intelligenza artificiale. Presto disponibile la Vespa elettrica che apre le porte all’interconnettività smart tra veicoli

Il futuro incontra il passato.

La Vespa elettrica diventa realtà: sarà prodotta a Pontedera, nello stabilimento storico in provincia di Pisa. A darne notizia è il Gruppo Piaggio che sottolinea come la nuova incarnazione ciclomotore più famoso al mondo sarà prodotta nella stessa fabbrica dove la prima Vespa nacque nella primavera del 1946.

Intelligenza artificiale al servizio del conducente

In Piaggio definiscono la Vespa elettrica come “il primo passo del Gruppo verso nuovi orizzonti di interconnettività smart tra veicoli e persone”.

La Vespa elettrica è infatti predisposta per adottare in futuro soluzioni attualmente in fase di sviluppo,  quali sistemi di intelligenza artificiale con comportamenti adattivi e sensibili a ogni input da parte del conducente. Tali sistemi saranno in grado di riconoscere la presenza di persone e veicoli nelle loro vicinanze, contribuendo alla capacità del conducente di anticipare potenziali rischi; segnaleranno il traffico e offriranno una alternativa per il tragitto; forniranno mappature istantanee che contribuiranno a migliorare la sicurezza e l’efficienza della circolazione urbana.

Questa nuova generazione di veicoli conoscerà a fondo il suo proprietario: lo riconoscerà in modo automatizzato senza chiave o telecomando, anticiperà le sue abitudini, interagirà con altri devices e con gli altri veicoli in circolazione e permetterà un grado di personalizzazione della user experience che difficilmente riusciamo a immaginare oggi.

Caratteristiche tecniche

La Vespa elettrica è identica alla versione tradizionale. E’ dotata del sistema Vespa Multimedia Platform, con schermo TFT a colori da 4,3 pollici, che permette di interagire con il proprio smartphone.

Il motore è totalmente elettrico, con una potenza continua di 2 kW, pari a 2,7 CV, e un picco di 4 kW (5,4 CV). Le prestazioni sono al di sopra del tradizionale cinquantino e l’accelerazione è notevole.

L’autonomia dichiarata è di 100 km e dovrebbe rimanere invariata anche nei percorsi cittadini con frequenti frenate e ripartite, grazie al recupero dell’energia nelle decelerazioni.

La batteria garantisce efficienza fino a 1000 cicli di ricarica completi, in tutto una percorrenza tra i 50mila e i 70mila km, equivalenti a circa 10 anni di utilizzo in città.

La ricarica avviene tramite un cavo posizionato sottosella compatibile anche con una normale presa a muro, oltre che con le colonnine di ricarica, per una ricarica in quattro ore.

Ci sarà anche una versione ibrida Vespa X con bordini arancioni, con motore a benzina da 100 cc che raggiungerà i 250 km.

Disponibilità e prezzi

La Vespa potrà essere prenotata online da inizio ottobre, con formule innovative di finanziamento all inclusive che si affiancheranno ai tradizionali sistemi di acquisto.

Il prezzo sarà allineato alla fascia alta della gamma Vespa attualmente in commercializzazione, pari a circa 6.000 euro.

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Commissari di gara, dal 10 settembre è possibile l’iscrizione all’albo nazionale

Dal 10 settembre sarà possibile l’iscrizione all’albo nazionale dei commissari di gara gestito dall’ANAC. Sarà obbligatorio per le gare con scadenza dal 15 gennaio 2019

L’ANAC , con un nota del 31 luglio 2018, ha comunicato che dal 10 settembre 2018 sono aperte le iscrizioni all’albo nazionale dei commissari di gara; ciò a seguito dell’obbligo che, a partire dal 15 gennaio 2019 in poi, lo renderà obbligatorio per le Stazioni Appaltanti, le quali non potranno più nominarli in modo discrezionale.

Ricordiamo che sulla Gazzetta Ufficiale n. 28 del 3 febbraio 2018 è stata pubblicata la delibera ANAC 10 gennaio 2018, n. 4 recante “Aggiornamento al decreto legislativo n. 56/2017 della Linee guida n. 5, di attuazione del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recanti: «Criteri di scelta dei commissari di gara e di iscrizione degli esperti nell’Albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni giudicatrici»“.

Dopo l’entrata in vigore del dlgs 56/2017, l’Anac ha ritenuto opportuno procedere all’aggiornamento delle linee guida n. 5/2016 al fine di tener conto delle modifiche normative apportate dal citato decreto, nonché di alcuni elementi necessari a permettere lo sviluppo del processo informatico di iscrizione e aggiornamento dell’albo delle commissioni giudicatrici e di alcuni suggerimenti pervenuti da diversi interlocutori. Sulle nuove linee guida si era già espresso il Consiglio di Stato che aveva sollevato alcune questioni sulla composizione dell’albo ed alle modalità di nomina dei commissari esterni ed interni.

Commissioni giudicatrici

Le commissioni giudicatrici garantiscono l’imparzialità di valutazione delle stazioni appaltanti. I commissari sono sia interni sia esterni alla stazione Appaltante. In entrambi i casi è previsto che siano iscritti ad un albo tenuto dall’Anac.

Per importi inferiori alle soglie comunitarie e a un milione di euro per i lavori, in mancanza di particolari complessità, la stazione appaltante può nominare componenti interni nella commissione. Il presidente dovrà invece essere esterno. In caso di affidamento di servizi e forniture di elevato contenuto scientifico tecnologico o innovativo, effettuati nell’ambito di attività di ricerca e sviluppo, l’Anac può autorizzare gli esperti della stazione appaltante come membri della commissione giudicatrice.

Professioni tecniche

L’allegato alle linee guida contiene l’elenco dei professionisti, suddivisi per ambito professionale, che possono far parte delle commissioni giudicatrici.

Di seguito si riporta l’elenco delle professioni.
A. Professioni tecniche1

  • Architetto (1*, 2*, 3, 4, 5, 7, 8)
  • Paesaggista (1, 7)
  • Architetto iunior (1, 2, 3, 4)
  • Conservatore (1)
  • Ingegnere civile e ambientale (1*, 2*, 3, 4*, 5*, 7, 8)
  • Ingegnere civile e ambientale iunior (1, 2, 3, 4, 5, 7, 8)
  • Ingegnere industriale (3*)
  • Ingegnere industriale iunior (3)
  • Ingegnere dell’informazione (3, 6*)
  • Ingegnere dell’informazione iunior (3, 6)
  • Geometra (1, 2, 3, 4, 5, 7, 8)
  • Perito edile (1, 2, 4, 7, 8)
  • Dottore Agronomo e Dottore Forestale (1, 2, 3, 4, 5, 7, 8)
  • Agronomo e Forestale iunior (1, 3, 4, 5, 7, 8)
  • Perito agrario (1, 3, 4, 5, 7, 8)
  • Chimico e chimico iunior (1, 3, 8)
  • Geologo (1, 2, 3, 4, 5, 7, 8)
  • Geologo iunior (1, 2, 3, 4, 5, 8)
  • Perito Industriale (3, 5)
  • Perito industriale con specializzazione nel settore dell’informazione e della comunicazione (6)
  • Chimico (5)
  • Pianificatore territoriale e Urbanista (1*, 2*, 3, 4, 5, 7, 8)
  • Pianificatore iunior (8)

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Datori di lavoro attenti a tenere libere le vie di fuga: ecco i possibili rischi!

Dal 10 settembre sarà possibile l’iscrizione all’albo nazionale dei commissari di gara gestito dall’ANAC. Sarà obbligatorio per le gare con scadenza dal 15 gennaio 2019

Dalla Cassazione: il datore di lavoro ha l’obbligo di tenere sgombre le vie di fuga da materiali in modo da consentirne l’utilizzazione in caso di emergenza

Assicurare che le vie di circolazione che conducono ad uscite o ad uscite di sicurezza siano sgombre da materiali è un obbligo posto in capo al datore di lavoro, responsabile di un eventuale infortunio dei lavoratori sui luoghi di lavoro.

Con la sentenza n. 14657/2018 la Corte di Cassazione fornisce un’interpretazione sull’obbligo imposto dalle disposizioni di legge in materia di prevenzione infortuni e la relativa applicazione dell’articolo 64 del dlgs 81/2008 in base a cui:

  • il datore di lavoro provvede affinché:
    • i luoghi di lavoro siano conformi ai requisiti di cui all’articolo 63, commi 1, 2 e 3
    • le vie di circolazione interne o all’aperto che conducono a uscite o ad uscite di emergenza e le uscite di emergenza siano sgombre allo scopo di consentirne l’utilizzazione in ogni evenienza
  • i luoghi di lavoro, gli impianti e i dispositivi vengano sottoposti a regolare manutenzione tecnica e vengano eliminati, quanto più rapidamente possibile, i difetti rilevati che possano pregiudicare la sicurezza e la salute dei lavoratori
  • i luoghi di lavoro, gli impianti e i dispositivi vengano sottoposti a regolare pulitura, onde assicurare condizioni igieniche adeguate
  • gli impianti e i dispositivi di sicurezza, destinati alla prevenzione o all’eliminazione dei pericoli, vengano sottoposti a regolare manutenzione e al controllo del loro funzionamento

Il caso

Il caso esaminato in sentenza riguarda il ricorso presentato da un lavoratore a seguito di una grave caduta lungo un corridoio di passaggio, ingombro di materiale, all’interno di un grande centro commerciale.

Il Tribunale di Firenze condanna il dirigente del punto vendita al risarcimento del danno nei confronti della parte civile ed anche alla pena della multa di 750,00 euro per il delitto di cui agli artt. 590, secondo e terzo comma, cod.pen., con violazione delle norme in materia di sicurezza sul lavoro. In particolare:

ha consentito che il corridoio di passaggio per il motocarichi, luogo di utilizzo comune fuori dalla disponibilità dei datori di lavoro proprietari dei singoli box vendita, peraltro, adibito a uscita di sicurezza, fosse ingombrato da materiale che, ostacolando il transito, determinava la caduta di I.M., da cui conseguivano lesioni personali consistenti in contusione epatica e frattura IX, X e XI costole destre, con malattia guarita in 125 giorni (18 settembre 2010).

Presentato ricorso in appello, la Corte di Appello di Firenze conferma la sentenza del Tribunale di Firenze; contro tale sentenza il dirigente propone ricorso per Cassazione, denunciando la non pertinenza all’art. 61 e l’inosservanza e/o erronea applicazione degli artt. 590, secondo e terzo comma, cod.pen., 61 e 64 del dlgs n. 81/2008, 604, 530, 533, 546, primo comma, lett. e) cod.proc.pen.

Decisione della Cassazione

Il ricorso è stato ritenuto inammissibile dalla Corte di Cassazione: dalla descrizione del fatto emerge chiaramente che la disposizione violata è l’art. 64 del dlgs 81/2008, ai sensi del quale il datore di lavoro ha l’obbligo di fare in modo che le vie di circolazione interne o all’aperto che conducono a uscite di emergenza e le uscite di emergenza siano sgombre allo scopo di consentirne l’utilizzazione in ogni evenienza.

Lo scopo della norma, ha infatti precisato la suprema Corte, non è tanto quello di assicurare una circolazione in una situazione di normalità ma di consentirne l’utilizzazione in ogni evenienza e quindi di assicurare una normalità di circolazione soprattutto in situazioni di eccezionalità o di pericolo, in modo che, in caso di emergenza, siano sempre percorribili agevolmente le eventuali vie di fuga.

Gli ermellini rigettano, quindi, il ricorso e condannano la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali e ad rimborso delle spese di giudizio in favore della parte civile.

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Regola tecnica antincendio per scuole ed asili nido, in arrivo la proroga

Ok del Senato alla proroga di un anno (31 dicembre 2018) per l’adeguamento antincendio di scuole ed asili nido, entro il 2019 la messa a norma dei rifugi alpini

Scuole, asili nido e rifugi alpini avranno più tempo per l’adeguamento antincendio: è stata, infatti, approvato al Senato l’emendamento 6. 4.

Si tratta di una modifica al disegno di legge 91/2018 (Conversione in legge del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative ) che proroga i termini entro cui gli edifici scolastici devono procedere per adeguarsi alla normativa antincendio.

In particolare, l’emendamento in esame aggiunge i commi 3-bis e 3-ter all’articolo 6 del decreto legge n. 91 del 2018 (il cosiddetto Milleproroghe 2018), recante proroga di termini in materia di istruzione ed università:

  • comma 3-bis: si differisce (dal 31 dicembre 2017) al 31 dicembre 2018 il termine di adeguamento delle strutture adibite a servizi scolastici alla normativa antincendio, nei casi in cui a ciò non si sia già proceduto
  • comma 3-ter: si differisce (dal 31 dicembre 2017) al 31 dicembre 2018 il termine per l’adeguamento alla normativa antincendio degli edifici e locali adibiti ad asilo nido, nei casi in cui a ciò non si sia già provveduto

Ricordiamo che il termine per l’adeguamento delle scuole alla normativa di prevenzione e protezione dagli incendi, dopo diverse proroghe, era scaduto il 31 dicembre 2017.

Il Milleproroghe interviene solo sul primo ciclo del piano di adeguamento definito dall’adeguamento ufficiale (decreto Min. Interno 16 luglio 2014 – tre passaggi temporali). Il primo step del percorso di adeguamento delle scuole e degli asili nido fa riferimento al decreto 21 marzo 2018, che individua gli interventi da attuare in via prioritaria per l’adeguamento delle scuole ancora non in regola (vedi articolo BibLus-net), ossia:

  • i requisiti di resistenza al fuoco delle separazioni, degli elementi strutturali, delle compartimentazioni
  • la messa a norma dei vani scala, dei percorsi di esodo, delle vie di uscita, degli impianti elettrici e di sollevamento
  • l’organizzazione della gestione della sicurezza
  • l’installazione di un numero adeguato di estintori, di idonei sistemi di allarme e della segnaletica

Per adeguare le scuole non a norma, oltre alla regola tecnica prescrittiva del 1992 si può scegliere di seguire la nuova normativa prestazionale del cosiddetto “Codice di prevenzione incendi” (decreto del ministero dell’Interno del 3 agosto 2015), ossia la regola tecnica specifica per le scuole entrata nel nuovo impianto normativo con decreto del 7 agosto 2017.

Adeguamento antincendio rifugi alpini

Per i rifugi alpini con più di 25 posti letto ed esistenti al 14 aprile 2014 arriva un’ulteriore proroga che sposta i termini del piano di adeguamento in due fasi, con la prima da completare entro il 2019 e la seconda entro il 31 dicembre 2021.

Rimaniamo in attesa della conversione in legge del dl 91/2018, il cui iter parlamentare riprenderà nei primi giorni di settembre.

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USA, l’amianto in edilizia si può di nuovo usare!

L’EPA, l’agenzia dell’ambiente americana, ha reso di nuovo legale l’utilizzo dell’amianto nei materiali per l’edilizia, a seguito delle forti pressioni dell’amministrazione Trump

Il presidente americano Donald Trump, sin dalla campagna elettorale, ha sempre sostenuto di non credere che l’amianto non possa essere usato in assoluto, ma ci debbano essere solo dei limiti al suo utilizzo, contrariamente a quanto sostenuto dall’organizzazione mondiale della sanità e dalla quasi totalità dei Paesi del mondo.

Ciò ha spinto l’Epa (l’agenzia dell’ambiente americana) ad affermare che da agosto 2018 non farà più controlli sull’amianto nell’ambiente negli Stati Uniti, contrariamente a quello che aveva riaffermato con il Toxic Substances Control Act (TSCA), sotto l’amministrazione Obama nel 2016,  quando sosteneva che l’amianto era una delle dieci sostanze più pericolose da bandire e monitorare costantemente.

Si ricorda che l’uso dell’amianto negli Usa è stato bandito dal 1989, in analogia a quanto accaduto nella quasi totalità dei Paesi del mondo nella seconda metà del ‘900.

Ad oggi i maggiori produttori di amianto al mondo sono la Russia ed il Brasile ( che però ne sta dismettendo la produzione per motivi ambientali ). Ricordiamo che l’amianto viene ancora utilizzato per la produzione di alcuni prodotti, come ad esempio l’ammoniaca.

La decisione americana porterà benefici a una delle poche società che ancora producono amianto, la russa Uralasbest, che esporta amianto anche negli Stati Uniti. La quale sul proprio sito ha postato il commento:”Trump sta con noi” ed ha impresso l’immagine di Trump su tutti gli imballaggi dei propri prodotti.

La reazione del ministro dell’Ambiente italiano

Il ministero dell’ambiente ha recentemente lanciato l’iniziativa “Stop Amianto” con cui propone una cabina di regia unica sull’amianto per dare risposte ai cittadini sulla mappatura, la bonifica, il monitoraggio, la ricerca.

“Dobbiamo mettere in campo le migliori tecnologie e lavorare con i progetti di eccellenza italiani in questo settore. Non possiamo più aspettare” – osserva il ministro.

Secondo Costa, ministro dell’ambiente, ognuno è chiamato a fare la propria parte: i ministeri competenti, gli amministratori pubblici, gli imprenditori, le associazioni, il servizio sanitario, i cittadini. Perché il dramma amianto:

“riguarda migliaia di persone sotto il profilo sanitario, previdenziale, lavorativo, sociale e umano. I numeri ci dicono che circa 32 milioni di tonnellate di amianto sono ancora sparse per il Paese e ci sono zone d’Italia dove la mappatura non esiste. Scuole, ospedali, edifici pubblici in generale: in molti casi è ancora presente. E’ giunta l’ora, quindi, di riformare la normativa poiché la legge che venticinque anni fa ha messo al bando l’amianto in Italia mostra i segni dell’età e, soprattutto, per una parte importante è rimasta inascoltata e inapplicata”.

L’amianto cosa è

L’amianto (o asbesto) è un materiale fibroso, costituito da fibre minerali naturali appartenenti ai silicati e alle serie mineralogiche del serpentino (crisotilo o amianto bianco) e degli anfiboli (crocidolite o amianto blu).  Le fibre minerali comprendono sia materiali fibrosi naturali, come l’amianto; sia fibre artificiali, tra le quali la lana di vetro, la lana di roccia, ed altri materiali affini. L’amianto ha trovato un vasto impiego particolarmente come isolante o coibente e, secondariamente, come materiale di rinforzo e supporto per altri manufatti sintetici (mezzi di protezione e tute resistenti al calore).

Attualmente l’impiego in Italia è proibito per legge, tuttavia la liberazione di fibre di amianto da elementi strutturali preesistenti, all’interno degli edifici può avvenire per lento deterioramento di materiali che lo contengono oppure per danneggiamento diretto degli stessi da parte degli occupanti o per interventi di manutenzione.

L’amianto di solito si ritrova in forma compatta, inglobato in una matrice cementizia (cementoamianto in copertura, canne fumarie ecc.) o in altre matrici (pavimenti in linoleum, pareti, pannelli ecc.), ma e possibile trovarlo anche in forma friabile, più pericolosa, nel caso di utilizzo come insonorizzante o isolante sui controsoffitti e/o sulle pareti. La liberazione di fibre di amianto all’interno degli edifici, dove è presente, può avvenire per lento deterioramento dei materiali costitutivi (isolanti o coibenti), per danneggiamento diretto degli stessi da parte degli occupanti o per interventi di manutenzione inappropriata

I danni sulla salute

La presenza delle fibre di amianto nell’ambiente comporta inevitabilmente dei danni a carico della salute, anche in presenza di pochi elementi fibrosi. E’ un agente cancerogeno. Particolarmente nocivo per la salute è il fibrocemento (meglio conosciuto come “eternit”), una mistura di amianto e cemento particolarmente friabile e quindi soggetta a danneggiamento o frantumazione.

I rischi maggiori sono legati alla presenza delle fibre nell’aria. Una volta inalate, le fibre si possono depositare all’interno delle vie aeree e sulle cellule polmonari. Le fibre che si sono depositate nelle parti più profonde del polmone possono rimanere nei polmoni per diversi anni, anche per tutta la vita.

La presenza di queste fibre estranee all’interno dei polmoni può comportare l’insorgenza di malattie come l’asbestosi, il mesotelioma ed il tumore dei polmoni. Il mesotelioma è un tipo di tumore che si sviluppa a carico della membrana che riveste i polmoni (pleura) e gli altri organi interni.
La sua casistica è fortemente relazionata alla presenza di asbesto aerodisperso e la sua comparsa si manifesta dopo 15-30 anni. Come il mesotelioma, anche il cancro polmonare compare solitamente a molti anni di distanza dall’inizio dell’esposizione e può insorgere anche per esposizione a bassi livelli di asbesto. L’effetto cancerogeno dell’amianto viene amplificato nei fumatori o più in generale in chi è esposto ad altri agenti inquinanti (es. gas di scarico, fumi industriali, ecc). Anche se in forma minore sono state riscontrate patologie del tratto intestinale e per la laringe connesse all’esposizione all’amianto.

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Smart Road: la Salerno-Reggio Calabria sarà la prima autostrada europea a dialogare con la tua auto

A settembre partiranno i primi lavori in Italia per trasformare la Salerno-Reggio Calabria (A2) in una smart road. Ecco i dettagli del progetto dell’Anas

A settembre partiranno i lavori dell’Anas per trasformare, per la prima volta in Italia, un’ autostrada già esistente in una “Smart Road”; la scelta è ricaduta sull’A2 “autostrada del Mediterraneo” ex Sa-Rc nel tratto tra Morano Calabro (Cosenza) e Lamezia Terme (Catanzaro) per un totale di circa 130 km.

Si tratta del primo prototipo di smart mobility in Europa. Secondo Anas:

la Smart Road è un insieme di infrastrutture tecnologiche che puntano alla sostenibilità e all’innalzamento della sicurezza e della fruibilità delle strade attraverso la Digital Transformation, ovvero un processo dinamico che realizza servizi e soluzioni.

Il conducente che percorrerà le strade Smart sarà informato in tempo reale sulle condizioni della stesse. Tutto ciò sarà possibile grazie a sistemi di connessione radio, come il Wi-Fi `in motion` che permetterà una continuità del segnale ai veicoli in movimento. Il progetto prevede anche il nuovo standard ITS G5 che favorirà la diffusione delle auto a guida autonoma e lo sviluppo di servizi orientati al `dialogo` veicolo – infrastruttura e tra i veicoli stessi (Vehicle-to-Infrastructure e Vehicle-to-Vehicle).

I suddetti lavori seguono un contratto di 2o milioni di euro stipulato a fine luglio tra la società ed il raggruppamento temporaneo di imprese guidato da Sinelec e composto da Autostrade Tech e Alpitel. Le opere sull’A2 ricadono in un maggior investimento di un miliardo di euro, suddiviso in tre step.

La prima fase riguarderà i seguenti interventi:

  • A2     –          Autostrada del Mediterraneo
  • A90  –          Grande Raccordo Anulare di Roma
  • A91   –          Autostrada Roma-Aeroporto di Fiumicino
  • E45-E55 –   tratto Orte-Mestre
  • SS51 –          Tangenziale di Catania
  • A19 –           Autostrada Palermo Catania

Si prevede che i  lavori avranno un minimo impatto sulla viabilità essendo concentrati ai margini delle carreggiate, essi difatti consistono:

  • nell’istallazione di una rete interrata in fibra ottica ed energia elettrica
  • nell’istallazione di una rete su pali lungo i margini delle carreggiate che permetteranno la “comunicazione tra l’infrastruttura ed i veicoli”.

Gli obiettivi di tale opera sono:

Una maggiore sicurezza stradale

Il nuovo sistema permetterà una comunicazioni tra i veicoli  ( del tipo V2V –  Vehicle-to-Vehicle) predisponendoli alla prossima tecnologia 5G. In questo modo i nuovi veicoli equipaggiati con le ultime tecnologie in tema di guida assistita saranno in grado, ad esempio, di calcolare la distanza che li separa con il veicolo che li segue e con quello che lo precede, permettendogli di calcolare gli spazi di frenata e rispettare le distanze di sicurezza.

Un controllo migliore del traffico

L’Anas potrà, dalla sua centrale operativa, sapere in tempo reale quanti e quali veicolo percorrono un determinato tratto autostradale. Il sistema di comunicazione V2I (vehicle-to-infrastructure) permetterà ai sensori posti sui pali lungo le strade di geolocalizzare i veicoli. In questo modo si potrà intervenire tempestivamente nel caso di rallentamenti, incidenti o disagi causati dal maltempo.

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I Vigili del Fuoco ti diranno se ci sono incendi intorno a te, ecco la nuova app

A settembre partiranno i primi lavori in Italia per trasformare un autostrada, l’A2, in una smart road. Ecco i dettagli del progetto dell’Anas

La nuova App NotiFire permette la segnalazione degli incendi boschivi, dai Vigili del Fuoco ai cittadini

Sviluppata dalla Direzione Centrale per le Risorse Logistiche e Strumentali, Ufficio per i Servizi Informatici, la nuova applicazione per smartphone, denominata NotiFire, ha come obiettivo quello di fornire un sistema di comunicazione e di alert ai cittadini, i quali possono ricevere una notifica quando si trovino in prossimità delle aree interessate dagli incendi.

La nuova app NotiFire dei Vigili del Fuoco sarà scaricabile da parte degli utenti sia da Apple Store sia da Google PlayStore.

Si vuole, secondo il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco:

migliorare e tutelare la sicurezza degli utenti e ridurre la congestione delle linee d’emergenza quando le squadre di soccorso sono già state allertate e senza comunque sostituirsi agli organi competenti in materia di informazione ai cittadini in caso di calamità naturali  ai sensi della Legge n. 265/99, art. 12 e s.m.i.

Il nuovo servizio si basa su:

  • la nuova app, in italiano ed inglese, per i sistemi operativi iOS ed Android consisterà in un sistema di notifiche push
  • un’infrastruttura di server localizzata presso i Centri informatici di elaborazione e/o archiviazione dati

Le notifiche comprenderanno:

  • la tipologia di evento
  • un testo con eventuali consigli per l’utente
  • un riferimento geolocalizzato dell’incendio di vegetazione (di raggio circa di 10 Km)

Solo gli utenti legati a quell’area riceveranno la segnalazione, in base alla loro geo localizzazione continuamente tracciata dal sistema.

La centrale informatica otterrà l’elenco degli interventi in corso, così come censiti attraverso il software SO115 da un archivio centralizzato mediante il protocollo CAP ed il sistema LITIO.

Gli incendi boschivi: cosa sono e cosa fare

Le cause che scatenano questi eventi possono essere le seguenti:

  • autocombustione
  • inosservanza da parte dell’uomo di semplici norme di prevenzione
  • azione volontaria per rubare alla natura spazi su cui costruire o da impiegare per altri scopi.

La prima possibilità è molto rara mentre purtroppo le altre due sono quelle principali da combattere.

Il materiale combustibile è rappresentato dalla vegetazione presente che può prendere fuoco più o meno facilmente (nella stagione secca ad esempio il rischio è maggiore), il comportamento da adottare deve adeguarsi alle varie situazioni, avendo cura di non provocare inneschi che potrebbero degenerare in un gigantesco incendio.

L’innesco può essere rappresentato da una sigaretta accesa gettata oppure da un fuoco acceso per un pic-nic.

Ecco i consigli dei Vigili del Fuoco nel caso vi trovaste in un bosco investito da un incendio:

  • per scegliere una giusta direzione di fuga osservate il fumo che proviene dall’incendio: se lo vedete venirvi incontro, allontanatevi dando le spalle al vento, se il fumo si allontana, allontanatevi camminando contro vento.
  • evitate di inalare il fumo respirando attraverso un fazzoletto possibilmente bagnato.
  • dirigetevi verso eventuali corsi d’acqua
  • se la respirazione diventa difficile a causa del fumo, ricordatevi che esso non arriva mai al suolo, distendetevi a terra e respirate lentamente, tenendo il naso a livello del terreno
  • se siete nelle vicinanze di una sorgente, raggiungetela a bagnatevi tutto il corpo e i vestiti
  • fate attenzione ai focolai, alle ceppaie e ai tronchi che ardono; passando vicino ad un albero bruciato o danneggiato fate attenzione a non essere colpiti da materiale che potrebbe eventualmente cadere
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Tracciabilità delle retribuzioni, i chiarimenti dei consulenti del lavoro

La fondazione studi dei consulenti del lavoro ha pubblicato delle FAQ circa la tracciabilità delle retribuzioni

Dal 1° luglio è scattato il divieto dei contanti nel pagamento delle retribuzioni, i datori di lavoro ed i committenti dovranno pagare gli stipendi dei dipendenti solamente attraverso una banca o un ufficio postale con una delle seguenti modalità:

  • bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore
  • strumenti di pagamento elettronico
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento
  • emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, incaso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato.

Questo per effetto della norma contenuta nella legge di Bilancio 2018, commi 910 a 913, che impone appunto la tracciabilità nel pagamento delle retribuzioni, al fine di verificare che la retribuzione corrisposta non sia inferiore ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva.

L’obbligo riguarda esclusivamente la corresponsione della remunerazione relativa all’attività svolta dal lavoratore, sia esso subordinato o autonomo, rientrante nel campo di applicazione della norma; sono escluse, invece, le altre somme di denaro che possono essere versate al lavoratore come gli anticipi di cassa per fondo spese e rimborsi spese.

Segnaliamo al riguardo l’articolo di BibLus-net, di approfondimento, pubblicato nel mese di giugno, basato su un documento a cura della Fondazione Consulenti del Lavoro contenente tutte le novità in tema di retribuzioni.

Le FAQ giunte alla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

1 – Quali sono i rapporti di lavoro non coinvolti dall’obbligo di tracciabilità?

L’obbligo di tracciabilità non si applica ai rapporti di lavoro:

  • instaurati con le pubbliche amministrazioni di cui al comma 2 dell’art. 1 del d.lgs. n. 165/2001
  • domestico, rientranti nella Legge n. 339/1958, nonché quelli comunque rientranti nell’ambito di applicazione dei CCNL per addetti ai servizi familiari e domestici, stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale
  • i compensi derivanti da borse di studio, tirocini e rapporti autonomi di natura occasionale, poiché non rientranti tra i contratti espressamente richiamati al c. 912 dell’art.1 della Legge n. 205/2017.

2 – Nel rispetto degli obblighi di legge è possibile utilizzare una carta di credito prepagata per accreditare la retribuzione dei lavoratori?

Gli importi dovuti possono essere versati su una carta di credito prepagata intestata al lavoratore, tale modalità di pagamento potrà essere utilizzata anche laddove la carta non sia collegata ad un IBAN. In tale caso il datore di lavoro dovrà conservare le ricevute di versamento anche ai fini della loro esibizione agli organi di vigilanza.

3 – Gli anticipi di cassa per rimborsi spese possono essere esclusi dall’obbligo di tracciabilità?

Gli anticipi di cassa per fondo spese, rimborsi spese ed altre somme corrisposte al lavoratore, diverse da quelle contrattuali, possono essere esclusi dall’obbligo di tracciabilità in quanto l’articolo 1, comma 910, della Legge prevede che l’obbligo si applichi al momento in cui i datori di lavoro o committenti corrispondono ai lavoratori la retribuzione, nonché ogni anticipo di essa.

4 – La sanzione prevista nel caso di mancato utilizzo dei mezzi di pagamento previsti dalla legge è riferita ad ogni singolo lavoratore per cui viene riscontrato l’illecito?

La formulazione della norma lascia intendere che il regime sanzionatorio sia riferito alla totalità dei lavoratori in forza presso il singolo datore di lavoro con la conseguenza che la sua applicazione prescinde dal numero di lavoratori interessati dalla violazione.

5 – L’obbligo di corrispondere ai lavoratori la retribuzione attraverso una delle modalità previste dalla Legge n. 205/2017 riguarda anche l’indennità di trasferta?

Per ciò che concerne l’indennità di trasferta si ritiene comunque necessario ricomprendere le relative somme nell’ambito degli obblighi di tracciabilità.

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Imposta di registro, ipotecaria e catastale: quanto si paga senza agevolazione prima casa

Dalle Entrate i chiarimenti su imposta di registro, ipotecaria e catastale per l’acquisto da un privato di un immobile senza “agevolazione prima casa”

Le imposte da pagare quando si compra una casa dipendono da diversi fattori che variano a seconda che il venditore sia un privato o un’impresa e dal fatto che l’acquisto venga effettuato in presenza o meno delle agevolazioni prima casa.

L’Agenzia delle Entrate chiarisce il regime fiscale previsto per l’acquisto di un’abitazione da un privato senza l’applicazione delle agevolazioni prima casa, in riferimento ad un quesito posto da un contribuente sulla rivista telematica Fiscooggi, ossia:

Quali imposte si pagano per l’acquisto di un appartamento da un privato senza benefici prima casa?

Risposta Agenzia delle Entrate

In base a quanto chiarito nella guida delle Entrate (Guida per l’acquisto della casa: le imposte e le agevolazioni fiscali), nel caso in cui il venditore è un privato, l’acquirente dovrà pagare le seguenti imposte:

  • l’imposta di registro proporzionale del 9%
  • l’imposta ipotecaria fissa di 50 euro
  • l’imposta catastale fissa di 50 euro

In entrambi i casi, sia quando si compra da un’impresa in esenzione dall’Iva sia quando si compra da un privato, si ha che:

  • le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono versate dal notaio al momento della registrazione dell’atto
  • l’imposta di registro proporzionale non può essere di importo inferiore a 1.000 euro

Inoltre, viene chiarito che gli atti assoggettati all’imposta di registro proporzionale e tutti gli atti e le formalità necessari per effettuare gli adempimenti presso il catasto e i registri immobiliari sono esenti da:

  • imposta di bollo
  • tributi speciali catastali
  • tasse ipotecarie

Ricordiamo, infine, che le imposte da pagare sono ridotte quando l’acquisto viene effettuato in presenza dei requisiti prima casa, ossia:

  • il fabbricato che si acquista appartiene a determinate categorie catastale
  • il fabbricato si trova nel Comune in cui l’acquirente ha (o intende stabilire) la residenza o lavora
  • l’acquirente ha determinati requisiti

Imposte ipocatastali e IVA, quadro di sintesi

Regime imposta di registro

  • Imposte senza agevolazioni prima casa
  1. l’imposta di registro è pari al 9%, con importo minimo di 1.000 euro
  2. l’imposta  ipotecaria è dovuta in misura fissa pari a 50 euro
  3. l’imposta catastale è dovuta in misura fissa pari a 50 euro
  • Imposte con agevolazioni prima casa
  1. l’imposta di registro è pari al 2%, con importo minimo pari a 1.000 euro
  2. l’imposta  ipotecaria è dovuta in misura fissa pari a 50 euro
  3. l’imposta catastale è dovuta in misura fissa pari a 50 euro

Cessioni in regime IVA

In generale i trasferimenti di immobili residenziali sono soggetti a IVA se l’impresa è qualificata come costruttrice o ristrutturatrice; in caso, invece, di imprese cedenti diverse da quella costruttrice/ristrutturatrice si applica l’imposta di registro.

Imposte in regime IVA prima casa

In caso di trasferimento soggetto a IVA e qualora l’acquirente abbia i requisiti per accedere ai benefici prima casa, si applicano le seguenti imposte:

  1. l’IVA è pari al 4% dell’importo di compravendita (non è applicabile il meccanismo del “prezzo-valore”)
  2. l’imposta di registro è dovuta in misura fissa pari a 200 euro
  3. l’imposta ipotecaria è dovuta in misura fissa pari a 200 euro
  4. l’imposta catastale è dovuta in misura fissa pari a 200 euro

Imposte in regime IVA per immobile non di lusso senza requisiti prima casa

In caso di trasferimento soggetto a IVA e qualora l’acquirente abbia i requisiti per accedere ai benefici prima casa, si applicano le seguenti imposte:

  1. l’IVA è pari al 10% dell’importo di compravendita (non è applicabile il meccanismo del “prezzo-valore”)
  2. l’imposta di registro è dovuta in misura fissa pari a 200 euro
  3. l’imposta ipotecaria è dovuta in misura fissa pari a 200  euro
  4. l’imposta catastale è dovuta in misura fissa pari a 200 euro

Imposte in regime IVA per immobili categoria A/1 A8/ e A/9

In caso di trasferimento soggetto a IVA e qualora l’acquirente abbia i requisiti per accedere ai benefici prima casa, si applicano le seguenti imposte:

  1. l’IVA è pari al 22% dell’importo di compravendita (non è applicabile il meccanismo del “prezzo-valore”)
  2. l’imposta di registro è dovuta in misura fissa pari a 200 euro
  3. l’imposta ipotecaria è dovuta in misura fissa pari a 200  euro
  4. l’imposta catastale è dovuta in misura fissa pari a 200 euro

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