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Newsletter 574 del 12 luglio 2018

In questo numero:



Conto finale
Conto finale dei lavori, cos’è e come si redige
Titoli edilizi
Testo unico sicurezza PDF (dlgs 81/2008) aggiornato a luglio 2018 con note e commenti
Titoli edilizi
Modulistica unificata edilizia, il punto della situazione
Professioni tecniche
Ingegneri e pareri di congruità sui corrispettivi, ecco le nuove linee guida
Lavori pubblici
Il DURC negativo comporta sempre la revoca dell’aggiudicazione?
Professioni tecniche
Contributo integrativo professioni tecniche: 4% per tutti
Titoli edilizi
Permesso di costruire: quali sono i termini per l’impugnazione
Professioni tecniche
Pagamento in contanti ai dipendenti: la sanzione va applicata ad ogni infrazione
Certificazione energetica
Efficienza energetica edifici, in vigore la nuova direttiva UE
Professioni tecniche
Inarcassa dal 2019 si potrà pagare con F24
Opere edili
Per un campo da golf è sempre necessario il permesso di costruire?
Opere edili
DURC di congruità post-sisma: obbligatorio anche nei lavori di ricostruzione privata
Certificazione energetica
Come usare correttamente il condizionatore, ecco le regole da seguire
Opere edili
Dall’Ance un dossier sul consumo del suolo e la rigenerazione urbana
Tecnologie
Parere di precontenzioso ANAC: nell’invio telematico il rischio è a carico dell’impresa
Rinnovabili
Conto termico, la guida GSE sugli interventi incentivabili per privati, imprese e PA
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Conto finale dei lavori, cos’è e come si redige

Conto finale dei lavori: cos’è e come si redige. Tutto quello che occorre sapere con spiegazioni chiare ed esempi pratici


Il conto finale dei lavori è l’atto contabile emesso dal direttore dei lavori a seguito dell’ultimazione dei lavori che definisce in maniera esatta i lavori eseguiti, il corrispettivo dell’appaltatore e l’eventuale credito.

Come ribadito anche dal nuovo decreto sulla direzione dei lavori – dm 49/2018 -, il direttore dei lavori ha il compito di effettuare controllo della spesa legata all’esecuzione dell’opera o dei lavori, attraverso la compilazione con precisione e tempestività dei documenti contabili, che sono atti pubblici a tutti gli effetti di legge, con i quali si realizza l’accertamento e la registrazione dei fatti producenti spesa.

A tal fine provvede a:

  • classificare e misurare le lavorazioni eseguite
  • trasferire i rilievi effettuati sul registro di contabilità al fine di definire il progredire della spesa.

Secondo il principio di costante progressione della contabilità, le attività di accertamento dei fatti producenti spesa devono essere eseguite contemporaneamente al loro accadere e, quindi, devono procedere di pari passo con l’esecuzione.

Il direttore dei lavori provvede all’accertamento e alla registrazione di tutti i fatti producenti spesa contemporaneamente al loro accadere, affinché possa sempre:

  • rilasciare gli stati d’avanzamento dei lavori entro il termine fissato nella documentazione di gara e nel contratto, ai fini dell’emissione dei certificati per il pagamento degli acconti da parte del RUP;
  • controllare lo sviluppo dei lavori e impartire tempestivamente le debite disposizioni per la relativa esecuzione entro i limiti dei tempi e delle somme autorizzate.

La contabilità dei lavori è l’insieme degli atti tecnico-amministrativi effettuati dall’ufficio di direzione dei lavori, aventi ad oggetto l’accertamento e la registrazione di tutti i fatti che producono spesa.

Gli atti contabili sono i seguenti:

  • giornale dei lavori
  • libretto delle misure delle lavorazioni e delle provviste
  • registro di contabilità e relativo sommario
  • stato di avanzamento dei lavori (SAL)
  • certificato di pagamento (emesso dal RUP)
  • conto finale dei lavori

In questo focus analizziamo nel dettaglio il conto finale dei lavori.

Il conto finale (o stato finale) dei lavori , cos’è

Il conto finale dei lavori è un atto contabile emesso dal direttore dei lavori a seguito dell’ultimazione dei lavori che definisce in maniera esatta i lavori eseguiti, il corrispettivo dell’appaltatore e l’eventuale credito.

Nella pratica il conto finale rappresenta l’ultimo Stato di avanzamento dei lavori con il riepilogo di tutti i Certificati di pagamento emessi; pertanto il conto finale è solitamente denominato “stato finale dei lavori”.

Il conto finale è accompagnato dalla Relazione sul conto finale e da una serie di allegati, che forniscono un quadro completo su tutto lo svolgimento dell’appalto e sull’esecuzione dei lavori.

Conto finale dei lavori e dm 49/2018

Il dm 49/2018 (decreto linee guida direzione lavori) analizza espressamente il conto finale all’art. 14 lettera e):

il conto finale dei lavori, compilato dal direttore dei lavori a seguito della certificazione dell’ultimazione degli stessi e trasmesso al RUP unitamente ad una relazione, in cui sono indicate le vicende alle quali l’esecuzione del lavoro è stata soggetta, allegando tutta la relativa documentazione.

Il conto finale deve essere sottoscritto dall’esecutore.

All’atto della firma, l’esecutore non può iscrivere domande per oggetto o per importo diverse da quelle formulate nel registro di contabilità durante lo svolgimento dei lavori e deve confermare le riserve già iscritte negli atti contabili, per le quali non siano intervenuti la transazione di cui all’articolo 208 del codice o l’accordo bonario di cui all’articolo 205 del codice.

Se l’esecutore non firma il conto finale nel termine assegnato, non superiore a trenta giorni, o se lo sottoscrive senza confermare le domande già formulate nel registro di contabilità, il conto finale si ha come da lui definitivamente accettato. Firmato dall’esecutore il conto finale, o scaduto il termine sopra assegnato, il RUP, entro i successivi sessanta giorni, redige una propria relazione finale riservata nella quale esprime parere motivato sulla fondatezza delle domande dell’esecutore per le quali non siano intervenuti la transazione o l’accordo bonario.

Come si redige lo Stato finale dei lavori

Di seguito riportiamo i contenuti dello stato finale e alcune immagini esplicative.

La prima parte dello Stato finale riporta la situazione dell’ultimo stato di avanzamento dei lavori, con lavori a misura, lavori a corpo, ecc.

Per ciascuna lavorazione a misura viene riportata la quantità, il prezzo unitario e l’importo.

Testata Stato finale dei lavori

Testata Stato finale dei lavori

Stato finale dei lavori: lavori a misura

Stato finale dei lavori: lavori a misura

Per ciascuna lavorazione a corpo eseguita viene riportata l’aliquota percentuale di avanzamento, l’importo unitario del copro d’opera e l’importo totale.

Stato finale dei lavori: lavori a corpo

Stato finale dei lavori: lavori a corpo

Successivamente è presente il riepilogo finale contenete alcune informazioni relative all’appalto e l’importo totale dei lavori.

Stato finale dei lavori: riepilogo

Riepilogo dello Stato finale

L’ultima parte del documento contiene il “Riepilogo dello Stato finale dei lavori“.

Riepilogo dello Stato finale

In esso sono riportati:

  • totale netto dei lavori
  • acconti già corrisposti, a dedurre dagli importi precedenti; tali acconti si evincono dai vari certificati di pagamento emessi, la cui somma costituisce proprio le somme già versate a favore dell’impresa
  • eventuale credito a favore dell’impresa

A tal fine si precisa che dallo Stato finale può emergere un credito a favore dell’impresa dovuto, ad esempio, ad eventuali ritenute a garanzia effettuate in occasione dei vari Certificati di pagamento (lo svincolo delle ritenute sarà effettuato solo dopo il collaudo).

NOTA: Le ritenute possono anche essere svincolate durante l’esecuzione dei lavori a seguito di opportune fideiussioni fornite dall’appaltatore alla Stazione appaltante.

Differenza tra stato finale dei lavori e ultimo SAL

Da notare che lo Stato finale dei lavori non coincide con l’ultimo SAL.

Lo Stato finale, come abbiamo appena visto, contiene il riepilogo con l’importo dei lavori eseguiti, gli importi di tutti i certificati emessi (compreso quello afferente l’utlimo SAL) e l’eventuale credito dell’impresa.

L’ultimo SAL, invece, riporta solo il riepilogo finale con l’importo dei lavori “a tutto il” da utilizzare per l’emissione del relativo (ultimo) certificato di pagamento.

Dunque, il flusso per generare lo Stato finale è il seguente:

  1. produrre l’ultimo SAL (a cura del DL)
  2. predisporre il certificato di pagamento relativo all’ultimo SAL (a cura del RUP)
  3. produrre lo stato finale dei lavori (a cura del DL)

schema-conto-finale

Allegati alla Relazione del Conto finale

Il Direttore dei Lavori deve allegare alla Relazione sul Conto finale tutta la seguente documentazione:

  • i verbali di consegna dei lavori
  • gli atti di consegna e riconsegna di mezzi d’opera, aree o cave di prestito concessi in uso all’esecutore
  • le eventuali perizie di variante, con gli estremi della intervenuta approvazione
  • gli eventuali nuovi prezzi ed i relativi verbali di concordamento, atti di sottomissione e atti aggiuntivi, con gli estremi di approvazione e di registrazione
  • gli ordini di servizio
  • la sintesi dell’andamento e dello sviluppo dei lavori con l’indicazione delle eventuali riserve e la menzione delle eventuali transazioni e accordi bonari intervenuti, nonché una relazione riservata relativa alle riserve dell’esecutore non ancora definite
  • i verbali di sospensione e ripresa dei lavori, il certificato di ultimazione con la indicazione dei ritardi e delle relative cause
  • gli eventuali sinistri o danni a persone, animali o cose con indicazione delle presumibili cause e delle relative conseguenze
  • i processi verbali di accertamento di fatti o di esperimento di prove
  • le richieste di proroga e le relative determinazioni del RUP
  • gli atti contabili (libretti delle misure, registro di contabilità)
  • tutto ciò che può interessare la storia cronologica della esecuzione, aggiungendo tutte quelle notizie tecniche ed economiche che possono agevolare il collaudo

Al riguardo risulta certamente utile, come previsto anche dal nuovo Codice appalti e dalle linee guida ANAC, l’utilizzo di una piattaforma elettronica aperta.

La Relazione sul conto finale, come si compila

La Relazione sul conto finale contiene tutti i dettagli dell’appalto. Sono indicate tutte le vicende che hanno interessato l’opera e l’esecuzione dei lavori.

In particolare, la Relazione riporta:

  • dati sul Contratto principale: data di stipula, registrazione, importi, ecc.
  • perizie di variante e suppletive: date, approvazione, importo complessivo, suddivisione degli importi (a corpo, a misura, in economia), somme a disposizione della stazione appaltante,
  • nominativi figure dell’appalti (RUP, coordinatore sicurezza, direttore dei lavori,
  • consegna dei lavori (date e modalità)
  • tempo utile per la esecuzione dei lavori e penale per il ritardo
  • eventuale sospensione dei lavori
  • ripresa dei lavori (verbali, ecc.)
  • eventuali proroghe
  • ultimazione dei lavori (data, ecc.)
  • eventuale premio di accelerazione
  • danni di forza maggiore
  • verbali di nuovi prezzi
  • anticipazione in denaro
  • andamento dei lavori
  • ordini di servizio
  • assicurazione operai contro gli infortuni sul lavoro
  • polizze assicurative
  • eventuali infortuni in corso di lavoro
  • regolarità contributiva impresa
  • avvisi ai creditori
  • cessioni di credito da parte dell’Impresa:
  • riserve dell’Impresa
  • ecc.

Relazione finale riservata del RUP

Il Conto finale, insieme agli allegati e alla relazione, è trasmesso dal Direttore dei lavori al RUP.

Il Conto finale deve essere sottoscritto dall’impresa affidataria. All’atto della firma, l’impresa affidataria non può iscrivere nuove riserve e deve confermare quelle già iscritte negli atti contabili per le quali non siano intervenuti la transazione di cui all’art. 208 del Codice appalti o l’accordo bonario. Se l’impresa non firma il conto finale nel termine assegnato (non superiore a 30 giorni), o se lo sottoscrive senza confermare le riserve già formulate nel registro di contabilità, il conto finale si intende definitivamente accettato.

Dopo che il Conto finale è stato firmato dall’impresa oppure scaduto il termine assegnato, il RUP entro i successivi 60 giorni redige una propria Relazione finale riservata, nella quale esprime parere motivato sulla fondatezza delle domande dell’impresa affidataria per le quali non siano intervenuti la transazione o l’accordo bonario.

Il Direttore dei Lavori conferma o rettifica, previe le opportune verifiche, le dichiarazioni degli incaricati e sottoscrive ogni documento contabile.

 Conto finale dei lavori, esempio PDF e file in formato DCF

In allegato proponiamo un esempio pratico con la stampa dello Stato finale dei lavori. Forniamo inoltre anche il file in formato “DCF” che può essere aperto con il software di computo e contabilità lavori PriMus.

Software per la contabilità lavori

Tutti gli esempi e le stampe proposte sono stati elaborati con PriMus. E’ possibile scaricare la versione di prova completa del software, con cui aprire il file DCF allegato.



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Testo unico sicurezza PDF (dlgs 81/2008) aggiornato a luglio 2018 con note e commenti

Testo unico sicurezza PDF (dlgs 81/2008) aggiornato a luglio 2018, dal Ministero del lavoro la versione interattiva con note e commenti

È stata pubblicata la versione aggiornata a luglio 2018 del testo unico sicurezza in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro a cura del Ministero del lavoro.

Novità nella versione luglio 2018:

  • Rivalutate, a decorrere dal 1° luglio 2018, nella misura dell’1,9%, le ammende previste con riferimento alle contravvenzioni in materia di igiene, salute e sicurezza sul lavoro e le sanzioni amministrative pecuniarie previste dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 nonché da atti aventi forza di legge (Decreto direttoriale dell’INL n. 12 del 6 giugno 2018 (avviso nella G.U. n. 140 del 19/06/2018), attuativo dell’art. 306, comma 4-bis, del D.Lgs. n. 81/2008, e s.m.i.);
  • Inserito il Decreto Direttoriale INL n. 12 del 6 giugno 2018 – Rivalutazione sanzioni concernenti violazioni in materia di salute e sicurezza;
  • Inserita la Legge 26 aprile 1974, n. 191, in materia di “Prevenzione degli infortuni sul lavoro nei servizi e negli impianti gestiti dall’Azienda autonoma delle ferrovie dello Stato”, pubblicata sulla GU n.134 del 24/05/1974, coordinata con con il decreto Presidente Repubblica 1° giugno 1979, n. 469 “Regolamento di attuazione della legge 26 aprile 1974, n. 191, sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro nei servizi e negli impianti gestiti dall’Azienda autonoma delle Ferrovie dello Stato” (G.U. 26 settembre 1979, n. 264);
  • Inserita la circolare n. 10 del 28/05/2018 – Rinnovo delle autorizzazioni alla costruzione e all’impiego di ponteggi, ai sensi dell’art. 131, comma 5, del D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e successive modificazioni;
  • Inseriti gli interpelli n. 3 del 16/05/2018, n. 4 e n. 5 del 25/06/2018;
  • Sostituito il Decreto Direttoriale n. 12 del 14 febbraio 2018 con il Decreto Direttoriale n. 51 del 22 maggio 2018 – Diciottesimo elenco dei soggetti abilitati per l’effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’art. 71 comma 11

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Modulistica unificata edilizia, il punto della situazione

Modulistica unificata per titoli edilizi, le ultime novità ANCI: moduli standardizzati per la presentazione delle segnalazioni, comunicazioni ed istanze da parte dei cittadini

Sono stati pubblicati in GU n. 137 e n. 138 del 15/16 giugno, due accordi sanciti in conferenza unificata concernenti l’adozione di moduli standardizzati per la presentazione delle segnalazioni, comunicazioni e istanze da parte dei cittadini in materia edilizia e per l’avvio di attività produttive. Questi accordi si inseriscono nel quadro di una pluralità di interventi normativi di semplificazione, dai decreti legge n. 83 e n. 90/2014 sino ai decreti legislativi attuativi della Legge delega n. 124/2015, e sono finalizzati ad assicurare la libera concorrenza e il coordinamento informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale .

L’Anci ha colto l’occasione per fare il punto sullo stato della normativa in materia di “semplificazione dei titoli edilizi e modulistica unificata”.

Modulistica unificata: quadro normativo

Il decreto legislativo n. 126/2016, all’art 2, comma 1, prevede che le amministrazioni statali adottino, con apposito decreto del Ministro competente, moduli unificati e standardizzati che definiscano esaustivamente, per tipologia di procedimento, i contenuti tipici e la relativa organizzazione dei dati delle istanze, delle segnalazioni e delle comunicazioni, nonché della documentazione da allegare. Per la presentazione di istanze, segnalazioni o comunicazioni alle amministrazioni regionali o locali, con riferimento all’edilizia e all’avvio di attività produttive, i suddetti moduli sono adottati, in attuazione del principio di leale collaborazione, in sede di Conferenza unificata con specifici accordi:

  • Accordo 4 maggio 2017, n. 46/CU, con il quale sono stati definiti adottati i moduli unificati e standardizzati in materia di attività commerciali e assimilate (di cui all’allegato 1) e in materia di attività edilizia(all’allegato 2), nonché le relative istruzioni operative sull’utilizzo della nuova modulistica. Regioni e gli enti locali, nel disciplinare i regimi amministrativi di loro competenza possono prevedere livelli ulteriori di semplificazione.
  • Accordo 6 luglio 2017, n. 76/CU è stato operato un ampliamento dei moduli unificati e standardizzati in materia di attività commerciali e assimilate (di cui all’allegato 1) e in materia di attività edilizia (all’allegato 2).
  • Accordo 6 luglio 2017, n. 77/CU  integrazione all’accordo del 4 maggio.
  • Accordo 5 ottobre 2017, n. 119/CU con il quale sono stati  approvati l’allegato tecnico e gli schemi dati XML relativi ai moduli già adottati, in modo di consentire l’interoperabilità.
  • Accordo del 22 febbraio 2018, n. 18/CU sono stati adottati ulteriori Moduli unificati e standardizzati in materia dì attività commerciali e assimilate (di cui all’allegato 1).
    In attuazione di quanto previsto dall’l’art. 66, c. 8 del D. Lgs n. 217/2017, i moduli recano in allegato le specifiche tecniche per la gestione informatica delle informazioni in essi contenute (all’allegato 2). Tale Accordo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 15 giugno.
  • Accordo 22 febbraio 2018, n. 19/CU, ad integrazione degli Accordi del 4 maggio e del 6 luglio 2017, al fine di consentire l’interoperabilità e lo scambio dei dati tra le amministrazioni, sono stati approvati l’allegato tecnico e gli schemi dati XML relativi ai moduli già adottati con i precedenti accordi.

Modulistica unificata: attività edilizie

I moduli unificati e semplificati in materia di attività edilizie, oggetto dell’accordo, sono:

  • CILA
  • SCIA e SCIA alternativa al permesso di costruire (nelle regioni che hanno disciplinato entrambi i titoli abilitativi i due moduli possono essere unificati)
  • Comunicazione di inizio lavori (CIL) per opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee
  • Soggetti coinvolti (allegato comune ai moduli CILA, SCIA e CIL)
  • Comunicazione di fine lavori
  • SCIA per l’agibilità

Modulo CILA
I modulo della CILA è più snello rispetto al precedente e raccoglie in un unico documento le seguenti informazioni:

  • dichiarazioni del titolare
  • asseverazione del tecnico
  • lista di controllo (quadro riepilogativo)
    Se, contestualmente alla CILA, sono necessarie altre comunicazioni, segnalazioni o autorizzazioni, i tecnici potranno compilare gli appositi campi, utilizzando le informazioni contenute nella relazione della SCIA e nella relativa lista di controllo.

Modulo SCIA e SCIA alternativa
Il modulo della SCIA (compresa la SCIA alternativa al permesso di costruire) è organizzato in due sezioni:

  • la prima è dedicata ai dati, alla segnalazione e alla dichiarazione del titolare (proprietario, affittuario etc.)
  • la seconda parte è riservata alla relazione di asseverazione del tecnico: un percorso guidato indica tutte le possibili opzioni connesse alla realizzazione del progetto quando, contestualmente alla SCIA, è necessario presentare altre segnalazioni o comunicazioni (SCIA unica) o richiedere l’acquisizione degli atti di assenso (SCIA condizionata).
    È presente inoltre, una lista di controllo con la documentazione da allegare.

Altri moduli unificati edilizia
Gli altri moduli  completano il quadro il modello della comunicazione di fine lavori e quello per l’ inizio lavori per le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee, che vanno rimosse entro 90 giorni.

L’allegato soggetti coinvolti
Infine, vi è un allegato comune a CILA, SCIA e CIL per i “soggetti coinvolti” e cioè gli altri eventuali titolari (ad es. i comproprietari), il tecnico incaricato e il direttore dei lavori ove previsti.

Le novità dei moduli unificati
La modulistica per i titoli abilitativi edilizi, già adottata con precedenti accordi, viene adeguata alle novità introdotte dai decreti legislativi n. 126 e n. 222 del 2016. Viene inoltre adottata la modulistica per la SCIA ai fini dell’agibilità, che consentirà di eliminare i circa 150.000 certificati di agibilità che ogni anno sono rilasciati in Italia.

Modulistica unificata: obblighi di informazione

Le pubbliche amministrazioni destinatarie delle istanze, segnalazioni e comunicazioni sono obbligate in base al decreto legislativo n. 126/2016 art.2 a pubblicare sul proprio sito istituzionale i moduli unificati e standardizzati.
La norma inoltre prevede:

  • Il potere sostitutivo delle Regioni: qualora gli enti locali non provvedano alla pubblicazione dei moduli, le regioni, anche su segnalazione del cittadino, assegnano agli enti interessati un congruo termine per provvedere, decorso inutilmente il quale adottano le misure sostitutive, nel rispetto della disciplina statale e regionale applicabile nella relativa materia. In caso di inadempienza della regione, scatta il potere sostitutivo del Presidente del Consiglio dei Ministri. L’amministrazione può chiedere all’interessato informazioni o documenti solo in caso di mancata corrispondenza del contenuto dell’istanza, segnalazione o comunicazione e dei relativi allegati a quanto pubblicato sul proprio sito.
  • Il divieto di ogni ulteriore richiesta di informazioni o documenti rispetto a quelli pubblicati, nonché di documenti in possesso di una pubblica amministrazione.
  • Le sanzioni per la mancata pubblicazione delle informazioni e dei documenti e la richiesta di integrazioni documentali non corrispondenti alle informazioni e ai documenti pubblicati costituiscono illecito disciplinare punibile con la sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da tre giorni a sei mesi.

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Ingegneri e pareri di congruità sui corrispettivi, ecco le nuove linee guida

Pareri congruità sui corrispettivi per le prestazioni professionali, approvate dal CNI le nuove linee guida sul funzionamento delle commissioni pareri e sulla procedura per il rilascio

Con la circolare 258 del 4 luglio 2018  sono state pubblicate le “Linee guida sul funzionamento delle Commissioni pareri e sulla procedura per il rilascio dei pareri di congruità sui corrispettivi per le prestazioni professionali”, approvate dal Consiglio Nazionale Ingegneri nella seduta del 20 giugno 2018.

I contenuti principali delle linee guida

Nell’esercizio delle proprie funzioni il Consiglio dell’Ordine territoriale può avvalersi di un’apposita Commissione consultiva, denominata “Commissione Pareri” (CP) essa  può essere consultata in merito a dubbbi:

  • di interpretazione e di applicazione della normativa sui compensi professionali
  • relativi al calcolo dei corrispettivi per le prestazioni professionali.

I pareri possono essere richiesti alla CP :

  • da un professionista iscritto all’Ordine in cui è istituita la CP
  • da un professionista iscritto ad altro Ordine provinciale degli ingegneri per prestazioni svolte nella provincia in cui è istituita la CP
  • dal Committente, previa informativa all’Ordine territoriale di appartenenza del Professionista nel caso di prestazioni svolte fuori dalla Provincia di appartenenza
  • da soggetti quali associazioni o società di professionisti (STP), società di ingegneria o consorzi stabili
  • da raggruppamenti temporanei di professionisti

La CP è organismo ausiliario dell’Ordine territoriale ed è composta membri nominati dal Consiglio dell’Ordine secondo criteri stabiliti dal medesimo, nel rispetto dell’art.6-bis della legge 7/08/1990 n.241 (“Conflitto di interessi”).

I componenti della CP restano in carica per tutto il mandato del Consiglio dell’Ordine territoriale che ha provveduto alla loro nomina e, in ogni caso, sino all’insediamento della Commissione nominata dal nuovo Consiglio.

I componenti della CP e gli eventuali consulenti o uditori di cui all’art.5 sono tenuti al rispetto del segreto d’ufficio e di quello professionale.

Le domande di parere di congruità, inoltrate alla Segreteria dell’Ordine, vengono registrate al Protocollo Generale dell’Ordine e riportate in ordine cronologico di presentazione su
apposito “Registro delle richieste di parere di congruità”.


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Il DURC negativo comporta sempre la revoca dell’aggiudicazione?

Consiglio di Stato: il DURC negativo, anche se vi è l’impegno a regolarizzare la propria posizione, comporta sempre la revoca dell’eventuale aggiudicazione


Le sentenza  del Tar Lecce (n .1682/2017) e quella del Consiglio di Stato (n. 4039/2018) chiariscono che in caso di Durc negativo in corso di gara è inevitabile l’esclusione dell’impresa e il conseguente annullamento dell’aggiudicazione.

Il DURC deve avere esito positivo al momento della scadenza del termine per la presentazione della domanda e deve permanere per tutta la durata della procedura selettiva.

I fatti in breve

Una società presenta ricorso al Tar prima e al CdS poi, vedendoli entrambi respinti, a seguito dell’annullamento di una determinazione del 2017, con cui il Dirigente del Servizio “Ufficio Contratti” di un Comune revocava l’aggiudicazione in favore della società e la escludeva dalla procedura di gara per l’affidamento di servizi di raccolta e trasporti dei rifiuti urbani.

Occorre premettere che :

  • il bando di gara era stato pubblicato nel gennaio 2016 e che nessun altra offerta era pervenuta nel termine fissato dal bando. La ditta in questione era quindi l’unica a concorrere;
  • la “non regolarità” della posizione della società era dovuta per irregolare versamento di contributi ed accessori nei confronti dell’INPS;
  • la società, in possesso di DURC regolare al momento di presentazione della domanda di partecipazione alla gara ed al momento dell’aggiudicazione, riceveva la notifica da parte dell’INPS del preavviso di DURC negativo in data 30 marzo 2017, con nota riscontrata in data 1 aprile 2017; presentata istanza di rateizzazione; l’INPS rilasciava nuovamente DURC regolare con periodo di validità 27 aprile 2017.

Il Consiglio di Stato, nel respingere il ricorso, chiarisce che: “I commi 4, ultimo inciso, e 6 dell’art. 80 del dlgs 50/2016  vanno interpretati nel senso che il requisito della regolarità contributiva deve sussistere al momento della scadenza del termine per la presentazione della domanda e deve permanere per tutta la durata della procedura selettiva.

La novità rispetto alle corrispondenti previsioni dell’art. 38, commi 1, lett. i) e comma 2, del dlgs 163/2006 è costituita da una maggiore ampiezza riconosciuta alla nozione di regolarità contributiva, dovendosi intendere per tale non solo l’avvenuto pagamento dei contributi previdenziali dovuti, ma anche la formalizzazione dell’impegno al pagamento, purché intervenuti prima della scadenza del detto termine”.


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Contributo integrativo professioni tecniche: 4% per tutti

Professioni tecniche, il CdS stabilisce che non si può fare distinzione in merito alle aliquote del contributo integrativo tra lavori pubblici e privati

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4062 del 3 luglio 2018, ha respinto il ricorso presentato dal Ministero del Lavoro e dal Ministero dell’Economia contro la sentenza del TAR Lazio n. 966/2016,  in cui si legittima l’applicazione del contributo integrativo al 4% anche per la pubblica amministrazione.

La sentenza elimina una disparità di trattamento tra settore pubblico e privato che pesava sulle future pensioni dei professionisti che lavorano in prevalenza per la pubblica amministrazione.

I fatti in breve

L’E.P.A.P (Ente di Previdenza e Assistenza Pluricategoriale) proponeva nel 2012 al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali la modifica del proprio regolamento contenente un’ aumento dall’originario 2% al 4% del contributo integrativo.

Con una nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali veniva approvata la modifica al regolamento, a condizione che

“il contributo stesso rimanesse invariato al 2% per le prestazioni rese a favore delle pubbliche amministrazioni che si avvalgono delle prestazioni professionali degli iscritti E.P.A.P., al fine di evitare l’insorgere di maggiori oneri per la finanza pubblica.”

Contro tale nota viene presentato ricorso al Tar Lazio dalle seguenti associazioni:

  • A.D.E.P.P. – associazione degli enti previdenziali privati (di cui fa parte INARCASSA)
  • E.P.A.P. – ente di previdenza e assistenza pluricategoriale
  • C.N.P.R. – cassa nazionale di previdenza e assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali
  • E.P.P.I. – ente di previdenza dei periti industriali

Il Tar Lazio (Sezione Terza) con sentenza n. 966/2016,  rileva che la controversia ruota intorno alla interpretazione della “clausola di invarianza” finanziaria, introdotta nell’ambito delle modifiche operate l. n. 133/2011 alla l. n. 103/1996.

Nell’accogliere il ricorso presentato dalle associazioni chiarisce che:

“si verrebbe a determinare un’ingiustificabile ed insanabile disparità di trattamento che finirebbe per rendere, peraltro, recessiva la finalità normativa, ossia di garantire al libero professionista giovane che accede al sistema contributivo al termine dello svolgimento della propria attività professionale un trattamento pensionistico adeguato. E, infatti, il giovane professionista che svolgesse la propria attività professionale in favore di pubbliche amministrazioni godrebbe di un incremento del proprio montante individuale nella predetta parte dimezzato rispetto a quello del collega il quale, invece, svolgesse la propria attività esclusivamente in favore di soggetti privati, pur trattandosi delle medesime prestazioni professionali e consistendo la differenza esclusivamente nella caratterizzazione pubblica o privata delcommittente della prestazione professionale”.

Il Consiglio di Stato respinge il ricorso presentato successivamente dai ministeri, concordando così con il Tar, stabilendo definitivamente che non vi può essere una discriminazione, ai fini previdenziali,  tra il professionista che lavori per la pubblica

ammiistrazione e quello che lavori per una committenza privata.


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Permesso di costruire: quali sono i termini per l’impugnazione

Dal Consiglio di Stato nuovi chiarimenti sull’impugnazione del permesso di costruire: il concetto di “piena conoscenza” e i tempi da rispettare

Con la sentenza 3075/2018, il Consiglio di Stato fornisce utili chiarimenti in merito ai termini entro i quali per un cittadino è possibile l’impugnazione di un permesso di costruire di un vicino o di una qualsiasi altra persona che gli arrecherebbe danno.

I fatti in breve

Nel febbraio 2008 iniziano i lavori di ristrutturazione dell’edificio ex caserma Carabinieri di Portofino. in attuazione di un piano di recupero urbanistico di iniziativa pubblica. Lavori autorizzati dal comune con permesso di costruire n. 75 del 2007 e successive varianti.

Con nota del 24 febbraio 2009, ad un anno dall’inizio dei lavori, indirizzata alla società ed al comune di Portofino, il proprietario di un immobile confinante con quello oggetto di ristrutturazione ha rappresentato che “venuto ufficiosamente a conoscenza dell’esistenza di un permesso di costruire potenzialmente lesivo dei suoi diritti di proprietà, nel timore che i lavori iniziati nel febbraio 2008 possano non rispettare le distanze dal confine e/o non corrispondere al piano particolareggiato del fondaco, chiede che il comune di Portofino effettui i dovuti controlli al fine di non pregiudicare i diritti del confinante”.

Il vicino confinante non vedendo accolte le proprie riserve, da parte del comune, presenta ricorso al Tar nel 2011 chiedendo l’annullamento del permesso di costruire.

Il Tar Liguria, sezione prima, con sentenza 24 aprile 2013, n. 719, ha accolto il ricorso.

Successivamente la società proprietaria dell’immobile oggetto dei lavori presenta  ricorso al Consiglio di Stato poiché il ricorso di primo grado “sarebbe irricevibile per tardività e l’impugnazione  sarebbe comunque inammissibile” .

Il Consiglio di Stato accoglie l’appello della società proprietaria dell’immobile chiarendo che:

in ragione del tenore dell’istanza del 2009, che fa esplicito riferimento al permesso di costruire ed al timore che i lavori, iniziati già da un anno, possano violare le distanze dal confine o non corrispondere al piano particolareggiato del fondaco, non può sussistere dubbio che l’interessato avesse già all’epoca “piena conoscenza” dell’iniziativa edilizia. Inoltre – nonostante i lavori fossero iniziati nel febbraio 2008, l’interessato avesse avuto “piena conoscenza” del permesso di costruire n. 75 del 2007 almeno dal 24 febbraio 2009, i lavori fossero ultimati, con riguardo alle parti strutturali ed alle modifiche del prospetto, come sostenuto dall’appellante, o, comunque, fossero in fase molto avanzata al febbraio 2011 – l’istanza di accesso agli atti presso il Comune per “verifica regolarità distanze e vedute per diritti di vicinato” è stata presentata dall’interessato, proprietario di immobile confinante, solo in data 3 maggio 2011 e, quindi, in chiara violazione dell’onere di tempestivo esercizio dell’accesso documentale.

Il significato di “piena conoscenza”

Secondo la giurisprudenza (cfr., da ultimo, Cons. Stato, Sez. IV, n. 5675 del 2017; Sez. IV, n. 5654 del 2017) la “piena conoscenza” non deve essere intesa quale “conoscenza piena ed integrale” del provvedimento stesso, dovendosi invece ritenere che sia sufficiente la percezione dell’esistenza di un provvedimento amministrativo e degli aspetti che ne rendono evidente la lesività della sfera giuridica del potenziale ricorrente, in modo da rendere riconoscibile l’attualità dell’interesse ad agire contro di esso.
Secondo il Consiglio di Stato quindi:

si intende per “piena conoscenza”, la consapevolezza dell’esistenza del provvedimento e della sua lesività. Tale consapevolezza determina la sussistenza di una condizione dell’azione, l’interesse al ricorso, mentre la conoscenza “integrale” del provvedimento (o di altri atti del procedimento) influisce sul contenuto del ricorso e sulla concreta definizione delle ragioni di impugnazione.

Il termine per impugnare il permesso di costruire

Ai fini della decorrenza del termine di impugnazione di un permesso di costruire da parte di terzi, l’effetto lesivo si atteggia diversamente a seconda che si contesti l’illegittimità del titolo per il solo fatto che esso sia stato rilasciato (ad esempio, per contrasto con l’inedificabilità assoluta dell’area) ovvero che si contesti il contenuto specifico del permesso (ad esempio, per eccesso di volumetria o per violazione delle distanze minime tra fabbricati). Quindi in sintesi valgono i seguneti principi:

  • il termine decorre dalla piena conoscenza del provvedimento, che ordinariamente s’intende avvenuta al completamento dei lavori, a meno che (come nel caso di specie) è data prova di una conoscenza anticipata da parte di chi eccepisce la tardività del ricorso anche a mezzo di presunzioni semplici;
  • l’inizio dei lavori segna il momento da cui scattano i termini per la tempestiva proposizione del ricorso laddove si contesti l’edificazione;
  • dal momento della constatazione della presenza dello scavo (a quella data, si badi, deve per legge essere presente il cartello dei lavori e deve essere stata data effettiva pubblicità sull’albo pretorio del rilascio del titolo edilizio), è ben possibile ricorrere enucleando le censure (ivi comprese quelle in ordine all’asserito divieto di nuova edificazione) senza differire il termine di proposizione del ricorso all’avvenuto positivo disbrigo della pratica di accesso agli atti avviata né, a monte, che si possa differire quest’ultima;
  • la richiesta di accesso non è idonea ex se a far differire i termini di proposizione del ricorso, perché se, da un lato, deve essere assicurata al vicino la tutela in sede giurisdizionale dei propri interessi nei confronti di un intervento edilizio ritenuto illegittimo, dall’altro lato, deve parimenti essere salvaguardato l’interesse del titolare del permesso di costruire a che l’esercizio di detta tutela venga attivato senza indugio e non irragionevolmente differito nel tempo, determinando una situazione di incertezza delle situazioni giuridiche contraria ai principi ordinamentali.

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Pagamento in contanti ai dipendenti: la sanzione va applicata ad ogni infrazione

In caso di pagamento in contanti ai propri dipendenti, le sanzioni previste saranno applicate tante volte quanti saranno i mesi in cui si protrae l’illecito

Il pagamento in contanti delle retribuzione per i propri dipendenti non è più possibile dal primo luglio 2018. Quali sono le sanzioni applicabili in caso di infrazione? L’Ispettorato del lavoro chiarisce che in caso di violazione ripetuta, la sanzione viene applicata in numero pari al numero delle infrazioni mensili, a prescindere dal numero dei dipendenti.

La nota dell’Ispettorato

Con la nota 5828 del 4 luglio 2018, l’Ispettorato risponde alle richieste di chiarimenti pervenutegli, in relazione alle disposizioni introdotte con le norme della legge di bilancio 2018:

“In relazione alla consumazione dell’illecito, il riferimento all’erogazione della retribuzione comporta l’applicazione di tante sanzioni quante sono le mensilità per cui si è protratto l’illecito. A titolo esemplificativo, qualora la violazione si sia protratta per tre mensilità in relazione a due lavoratori, la sanzione calcolata ai sensi dell’art. 16 della L. n. 689/1981 sarà pari a: euro 1666,66×3 = euro 5.000. Per quanto sopra chiarito, il medesimo importo sarà così calcolato qualora, per lo stesso periodo (tre mensilità), i lavoratori interessati dalla violazione siano in numero minore o maggiore”.

La nota inoltre evidenzia anche che per quanto riguarda i mezzi di pagamento:

  • rientra tra gli “strumenti di pagamento elettronico” previsti dalla lettera b) del comma 910 dell’art. 1, il versamento degli importi dovuti effettuato su carta di credito prepagata intestata al lavoratore, anche laddove la carta non sia collegata ad un IBAN; in tale ultimo caso, per consentire l’effettiva tracciabilità dell’operazione eseguita, il datore di lavoro dovrà conservare le ricevute di versamento anche ai fini della loro esibizione agli organi di vigilanza. Si rammenta, infatti che la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione;
  • in relazione a soci lavoratori di cooperativa che siano anche “prestatori” (ovvero intrattengano con la cooperativa un rapporto di prestito sociale) appare altresì conforme alla ratio della norma il pagamento delle retribuzioni attraverso versamenti sul “libretto del prestito”, aperto presso la medesima cooperativa.

Il divieto al pagamento in contanti

Ricordiamo che a seguito dell’entrata in vigore della legge 27 dicembre 2017 n. 205 (legge di bilancio 2018) diveniva obbligatorio il pagamento elettronico di tutti i rapporti di lavoro dipendente e assimilati, in particolare esso si applica a:

  • rapporti di lavoro subordinato
  • collaborazioni coordinate e continuative (quindi anche i lavoratori autonomi NON a partita Iva)
  • contratti di lavoro instaurati dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge 142/2001

Tutti i pagamenti di stipendi ed anticipazioni dovranno essere effettuati soltanto con una delle seguenti modalità, per poter essere tracciabili:

  • bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore
  • strumenti di pagamento elettronico
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento
  • emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore

Le sanzioni

La violazione di tale precetto è sanzionata ai sensi del successivo comma 913, con la sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro.

Come chiarito successivamente nella nota n. 4538 del 22 maggio 2018 dell’Ispettorato del lavoro, si deve ritenere che la sanzione risulti applicabile anche:

  • quando la corresponsione delle somme avvenga con modalità diverse da quelle indicate dal legislatore
  • nel caso in cui, nonostante l’utilizzo dei predetti sistemi di pagamento, il versamento delle somme dovute non sia realmente effettuato, ad esempio, nel caso in cui il bonifico bancario in favore del lavoratore venga successivamente revocato ovvero l’assegno emesso venga annullato prima dell’incasso
  • in caso di circostanze che evidenziano uno scopo elusivo del datore di lavoro che mina la stessa ratio della disposizione


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Efficienza energetica edifici, in vigore la nuova direttiva UE

La nuova direttiva europea 2018/844 sull’efficienza energetica edifici, entrata in vigore lo scorso 9 luglio, dovrà essere recepita dagli Stati membri dell’UE entro il 10 marzo 2020. Ecco cosa prevede

E’ entrata in vigore lunedì scorso 9 luglio la nuova direttiva UE 2018/844 del 30 maggio 2018 in materia di efficienza energetica edifici, a modifica della direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia e della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica.

Pubblicata il 19 giugno sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea L 156, la nuova direttiva dovrà essere recepita dagli Stati membri dell’Ue entro il 10 marzo 2020, al fine di raggiungere i nuovi obiettivi europei rispettivamente:

  • riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40% entro il 2030
  • sviluppare un sistema energetico sostenibile, competitivo, sicuro e decarbonizzato entro il 2050.

Tre le maggiori novità introdotte:

  • obbligo di migliorare la prestazione energetica di edifici nuovi e esistenti
  • strategie nazionali di ristrutturazione degli immobili e indicatori d’intelligenza
  • sostegno allo sviluppo di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici

Efficienza energetica edifici, edifici a energia quasi zero

L’aggiornamento della direttiva impone innanzitutto agli Stati membri di elaborare strategie nazionali a lungo termine per sostenere la ristrutturazione efficiente di edifici residenziali e non, pubblici e privati, con l’obiettivo di ridurre le emissioni nell’UE dell’80-85% rispetto ai livelli del 1990 facilitando la trasformazione efficace in termini di costi degli edifici esistenti in edifici a energia quasi zero (NZEB).

Le strategie nazionali seguiranno tabelle di marcia per raggiungere l’obiettivo di un parco immobiliare fortemente decarbonizzato entro il 2050, con tappe intermedie per il 2030 e il 2040.

Efficienza energetica edifici, indicatore d’intelligenza

Introdotto un ‘indicatore d’intelligenza‘, nuovo strumento che misura la capacità degli edifici di migliorare la propria operatività e interazione con la rete, adattando il consumo energetico alle esigenze reali degli abitanti.

L’indicatore di predisposizione degli edifici all’intelligenza terrà conto delle caratteristiche di maggiore risparmio energetico, di analisi comparativa e flessibilità, nonché delle funzionalità e delle capacità migliorate attraverso dispositivi più interconnessi e intelligenti. La Commissione europea dovrà sviluppare questo strumento entro la fine del 2019.

Sia i nuovi edifici che gli esistenti in cui verranno rimpiazzati i generatori di calore, dovranno essere dotati di dispositivi automatizzati per regolare i livelli di temperatura, mentre saranno inasprite le norme sull’ispezione degli impianti di riscaldamento e condizionamento e sull’automazione degli edifici.

Efficienza energetica edifici, mobilità sostenibile

Spazio anche alle e-cars: in linea con altre misure adottate da Bruxelles per favorire lo sviluppo della mobilità elettrica, la revisione della direttiva 2010/31 prevede l’inserimento di infrastrutture per la ricarica delle auto elettriche sia nei nuovi edifici che in quelli soggetti ad importanti ristrutturazioni.

La nuova direttiva introduce requisiti sulla mobilità elettrica per gli edifici di nuova costruzione e per quelli in ristrutturazione, che prevedono la presenza di almeno un punto di ricarica per veicoli elettrici negli edifici in cui saranno presenti più di dieci posti auto.

Ogni edificio non residenziale nuovo o ristrutturato con almeno 10 posti auto dovrà quindi avere almeno un punto di ricarica per veicoli elettrici, e la predisposizione per le condotte elettriche per una successiva realizzazione, mentre dal 1° gennaio 2025 ogni edificio non residenziale con più di venti posti auto dovrà avere alcuni punti di ricarica per i veicoli elettrici.

Da questa indicazione si escludono gli Stati che per caratteristiche morfologiche e criticità varie non vi possano aderire.

La pubblicazione della Direttiva 2018/844 sancisce la chiusura della prima fra le otto proposte legislative del pacchetto Clean Energy for All Europeans.

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Inarcassa dal 2019 si potrà pagare con F24

Contributi Inarcassa, dal 2019 potranno essere versati con F24: sono state approvate le modifiche del regolamento generale di previdenza

Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la nota n. 36/0007037/ING-L-168 del 31 maggio 2018 (pubblicata sulla G.U. n. 152 del 3 luglio 2018) ha approvato una delibera adottata dal comitato nazionale dei delegati della INARCASSA, riguardanti le modifiche all’art. 10 del regolamento generale di previdenza 2012 che renderanno possibile il pagamento tramite F24.

Finalmente, come auspicato sia dai tecnici sia dalla cassa previdenziale, dal 2019 architetti e ingegneri potranno pagare i contributi previdenziali Inarcassa tramite F24.

Secondo le previsioni di Inarcassa, dal  prossimo anno entrerà in funzione il sistema di versamento unitario, che attraverso il modello F24, consentirà di utilizzare i crediti tributari per il pagamento dei contributi cosicché si ridurranno rispetto alla classica istanza di rimborso.

Per raggiungere questo obiettivo, l’ultimo importante passo è terminare il percorso di convenzionamento e di adeguamento tecnologico con l’Agenzia delle Entrate, che  dovrà integrarsi anche con la nuova normativa sullo split payment.

Metodi di pagamento Inarcassa

Ricordiamo che attualmente i contributi dovuti ad Inarcassa vanno pagati tramite il bollettino M.A.V. elettronico messo a disposizione sul portale Inarcassa On line.
Basta quindi entrare nella propria area riservata del sito, selezionare la voce “Gestione M.A.V.” per visualizzare e stampare il proprio bollettino, che potrà essere pagato presso qualsiasi banca, anche diversa da quella in cui si è correntista, senza alcun costo a carico o presso qualsiasi ufficio postale con un costo aggiuntivo fissato da Poste Italiane.

Introdotto nel 2000, il M.A.V. è oggi il metodo di pagamento più utilizzato dai tecnici, secondo Inarcassa:

Il suo utilizzo garantisce, grazie alle caratteristiche tecniche e fatti salvi i tempi del circuito bancario e di quello postale, la tempestiva attribuzione degli importi di dettaglio dei versamenti in estratto conto. Il bonifico bancario, seppur possibile, si pone come modalità “di emergenza” in quanto meno performante in termini di tempestività e correttezza di acquisizione.

Ricordiamo inoltre che Inarcassa ha comunicato il 2 febbraio 2018 l’approvazione definitiva della modifica al Regolamento Generale di Previdenza che recepisce la pensione in cumulo come nuova tipologia di prestazione previdenziale per accorpare contribuzioni frutto di carriere discontinue accreditate in più enti di previdenza obbligatoria, oltre alla ricongiunzione e alla totalizzazione.


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Per un campo da golf è sempre necessario il permesso di costruire?

Per realizzare campi da golf è sempre necessario il permesso di costruire ed il pagamento dei relativi oneri, anche se non ci sono fabbricati di pertinenza

Con la sentenza n.3990/2018 il Consiglio di Stato chiarisce che per la costruzione di nuovi campi da golf è necessario il permesso di costruire ed il pagamento dei relativi oneri di urbanizzazione, anche se non è prevista la realizzazione di manufatti edilizi di pertinenza (club house, servizi, …), ma soltanto la mera modellazione del territorio.

I fatti in breve

Un Comune assentiva il progetto presentato da una società proprietaria di un vasto appezzamento di terreno agricolo per la trasformazione dell’area in campo da golf e recupero di un vecchio fabbricato esistente da destinare a “club house”.

La realizzazione dell’intervento veniva subordinata alla sottoscrizione di una convenzione per l’assunzione degli impegni da parte della società ad un’esecuzione unitaria e inscindibile del progetto e al versamento al Comune dei relativi oneri di urbanizzazione e costo di costruzione, salvo la maggior somma da determinarsi in sede di rilascio delle singole concessioni edilizie relative per la trasformazione del campo dal golf e per il recupero del fabbricato esistente da destinare a club house.

I lavori relativi al campo da golf, iniziati nel 1989, venivano ultimati nel corso del 1992, con versamento della prima rata del contributo concessorio nel 1990.

Con una nota del 1993, inviata anche alla società di assicurazione garante, il Comune chiedeva alla società il pagamento a saldo delle rate non corrisposte nonché il pagamento della sanzione per il ritardo nel pagamento.

La società chiedeva l’annullamento al Tar Veneto di tale provvedimento contestando la determinazione degli oneri concessori.

I proprietari dell’area sostenevano “la non debenza del contributo concessorio relativamente alla trasformazione dell’area agricola in un campo da golf per non avere quell’intervento edilizio comportato un aggravamento del carico urbanistico, né un’irreversibile trasformazione del territorio“.

Il Tar respingeva solo in parte il ricorso prevedendo una rimodulazione sia dell’importo degli oneri sia della sanzione.

La società ricorreva al Consiglio di Stato per la riforma della sentenza, deducendone “la sua erroneità e ingiustizia e chiedendone la riforma per aver omesso di considerare che l’intervento in questione non comportava attività edificatoria e/ o di trasformazione urbanistica e che pertanto nessun contributo concessorio era dovuto, tanto meno poteva essere preteso sulla base di un obbligazione soltanto convenzionalmente assunta, in assenza di un’espressa previsione di legge”.

Il Consiglio di Stato

L’appello, secondo il Consiglio di Stato risulta infondato e va respinto.

Viene accolta la tesi dell’amministrazione appellante secondo la quale la trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio comprende non le sole attività di edificazione in senso stretto, ma anche quelle consistenti nella modificazione rilevante e duratura dello stato del territorio e nell’alterazione della conformazione del suolo, con conseguente necessità del titolo abilitativo edilizio (permesso di costruire) e dell’autorizzazione paesaggistica (ove ricadente in zona vincolata) per la realizzazione delle opere e spettanza del contributo concessorio per gli interventi eseguiti.

La società proprietaria dell’area infatti prevedeva la creazione di fossi, impianti di irrigazione e di un laghetto, nonché lo sbancamento di terreno e opere di modellamento dell’area verde destinata all’allocazione delle buche ed ai percorsi (c.d. “greens”, “avantgreen” e “bunkers”) realizzati mediante creazione di collinette.

La giurisprudenza

Si nota che da tempo la giurisprudenza prevalente è pervenuta ad una simile interpretazione della normativa volta a ricomprendere nel concetto di trasformazione del territorio (art. 16, commi 9 e 10, del d.P.R. 380 del 2001, Testo Unico in materia Edilizia) opere non strettamente riconducibili alla edificazione di un “manufatto edilizio”, ritenendo che un intervento che abbia attuato una rilevante trasformazione urbanistica del territorio, rappresenti un “intervento di nuova costruzione”, ed è assoggettato al previo rilascio del permesso di costruire, ai sensi degli artt. 3, comma 1, lett. e), e 10 del D.P.R. n. 380/01.



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DURC di congruità post-sisma: obbligatorio anche nei lavori di ricostruzione privata

Diventa obbligatorio il DURC di congruità anche nei lavori di ricostruzione privata per finanziamenti superiori ai 50.000 euro

Secondo le nuove regole, le imprese che effettuano interventi di ricostruzione dovranno esibire oltre al Durc online anche il Durc di congruità, sia per lavori pubblici (sempre) che per quelli privati (in caso di contributi di importo superiore a 50.000 euro).

DURC di congruità

Il CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) con delibera n. 33/2018 stabilisce che le imprese esecutrici degli interventi di ricostruzione, oltre al DURC online (che attesta la regolarità contributiva), devono essere in possesso anche del DURC di congruità rilasciato dalla Cassa edile, attestante che l’incidenza della manodopera impiegata dall’impresa per l’esecuzione dell’intervento sia congrua rispetto all’importo delle opere da eseguire o eseguite.

Il DURC di congruità è richiesto a chi opera:

  • nella ricostruzione edilizia pubblica
  • nella ricostruzione edilizia privata, esclusivamente per quelli che beneficiano di contributi superiori a 50.000 euro.

Il commissario alla ricostruzione post sisma 2016  con ordinanza n. 58 del 4 luglio 2018, al fine della concessione ed erogazione dei contributi, ha stabilito:

  • Le modalità di rilascio e applicazione del DURC congruità
  • Le modalità per il calcolo dell’incidenza della manodopera
  • Gli adempimenti a carico dei beneficiari, delle imprese e dei tecnici per la ricostruzione pubblica e privata
  • L’iter per l’effettuazione del monitoraggio.

La Cassa edile/Edilcassa rilascia il DURC congruità entro 10 giorni dalla richiesta contenente la documentazione attestante l’incidenza della manodopera impiegata.

Ove si renda necessaria un’integrazione della documentazione, il termine è sospeso per il periodo compreso tra la richiesta di integrazione ed il deposito della stessa e in ogni caso per un periodo non superiore a ulteriori 10 giorni.

Nel caso di mancato rispetto del termine dei 10 giorni, è confermata l’incidenza della manodopera dichiarata dal Direttore dei lavori.

Le disposizioni inerenti l’obbligatorietà del rilascio del DURC di congruità si applicano per gli interventi:

  • di ricostruzione privata ai progetti privati depositati successivamente al termine di 30 giorni dall’entrata in vigore dell’ordinanza
  • di ricostruzione pubblica ai progetti esecutivi che siano stati acquisiti dall’ente appaltante successivamente al termine di 30 giorni dall’entrata in vigore dell’ordinanza

Costi della manodopera

È stato approvato un nuovo elenco prezzi allegato all’ordinanza, che sostituisce integralmente quello approvato con ordinanza n. 7 del 14 dicembre 2016, esso costituisce il riferimento per il calcolo del costo della manodopera ai fini del rilascio del DURC congruità. Esso si applica alla redazione dei progetti di interventi privati depositati con
procedura informatica dopo 30 giorni dall’entrata in vigore dell’ordinanza e per i progetti definitivi od esecutivi di interventi pubblici che siano stati formalmente acquisiti dal soggetto appaltante dopo la stessa data.

Verifica e monitoraggio

Le modalità di applicazione del DURC congruità sono sottoposte a sperimentazione ed a monitoraggio per due anni, come stabilito al punto 16 dell’accordo.

Il monitoraggio è svolto da gruppi di lavoro istituiti in ciascuna Regione dal Vice Commissario e composti da:

  • un rappresentante della Regione stessa,
  • un rappresentante delle Casse edili/Edilcasse operanti nelle province,
  • un rappresentante delle organizzazioni sindacali dei lavoratori edili maggiormente rappresentative,
  • un rappresentante delle associazioni delle imprese,
  • un rappresentante dell’Ispettorato del lavoro,
  • un rappresentante delle Aziende sanitarie competenti per territorio.

L’attività dei gruppi di lavoro viene coordinata dalla Struttura tecnica del Commissario.

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Come usare correttamente il condizionatore, ecco le regole da seguire

Da Aicarr le buone pratiche per un uso corretto dei condizionatori in riferimento a ambienti residenziali, uffici, negozi e alberghi

L’AiCARR (Associazione italiana Condizionamento dell’Aria Riscaldamento e Rrefrigerazione) ha pubblicato il la guida all’uso dei condizionatori contenente le regole da seguire durante la stagione estiva, in considerazione di quelle che sono le indicazioni legislative e normative in vigore.

L’AiCARR consiglia di:

  • operare sistematicamente la manutenzione dell’impianto per individuare e eliminare eventuali malfunzionamenti poco evidenti e sostituire i filtri
  • affidare gli interventi di manutenzione degli impianti a personale qualificato e certificato, secondo quanto previsto dalla legge
  • sostituire gli impianti obsoleti con impianti più efficienti, facendo attenzione alle caratteristiche tecniche delle macchine e senza farsi attrarre da prezzi bassi
  • affidarsi a un consulente tecnico; preferire un sistema fisso tipo split o multi split rispetto a un sistema portatile o fisso senza unità esterna
  • scegliere la potenza corretta rispetto alle esigenze, ricordando che mediamente sono necessari 35 W per ogni m3 di volume netto dell’ambiente
  • fare attenzione a scegliere macchine silenziose
  • scegliere tra gli optional disponibili, qualora li si voglia, quelli che comportano un aumento dell’efficienza energetica
  • scegliere un installatore qualificato e certificato, per non incorrere in sanzioni amministrative.

Nel documento ci sono le indicazioni specifiche per un corretto uso dei condizionatori per:

  • ambienti residenziali
  • edifici delle Pubbliche Amministrazioni e del terziario
  • attività commerciali
  • strutture ricettive (quali hoteli, B&B, o case vacanze).

Ambienti residenziali

I consigli sono i seguenti:

  • mantenere la temperatura media dell’aria in ambiente a un valore non inferiore a 26 °C (valore minimo verificato per le condizioni di comfort estivo) e comunque non inferiore a 24°C (valore stabilito per legge)
  • non tenere aperte le finestre quando l’impianto è in funzione
  • durante la notte attivare la funzione “sleep” o “notturna”
  • durante il giorno, se possibile, chiudere gli elementi oscuranti esterni, se presenti, per ridurre il carico solare sul sistema.

Terziario e per le pubbliche amministrazioni

I consigli sono i seguenti:

  • mantenere la temperatura in ambiente a un valore non inferiore a 26 °C e comunque non inferiore a 24 °C
  • verificare che i terminali degli impianti di condizionamento in ambiente siano in piena efficienza
  • verificare il funzionamento del sistema di controllo e gestione dell’impianto
  • favorire il nightcooling e tutte le tecniche di risparmio passivo
  • utilizzare un set point per l’umidità relativa maggiore del 50% fino a 65%
  • prevedere l’arresto automatico del sistema quando vengono aperte le finestre.

Negozi

I consigli sono i seguenti:

  • mantenere la temperatura in ambiente a un valore non inferiore a 27 °C e comunque non inferiore a 24 °C
  • tenere le porte chiuse o prevedere dispositivi quali porte automatiche, porte a bussola o lame d’aria.

Strutture ricettive

I consigli sono i seguenti:

  • negli alberghi mantenere nelle camere il valore della temperatura dell’aria a 26 °C e comunque non inferiore a 24 °C
  • nei B&B o  casa vacanze, chiedere agli ospiti di mantenere nelle camere il valore della temperatura dell’aria a 26 °C
  • nei ristoranti evitare valori di temperatura al di sotto dei 26 °C.

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Dall’Ance un dossier sul consumo del suolo e la rigenerazione urbana

L’Ance ha aggiornato il proprio dossier sul consumo del suolo e la rigenerazione urbana con tutte le normative regionali sull’argomento

L’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) ha sintetizzato in un dossier tutte le norme regionali in materia di rigenerazione urbana e consumo del suolo.

L’auspicio è che

una efficace politica di contenimento del consumo del suolo si basi principalmente sulla previsione di norme mirate a rendere agevoli, diffusi ed economicamente sostenibili gli interventi di trasformazione del patrimonio edilizio esistente e in particolare di quelli che comportano la sostituzione integrale degli edifici mediante demolizione e ricostruzione.

I costruttori auspicano che a livello nazionale vengano definite misure apposite per avviare una profonda e radicale opera di rinnovamento delle città, in termini di sicurezza, innovazione e qualità,  attendendo una riforma nazionale complessiva del governo del territorio.

Nel dossier vengono individuati i seguenti obiettivi prioritari:

  • dichiarazione di interesse pubblico degli interventi
  • riduzione del contributo di costruzione, fino ad arrivare all’esenzione in particolari ipotesi
  • esonero dal contributo straordinario di cui all’art. 16 del DPR 380/2001
  • corresponsione degli oneri di urbanizzazione esclusivamente per la volumetria aggiuntiva rispetto a quella di origine
  • monetizzazione degli standard urbanistici, qualora non sia possibile reperire aree per servizi nel contesto urbano in cui si colloca l’intervento
  • possibilità di modificare anche i prospetti, oltre che la sagoma dell’edificio originario
  • revisione della normativa sugli standard, sulle deroghe ai limiti di densità edilizia, sull’altezza e distanza fra edifici
  • liberalizzazione dei cambi di destinazione d’uso, accompagnata da un disciplina agevolata sia sotto il profilo procedurale che economico

Leggi regionali sul consumo

A livello regionale si continua ad assistere all’approvazione di disposizioni legislative sul governo del territorio o specifiche finalizzate al contenimento del consumo del suolo e alla rigenerazione del patrimonio edilizio esistente.

Le regioni italiane vengono suddivise nel dossier in gruppi in base allo stato di avanzamento della normativa in materia.

Sono presenti normative organiche nelle leggi regionali sul governo del territorio in:

  • Calabria
  • Emilia Romagna
  • Lazio
  • Lombardia
  • Toscana
  • Prov. Trento
  • Umbria
  • Veneto

Sono presenti norme sul contenimento del consumo di suolo ovvero sulla rigenerazione del patrimonio edilizio esistente in:

  • Friuli Venezia Giulia
  • Liguria
  • Marche
  • Puglia
  • Prov. Bolzano
  • Sardegna

Il contenimento del consumo di suolo è presente come principio, unitamente in alcuni casi a singole norme relative alla riqualificazione urbana in:

  • Basilicata
  • Campania
  • Piemonte
  • Valle d’Aosta
  • Abruzzo

La situazione nazionale

Si attende oramai da anni una legge organica sul consumo del suolo che permetta di abbandonare il modello tradizionale di carattere espansivo, alla base della normativa urbanistica nazionale dal 1942 in poi,  lasciando il passo a indirizzi pianificatori che impongono di dare priorità alla trasformazione e al riuso della città costruita, consentendo l’utilizzo di nuove risorse territoriali solo nei casi in cui non esistano alternative alla riorganizzazione del tessuto insediativo esistente.

I vecchi provvedimenti che regolano l’urbanistica nazionale, come la Legge 1150/1942 e il DM 1444/1968, non sono più in grado di governare lo sviluppo delle città, né tantomeno di assicurare quella qualità e quella resilienza oggi più che mai fondamentali per la sopravvivenza stessa delle città.

Nella scorsa legislatura un apposito disegno di legge (ddl consumo del suolo 2016) , dopo essere stato approvato dalla Camera dei Deputati nel maggio 2016 in un testo che aveva accolto molte delle modifiche auspicate dall’Ance, non ha potuto concludere l’iter in Senato a seguito dello scioglimento del Parlamento.

Leggi sul consumo del suolo: obiettivi europei

Gli Stati membri dell’UE si sono posti come obiettivo ambizioso di raggiungere nel 2050 il consumo di suolo “netto” pari a zero al fine di orientare lo sviluppo territoriale sempre più verso logiche di contenimento dell’uso del suolo e di rigenerazione del patrimonio edilizio esistente.

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Parere di precontenzioso ANAC: nell’invio telematico il rischio è a carico dell’impresa

L’ANAC chiarisce che in caso di invio telematico,  il “rischio di rete” e il “rischio tecnologico” è a carico dell’impresa

Con la delibera n. 537 del 6 giugno 2018 circa un parere di precontenzioso, ex art. 211, comma 1, del d. lgs. 50/2016, l’ANAC chiarisce che vige il principio di autoresponsabilità per l’invio telematico.

L’istanza

Un’impresa evidenzia all’ANAC di non aver potuto partecipare alla procedura telematica a causa dell’impossibilità di trasmettere nei termini l’offerta, per via delle dimensioni dei file da caricare sulla piattaforma, superiori ai limiti massimi consentiti dal sistema.

L’istante sostiene che :

di tale vincolo tecnico non è stata data evidenza nei documenti messi a disposizione del fornitore, né sul portale, né da parte della stazione appaltante. Soltanto contattando il call center dedicato il fornitore ha appreso che le dimensioni dei file che costituiscono l’offerta non possono superare complessivamente i 13 MB. Tali circostanze avrebbero dovuto imporre alla stazione appaltante la necessità di annullare la procedura o, in alternativa, di riaprire il termine per la presentazione delle offerte.

Secondo l’impresa:

  • il termine ultimo per la presentazione delle offerte scadeva il 16 maggio alle ore 12:00
  • ha avviato la procedura di risposta alla RdO alle ore 11:30 dello stesso giorno
  • ha iniziato il caricamento (non riuscito) degli allegati tecnici alle 11.45
  • ha contattato il numero verde per i malfunzionamenti del sistema (e poi la stazione appaltante) soltanto il giorno successivo, a termini ormai spirati.

Le regole Consip sull’invio telematico

Le “Regole del sistema di e-procurement della pubblica amministrazione” pubblicate da Consip S.p.A. prevedono che l’invio della domanda di abilitazione al sistema comporta l’integrale accettazione da parte del fornitore delle Regole e dei Documenti relativi allo Strumento di acquisto/negoziazione per il quale si chiede l’abilitazione (art. 16) e che i soggetti aggiudicatori e i fornitori utilizzano in completa autonomia il Sistema informatico di eprocurement ed i relativi Strumenti di acquisto/negoziazione (art. 17).

Il parere dell’ANAC

Secondo ANAC, la giurisprudenza amministrativa ha evidenziato, come a fronte degli indiscutibili vantaggi, l’invio telematico sconti tuttavia di:

  • un “rischio di rete” dovuto alla presenza di sovraccarichi o di cali di performance della rete
  • un “rischio tecnologico” dovuto alle caratteristiche dei sistemi operativi utilizzati dagli operatori.

Bisogna quindi avere la consapevolezza dei rischi sopra menzionati, sono rischi attenuabili ma non eliminabili in senso assoluto, e perciò chi invia telematicamente risponde al principio di autoresponsabilità.

L’onere è di colui che intende prendere parte alla gara di attivarndosi in tempo utile per prevenire eventuali inconvenienti che, nei minuti immediatamente antecedenti alla scadenza del termine, gli impediscano la tempestiva proposizione dell’offerta, salvi ovviamente i malfunzionamenti del sistema imputabili al gestore del medesimo (ad esempio fermi del sistema o mancato rispetto dei livelli di servizio) per i quali invece non può che affermarsi la responsabilità di quest’ultimo e la necessità di riconoscere una sospensione o proroga del termine per la presentazione delle offerte, come peraltro ora espressamente previsto dall’art. 79, comma 5-bis, del d. lgs. 50/2016 (Cons. Stato, Sez. III, 3 luglio 2017 n. 3245; Parere n. 4 del 29 luglio 2014).
Nel caso di specie, secondo ANAC:

se la società ricorrente avesse provveduto con congruo anticipo all’invio telematico della propria offerta, avrebbe avuto a disposizione il tempo necessario per risolvere positivamente ogni inconveniente di tipo tecnico, anche eventualmente  avvalendosi della possibilità di ottenere l’intervento del gestore del sistema. Viceversa, l’istante non è stato in grado di osservare il termine di presentazione delle offerte avendo iniziato le operazioni di invio dell’offerta in un momento eccessivamente a ridosso della menzionata
scadenza, tale da rendere non possibile la fruizione dell’assistenza tecnica.

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Conto termico, la guida GSE sugli interventi incentivabili per privati, imprese e PA

Il GSE illustra quali sono le categorie di interventi incentivabili e le relative modalità di finanziamento

Il GSE prova a fare chiarezza sulle varie tipologie di interventi ammessi ai finanziamenti, per quanto riguarda il conto termico, e le modalità per richiedere gli incentivi.

Gli interventi incentivabili sono raggruppati in due categorie e riguardano:

  • pubbliche amministrazioni, imprese e privati
  • pubbliche amministrazioni

Ciò ha come obiettivo l’accelerazione del processo di semplificazione avviato dal GSE nelle procedure di incentivazione.

In un’apposita sezione del sito, il GSe raccoglie tutte le informazioni necessarie; oltre alle procedure per registrarsi all’Area Clienti e accedere all’applicazione web “Portaltermico”, sono specificate, per singolo intervento:

  • le informazioni preliminari di cui disporre per compilare la richiesta di incentivo (dati sull’immobile; informazioni pre/post intervento…)
  • la documentazione da allegare
  • il relativo estratto delle Regole Applicative.

al riguardo rimandiamo ad un apposito articolo sulle FAQ sul conto termico.

Pubbliche amministrazioni, imprese e privati

Per le pubbliche amministrazioni, le imprese ed i privati gli interventi incentivabili sono:

  • pompe di calore
  • caldaie e stufe a biomasse
  • solare termico
  • scalda acqua a pompa di calore
  • impianti ibridi a pompa di calore

Pubbliche amministrazioni

Inoltre, le pubbliche amministrazioni possono richiedere incentivi del GSE per ulteriori interventi :

  • coibentazione
  • infissi
  • caldaie a condensazione
  • sistemi di schermatura e/o ombreggiamento
  • edifici a energia quasi zero
  • sistemi efficienti di illuminazione
  • building innovation

La richiesta di incentivo può essere presentata:

  • dal soggetto che ha sostenuto le spese dell’intervento e che dispone dell’edificio/unità immobiliare su cui l’intervento e/o la misura di efficienza energetica è stata realizzata (“soggetto responsabile”);
  • da una ESCO che abbia stipulato con il soggetto responsabile un contratto di servizio energia o di prestazione energetica

Software per gli incentivi conto termico

Ricordiamo che è disponibile un apposito software ACCA, Praticus-CT 2.0, per il calcolo degli incentivi relativi al conto termico e la compilazione della documentazione prevista dal dm 16 febbraio 2016 (CT 2.0).Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

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