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Newsletter 573 del 5 luglio 2018

In questo numero:



Focus contabilità lavori
Certificato di pagamento, cos’è e come si redige
Opere edili
La nuova guida per le valutazioni immobiliari
Lavori pubblici
Fatturazione elettronica subappalti, chi è coinvolto e come deve operare
Titoli edilizi
Piazzali asfaltati, sempre necessario il permesso a costruire
Opere edili
Volumi tecnici, quali sono i requisiti per evitare abusi edilizi?
Certificazione energetica
Cappotti termici: nuova norma UNI 11716 per posatori
Professioni tecniche
Responsabilità solidale nel concorso di colpa tra appaltatore e progettista
Sicurezza
E’ possibile installare i sistemi di videosorveglianza sui luoghi di lavoro?
Opere edili
Conformità catastale, cosa sono gli identificativi catastali nelle contrattazioni immobiliari
Professioni tecniche
Geometri: in arrivo i nuovi standard per la qualificazione professionale
Varie e brevi
Residenza Borgo biologico, straordinario evento culturale a Cairano (AV) dal 13 al 15 luglio 2018
Fisco
Stop allo split payment e novità su redditometro e spesometro. Approvato il decreto Dignità
Lavori pubblici
ANAC e casellario informatico: obbligo dell’aggiornamento
Professioni tecniche
Nuovi corsi laurea professionalizzanti edilizia, ecco di cosa si tratta
Lavori pubblici
Credito sportivo, 18 milioni di nuovi finanziamenti
Varie e brevi
Russia 2018, siamo ai quarti di finale. Ecco il tabellone della fase finale dei mondiali
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Certificato di pagamento, cos’è e come si redige

Certificato di pagamento, cos’è e come si redige. Tutto quello che occorre sapere con modelli, esempi PDF e file da scaricare


La contabilità dei lavori è l’insieme degli atti tecnico-amministrativi effettuati dall’ufficio di direzione dei lavori, aventi ad oggetto l’accertamento e la registrazione di tutti i fatti che producono spesa.

Come ribadito anche dal nuovo decreto sulla direzione dei lavori – dm 49/2018 -, il direttore dei lavori ha il compito di effettuare controllo della spesa legata all’esecuzione dell’opera o dei lavori, attraverso la compilazione con precisione e tempestività dei documenti contabili, che sono atti pubblici a tutti gli effetti di legge, con i quali si realizza l’accertamento e la registrazione dei fatti producenti spesa.

A tal fine provvede a:

  • classificare e misurare le lavorazioni eseguite
  • trasferire i rilievi effettuati sul registro di contabilità al fine di definire il progredire della spesa.

Secondo il principio di costante progressione della contabilità, le attività di accertamento dei fatti producenti spesa devono essere eseguite contemporaneamente al loro accadere e, quindi, devono procedere di pari passo con l’esecuzione.

Il direttore dei lavori provvede all’accertamento e alla registrazione di tutti i fatti producenti spesa contemporaneamente al loro accadere, affinché possa sempre:

  • rilasciare gli stati d’avanzamento dei lavori entro il termine fissato nella documentazione di gara e nel contratto, ai fini dell’emissione dei certificati per il pagamento degli acconti da parte del RUP;
  • controllare lo sviluppo dei lavori e impartire tempestivamente le debite disposizioni per la relativa esecuzione entro i limiti dei tempi e delle somme autorizzate.

Gli atti contabili sono i seguenti:

  • giornale dei lavori
  • libretto delle misure delle lavorazioni e delle provviste
  • registro di contabilità e relativo sommario
  • stato di avanzamento dei lavori (SAL)
  • certificato di pagamento (emesso dal RUP)
  • conto finale dei lavori

In questo articolo parliamo del Certificato di pagamento, il documento emesso dopo il SAL e finalizzato al pagamento dell’impresa.

Il Certificato di pagamento, cos’è e a che serve

Generalmente i pagamenti per le opere eseguite vengono versati all’impresa a scadenze prestabilite o in base al raggiungimento di un certo importo, in base a quanto stabilito dal contratto.

In particolare, nei documenti di gara e nel contratto sono riportate le condizioni in corrispondenza delle quali saranno emessi i certificati che corrispondono al raggiungimento di determinati importi o allo scadere di determinati periodi.

L’entità degli acconti viene individuata in maniera da non gravare l’amministrazione troppo spesso e per cifre modeste e, contemporaneamente, in modo da non rendere eccessivamente lungo il periodo che intercorre tra i pagamenti e quindi la durata delle anticipazioni a carico dell’esecutore.

Come espressamente stabilito da dm 49/2018 (decreto linee guida direttore dei lavori),

il direttore dei lavori trasmette immediatamente lo stato di avanzamento al RUP, che emette il certificato di pagamento. Il RUP, previa verifica della regolarità contributiva dell’esecutore, invia il certificato di pagamento alla stazione appaltante per l’emissione del mandato di pagamento; ogni certificato di pagamento emesso dal RUP è annotato nel registro di contabilità.

Lo scopo del certificato di pagamento, dunque, è proprio quello di determinare la rata da liquidare in favore dell’impresa ad ogni SAL.

Certificato di pagamento, diagramma di flusso

Quando per l’ammontare delle lavorazioni e delle somministrazioni eseguite è dovuto il pagamento di una rata di acconto, come stabilito con apposito SAL, il RUP rilascia il certificato di pagamento.

Il flusso può essere così schematizzato:

  • direttore dei lavori – emette il SAL
  • direttore dei lavori – presenta il SAL al RUP
  • RUP – effettua la verifica di regolarità contributiva
  • RUP – emette il certificato di pagamento (entro 7 giorni dalla ricezione del SAL)
  • RUP – consegna il certificato di pagamento alla tesoreria
  • stazione appaltante – emette il mandato di pagamento in favore dell’appaltatore (entro 30 giorni dalla ricezione del certificato di pagamento).

Il mandato di pagamento è comunque sottoposto alle regole stabilite per il pagamento dei titoli di spesa a carico dello Stato dalla legge sulla contabilità generale.

schema-certificato-di-pagamento

Relativamente alla tempistica, le linee guida Anac sul RUP, già pubblicate in Gazzetta, prevedono che il RUP debba rilascia il certificato di pagamento, previa verifica della regolarità contributiva dell’affidatario e del subappaltatore, entro 7 giorni dalla ricezione del SAL da parte del direttore dei lavori. La stazione appaltante dovrà emettere il mandato di pagamento intervenendo entro 30 giorni dalla data di rilascio del certificato di pagamento oppure dalla data di ricezione della fattura o della richiesta equivalente di pagamento qualora successiva alla data di rilascio del certificato di pagamento.

Certificato di pagamento e regolarità contributiva

L’operazione preliminare al rilascio del Certificato di pagamento da parte del RUP è la verifica della regolarità contributiva dell’impresa e del subappaltatore.

In caso di riscontro di un Durc (Documento di regolarità contributiva) irregolare in capo all’appaltatore, la stazione appaltante può trattenere dal certificato di pagamento l’importo corrispondente all’inadempienza.

La stessa stazione appaltante pagherà direttamente agli enti previdenziali ed assistenziali l’importo dell’inadempienza.

In particolare, secondo quanto previsto dall’articolo art. 30 comma 5 del nuovo Codice appalti,

in caso di inadempienza contributiva risultante dal documento unico di regolarità contributiva relativo a personale dipendente dell’affidatario o del subappaltatore o dei soggetti titolari di subappalti […], la stazione appaltante trattiene dal certificato di pagamento l’importo corrispondente all’inadempienza per il successivo versamento diretto agli enti previdenziali e assicurativi, compresa, nei lavori, la cassa edile.  Sull’importo netto progressivo delle prestazioni è operata una ritenuta dello 0,50%; le ritenute possono essere svincolate soltanto in sede di liquidazione finale, dopo l’approvazione da parte della stazione appaltante del certificato di collaudo o di verifica di conformità, previo rilascio del documento unico di regolarità contributiva.

Certificato di pagamento e anticipazione all’esecutore

Per quanto riguarda l’anticipazione da corrispondere all’esecutore, vale quanto stabilito dall’art. 35 comma 18 del nuovo Codice appalti, ove si precisa che

l’importo della garanzia viene gradualmente ed automaticamente ridotto nel corso dei lavori, in rapporto al progressivo recupero dell’anticipazione da parte delle stazioni appaltanti.

L’anticipazione, così come la ritenuta per garanzia, viene recuperata in ogni certificato di pagamento fino a raggiungimento dell’importo totale della stessa. Generalmente il recupero dell’anticipazione su ciascun certificato di pagamento è pari al 20% del SAL.

Certificato di pagamento, come si determina la rata

Per determinare la rata si parte dal dato base che è l’importo del SAL.

Ricordiamo, brevemente, che l’importo di un dato SAL costituisce l’importo totale maturato “a tutto il…”, ossia maturato alla data di emissione del SAL stesso. Tale importo rappresenta l’ammontare complessivo dei lavori e delle somministrazioni eseguiti a quella data (dall’inizio dei lavori fino a quel momento).

Oltre all’importo del SAL potrebbero esserci anche altri importi, soggetti o meno a ritenute.

Dopo aver individuato l’ammontare degli importi soggetti a ritenute, da questi occorre detrarre i seguenti importi:

  1. ritenuta per infortuni, pari a 0,5%
  2. recupero dell’anticipazione, pari generalmente al 20%
  3. eventuali altre detrazioni

Successivamente occorre sottrarre l’ammontare di tutte le rate dei precedenti Certificati di pagamento.

In tal modo si ottiene il credito a favore dell’impresa, che può essere arrotondato discrezionalmente.

Da notare che la rata del Certificato di pagamento è sempre al netto di IVA.

Certificato di pagamento e annotazioni

Ogni certificato di pagamento, a valle dell’emissione da parte del RUP, deve essere annotato dal Direttore dei Lavori nel registro di contabilità.

Inoltre, tutti i Certificati di pagamento vanno riportati anche nello stato finale dei lavori.

Al certificato di pagamento, inoltre, vanno allegati i documenti necessari a giustificare determinate particolarità.

Certificato di pagamento, modello

Di seguito proponiamo un modello di Certificato di pagamento. In allegato a questo articolo, invece, proponiamo un esempio in formato PDF già compilato.

Esempio di Certificato di pagamento

Di seguito riportiamo un esempio di Certificato di pagamento generato con l’ausilio di PriMus, il software ACCA per il computo e la contabilità lavori.

Esempio certificato di pagamento

Esempio certificato di pagamento

In allegato proponiamo un esempio PDF di certificato di pagamento elaborato con il software PriMus.

File di esempio di un certificato di pagamento

Di seguito proponiamo un file elaborato con il software PriMus, contenente un esempio di contabilità dei lavori pubblici, con tutti gli atti contabili compilati, incluso il certificato di pagamento.

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La nuova guida per le valutazioni immobiliari

Ecco le nuove linee guida Abi per le valutazioni immobiliari in modo da ridurre i tempi delle aste giudiziarie. Focus sui requisiti del perito immobiliare

Il numero e l’ammontare dei crediti inesigibili è aumentato nel corso degli anni di crisi economica che ha colpito imprese e famiglie italiane; si è avvertita, quindi, l’esigenza di favorire la trasparenza e la rapidità nell’esecuzione dei contratti.

L’Associazione bancaria italiana, ABI, ha presentato a Piacenza le nuove linee guida per la valutazione degli immobili a garanzia dei crediti inesigibili, di cui al Protocollo d’intesa sottoscritto dall’ABI insieme ai principali operatori del mercato il 26 ottobre 2016.

Il documento, destinato a giudici, valutatori, creditori, debitori e stakeholder coinvolti nei processi di gestione e recupero del credito immobiliare, intende allinearsi ai più recenti standard europei ed internazionali di valutazione immobiliare, dove la trasparenza e la corretta valutazione degli immobili a garanzia dei crediti non esigibili sono elementi essenziali nelle operazioni di erogazione dei crediti.

In definitiva, le perizie devono essere trasparenti, nel senso che il perito deve avere la possibilità di dimostrare come è arrivato alla determinazione del prezzo, che non deve essere il risultato di una valutazione superficiale.

Inoltre, è dimostrato che laddove sono state adottate le linee guida ABI, i tempi delle esecuzioni immobiliari si sono notevolmente ridotti, ossia per il trasferimento di proprietà degli immobili nei casi di crediti non esigibili.

Obiettivo

Le linee guida hanno l’obiettivo di contribuire a facilitare l’attuazione della disciplina sugli inadempimenti nei crediti immobiliari introdotta dalla Direttiva 2014/17/UE (contratti di credito ai consumatori relativi a beni immobili residenziali); il fine ultimo è di preservare il valore della garanzia immobiliare con un impatto positivo in termini di efficienza nel recupero del credito e massimizzazione del valore del residuo patrimonio eventualmente destinato al debitore.

In definitiva, intende:

  • definire specifiche linee guida per la valutazione degli immobili a garanzia dei crediti non esigibili, anche alla luce degli standard elaborati a livello internazionale e nazionale
  • approfondire le iniziative ritenute più idonee per favorire l’efficienza delle procedure di vendita immobiliare e condividere le analisi con le competenti Autorità pubbliche anche tramite l’elaborazione di documenti congiunti
  • promuovere la diffusione di buone pratiche nella valutazione degli immobili a garanzia di crediti anomali presso tutti gli stakeholder pubblici e privati interessati

Contenuti

Il volume risponde all’esigenza di introdurre una serie di criteri di omogeneità in materia avvertita da tempo a vari livelli, con riferimento specifico agli indicatori di superficie o di volume, alle metodologie di valutazione adottate (per capitalizzazione del reddito, per stima comparativa, ecc.), allo stesso concetto di valore e alla professionalità dei periti incaricati della valutazione.

Nel dettaglio si compone di 4 paragrafi :

  • figura del Valutatore immobiliare (perito)
  • definizione di “Valore di mercato” dell’immobile in esecuzione
  • l’attività di analisi per l’individuazione dei potenziali rischi della transazione immobiliare
  • l’elaborazione di un certificato di valutazione per la piena accessibilità alle informazioni

Sono, inoltre, presenti 3 appendici rispettivamente dedicate a:

  • gli immobili (asset) speciali
  • un approfondimento sui requisiti di professionalità ed indipendenza dei periti
  • la valutazione degli immobili oggetto delle operazioni di leasing

Valutatore immobiliare (perito)

In particolare, per quanto riguarda la figura del perito di un immobile a garanzia di un credito non esigibile è ribadito che la sua nomina è regolamentata dalla disciplina di riferimento in funzione della procedura utilizzata.

Nel dettaglio, vengono riepilogati i requisiti che il perito dovrebbe possedere per favorire la correttezza e la trasparenza del processo di valutazione, facendo riferimento alle fonti normative attualmente vigenti, ossia:

  • Regolamento UE n. 575/2013 (CRR)
  • Circolare Banca d’Italia n. 285 del 17/12/2013 – 17° aggiornamento e smi e alla Circolare Banca d’Italia 288 del 3 aprile 2015 e ss.mm.ii. che hanno recepito le modifiche normative introdotte in Italia con la trasposizione della Direttiva 2014/17/EU nell’ordinamento nazionale
  • Linee guida per le banche sui crediti deteriorati – BCE marzo 2017
  • European Valuation Standard (EVS) 2016 di TEGOVA
  • International Valuation Standard (IVS) 2017
  • Standard Professionali di Valutazione – RICS (2017)
  • Linee Guida per la valutazione degli immobili a garanzia delle esposizioni creditizie (2015)
  • Codice delle Valutazioni Immobiliari – Italian Property Valuation Standard (2018 TECNOBORSA)
  • Norma UNI 11588:2014 sul Valutatore Immobiliare con la relativa Prassi di Riferimento (UNI/PdR 19:2016)
  • Norma UNI 11612:2015 Stima del valore di mercato degli immobili

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Fatturazione elettronica subappalti, chi è coinvolto e come deve operare

Fatturazione elettronica: dal primo luglio è scattato l’obbligo per tutti i subappaltatori e contraenti. Ecco tutti i dettagli da conoscere

Dal primo luglio è obbligatorio procedere alla fatturazione elettronica anche per le prestazioni rese da soggetti subappaltatori e subcontraenti della filiera delle imprese operanti nell’abito di un appalto con un’amministrazione pubblica. Per quanto riguarda, invece, la cessione di carburanti, il dl 79/2018, ha prorogato al 1° gennaio 2019 l’obbligo di fatturazione elettronica, insieme a tutte le altre prestazioni.

Quali sono quindi i soggetti interessati all’obbligo già a partire dal primo luglio 2018?

In questo articolo cerchiamo di fare chiarezza, in considerazione anche di alcune indicazioni fornite recentemente dall’Agenzia delle Entrate.

Subappalti, chi è interessato alla fatturazione elettronica

Innanzitutto chiariamo cosa si intende per subappalto.

Il Codice appalti (dlgs 50/2016) all’art. 102 definisce tutte le nove regole in materia di subappalto, stabilendo che esso è il contratto con il quale l’appaltatore affida a terzi l’esecuzione di parte delle prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto.

Costituisce, comunque, subappalto qualsiasi contratto avente ad oggetto attività ovunque espletate che richiedono l’impiego di manodopera, quali le forniture con posa in opera e i noli a caldo, se singolarmente di importo superiore al 2% dell’importo delle prestazioni affidate o di importo superiore a 100.000 euro e qualora l’incidenza del costo della manodopera e del personale sia superiore al 50% dell’importo del contratto da affidare.

L’eventuale subappalto non può superare la quota del 30 % dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture.

L’affidatario deve comunicare  alla stazione appaltante, prima dell’inizio della prestazione, per tutti i sub-contratti che non sono subappalti, stipulati per l’esecuzione dell’appalto:

  • il nome del sub-contraente,
  • l’importo del sub-contratto,
  • l’oggetto del lavoro, servizio o fornitura.

Sono, altresì, comunicate alla stazione appaltante eventuali modifiche a tali informazioni avvenute nel corso del sub-contratto.

Le seguenti categorie di forniture o servizi, per le loro specificità, non si configurano come attività affidate in subappalto:

  1. l’affidamento di attività specifiche a lavoratori autonomi, per le quali occorre effettuare comunicazione alla stazione appaltante;
  2. la subfornitura a catalogo di prodotti informatici;
  3. l’affidamento di servizi di importo inferiore a 20.000,00 euro annui a imprenditori agricoli […];
  4. le prestazioni rese in favore dei soggetti affidatari in forza di contratti continuativi di cooperazione, servizio e/o fornitura sottoscritti in epoca anteriore alla indizione della procedura finalizzata alla aggiudicazione dell’appalto […].

Sono previsti, inoltre, una serie di requisiti che devono essere posseduti dal subappaltatore.

Quindi nell’ambito dei lavori pubblici, un appaltatore ha l’obbligo di comunicare alla stazione appaltante i dati di eventuali subappaltatori.

Fatturazione elettronica nei subappalti, le circolare 13/E delle Entrate

La circolare 13/E del 02/07/2018 (Ulteriori chiarimenti in tema di fatturazione elettronica ai sensi dell’articolo 1, commi 909 e ss., della legge n. 205 del 27 dicembre 2017) ribadisce che l’uso della fatturazione elettronica, nei lavori pubblici, è obbligatorio per  appaltatori, subappaltatori, subcontraenti.

Il quesito cui rispondono le Entrate è relativo all’obbligatorietà di fatturazione elettronica per i soggetti passivi d’imposta che effettuano solo cessioni di beni e prestazioni di servizi nei confronti di appaltatori di una pubblica amministrazione e non in diretta dipendenza dal contratto di appalto di questi ultimi.

Alla luce di tale indicazione, l’AE chiarisce che le disposizioni sul’obbligo di fatturazione elettronica trovano applicazione solo nei confronti dei soggetti subappaltatori e subcontraenti per i quali l’appaltatore abbia provveduto alle comunicazioni prescritte dalla legge (v. art. 102 coma 5 del Codice appalti).

Dunque, fermo l’obbligo di indicare in fattura, ove prescritti:

  • codice identificativo di gara (CIG)
  • codice unico di progetto (CUP)

per la tracciabilità diretta dei flussi finanziari, nell’ambito degli appalti vi sarà obbligo di emettere fatturazione elettronica via SdI solo in capo a coloro che operano nei  confronti della stazione appaltante pubblica ovvero a chi, nell’esecuzione del contratto di appalto, è titolare di contratti di subappalto propriamente detto (ossia esegue direttamente una parte dello stesso) o riveste la qualifica di subcontraente (vale a dire colui che per vincolo contrattuale esegue un’attività nei  confronti dell’appaltatore e in quanto tale viene comunicato alla stazione appaltante con obbligo di CIG e/o CUP).

Provando a fare un esempio pratico, l’Agenzia ritiene che siano esclusi dai nuovi obblighi tutti coloro che cedono beni ad un cliente senza essere direttamente coinvolti nell’appalto principale con comunicazioni verso la stazione appaltante o con l’imposizione di CIG e/o CUP.

In definitiva, potremmo concludere che hanno l’obbligo di fatturazione elettrica tutti coloro:

  • sono coinvolti nell’appalto con la comunicazione di cui all’art. 105
  • devono inserire CIG e CUP nella fattura

Quindi  un impresa a cui viene richiesto CIG (il Codice identificativo di gara) e / o il CUP (Codice unico di Progetto) automaticamente rientra all’interno di un lavoro pubblico e quindi ha l’obbligo di fatturazione elettronica.

Circolare AE 89757 del 30 aprile

Ricordiamo che, secondo quanto chiarito dalle Entrate con la circolare 89757 del 30 aprile 2018, la fattura elettronica per i subappaltatori trova applicazione per i rapporti (appalti e/o altri contratti) “diretti” tra il soggetto titolare del contratto e la pubblica amministrazione, nonché tra il primo e coloro di cui egli si avvale, con esclusione degli ulteriori passaggi successivi.

Il documento di prassi fa anche un esempio,che di seguito riportiamo.

Se l’impresa A stipula un contratto di appalto con la pubblica amministrazione X ed un (sub)appalto/contratto con B e C per la realizzazione di alcune delle opere, le prestazioni rese da A ad X saranno necessariamente documentate con fattura elettronica (come oggi già avviene in ragione del Decreto Interministeriale 3 aprile 2013, n. 55) al pari di quelle da B o C ad A (in ragione delle nuove disposizioni e fatte salve le esclusioni prima richiamate).

Al contrario, laddove B e/o C si avvalessero di beni/servizi resi da un ulteriore soggetto (in ipotesi D) per adempiere gli obblighi derivanti dal (sub)appalto/contratto, D resterebbe libero di emettere fatture secondo le regole ordinarie.

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Cosa è la fatturazione elettronica

La fattura elettronica, presenta le seguenti caratteristiche:

  • è in formato .XML (l’unico accettato dal Sistema di Interscambio, SdI)
  • va inviata al sistema SdI attraverso un software messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate
  • deve avere la firma elettronica di chi emette la fattura, al fine di garantire l’autenticità dell’origine e l’integrità del contenuto
  • la data di emissione deve corrispondere alla data indicata nella ricevuta di avvenuta consegna
  • deve avere un codice identificativo univoco assegnato a ciascun ufficio dall’Indice delle PA (IPA), da inserire obbligatoriamente in ciascuna fattura emessa
  • deve avere un codice CIG (Codice Identificativo di Gara) nei casi di obbligo di tracciabilità di cui alla Legge 136/2010
  • deve avere un codice CUP (il Codice Unico di Progetto) in caso di fatture relative ad opere pubbliche, interventi di manutenzione straordinaria, interventi finanziati da contributi comunitari e ove previsto ai sensi dell’articolo 11 della Legge 3/2003

La trasmissione della fattura elettronica verso la Pubblica Amministrazione (FatturaPA) deve essere effettuata attraverso il Sistema di Interscambio (SdI) gestito dall’Agenzia delle Entrate.

Il Sistema di Interscambio (SdI) è deputato a:

  • ricevere la FatturaPA
  • controllare la correttezza della FatturaPA
  • inoltrare la FatturaPA alla Pubblica Amministrazione destinataria

La FatturaPA è una fattura elettronica ai sensi dell’articolo 21, comma 1, del dpr 633/72.

Il formato della fattura elettronica (FatturaPA) è l’XML (eXtensible Markup Language), strutturato secondo le indicazione del SdI, e con contenuto informativo distinto in elementi:

  • obbligatori ai fini fiscali, in quanto rilevanti secondo la normativa tributaria vigente
  • obbligatori ai fini di trasmissione, indispensabili ai fini di una corretta trasmissione della fattura al soggetto destinatario attraverso il Sistema di Interscambio
  • integrativi (facoltativi), per l’integrazione del documento fattura con i sistemi gestionali e/o con i sistemi di pagamento oppure per esigenze informative concordate tra gli operatori economici e le amministrazioni pubbliche.

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Piazzali asfaltati, sempre necessario il permesso a costruire

Il Tar Marche ribadisce che per i piazzali asfaltati di nuova costruzione è sempre necessario il permesso a costruire

Con la sentenza 403 del 21 giugno 2018, il Tar delle Marche ribadisce che per la realizzazione di piazzali asfaltati di nuova costruzione è sempre necessario il permesso a costruire.

Inoltre il Tribunale chiarisce che tali piazzali possono considerarsi pertinenze di un fabbricato solo se sono opere:

  • di modeste entità
  • accessorie
  • non provviste di una propria autonomia funzionale.

Con un  ricorso al Tar Marche, un’azienda chiedeva l’annullamento dell’ordinanza del Comune di Perugia con cui veniva disposta la demolizione, ai sensi degli artt. 143 L.R. 1/2016 e 167 D.lgs. 42/2004, di un piazzale di 1500 m² in conglomerato bituminoso destinato ad area di sosta e manovra dei mezzi aziendali. A motivazione dell’ordinanza è stato indicato il carattere abusivo dell’intervento in quanto privo sia della necessaria autorizzazione paesaggistica, insistendo su area vincolata ai sensi dell’art. 143 del D.lgs. 42/2004 sia del necessario permesso a costruire.

L’azienda presenta ricorso sostenendo che:

  • l’opera non fosse abusiva, in quanto rientrava in un precedente permesso a costruire in sanatoria;
  • sarebbe evidente il carattere pertinenziale dell’opera;
  • le opere di pavimentazione e finitura di spazi esterni anche per aree di sosta, quale quella di specie, sarebbero riconducibili ad attività edilizia libera;
  • l’intervento consisteva nella mera sostituzione della precedente pavimentazione in ghiaia, privo di rilevanza paesaggistica.

Il Tar giunge alle seguenti conclusioni:

  • l’intervento non risulta ricompreso nelle opere assentite dal precedente permesso di costruire in sanatoria, in quanto non dettagliatamente descritti nell’allegata relazione tecnica. Il condono edilizio costituisce infatti una misura del tutto eccezionale e derogatoria al sistema e non può, perciò, produrre effetto se non nei limiti delle opere alle quali risulta strettamente riferibile;
  • la qualifica di pertinenza urbanistica è meno ampia di quella civilistica ed è applicabile solo ad opere di modesta entità e accessorie rispetto ad un’opera principale, ma non anche ad opere che, dal punto di vista delle dimensioni e della funzione, si connotino per una propria autonomia rispetto all’opera cosiddetta principale;
  • tale trasformazione non può poi ricondursi nel novero delle attività edilizie libere. La realizzazione di un piazzale in cemento costituisce nuova costruzione ai sensi dell’art. 3 comma 1, lett. e), d.P.R. n. 380 del 2001, determinando un consumo di suolo e, dunque, una trasformazione tendenzialmente irreversibile di quest’ultimo, che richiede il permesso di costruire.

Per tali motivi il Tar respinge il ricorso.


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Volumi tecnici, quali sono i requisiti per evitare abusi edilizi?

Requisiti dei volumi tecnici, dal Tar utili chiarimenti sulla loro definizione e le loro caratteristiche per evitare gli abusi edilizi

Una sentenza del Tar di Lecce, in accordo con l’attuale orientamento giurisprudenziale, definisce i requisiti dei volumi tecnici. E’ utile conoscere tali requisiti per evitare di commettere abusi edilizi.

I fatti in breve

Un privato cittadino presentava un permesso di costruire in sanatoria in un’area vincolata all’interno del comune di Gallipoli, l’ente glielo respinge rilevando che:

il riferimento alle nuove “superfici utili o volumi” – non sanabili in area vincolata – non costituisce … una modalità di espressione di un concetto unitario collegato alla realizzazione di un edificio.

Successiva il comune deliberava un ordinanza di demolizione dei manufatti e di conseguenza il proprietario presentava ricorso al TAR di Lecce per chiederne l’annullamento.

Il tribunale amministrativo ha ritenuto che il ricorso fosse infondato e doveva essere respinto.

Secondo la tesi del ricorrente invece :

da un lato l’inclusione di un’area nella “zona dunale” del P. di L. della “Baia Verde” non ne comporterebbe l’automatica inedificabilità, in quanto l’art. 9, n. 3, della relazione al […] P. di L. prevede che l’utilizzazione edificatoria pur sempre possibile nella zona […] sia solo subordinata “ad accordi con l’Ispettore forestale […] ” e, dall’altro, le opere realizzate sarebbero inidonee a creare superfici utili e/o volumi in ragione delle caratteristiche fisiche e della finalizzazione. In particolare, sarebbero inidonee a creare superfici utili e/o volumi in ragione delle caratteristiche fisiche le opere consistenti nella rifinitura e nella copertura (senza tamponature laterali dello spazio) di superfici già esistenti, nonché nella allocazione di una scala, nonché quelle consistenti nella realizzazione di n. 5 vani tecnici.

Gli assunti non sono condivisibili, secondo il Tar, poichè la loro definizione si rinviene nella circolare del ministero dei Lavori pubblici n. 2474 del 1973, secondo cui si tratta dei volumi «strettamente necessari a contenere ed a consentire l’accesso agli impianti tecnici (idrico, termico, elevatorio, televisivo, di parafulmine, di ventilazione, ecc.) che non possono per esigenze tecniche di funzionalità degli impianti stessi, trovare luogo entro il corpo dell’edificio realizzabile nei limiti imposti dalle norme  urbanistiche».

La circolare precisa che la definizione «può trovare applicazione soltanto nei casi in cui i volumi tecnici non siano diversamente definiti o disciplinati dalle norme urbanistico-edilizie vigenti nel Comune» e che, in ogni caso, la loro sistemazione «non deve costituire pregiudizio per la validità estetica dell’insieme architettonico».

Nella corretta ottica unitaria peraltro le opere realizzate costituiscono sicuramente interventi che realizzano superfici utili, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico ai sensi del d.lgs.42/2004, i quali sono esclusi dalla possibilità di essere assentiti in sanatoria ex art. 36 DPR 380/2001.

Cosa sono i volumi tecnici

Secondo costante orientamento giurisprudenziale (TAR Napoli n. 3490/2015 e n. 4132/2013; Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza n. 175/2015 e n. 1512/2014; Consiglio di giustizia amministrativa, sentenza n.207/2014), per l’identificazione dei volumi tecnici va fatto riferimento a tre ordini di parametri:

  • funzionale, dovendo sussistere un rapporto di strumentalità necessaria del volume tecnico con l’utilizzo della costruzione;
  • impossibilità di elaborare soluzioni progettuali diverse all’interno della parte abitativa, per cui tali volumi devono essere ubicati solo all’esterno;
  • rapporto di necessaria proporzionalità fra le esigenze edilizie ed i volumi, che devono limitarsi a contenere gli impianti serventi della costruzione principale e devono essere completamente privi di una propria autonomia funzionale, anche solo potenziale.

Inoltre, è stato escluso che possa considerarsi volume tecnico un locale con requisiti di abitabilità, reso non abitabile con una semplice operazione di tamponamento delle finestre, essendo questa «una operazione in sé talmente semplice, reversibile e surrettizia da non privare l’ambiente della sua intrinseca qualità abitativa» (Consiglio di Stato, sezione VI, n. 2825/2014).

Come pure è stato ritenuto che la realizzazione di un locale sottotetto con vani distinti e comunicanti con il piano sottostante mediante una scala interna, costituisse «indice rilevatore dell’intento di rendere abitabile detto locale, non potendosi considerare volumi tecnici i vani in esso ricavati» (Consiglio di giustizia ammnistrativa siciliana, sentenza n. 207/2014; Consiglio di stato, sezione IV, sentenza n.3666/2013; Tar Puglia-Lecce, sezione III, n. 2170/2011).

Analogamente sono stati esclusi dal novero dei volumi tecnici anche i vani scala (Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza n. 2565/2010), le verande, se di dimensioni superiori ad ospitare un impianto tecnologico come una caldaia (Consiglio di stato, sezione VI, n. 2226/2015; Tar Campania- Napoli sezione VIII, sentenza n. 4132/2013) ed i piani interrati, se nella specie, trattasi di diversi locali apparentemente realizzati per civile abitazione, comprensivi di servizi igienici stante la mancata dimostrazione del rapporto di strumentalità necessaria con l’utilizzo di una costruzione, nel senso della loro unica finalità e stretta necessità di contenere impianti tecnici serventi una costruzione principale che non possano per esigenze tecniche essere inglobati entro il corpo della costruzione.


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Cappotti termici: nuova norma UNI 11716 per posatori

E’ stata pubblicata la norma UNI 11716:2018 che riguarda i posatori di cappotti termici

La nuova norma UNI 11716:2018 dal titolo “Attività professionali non regolamentate – Figure professionali che eseguono la posa dei sistemi compositi di isolamento termico per esterno (ETICS) – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza” è entrata in vigore dal 21 giugno, chiarisce quali sono i requisiti che devono avere i posatori di cappotti termici.

La norma distingue, in base ai compiti ed alle responsabilità, due tipologie di professionalità:

  • Installatore base di sistemi ETICS
  • Installatore caposquadra

La norma ha come obbiettivo la standardizzazione dei processi di valutazione e convalida dei risultati relativi all’apprendimento.

Cos’è un cappoto termico

L’isolamento termico a cappotto è una tecnica che consiste nel fissaggio di pannelli termoisolanti alle pareti tramite collanti e tasselli, impedendo la formazione di umidità e di muffa, eliminando i ponti termici e garantendo un buon risparmio energetico.

La scelta di isolare con un sistema a cappotto unisce a questi vantaggi anche la semplicità della posa in opera e la possibilità di riqualificare esteticamente edifici fatiscenti.

Le prestazioni energetiche dell’intero organismo edilizio dipendono dall’efficienza dell’involucro edilizio che lo circoscrive; se le componenti di chiusura (verticali, orizzontali, trasparenti, opache) non sono state progettate e realizzate in maniera consona alle prestazioni energetiche dell’edificio, le dispersioni dei flussi di calore passanti attraverso le stesse ne comprometteranno i consumi energetici finali e il comfort abitativo.

In sede di progettazione, sia in caso di nuova costruzione che di ristrutturazione, occorre studiare approfonditamente i sistemi di isolamento termico (esterno o interno), analizzando vantaggi e svantaggi di ciascuno di essi. Lo scopo principale è quello di isolare ed evitare la formazione dei ponti termici.

In commercio si trovano molte tipologie di materiali isolanti per le pareti opache, in generale si possono avere 3 tipologie di materiali isolanti:

  • materiali naturali tra cui  i più utilizzati in edilizia sono i pannelli in fibra di legno; esistono però sul mercato diversi prodotti isolanti di origine naturale: cotone, sughero, calce espansa, perlite, cellulosa e perfino lana di pecora;
  • materiali sintetici  come il polistirene espanso sinterizzato/EPS, il polistirene estruso o il il poliuretano;
  • materiali minerali che sono costituiti da lana di roccia e lana di vetro.

Gli isolanti si distinguono in base a diverse proprietà tecniche, in primo luogo alla loro capacità isolante che si esprime con il valore della resistenza termica R (ove R=d/λ , ove d rappresenta lo spessore dello strato omogeneo e λ è la conduttività termica, ossia la capacità di un materiale di condurre il calore); al riguardo, rinviamo il lettore all’articolo “Calcolo trasmittanza e caratteristiche termiche dei materiali isolanti, la nuova guida di Biblus-net“.

Ecco le soluzioni possibili per l’isolamento esterno:

  • sistemi di isolamento termico a cappotto
  • intonaco termoisolante esterno
  • sistemi di facciata ventilata
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Responsabilità solidale nel concorso di colpa tra appaltatore e progettista

Responsabilità solidale nel concorso di colpa tra progettista ed appaltatore, la sentenza della Cassazione

La sentenza della Cassazione n. 16323 del 21 giugno 2018 fornisce dei chiarimenti in merito alla responsabilità solidale, in caso di concorso di colpa tra progettista ed appaltatore, quando il danno è imputabile a più persone.

In particolare, in caso di danno risentito dal committente di un opera, per concorrenti inadempimenti del progettista e dell’appaltatore, sussistono le condizioni di solidarietà, con la conseguenza che il danneggiato può rivolgersi indifferentemente all’uno o all’altro per il risarcimento dell’intero danno e che il debitore escusso ha verso l’altro corresponsabile azione per la ripetizione della parte da esso dovuta.

La sintesi dei fatti

Nel 2009 un geometra di Alessandria, nel ruolo di progettista e direttore dei lavori  di un muro di contenimento, viene chiamato in causa dal committente a seguito nel 2008 di un cedimento del predetto muro.

Il CTU affermava che il manufatto realizzato era privo delle caratteristiche tecniche di cui  deve essere dotato un muro di contenimento ed indicava come unica soluzione possibile la demolizione del muro con conseguente realizzazione ex novo. Il committente dopo aver raggiunto un accordo transattivo con l’Impresa (in virtù del quale essa gli corrispondeva un certo importo a titolo di risarcimento del danno), agiva anche nei confronti del geometra per il risarcimento integrale dei danni.

Il Tribunale di Alessandria pronunciava sentenza con cui condannava il geometra al pagamento in favore dell’attore della somma necessaria per la costruzione di un muro di contenimento a regola d’arte, detraendo la somma percepita con accordo transattivo tra impresa e proprietario

Contro tale sentenza, nel 2014 il tecnico proponeva appello  sostenendo che la transazione tra il committente e la società appaltatrice avesse ad oggetto l’intero danno, e non solo la quota corrispondente alla responsabilità propria della ditta appaltatrice.

La Corte d’Appello di Torino rigettava l’impugnazione, confermando sul punto la decisione di primo grado, poiché la transazione conclusa dagli altri due soggetti non estingueva l’intero credito risarcitorio del committente. Viene così fatto ricorso alla Cassazione.

La quale evidenzia, con la sentenza  che la soluzione prescelta dai giudici di primo grado  dà luogo ad un enorme ed inammissibile arricchimento indebito del danneggiato. Osserva che, stante il reale ammontare del danno subito, il danneggiato era stato integralmente risarcito in virtù dell’accordo transattivo.

La Cassazione stabilisce  che il geometra progettista (e non l’appaltatore) non dovesse essere condannato a sostenere i costi della demolizione del muro inidoneo o addirittura a sostenere i costi della realizzazione del nuovo muro. Osserva che la Corte d’Appello abbia violato il disposto degli artt. 1669, 2056, 1218 e 1223 c.c., in quanto non ha semplicemente condannato il geometra all’eliminazione dei vizi dell’opera, ma alla realizzazione di un nuovo e diverso bene, con ciò determinando un indebito arricchimento vietato a norma dell’art. 2041 c.c.

Adduce peraltro che, anche a voler considerare l’obbligazione del geometra progettista e direttore dei lavori come contrattuale, non potrebbe comunque porsi a carico di quest’ultimo l’obbligo di realizzare il muro a regola d’arte, posto che tale obbligazione è stata assunta dalla sola impresa appaltatrice, la quale sola, ove condannata a realizzare il muro a regola d’arte, avrebbe eventualmente potuto rivolgersi, a titolo di risarcimento danni per inadempimento contrattuale, nei confronti del progettista.

In particolare, in assenza dell’errata progettazione, si finirebbe per ritenere responsabile il geometra del fatto che non si sia potuto realizzare un muro con determinate caratteristiche per il minor prezzo individuato dall’impresa in sede di appalto; e che le argomentazioni svolte valgano anche ove la condanna fosse intervenuta per responsabilità contrattuale del geometra

La motivazione della corte d’appello, reputava più estesa la responsabilità del progettista rispetto a quella dell’appaltatore .

L’ appaltatore, essendo tenuto alla realizzazione di un’opera tecnicamente idonea a soddisfare le esigenze del committente risultanti dal contratto, ha il conseguente dovere di rendere edotto il committente medesimo  di eventuali obiettive situazioni o carenze del progetto, rilevate o rilevabili con la normale diligenza, ostative all’utilizzazione dell’opera ai fini pattuiti (Cass. n. 1981 del 2016).

In definitiva, il progettista, in conseguenza della sua errata progettazione, può essere chiamato a rispondere dei costi della progettazione e della realizzazione dell’opera che ha effettivamente progettato, del risarcimento dei danni a terzi eventualmente provocati dall’opera realizzata non a regola d’arte in conformità dell’errore nella progettazione , ma non anche dei diversi costi di esecuzione dell’opera a regola d’arte, perché ciò non costituisce oggetto della prestazione pattuita, né è un danno conseguente all’illecito.

Il ricorso pertanto viene accolto.

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E’ possibile installare i sistemi di videosorveglianza sui luoghi di lavoro?

Ok all’installazione di sistemi di videosorveglianza sui luoghi di lavoro a fronte di dettagliate motivazioni riportate nel DVR. I chiarimenti nella circolare INL

Per poter installare sistemi di controllo a distanza all’interno dei luoghi di lavoro, la richiesta di autorizzazione del datore di lavoro all’Inp deve riportare in modo preciso e circostanziato i motivi che giustificano l’installazione ai fini della prevenzione dei rischio di salute e sicurezza sul lavoro, corredate da un’apposita documentazione di supporto (DVR).

Questo, in sintesi, quanto chiarito nella circolare n. 302/2018 dell’Ispettorato nazionale del lavoro, INL, a seguito di alcune richieste circa le motivazioni che sono alla base dell’installazione di impianti audiovisivi e altri strumenti di potenziale controllo a distanza dei lavoratori.

Nella circolare si legge:

Va sottolineato che l’oggetto dell’attività valutativa, in fase istruttoria, consiste in un analitico esame delle motivazioni che giustificano e legittimano l’utilizzo di strumenti dai quali derivi la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori nonché della correlazione tra le modalità di impiego di tali strumenti e le finalità dichiarate. Si ritiene che, nel caso di richieste di autorizzazione legate ad esigenze di “sicurezza del lavoro”, vadano puntualmente evidenziate le motivazioni di natura prevenzionistica che sono alla base dell’installazione di impianti audiovisivi e altri strumenti di potenziale controllo a distanza dei lavoratori corredate da una apposita documentazione di supporto. 

Inoltre, l’stanza dovrà essere corredata dagli estratti del documento di valutazione dei rischi, il DVR, da cui deve risultare che l’installazione di strumenti di controllo a distanza è una misura necessaria ed adeguata per ridurre i rischi di salute e sicurezza cui sono esposti i lavoratori.

Più esattamente, le motivazioni vanno riportate nel documento di valutazione dei rischi, il DVR.


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Conformità catastale, cosa sono gli identificativi catastali nelle contrattazioni immobiliari

Guida Notariato: la dichiarazione di conformità catastale nelle contrattazioni immobiliari non ha la funzione di identificare l’oggetto del contratto ma solo fiscale

La dichiarazione di conformità dei dati catastali e delle planimetrie nelle contrattazioni immobiliari prescrive l’inserimento di specifici elementi identificativi dell’immobile oggetto della compravendita; tuttavia, capita spesso che i contratti immobiliari risultino carenti di tali elementi.

Partendo da tale osservazione, il Consiglio nazionale del Notariato ha analizzato (studio n. 77-2018/C) la disciplina riguardante la conformità catastale e il bene oggetto della contrattazione immobiliare, con particolare riferimento ai nuovi obblighi di indicazione dei dati catastali negli atti immobiliari.

A partire dal 1° luglio 2010, il nuovo comma 1-bis, dell’articolo 29 della legge 52/1985, introdotto dal dl 78/2010, dispone che gli atti pubblici e le scritture private autenticate tra vivi aventi ad oggetto il trasferimento, la costituzione o lo scioglimento di comunione di diritti reali su fabbricati esistenti (ad esclusione dei diritti reali di garanzia) devono contenere, per le unità immobiliari urbane, a pena di nullità:

  • l’identificazione catastale
  • il riferimento alle planimetrie depositate in catasto
  • la dichiarazione, resa in atti dagli intestatari, della conformità allo stato di fatto dei dati catastale e delle planimetrie (sostituibile con un’attestazione di conformità rilasciata da un tecnico abilitato alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale)

Lo studio del Notariato esamina, quindi, la norma che ha introdotto la possibilità di confermare, a certe condizioni, l’atto nullo per mancato rispetto della disciplina in tema di conformità catastale oggettiva (cioè la conformità degli immobili esistenti alle risultanze del catasto; per conformità soggettiva si intende, invece, la corrispondenza tra le risultanze del catasto e quelle dei Registri Immobiliari) e la funzione degli identificativi catastali nella contrattazione immobiliare.

Partendo da alcune considerazioni, ad esempio, l’impossibilità di indicare la natura, il Comune o i confini degli immobili oggetto dell’atto, il Notariato ha evidenziato che un contratto di compravendita potrebbe, quindi, risultare valido anche se è semplicemente indicato l’indirizzo ed il numero civico dell’immobile urbano.

Nella legislazione italiana, l’inserimento degli identificavi catastali, il riferimento alla planimetria e la dichiarazione di conformità di per sé non identificano il bene ma al più possono concorrere ad identificarlo.

In definitiva, come evidenziato nello studio del Notariato:

con la dichiarazione di conformità catastale il legislatore è interessato unicamente a garantire la piena corrispondenza delle risultanze identificative e raffigurative catastali allo stato di fatto sulla base delle disposizioni vigenti in materia catastale, e non anche che vi sia corrispondenza tra dette risultanze ed il bene determinato attraverso la descrittiva negoziale.

Questo perché l’obbligo di indicazione dei dati catastali (comma 1-bis dell’art. 29 della l 52/1985), a pena di nullità del contratto, non ha la funzione di identificare l’oggetto del contratto, ma è volta a verificare la conformità del bene ai dati del catasto, al fine di far emergere eventuali fenomeni di elusione o evasione fiscale nel settore degli immobili urbani.

Il meccanismo permette di individuare gli immobili la cui redditività reale sia maggiore rispetto a quella emersa dal catasto.

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Geometri: in arrivo i nuovi standard per la qualificazione professionale

In consultazione fino al 20 luglio gli standard di qualità UNI per la qualificazione professionale dei geometri. Ecco le specifiche aggiornate

Essendo la professione del geometra una professione regolamentata, il Consiglio Nazionale dei geometri, con il supporto metodologico di UNI, ha definito gli standard di qualità per la qualificazione professionale, l’esclusivo sistema che disciplina l’operato della libera professione di geometra.

I principi metodologici che supportano la definizione dei requisiti di conoscenza, abilità, competenza e capacità relativi alle prestazioni più ricorrenti afferenti la figura del geometra, sono sviluppati attraverso l’elaborazione delle Specifiche tecniche.

I riferimenti generali, comuni alle prestazioni professionali descritte in modo puntuale nelle singole Specifiche, sono suddivisi nelle seguenti aree:

  • edilizia, urbanistica e ambiente (Area E)
  • estimo e attività peritale (Area P)
  • geomatica e attività catastale (Area T)

La rispondenza ai requisiti di qualità della prestazione supporta il professionista nello svolgimento della prestazione professionale in modo da soddisfare le esigenze della committenza.

Aggiornamento standard di qualità

La revisione degli standard di qualità, relativi all’attività professionale del geometra, consiste, quindi, nella revisione delle singole specifiche tecniche oggetto di aggiornamento sia normativo che tecnico.

Pubblicati ad ottobre 2012, gli standard sono attualmente in fase di aggiornamento e revisione, in funzione dell’evoluzione normativa, dell’attività professionale e del mercato.

L’aggiornamento è finalizzato all’assegnazione di una maggiore competitività alla professionalità dei geometri.

L’edizione 2018 è in consultazione pubblica aperta per raccogliere osservazioni da parte dei professionisti, delle associazioni e delle istituzioni in genere; le Specifiche aggiornate sono identificate con la data dell’aggiornamento.

Eventuali osservazioni alle specifiche (in allegato il testo in pdf) possono essere inviate, tramite apposito schema, ed essere trasmesse entro il 20 luglio 2018 (comunicazione@cng.it).




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Residenza Borgo biologico, straordinario evento culturale a Cairano (AV) dal 13 al 15 luglio 2018

Residenza Borgo biologico: una tre giorni di eventi formativi per recuperare e riabitare i piccoli paesi dell’Appennino. Il progetto di Cairano alla Biennale di Venezia

Tra le più interessanti architetture realizzate ed esposte fino al 25 novembre 2018 alla Biennale Architettura di Venezia 2018, nel Padiglione Italiano “Arcipelago Italia” curato da Mario Cucinella, c’è il Borgo Biologico di Cairano (AV) di Verderosa Architetti.

Il borgo di Cairano è stato selezionato (tra oltre 500 progetti) come progetto esemplare di recupero architettonico contemporaneo per dare un futuro ai borghi che si spopolano.

Residenza Borgo biologico, arcipelago Italia

Dal 13 al 15 luglio 2018 Cairano sarà anche la sede dell’importante manifestazione culturale “Residenza Borgo biologico, arcipelago Italia”: il borgo ospiterà per 3 giorni gli allievi del Master universitario di II Livello CasaClima-Bioarchitettura, che si tiene a Roma presso la Lumsa, e gli animatori territoriali che fanno capo all’associazione “Irpinia 7x”.

Sono previsti incontri ed eventi sul tema del recupero e ripopolamento dei piccoli paesi; non si tratterà di un’esercitazione didattica, ma di un’esperienza di conoscenza sul campo.

L’obiettivo è quello di mettere insieme energie individuali per sviluppare idee e progetti comunitari per promuovere la possibilità del riabitare nei piccoli paesi dell’Appennino.

Programma

Nell’ambito del programma didattico-formativo del Master è stata organizzata la manifestazione culturale a Cairano, nei giorni 13, 14 e 15 luglio 2018.

Oltre alle visite di cantiere e ai laboratori didattici, per gli studenti del Master è prevista una giornata di studio (sabato 14 luglio) che vedrà la partecipazione di oltre 40 relatori tra architetti, contadini, sindaci, artisti, docenti, scrittori, visionari; saranno a loro disposizione 7 minuti e 7 immagini da proiettare per lanciare un messaggio “relazionante” sul futuro dei piccoli paesi dell’Appennino.

Non si tratterà, quindi, della solita conferenza frontale o del convegno per addetti ai lavori ma di un laboratorio aperto e partecipato al cui centro c’è l’ascolto e la relazione tra i partecipanti.

Infine, nella giornata di domenica, ci sarà una visita guidata nei paesi distrutti dal sisma del 1980, con esempi di ricostruzione fortemente diversi tra loro.

Il progetto

Il progetto di Cairano, un piccolo e spopolato borgo di Cairano in provincia di Avellino dove vivono 300 abitanti su una rupe, a cura dall’architetto Angelo Verderosa, è partito circa vent’anni fa, nel 1999, ma è mancato qualsiasi tipo di finanziamento; solo nel 2015 sulla base dell’accelerazione di spesa, il progetto è stato avviato e oggi i cantieri sono quasi ultimati (al 90%).

Tecnologia e modernità si relazionano con paesaggio e tradizioni in una serie di recuperi integrati, estesi per 4.000 mq tra spazi urbani, attrezzature ed alloggi ripensati per dare accoglienza in uno dei piccoli paesi dell’entroterra italiano. A Cairano (Av), in Irpinia: 300 abitanti su una rupe a 800 m di altitudine, sulla dorsale appenninica, al confine tra Campania e Lucania; in una zona ad elevato rischio sismico. Lontano dalle luci e dal rumore, un paesaggio incontaminato, straordinario, vuoto.

Per la realizzazione del progetto sono stati utilizzati esclusivamente materiali locali come la pietra irpina o il legno di Calitri; si tratta di materiali, per lo più pietre che sono cadute col terremoto, che non necessitano il trasporto, né di mezzi pesanti in cantiere, sono inoltre lavorati da maestranze locali manualmente, facendo attenzione al recupero dei manufatti storici.

Ogni alloggio, inoltre, sarà ben coibentato, in grado di consumare poco ed economico da un punto di vista di gestione.

Il borgo di Cairano non sarà un albergo diffuso, ma la residenza per artisti, in quanto sede del Master di Arti dello Spettacolo che porterà gli allievi dei corsi di arti sceniche e i docenti dal mondo all’Irpinia, già a settembre prossimo.

Gli alloggi serviranno agli studenti e ai turisti che scelgono di trascorrere un periodo in questa meravigliosa terra al confine tra Puglia e Basilicata la piazzetta è diventata un teatro all’aperto che può ospitare circa 200 persone, con la gradinata e il palco centrale sulla scorta dell’anfiteatro greco, tutto intorno si sviluppano le case, le botteghe, il ristorante e i laboratori. Sulla rupe sarà installato in maniera permanente un organo a canne alimentato dal vento che produrrà suoni naturali, capace di accordi tonali molto particolari, un’opera unica al mondo. Il Borgo di Cairano è la testimonianza di modelli alternativi di ricostruzione post terremoto, recuperare un borgo biologico di 300 abitanti potrebbe sembrare una follia, ma è una affascinante follia, come mi diceva un collega francese. In Italia accadono anche miracoli come questo ed è la cultura l’elemento di forza, quello su cui puntare per far restare quei giovani che ancora pensano se partire oppure no, dobbiamo riuscire ad affascinarli e così avremo una possibilità. L’agricoltura abbinata al turismo e allo sviluppo del settore culturale può generare quella micro economia che permetterebbe a borghi come quello di Cairano di sopravvivere.



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Stop allo split payment e novità su redditometro e spesometro. Approvato il decreto Dignità

Approvato il decreto Dignità: abolizione dello split payment per professionisti, revisione redditometro, proroga spesometro. Ecco i dettagli

Il Consiglio dei Ministri ha approvato (CdM 2 luglio 2018, n. 8) un decreto legge, il cosiddetto decreto Dignità che introduce misure urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese.

Diverse sono le novità in materia fiscale, in particolare: l’abolizione dello split payment per professionisti, la revisione dello redditometro e la proroga delle scadenze dello spesometro.

Split payment Professionisti

Il provvedimento (art. 11) prevede l’abolizione immediata del meccanismo dello split payment ma solo per i professionisti, ossia per le prestazioni di servizi rese alle PA i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o a titolo di acconto ai sensi dell’articolo 25 del dpr 600/1973:

esclusi dallo split payment i compensi per prestazioni di servizi assoggetti a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito, con il ripristino della versione originaria dell’art. 17-ter del dpr 633/72, antecedente alla modifica apportata dal decreto-legge 50/2017. Viene contestualmente abrogata la norma del DL 50/2017 che, modificando la norma originaria, da luglio dell’anno scorso aveva attratto nell’ambito dello split payment anche le prestazioni soggette a ritenuta Irpef.

Ricordiamo che il meccanismo dello split payment consiste nella scissione dei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione; in pratica, sono le stesse amministrazioni che acquistano beni o servizi a versare direttamente all’erario l’imposta sul valore aggiunto addebitata in fattura e non i fornitori. Questi ultimi ricevono quindi il pagamento della propria prestazione al netto dell’Iva.

Dal 1° luglio 2017, il dl 50/2017 (cosiddetto “manovrina”) aveva estenso tale meccanismo anche ai professionisti e ha esteso la platea delle categorie di enti pubblici verso le quali dover applicare la scissione dei pagamenti. Risultavano esclusi solo i professionisti che applicavano il regime forfetario.

Pertanto, dopo l’entrata in vigore del decreto dignità, i professionisti potranno rilasciare di nuovo fattura secondo le modalità ordinarie; mentre i soggetti sottoposti a split payment che ricevono tali fatture dai professionisti dovranno:

  • applicare le ritenute
  • liquidare l’IVA al fornitore

Spesometro 2018

Il decreto ha rinviato la prossima scadenza dello spesometro, per quanto riguarda l’invio dei dati delle fatture emesse e ricevutee, in particolare slitta al 28 febbraio 2019 il termine per inviare all’Agenzia delle Entrate i dati delle fatture del terzo trimestre.

Per coloro che optino per l’invio a cadenza semestrale, i termini sono fissati rispettivamente al 30 settembre del medesimo anno per il primo semestre e al 28 febbraio dell’anno successivo per il secondo semestre.

Revisione del Redditometro

In merito al redditometro, il dl prevede che il MEF possa emanare il decreto che individua gli elementi indicativi di capacità contributiva dopo aver sentito l’ISTAT e le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori per gli aspetti riguardanti la metodica di ricostruzione induttiva del reddito complessivo in base alla capacità di spesa ed alla propensione al risparmio dei contribuenti. Invece, il decreto ministeriale il 16 settembre 2015, attualmente vigente non ha più effetto per i controlli ancora da effettuare sull’anno di imposta 2016 e successivi.

Contratti di lavoro

Il decreto Dignità mira, inoltre, a limitare l’utilizzo di contratti di lavoro a tempo determinato, favorendo i rapporti a tempo determinato.

Le misure presenti nel testo di decreto entreranno in vigore il giorno successivo alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

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ANAC e casellario informatico: obbligo dell’aggiornamento

ANAC parte l’obbligo dell’aggiornamento del casellario informatico dal 29 giugno per PA, stazioni appaltanti ed imprese

E’ stato pubblicato in GU n. 148 del 28/06/2018 il regolamento ANAC per la gestione del casellario informatico dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture ai sensi del nuovo Codice dei contratti.

Il regolamento disciplina:

  • la trasmissione delle notizie e delle informazioni che le s.a., le S.O.A. e gli o.e. sono tenuti a comunicare alla Autorità;
  • il procedimento di annotazione delle notizie e delle informazioni nel Casellario Informatico;
  • l’aggiornamento delle annotazioni nel Casellario informatico, anche in relazione agli esiti del contenzioso.

Il casellario è distinto in tre sezioni:

  • sezione A: area pubblica;
  • sezione B: area riservata alle s.a. e alle S.O.A.;
  • sezione C: area riservata alle autorità.

Le s.a. e gli altri soggetti devono inviare suddette informazioni, all’autorità, entro 30 giorni decorrenti dalla conoscenza o dall’accertamento delle stesse.

Il ritardo o l’inadempienza, prevede l’avvio del procedimento sanzionatorio in base ai poteri sanzionatori dell’ANAC definiti dall’articolo 213 del codice.

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Cosa è e quali dati contiene il Casellario informatico.

Il casellario informatico delle imprese qualificate è istituito Presso l’Osservatorio per i lavori pubblici  esso è basato sulle attestazioni trasmesse dalle SOA  e delle comunicazioni delle stazioni appaltanti previste dal Regolamento generale.

Nel casellario sono inseriti in via informatica per ogni impresa qualificata i seguenti dati:

  • ragione sociale, indirizzo, partita IVA e numero di matricola di iscrizione alla C.C.I.A.A.;
  • rappresentanza legale, direzione tecnica e organi con potere di rappresentanza;
  • categorie ed importi della qualificazione conseguita;
  • data di cessazione dell’efficacia dell’attestazione di qualificazione;
  • ragione sociale della SOA che ha rilasciato l’attestazione;
  • cifra di affari in lavori realizzata nel quinquennio precedente la data dell’ultima attestazione conseguita;
  • costo del personale sostenuto nel quinquennio precedente la data dell’ultima qualificazione conseguita, con indicazione specifica del costo relativo al personale operaio, tecnico, diplomato o laureato;
  • costo degli ammortamenti tecnici ordinari, degli ammortamenti figurativi e dei canoni per attrezzatura tecnica sostenuto nel quinquennio precedente la data dell’ultima qualificazione conseguita;
  • natura ed importo dei lavori eseguiti in ogni categoria nel quinquennio precedente l’ultima qualificazione conseguita, risultanti dai certificati rilasciati dalle stazioni appaltanti;
  • elenco dell’attrezzatura tecnica in proprietà o in locazione finanziaria;
  • importo dei versamenti effettuati all’INPS, all’INAIL e alle Casse Edili in ordine alla retribuzione corrisposte ai dipendenti;
  • eventuale stato di liquidazione o cessazione di attività;
  • eventuali procedure concorsuali pendenti;
  • eventuali episodi di grave negligenza nell’esecuzione di lavori ovvero gravi inadempienze contrattuali, anche in riferimento all’osservanza delle norme in materia di sicurezza e degli obblighi derivanti da rapporto di lavoro, comunicate dalle stazioni appaltanti;
  • eventuali sentenze di condanna passate in giudicato o di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale a carico dei legali rappresentanti, degli amministratori delegati o dei direttori tecnici per reati contro la pubblica amministrazione, l’ordine pubblico, la fede pubblica o il patrimonio;
  • eventuali provvedimenti di esclusione dalle gare ai sensi dell’articolo 8, comma 7, della Legge adottati dalle stazioni appaltanti;
  • eventuali falsità nelle dichiarazioni rese in merito ai requisiti e alle condizioni rilevanti per la partecipazione alle procedure di gara, accertate in esito alla procedura di cui all’articolo 10, comma 1 quater, della Legge;
  • tutte le altre notizie riguardanti le imprese che, anche indipendentemente dall’esecuzione dei lavori, sono dall’Osservatorio ritenute utili ai fini della tenuta del casellario.

Ricordiamo inoltre che dal 28 febbraio 2017 era entrato in vigore il Regolamento sui requisiti degli operatori economici (decreto 2 dicembre 2016, n. 263) per affidamenti di servizi di architettura e ingegneria.

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Nuovi corsi laurea professionalizzanti edilizia, ecco di cosa si tratta

Corsi laurea professionalizzanti legati all’edilizia, dal prossimo anno accademico arrivano 15 nuovi corsi universitari di tre anni

L’Anvur (Agenzia di Valutazione), il Cun (Consiglio universitario nazionale) e il Ministero dell’Istruzione hanno approvato l’introduzione di nuovi 15 corsi di laurea professionalizzanti legati al settore dell’edilizia.

Con l’anno accademico 2018/2019 debutteranno, sparsi per il Paese secondo accordi presi con le singole università, 15 nuovi corsi di laurea in materie legate all’edilizia, essi prevedono:

  • due anni di studio tradizionale 
  • un anno  di pratica presso studi professionali o aziende;

Essi hanno l’obiettivo di formare i professionisti necessari alle nuove esigenze di Industria 4.0 ed al settore delll’edilizia ; nascono in stretta correlazione con il mondo del lavoro e sopratutto delle professioni.

Nel dettaglio i corsi saranno:

  • Università di Palermo – Ingegneria della sicurezza
  • Università di Bolzano – Ingegneria del legno
  • Università del Salento – Ingegneria delle tecnologie indsutriali
  • Università di Modena e Reggio Emilia – Ingegneria per l’industria intelligente
  • Università di Sassari – Gestione energetica e sicurezza
  • Università di Bologna Alma Mater Studiorum – Ingegneria meccanotronica
  • Università di Udine – Ingegneria civile
  • Università Firenze – Tecnologie e trasformazioni avanzate per il settore legno arredo edilizia
  • Università della Campania – Gestione del territorio
  • Università di Napoli Federico II – Ingegneria meccanica
  • Università di Napoli Parthenope – Conduzione del mezzo navale
  • Università di Siena – Agribusiness
  • Politecnico di Bari – Gestione del territorio
  • Università di Padova – Tecniche e gestione dell’edilizia e del territorio
  • Politecnico delle Marche – Tecniche della costruzione e gestione del territorio

Maggiori informazioni sono disponibili sui siti degli atenei.


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Credito sportivo, 18 milioni di nuovi finanziamenti

L’istituto per il credito sportivo ha messo a disposizione degli Enti locali 18 milioni di euro di finanziamenti per abbattere totalmente gli interessi di 100 milioni di euro di mutui a tasso fisso

L’istituto per il credito sportivo ha sottoscritto con ANCI il 24 maggio 2018 un protocollo d’intesa “noi siamo per gli sport nei comuni”,  con cui ha messo a disposizione degli Enti locali 18 milioni di euro di contributi per abbattere gli interessi di 100 milioni di euro di mutui a tasso fisso, della durata di 15 anni, da stipulare obbligatoriamente entro il 31/12/2018.

I progetti ammissibili al finanziamento potranno essere sia definitivi sia esecutivi e devono essere relativi a:

  • nuova costruzione di impianti
  • miglioramento/ampliamento/ ristrutturazione di impianti esistenti
  • nuova attrezzatura
  • efficientamento energetico di impianti esistenti
  • completamento e messa a norma di impianti sportivi e/o strumentali all’attività sportiva
  • acquisizione delle aree e degli immobili destinati all’attività sportiva.

Gli impianti potranno essere anche a servizio delle scuole.

I beneficiari potranno distribuire le agevolazioni ottenute anche su mutui di durata fino a 25 anni. Ciascun mutuo potrà godere del totale abbattimento degli interessi sino all’importo massimo di € 2 milioni.

I finanziamenti massimi ammissibili sono così distinti:

  • i piccoli Comuni (fino a 5.000 abitanti) potranno ottenere il totale abbattimento degli interessi, su uno o più mutui, sino all’importo massimo complessivo di 2 milioni di euro
  • i medi Comuni (da 5.001 a 100.000,00 abitanti non capoluogo), le Unioni dei Comuni e i Comuni in forma associata potranno richiedere massimo 4 milioni di euro
  • i Comuni capoluogo, i Comuni oltre i 100.000 abitanti non capoluogo e le Città Metropolitane potranno richiedere fino a 6 milioni di euro.

Le istanze potranno essere presentate a partire dal 05/07/2018 e fino al 05/12/2018.

Ciascuna istanza dovrà essere relativa ad un solo progetto o lotto funzionale e sarà esaminata con procedura a sportello ed ammessa a contributo fino ad esaurimento delle risorse stanziate.

I progetti devono essere muniti di parere favorevole rilasciato dal CONI, le istanze presentate potranno contenere la semplice richiesta del parere al CONI che però dovrà essere necessariamente acquisito e trasmesso entro il 17 dicembre 2018.


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Russia 2018, siamo ai quarti di finale. Ecco il tabellone della fase finale dei mondiali

Russia 2018: gli appuntamenti dei quarti di finali e le novità più interessanti di questo mondiale. Scarica il tabellone in pdf

Russia 2018 è il secondo mondiale degli ultimi 60 anni che si ricorderà per la mancata partecipazione della nazionale italiana.

Arrivato alla sua ventunesima edizione, il mondiale ha avuto inizio il 14 giugno con l’incontro di apertura tra Russia e Arabia Saudita e ora entra nel vivo con la fase ad eliminazione diretta iniziata con gli ottavi di finale.

Nel prossimo week-end, infatti, si disputeranno i quarti di finale tra:

  • Uruguay – Francia, venerdì 6 luglio ore 16:00 (ora italiana)
  • Brasile – Belgio, venerdì 6 luglio, ore 20:00 (ora italiana)
  • Svezia – Inghilterra, sabato 7 luglio, ore 16:00 (ora italiana)
  • Russia – Crozia, sabato 7 luglio, ore 20:00 (ora italiana)

L’attuale detentore del titolo di “campione del mondo” la Germania, vincitrice dell’edizione 2014, è stato già eliminato nella fase di qualificazione a gironi. Così come i tedeschi, anche le quotate nazionali di Spagna, Argentina e Portogallo hanno lasciato il palcoscenico sportivo dell’evento sportivo più seguito al mondo.

Un mondiale, quindi, che sarà ricordato per i tanti colpi di scena e le novità che lo hanno caratterizzato:

  • la prima partecipazione ad un mondiale di Panama e Islanda
  • la prima volta del VAR (Video Assistant Referee), un valido aiuto per gli arbitri
  • la presenza dei grandi del calcio, Cristiano Ronaldo e Lionel Messi, che hanno inciso nel gioco delle loro squadre ma che alla fine hanno dovuto cedere il passo
  • il giovanissimo Kylian Mbappe che con la sua Francia sta ben impressionando per prestazioni e continuità
  • il portiere egiziano Essam El Hadary, che nel match contro l’Arabia Saudita è diventato il calciatore più anziano di sempre ad aver disputato una gara mondiale, con i suoi 45 anni e 161 giorni

Ma non è ancora finita. Le ultime 8 gare promettono di regalare ancora tante emozioni… che vinca il migliore!
In allegato il tabellone completo della fase finale del mondiale.

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