BibLus-net
Newsletter 565 del 10 maggio 2018

In questo numero:



Focus
Guida impianto elettrico PARTE 2: progettazione componenti elettrici, simbologia e schemi unifilari
Fisco
Agevolazioni fiscali per la casa, la guida del MEF
Professioni tecniche
Split payment: si applica ai compensi CTU?
Professioni tecniche
Indici di affidabilità fiscale anche per i professionisti
Sicurezza
Normativa antincendio scuole: che fare in caso di mancato adeguamento?
Opere edili
Vizi dell’opera, vi rientrano anche le crepe dell’intonaco?
Fisco
Fatturazione elettronica: dal 1° luglio scatta l’obbligo nei subappalti e nella cessione di carburanti
Fisco
Detrazione fiscale per ristrutturazione, cosa accade se l’immobile viene ceduto?
Lavori pubblici
Livelli di progettazione semplificata per manutenzione: ecco la bozza di decreto
Certificazione energetica
Obbligo verifica periodica contatori di calore, ecco come procedere
Tecnologie
Android Things, arriva il sistema operativo Google per l’IoT
Lavori pubblici
Convenzioni quadro Consip, per il CdS non vi è obbligo di adesione in caso di risparmio
Sicurezza
Green jobs, quali sono i rischi e le misure di prevenzione per i “lavori verdi”
---

Guida impianto elettrico PARTE 2: progettazione componenti elettrici, simbologia e schemi unifilari

Progetto di un impianto elettrico civile: descrizione e progettazione dei componenti elettrici, centralino elettrico, simboli elettrici e schema unifilare

Guida impianto elettrico PARTE 2

In questo nuovo focus di Biblus-net dedicato alla progettazione elettrica forniamo una guida completa all’impianto elettrico per civile abitazione che sarà corredata da una serie di strumenti operativi (piante, schemi, file di esempio, link per scaricare software di progettazione).

La guida completa è suddivisa in 4 parti così strutturate:

  1. PARTE 1: criteri progettuali, livelli progettuali, schemi esemplificativi e norme di riferimento
  2. PARTE 2: progettazione componenti elettrici, simboli e schema unifilare
  3. PARTE 3: esempi pratico di progetto elettrico per civile abitazione
  4. PARTE 4: progettazione dell’impianto con l’ausilio del software

In occasione dell’ultima uscita sarà proposta anche la guida completa in formato PDF.

Progetto di un impianto elettrico civile

La distribuzione dell’energia elettrica avviene in:

  • alta tensione
  • media tensione
  • bassa tensione.

Gli impianti elettrici per civile abitazione sono alimentati in bassa tensione. In particolare è possibile avere sistemi monofase e trifase.

circuiti monofase presentano le seguenti caratteristiche:

  • una fase (23o V)
  • il neutro
  • un cavo per la messa a terra.

I circuiti trifase invece:

  • 3 fasi (400 V)
  • il neutro
  • un cavo per la messa a terra.

In genere il sistema trifase si preferisce per potenze superiori ai 3 kW o per particolari condizioni di progetto.

Questa immagine rappresenta il sistema monofase e quello trifase

Un aspetto fondamentale da tenere in considerazione è il colore dei cavi elettrici delle linee. Esiste infatti un codice comune per cui il colore dei condotti si stabilisce in base alla loro funzione.

Fase preferibilmente nero, marrone e grigio L'immagine rappresenta i tre cavi di fase di colore nero, marrone e grigio
Neutro è obbligatorio utilizzare cavi di colore blu chiaro L'immagine rappresenta il cavo di neutro di colore blu chiaro
Protezione è obbligatorio utilizzare cavi giallo-verde L'immagine rappresenta il cavo di messa a terra di colore giallo-verde

Tipologia di impianto elettrico

Ogni linea di distribuzione dell’energia elettrica è alimentata dall’ente erogatore in una cabina di trasformazione.

Il cavo di neutro si può collegare o meno a terra, mentre gli elementi all’interno dell’abitazione possono collegarsi al cavo di neutro o al sistema di messa a terra. In base a queste configurazioni si identificano i vari sistemi di alimentazione:

  • TT
  • TN
  • IT.

La prima lettera fornisce informazioni sulla posizione del cavo di neutro lato distribuzione:

  • T, il cavo neutro è collegato a terra
  • I, il cavo neutro è isolato da terra.

La seconda lettera definisce come sono collegate le masse degli utilizzatori:

  • T, le masse sono collegate a terra
  • N, le masse sono collegate al neutro.

 Dunque, nel sistema:

  • TN: il neutro è collegato direttamente a terra. IN particolare è possibile avere le seguenti configurazioni:
    • TN-S/TN-C: il neutro e il cavo PE sono separati
    • o TN-C-S: le masse sono collegate al neutro mediante PE
  • TT: il neutro è collegato direttamente a terra e gli elementi utilizzatori sono connessi tramite il cavo PE a terra
  • IT: il neutro è isolato oppure collegato a terra tramite un’impedenza mentre le masse vengono connesse a terra.

L'immagine rappresenta i vari tipi di sistema TN-C, TN-S, TT, IT

I sistemi di distribuzione più utilizzati nel caso residenziale sono i sistemi TT e TN.

Criteri generali sul dimensionamento di un impianto elettrico per civile abitazione

Il progetto dell’impianto elettrico di una civile abitazione parte dalla conoscenza del numero e del tipo di utenze da impiegare e della loro posizione nella struttura.

Si passa poi allo studio delle singole linee e al calcolo della corrente di impiego IB secondo le norme CEI.

IB rappresenta l’intensità di corrente che la linea è destinata a trasportare per soddisfare il fabbisogno elettrico dell’impianto.

In funzione di:

  • vano
  • livello prestazionale prescelto

si valutano i carichi specifici (frigorifero, lavatrice, ecc.), si stabilisce il numero delle prese, degli interruttori e dei punti luce utili da posizionare.

Corrente di impiego

La corrente di impiego è il valore della corrente che può fluire in un circuito nel servizio ordinario.

Il valore efficace della corrente di impiego, per i circuiti terminali, può essere calcolato con la seguente formula:

IB= (Ku P)/(k Vcos φ)

  • Ku è il coefficiente di utilizzazione moltiplicativo della potenza nominale di ciascun carico e assume valori compresi tra [0,1]
  • P è la potenza totale dei carichi [Watt]
  • k è uguale a:
    • 1 per i circuiti monofase
    • √3 per circuiti trifase
  • Vn è il valore efficace della tensione nominale del sistema [V]
  • φ è il fattore di potenza.

Se il circuito di distribuzione alimenta più circuiti derivati non tutti terminali, la corrente di impiego può calcolarsi con la seguente formula:

IB=K(I1d,1+…+I1d,n)

Con:

  • Kc è il coefficiente di contemporaneità moltiplicativo dei circuiti derivati simultaneamente utilizzati
  • I1d,1 è il fasore della corrente del j-mo circuito derivato.

Dimensionamento del cavo

La Norma CEI 64-8 stabilisce che il massimo valore della corrente che può fluire in una conduttura, in regime permanente ed in determinate condizioni, è quel valore di corrente per cui il cavo non raggiunge valori di temperatura indesiderata.

La portata di un cavo Iz dipende:

  • dalla capacità di tollerare certe temperature
  • dalla resistività
  • dalla sezione del cavo
  • dal tipo di posa come indicato nelle norme CEI-UNEL 35024-1.

La portata del cavo Iz deve essere sempre maggiore della corrente di impiego Ib.

Il dimensionamento del cavo dipende anche dal tipo di posa.

Dimensionamento del montante

Il montante è il condotto che collega contatore a centralino elettrico (quadro elettrico).

Il montante deve avere una sezione minima di 6 mm².

Nel dimensionare il montante bisogna valutare sia la potenza dell’impianto che le cadute di tensione possibili.

È buona norma sovradimensionare leggermente la sezione di questo elemento per poter facilitare futuri incrementi di potenza.

Questa immagine rappresenta il collegamento fra la cabina di trasformazione, il contatore, il quadro elettrico e l'utenza

Caduta di tensione

La caduta di tensione di un cavo si calcola dal suo punto di alimentazione fino ai terminali ed è pari proprio alla differenza di tensione calcolata nei due punti considerati.

Può calcolarsi con la seguente formula (CEI-UNEL 35023):

ΔVc= k (R∙cos φ+X∙sin φ)∙L∙Ib

ΔVc%= ΔVc/ Vn [V]

dove:

  • ΔVc= caduta di tensione del cavo [V]
  • = 2 per circuiti monofase, √3 per circuiti trifase
  • R è la resistenza specifica del cavo [Ω⁄m]
  • X è la reattanza specifica del cavo [Ω⁄m]
  • L è la lunghezza del cavo [m]
  • IB è la corrente di impiego [A]
  • Vn= tensione nominale [V]

Per un corretto funzionamento delle apparecchiature, la norma CEI 64-8 raccomanda che la caduta di tensione massima sia contenuta entro il 4% della tensione di alimentazione.

Dimensionamento del conduttore di neutro

Il conduttore di neutro partecipa alla distribuzione dell’energia elettrica mettendo a disposizione una tensione diversa da quella esistente fra le fasi. In certi casi ed in condizioni specificate le funzioni di conduttore di neutro e di conduttore di protezione possono essere combinate in un solo conduttore, che viene denominato PEN.” (CEI 64-8)

Nei circuiti monofase la sezione del neutro deve avere almeno la stessa sezione dei conduttori di fase, qualunque sia la sezione dei conduttori.

Per i circuiti trifase valgono le prescrizioni descritte in tabella.

Sistema Trifase
Sezione Fase Materiale Sezione del neutro
≤16 mm2 rame ≥ (della fase) 16 mm2
>16 mm2 rame se la corrente massima nel neutro è minore della corrente ammissibile nella sezione ridotta, la sezione del neutro deve essere almeno uguale a 16 mme può essere minore della sezione della fase

Il conduttore di neutro deve essere sempre protetto dalle sovracorrenti (sovraccarichi elettrici e cortocircuiti) secondo le prescrizioni contenute nell’articolo 473.3.2 della norma CEI 64-8.

Se la sezione del conduttore di neutro:

  • è uguale a quella dei conduttori di fase, non è necessario prevedere la rilevazione delle sovracorrenti o un dispositivo di interruzione sul conduttore
  • è minore di quella della fase, bisogna invece garantire l’interruzione dei conduttori di fase ma non necessariamente di quello neutro.

Non è necessario rilevare le sovracorrenti sul neutro se questo è protetto dai cortocircuiti o se la massima corrente che lo può attraversare è chiaramente inferiore al valore della portata di questo conduttore.

Dimensionamento del conduttore di protezione

Il conduttore di protezione PE serve per proteggere dai contatti indiretti i seguenti elementi:

  • masse
  • masse estranee
  • collettore o nodo di terra
  • dispersore
  • punto di terra della sorgente o neutro artificiale.

Le sezioni minime dei conduttori di protezione non devono essere inferiori ai valori in tabella.

Sezione del conduttore di fase che alimenta la macchina o l’apparecchio
SF [mm2]
Conduttore di protezione facente parte dello stesso cavo o infilato nello stesso tubo del conduttore di fase
SPE [mm2]
Conduttore di protezione non
facente parte dello stesso cavo
e non infilato nello stesso tubo
del conduttore di fase
SPE [mm2]
SF≤ 16 SPE=SF 2,5 se protetto
meccanicamente, 4 se non
protetto meccanicamente
16<SF≤ 35 SPE= 16 SPE= 16
35<SF SPE=SF/2
nei cavi multipolari la sezione specificata dalle rispettive norme
SPE=SF/2
nei cavi multipolari la sezione specificata dalle rispettive norme

S= Sezione dei conduttori di fase
SPE = Sezione dei conduttori di protezione

Centralino elettrico

Stabilita la potenza da impiegare per l’impianto elettrico, si progetta il centralino elettrico (quadro elettrico). Oltre ad essere il punto di comando dell’impianto, il quadro generale è progettato anche per contenere i vari elementi di protezione (interruttori magnetotermici, interruttori differenziali).

Il centralino si collega tramite le varie linee:

  • alle prese
  • alle luci
  • agli interruttori
  • alle apparecchiature terminali.

L'immagine rappresenta un centralino elettrico collegato alle principali linee di un'abitazione: interruttori e luci, prese e linea cucina

La norma CEI 64-8 stabilisce la necessità di prevedere:

  • un numero di moduli di riserva liberi, almeno il 15% e in ogni caso almeno due moduli liberi per far fronte a futuri ampliamenti
  • un interruttore generale chiaramente individuabile
  • almeno due interruttori differenziali
  • un numero minimo di circuiti, in funzione del livello prestazionale
  • una morsettiera di terra.

L’interruttore generale consente di mettere in tensione tutto l’impianto e deve essere quindi chiaramente individuabile ed accessibile a tutti gli utenti. Può essere un interruttore magnetotermico, un differenziale o, in alcuni casi, anche un interruttore magnetotermico-differenziale.

Un altro aspetto fondamentale è l’identificazione dei circuiti del quadro. Ogni linea deve essere chiaramente definita con un’etichetta, così in caso di problemi diventa semplice individuare ed intervenire sulla linea interessata.

Questa immagine rappresenta un quadro elettrico con le etichette poste sotto ogni linea

Interruttori differenziali (salvavita)

Un interruttore differenziale (comunemente chiamato anche salvavita, in seguito alla registrazione del marchio da parte di BTicino nel 1965) è un dispositivo di sicurezza in grado di interrompere il flusso di energia elettrica in caso di guasto verso terra (dispersione elettrica) o folgorazione fase-terra.

L’interruttore differenziale fornisce una protezione anche verso lo shock elettrico, sia diretto sia indiretto, sulle persone a rischio. Non offre invece alcuna protezione contro sovraccarico o cortocircuito tra fase e fase o tra fase e neutro.

È detto differenziale, perché basa il suo funzionamento sulla rilevazione dell’eventuale differenza di correnti elettriche rilevata in ingresso e in uscita al sistema elettrico in caso di dispersione: se nell’impianto la somma vettoriale delle correnti è diversa da zero (ovvero è presente una dispersione),  l’interruttore differenziale interrompe l’alimentazione elettrica delle linee immediatamente a valle.

Un centralino correttamente progettato deve prevedere almeno due interruttori differenziali. In caso di guasto un solo differenziale posto a monte dell’impianto toglierebbe l’alimentazione a tutta l’abitazione.

Sovracorrenti

Ogni corrente che supera il valore nominale, ovvero la portata del cavo, si definisce sovracorrente.

Tra i fenomeni di sovracorrente si annoverano:

  • fenomeni di sovraccarico
  • fenomeni di cortocircuito.

Mentre il sovraccarico si verifica in tempi lunghi per la presenza eccessiva di carichi elettrici, il cortocircuito si presenta in tempi brevissimi in caso di contatto fra fase e neutro.

Per proteggere l’impianto elettrico dai fenomeni di sovraccarico, la norma prevede l’installazione degli elementi di protezione. L’elemento predisposto a questa funzione è l’interruttore termico.

La norma CEI 64-8 sez. 4 prevede il rispetto delle seguenti condizioni:

  • I In≤Iz
  • If≤1.45 Iz

La corrente di impiego IB deve essere sempre minore della corrente nominale In (o portata del dispositivo di protezione) a sua volta minore della corrente Isopportabile dal cavo in regime permanente.

If invece è la corrente convenzionale di funzionamento del dispositivo di protezione che provoca il suo intervento entro un tempo convenzionale.

Per la protezione dalle correnti di cortocircuito, il dispositivo di protezione deve essere in grado di interrompere la corrente di cortocircuito prima che questa inneschi l’incendio e comprometta l’integrità dei cavi conduttori. La corrente di cortocircuito massima deve essere minore del potere di interruzione dell’apparecchiatura di protezione.

Il dispositivo che si utilizza in genere per questo tipo di protezione è l’interruttore magnetico.

Ad oggi la tipologia di elemento più utilizzata per le sovracorrenti è l’interruttore magnetotermico, costituito da un interruttore magnetico ed uno termico.

Simboli di un impianto elettrico civile

Il documento grafico di un impianto elettrico per civile abitazione è uno schema che:

  • illustra la composizione dell’impianto
  • descrive la funzione di ogni componente
  • descrive l’ ubicazione dei componenti all’interno degli edifici.

È molto importante avere un codice unico di simboli da utilizzare all’interno del disegno di un progetto. Un codice univoco rende accessibile la lettura della documentazione a tutti i tecnici che lavorano alla progettazione.

I principali simboli utilizzati in ambito civile sono suddivisi in diverse categorie:

  • comandi 1
  • comandi 2
  • prese di energia e TV
  • prese telefono ed EDP
  • rivelazione e regolazione
  • segnalazione
  • sistema antintrusione
  • controllo accessi
  • diffusione sonora
  • varie: apparecchi di illuminazione
  • apparecchi generici: centralini, quadri, scatole da incasso e da parete.

Possiamo ulteriormente distinguere i simboli tra:

  • segni grafici per schemi, utilizzati nella rappresentazione grafica del quadro elettrico (schema unifilare)
  • segni grafici per disegni, utilizzati all’interno dello schema della pianta del progetto.

Riportiamo in una tabella i simboli CEI principalmente utilizzati per il disegno e la progettazione di impianti elettrici civili.

Segni grafici per disegni per impianti elettrici civili
interruttore L’interruttore è un dispositivo in grado di consentire o meno il passaggio della corrente elettrica.
Viene interrotta solo l’alimentazione della fase del circuito.
interruttore bipolare L’interruttore bipolare interrompe l’alimentazione sia della fase che del neutro del circuito.
pulsante Il pulsante ha la stessa funzione dell’interruttore ma è provvisto di una molla che lo riporta alla posizione di partenza.
Viene utilizzato soprattutto negli impianti con il Relè.
deviatore unipolare Il deviatore elettrico ha funzione simile all’interruttore ma consente l’accensione dei dispositivi da minimo 2 punti differenti.
invertitore L’invertitore presenta quattro contatti e viene utilizzato quando si deve accendere/spegnere una o più luce da più punti diversi.
presa Collega le apparecchiature esterne al circuito elettrico. È la più utilizzata per il collegamento di elettrodomestici, televisioni, computer, etc.
presa 2P+T 10 A
presa 2P+T 16 A
presa Schuko Collega apparecchiature esterne al circuito elettrico con spina anch’essa Schuko, definita come CEE 7/4.
lampada Apparecchiatura utilizzata per l’illuminazione degli ambienti.
lampada a parete Apparecchiatura utilizzata per l’illuminazione degli ambienti, installata a parete.
presa antenna TV Consente il collegamento dell’antenna con il collegamento del televisore.
presa telefonica Consente il collegamento al cavo per il collegamento del telefono di casa.
relè Consente di aprire o chiudere un circuito.
quadro elettrico
dispersore di terra
pozzetto
Segni grafici per schemi per impianti elettrici civili
magnetotermico differenziale È un dispositivo di sicurezza che, in caso di guasto verso terra, interrompe il flusso elettrico di energia in un circuito elettrico.
differenziale puro
automatico magnetotermico
contatto NA Indica il comando Normalmente Aperto
contatto NC Indica il comando Normalmente Chiuso

dispersione di terra

Schema unifilare

Lo schema unifilare consente di realizzare un sistema complesso con uno schema chiaro ed esplicativo. Con lo schema unifilare si collegano tutti gli elementi elettrici tramite una semplice linea che rappresenta il percorso conduttore fra le parti. Lo stesso tratto può rappresentare quindi anche più fili conduttori.

Per realizzare questo schema si utilizzano i segni grafici per schemi che si connettono fra loro tramite le linee che rappresentano i cavi conduttori.


Impianto di messa a terra

L’impianto di messa a terra serve a disperdere le correnti tramite il terreno. Una corretta esecuzione dell’impianto di messa a terra è fondamentale per rendere sicuro il sistema impiantistico.

L’impianto di messa a terra è costituito da:

  • dispersori
  • conduttore di terra e protezione
  • conduttori equipotenziali
  • collettore di terra.

Il dispersore è un corpo metallico con dimensioni, geometria e materiale adatto a realizzare il collegamento elettrico con la terra. I dispersori si dispongono nel terreno (vegetale e umido preferibilmente) lontani fra loro,dagli scarichi e ad una profondità di 0,5/0,8 m. I dispersori possono posizionarsi durante le opere di scavo o, come spesso accade, con i picchetti in un secondo momento.

Il conduttore di terra invece è il cavo che collega il nodo di terra (o collettore di terra) ai vari dispersori nel terreno.

Il conduttore equipotenziale collega le varie masse e le masse estranee al medesimo potenziale. La sua sezione si stabilisce con la norma CEI 64-8.

Il collettore di terra invece serve per collegare al dispersore:

  • i conduttori di protezione
  • i conduttori equipotenziali e di terra.

Questa immagine rappresenta un sistema di messa a terra

Nel prossimo articolo tratteremo l’esempio pratico del dimensionamento di un impianto elettrico per civile abitazione.

Clicca qui per scaricare Impiantus-Elettrico, il software per la progettazione degli impianti elettrici civili

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Agevolazioni fiscali per la casa, la guida del MEF

Dal Ministero una guida sulle agevolazioni fiscali per acquistare, affittare, ristrutturare e riqualificare casa: dal bonus ristrutturazioni a Imu e Tasi agevolate 

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato la guida #Casaconviene, in cui sono raccolte le agevolazioni fiscali per la casa che lo Stato mette a disposizione dei contribuenti che progettano di acquistare, rinnovare o dare in affitto un immobile.

Gli strumenti sono numerosi, ma poco conosciuti: si tratta di fondi di garanzia, agevolazioni fiscali e strumenti giuridici innovativi come il leasing immobiliare.

Grazie alle diverse agevolazioni fiscali pensate per i contribuenti già in possesso di una casa, le spese per apportare migliorie all’immobile o acquistare nuovi arredi possono essere parzialmente recuperate. E per chi la casa vorrebbe comprarla sono previste facilitazioni, specialmente per i giovani e per quanti hanno necessità di finanziamenti e garanzie per compiere questo passo. E chi possiede un immobile da affittare avrà più convenienza con i nuovi regimi di tassazione (sito del Governo).

La guida ha, quindi, lo scopo di promuovere la diffusione delle informazioni su bonus e fondi pubblici previsti per la casa, anche in considerazione delle novità introdotte dalla legge di Bilancio 2018, tra cui:

  • la detrazione Irpef per la sistemazione a verde di aree scoperte private e di parti comuni esterne di edifici condominiali (bonus verde)
  • la detrazione per chi esegue congiuntamente interventi di riqualificazione energetica e di prevenzione antisismica
  • le detrazioni per gli interventi di ristrutturazione, di riqualificazione energetica degli edifici (ecobonus) e di messa in sicurezza degli immobili (sismabonus) sono state prorogate

Nella guida non si parla solo di bonus fiscali; grazie ai fondi pubblici è più facile, ad esempio, ottenere un mutuo (con le garanzie statali) o sospendere il pagamento delle rate nel caso di una temporanea difficoltà economica (accedendo al Fondo di solidarietà).

Guida MEF

La guida offre una panoramica sui bonus fiscali previsti per la casa, suddivisi in base alla necessità di dover acquistare e affittare, o ristrutturare e riqualificare. Per ogni misura sono schematizzate le seguenti informazioni:

  • in cosa consiste il bonus
  • a chi è rivolto
  • quali sono i benefici
  • come si ottiene

Acquistare e Affittare

Nel caso si voglia acquistare e affittare, i fondi pubblici a disposizione sono:

  • garanzia statale
  • imposta di registro e IVA agevolate
  • leasing immobiliare abitativo
  • Fondo di Solidarietà
  • cedolare secca
  • Sisma Bonus
  • IMU e TASI agevolate

Il Fondo di garanzia per l’acquisto e la ristrutturazione della prima casa consente di richiedere mutui ipotecari fino a 250.000 euro avvalendosi delle garanzie statali per metà dell’importo.

Chi acquista la “prima casa”, ad eccezione di immobili di categoria catastale A1, A8 e A9, può usufruire dell’imposta di registro o dell’IVA con aliquote agevolate, se acquista rispettivamente da un privato o da un’impresa costruttrice.

Il pacchetto di misure per il leasing immobiliare abitativo prevede agevolazioni fiscali e garanzie civilistiche finalizzate a favorire l’utilizzo dello strumento del leasing per l’acquisto dell’abitazione principale.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e l’ABI (Associazione bancaria italiana) con le Associazioni dei consumatori hanno promosso due strumenti complementari che permettono di sospendere per un tempo determinato il pagamento delle rate dei finanziamenti in situazioni di temporanea difficoltà economica:

  • il Fondo MEF di Solidarietà per i mutui prima casa
  • l’Accordo ABI con le Associazioni dei consumatori (che riguarda la sospensione non solo dei mutui ipotecari ma anche del credito al consumo)

La cedolare secca è un regime facoltativo che prevede il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef, delle addizionali, dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo sui redditi di locazione

Chi concede in comodato un immobile non di lusso ad un familiare che lo adibisce ad abitazione principale può godere della riduzione della base imponibile dell’IMU e della TASI al 50%.

Ristrutturare e Riqualificare

  • bonus ristrutturazioni e bonus mobili
  • bonus verde
  • ecobonus
  • sismabonus

Il bonus ristrutturazioni è un’agevolazione fiscale che consente di detrarre dall’Irpef una parte degli oneri sostenuti per le ristrutturazioni straordinarie delle abitazioni e delle parti comuni degli edifici residenziali situati nel territorio dello Stato. Alle spese di ristrutturazione edilizia possono essere collegate le spese per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici.

Il bonus verde è una detrazione Irpef delle spese sostenute nel 2018 per interventi di:

  • sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi
  • realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili

L’ecobonus è un’agevolazione fiscale che consente di detrarre dall’Irpef o dall’Ires una parte degli oneri sostenuti per eseguire interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti.

Il sismabonus è un’agevolazione fiscale che consente di detrarre dall’Irpef e dall’Ires una parte degli oneri sostenuti per l’adozione delle misure antisismiche per la messa in sicurezza di tutti gli immobili abitativi nonché per quelli utilizzati per attività produttive situati nel territorio dello Stato italiano.

Per ciascun bonus fiscale e fondi pubblici viene chiarito:

  • a chi è rivolto
  • quali benefici
  • come si otteniene

Scadenze

Il MEF ricorda, inoltre, che bisogna chiedere sempre la fattura per poter usufruire delle agevolazioni; infine, le scadenze relative ai suddetti

  • 31 dicembre 2018:
    • bonus ristrutturazioni
    • ecobonus (unità singole)
    • bonus mobili
    • bonus verde
  • 31 dicembre 2021
    • ecobonus (condomini)
    • interventi combinati (condomini)
    • sisma bonus (unità singole)
    • sismabonus (condomini)

Clicca qui per conoscere Praticus-TA, il software con i titoli abilitativi in edilizia

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Split payment: si applica ai compensi CTU?

I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sulle modalità di liquidazione dei compensi CTU: sono esclusi dalla disciplina dello “split payment”

Dall’Agenzia delle Entrate arrivano ulteriori chiarimenti sulla disciplina dello split payment, ossia il meccanismo di scissione IVA sui pagamenti per le fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2018.

Ricordiamo, infatti, che dal 1° gennaio 2018 lo split payment è stato esteso alle operazioni effettuate nei confronti:

  • degli enti pubblici economici, regionali e locali, comprese le aziende speciali e le aziende pubbliche di servizi alla persona
  • delle fondazioni partecipate da qualsiasi tipo di pubblica amministrazione per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70%
  • delle società controllate direttamente o indirettamente dagli enti sopra elencati e dalle società soggette allo split payment
  • delle società partecipate per una quota non inferiore al 70% da amministrazioni pubbliche e da enti e società soggette alla scissione dei pagamenti

In considerazione del più esteso ambito applicativo, la circolare 9/2018 dell’Agenzia delle Entrate intende analizzare le nuove categorie di soggetti interessati, chiarendo in quali casi si applica lo split payment e in quali no.

In particolare, nel documento si fa riferimento a 2 casi pratici:

  • l’applicazione della disciplina della scissione dei pagamenti alle società le cui quote sono detenute da una società fiduciaria
  • le modalità di liquidazione dei compensi dovuti ai CTU che operano su incarico e come ausiliari dell’Autorità Giudiziaria

Compensi CTU e split payment

Circa le modalità di liquidazione dei compensi e degli oneri accessori dovuti ai CTU, in accordo con la giurisprudenza della Corte di Cassazione, l’Agenzia sottolinea che il loro compenso è posto a carico di tutte le parti in solido.

Pertanto, la Pubblica Amministrazione (in questo caso l’amministrazione della giustizia), pur essendo riconducibile nell’ambito soggettivo di applicazione della scissione dei pagamenti, non effettua alcun pagamento del corrispettivo nei confronti del CTU.

In base a queste considerazioni, l’Agenzia ha escluso l’applicabilità dello split payment sui compensi e gli onorari liquidati dal giudice a favore del CTU.

Sanzioni

La circolare in esame si concentra anche su una generale ipotesi di esclusione dalle sanzioni: per errori già commessi nessuna sanzione.

I contribuenti che, applicando le nuove norme sullo split payment in vigore dal 1° gennaio 2018, siano incappati in qualche errore che non reca alcun danno all’Erario con il mancato assolvimento dell’imposta dovuta, non saranno sanzionati per le violazioni commesse fino al 7 maggio 2018.

Clicca qui per conoscere Compensus, il software gratuito per calcolare i corrispettivi delle prestazioni di progettazione

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Indici di affidabilità fiscale anche per i professionisti

Indici di affidabilità, dalle Entrate le nuove attività economiche: ok ai professionisti (architetti, ingegneri, periti agrari). Ecco i benefici per i soggetti “affidabili”

Viene ampliata la platea degli indici sintetici di affidabilità fiscale che andranno a sostituire i vecchi studi di settore: tra questi anche i servizi di ingegneria e architettura.

Con il provvedimento 93467/2018 l’Agenzia delle Entrate ha, infatti, individuato ulteriori attività economiche a cui saranno applicati, previa approvazione del Mef tramite decreto, gli indici di affidabilità fiscale.

Ricordiamo che gli indici sono stati introdotti per favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili, stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari e rafforzare la collaborazione con l’Amministrazione finanziaria.

Essi stabiliscono, in una scala da 1 a 10, il grado di “affidabilità” di circa 4 milioni di operatori economici interessati.

Provvedimento AE 93467/2018

Nel documento dell’Agenzia delle Entrate sono individuate tutte le nuove attività economiche, suddivise per settore, per le quali saranno elaborati gli indici di affidabilità, a partire dal periodo d’imposta 2018.

Nel dettaglio, sono 105 i nuovi indici che saranno sottoposti al vaglio del Mef; di questi:

  • 2 relativi ad attività economiche del settore dell’agricoltura
  • 22 relativi ad attività economiche del settore delle manifatture
  • 44 riguardano il settore dei servizi
  • 14 riguardano le attività professionali
  • 23 relativi ad attività economiche del settore del commercio

A questi si aggiungono i 69 indici già approvati con decreto del 23 marzo 2018.

Indici di affidabilità fiscale per i professionisti

Per i professionisti tecnici, segnaliamo l’indice di affidabilità:

  • AK18U – Attività degli studi di architettura
  • AK23U – Servizi di progettazione di ingegneria integrata
  • AK24U – Consulenza agraria fornita da agrotecnici e periti agrari

I benefici

I contribuenti che risulteranno affidabili in base agli indici di affidabilità avranno accesso a importanti benefici premiali, quali:

  • l’esclusione dagli accertamenti di tipo analitico-presuntivo
  • l’applicazione degli accertamenti basati sulla determinazione sintetica del reddito
  • la riduzione dei termini per l’accertamento e l’esonero, entro i limiti fissati, dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti d’imposta
  • l’esonero dall’apposizione del visto di conformità ovvero dalla prestazione della garanzia per i rimborsi Iva per un importo non superiore a 50.000 euro

Clicca qui per scaricare Ufficius, il software per la gestione dello studio tecnico

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Normativa antincendio scuole: che fare in caso di mancato adeguamento?

Dai VVF le misure compensative per l’adeguamento alla normativa antincendio di scuole e asili nido  in esercizio senza SCIA

Con la nota n. 5264 del 18 aprile 2018, i Vigili del Fuoco forniscono delle indicazioni programmatiche circa la normativa antincendio scuole; in particolare per l’adeguamento delle scuole e degli asili nido che, alla scadenza del 31 dicembre 2017, non sono ancora stati messi a norma dal punto di vista antincendio.

Il 31 dicembre 2017 è scaduto, infatti, il termine per l’adeguamento delle scuole alle norme di prevenzione incendi, rispettivamente indicate nel dm 26 agosto 1992 per le scuole e nel dm 16 luglio 2014 per gli asili nido. Per gli asili nido, invece, che hanno presentato entro i termini previsti la SCIA riferita ai primi adeguamenti, sono confermate le scadenze di adeguamento fissate dal dm 16 luglio 2014.

Il decreto 21 marzo 2018 ha fornito i livelli di priorità per l’adeguamento alla normativa antincendio delle attività scolastiche (Vedi articolo BibLus-net).

Con la nota in esame i VVF intendono chiarire che:

  • qualora, nell’attività di vigilanza ispettiva, i VVF si trovassero in presenza di attività scolastiche e di asili nido in esercizio senza il completo adeguamento alle disposizioni normative (senza SCIA), vanno attivate le procedure previste dal dlgs 758/1994 (disciplina sanzionatoria in materia di lavoro) per le contravvenzioni perché le scuole e gli asili nido rientrano nell’ambito di applicazione della normativa riguardante la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro (dlgs 81/2008)
  • valutate le condizioni di rischio, i VVF dovranno indicare le specifiche prescrizioni da imporre, nell’ambito del procedimento istruito ai sensi del d.lgs. 758/1994, fornendo termini per la regolarizzazione, congrui con la consistenza delle carenze riscontrate, correlati ai livelli di priorità indicati dal dm 21 marzo 2018

Misure integrative

Viene inoltre riportato un elenco di misure compensative antincendio che possono essere prescritte, alternativamente e congiuntamente, qualora fossero accertate violazioni, ad esempio:

  • il potenziamento degli incaricati antincendio
  • un incremento di informazione e di formazione
  • l’aumento del numero delle prove d’esodo
  • una rigorosa vigilanza sulla utilizzabilità delle vie d’esodo

Infine, viene chiarito che le scuole e gli asili nido non a norma antincendio non saranno interessate da provvedimenti di sospensione delle attività se non in presenza di gravi violazioni che espongano obiettivamente ai rischi di carattere generale (Allegato I del dlgs 81/2008).

Clicca qui per conoscere AntiFuocus, il software per la progettazione della prevenzione incendi

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Vizi dell’opera, vi rientrano anche le crepe dell’intonaco?

Cassazione: anche le semplici crepe dell’intonaco possono essere annoverate tra i gravi vizi dell’opera, se compromettono funzionalità e normale utilizzo del bene

Secondo i giudici della Corte di Cassazione (sentenza n.10048/2018), anche se fessure o crepe nell’intonaco non mettono a rischio altri elementi strutturali, impattano solo dal punto di vista estetico e sono eliminabili con manutenzione ordinaria, possono essere annoverate tra i gravi vizi dell’opera se compromettono la funzionalità del bene e la sua normale usabilità secondo la destinazione propria di quest’ultimo, ex art.1669 c.c..

Nel loro ragionamento gli Ermellini hanno quindi superato il tradizionale approccio ai difetti costruttivi in base al quale si considerano vizi gravi solo quelli che compromettono direttamente la solidità, l’efficienza e la durata, mentre vengono considerati secondari tutti quelli che attengono ad aspetti decorativi ed estetici.

In pratica perciò l’intonaco non è solo il bel vestito che copre la vista delle strutture portanti dell’edificio, ma ha soprattutto una funzione protettiva: la crepa sul muro, nel suo piccolo, può contribuire a creare un danno di ben maggiore dimensione in quanto indebolisce la resistenza dell’edificio.

Il caso

Un condominio aveva citato in giudizio l’impresa di costruzione e il progettista per vizi dell’opera, ossia la presenza di una serie di vizi ritenuti gravi, primo tra tutti la presenza di numerose fessure nell’intonaco (ma anche mancata impermeabilizzazione dell’edificio, assenza di protezioni di copertura, presenza di disfunzioni nell’impianto fognario e di adduzione del gas, con l’utilizzo di tubazioni non appropriare, scorretta collocazione dei pozzetti e delle connessioni).

Secondo la Corte d’Appello, le crepe diffuse non potevano qualificarsi come gravi vizi dell’opera perché non riguardanti le strutture dell’immobile. I giudici della Corte d’Appello avevano affermato che le fessurazioni non compromettevano la solidità e la durata dell’edificio, ma avevano un impatto solo sull’aspetto decorativo.

Per questo motivo aveva ridimensionato le richieste di risarcimento del condominio.

La sentenza della Cassazione

La Cassazione ha ribaltato la situazione accogliendo le richieste del condominio.

La Suprema Corte riconosceva la rilevanza delle fessurazioni, poiché avevano causato rigonfiamenti e infiltrazioni dannose. Non si trattava dunque di una lesione trascurabile ma di grave vizi dell’opera ai sensi del codice civile, in quanto veniva pregiudicato il normale utilizzo dell’edificio, secondo la destinazione propria di quest’ultimo.

I giudici hanno ricordato che i rivestimenti, anche se hanno una funzione decorativa, sono applicati sulle parti strutturali dell’edificio con finalità di accrescimento della resistenza alle aggressioni degli agenti chimico-fisici e atmosferici. Le fessurazioni, quindi, provocano una maggiore esposizione alle infiltrazioni e alla penetrazione di agenti aggressivi.

Pertanto le fessurazioni vanno considerate in via astratta, se non trascurabili, idonee a compromettere la funzionalità dell’immobile.

La Corte ha così superato il precedente orientamento in base al quale le lesioni erano considerate irrilevanti se incidenti solo sul profilo estetico.

Il costruttore è stato quindi condannato ad un risarcimento congruo con la gravità dei danni arrecati dai difetti presenti nella costruzione.

Clicca qui per conoscere Edificius, il software per la progettazione architettonica BIM

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Fatturazione elettronica: dal 1° luglio scatta l’obbligo nei subappalti e nella cessione di carburanti

I chiarimenti delle Entrate: l’obbligo di fatturazione elettronica esiste solo tra impresa principale e subappaltori diretti

Al via la fatturazione elettronica tra privati: dal 1° luglio scatta l’obbligo nei subappalti e nella cessione di carburanti.

Come previsto dalla legge di bilancio 2018, a partire dal 1° gennaio 2019, è stato introdotto l’obbligo di fatturazione elettronica per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti. Tale obbligo è stato però anticipato (art. 1, comma 917 della legge di bilancio 2018 ) al 1° luglio 2018 per le fatture relative a:

  • cessioni di benzina o di gasolio destinati ad essere utilizzati come carburanti per motori
  • prestazioni rese da soggetti subappaltatori e subcontraenti della filiera delle imprese nel quadro di un contratto di appalto di lavori, servizi o forniture stipulato con una Pubblica Amministrazione

Con la circolare 8/2018 l’Agenzia delle Entrate intende fornire i primi chiarimenti sulle misure introdotte in tema di cessione di carburanti e sulle relative modalità di pagamento e fatturazione, nonché un primo cenno in merito ai contratti d’appalto.

In particolare, ecco i contenuti:

  • cessione di carburante e documentazione
    • contenuto della fattura
    • fatture differite
    • fatture relative a cessioni da documentare con diversa modalità
    • registrazione delle fatture
  • cessione di carburante  e modalità di pagamento
    • peculiarità di alcuni strumenti di pagamento (carte e buoni carburante; carte di credito, di debito e prepagate)
    • credito d’imposta
  • obblighi di certificazione delle prestazioni rese da subappaltatori e sub contraenti

Obbligo nei subappalti

Per quanto riguarda l’obbligo nei subappalti, in attesa di un successivo documento di prassi che esamini compiutamente le specifiche problematiche del settore, viene chiarito che l’obbligo di fatturazione elettronica esiste solo tra impresa principale e subappaltori diretti:

troverà applicazione per i soli rapporti (appalti e/o altri contratti) “diretti” tra il soggetto titolare del contratto e la pubblica amministrazione, nonché tra il primo e coloro di cui egli si avvale, con esclusione degli ulteriori passaggi successivi.

Esempio:

Se l’impresa A stipula un contratto di appalto con la Pubblica Amministrazione X ed un (sub)appalto/contratto con B e C per la realizzazione di alcune delle opere, le prestazioni rese da A ad X saranno necessariamente documentate con fattura elettronica (decreto 55/2013) al pari di quelle da B o C ad A (in ragione delle nuove disposizioni e fatte salve le esclusioni prima richiamate).

Se, invece, B e/o C si avvalessero di beni/servizi resi da un ulteriore soggetto, D, per adempiere gli obblighi derivanti dal (sub)appalto/contratto, D resterebbe libero di emettere fatture secondo le regole ordinarie e, dunque, anche in formato analogico (fino al 1° gennaio 2019).

L’Agenzia ricorda, infine, che nelle fatture elettroniche dovranno essere indicati obbligatoriamente il Codice Identificativo Gara (CIG) e il Codice Unitario Progetto (CUP).

Clicca qui per conoscere FacTus-PA, il software per la fatturazione elettronica

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Detrazione fiscale per ristrutturazione, cosa accade se l’immobile viene ceduto?

Detrazione fiscale per ristrutturazione: se l’immobile viene ceduto chi continua a usufruire dei benefici fiscali? Il venditore o l’acquirente?

La detrazione fiscale per ristrutturazione consente, come ampiamente noto, di usufruire del beneficio fiscale in caso di interventi edilizi (manutenzione straordinaria, ristrutturazione o risanamento conservativo) consistente in:

  • detrazione del 50% delle spese sostenute, da suddividere in 10 rate annuali di importo costante

La detrazione del 50% con un limite di spesa pari a 96.000 euro è stata prorogata a tutto il 2018.

Ci si chiede cosa accade in caso di vendita dell’immobile prima che sia decorso il termine dei 10 anni: le detrazioni restano al venditore o si trasferiscono all’acquirente? E cosa accade in caso di successione o donazione dell’immobile? E, infine, in caso di affitto?

Proviamo a rispondere a questi quesiti.

Acquisto casa ristrutturata e detrazioni residue

In base all’art. 4 comma 1 lett. c) del dl 201/2011 (il famoso decreto Monti – Salva Italia), in caso di compravendita di un immobile che ha subito interventi di ristrutturazione per il recupero del patrimonio edilizio e che può beneficiare per 10 anni delle detrazioni fiscali, il credito non ancora utilizzato dal contribuente (venditore che ha sostenuto le spese)

è trasferita per i rimanenti periodi di imposta, salvo diverso accordo delle parti, all’acquirente persona fisica dell’unità immobiliare”.

Quindi, di regola la detrazione residua (numero di rate residue) si trasferisce insieme all’immobile.

Tuttavia, in presenza di un espresso accordo tra le parti, è consentito il mantenimento delle detrazioni in capo al venditore.

In tal caso, il notaio dovrà inserire nell’atto di compravendita che le rimanenti rate da portare in detrazione restano in favore del venditore e non dell’acquirente. Se ciò non fosse espresso, le rate spetterebbero di diritto all’acquirente.

Successione casa ristrutturata e detrazioni residue

In caso di successione, e quindi di decesso dell’avente diritto, la detrazione fiscale non fruita residua è trasferita per le restanti quote agli eredi che conservano la detenzione materiale e diretta dell’immobile.

Il requisito per la fruizione del beneficio permane fino a quando si avrà detenzione o possesso dell’immobile nell’orizzonte temporale delle rate o periodi di imposta ancora da sfruttare.

Al contrario, se l’immobile ricevuto per successione è successivamente dato in comodato o in locazione a terzi, anche familiari, parenti o affini, l’erede perderà il diritto alla detrazione fiscale in dipendentemente dalla natura della detrazione effettuate (ristrutturazione, risparmio energetico, sicurezza).

Tuttavia al termine del periodo di comodato potrà riprendere la detrazione anche se sono passati solo figurativamente i periodi di imposta restanti. Nella pratica riprenderà dalla quota a cui si era interrotto prima della concessione del diritto di comodato.

Donazione e trasferimento della detrazione fiscale

Nel caso della donazione, valgono le stesse regole della cessione: si trasferiscono al donatario ossia al soggetto che riceve in donazione l’immobile le detrazioni non ancora sfruttate dal donante.

 Affitto e trasferimento delle agevolazioni fiscali

Discorso a parte invece merita l’affitto o locazione di immobile, in quanto in questo caso non si attua il trasferimento ma le detrazioni resta in capo al soggetto che le ha sostenute.

Clicca qui per conoscere De Cuius, il software ACCA per le successioni 

Clicca qui per scaricare la guida alle detrazioni dell’Agenzia delle Entrate

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Livelli di progettazione semplificata per manutenzione: ecco la bozza di decreto

Definiti i livelli di progettazione semplificata e gli elaborati in caso di interventi di manutenzione ordinaria programmata e di pronto intervento

Disponibile, dopo circa un anno di attesa, la bozza di decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che disciplina una progettazione semplificata degli interventi di manutenzione ordinaria fino a un importo di 2.500.000 euro.

Il nuovo Codice appalti (dlgs 50/2016) ha previsto, infatti, l’obbligo di mandare in gara il progetto esecutivo degli interventi di manutenzione ordinaria: una richiesta sicuramente onerosa per gli enti locali.

Pertanto, il decreto correttivo del Codice (dlgs 56/2017) ha previsto di bandire le gare per l’affidamento di interventi di manutenzione sulla base di un progetto semplificato, ossia:

Con ulteriore decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, su proposta del Consiglio superiore dei lavori pubblici, sentita la Conferenza Unificata, è disciplinata una progettazione semplificata degli interventi di manutenzione ordinaria fino a un importo di 2.500.000 euro. Tale decreto individua le modalità e i criteri di semplificazione in relazione agli interventi previsti.

Definizioni di manutenzione ordinaria, programmata e di pronto intervento

Fermo restando quanto previsto dal dpr 380/2001, il provvedimento definisce:

  • manutenzione ordinaria le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione necessarie per eliminare il degrado dei manufatti e delle relative pertinenze, al fine di conservarne lo stato e  la fruibilità di tutte le componenti, degli impianti e delle opere connesse, mantenendole in condizioni di valido funzionamento e di sicurezza, senza che da ciò derivi una modificazione della consistenza, salvaguardando il valore del bene e la sua funzionalità;
  • manutenzione programmata, quali interventi di manutenzione in linea  con il piano di manutenzione dell’opera o, in sua assenza, con i reali fabbisogni derivanti dall’ordinario ciclo di vita ( o di deterioramento) delle varie componenti dell’opera, sulle quali si interviene con cadenza regolare e secondo una tempistica predefinita;
  • manutenzione di pronto intervento, ossia manutenzione non programmata da effettuarsi con la massima tempestività a seguito di un guasto, malfunzionamento o imprevisto calo di prestazione.

Criteri generali per la progettazione semplificata della manutenzione ordinaria

La bozza di decreto dispone che gli interventi di manutenzione ordinaria siano di regola progettati:

  • in un unico livello nel quale tutte le lavorazioni sono definite nel contenuto prestazionale ed esecutivo
  • sulla base del piano di manutenzione dell’opera (ove esistente)
  • sulla base di un quadro conoscitivo basato su tutta la documentazione tecnica disponibile sia progettuale, sia relativa ad altri interventi avvenuti nel tempo

Tra gli elaborati di progetto individuati nel provvedimento si ha:

  • la relazione tecnico-illustrativa, in cui il progettista riporta le valutazioni circa le diverse alternative possibili, motivando la scelta fatta
  • gli elaborati grafici commisurati al tipo di intervento manutentivo
  • il capitolato speciale d’appalto
  • l’elenco prezzi unitari ed eventuale analisi di prezzo
  • il computo metrico estimativo
  • il cronoprogramma
  • il piano di sicurezza e coordinamento
  • il quadro di incidenza della mano d’opera
  • il quadro economico
  • lo schema di contratto

Occorre, inoltre, ancor prima dell’intervento di manutenzione, procedere all’aggiornamento della documentazione sullo stato di consistenza dell’opera.

Manutenzione di pronto intervento, come si progetta

In caso di “manutenzione di pronto intervento”, condizioni che debbono puntualmente essere motivate a cura del RUP, sono previsti elaborati ulteriormente semplificati.

In particolare il progetto unificato deve contenere i seguenti elaborati:

  • relazione tecnico che illustri il danno o il guasto rilevato e la causa ad essi connessa, con descrizione della soluzione progettuale adottata
  • elaborati grafici, laddove occorrono
  • disciplinare descrittivo e prestazionale degli elementi tecnici
  • elenco prezzi unitari ed eventuale analisi di prezzo
  • stima del costo dell’intervento
  • cronoprogramma
  • piano di sicurezza e coordinamento
  • schema di contratto

La bozza di decreto andrà in Conferenza unificata; la prima riunione tecnica si terrà il 22 maggio 2018.

Clicca qui per conoscere PriMus-C, il software per redigere capitolati speciali d’appalto

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Obbligo verifica periodica contatori di calore, ecco come procedere

Da ASSISTAL la guida per la verifica periodica contatori di calore: obbligo di comunicazione alla Camera di commercio, periodicità e rimozione dei sigilli

I contatori di calore devono essere sottoposti a verifica periodica secondo le modalità e le periodicità definite dal dm 93/2017 che ha regolamentato tale obbligo per tutti gli strumenti in servizio aventi una funzione di misura giustificata da motivi di interesse pubblico (es. sanità, sicurezza, tutela dei consumatori, ecc.).

Al riguardo, segnaliamo il Vademecum per le verifiche periodiche dei contatori di energia termica realizzato da ASSISTAL, Associazione Nazionale Costruttori di Impianti, dei Servizi di Efficienza Energetica (ESCo) e Facility Management, allo scopo di guidare i soggetti interessati negli adempimenti necessari.

Scopo della guida è sostenere, quindi, le imprese nella verifica periodica, ossia il controllo metrologico legale periodico effettuato sugli strumenti di misura dopo la loro messa in servizio, secondo la periodicità definita in funzione delle caratteristiche metrologiche, o a seguito di riparazione per qualsiasi motivo comportante la rimozione di sigilli di protezione, anche di tipo elettronico.

Con il decreto 93/2017, in vigore dal 18 settembre 2017, il Ministero dello Sviluppo economico ha disposto la codifica e l’integrazione della normativa vigente in materia di controlli e vigilanza sugli strumenti di misura, disponendo contestualmente numerose abrogazioni.

In particolare, il provvedimento prevede che i titolari degli strumenti di misura, ossia il proprietario dello strumento di misura oppure il soggetto che è responsabile dell’attività di misura, debbano:

  • comunicare entro 30 giorni alla Camera di commercio della circoscrizione in cui lo strumento è in servizio la data di inizio dell’utilizzo degli strumenti e quella di fine dell’utilizzo nonché le ulteriori caratteristiche dello strumento di cui all’articolo 9, comma 2
  • mantenere l’integrità del contrassegno apposto in sede di verificazione periodica, nonché di ogni altro marchio, sigillo, anche di tipo elettronico, o elemento di protezione
  • curare l’integrità dei sigilli provvisori applicati dal riparatore
  • conservare il libretto metrologico e l’eventuale ulteriore documentazione prescritta
  • curare il corretto funzionamento degli strumenti e non utilizzarli quando sono palesemente difettosi o inaffidabili dal punto di vista metrologico

Le prescrizioni riguardano anche le imprese che ricoprono il ruolo di “Terzo Responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto termico”, ai sensi del dpr 74/2013.

Il vademecum affronta gli argomenti descritti nel seguito.

Obbligo di comunicazione alla Camera di commercio

Il titolare dello strumento deve, tra l’altro, comunicare alla Camera di commercio della circoscrizione in cui lo strumento è in servizio, la data di inizio utilizzo degli strumenti e quella di fine utilizzo (ai sensi dell’art. 8 comma 1 del dm 93/2017).

Obbligo di verifica periodica

La tabella seguente riporta la periodicità con la quale i contatori di calore in servizio devono essere sottoposti a verifica:

  • per i contatori di calore con portata Qp fino a 3m3/h
    • fino a 6 anni, con sensore di flusso meccanico
    • fino a 9 anni, con sensore di flusso statico
  • per i contatori di calore con portata Qp superiore a 3m3/h
    • fino a 5 anni, con sensore di flusso meccanico
    • fino a 8 anni, con sensore di flusso statico

Casi di rimozione dei sigilli

Il titolare dello strumento che ha riparato lo strumento di misura, indipendentemente da un ordine di aggiustamento, ove a seguito della riparazione sono stati rimossi i sigilli di protezione anche di tipo elettronico, deve richiedere una nuova verificazione periodica entro 10 giorni.

Clicca qui per conoscere TerMus-CRT, il software per la contabilizzazione del calore, termoregolazione e ripartizione spese

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Android Things, arriva il sistema operativo Google per l’IoT

E’ in arrivo Android Things 1.0, il sistema operativo di Google dedicato all’Internet of Things: elettrodomestici intelligenti, smart speaker e oggetti connessi e gestibili da smartphone

Google sta lavorando ad Android Things da tempo (il nome originario era Project Brillo) ed ora ha finalmente annunciato l’imminente uscita della versione 1.0, pronta per l’adozione su larga scala: con essa l’azienda mette a disposizione un ambiente stabile e compatibile con tutti i propri servizi, compreso ovviamente il sistema operativo per smartphone e tablet.

Cos’è Android Things?

Si tratta di una piattaforma di sviluppo realizzata con lo scopo di facilitare la produzione di gadget smart alle varie compagnie partner sfruttando i servizi di Big G.

Google gestisce infatti alcune parti del software e le feature intelligenti con gli sviluppatori, che devono solo implementarle sui prodotti attraverso strumenti molto simili a quelli che utilizzano già nello sviluppo dei prodotti Android.

Android Things 1.0 fornisce a sviluppatori hardware e software i kit necessari per realizzare ogni genere di dispositivo connesso, su qualunque scala.

Il sistema operativo supporta su lungo termine le piattaforme hardware NXP i.MX8M, Qualcomm SDA212, Qualcomm SDA624, e MediaTek MT8516. A livello hardware saranno supportate direttamente diverse development board, tra cui Raspberry Pi 3, Intel Edison e NXP Pico.

Cosa fa Android Things

Android Things è pensato per animare elettrodomestici intelligenti, smart speaker e oggettistica connessa, ma anche per rendere eventualmente tutti questi prodotti compatibili con gli smartphone e i tablet Android e in generale con l’ecosistema di servizi Google.

Per avere un’idea della tipologia di gadget interessati dalla novità basta pensare ai primi che arriveranno sul mercato, realizzati dalle aziende che hanno potuto collaborare con la casa di Mountain View sul progetto.

I primi gadget attesi sugli scaffali saranno altoparlanti e schermi ‘smart’ prodotti da una serie di aziende come LG e Lenovo; i display intelligenti integreranno l’assistente vocale di Google, che al gennaio scorso era presente su 400 milioni di dispositivi tra smartphone e tablet, televisori e orologi, cuffie e speaker da salotto; una docking station che trasmette in cloud i dati raccolti dai dispositivi wearable collegati.

I gadget dotati di Android Things si aggiorneranno costantemente e in modo automatico (modalità over-the-air – OTA) con tutti gli ultimi correttivi forniti da Google: in questo modo, proprio come avviene con la versione standard di Android, i prodotti potranno non solo acquisire funzionalità nuove nel corso del tempo, ma anche rimanere il più possibile protetti contro attacchi di intrusione che possano mettere a repentaglio la privacy o la sicurezza di chi li utilizza.

Lascia invece perplessi la durata del supporto garantito da Google: 3 anni.

Trascorso questo periodo i dispositivi Android Things rimarranno attivi e utilizzabili ma perderanno la possibilità di acquisire nuove competenze. Se uno scenario simile è accettabile nel mondo dei sistemi operativi per smartphone, lo è sicuramente meno in una abitazione stipata di elettrodomestici smart…

Mercato e futuro

Nel mondo degli smartphone Android la fa da padrone: il sistema di Google è infatti presente sull’ 80% dei device in commercio.

La situazione invece cambia radicalmente se si parla di indossabili, dove il mondo Android non gode della stessa fama e il successo favorisce Apple, che si prende la metà dei prodotti in circolazione.

Un po’ meglio invece per quanto riguarda il mondo delle televisioni: le Android Tv infatti reggono il confronto con le avversarie, anche se sono solo seconde, dietro Samsung.

Con Android Things Google non vuole sbagliare nella corsa al mondo di Internet of Things, un settore che si preannuncia in grande crescita con 11,2 miliardi di oggetti connessi nel mondo entro fine 2018 e la cifra supererà i 20 miliardi nel 2020 (dati ricerca Gartner).

Clicca qui per scoprire us-BIM, il sistema integrato di piattaforme, plug-in e software per creare e gestire i modelli BIM

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Convenzioni quadro Consip, per il CdS non vi è obbligo di adesione in caso di risparmio

Secondo il Consiglio di Stato le amministrazioni possono stipulare contratti che esulano dalle convenzioni quadro Consip se tali azioni mirano ad ottenere condizioni economiche più favorevoli

In tema di convenzioni quadro Consip è intervenuto il Consiglio di Stato che, con la sentenza n. 1937 del 28 marzo 2018, ha precisato che, fermo il carattere di principio del dovere di cui all’articolo 26 comma 3 legge n. 488/99, permane la facoltà per le amministrazioni (incluse le amministrazioni statali centrali e periferiche) di attivare in concreto propri strumenti di negoziazione laddove tale opzione sia orientata a conseguire condizioni economiche più favorevoli rispetto a quelle fissate all’esito delle convenzioni-quadro.

Il caso

Consip S.p.A., società del Ministero dell’Economia e delle Finanze, centrale acquisti della PA italiana, aveva indetto una gara per l’affidamento di una Convenzione avente ad oggetto i servizi relativi alla gestione integrata della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro presso le Pubbliche Amministrazioni.

Tre dei sei lotti in gara venivano aggiudicati all’RTI (raggruppamento temporaneo di imprese) costituito dalle società A (mandante) e dalla società B (mandatario).

Il MiBACT, piuttosto che aderirvi, manifestava l’intenzione di optare per una proroga a favore del gestore uscente, nell’ottica della successiva indizione di una nuova ed autonoma procedura di gara.

La società A contestava la scelta ministeriale, invitandolo a ritornare sulla sua valutazione e quindi ad aderire alle Convenzioni quadro Consip.

Da parte sua il Ministero rispondeva facendo presenti le ragioni di convenienza economica che lo avevano indotto a non servirsi di tale convenzione, ribadendo la propria decisione di bandire una apposita gara.

Il ricorso al Tar, la prima decisione, il ricorso al CdS

Scaduta la proroga concessa al gestore uscente, il MiBACT pubblicava il bando di gara per l’affidamento dei servizi in questione; la società A impugnava tale bando dinanzi al Tar Lazio, segnalando, in particolare, l’obbligo delle amministrazioni pubbliche centrali di aderire alle convenzioni quadro Consip.

I giudici amministrativi di primo grado rigettavano il ricorso. Verso tale sentenza la società A ricorreva al Consiglio di Stato.

La sentenza del CdS

I giudici di Palazzo Spada hanno ritenuto infondato l’appello.

La sentenza del Consiglio di Stato afferma sostanzialmente le ragioni del MiBACT, basate su una scelta di maggiore convenienza ad approvvigionarsi in modo autonomo dei servizi per cui è causa.

Nello specifico il Cds ha ritenuto infondato il motivo secondo cui la società A lamentava che, con l’indizione di un’autonoma procedura per l’acquisizione dei servizi per cui è causa, il MiBACT avesse realizzato una grave violazione degli obblighi in capo all’Amministrazione stessa in tema di adesione al programma di razionalizzazione degli acquisti della P.A. centrale demandato alla Consip s.p.a..

I giudici hanno prioritariamente chiarito che tali obblighi trovano fondamento nell’articolo 11, comma 6 del dl n. 98/11 secondo cui “Ove non si ricorra alle convenzioni di cui all’articolo 1, comma 449, della legge n. 296/06, gli atti e i contratti posti in essere in violazione delle disposizioni sui parametri contenute nell’articolo 26, comma 3, della legge n. 488/99, sono nulli e costituiscono illecito disciplinare e determinano responsabilità erariale. Restano escluse dall’applicazione del presente comma le procedure di approvvigionamento già attivate alla data di entrata in vigore del presente provvedimento”.

Tuttavia, fermo il carattere di principio del dovere di cui all’articolo 26 comma 3 legge n. 488/99, il Collegio ha osservato come permanga la facoltà per le amministrazioni (ivi comprese le amministrazioni statali centrali e periferiche) di attivare in concreto propri strumenti di negoziazione laddove tale opzione sia orientata a conseguire condizioni economiche più favorevoli rispetto a quelle fissate all’esito delle convenzioni-quadro.

Ha supporto di tale decisione anche quanto previsto dal quarto periodo del comma 1 del dl n. 95/12, in base alla quale “la disposizione del primo periodo del presente comma (il quale sancisce la nullità dei contratti stipulati in violazione del richiamato articolo 26) non si applica alle Amministrazioni dello Stato quando il contratto sia stato stipulato ad un prezzo più basso di quello derivante dal rispetto dei parametri di qualità e di prezzo degli strumenti di acquisto messi a disposizione da Consip s.p.a., ed a condizione che tra l’amministrazione interessata e l’impresa non siano insorte contestazioni sulla esecuzione di eventuali contratti stipulati in precedenza”.

Clicca qui per conoscere PriMus-C, il software per i Capitolati Speciali d’Appalto

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Green jobs, quali sono i rischi e le misure di prevenzione per i “lavori verdi”

Sicurezza lavori verdi: i nuovi rischi per i lavoratori impiegati in alcuni settori delle energie rinnovabili, dall’eolico al solare termico. Ecco le buone prassi

Al fine di ridurre le emissioni di carbonio, di rifiuti, e di aumentare l’efficienza energetica e la quota di energie rinnovabili, si è assistito negli ultimi anni ad una rapida crescita del numero di green jobs (“lavori verdi”).

Si tratta di lavori che contribuiscono in maniera incisiva a preservare o restaurare la qualità ambientale, per superare la crisi ecologica che stiamo vivendo.

Ma quali sono le conseguenze per la salute e sicurezza dei lavoratori che svolgono la propria attività caratterizzate da processi produttivi e prodotti più sostenibili?

L’Inail ha pubblicato la scheda informativa Green Jobs: impatto sulla salute e sicurezza dei lavoratori contenente le indicazioni sui principali rischi/pericoli nei seguenti settori delle energie rinnovabili:

  • eolico
  • gestione/stoccaggio rifiuti
  • fotovoltaico
  • biomasse
  • solare termico

L’obiettivo principale è quello di anticipare nuovi rischi potenziali in questi lavori e di garantire che siano messe in atto misure efficaci per prevenirli.

L’utilizzo delle rinnovabili e la diffusione delle tecnologie legate all’ambiente hanno sicuramente conseguenze positive per la qualità della nostra vita, ma anche rischi per la salute ed alla sicurezza sul lavoro.

L’innovatività dei materiali utilizzati e dei processi produttivi adottati nella eco-industria possono, infatti, sicuramente determinare nuovi profili di rischio per la salute e sicurezza dei lavoratori.

Oltre ai rischi comunemente conosciuti negli ambienti di lavoro (es. elettrico, chimico, biologico, ecc.), i lavoratori occupati nel settore verde possono essere esposti a nuovi rischi che potrebbero non essere stati precedentemente individuati: ad esempio

  • introduzione di nuove tecnologie
  • nuove sostanze e procedimenti di lavoro
  • nuove forme di occupazione e di organizzazione del lavoro
  • combinazioni di più rischi

I principali rischi/pericoli in alcuni settori delle energie rinnovabili

Eolico

I rischi/pericoli legati alle attività nel settore eolico i seguenti:

  • caduta dall’alto
  • rischio fisico: spazi ristretti
  • rischio elettrico: elettrocuzione
  • rischio chimico: esposizione a resine, stirene, ecc.

Gestione/riciclaggio rifiuti

Durante la gestione/riciclaggio rifiuti è possibile incorrere nel:

  • rischio fisico: rischi da movimentazione manuale dei carichi, rumore, vibrazioni
  • rischio biologico: inalazione di aerosol, tagli, punture, contatto, ingestione accidentale (mani contaminate)
  • rischio chimico: esposizione a sostanze tossico-nocive

Fotovoltaico

Nello svolgimento di attività legate al fotovoltaico i rischi sono:

  • cadute dall’alto
  • rischio fisico: condizioni microclimatiche sfavorevoli, spazi ristretti
  • rischio elettrico: elettrocuzione
  • rischio chimico: esposizione a tellururo di cadmio

Biomasse

Nel caso di biomasse, invece, si presentano i seguenti rischi:

  • rischio fisico: incendi, esplosioni
  • rischio biologico: muffe, endotossine
  • rischio chimico: esposizione a cancerogeni, metalli pesanti, gas pericolosi, composti organici volatili, polveri

Solare termico

Infine, con il solare termico si ha il rischio:

  • cadute dall’alto
  • scottature/ustioni
  • rischio elettrico: elettrocuzione

Buone prassi

Nel documento, infine, l’Inail individua le principali misure efficaci a prevenire i suddetti rischi, ossia:

  • individuare, definire e classificare i “lavori verdi”
  • valutare tutti i pericoli per i lavoratori dovuti ai prodotti e processi “verdi”
  • integrare la salute e sicurezza dei lavoratori, il risparmio energetico e gli sforzi per la protezione ambientale
  • pianificare in anticipo le azioni di prevenzione
  • inserire la tematica della salute e sicurezza dei lavoratori nei corsi di formazione green
  • aggiungere la salute e sicurezza all’analisi di benchmark nel settore green

Clicca qui per conoscere CerTus-LdL, il software per la sicurezza nei luoghi di lavoro

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

Aggiungi l’indirizzo e-mail biblus-net@accasoftware.it alla tua rubrica per ricevere regolarmente le newsletter.

Per visualizzare le newsletter precedenti, consulta l'archivio on line.

Per pubblicare le notizie di BibLus-net sul tuo sito web, clicca qui e avvia la composizione guidata

Tutti i contenuti di BibLus-net sono di proprietà di ACCA software S.p.A. e possono essere riprodotti senza autorizzazione di ACCA software S.p.A. a condizione che sia chiaramente riportata la fonte: "BibLus-net - ACCA software - biblus.acca.it". ACCA software S.p.A. non si assume alcuna responsabilità per danni derivanti dall'uso professionale delle informazioni pubblicate. Leggi le condizioni d'uso.

Ai sensi Codice della Privacy (D.Lgs. 196/2003), puoi consultare, integrare, modificare i tuoi dati in nostro possesso, o richiedere di non ricevere più in futuro ulteriori informazioni dalla ditta scrivente, inviandone comunicazione al responsabile del trattamento presso ACCA software S.p.A. con sede in Contrada Rosole 13 - 83043 BAGNOLI IRPINO (AV) o scrivendo all’indirizzo e-mail: cancellazioni@acca.it