BibLus-net
Newsletter 559 del 30 marzo 2018

In questo numero:



Varie e brevi
BibLus-net cambia look! Arriva la nuova newsletter per i tecnici delle costruzioni
focus suonus
Guida isolamento acustico PARTE 2 – Esempio pratico
Opere edili
Novità delle NTC 2018 e vulnerabilità sismica degli edifici scolastici
Sicurezza
La guida per la sicurezza nell’esecuzione dei lavori elettrici in alta tensione
Opere edili
Autorizzazione sismica e deposito sismico in Campania, ecco i nuovi modelli
Titoli edilizi
Condono edilizio o demolizione, cosa succede se non si paga in tempo la multa?
Tecnologie
Ecco il superlegno, più resistente dell’acciaio
Opere edili
Chiusura di un porticato, è necessario il permesso di costruire?
Tecnologie
iPad economico e Schoolwork, Apple punta sulla scuola
Opere edili
Tutela paesaggistica: la nozione di volume utile ai fini urbanistici e paesistici
Varie e brevi
Chi è il responsabile protezione dati (RPD) e quali sono i nuovi obblighi?
Opere edili
Cambiare finestre e mobili spendendo la metà: ecco come fare
Professioni tecniche
Pagamenti PA, nuovi chiarimenti della Ragioneria di Stato
Varie e brevi
Inarcassa: novità sul contributo di maternità e paternità
Lavori pubblici
Pubblicate in Gazzetta le Linee guida Anac n. 4: affidamento dei contratti pubblici sotto soglia
Opere edili
Bonus verde, cosa è agevolabile e cosa non lo è
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BibLus-net cambia look! Arriva la nuova newsletter per i tecnici delle costruzioni

BibLus-net cambia look. La newsletter tecnica per gli attori dell’edilizia si rinnova con un nuova veste grafica pensata per esaltare caratteristiche e peculiarità che l’hanno contraddistinta per tanti anni

BibLus-net è il servizio di informazione tecnica che da circa 20 anni accompagna i professionisti dell’edilizia, fornendo loro guide operative, analisi tecniche di normative, approfondimenti, esempi applicativi, e più in generale tutte le informazioni relative alla professione.

Le caratteristiche che hanno contraddistinto BibLus-net nell’arco di tutti questi anni sono l’utilità e il valore dell’informazione, frutto del quotidiano lavoro di studio, analisi e ricerca che poi conduce anche alla realizzazione di app e software specifici per il settore. La selezione e la redazione delle notizie sono sempre state particolarmente curate, cercando di evitare di fornire informazioni “usa e getta”, con un particolare sforzo nel tentativo di fornire indicazioni utili, vicine e rispondenti alle effettive esigenze del tecnico e della sua attività professionale.

Centinaia di migliaia di mail con la newsletter di BibLus-net vengono inviate ogni settimana (a partire dal giovedì sera) a tutti gli affezionati lettori che hanno sempre mostrato un grande gradimento e attaccamento al servizio.

La nuova newsletter di BibLus-net

Ed è proprio per rispondere alle nuove esigenze manifestate dai lettori – che sempre più spesso leggono le notizie da smartphone e dispositivi mobile, hanno bisogno di avere un indice immediato, scaricano e archiviano guide e contenuti proposti – che BibLus-net rinnova la sua veste grafica, il suo format editoriale.

Ed ecco a voi la nuova BibLus-net 2018, una newsletter responsive, ridisegnata per il lettore e riprogettata secondo gli standard più moderni ed affidabili, che si adatta ad ogni tipo di dispositivo.

Le notizie all’interno della newsletter ricorderanno la disposizione della Home di BibLus: alcune in evidenza con l’immagine di copertina in risalto e ognuna di esse con il titolo e un breve sommario, oltre alla classica categoria di appartenenza.

Cliccando sul box contenente la notizia (sull’immagine, sul titolo e sul bottone “Continua a leggere…”) si accederà al Blog di BibLus-net ove sarà possibile consultare l’articolo integrale e accedere a tutti i contenuti disponibili (immagini, video, documenti PDF, file di esempio, ecc.).

La vecchia newsletter di BibLus-net

E la vecchia newsletter? Per gli affezionati al vecchio format, nessun problema! Nell’archivio della newsletter proporremo ancora Newsletter completa (in HTML e PDF), contenente tutto il testo degli articoli, in modo da poter ancora “collezionare” le newsletter di BibLus-net.

Non vi resta che provare la nuova newsletter! Se volete, potete anche lasciare un commento sul Blog.

Buona lettura dalla redazione di BibLus.


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Guida isolamento acustico PARTE 2 – Esempio pratico

Calcolo isolamento acustico degli edifici, un esempio pratico (PARTE 2) con verifiche di isolamento per via aerea, verifica al calpestio, ecc.

Guida isolamento acustico PARTE 2

In questo nuovo approfondimento di BibLus-net forniamo un esempio pratico di calcolo isolamento acustico di un appartamento.

In particolare, abbiamo suddiviso la guida in 3 parti:

  1. aspetti teorici e considerazioni secondo il DPCM 5/12/97 e le UNI 12354: 2017 (PARTE 1)
  2. esempio pratico di calcolo dell’isolamento acustico su un appartamento (PARTE 2)
  3. calcolo dell’isolamento acustico di un appartamento tramite un software di calcolo (PARTE 3)

Con questo focus affrontiamo la PARTE 2, contenente l’esempio di calcolo.

NB:

La PARTE 3 sarà pubblicata con la Newsletter 560 – giovedì 5 aprile 2018.

In occasione della pubblicazione della PARTE 3, saranno resi disponibili l’intera guida in formato PDF, il file di esempio, le relazioni e anche un video esplicativo su come è stato realizzato il progetto con l’ausilio del software.

Buona lettura con i Focus di BibLus-net!  

Esempio pratico di calcolo di isolamento acustico preventivo

Calcolo isolamento acustico - Pianta e prospetto dell'immobile utilizzato per il calcolo dell'isolamento acustico

Pianta e prospetto dell’immobile utilizzato per il calcolo dell’isolamento acustico

In questo articolo, PARTE 2 della guida, vediamo un esempio pratico di calcolo isolamento acustico a mano con le formule indicate nelle norme UNI EN ISO 12354. Prendiamo, come esempio, una casa a ballatoio di due piani con quattro mini appartamenti, disposti due per piano. Ogni appartamento è composto da un ingresso-cucina, una camera da letto e un bagno. L’accesso agli appartamenti al piano inferiore avviene direttamente dal cortile, ai piani superiori si accede, invece, attraverso un ballatoio con una scala esterna.

In base al DPCM 5 dicembre 1997 gli appartamenti sono classificabili come “Categoria A – Residenze e assimilabili”.

Si procede alla valutazione dell’ambiente ingresso-cucina dell’Appartamento 1. In particolare:

  • calcolo isolamento acustico per via aerea (ambienti adiacenti)
  • calcolo isolamento acustico al calpestio (ambienti sovrapposti)
  • calcolo isolamento acustico di facciata.

Ingresso-cucina Appartamento 1 – Calcolo isolamento acustico per via aerea (ambienti adiacenti) – R’w

Il metodo semplificato per il calcolo di R’w si basa sull’assunto che la trasmissione complessiva di potenza sonora tra due ambienti sia il risultato della somma delle trasmissioni di potenza attraverso diversi percorsi indipendenti di trasmissione. La formula, tratta dalla UNI EN ISO 12354-1:2017, consente di calcolare R’w considerando RDd, RFf, RDf e RFd, valori del potere fonoisolante per la trasmissione che avviene attraverso il percorso diretto (Dd) e per i percorsi laterali (Ff, Df e Fd), i piccoli elementi e la trasmissione indiretta per via aerea.

La versione semplificata del modello di calcolo prevede l’indice di valutazione del potere fonoisolante apparente sulla base dell’indice di valutazione del potere fonoisolante degli elementi in esame. Questo concerne la ponderazione in conformità alla ISO 717-1.

R’w = -10log (10-RDd/10 + ΣnF=f=110-RFf/10 + Σnf=110-RDf/10 + ΣnF=110-RFd/10 + A0/S· Σmj=110-Dn,j/10)

dove:

RFf = ½ · (RF + Rf) + ∆RFf + KFf + 10 · log(Ss/lf)

RFd = ½ · (RF + Rs) + ∆RFd + KFd + 10 · log(Ss/lf)

RDf = ½ · (Rs + Rf) + ∆RDf + KDf + 10 · log(Ss/lf)

  • Dn,j è l’indice di valutazione dell’isolamento acustico normalizzato per la trasmissione attraverso un piccolo elemento tecnico (Dn,e) o un sistema di trasmissione indiretta per via aerea attraverso un sistema s (Dn,s).
  • Ss è l’area dell’elemento di separazione, (m2)
  • lf è la lunghezza del giunto in metri
  • Ao è l’area di assorbimento equivalente di riferimento, in metri quadrati; Ao = 10 m2.
  • L’indice di riduzione delle vibrazioni, Kij (per semplicità ij=Ff, Fd, Df), esprime la resistenza alla trasmissione delle vibrazioni strutturali da un elemento costruttivo a quello adiacente (complanare o perpendicolare). Kij varia in funzione del tipo di giunto e del valore delle masse aeriche considerate M= log(m’⟂i/m’i)

L’ambiente ingresso-cucina dell’Appartamento 1 è adiacente all’ambiente ingresso-cucina dell’Appartamento 2 ed entrambi hanno le seguenti misure:


Appartamento 1ingresso-cucina
(ricevente)
Appartamento 2
ingresso-cucina
(sorgente)
Larghezza (m) 4,0 4,0
Lunghezza (m) 5,0 5,0
Altezza (m) 2,7 2,7

Possiamo schematizzare i due ambienti come mostrato di seguito:

Calcolo isolamento acustico - Modello per isolamento acustico per via aerea per ambienti adiacenti

Modello per isolamento acustico per via aerea per ambienti adiacenti

La superficie di separazione tra i due ambienti Ss è di 10,8 m2. G1, G2, G3, G4 sono i giunti in corrispondenza.

Per il calcolo dell’isolamento acustico per via aerea dei due ambienti adiacenti si considerano gli elementi descritti nel seguito.

Parete esterna

Laterizio alleggerito (15x25x25 cm, foratura 60% a fori orizzontali). Doppio intonaco di cm 1.5 per parte. Intercapedine in lana di roccia (sp.5 cm). Tramezze in laterizio tradizionale (8x25x25 cm, foratura 65% a fori orizzontali). Intonaco sp.1.5 cm sulla faccia esterna.

Rw (dB) Massa superficiale (kg/m2)
56,0 268,0

Parete di separazione

Parete in mattoni forati, spessi 12 cm (12x25x25), foratura 60% a fori orizzontali (15 fori), intonacata con 1.5 cm di malta M3 su ambo i lati.

Rw (dB) Massa superficiale (kg/m2)
42,5 149,0

Controparete interna

Controparete interna realizzata con struttura metallica e lastre di gesso rivestito, spazio tra i montanti dell’orditura metallica riempito con pannelli in lana di roccia.

∆Rw (dB) Massa superficiale (kg/m2)
20,0 172,0

Solaio

Solaio con travetti a traliccio (interasse = 50 cm) e pignatte tipo A da 20 cm con 4 cm di soletta in calcestruzzo e 1,5 cm di intonaco all’intradosso.

Rw (dB) Massa superficiale (kg/m2)
50,0 340,0

Controsoffitto

Controsoffitto in gesso rivestito e fibra sospeso su pendini dotati di molla.

∆Rw (dB) Massa superficiale (kg/m2)
13,0 274,0

Pavimento

Massetto in calcestruzzo (9 cm), guaina in impasto di gomma e sughero (8 mm) con rigidità dinamica  S’ = 52,3 MN/m3.

∆Rw (dB) Massa superficiale (kg/m2)
5,0 80,0

Per ogni giunto mostrato nello schema precedente, calcoliamo l’indice di riduzione delle vibrazioni per tutte le vie di trasmissione (Kij) e l’indice di valutazione del potere fonoassorbente per ogni singolo percorso.

G1 è un giunto rigido a T (si veda la formula seguente) con M = log(m’⟂i/m’i) = log(149,0/268,0)

KFf = 5,7 + 14,1 · M +5,7 · M2 = 2,5 dB
RFf = ½ · (RF + Rf) + ∆RFf + KFf + 10 · log(Ss/lf) = ½ · (56,0 + 56,0) + (20,0 + 20,0/2) + 2,5 + 10 · log(10,8/2,7) = 94,5 dB
KFd = 5,7 + 5,7 · M2 = 6,1 dB
RFd = ½ · (RF + Rs) + ∆RFd + KFd + 10 · log(Ss/lf) = ½ · (42,5 + 56,0) + (20,0 + 20,0/2) + 6,1 + 10 · log(10,8/2,7) = 91,4 dB
KDf = 5,7 + 5,7 · M2 = 6,1 dB
RDf = ½ · (Rs + Rf) + ∆RDf + KDf + 10 · log(Ss/lf) = ½ · (42,5 + 56) + (20,0 + 20,0/2) + 6,1 + 10 · log(10,8/2,7) = 91,4 dB

G2 è un giunto rigido a Croce (si veda la formula seguente) con M = log(m’⟂i/m’i) = log(149,0/340,0)
KFf = 8,7 + 17,1 · M +5,7 · M2 = 3,3 dB

RFf = ½ · (RF + Rf) + ∆RFf + KFf + 10 · log(Ss/lf) = ½ · (50,0 + 50,0) + (13,0 + 13,0/2) + 3,3 + 10 · log(10,8/4,0) = 77,1 dB
KFd = 8,7 + 5,7 · M2 = 9,4 dB
RFd = ½ · (RF + Rs) + ∆RFd + KFd + 10 · log(Ss/lf) = ½ · (42,5 + 50,0) + (20,0+ 13,0/2) + 9,4 + 10 · log(10,8/4,0) = 86,5 dB
KDf = 8,7 + 5,7 · M2 = 9,4 dB
RDf = ½ · (Rs + Rf) + ∆RDf + KDf + 10 · log(Ss/lf) = ½ · (42,5 + 50,0) + (20,0 + 13,0/2) + 9,4 + 10 · log(10,8/4,0) = 86,5 dB

G3 è un giunto rigido a T con M = log(m’⟂i/m’i) = log(149,0/268,0)
KFf = 5,7 + 14,1 · M +5,7 · M2 = 2,5 dB

RFf = ½ · (RF + Rf) + ∆RFf + KFf + 10 · log(Ss/lf) = ½ · (56 + 56,0) + (20,0 + 20,0/2) + 2,5 + 10 · log(10,8/2,7) = 94,5 dB
KFd = 5,7 + 5,7 · M2 = 6,1 dB
RFd = ½ · (RF + Rs) + ∆RFd + KFd + 10 · log(Ss/lf) = ½ · (42,5 + 56,0) + (20,0 + 20,0/2) + 6,1 + 10 · log(10,8/2,7) = 91,4 dB
KDf = 5,7 + 5,7 · M2 = 6,1 dB
RDf = ½ · (Rs + Rf) + ∆RDf + KDf + 10 · log(Ss/lf) = ½ · (42,5 + 56,0) + (20,0 + 20,0/2) + 6,1 + 10 · log(10,8/2,7) = 91,4 dB

G4 è un giunto rigido a T con M = log(m’⟂i/m’i) = log(149,0/340,0)
KFf = 5,7 + 14,1 · M +5,7 · M2 = 1,4 dB
RFf = ½ · (RF + Rf) + ∆RFf + KFf + 10 · log(Ss/lf) = ½ · (50,0 + 50,0) + (5,0 + 5,0/2) + 1,4 + 10 · log(10,8/4,0) = 63,2 dB
KFd = 5,7 + 5,7 · M2 = 6,4 dB
RFd = ½ · (RF + Rs) + ∆RFd + KFd + 10 · log(Ss/lf) = ½ · (50,0 + 42,5) + (20,0 + 5/2) + 6,4 + 10 · log(10,8/4,0) = 79,5 dB
KDf = 5,7 + 5,7 · M2 = 6,4 dB
RDf = ½ · (Rs + Rf) + ∆RDf + KDf + 10 · log(Ss/lf) = ½ · (42,5 + 50,0) + (20,0 + 13,0/2) + 6,4 + 10 · log(10,8/4,0) = 79,5 dB

L’indice di valutazione del potere fonoassorbente per trasmissione diretta risulta:

RDd = Rs + ∆RDd  = 42,5 + 20,0 + 20,0/2 = 72,5 dB

Infine l’indice di valutazione del potere fonoassorbente apparente risulta:

R’w = -10 · log (10-RDd/10 + ΣnF=f=110-RFf/10 + Σnf=110-RDf/10 + ΣnF=110-RFd/10 + A0/S· Σmj=110-Dn,j/10) =
= – 10 · log (10-72,5/10 + 10-94,5/10 + 10-77,1/10 + 10-94,5/10 + 10-63,2/10 + 10-91,4/10 + 10-86,5/10 + 10-91,4/10 + 10-79,5/10 + 10-91,4/10 + 10-86,5/10 + 10-91,4/10 + 10-79,5/10 + 0,0) = 62,3 dB

Per il calcolo dell’isolamento acustico per via aerea, il DPCM 5 dicembre 1997 indica che per  ambienti classificati come “Categoria A – Residenze e assimilabili” è necessario avere un R’w ≥ 50,0 dB. Quindi l’ambiente valutato risulta conforme al limite indicato dalla legge.

Ingresso-cucina Appartamento 1 – Calcolo isolamento acustico al calpestio (ambienti sovrapposti)

La UNI EN ISO 12354-2:2017 introduce il metodo semplificato per il calcolo dell’indice di valutazione del livello di pressione sonora di calpestio normalizzato L’n,w per ambienti sovrapposti, ottenuto sommando l’energia trasmessa per trasmissione diretta (d) e trasmissione laterale (ij=Ff, Fd, Df) relative al rumore di calpestio.

(La versione semplificata del modello di calcolo prevede l’indice di valutazione del livello di pressione sonora di calpestio normalizzato rispetto all’assorbimento acustico sulla base degli indici di valutazione degli elementi considerati, determinati in conformità con il procedimento definito nella ISO 717-2).

L’n,w = 10 · log (10Ln,d/10 + Σnj=110Ln,ij/10)

dove:

Ln,d = Ln,eq,0,w – ∆Lw – ∆Ld,w 

Ln,ij = Ln,eq,0,w – ∆Lw + ½ · (Ri – Rj) – ∆Rj – Kij – 10 · log(Si/lij)

Ln,eq,0,w è l’indice di valutazione del livello di pressione sonora di calpestio normalizzato rispetto all’assorbimento acustico equivalente del solo pavimento;

  • ΔLw è l’indice di valutazione dell’attenuazione del livello di pressione sonora di calpestio di un rivestimento di pavimentazione;
  • ΔLd,w è l’indice di valutazione dell’attenuazione del livello di pressione sonora di calpestio di uno strato ulteriore sul lato ricevente dell’elemento divisorio; questa grandezza è raramente disponibile e spesso approssimata dall’incremento del potere fonoisolante ΔRd,w
  • lij è la lunghezza del giunto in metri
  • Ri è l’indice di valutazione del potere fonoisolante dell’elemento (i)
  • Rj è l’indice di valutazione del potere fonoisolante dell’elemento (j)
  • L’indice di riduzione delle vibrazioni, Kij (per semplicità ij=Ff, Fd, Df), esprime la resistenza alla trasmissione delle vibrazioni strutturali da un elemento costruttivo a quello adiacente (complanare o perpendicolare). Kij varia in funzione del tipo di giunto e del valore delle masse aeriche considerate M= log(m’⟂i/m’i).

L’ambiente ingresso-cucina dell’Appartamento 1 è adiacente all’ambiente ingresso-cucina dell’Appartamento 2 ed entrambi hanno le seguenti misure:


Appartamento 1
ingresso-cucina
(ricevente)
Appartamento 3
ingresso-cucina
(sorgente)
Larghezza (m) 4,0 4,0
Lunghezza (m) 5,0 5,0
Altezza (m) 2,7 2,7

Possiamo schematizzare i due ambienti come di seguito mostrato:

Calcolo isolamento acustico - Modello per isolamento acustico al calpestio per ambienti sovrapposti

Modello per isolamento acustico al calpestio per ambienti sovrapposti

La superficie di separazione tra i due ambienti Ss è di 20,0 m2.

Per il calcolo dell’isolamento acustico al calpestio dei due ambienti sovrapposti si considerano gli elementi descritti nel seguito.

Parete esterna

Laterizio alleggerito (15x25x25 cm, foratura 60% a fori orizzontali). Doppio intonaco di cm 1.5 per parte. Intercapedine in lana di roccia (sp.5 cm). Tramezze in laterizio tradizionale (8x25x25 cm, foratura 65% a fori orizzontali). Intonaco sp.1.5 cm sulla faccia esterna.

Rw (dB) Massa superficiale (kg/m2)
56,0 268,0

Parete di separazione

Parete in mattoni forati, spessi 12 cm (12x25x25), foratura 60% a fori orizzontali (15 fori), intonacata con 1.5 cm di malta M3 su ambo i lati.
Rw =  dB

Rw (dB) Massa superficiale (kg/m2)
42,5 149,0

Controparete interna

Controparete interna realizzata con struttura metallica e lastre di gesso rivestito, spazio tra i montanti dell’orditura metallica riempito con pannelli in lana di roccia.

∆Rw (dB) Massa superficiale (kg/m2)
20,0 172,0

Solaio

Solaio con travetti a traliccio (interasse = 50 cm) e pignatte tipo A da 20 cm con 4 cm di soletta in calcestruzzo e 1,5 cm di intonaco all’intradosso.

Rw (dB) Ln,w (dB) Massa superficiale (kg/m2)
50,0 75,4 340,0

Controsoffitto

Controsoffitto in gesso rivestito e fibra sospeso su pendini dotati di molla.

∆Rw (dB) ∆Ln,w (dB) Massa superficiale (kg/m2)
13,0 8,0 274,0

Pavimento

Massetto in calcestruzzo (9 cm), guaina in impasto di gomma e sughero (8 mm) con rigidità dinamica  S’ = 52,3 MN/m3.

∆Rw (dB) ∆Ln,w (dB) Massa superficiale (kg/m2)
5,0 18,7 80,0

Per ogni giunto mostrato nello schema precedente calcoliamo l’indice di riduzione delle vibrazioni per tutte le vie di trasmissione (kij) e l’indice di valutazione del livello di pressione sonora al calpestio normalizzato per trasmissione laterale (Ln,ij).

G1 è un giunto rigido a T (si veda la formula seguente) con M = log(m’⟂i/m’i) = log(340/268)
KDf = 5,7 + 5,7 · M2 = 5,8 dB
Ln,Df = Ln,eq,0,w – ∆Lw + ½ · (RD – Rf) – ∆Rf – KDf – 10 · log(SD/lDf) = 75,4 – 18,7 + ½ · (50,0 – 56,0) – 20,0/2 – 5,8 – 10 · log(20,0/5,0) = 31,9 dB

G2 è un giunto rigido a Croce (si veda la formula seguente) con M = log(m’⟂i/m’i) = log(149/340)
KDf = 8,7 + 5,7 · M2 = 9,4 dB
Ln,Df = Ln,eq,0,w – ∆Lw + ½ · (RD – Rf) – ∆Rf – KDf – 10 · log(SD/lDf) = 75,4 – 18,7 + ½ · (50,0 – 42,5) – 0,0 – 9,4 – 10 · log(20,0/4,0) = 44,1 dB

G3 è un giunto rigido a T con M = log(m’⟂i/m’i) = log(340/268)
KDf = 5,7 + 5,7 · M2 = 5,8 dB
Ln,Df = Ln,eq,0,w – ∆Lw + ½ · (RD – Rf) – ∆Rf – KDf – 10 · log(SD/lDf) = 75,4 – 18,7 + ½ · (50,0 – 56,0) –  20,0/2 – 6,1 – 10 · log(20,0/5,0) = 31,9 dB

G4 è un giunto rigido a Croce con M = log(m’⟂i/m’i) = log(149/340)
KDf = 8,7 + 5,7 · M2 = 9,4 dB
Ln,Df = Ln,eq,0,w – ∆Lw + ½ · (RD – Rf) – ∆Rf – KDf – 10 · log(SD/lDf) = 75,4 – 18,7 + ½ · (50,0 – 42,5) – 20,0/2  – 9,4 – 10 · log(20,0/4,0) = 34,1 dB

Il valore di ∆Rf è stato dimezzato in quanto presenti sia il pavimento nell’ambiente emittente che la controparete sull’elemento laterale interessato dell’ambiente ricevente.

L’indice di valutazione del livello di pressione sonora di calpestio normalizzato rispetto all’assorbimento acustico per il percorso diretto risulta:

Ln,d = Ln,eq,0,w – ∆Lw – ∆Ld,w  = 75,4 – 18,7 – 8,0/2 = 52,7 dB

Il valore di  ∆Ld,w è stato dimezzato in quanto presenti sia il pavimento nell’ambiente emittente che il controsoffitto nell’ambiente ricevente. 

Infine il livello di pressione sonora al calpestio risulta:

L’n,w = 10 · log (10Ln,d/10 + Σnj=110Ln,ij/10) =
= 10 · log (1052,7/10 + 1031,9/10 + 1044,1/10 + 1031,9/10 + 1034,1/10) = 53,4 dB

Per il calcolo isolamento acustico al calpestio, il DPCM 5 dicembre 1997 indica che per  ambienti classificati come “Categoria A – Residenze e assimilabili” è necessario avere un L’n,w ≤ 63,0 dB. Quindi l’ambiente valutato risulta conforme al limite indicato dalla legge.

Ingresso-cucina Appartamento 1 – Calcolo isolamento acustico di facciata

Il DPCM 5 dicembre 1997 stabilisce i valori minimi di D2m,nT,w, indice di valutazione dell’isolamento acustico di facciata normalizzato rispetto al tempo di riverberazione, riferiti a elementi di separazione tra un ambiente abitativo e l’esterno. La norma UNI EN ISO 12354-3 definisce un modello di calcolo per valutare l’isolamento acustico di una facciata di un edificio basandosi sul potere fonoisolante dei diversi elementi che la costituiscono e considerando sia la trasmissione diretta, sia la trasmissione laterale del rumore. Il modello nella norma, quindi, può essere applicato, con sufficiente accuratezza, per calcolare in modo diretto l’indice di valutazione relativo alle prestazioni di un edificio, a partire dagli indici di valutazione delle prestazioni degli elementi interessati (ponderati in conformità alla ISO 717-1).

D2m,nT = R’ + ∆Lfs + 10 · log(Csab · (V / (T0 · S)))

  • S è la superficie totale di facciata considerata dall’interno dell’ambiente (cioè la somma delle aree di tutti gli elementi di facciata)
  • V è il volume dell’ambiente interno
  • T0 è il tempo di riverberazione di riferimento pari a 0,5 secondi
  • Csab è la costante di Sabine, Csab = 0,16 s/m
  • ∆Lfs è la differenza di livello di pressione sonora in facciata (definita nell’Appendice C della norma UNI EN ISO 12354-3) che dipende dalla forma della facciata, dall’assorbimento acustico delle superfici aggettanti (balconi) e dalla direzione del campo sonoro.

R’w è calcolato sommando la potenza sonora trasmessa in modo diretto da ciascuno degli elementi e la potenza sonora trasmessa mediante la trasmissione laterale:

R’ = -10 · log(Σni=1 Si/S · 10-Ri/10 + Σmi=1 A0/S · 10-Dn,e,i/10

dove:

  • Ri è l’indice di valutazione del potere fonoisolante del componente i-esimo che costituisce la facciata, di superficie Si.
  • Dn,e,i è l’isolamento acustico normalizzato rispetto all’assorbimento equivalente del piccolo elemento i-esimo.
  • Si è l’area dell’elemento i, in metri quadri
  • A0 = 10 m2.

L’ambiente ingresso-cucina dell’Appartamento 1 ha le seguenti misure:


Appartamento 1
ingresso-cucina
(ricevente)
Larghezza (m) 4,0
Lunghezza (m) 5,0
Altezza (m) 2,7

Possiamo schematizzare la facciata come di seguito mostrato:

Calcolo isolamento acustico - Modello per calcolo isolamento acustico di facciata

Modello per calcolo isolamento acustico di facciata

La superficie della facciata S (vista dall’interno) è di 13,5 me il volume V dell’ambiente ricevente è 54,0 m3.

Per il calcolo dell’isolamento acustico di facciata si considerano gli elementi descritti nel seguito.

Parete esterna

Laterizio alleggerito (15x25x25 cm, foratura 60% a fori orizzontali). Doppio intonaco di cm 1.5 per parte. Intercapedine in lana di roccia (sp.5 cm). Tramezze in laterizio tradizionale (8x25x25 cm, foratura 65% a fori orizzontali). Intonaco sp.1.5 cm sulla faccia esterna.

Rw (dB) Massa superficiale (kg/m2)
56,0 268,0

Controparete interna

Controparete interna realizzata con struttura metallica e lastre di gesso rivestito, spazio tra i montanti dell’orditura metallica riempito con pannelli in lana di roccia.

∆Rw (dB) Massa superficiale (kg/m2)
20,0 172,0

Controparete esterna

Controparete esterna in lana di roccia non rivestita.

∆Rw (dB) Massa superficiale (kg/m2)
23,0 80,0

Portone blindato

Porta blindata di dimensioni 90cm x 210 cm (1,89 m2).

∆Rw (dB)
40,0

Finestra

Serramento con vetrocamera avente potere fonoisolante misurato sperimentalmente uguale o maggiore di 40 dB e con guarnizione centrale e guarnizione esterna in corrispondenza della battuta dei telai. Dimensioni: 140cm x 120 cm (1,68 m2).

∆Rw (dB)
40,0

Sigillante

Schiuma poliuretanica monocomponente. CF ISO 500+ (Ampiezza del giunto pari a 30 mm).

Rs (dB)
59,0

Il sigillante è utilizzato su 3 lati del portone blindato per una lunghezza di 5,1 m e sui 4 lati della finestra per una lunghezza di 5,2 m.

Per ogni elemento presente sulla facciata si calcola il fattore di trasmissione della potenza sonora irradiata.

Nel caso un elemento sia costituito da un elemento base e da un rivestimento, il potere fonoisolante può essere indicato come la combinazione degli indici per l’elemento base e il miglioramento per il rivestimento seguendo la formula:

Rfacciata = Rbasic,facciata + ∆Rlining,facciata =  56,0 + 20,0 + 23,0 = 99,0 dB

(Sfacciata / S) · 10-Rfacciata/10 = ((13,5 – 1,89 – 1,68) / 13,5) · 10-99,0/10 = 9,26 · e-11

(Sportone / S) · 10-Rportone/10 = (1,89 / 13,5) · 10-40,0/10 = 1,40 · e-5

(Sfinestra / S) · 10-Rfinestra/10 = (1,68 / 13,5) · 10-40,0/10 = 1,24 · e-5

Per il sigillante:

(l0/ S) · Σmk=1ls,k · 10-Rs,k/10 = (1,0 / 13,5) · (5,1 + 5,2) · 10-59,0/10 = 9,61 · e-7

In base alla forma della facciata si determina il valore di ∆Lfs. Essendo presente un ballatoio in alto, tra i casi previsti dalla norma, si sceglie il caso “3 Ballatoio” con assorbimento αw ≤ 0,3 e orizzonte visivo < 1,5 m si sceglie: ∆Lfs = -1 dB

Il potere fonoisolante apparente R’ della facciata risulta:

R’ = -10 · log(9,26 · e-11 + 1,40 · e-5 + 1,24 · e-5+ 9,61 · e-7) = 45,6 dB

Infine l’indice di valutazione dell’isolamento acustico di facciata normalizzato rispetto al tempo di riverberazione risulta:

D2m,nT = R’ + ∆Lfs + 10 · log(Csab · (V / (T0 · S))) = 45,6 – 1 + 10 · log(0,16 · (54.0 / (0,5 · 13,5))) = 45,7 dB

Per il calcolo dell’isolamento acustico di facciata, il DPCM 5 dicembre 1997 indica che per  ambienti classificati come “Categoria A – Residenze e assimilabili” è necessario avere un D2m,nT,w 40,0 dB. Quindi l’ambiente valutato risulta conforme al limite indicato dalla legge.

Altre valutazioni da effettuare sulle unità immobiliari

Per completare la valutazione delle prestazioni acustiche dell’Appartamento 1 è necessario procedere al calcolo dell’isolamento acustico della camera da letto. Su quest’ambiente è necessario ripercorrere quanto eseguito per l’ambiente ingresso-cucina tenendo conto delle differenze dovute alla sua diversa disposizione. Sull’ambiente Letto non è da eseguire la valutazione di isolamento acustico per via aerea tra ambienti adiacenti.

Le stesse valutazioni eseguite per l’Appartamento 1 vanno condotte anche sugli altri Appartamenti.

Ulteriori verifiche da effettuare sugli ambienti sono:

  • calcolo isolamento acustico per via aerea per ambienti sovrapposti
  • calcolo isolamento acustico al calpestio per ambienti adiacenti.

Ecco i link per le altre parti della guida:

  • concetti teorici e considerazioni secondo il DPCM 5-12-97 e le UNI 12354: 2017 (PARTE 1)

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Novità delle NTC 2018 e vulnerabilità sismica degli edifici scolastici

L’Anci ha pubblicato una nota esplicativa che riassume le novità contenute nelle NTC 2018, oltre agli indici minimi di vulnerabilità sismica per gli edifici scolastici e storici

Anci, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, ha pubblicato una nota di lettura alle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018)  relativamente agli edifici scolastici.

Il documento sintetizza le novità introdotte dalle NTC 2018, soffermandosi in particolare sugli indici minimi di vulnerabilità sismica che dovranno essere raggiunti in caso di miglioramento degli immobili storici e di adeguamento degli edifici scolastici esistenti.

Ecco i contenuti della nota Anci.

Approvazione ed entrata in vigore

Il dm 17 gennaio 2018, recante il Testo aggiornato delle norme tecniche per le costruzioni, in sigla NTC 2018, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale 20 febbraio 2018. Le nuove norme entrano in vigore 30 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta, ossia il 22 marzo 2018.

In riferimento al periodo transitorio si ha che per le opere in corso di esecuzione al 21 marzo 2018, così come per i progetti definitivi o esecutivi già affidati alla stessa data, sarà possibile continuare ad applicare la normativa con la quale sono state progettate, a condizione che la consegna dei lavori avvenga entro il 22 marzo 2023 (5 anni dalla data di entrata in vigore).

In tutti gli altri casi sarà necessario fare riferimento alle nuove norme.

Contenuti NTC 2018

La nota ricorda che le NTC 2018 forniscono:

  • i criteri generali tecnico costruttivi per la progettazione, esecuzione e collaudo degli edifici e per il loro consolidamento
  • i criteri generali per la verifica di sicurezza delle costruzioni
  • le indagini sui terreni e sulle rocce, i criteri generali e le precisazioni tecniche per la progettazione, esecuzione e collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione; i criteri generali e le precisazioni tecniche per la progettazione, esecuzione e
    collaudo di opere speciali quali: ponti, dighe, torri, costruzioni prefabbricate in genere, acquedotti, fognature
  • la protezione delle costruzioni dagli incendi

Confronto con le NTC 2008

Rispetto alle NTC 2008 il testo è stato parzialmente rivisto, integrato ed aggiornato nei contenuti specifici, sia in relazione all’evoluzione tecnico-scientifica del settore delle costruzioni sia a seguito dell’aggiornamento della normativa comunitaria in materia di prodotti da costruzione, nonché nella prospettiva di una sempre maggiore integrazione delle norme nazionali con i documenti normativi
europei, fra cui gli Eurocodici.

In particolare, la sicurezza strutturale degli edifici e, quindi, la pubblica incolumità è uno dei temi cardine nelle nuove costruzioni, con regole in generale molto stringenti, ma più flessibili negli edifici esistenti.

Rinviato il fascicolo del fabbricato

L’introduzione del vincolo del fascicolo di fabbricato dovrà essere discussa all’interno del tavolo sulla riforma del Testo Unico sull’edilizia.

La circolare applicativa e le appendici agli euro codici

In sostituzione della precedente circolare 2 febbraio 2009, n. 617 (diffusa a seguito delle NTC 2008), dovrà essere emanata a breve la circolare applicativa delle NTC 2018.

Inoltre, ad ulteriore completamento del quadro normativo dovranno essere pubblicate, infine, le “Appendici nazionali agli Eurocodici
strutturali” che potranno quindi essere utilizzati a livello nazionale, dando così piena attuazione alle nuove NTC 2018.

Gli edifici scolastici esistenti

Tra le novità delle NTC 2018, viene evidenziata l’esatta individuazione degli indici minimi di vulnerabilità sismica che dovranno essere raggiunti in caso di miglioramento (riservato agli immobili storici) o di adeguamento degli edifici scolastici esistenti, pari rispettivamente ai valori di 0,6 e 0,8.

Il termine adeguamento è inteso in senso generico e può comprendere anche le fattispecie del miglioramento e della riparazione locale.

Nelle NTC 2018 (punto 8.4.3) sono definiti gli interventi in presenza dei quali l’adeguamento sismico è obbligatorio:

  • sopraelevare la costruzione
  • ampliare la costruzione con opere strutturalmente connesse alla costruzione e tali da alterarne la risposta in modo significativo
  • apportare variazioni di destinazione d’uso che comportino incrementi dei carichi globali verticali in fondazione superiori al 10%
  • effettuare interventi strutturali per trasformare la costruzione con un insieme sistematico di opere che portano a un sistema strutturale diverso dal precedente
  • fare modifiche di classe d’uso che conducano a costruzioni di classe III ad uso scolastico o di classe IV

In assenza di tali interventi, l’adeguamento sismico non è obbligatorio.

La O.P.C.M 20 marzo 2003, n. 3274 ha introdotto l’obbligo da parte dei  proprietari delle opere rilevanti come scuole o ospedali di verifica; sono esenti le opere progettate secondo le norme vigenti successivamente al 1984, se la classificazione sismica del territorio è rimasta quella definita all’epoca della costruzione.

Infine, la Protezione Civile (circolare 4 novembre 2010, n. DPC/SISM/0083283) ha fornito utili chiarimenti sulla gestione degli esiti delle verifiche di vulnerabilità sismica. La verifica è obbligatoria ma non lo è l’intervento.

Gli edifici scolastici delle zone a rischio 1, 2, 3 e 4

La necessità di adeguamento sismico degli edifici e delle opere sarà tenuta in considerazione nella redazione dei piani triennali ed annuali e per la predisposizione del piano straordinario di messa in sicurezza antisismica.

Vengono, quindi, dettagliatamente trattati sia gli edifici scolastici delle zone a rischio 1 e 2 che quelli delle zone a rischio 3 e 4.


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La guida per la sicurezza nell’esecuzione dei lavori elettrici in alta tensione

Dall’Inail la guida con le disposizioni operative per la sicurezza nell’esecuzione dei lavori elettrici in alta tensione: normativa, obblighi, misure di prevenzione

Al rischio elettrico sono esposti sia i lavoratori che che si occupano dell’esercizio, della manutenzione o delle verifiche dei sistemi elettrici, sia coloro che pur non avendo direttamente a che fare con gli impianti, svolgono attività nei pressi di elettrodotti (ad es. potature di piante/attività di cantiere varie).

Al riguardo segnaliamo la guida Inail Lavori elettrici in alta tensione che ha lo scopo di presentare le disposizioni legislative e normative, al fine di ridurre i rischi per i lavoratori addetti agli impianti o che si trovino in prossimità delle parti attive.

Il documento è rivolto, infatti, ai lavoratori che si occupano dell’esercizio, della manutenzione o delle verifiche dei sistemi elettrici di impianti a tensione > 1000 V, nonché ai lavoratori che svolgono la propria attività nei pressi di tali impianti, pur non avendo direttamente a che fare con essi.

Quando un lavoro comporta un rischio elettrico?

Per lavoro con rischio elettrico si intende:

qualsiasi lavoro (elettrico o non elettrico) che si svolge con distanze dalle parti attive non protette inferiori alle distanze dell’Allegato IX del Testo Unico, tali distanze sono state indicate nella CEI 11-27, IV edizione, col simbolo DA9.

Il lavoro con rischio elettrico si suddivide in lavoro elettrico e lavoro non elettrico, in particolare:

  • il lavoro elettrico si ha quando la distanza di lavoro dalle parti attive accessibili è inferiore alla distanza di prossimità, chiamata DV nella norma, o quando si lavora fuori tensione su tali parti
  • il lavoro non elettrico si ha quando la distanza dalle parti attive accessibili è compresa tra DV e DA9

Contenuti

Oggetto della guida è la sicurezza sul lavoro in ogni mansione che possa interessare l’elettricità ad alta tensione; la guida passa in rassegna le disposizioni legislative e le norme per esaminare gli obblighi di legge, i compiti e le responsabilità nella gestione dell’impianto elettrico, nonché le verifiche, i DPI, la formazione, i guasti.

I riferimenti di legge sono ovviamente il Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (dlgs 81/2008) a partire dal Capo III del Titolo III quindi le norme CEI 11-15 e CEI 11-27 con il recepimento della En 50110-1:2013, il dm 4 febbraio 2011.

Nel dettaglio, la guida:

  • forniscee alcune disposizioni operative per la sicurezza nell’esecuzione dei lavori elettrici
  • dettaglia le singole figure coinvolte nei lavori
  • disamina i dispositivi di protezione individuale
  • fa il punto sulle disposizioni in materia di formazione per gli addetti ai lavori elettrici e per i lavori in alta tensione (caratteristiche dei corsi, idoneità e abilitazioni)
  • introduce alcune considerazioni sui lavori in prossimità di linee elettriche aeree (legislazione e riferimenti normativi ad essi riferiti)
  • definisce e regola i concetti di misure, prove, ricerca di guasti
  • riporta le novità apportate dalla norma CEI 11-27 ed. 2014

Ecco l’indice dei contenuti:

  • Obblighi di legge per i lavori elettrici sotto tensione a tensioni superiori a 1000 V a frequenza industriale
  • La sicurezza nell’esecuzione dei lavori elettrici
  • Il Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 4 febbraio 2011
  • Persone coinvolte nei lavori elettrici
  • I dispositivi di protezione individuale
  • La formazione per i lavori in alta tensione
  • Lavori in prossimità di linee elettriche aeree
  • Misure, prove, ricerca di guasti
  • Le novità della norma CEI 11-27 ed. 2014


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Autorizzazione sismica e deposito sismico in Campania, ecco i nuovi modelli

Aggiornata alle NTC 2018 la modulistica per la denuncia dei lavori per autorizzazione sismica e deposito sismico. La distinzione tra autorizzazione e deposito

A seguito del dm 17 gennaio 2018 (Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni, in vigore dal 22 marzo 2018, la regione Campania ha aggiornato la modulistica per la denuncia dei lavori per autorizzazione sismica e deposito sismico presso i competenti uffici (Genio Civile), ai sensi della l.r. 9/83 e s.m.i.

Per l’esecuzione di lavori in zona sismica (costruzioni, riparazioni e sopraelevazioni) non è sufficiente il solo titolo abilitativo edilizio, ma è indispensabile la preventiva denuncia dei lavori per ottenere l’autorizzazione sismica, come previsto dagli articoli 93 e 94 del dpr 380/2001, che recita:

1. Fermo restando l’obbligo del titolo abilitativo all’intervento edilizio, nelle località sismiche, ad eccezione di quelle a bassa sismicità all’uopo indicate nei decreti di cui all’articolo 83, non si possono iniziare lavori senza preventiva autorizzazione scritta del competente ufficio tecnico della regione.
2. L’autorizzazione è rilasciata entro sessanta giorni dalla richiesta e viene comunicata al comune, subito do-po il rilascio, per i provvedimenti di sua competenza.
[…]

Autorizzazione sismica e deposito sismico in Campania

Ricordiamo che, relativamente alla regione Campania:

  • la denuncia dei lavori (consistente nell’istanza, nel progetto e relativi allegati) deve essere presentata prima dell’inizio dei lavori al competente settore provinciale del Genio Civile e deve riguardare lavori che interessano le strutture di un singolo organismo strutturale, al fine di ottenere un provvedimento di autorizzazione sismica ovvero di deposito sismico
  • il progetto dei lavori, da redigersi nel rispetto delle norme vigenti e degli atti emanati dal dirigente preposto al coordinamento dei settori provinciali del Genio Civile, deve contenere:
    • progetto architettonico conforme a quello allegato al titolo abilitativo o al provvedimento di autorizzazione
    • progetto strutturale in ottemperanza alle norme vigenti
  • gli allegati all’istanza devono contenere:
    • asseverazioni dei vari progettisti e del geologo secondo i moduli predisposti
    • dichiarazioni del committente, del costruttore e dei tecnici, conformi alla modulistica approvata
    • copia conforme del titolo abilitativo ovvero del provvedimento di approvazione del progetto
    • ricevuta attestante il pagamento del contributo

Distinzione tra deposito ed autorizzazione

Il deposito sismico va effettuato per i lavori di cui all’articolo 1 della legge regionale n. 9/1983, da effettuarsi nelle zone a bassa sismicità (zone 3), individuate con deliberazione di Giunta regionale n. 5442.

L’autorizzazione sismica è obbligatoria per i lavori di cui all’articolo 1 della legge regionale n.9/1983, da effettuarsi nelle zone ad alta sismicità (zona 1) e media sismicità (zona 2) individuate con Deliberazione di Giunta Regionale n. 5442 del 7 novembre 2002, nonché nelle zone a bassa sismicità per i seguenti casi:

  • edifici di interesse strategico e opere di interesse regionale o statale la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile
  • edifici e opere infrastrutturali, di interesse statale e regionale, che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un loro eventuale collasso
  • lavori che interessano abitati dichiarati da consolidare ai sensi della legge 9 luglio 1908, n. 445 (legge concernente provvedimenti a favore della Basilicata e della Calabria)
  • sopraelevazioni di edifici, nel rispetto dell’articolo 90, comma 1, del dpr 380/2001
  • lavori che hanno avuto inizio in violazione dell’articolo 2 della legge Regionale n. 9/1983Nuovi modelli

Nuova modulistica Genio Civile Campania

In allegato sono disponibili i nuovi modelli, aggiornati alle NTC 2018, per la denuncia dei lavori per autorizzazione sismica e deposito sismico nella regione Campania:

  • MOD. A10 – Aut – Asseverazione del collaudatore per esito controllo preventivo lavori minori – autorizzazione
  • MOD. D – Dep – Denuncia di lavori per deposito sismico
  • MOD. D – Aut – Denuncia di lavori per autorizzazione sismica
  • MOD. A10 – Aut – Bis – Asseverazione del DL per esito controllo preventivo lavori minori – autorizzazione
  • MOD. A10 – Dep – Asseverazione del collaudatore per esito controllo preventivo lavori minori – deposito
  • MOD. A10 – Dep – Bis – Asseverazione del DL per esito controllo preventivo lavori minori-deposito

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Condono edilizio o demolizione, cosa succede se non si paga in tempo la multa?

No al condono edilizio, ok alla demolizione delle opere abusive se non si pagano in tempo le rate dell’oblazione e degli oneri concessori. Il CdS chiarisce che i termini di pagamento sono tassativi

Se non si pagano in tempo le rate dell’oblazione e degli oneri concessori relativi alla domanda di condono edilizio, scatta l’ordine di demolizione.

A chiarirlo è il Consiglio di Stato nella recente sentenza 1514/2018.

I fatti

Al fine di sanare la realizzazione di un’opera abusiva (2 abitazioni al primo piano, realizzate come sopraelevazione di un preesistente immobile), i proprietari presentano nel 2004 un’istanza di condono ai sensi dell’art. 32 del dl 269/2003, convertito nella legge 326/2003 (secondo condono edilizio).

Nel 2010 il Comune respinge l’istanza di condono contestando il mancato pagamento dell’esatta cifra relativa alla prima rata dell’oblazione e degli oneri concessori, nonché il mancato pagamento della seconda e della terza rata.

In mancanza della sanatoria, l’amministrazione ritiene abusive le opere realizzate e nel 2011 emette l’ordinanza di demolizione, come “atto dovuto”.

I proprietari impugnano il diniego di sanatoria e la relativa ingiunzione a demolire, ricorrendo al Tar.

Tar Napoli

Esaminato il caso, i giudici di primo grado ritengono che il ritardato pagamento della seconda e della terza rata di oblazione comporti di per sé il diniego del condono e, a seguire, l’ordine di demolizione delle opere abusive.

Infatti, i termini tassativi previsti dalla legge 326/2003 (secondo condono edilizio) per il pagamento di oblazione e oneri concessori sono:

  • 10 dicembre 2004 per la prima rata
  • 31 maggio 2005 per la seconda
  • 30 settembre 2005 per la terza

I proprietari propongono ricorso al Consiglio di Stato.

La decisione del CdS

Il Consiglio di Stato ritiene che il punto fondamentale della questione sia il mancato pagamento della sanzione nei termini previsti dalla legge, da cui scaturisce il legittimo ordine di demolizione da parte dell’amministrazione comunale.

La legge sul condono ha introdotto, infatti, una deroga alle norme che disciplinano l’assetto del territorio, motivata dalla necessità di reperire risorse finanziarie attraverso le oblazioni richieste per concedere la sanatoria. Questo ha significato solo se, entro un periodo di tempo ben definito, si realizzano tutte le condizioni disposte dalla legge, altrimenti comporterebbe di non ottenere i ricavi finanziari auspicati.

Quindi, ha chiarito il CdS, i termini di pagamento sono tassativi.

Inoltre, secondo un orientamento giurisprudenziale condivisibile:

Il tardivo versamento della seconda e della terza rata della somma dovuta a titolo di oblazione è di per sé solo sufficiente a fondare la legittimità del provvedimento amministrativo di reiezione dell’istanza di condono edilizio (in tal senso, anche C.d.S., sez. VI, 13 febbraio 2013, n. 894).

Pertanto, a fronte del diniego del condono, l’ordinanza di demolizione si configura come provvedimento dovuto (sentenza dell’Adunanza plenaria 17 ottobre 2017, n. 9).

Nel caso in esame, gli appellanti hanno costruito senza titolo una sopraelevazione che comprende due nuove abitazioni. Si tratta di un intervento qualificabile senza dubbio come nuova costruzione e necessita, quindi, della concessione edilizia, ad oggi il permesso di costruire. Pertanto, in mancanza del titolo edilizio, e del diniego della domanda di condono, le opere devono essere considerate abusive e pertanto da demolire.


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Ecco il superlegno, più resistente dell’acciaio

I ricercatori dell’Università del Maryland hanno trovato il modo di rendere il legno 10 volte più resistente del normale. Più forte dell’acciaio e persino del titanio

E’ legno, è naturale e organico, ma si comporta come l’acciaio. Un trattamento chimico-meccanico di alcuni tipi di legno porta al rafforzamento della sua struttura, rendendola più resistente dell’acciaio.

Il nuovo modo di trattare il legno lo rende 11,5 volte più forte del legno naturale e 10 volte più duro.

Il nuovo materiale, che già chiamano superlegno, potrebbe essere un concorrente dell’acciaio o addirittura delle leghe di titanio, grazie alla sua resistenza. È anche paragonabile alla fibra di carbonio, ma è molto meno costoso.

Potrebbe essere il materiale del futuro per costruire case, automobili, strutture e perfino schermi anti proiettile.

Le caratteristiche del superlegno

Il super legno è sia forte che duro, una combinazione che di solito non si trova in natura, è resistente come l’acciaio, ma 6 volte più leggero: richiede 10 volte più energia per la frattura rispetto al legno naturale e può persino essere piegato e modellato all’inizio del processo.

Presenta valori di rigidezza quasi 11 volte maggiori rispetto a quella del legno naturale, 51,6 GPa contro 4,8 GPa.

La compressione assiale ha valori di 5,5 volte maggiori rispetto ad un legno naturale pressato (163,6 MPa contro 29,6 MPa), mentre la compressione perpendicolare è fino a 52,3 volte superiore (203,8 MPa contro 3,9 MPa).

Come si arriva al superlegno?

La lavorazione prevede due passaggi.

Nel primo tavole di diversi tipi di legno, tra cui quello di quercia, sono sottoposte a una bollitura di sette ore in una soluzione di idrossido di sodio (la comune soda caustica NaOH) e di solfito di sodio (Na2SO3).

Si tratta del tipico procedimento che serve per ottenere la polpa del legno per fare la carta e che permette di sciogliere e rimuovere parte della lignina e dell’emicellulosa dal legname.

E’ proprio la lignina il composto più importante in questo passaggio, perché da essa dipende principalmente la rigidezza del materiale. Al termine del primo processo essa viene decrementata di circa il 45,0% rispetto al suo contenuto totale.

Nel secondo processo il legno viene pressato alla temperatura di 100 gradi centigradi per 24 ore.

Le pareti cellulari collassano, aumentano di densità e portano il materiale a compattarsi. In questa fase il legno rimane a lungo sotto pressione e viene lievemente riscaldato, formando forti legami ad idrogeno che rinforzano l’intera struttura.

Il risultato finale è una tavola di legno con uno spessore di un quinto di quella originale, ma con una densità tre volte superiore e, soprattutto, una capacità di resistere ai cedimenti 11,5 volte maggiore rispetto all’originale.

Cavità e nodi, che costituiscono i punti deboli del legno quando sottoposto a sollecitazioni di varia natura, spariscono. Ma non finisce qui.

Il legno trattato acquisisce anche una certa omogeneità microscopica: le fibre di cellulosa, per effetto della combinazione dell’azione di compressione e dell’aumento di temperatura, si compattano a tal punto da formare veri e propri legami chimici. Nello specifico, trattasi di legami di idrogeno anche piuttosto forti e stabili, che fungono da super-collante.

Il processo produttivo viene poi ultimato con una fase di verniciatura finale per preservarne l’integrità nel tempo.

Il fattore scatenante sarebbe da ricercare proprio nella concomitanza di resistenza e resilienza, combinazione rarissima soprattutto per un materiale di origine naturale.

I risultati dei test

La robustezza del materiale ottenuto con il nuovo procedimento è stata testata utilizzando uno speciale cannoncino ad aria compressa, normalmente impiegato per provare la resistenza dei veicoli militari.

Un laminato composto da cinque tavole del nuovo materiale, con uno spessore complessivo di soli tre millimetri, si è dimostrato in grado di fermare un proiettile di metallo del peso di 46 grammi sparato a una velocità di circa 30 metri al secondo (108 chilometri orari). La velocità del proiettile utilizzato è molto inferiore a quella delle pallottole di un’arma, ma è paragonabile a quella di un’auto in movimento, rendendo quindi possibile l’utilizzo del nuovo materiale anche nei veicoli a motore, considerando inoltre lo spessore assai sottile del laminato utilizzato durante le prove.

I ricercatori hanno anche testato la resistenza all’umidità del nuovo materiale, ricavando risultati interessanti.

Il super legno è stato sottoposto ad ambienti estremamente umidi per più di 5 giorni e si è deformato appena del 10%.

Rivestendo inoltre il materiale con una vernice contro l’umidità, i ricercatori hanno ottenuto campioni che non si deformano dopo lunghe esposizioni in ambienti umidi.

Le applicazioni in edilizia

L’elevata resistenza insieme al peso ridotto aprono le porte ad un uso massiccio di questo materiale in edilizia, supportato da un processo di lavorazione poco complesso, poco costoso e che richiede solamente diverse ore di lavoro.

Tipologie di legni teneri come il pino o la balsa, che crescono velocemente e sono più rispettosi dell’ambiente, potrebbero sostituire i legni più lenti ma più densi come il teak, spesso utilizzato in ambito strutturale.

Inoltre non dimentichiamo i possibili risvolti sismici: la rinnovata rigidezza insieme alla maggior leggerezza rende il super legno più resistente alle sollecitazioni alla base.


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Chiusura di un porticato, è necessario il permesso di costruire?

Il Tar Campania ha chiarito che un porticato terrazzato, chiuso su due lati e che ospiti arredi fissi, di fatto ampia superfici e volumi preesistenti: per la sua realizzazione è necessario il permesso di costruire

Un nuovo chiarimento arriva dal Tar Campania, sentenza n. 386 del 13 marzo 2018, in cui i giudici amministrativi campani sono stati chiamati a decidere sul ricorso di un privato contro l’ingiunzione di ripristino emessa dal comune verso una pretesa abusività di un porticato e più in generale di alcune strutture, in un fabbricato di sua proprietà.

Il caso

La vicenda ha inizio a seguito di alcuni lavori posti in essere da un privato su un proprio fabbricato con antistante corte aperta, nella quale erano presenti piccoli manufatti di pertinenza, realizzati in funzione delle attività agricole che erano praticate in passato.

Lo stabile, risalente ad epoca remota, si trova in una zona rurale esterna al centro edificato e da almeno cinquant’anni si presentava nella identica consistenza attuale.

Gli interventi, contestati dal comune, sono consistiti nella realizzazione di:

  • una finestra in alluminio e vetro, nell’area porticato all’ingresso
  • una tettoia a falda, a copertura di una parte della corte scoperta
  • una piccola tettoia, con sottostante veranda in alluminio, di circa 2 mq., sul balcone al primo piano

Il comune, a seguito di sopralluogo, ordinava la demolizione di alcune opere e il ripristino dello stato dei luoghi, ex art. 33 dpr 380/2001.

Nel ricorrere alla giustizia amministrativa di primo grado il privato segnalava che questi interventi (ritenuti “modestissimi“) risalivano ad epoca anteriore al 1967 e che, negli ultimi decenni, erano stati realizzati unicamente “meri interventi manutentivi e di risanamento, nell’intento di riattare alcune parti fatiscenti e degradate dell’edificio”.

La sentenza

La decisione dei giudici è di parziale accoglimento del ricorso.

Il ricorso viene accolto, e l’ordinanza di demolizione viene annullata, per la parte relativa alle tettoie al piano terra e al piano primo dell’edificio mentre viene respinto, e dunque è accolta l’ordinanza di demolizione, per la restante parte (chiusura del porticato al piano terra e veranda chiusa al piano primo).

Il Tar Salerno respinge in parte il ricorso, precisando che un porticato terrazzato chiuso lateralmente su due lati e destinato a ospitare arredi fissi configura un organismo edilizio avente natura e consistenza tali da ampliare in superficie o volume l’edificio preesistente e, pertanto, per la sua realizzazione è necessario ottenere un permesso di costruire.

I giudici fondano la loro decisione sugli articoli 10 e 33 del Testo unico edilizia

art. 10 primo comma

Costituiscono interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio e sono subordinati a permesso di costruire:

  1. gli interventi di nuova costruzione;
  2. gli interventi di ristrutturazione urbanistica;
  3. gli interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti, ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d’uso nonché gli interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni.

art. 33 primo comma

Gli interventi e le opere di ristrutturazione edilizia di cui all’articolo 10, comma 1, eseguiti in assenza di permesso o in totale difformità da esso, sono rimossi ovvero demoliti e gli edifici sono resi conformi alle prescrizioni degli strumenti urbanistico – edilizi entro il congruo termine stabilito dal dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale con propria ordinanza, decorso il quale l’ordinanza stessa è eseguita a cura del comune e a spese dei responsabili dell’abuso”.

Nella considerazione degli interventi compiuti, oggetto di esame:

  1. all’ingresso dell’area di pertinenza del piccolo fabbricato è stata chiusa, con una finestra in alluminio e vetro, delle dimensioni di circa mt. 4,10 per h. mt. 1,55, un’area porticato
  2. l’area scoperta di proprietà, prospiciente il fabbricato, è stata parzialmente coperta a protezione dalle intemperie, con una tettoia in alluminio e materiali plastici. La tettoia, costituita da una falda con altezza di circa mt. 2,60 a mt. 3,10, presenta le dimensioni di circa mt. 4,55 X mt. 3,00. Una piccola parte della tettoia, delle dimensioni di circa mt. 1,45 X mt. 2,20 risulta installata ad una quota più alta di circa mt. 1,20
  3. sul balcone al primo piano del fabbricato è stata installata una tettoia delle dimensioni di circa mt. 2,50 per mt. 2,00 ed al di sotto della stessa risulta installata una veranda in alluminio delle dimensioni di circa mt. 2,15 per mt. 1,20. La tettoia è installata ad un’altezza variabile da circa mt. 2,60 a mt. 2,80”.

i giudici hanno ritenuto che l’incremento volumetrico in questione possa escludersi, limitatamente alle tettoie (punto 2 e punto 3), mentre la chiusura dell’area porticato (punto 1), avendo determinato la creazione d’una superficie chiusa su tre lati, e a maggior ragione la veranda, interamente chiusa (punto 3) sono idonee a determinare un mutamento del prospetto e un incremento volumetrico dell’edificio.


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iPad economico e Schoolwork, Apple punta sulla scuola

Presentato nella Lane Tech High School di Chicago il programma didattico di Apple: un nuovo iPad 9,7” da 359 euro e unʼapp pensati per gli studenti e gli insegnanti

Dopo aver rivoluzionato il mondo della telefonia e della musica ed aver cambiato il mondo del lavoro Apple ha deciso di trasformare anche il mondo dell’insegnamento: in un evento organizzato alla Lane Tech High School di Chicago, una delle scuole pubbliche più grandi degli Stati Uniti, ha presentato la propria idea di didattica.

Una nuova idea che prescinde da libri, penne e quaderni: tutto quello che può servire agli studenti e agli insegnanti è presente all’interno dell’iPad.

La classe virtuale

Non si tratta del classico tablet, ma di un nuovo modello pensato esclusivamente per la scuola: un iPad in una versione low cost, pensato per insegnanti e studenti, e supportato dalla ‘apple pencil e dalla appSchoolwork‘ che aiuterà i professori a creare compiti e ad analizzare i progressi degli studenti.

Oltre questo, gli studenti potranno usufruire anche del programma ‘Everyone Can Code‘ che promuove lo studio della programmazione all’interno delle strutture scolastiche.

Everyone Can Code, chiunque può farlo: ed in effetti lo scopo è quello di imparare il coding a scuola, che vuol dire arrivare all’università con il know how per un mondo che va avanti ad app, sviluppando automazione e robotica. Studiare le basi del coding aiuta i bambini a sviluppare il ragionamento logico e a sviluppare un senso critico che potrà essere molto utile una volta iniziato il liceo o l’Università.

State formando le nuove generazioni di inventori e leader: noi siamo qui per ispirarvi” sono le parole con cui Tim Cook, CEO di Apple, ha concluso l’evento.

Le caratteristiche del nuovo iPad da 9,7 pollici

Il nuovo iPad da 9,7 pollici promette veramente di essere un dispositivo che non può mancare nello zaino di uno studente.

Integra il potente chipset A10 Fusion e ha un Retina Display con risoluzione 2048×1536 pixel; il Touch ID permette di proteggere i dati personali con la propria impronta digitale; inoltre monta una fotocamera posteriore da 8 Megapixel e una anteriore dedicata a FaceTime.

L’iPad supporta anche ARKit, il sistema per le applicazioni a realtà aumentata sviluppato da Apple.

Inoltre, grazie alla presenza di iOS 11, gli utenti potranno sfruttare il dock e accedere velocemente alle app più utilizzate.

La novità più interessante è senza dubbio il supporto ad Apple Pencil, la penna con la quale è possibile interagire con l’iPad e utilizzarlo come se fosse un quaderno o un libro.

Per la prima volta l’Apple Pencil viene estesa anche a un modello low-cost come il nuovo iPad da 9,7 pollici. Con essa per i ragazzi sarà più semplice prendere appunti o tracciare dei disegni in applicazioni come Notability, Pages, Numbers, Keynote e Microsoft Office.

I costi del nuovo iPad

La versione 32GB con Wi-Fi ha un costo di 359 euro, mentre il modello con il carrellino per la SIM costa 489 euro. La versione da 128GB con il Wi-Fi ha un prezzo di 449 euro, mentre per avere anche la scheda SIM il prezzo sale a 579 euro.

L’Apple Pencil ha un costo di 99 euro, ma durante la presentazione è stata mostrata anche una penna sviluppata da Logitech che costerà 49 euro e sarà lanciata nei prossimi mesi.

Per le scuole, l’iPad 2018 e l’Apple Pencil potranno essere acquistati con uno sconto.

Le app

Un iPad dedicato alla scuola senza applicazioni ad hoc sarebbe stato inutile. E infatti Apple ha presentato il programma ‘Creatività per tutti’ e l’applicazione ‘Schoolwork’, due strumenti che si riveleranno molti utili per studenti e insegnati.

Con il programma didattico “Creatività per tutti” si possono integrare in maniera facile e divertente argomenti come disegno, musica, regia e fotografia nei piani scolastici di qualsiasi materia.

Questo programma è pensato per sfruttare l’enorme potenzialità del nuovo iPad 9,7” e le funzionalità dell’Apple Pencil a scuola: gli studenti potranno utilizzare applicazioni come Pages, Numbers, Clips, iMovie per creare contenuti interattivi e che rendono molto più divertente la didattica.

E lo stesso potranno fare gli insegnanti, che sfruttando queste applicazioni condividono con i propri studenti un nuovo modo di insegnare.

Schoolwork, invece, è l’applicazione che servirà agli insegnanti per avere una panoramica sulle prestazioni scolastiche complessive di ciascun ragazzo e verificare le attività svolte e i miglioramenti raggiunti.

Utilizzando Schoolwork insieme a Classroom (altra applicazione di Apple per la scuola) gli insegnanti hanno a disposizione due strumenti molto potenti per rendere veramente coinvolgenti le loro lezioni.

Schoolwork aiuta gli insegnanti a creare compiti su misura per i propri studenti, ad analizzare i progressi fatti e a preparare le lezioni utilizzando contenuti interattivi. L’applicazione supporta qualsiasi formato e permette di inviare i compiti ai propri studenti condividendo semplicemente un link o inviando un file PDF.

Classroom, invece, è un’applicazione per gestire da remoto gli iPad dei propri studenti e guidarli durante le lezioni. Con Classroom i professori potranno aprire sui dispositivi degli alunni applicazioni, libri e pagine web e far condividere a più studenti lo stesso iPad.

Infine, Apple fa un regalo a studenti e insegnanti aumentando lo spazio disponibile gratuitamente su iCloud. Invece dei classici 5GB, professori e alunni avranno 200 GB dove poter caricare i propri compiti e gli appunti presi durante le lezioni.


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Tutela paesaggistica: la nozione di volume utile ai fini urbanistici e paesistici

Tar Campania: la nozione di superficie e volume utile è diversa ai fini urbanistici e ai fini paesistici, pertanto un volume utile ai fini urbanistici potrebbe non avere alcun impatto sul paesaggio

Questa importante precisazione è stata resa nella sentenza n. 712 del 1° febbraio 2018 , con cui il Tar ha deciso in merito ad un ricorso presentato contro il MiBACT per l’annullamento di un provvedimento in cui veniva espresso parere negativo sull’istanza di accertamento di compatibilità paesaggistica.

I giudici amministrativi hanno spiegato che, mentre nelle valutazioni di natura urbanistica il volume utile misura la consistenza dei diritti edificatori , nei giudizi paesistici è utile solo il volume percepibile come ingombro alla visuale.

Pertanto:

  • un volume irrilevante ai fini urbanistici potrebbe creare un ingombro intollerabile per il paesaggio, e in questo caso sarebbe senz’altro classificabile come utile in base ai parametri estetici attraverso cui viene data protezione al vincolo paesistico
  • reciprocamente, un volume utile ai fini urbanistici potrebbe non avere alcun impatto sul paesaggio, e dunque, in assenza di danno per l’ambiente, non potrebbe costituire un presupposto ragionevole per l’applicazione di una misura ripristinatoria.

Il caso

Una società in una provincia campana aveva presentato istanza di accertamento di conformità paesaggistica e variante suppletiva in corso d’opera ad un permesso di costruire ottenuto per la rimozione e la bonifica della copertura di eternit di un immobile e per il rifacimento della stessa copertura con struttura in legno lamellare ed installazione di un impianto fotovoltaico integrato ad innovazione tecnologica.

Nell’ambito di questi lavori sono state realizzate alcune modifiche; in particolare sono state posizionate le falde di copertura a quota maggiore rispetto a quanto previsto e sono state realizzate alcune opere interne (tramezzature ed impianti) al primo piano per trasformare il magazzino in abitazione.

Per questi motivi la società richiedeva una variante suppletiva in corso d’opera, anche ai fini del mutamento della destinazione d’uso, e l’accertamento di conformità urbanistica e di compatibilità paesaggistica.

Il parere della Soprintendenza

La Soprintendenza Archeologica belle arti e paesaggio esprimeva parere negativo sull’istanza di accertamento di compatibilità paesaggistica in quanto

le difformità oggetto di accertamento di conformità paesaggistica consistono sostanzialmente nella realizzazione della copertura dell’immobile identificato in oggetto ad una quota d’imposta superiore a quella autorizzata; considerato che tale difformità si configura come incremento di volume utile e ha determinato una quota di imposta delle falde di copertura pari a ml 8,35 sul fronte nord e ml 8,00 sul prospetto sud in completa difformità alle Norme Tecniche di Attuazione del P.T.P. vigente che all’art. 18 prevedono per edifici ubicati nelle aree agricole un’altezza massima pari a ml 7,50.

Verso tale parere la società ricorreva alla giustizia amministrativa.

La sentenza

I giudici rigettano il ricorso. Per il Tar il provvedimento della Soprintendenza ha indicato che gli interventi per i quali è stato chiesto l’accertamento di conformità hanno comportato un aumento di volumetria.

L’art. 167 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs. n.42/2004) prevede che possa essere effettuato l’accertamento postumo della compatibilità paesaggistica solo nei seguenti tassativi casi:

  1. per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati
  2. per l’impiego di materiali in difformità dall’autorizzazione paesaggistica
  3. per i lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria (art. 3  dpr 380/2001, T.U. Edilizia).

L’intervenuto incontestato aumento di volumetria in seguito all’innalzamento della copertura non consentiva, pertanto, il rilascio di un provvedimento positivo.


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Chi è il responsabile protezione dati (RPD) e quali sono i nuovi obblighi?

Entro il 25 maggio 2018 va nominato il responsabile protezione dati, eccezion fatta per i liberi professionisti; ecco chi è, i requisiti e i compiti. Nuove FAQ del Garante per la Privacy

Il Regolamento generale per la protezione dei dati (n. 2016/679) è la normativa di riferimento in materia di protezione dei dati. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale europea il 4 maggio 2016, il Regolamento diventa applicabile dal 25 maggio 2018, al fine di consentire la tutela alla protezione dei dati personali inteso come diritto fondamentale delle persone fisiche.

In base a quanto stabilito dal Regolamento, tutti gli enti pubblici e numerosi soggetti privati devono, quindi, provvedere ala nomina del responsabile protezione dati (RPD) entro il 25 maggio 2018.

Tuttavia, i liberi professionisti e le imprese individuali sono esonerati da tale nomina; il chiarimento arriva direttamente dal Garante per la protezione dei dati personali nelle nuove FAQ sul responsabile protezione dati in ambito privato.

Responsabile protezione dati (RPD)

Il responsabile protezione dati (RPD), figura introdotta dal nuovo Regolamento, è un consulente esperto e qualificato che affianca il titolare nella gestione delle questioni connesse al trattamento dei dati personali e lo aiuta a rispettare la normativa vigente.

Tale figura, introdotta per la prima volta nel nostro ordinamento dal Regolamento, ma già diffuso in altri Stati membri, ha un ruolo da tenere ben distinto da quello del responsabile del trattamento, che affianca per compiti e responsabilità il titolare stesso.

La nomina

Come stabilito dal Regolamento, il RPD deve essere nominato obbligatoriamente dal titolare del trattamento o dal responsabile del trattamento in una serie definita di ipotesi.

Il ruolo di RPD può essere affidato ad uno dei dipendenti dell’azienda ma può anche essere esterno, affidato a un fornitore di servizi (libero professionista o azienda) tramite apposito contratto, nel qual caso dovrà essere nominato anche responsabile del trattamento. Può essere una persona fisica o un’organizzazione, e può essere nominato per un gruppo di imprese al fine di ridurre i costi.

I requisiti

Per poter essere nominato, il RPD deve essere in possesso di alcuni requisiti, in particolare:

  • deve avere un‘idonea competenza e conoscenza della normativa e della prassi in materia di gestione dei dati personali, anche con riferimento alle misure tecniche e organizzative necessarie per garantire la sicurezza dei dati personali (non è necessario che sia in possesso di attestazioni formali, né che sia iscritto in un apposito albo professionale, ma la frequentazione di un corso di perfezionamento o di un master può essere uno strumento adeguato per dimostrare il raggiungimento di un livello adeguato di conoscenza)
  • deve essere una figura autonoma e indipendente e deve svolgere le sue funzioni in assenza di conflitto di interesse (tale ruolo non potrà quindi essere svolto da soggetti che si trovano ai vertici di un’azienda e che possono gestire o influenzare le soluzioni e le scelte concretamente adottate in tema di trattamento di dati personali)

I compiti

Il responsabile deve controllare il rispetto del regolamento, informare e sensibilizzare i dipendenti sugli obblighi in materia di riservatezza, valutare l’impatto delle attività svolte dall’azienda o dalla Pubblica Amministrazione per cui lavora sul sistema interno di tutela delle informazioni personali.

Fanno parte di questi compiti di controllo svolti dal RPD:

  • la raccolta di informazioni per individuare i trattamenti svolti
  • l’analisi e la verifica della conformità dei trattamenti
  • l’attività di informazione, consulenza e indirizzo nei confronti di titolare o responsabile

FAQ RPD in ambito privato

Nelle nuove FAQ del Garante, sul ruolo del responsabile protezione dati in ambito privato, vengono chiariti quali sono i soggetti obbligati e quelli esentati alla nomina del RPD.

Soggetti obbligati alla nomina del RPD

Di fatto, sono obbligati alla nomina: istituti di credito; imprese assicurative; sistemi di informazione creditizia; società finanziarie; società di informazioni commerciali; società di revisione contabile; società di recupero crediti; istituti di vigilanza; partiti e movimenti politici; sindacati; caf e patronati; società operanti nel settore delle “utilities” (telecomunicazioni, distribuzione di energia elettrica o gas); imprese di somministrazione di lavoro e ricerca del personale; società operanti nel settore della cura della salute, della prevenzione/diagnostica sanitaria quali ospedali privati, terme, laboratori di analisi mediche e centri di riabilitazione; società di call center; società che forniscono servizi informatici; società che erogano servizi televisivi a pagamento (FAQ n. 3).

Soggetti esentati dalla nomina del RPD

La designazione del responsabile del trattamento non è obbligatoria in relazione a trattamenti effettuati da:

  • liberi professionisti operanti in forma individuale
  • agenti, rappresentanti e mediatori operanti non su larga scala
  • imprese individuali o familiari
  • piccole e medie imprese, con riferimento ai trattamenti dei dati personali connessi alla gestione corrente dei rapporti con fornitori e dipendenti

La nomina anche in questi casi viene, però, raccomandata, per dimostrare di essersi responsabilizzati (FAQ n. 4).

A titolo esaustivo ecco l’elenco completo delle domande:

1. Chi è il responsabile della protezione dei dati personali (RPD) e quali sono i suoi compiti?

2. Quali requisiti deve possedere il responsabile della protezione dei dati personali?

3. Chi sono i soggetti privati obbligati alla sua designazione?

4. Chi sono i soggetti per i quali non è obbligatoria la designazione del responsabile della protezione dei dati personali?

5. È possibile nominare un unico responsabile della protezione dei dati personali nell’ambito di un gruppo imprenditoriale?

6. Il responsabile della protezione dei dati personali deve essere un soggetto interno o può essere anche un soggetto esterno? Quali sono le modalità per la sua designazione?

7. Il  ruolo di responsabile della protezione dei dati personali è compatibile con altri incarichi?

8. Il responsabile della protezione dei dati personali è una persona fisica o può essere anche un soggetto diverso?

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Cambiare finestre e mobili spendendo la metà: ecco come fare

Gli interventi di sostituzione degli infissi danno diritto alla detrazione del 50% e al bonus mobili. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate

Nel corso di quest’anno sostituirò gli infissi del mio appartamento. In presenza di questa tipologia di intervento è possibile beneficiare, oltre che della detrazione per recupero edilizio, anche del bonus mobili?

La risposta al quesito posta da un contribuente arriva dall’Agenzia delle Entrate (sulla rivista telematica Fiscoggi): tra gli interventi che beneficiano del bonus mobili rientra anche la sostituzione di infissi esterni con modifica di materiale o tipologia di infisso, intervento che costituisce una manutenzione straordinaria e pertanto dà diritto alla detrazione per recupero edilizio.

Bonus mobili

Il bonus mobili consiste in una detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione.

L’agevolazione è stata prorogata dalla legge di Bilancio 2018 anche per gli acquisti che si effettuano nel 2018, ma può essere richiesta solo da chi realizza un intervento di ristrutturazione edilizia o manutenzione ordinaria iniziato a partire dal 1° gennaio 2017.

A prescindere dall’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione o manutenzione straordinaria, il bonus mobili deve essere calcolato su un importo massimo di 10.000 euro, riferito, complessivamente, alle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici.

La detrazione deve essere ripartita tra gli aventi diritto in 10 quote annuali di pari importo.

Per ottenere l’agevolazione è indispensabile, quindi, realizzare un intervento edilizio e usufruire della relativa detrazione, sia su singole unità immobiliari residenziali sia su parti comuni di edifici, sempre residenziali.

Quando si effettua un intervento sulle parti condominiali (per esempio, guardiole, appartamento del portiere, lavatoi), i condòmini hanno diritto alla detrazione, ciascuno per la propria quota, solo per i beni acquistati e destinati ad arredare queste parti.

Come procedere

I pagamenti devono essere effettuati con una delle seguenti modalità:

  • bonifico ordinario
  • carte di credito
  • carta di debito

Come precisato nella circolare n. 7/2016 dell’Agenzia delle Entrate, se il pagamento è disposto con bonifico bancario o postale, non è necessario utilizzare quello (soggetto a ritenuta) appositamente predisposto da banche e Poste S.p.a. per le spese di ristrutturazione edilizia.

Quando si utilizzano carte credito o carte di debito, la data di pagamento è individuata nel giorno di utilizzo della carta da parte del titolare, evidenziata nella ricevuta telematica di avvenuta transazione e non nel giorno di addebito sul conto corrente del titolare stesso.

Non è consentito effettuare il pagamento mediante assegni bancari, contanti o altri mezzi di pagamento.

Se il pagamento è effettuato con bonifico è opportuno indicare:

  • il codice fiscale del beneficiario della detrazione
  • il numero di partita Iva o il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato

Come visto prima, non è necessario utilizzare il modello predisposto per la ritenuta d’acconto da parte delle banche o poste (ritenuta d’acconto).

I documenti da conservare sono:

  • l’attestazione del pagamento (ricevuta del bonifico, ricevuta di avvenuta transazione, documentazione di addebito sul conto corrente)
  • le fatture di acquisto dei beni, riportanti la natura, la qualità e la quantità dei beni e dei servizi acquisiti

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Pagamenti PA, nuovi chiarimenti della Ragioneria di Stato

Ecco i chiarimenti circa il blocco pagamenti PA alla luce delle modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2018 e relative soluzioni interpretative, dall’ambito soggettivo allo split payment

Con la circolare 13/2018, la Ragioneria Generale dello Stato fornisce importanti chiarimenti circa la disciplina del blocco dei pagamenti PA (Pubbliche Amministrazioni) in presenza di debiti fiscali derivanti da cartelle di pagamento, alla luce delle recenti modifiche apportate dalla legge di Bilancio 2018.

Ai sensi dell’art. 48-bis del dpr 602/1973, le PA e le società a prevalente partecipazione pubblica prima di effettuare, a qualunque titolo, il pagamento di un importo superiore a 5.000 euro (il precedente limite era di 10.000 euro) sono tenute a verificare, anche telematicamente, se il beneficiario è inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento per un ammontare complessivo pari almeno a tale importo.

Nel caso in cui non risultino in regola, le PA non possono procedere al pagamento e devono segnalare la circostanza all’agente della riscossione competente per territorio, per le somme iscritte a ruolo.

La circolare n. 13 del 21 marzo 2018

Modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2018

A partire dal 1° marzo 2018 sono operative le seguenti modifiche introdotte dalla recente legge di Bilancio:

  •  la nuova soglia dei 5.000 euro oltre il quale scatta l’obbligo di verifica e il blocco dei pagamenti da parte degli enti della PA nei confronti dei soggetti che hanno debiti fiscali
  • estensione da 30 a 60 giorni del periodo di sospensione del pagamento, da parte dei soggetti pubblici, degli importi delle somme dovute al beneficiario, risultato inadempiente

Soluzioni interpretative

Il documento contiene, inoltre, le soluzioni interpretative relative ad alcuni profili della disciplina rispetto ai quali sono emersi dubbi e incertezze, ossia:

  • ambito soggettivo
  • split payment
  • pagamento e giudizio di ottemperanza
  • pagamento agli eredi del beneficiario originario
  • mandato con rappresentanza e procura all’incasso
  • inadempienza contributiva
  • fermo amministrativo
  • pagamenti di tributi a favore di società di capitali
  • frazionamento dei pagamenti

In particolare, il documento chiarisce che rientrano nell‘ambito soggettivo della disciplina in esame (prima di effettuare pagamenti di importo superiore alla soglia di 5.000 euro sono tenuti a procedere nei confronti dei beneficiari alla verifica prevista):

  • gli enti pubblici economici
  • le aziende speciali, anche consortili
  • le altre aziende pubbliche
  • le gestioni commissariali (previste da norme statali o regionali in relazione a settori specifici o a situazioni particolari.

Al contrario, non rientrano nel perimetro applicativo le fondazioni e le associazioni di enti pubblici (enti a struttura associativa).

Infine, la circolare, allo scopo di chiarire i rapporti tra amministrazioni pubbliche, enti e società rientranti nell’ambito soggettivo dell’articolo 48-bis, precisa che non sussiste l’obbligo dell’espletamento della verifica nelle ipotesi di pagamenti disposti da tutti questi soggetti tra loro.

Infine, in merito al rapporto tra le disposizioni sul blocco dei pagamenti della PA e il meccanismo dello split payment, la circolare chiarisce che in tutti i casi in cui risultano assoggettate alla scissione dei pagamenti le PA, per l’individuazione della soglia dei 5.000 euro, non dovranno considerare l’Iva, ma dovranno tener conto soltanto di quanto effettivamente spettante in via diretta al proprio fornitore, cioè dell’importo dovuto al netto dell’Iva.


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Inarcassa: novità sul contributo di maternità e paternità

Dal 1° gennaio 2018 nel contributo di maternità (denominato “di maternità/paternità”) è compreso anche quello di paternità. Chiarimenti sull’indennità di paternità

Inarcassa ha comunicato sul proprio sito che a partire dal 2018 il contributo di maternità è denominato “di maternità/paternità” in quanto è compresa la quota per la copertura economica della nuova indennità di paternità.

Il contributo continuerà ad essere versato, insieme ai minimi soggettivo e integrativo, nelle rispettive 2 rate:

  • il 30 giugno di ogni anno
  • il 30 settembre di ogni anno

Inoltre, ricorda Inarcassa, che la prima rata 2018, che ha natura di acconto, è pari alla somma equivalente richiesta nel 2017 (33,50 euro); la seconda, invece, sarà determinata a seguito dell’approvazione da parte dei Ministeri vigilanti.

Il provvedimento è in vigore dal 1° gennaio 2018.

Indennità di paternità

Con il dlgs 80/2015 è stata introdotta la tutela per l’indennità di paternità per i liberi professionisti (Vedi art. BibLus-net).

La modifica regolamentare introduce dal 1° gennaio 2018 l’assegno di paternità in favore dei padri liberi professionisti iscritti ad Inarcassa, erogabile per il periodo in cui la madre non abbia diritto ad analoga indennità. In pratica, l’indennità spetta ai padri iscritti ad Inarcassa per la nascita del figlio o per l’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato (è escluso l’aborto) e copre i 3 mesi successivi all’evento, per il periodo in cui la madre non ne abbia diritto ad analoga indennità (non ci può essere sovrapposizione di trattamenti di tutela) in caso di:

  • morte o grave infermità
  • abbandono del bambino
  • affidamento esclusivo al padre

L’importo dell’indennità è commisurata all’80% del reddito professionale del secondo anno precedente l’evento, rapportato al periodo massimo di tutela di cinque mesi (tre mesi per l’affidamento), o per la parte non goduta dalla madre libero professionista.

L’indennità di paternità è erogata previa domanda, corredata dalla certificazione relativa alle condizioni ivi previste, compilando l’apposito modulo:

  • per il parto: dopo il compimento del sesto mese di gravidanza della madre ed entro il termine perentorio di 180 giorni dalla data del parto
  • per l’adozione o l’affidamento entro il termine perentorio di 180 giorni dalla data di effettivo ingresso del figlio in famiglia
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Pubblicate in Gazzetta le Linee guida Anac n. 4: affidamento dei contratti pubblici sotto soglia

In Gazzetta le Linee guida Anac n. 4: procedure per l’affidamento dei contratti pubblici sotto soglia

Il dlgs 19 aprile 2017, n. 56 ha modificato profondamente alcune disposizioni relative agli affidamenti di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria.

Si è reso, quindi, necessario procedere a un aggiornamento delle Linee guida n. 4 di attuazione del Codice dei contratti pubblici recanti le procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici. Si tratta delle linee guida n. 4 elaborate dall’Anac.

Il documento è stato elaborato dall’Anac ai sensi dell’art. 36, comma 7 del nuovo Codice appalti, come modificato dal correttivo.

Lo scopo è quello di supportare le stazioni appaltanti nelle attività relative agli appalti sottosoglia comunitaria e migliorare la qualità delle procedure, delle indagini di mercato nonché la formazione e gestione degli elenchi degli operatori economici.

Le nuove regole disposizioni entrano in vigore il 7 aprile 2018.

Nella linee guida 4 aggiornate sono state recepite le modifiche imposte dal decreto correttivo.

Valore stimato dell’appalto

Si è ritenuto opportuno inserire un nuovo paragrafo sul valore stimato dell’appalto (par. n. 2), funzionale a richiamare le stazioni appaltanti in ordine alla necessità di determinare correttamente l’entità delle procedure, con particolare riguardo al caso di ripartizione in lotti (par. 2.1), nonché con riguardo alle opere di urbanizzazione a scomputo (par. 2.2).

In riferimento a tali categorie di opere, il richiamo alla necessità di applicare la disciplina di cui all’art. 35 del Codice dei contratti pubblici appare opportuno anche alla luce della procedura EU Pilot n. 7994/2015/GROW, nella quale la Commissione Europea ha sollevato obiezioni sul previgente quadro normativo, nella parte in cui l’art. 16 comma 2 bis del testo unico dell’edilizia (D.P.R. n. 380/2001) non contemplava la necessità di tenere conto, nella realizzazione delle opere di urbanizzazione a scomputo, tanto primaria quanto secondaria, del valore complessivo delle opere in conformità ai criteri indicati dall’art. 35 del Codice dei contratti pubblici, in presunta violazione della direttiva 2014/24/UE (art. 5, par. 8), richiedendo una modifica sul punto e il superamento delle indicazioni fornite dall’Autorità nella deliberazione n. 46/2012.

Il decreto correttivo è intervenuto, come noto, anche su tale aspetto, stabilendo espressamente, all’art. 36, quarto comma del Codice dei contratti pubblici, la necessità di osservare i criteri di cui all’art. 35, comma 9.

Sul punto, il Consiglio di Stato nel parere n.361/2018 ha rilevato che il tenore letterale della disposizione introdotta nella bozza di Linea guida dall’Autorità al par.2.2, secondo periodo (“La previsione contenuta nell’art. 16, comma 2 bis, D.P.R. n. 380/2001 deve essere interpretata con riferimento alla disciplina delle procedure di gara contenuta nel D.Lgs. n. 50/2016, trovando applicazione l’art. 5, paragrafo 8, della Direttiva 2014/24/UE e le norme di cui all’art. 35, D.Lgs. n. 50/2016”) potrebbe ingenerare confusione, atteso che la norma in questione ha un’eccezionale portata derogatoria dei principi generali e, soprattutto, consente di scorporare il relativo valore dal resto delle opere appaltate (non primarie o primarie non funzionali).

Al riguardo, la disposizione in questione (par. 2.2, secondo periodo) è stata riformulata recependone le indicazioni testuali, atte a richiamare l’attenzione sulla necessità di considerare, ai fini del valore dell’appalto il combinato disposto di cui all’art. 5, paragrafo 8 della Direttiva 2014/24/UE e all’art. 35 del Codice (come richiamato dall’art. 36, comma 4, del Codice novellato).

Per il testo completo, si rinvia al documento allegato.


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Bonus verde, cosa è agevolabile e cosa non lo è

Da Assofloro Lombardia le istruzioni d’uso sul bonus verde: chi può usufruirne, quali gli interventi agevolabili e non, come pagare e cosa scrivere in fattura

Al fine di fornire ai contribuenti i chiarimenti necessari alla corretta applicazione del bonus verde, Assofloro Lombardia ha presentato all’Agenzia delle Entrate un’istanza di consulenza giuridica.

In pratica, ha formalmente sottoposto alle Entrate una serie di quesiti accompagnati da una propria soluzione interpretativa, supportata dai professionisti. L’obiettivo è di consentire agli operatori di adeguare il proprio comportamento ed evitare contestazioni di carattere tributario.

Attraverso la risposta dell’Agenzia delle Entrate all’Istanza presentata, vengono fornite indicazioni operative sulle modalità di accesso e di utilizzo della detrazione, che costituiscono punto di riferimento ufficiale.

Indicazioni applicative Assofloro

Bonus verde

Istituito dalla legge di Bilancio 2018 (legge 205/2017), il bonus verde consiste in una detrazione Irpef del 36%, a partire dal 1° gennaio 2018, delle spese sostenute fino al 31 dicembre 2018 circa gli interventi di sistemazione a verde delle aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze e recinzioni, fino ad un limite massimo di 5.000 euro per unità immobiliare.

L’agevolazione è fruibile senza che sia collegata ad una ristrutturazione edilizia e senza alcun titolo abilitativo.

Chi può usufruire dell’agevolazione?

Beneficiari della detrazione sono tutti coloro, sia privati che condomini, che possiedono un unità immobiliare ad uso abitativo (proprietari, nudi proprietari e titolari di altri diritti reali), nonché coloro che detengono l’unità immobiliare abitativa con un titolo idoneo (locazione e comodato).
Sono pertanto esclusi dall’agevolazione gli immobili di nuova costruzione, uffici, negozi, magazzini.

Nel caso di interventi su parti condominiali, la detrazione spetta al singolo condomino nel limite della quota a lui imputabile, a condizione che la stessa sia stata versata al condominio entro i termini per la presentazione della dichiarazione dei redditi.

Che cosa è agevolabile?

Sono agevolabili le spese riguardanti la sistemazione a verde, ex novo o di radicale rinnovamento, di:

  • aree scoperte private di edifici esistenti
  • unità immobiliari
  • pertinenze o recinzioni
  • impianti di irrigazione e realizzazione di pozzi
  • realizzazione di coperture a verde e giardini pensili
  • sistemazione di giardini di interesse storico

Sono, inoltre, agevolabili anche le spese di progettazione e manutenzione relative  all’esecuzione dei precedenti interventi.

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che gli interventi devono essere di natura straordinaria, con la conseguenza che sono agevolabili le opere che s’inseriscono in un intervento relativo all’intero giardino o area interessata, consistente nella sistemazione a verde ex novo o nel rinnovamento dell’esistente, quindi anche la fornitura di piante e arbusti, anche in vasi mobili (se detta collocazione rientra in un intervento più ampio di sistemazione a verde di immobile residenziale).

Che cosa non è agevolabile?

Sono esclusi dalla detrazione:

  • le spese per la manutenzione ordinaria annuale (esempio, potatura
    siepe, rasatura prato, etc) di giardini preesistenti (sia privati che
    condominiali)
  • i lavori eseguiti in economia e il semplice acquisto di
    vasi per il balcone

Interventi che rientrano nell’agevolazione

  • sistemazione del verde (giardini, giardini pensili, terrazzi e balconi (anche condominiali)
  • installazione o rifacimento di impianti di irrigazione e realizzazione pozzi
  • recupero del verde di giardini di interesse storico
  • fornitura di piante e arbusti e loro messa a dimora
  • riqualificazione di prati (con esclusione di quelli utilizzati per uso sportivo con fini di lucro)
  • spese di progettazione
  • lavori e interventi per la trasformazione di un’area incolta in aiuole e giardini

Quali sono gli importi in gioco

  • spese sostenute dal 41° gennaio 2018 al 31 dicembre 2018 (vale la data del bonifico o il pagamento entro il 31/12/2018)
  • detrazione Irpef pari al 36%
  • limite massimo agevolabile 5.000 euro (compreso Iva)
  • ripartizione della detrazione in 10 quote annuali costanti e di pari importo
  • cumulabile su più immobili (bonus cumulabile per interventi su diversi immobili di proprietà; il bonus può spettare anche più volte con distinti limiti di spesa)

Cosa indicare in fattura

Inserire nella fattura la seguente dicitura:

In ottemperanza alla Legge 205 del 2017 art.1 comma 12-15
Per la fruizione della detraibilità del 36%

Come procedere con i pagamenti

Per fruire del bonus è necessario eseguire i pagamenti con strumenti idonei a consentire la tracciabilità, come ad esempio:

  • bonifico ordinario
  • assegni (bancari e/o postali)
  • bancomat
  • carte di credito

Alcuni chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Nel documento, inoltre, sono riportati alcuni importanti chiarimenti già forniti dall’Agenzia delle Entrate:

  • nel caso di lavori eseguiti presso condomini, qualora rientrino nella detrazione fiscale si applica la ritenuta del 4%. Non si applica la ritenuta dell’8% da parte degli istituti di credito per i prestatori d’opera
  • si rendono applicabili le disposizioni indicate nell’art. 16-bis dpr 917/1986 (TUIR), le quali stabiliscono la riduzione del bonus al 50% per gli interventi realizzati su immobili utilizzati in modo promiscuo
  • nel caso di interventi sia su parti comuni che su parti private (anche dello stesso edificio), il bonus raddoppia, e ne spetta uno (di 5.000 euro) per il lavoro sul giardino privato”e l’altro (per il medesimo importo) con riferimento alla quota di spesa imputabile per gli interventi sul giardino condominiale


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