BibLus-net
Newsletter 546 del 21 dicembre 2017

In questo numero:



Varie e brevi
Emendamenti legge Bilancio 2018: novità per i bonus in edilizia
Opere edili
Regolamento edilizio unico, 8 le Regioni che si sono adeguate
Sicurezza
In arrivo la nuova regola tecnica antincendio per le attività commerciali
Sicurezza
Verifiche impianti elettrici, l’opuscolo Inail
Opere edili
Ecco il “Manuale della Ricostruzione” con tutte le procedure e le norme
Varie e brevi
Arrivano i voucher digitalizzazione per l’acquisto hardware e software
Professioni tecniche
CFP ingegneri: autocertificazione dal 19 dicembre al 31 marzo
Sicurezza
Bando ISI 2017, 249 milioni a fondo perduto per investire in sicurezza
Fisco
Agevolazione prima casa: vale anche per un un nuovo immobile da accorpare ad altri 2?
Fisco
Ravvedimento Imu e Tasi 2017, ecco come rimediare agli errori!
Fisco
Esenzione canone Rai: come inoltrare la comunicazione di non detenzione
Tecnologie
ByronBay Train, dall’Australia il primo treno a energia solare
Sicurezza
Bonus amianto 2017 per gli edifici pubblici
Fisco
Tasso d’interesse legale: dal primo gennaio 2018 sale allo 0,3%
Certificazione energetica
Certificazione generatori a biomasse, pubblicato il nuovo Regolamento
Varie e brevi
Euromobility: il rapporto sulla mobilità sostenibile nelle principali 50 città italiane
Rinnovabili
Incentivi rinnovabili non fotovoltaiche: entro il 31 dicembre l’invio delle domande
---

Emendamenti legge Bilancio 2018: novità per i bonus in edilizia

Approvati alcuni emendamenti legge Bilancio 2018, le novità: ecobonus caldaie, super bonus per interventi combinati nei condomini e bonus demolizioni abusive

Nella seduta del 19 dicembre la commissione Bilancio della Camera ha approvato alcuni emendamenti proposti alla Legge di Bilancio 2018, che interessano in particolare l’edilizia.

Ecobonus caldaie

Nell’ambito delle detrazioni fiscali, non è più prevista un’unica detrazione del 50% per tutti gli interventi di sostituzione delle caldaie.

La detrazione arriverà al 65% nel caso in cui le caldaia prevedano anche l’installazione di sistemi di termoregolazione (le valvole dei termosifoni) evolute.

Si potrà continuare a beneficiare della detrazione del 65% nei 3 casi di sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale con:

  • impianti ibridi costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione di classe A o superiore generatori d’aria calda a condensazione
  • caldaia a condensazione di classe A o superiore abbinata sistemi di termoregolazione evoluti, appartenenti alle classi V, VI oppure VIII della comunicazione della Commissione 2014/C 207/02, cioè per semplificare termostati abbinati a sistemi modulanti (vedi allegato in basso)

La detrazione si conferma al 50% per le caldaie a condensazione di classe energetica A; sono invece esclusi gli incentivi per caldaie in classe energetica inferiore alla A.

Detrazione condomini

Per gli interventi sulle parti comuni dei condomini in zona sismica a rischio che prevedano contemporaneamente una diminuzione del rischio sismico e riqualificazione energetica è previsto un unico super bonus pari a:

  • 80 % se gli interventi determinano il passaggio ad 1 classe di rischio inferiore
  • 85% se il rischio scende di 2 classi di rischio

La detrazione è riferita agli edifici condominiali ricadenti nelle zone sismiche 1, 2 e 3 ed è alternativa alle altre detrazioni previste.

L’agevolazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo; il limite di spesa è di 136.000 euro moltiplicati per il numero delle unità immobiliari di ciascun edificio.

Bonus demolizioni opere abusive

Approvati altri 2 emendamenti in merito alla demolizione opere abusive: uno per istituire la banca dati per il monitoraggio degli abusi edilizi, l’altro per l’istituzione di un fondo per le demolizioni.

Al fondo saranno destinati 10 milioni di euro, 5 milioni per il 2018 e 5 per il 2019 ed assegnate ai Comuni che spesso, dopo aver individuato le opere abusive, non riescono a portare a termine l’abbattimento per mancanza di fondi in cassa.

Istituita, inoltre, la banca dati nazionale sull’abusivismo edilizio, di cui si avvalgono le amministrazioni statali e locali; le amministrazioni che non inseriranno i dati scatterà una sanzione che potrà arrivare a 1.000 euro.

In allegato il ddl legge bilancio 2018 – Testo aggiornato fino alla seduta del 19 dicembre 2017.

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Regolamento edilizio unico, 8 le Regioni che si sono adeguate

Regolamento edilizio unico, salgono a 8 le Regioni adeguate. Dall’Ance il punto della situazione con confronto confronto le modalità di recepimento adottate da ciascuna Regione

Con l’Intesa del 20 ottobre 2016 il Governo, le Regioni e i Comuni hanno adottato lo schema di Regolamento edilizio tipo, previsto dal dpr 380/2001, in base alla modifica introdotta dalla legge 164/2014 (decreto Sblocca Italia).

Il regolamento edilizio tipo è finalizzato ad uniformare gli adempimenti sul territorio per superare l’eccessiva diversificazione dei regolamenti edilizi comunali, attraverso:

  • la semplificazione dell’impianto strutturale dei futuri regolamenti edilizi
  • l’uniformazione a livello nazionale di alcune definizioni dei parametri urbanistici-edilizi (che sono 42)

Il Regolamento approvato è strutturato in 3 parti:

  • Allegato 1, contenente lo schema di regolamento edilizio che descrive la struttura del secondo cui devono essere redatti i Regolamenti edilizi e i criteri a cui dovranno attenersi i Comuni
  • Allegato A, contenente l’elenco delle 42 definizioni uniformi relative ai parametri urbanistici ed edilizi; trattano in pratica tutte quelle comuni, dalla “superficie netta” alla “superficie utile”, dal “soppalco” alla “sagoma” o “l’altezza dell’edificio”
  • Allegato B, contenente la ricognizione della normativa nazionale; si tratta delle 118 norme statali che hanno un impatto sull’edilizia, in merito alle quali i regolamenti dovranno operare un semplice rinvio

Tempistiche di recepimento

In caso di recepimento, il comune era a sua volta obbligato ad adottare il regolamento entro i successivi 180 giorni.

Scaduti i 180 giorni, in assenza di recepimento ufficiale, le definizioni uniformi e le norme sovraordinate (statali e regionali) “trovano diretta applicazione”. Se invece le regioni non si adeguano entro la scadenza (non sono previste sanzioni) il comune può recepire il regolamento ma non è obbligato a farlo.

Il termine per l’adeguamento dei Comuni è il seguente:

  • 21 maggio 2018 (Veneto)
  • 7 dicembre 2017 (Campania, Lazio e Liguria), termini per l’adeguamento comunale scaduti
  •  31 dicembre 2017 (Puglia), il termine precedente era 15 novembre 2017

Le Regioni, nel recepire lo schema di Regolamento possono:

  • integrare e modificare conformemente alla normativa regionale vigente la raccolta delle disposizioni sovraordinate in materia edilizia
  • semplificare l’indice previsto in fondo allo schema di regolamento edilizio tipo, conformemente alla struttura generale uniforme dello schema di regolamento edilizio tipo
  • individuare le definizioni incidenti sulle previsioni dimensionali degli strumenti urbanistici e, ove necessario, in via transitoria, stabilire le indicazioni tecniche di dettaglio ai fini della corretta interpretazione di tali definizioni uniformi in fase di prima applicazione

In caso di mancato recepimento da parte della Regione, i Comuni possono comunque provvedere all’adozione dello schema di regolamento edilizio tipo e relativi allegati.

Decorso il termine entro il quale i Comuni devono adeguare i propri regolamenti, le definizioni uniformi e le disposizioni sovraordinate in materia edilizia trovano diretta applicazione, prevalendo sulle disposizioni comunali con esse incompatibili.

Situazione attuale

Sono 8 le Regioni che ad oggi hanno dato attuazione all’Intesa e recepito il regolamento edilizio unico:

  • Campania (DGR del 23 maggio 2107 n. 287)
  • Emilia Romagna (DGR 922/2017)
  • Lazio (DGR del 19 maggio 2017 n.243)
  • Liguria (DGR del 14 aprile 2017 n. 316)
  • Puglia (DGR dell’aprile 2017, n. 554 – DGR  4 maggio 2017 n. 648 e successivamente la legge 11/2017)
  • Veneto (DGR del 22 novembre 2017, n. 1896)
  • Piemonte (recepito e in attesa di pubblicazione)
  • Marche (recepito e in attesa di pubblicazione)

Dossier Ance

Il recente dossier Ance “Regolamento edilizio tipo”, aggiornato al 7 dicembre 2017, fa il punto della situazione sull’adozione a livello regionale delle nuove regole di recepimento del regolamento edilizio unico.

Nel documento è presente, inoltre, la tabella che mette a confronto le modalità di recepimento adottate da ciascuna Regione.

Ad esempio per la Regione Campania si ha:

  • Individuazione delle definizioni aventi incidenza sulle previsioni dimensionali:
    • nessuna
  • Disciplina transitoria:
    • gli interventi edilizi muniti di titolo edilizio efficace ed i piani urbanistici attuativi approvati alla data di pubblicazione della deliberazione (9 giugno 2017) potranno comunque essere realizzati in conformità al titolo medesimo
    • all’esito dell’adeguamento del regolamento edilizio da parte dei Comuni i procedimenti in itinere a tale data concludono il loro iter secondo la disciplina previgente.
  • Altre integrazioni:
    • integrata la raccolta delle disposizioni incidenti sugli usi e le trasformazioni del territorio e dell’attività edilizia.
  • Termine adeguamento Comuni:
    •  180 giorni
    • 6 dicembre 2017

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

In arrivo la nuova regola tecnica antincendio per le attività commerciali

In consultazione pubblica la bozza di regola tecnica verticale attività commerciali in materia di prevenzione incendi. Entro il 12 gennaio 2018 le osservazioni

Il Comitato Centrale Tecnico Scientifico dei Vigili del Fuoco ha posto in consultazione pubblica la nuova regola tecnica verticale sulle attività commerciali. E’ possibile proporre le proprie osservazioni utilizzando un apposito modello messo a disposizione dal CNI (Consiglio nazionale degli ingegneri).

Regola tecnica verticale attività commerciali

Le regole tecniche verticali (RTV) costituiscono disposizioni molto puntuali di prevenzione incendi applicabili ad una specifica attività al fine di garantire la sicurezza antincendio.

L’attuale norma relativa alla prevenzione incendi per le attività commerciali > 400 m², che sarà poi sostituita, è il decreto del 27 luglio 2010.

La bozza della nuova regola tecnica verticale riguardante le attività commerciali, ove sia prevista la vendita e l’esposizione di beni, con superficie lorda superiore a 400 m² comprensiva di servizi, depositi e spazi comuni coperti, andrà quindi ad integrare la Sezione V – Regole tecniche verticali del Codice di prevenzione incendi (dm 3 agosto 2015).

Lo schema della nuova regola tecnica è il seguente:

  • scopo e campo di  applicazione
  • definizioni
  • classificazioni
  • profili di rischio
  • strategia antincendio
  • altre indicazioni
  • riferimenti

Circolare Cni 160/2017

Il Cni, Consiglio Nazionale degli Ingegneri, ha quindi invitato i propri Ordini (circolare 160/2017) a formulare ed inviare eventuali osservazioni tecniche entro il 12 gennaio 2018.

Modalità di invio

Le osservazioni vanno inviate compilando un apposito file (disponibile sul sito del CNI), precisando l’articolo da modificare, il testo e le motivazioni.

La documentazione dovrà pervenire entro il 12 gennaio 2018 all’indirizzo di posta elettronica: segreteria@cni-online.it

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Verifiche impianti elettrici, l’opuscolo Inail

Dall’Inail l’opuscolo con i diversi tipi di verifiche, le precauzioni da adottare, la frequenza e il rapporto di verifica per impianti elettrici ad uso medico e non solo

Per verifiche impianti elettrici si intende quell’insieme di operazioni che deve accertare la rispondenza dell’impianto alla regola dell’arte, dal punto di vista della sicurezza.

In base a quanto previsto dall’art. 80 del dlgs 81/2008, il datore di lavoro ha l’obbligo di provvedere affinché i lavoratori nei luoghi di lavoro siano protetti dai rischi di natura elettrica che possono derivare da:

  • impianti elettrici
  • attrezzature
  • materiali elettrici

Lo stesso articolo 86 del Testo Unico ritiene necessario verificare lo stato di conservazione e di efficienza di impianti elettrici e impianti di protezione dai fulmini ai fini della sicurezza.

All’Inail è assegnato il compito di verifica a campione della prima installazione degli impianti di messa a terra nei luoghi di lavoro.

In riferimento ai locali medici, si ha che la tutela della salute e della sicurezza dei pazienti si aggiunge a quella dei lavoratori: i pazienti, a causa del loro stato e della presenza di elettrodi all’interno o a contatto con il corpo, sono soggetti a pericoli anche quando si hanno valori dei parametri elettrici che per un essere umano in condizioni normali non rappresentano un pericolo.

Al riguardo, l’Inail ha realizzato la seguente guida: Impianti elettrici nei locali medici: verifiche.

La guida Inail

Il documento ricorda che la verifica di un sistema elettrico collegato alla rete può essere effettuata con riferimento alla norma CEI 64-8/6, che fornisce le prescrizioni per le verifiche di qualsiasi impianto elettrico.

In particolare, per gli impianti elettrici nei locali a uso medico, ulteriori prescrizioni si trovano nella norma CEI 64-8/7-710.

In aggiunta a quanto previsto da tali norme, prescrizioni e considerazioni aggiuntive specifiche per i lavori elettrici possono essere trovate nella norma CEI 11-27.

Tipi di verifiche

Le verifiche, condotte in maniera da accertare la sicurezza dell’impianto, si dividono in verifica:

  • iniziale
  • periodica

La verifica iniziale serve per determinare la conformità dell’impianto allo stato dell’arte in vigore (al fine anche del rilascio della dichiarazione di conformità), per controllare la conformità dell’installazione al progetto e per identificare eventuali difetti dell’impianto.

Le verifiche periodiche, invece, sono volte a determinare la permanenza nel tempo dei requisiti di funzionalità e sicurezza dell’impianto e di tutte le apparecchiature che lo costituiscono. Sono necessarie per:

  • confermare che l’impianto non sia danneggiato o deteriorato
  • individuare eventuali difetti dell’impianto che non sono stati messi in evidenza con le verifiche precedenti

Tuttavia, durante la realizzazione dell’impianto possono essere svolte delle verifiche parziali che hanno lo scopo di ausilio alla prosecuzione dei lavori.

L’esito di qualsiasi tipo di verifica è verbalizzato ed è tenuto a disposizione dell’autorità di vigilanza.

Si ricorda poi che una verifica è articolata in:

  • esame della documentazione, un accertamento svolto sulla documentazione tecnica per valutarne la conformità alle norme e la consistenza rispetto alle assunzioni adottate per i calcoli, che potrebbero essere non veritiere, errate o obsolete, a causa di modifiche della struttura e/o degli impianti e/o del loro uso
  • esame sul campo, comprende due momenti diversi, l’esame a vista e l’esecuzione di misure e/o prove

Precauzioni per la verifica

Il documento riporta alcune precauzioni da prendere durante la verifica al fine di garantire la sicurezza ed evitare danni alle persone, ai beni e ai componenti dell’impianto.

In particolare:

  • le persone che effettuano le verifiche devono avere a disposizione tutta la documentazione riguardante l’impianto (anche per gli impianti non soggetti a obblighi di progettazione dovrebbe essere disponibile almeno l’elenco dei componenti dell’impianto e uno schema dello stesso)
  • quando un impianto elettrico esistente è modificato o a esso è aggiunta una parte, si deve verificare che la modifica o l’aggiunta siano conformi alla regola dell’arte in materia di sicurezza e non compromettano la sicurezza complessiva dell’impianto
  • le verifiche, quando comportano rischio di trovarsi in prossimità o a contatto con parti sotto tensione devono essere eseguite da PES (persona esperta in ambito elettrico) o PAV (persona avvertita in ambito elettrico)
  • se il lavoro non è sotto tensione, da PEC (persona comune ) sotto la supervisione di PES; da PEC sotto la sorveglianza di PES o PAV
  • in dipendenza della situazione di lavoro (misure, prove, ricerca di guasti), si devono adottare le regole previste per i lavori fuori tensione o sotto tensione o in prossimità di parti attive

Frequenza verifiche

Il documento ricorda che, secondo la CEI 64-8/6, la frequenza della verifica periodica di un impianto va determinata considerando i seguenti fattori:

  • il tipo di impianto e componenti
  • il suo uso e funzionamento
  • la frequenza e la qualità della manutenzione
  • le influenze esterne a cui l’impianto è soggetto

In base alla norma, l’intervallo di tempo può essere di alcuni anni (per esempio 5 anni). Eccezion fatta per i seguenti casi per i quali, esistendo un rischio maggiore, sono richiesti intervalli di 2 anni:

  •  posti di lavoro/luoghi con rischio di degrado, incendio, esplosione
  • posti di lavoro/luoghi in cui coesistano impianti di AT e BT
  • luoghi ai quali abbia accesso il pubblico
  • cantieri
  • locali medici

In qualche caso, l’intervallo di tempo è stabilito da prescrizioni di carattere legislativo.

Rapporto di verifica

Al termine, sulla base dell’esito dell’esame della documentazione, dell’esame a vista e dei dati raccolti con le misure e le prove eseguite, si redige il rapporto di verifica.

Il rapporto di verifica deve riportare anche i dati e la firma di chi ha effettuato la verifica.

Infine, il documento si sofferma poi più nel dettaglio nelle modalità dell’esame della documentazione, dell’esame a vista, dell’esecuzione di misure e prove e riporta ulteriori indicazioni sugli elementi specifici della verifica degli impianti di messa a terra.

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Ecco il “Manuale della Ricostruzione” con tutte le procedure e le norme

Sisma centro Italia: il “Manuale della Ricostruzione” con le norme e le procedure da rispettare per la ricostruzione delle abitazioni e delle attività produttive

A cura della Struttura Commissariale del Governo per la Ricostruzione Sisma 2016 è stato pubblicato il “Manuale della Ricostruzione”.

Il vademecum serve a facilitare la compilazione delle richieste per la ricostruzione delle abitazioni o delle attività produttive, secondo le norme e le procedure da rispettare.

Abitazioni

Il contributo per la ricostruzione privata può essere pari a:

  • 100%, nei casi di inagibilità in seguito ai terremoti 2016/2017 del centro Italia di:
    • Abitazione principale (prima casa)
    • Abitazione non principale (seconda casa) dentro o fuori dal cratere, purché all’interno di centri storici o borghi caratteristici
  • 50%, nel caso di inagibilità dell’abitazione non principale (seconda casa) fuori da
    • il cratere
    • i centri storici
    • i borghi caratteristici

Per usufruire del contributo devono essere rispettati i seguenti requisiti oggettivi:

  • Scheda Aedes compilata dalle squadre della Protezione Civile con esito di inagibilità
  • Ordinanza sindacale di inagibilità

Oppure:

  • Scheda Fast con esito di non utilizzabilità
  • Scheda Aedes con esito di inagibilità compilata dal tecnico privato entro il 31 marzo 2018
  •  Ordinanza sindacale di inagibilità

Per avere il contributo bisogna:

  1. dare l’incarico a un professionista
  2. scegliere una banca convenzionata
  3. presentare la domanda di contributo

Attività produttive

Il contributo per edifici ad uso produttivo può essere pari a:

  • 100%, nei casi di:
    • Spese per gli interventi su immobili e per gli interventi di delocalizzazione definitiva
    • Riparazione, ripristino o ricostruzione di immobili ad uso produttivo
    • Delocalizzazione temporanea dell’attività
  • 80%, nei casi di:
    • Spese per il ripristino dei beni strumentali
    • Ripristino e/o riacquisto di beni mobili strumentali
  • 60%, nei casi di:
    • Spese per il ripristino delle scorte
    • Ripristino di scorte
    • Acquisto di materie prime e sussidiarie
    • Ripristino dei semilavorati e prodotti finiti
    • Risanamento del danno economico subito da prodotti in corso di lavorazione o di stoccaggio.

I requisiti soggettivi per l’Impresa sono i seguenti:

  • Attiva
  • Iscritta al registro delle imprese
  • Regolarmente costituita
  • Non sottoposta a procedure di fallimento o di liquidazione
  • In regola con gli obblighi contributivi
  • In regola con gli obblighi normativi
  • Adempiente agli obblighi previsti in presenza di una richiesta di recupero degli aiuti dichiarati dalla Commissione europea illegali o incompatibili

I requisiti oggettivi per l’Impresa sono i seguenti:

  • Scheda Aedes compilata dalle squadre della Protezione Civile con esito di inagibilità
  • Ordinanza sindacale di inagibilità

Oppure

  • Scheda Fast con esito di non utilizzabilità
  • Scheda Aedes con esito di inagibilità compilata dal tecnico privato entro il 31 marzo 2018
  • Ordinanza sindacale di inagibilità

Per ottenere il contributo bisogna:

  1. dare l’incarico a un professionista
  2. scegliere una banca convenzionata
  3. presentare la domanda di contributo

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Arrivano i voucher digitalizzazione per l’acquisto hardware e software

Voucher digitalizzazione PMI: dal 30 gennaio al 9 febbraio 2018 le domande di accesso per l’acquisto di hardware, software e servizi specialistici. Cos’è, cosa finanzia e come funziona

Il Mise (Ministero dello sviluppo economico) ha ricordato che dal 15 gennaio 2018 sarà possibile iniziare la compilazione della domanda per le PMI per la richiesta dei voucher digitalizzazione.

Il loro invio potrà essere effettuato dal 30 gennaio al 9 febbraio 2018 in riferimento all’acquisto di hardware, software e servizi specialistici.

Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della delibera CIPE del 10 luglio 2017, n. 47 è stata completata e ripartita su base regionale la dotazione finanziaria del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020 – voucher per la digitalizzazione delle micro, piccole e medie imprese (articolo 6 del decreto-legge n. 145/2013, convertito dalla legge n. 9/2014).

La somma, 100 milioni di euro, a valere sul Programma operativo nazionale della prossima programmazione 2014-2020, è ripartita tra le Regioni in misura proporzionale al numero delle imprese registrate presso le Camere di commercio operanti nelle singole Regioni.

Lo scopo è quello di promuovere interventi finalizzati alla digitalizzazione dei processi aziendali e all’ammodernamento tecnologico.

Voucher digitalizzazione, cos’è

Si tratta di una misura agevolativa per le micro, piccole e medie imprese tramite la concessione di un contributo, voucher, di importo non superiore a 10.000 euro, a fondo perduto.

Cosa finanzia

Il voucher deve essere utilizzato esclusivamente per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che siano in grado di:

  • migliorare l’efficienza aziendale
  • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro
  • sviluppare soluzioni di e-commerce
  • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT

Le risorse

Le risorse finanziarie disponibili per la concessione del voucher per il sostegno di progetti di digitalizzazione e ammodernamento tecnologico sono pari a 100 milioni di euro.

Ciascuna impresa può beneficiare di un unico voucher di importo non superiore a 10 mila euro, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili.

Modalità di presentazione della domanda

Le modalità e i termini di presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni sono state definite dal decreto direttoriale 24 ottobre 2017.

Le imprese possono presentare le domande dal 30 gennaio 2018 al 9 febbraio 2018, esclusivamente tramite procedura informatica.

Entro 30 giorni dalla chiusura dello sportello il Ministero adotterà un provvedimento cumulativo di prenotazione del voucher, su base regionale, contenente l’indicazione delle imprese e dell’importo dell’agevolazione prenotata.

Tutte le imprese ammissibili alle agevolazioni concorrono al riparto, senza alcuna priorità connessa al momento della presentazione della domanda.

Gli acquisti devono essere effettuati successivamente alla prenotazione del voucher.

Ai fini dell’assegnazione definitiva e dell’erogazione del contributo, l’impresa iscritta nel provvedimento cumulativo di prenotazione deve presentare, entro 30 giorni dalla data di ultimazione delle spese e sempre tramite l’apposita procedura informatica, la richiesta di erogazione, allegando, tra l’altro, i titoli di spesa.

Dopo aver effettuato le verifiche istruttorie previste, il Ministero determina con proprio provvedimento l’importo del voucher da erogare in relazione ai titoli di spesa risultati ammissibili.

In allegato il decreto 24 settembre 2017 contenente il modello di domanda per l’assegnazione e per l’erogazione del voucher e le FAQ riferite alle domande più frequenti circa:

  • soggetti ammissibili
  • spese ammissibili
  • agevolazioni concedibili
  • cumulabilità
  • modalità e termini di presentazione delle domande

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

CFP ingegneri: autocertificazione dal 19 dicembre al 31 marzo

CFP ingegneri: dal 19 dicembre 2017 fino al 31 marzo 2018 è possibile l’autocertificazione di 15 CFP relativi all’aggiornamento per l’attività professionale 2017

Il CNI ha pubblicato la circolare n. 161/2017 con la quale ricorda che da martedì 19 dicembre prossimo fino al 31 marzo 2018 è possibile compilare, esclusivamente attraverso apposito portale, l’autocertificazione per il rilascio dei 15 CFP relativi all’aggiornamento informale legato all’attività professionale svolta nel 2017.

Sempre a partire dalla data del 19 dicembre sarà possibile inoltrare istanza, compilando l’apposito modello sul portale, di riconoscimento CFP Formali per le seguenti attività svolte nel 2017:

  • partecipazione a commissioni o gruppi di lavoro
  • concessione brevetti
  • pubblicazioni ed articoli
  • commissioni esame di stato

Il riconoscimento dei 15 CFP a seguito dell’Istanza sarà verificabile direttamente dai singoli professionisti nella propria pagina personale del portale.

Criteri di riconoscimento CFP informali

È possibile acquisire cfp informali nelle modalità di seguito specificate:

  • articoli su rivista
  • monografie
  • contributo su volume
  • brevetti nell’ambito dell’ingegneria
  • partecipazione qualificata ad organismi, gruppi di lavoro, commissioni tecniche nell’ambito dell’ingegneria
  • partecipazione a commissioni di esami di stato per l’esercizio della professione di ingegnere

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Bando ISI 2017, 249 milioni a fondo perduto per investire in sicurezza

Pubblicato in Gazzetta il bando ISI 2017. Dall’Inail 249 milioni di euro di incentivi a fondo perduto a favore di imprese e aziende agricole che investono in sicurezza

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 20 dicembre 2017 il bando ISI 2017 con cui l’Inail mette a disposizione 249 milioni di euro di incentivi a fondo perduto per le imprese che vogliono investire in sicurezza.

Obiettivo

Le risorse, ripartite su base regionale e assegnate fino a esaurimento secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande, sono finalizzate alla realizzazione di progetti di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Destinatari

Il nuovo bando ISI allarga la platea dei soggetti destinatari degli incentivi:

  • le imprese che intendono realizzare progetti per il miglioramento documentato delle condizioni di salute e di sicurezza dei lavoratori
  • le microimprese e le piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli per l’acquisto di nuovi macchinari ed attrezzature di lavoro caratterizzati da soluzioni innovative per abbattere in misura significativa le emissioni inquinanti, ridurre il livello di rumorosità o del rischio infortunistico o di quello derivante dallo svolgimento di operazioni manuali

Si tratta di imprese, anche individuali, ubicate in ciascun territorio regionale e iscritte alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura.

Progetti ammessi

I progetti ammessi al finanziamento, differenziati in base ai destinatari e alla tipologia, sono:

  • progetti di investimento e per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale (100 milioni di euro)
  • progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale dei carichi (44.406.358 euro)
  • progetti di bonifica da materiali contenenti amianto (60 milioni di euro)
  • progetti per micro e piccole imprese operanti nei settori del legno e della ceramica (10 milioni di euro)
  • progetti per le micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione agricola primaria dei prodotti agricoli (35 milioni di euro, suddivisi in 30 milioni destinati alla generalità delle imprese agricole e in cinque milioni per i giovani agricoltori, organizzati anche in forma societaria)

Nel bando è presente un nuovo asse di finanziamento dedicato alle imprese che operano in agricoltura, per l’acquisto di nuovi macchinari e attrezzature di lavoro caratterizzati da soluzioni innovative per la riduzione delle emissioni inquinanti, del livello di rumorosità o del rischio infortunistico.

Finanziamento

L’importo destinato dall’Inail ai progetti è ripartito sui singoli Avvisi regionali/provinciali pubblicati sul portale Inail.

Il contributo per ogni progetto sarà erogato in conto capitale e varia in base all’asse di finanziamento, sulla base dei parametri e degli importi minimi e massimi finanziabili specificati nel bando.

Modalità presentazione domande

La procedura di presentazione delle domande di accesso agli incentivi avverrà in modalità telematica e sarà  articolata in 3 fasi:

  1. compilazione della domanda nella sezione Servizi online del sito Inail dal 19 aprile 2018 al 31 maggio 2018
  2. inoltro della domanda online nei giorni e orari di apertura dello sportello informatico, click day, che saranno pubblicati sul sito dell’Istituto a partire dal 7 giugno 2018
  3. conferma della domanda online da parte delle imprese collocate in posizione utile per accedere al contributo, tramite l’invio della documentazione indicata nell’avviso pubblico per la specifica tipologia di progetto

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Agevolazione prima casa: vale anche per un un nuovo immobile da accorpare ad altri 2?

Agevolazioni prima casa: le Entrate chiariscono che è possibile usufruire del beneficio in caso di acquisto di nuovo immobile da accorpare ai due già in possesso del richiedente

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato l’interpello del 19 dicembre 2017 con cui risponde ad un quesito di un privato sulla possibilità di beneficiare dell’agevolazione prima casa in caso di acquisto di un nuovo immobile da accorpare a due immobili già n possesso del contribuente.

Quesito

L’istante è in procinto di acquistare un appartamento e fa presente di essere già unico proprietario di due immobili siti nello stesso fabbricato, e, precisamente:

  1. un’abitazione ubicata al secondo piano, acquistata con atto del 17 luglio 1997 usufruendo dell’agevolazione prima casa
  2. un’abitazione ubicata al terzo piano, acquistata con atto del 28 luglio 2015 senza fruire di agevolazioni fiscali

La nuova abitazione è invece ubicata al terzo piano e adiacente ai due appartamenti già posseduti:

  • contigua all’appartamento sito al terzo piano
  • sovrastante l’appartamento ubicato al secondo piano

L’istante vuole procedere all’unificazione, anche catastale, delle tre abitazioni in un’unica unità immobiliare, specificando che il nuovo immobile non sarà riconducibile nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9.

Il quesito posto alle Entrate verte sulla possibilità di richiedere nuovamente le agevolazioni fiscali previste per l’acquisto della prima casa.

In tal merito viene richiama la circolare del 12 agosto 2005, n. 38, che affermava che è possibile fruire nuovamente delle agevolazioni per l’acquisto di un alloggio contiguo a quello preposseduto e già oggetto di acquisto agevolato, a condizione che le due unità vengano fuse in una sola.

Parere dell’Agenzia delle Entrate

Le condizioni per la fruizione dell’agevolazione ‘prima casa’, ad eccezione delle abitazioni di categoria catastale A1, A8 e A9, sono le seguenti:

  1. l’immobile sia ubicato nel territorio del comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro 18 mesi dall’acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui l’acquirente svolge la propria attività
  2. nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari di non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del comune in cui è situato l’immobile da acquistare
  3. nell’atto di acquisto, l’acquirente dichiari di non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con le agevolazioni

Costituiscono, quindi, condizioni ostative alla fruizione dei benefici ‘prima casa’, tra l’altro, la titolarità di altra casa di abitazione nello stesso comune del nuovo acquisto, ovvero acquistata con le agevolazioni, indipendentemente dal luogo in cui essa è posta.

In considerazione, però, dei principi già affermati, le Entrate ritengono che le agevolazioni ‘prima casa’ debbano essere riconosciute anche nel caso rappresentato nella presente istanza di interpello riguardante l’acquisto di un appartamento da accorpare ad altri due appartamenti preposseduti, di cui uno contiguo, sito al terzo piano ed altro sottostante, ubicato al secondo piano.

Di fatto non risulta di ostacolo la circostanza che uno degli immobili preposseduti sia stato acquistato senza fruire delle suddette agevolazioni e che l’immobile non sia contiguo a quello preposseduto acquistato usufruendo del beneficio.

In conclusione, dunque, il contribuente istante può fruire delle agevolazioni prima casa per l’acquisto del nuovo immobile, a condizione che proceda alla fusione delle 3 unità immobiliari e che l’abitazione risultante dalla fusione non rientri nelle categorie A/1, A/8 o A/9.

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Ravvedimento Imu e Tasi 2017, ecco come rimediare agli errori!

Ravvedimento Imu e Tasi 2017, cos’è e come funziona: sanzioni ridotte ed interessi di mora. Ecco un esempio pratico per il calcolo del ravvedimento

È tempo di ravvedimento!

Alla scadenza del termine per il versamento dell’acconto e del saldo di Imu e Tasi, riferite all’anno d’imposta 2017 (rispettivamente il 16 giugno e il 18 dicembre), spesso e proprio in occasione del saldo, il contribuente si accorge di aver omesso il versamento o di aver versato un importo inferiore a quanto dovuto.

In caso di omesso o tardivo pagamento di Imu e Tasi 2017 è possibile regolarizzare spontaneamente la propria posizione ricorrendo al ravvedimento operoso di cui all’art. 13 dlgs 472/1997 e mettersi così in regola con il Fisco.

Il ravvedimento operoso

Ricorrere al ravvedimento significa poter beneficiare dell’applicazione di sanzioni notevolmente ridotte rispetto a quelle piene previste dall’art. 13 dlgs 471/1997.

È possibile, infatti, pagare una sanzione ridotta rispetto a quella altrimenti prevista in caso di accertamento formale o automatizzato, solitamente pari al 30% del tributo + interessi di mora.

Con il ravvedimento, invece, si paga contestualmente tributo omesso + sanzione ridotta + interessi di mora, con percentuale variabile a seconda del numero dei giorni di ritardato versamento, e gli interessati di mora.

Sanzioni per ravvedimento

Il contribuente che non ha versato tutto o in parte l’importo dovuto a titolo di saldo Imu e Tasi entro il 18 dicembre 2017, ha la possibilità di regolarizzare la propria posizione versando, oltre all’importo omesso, le seguenti sanzioni:

  • 0,1% per ogni giorno di ritardo se la regolarizzazione avviene entro i primi 14 giorni
  • 1,5% dal 15° al 30° giorno
  • 1,67% oltre il 30° giorno ma comunque entro il 90° giorno
  • 3,75% oltre il 90° giorno ma comunque entro 1 anno (18 dicembre 2018)

Interessi di mora

In caso di ravvedimento, oltre a dover versare l’importo omesso e la sanzione ridotta, è necessario versare gli interessi al tasso annuo legale per ciascun giorno di ritardo.

Gli interessi di mora per il ravvedimento operoso sono stabiliti, ogni anno, da un apposito decreto del Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze).

Per il 2017 gli interessi di mora in base al tasso ufficiale BCE è dello 0,1%, rendendo così il ravvedimento ancora più vantaggioso.

Gli interessi che il contribuente deve calcolare per avvalersi del ravvedimento sono così determinati:

  • tributo omesso x tasso legale vigente x numero dei giorni di ritardo / 36.500

Ricordiamo che il tasso degli interessi legali per il 2018 passa dall’attuale 0,1% allo 0,3%(dm 13 dicembre 2017).

Pertanto, nel calcolo degli interessi legali per il ravvedimento Imu e Tasi, occorrerà tenere presente 2 diversi tassi di riferimento, ossia:

  • lo 0,1% fino al 31 dicembre 2017
  • lo 0,3% a partire dal 1° gennaio 2018

Scadenze ravvedimento

Il 18 dicembre 2018 è la scadenza per il ravvedimento saldo Imu e Tasi 2017 (scadenza ordinaria 18 dicembre 2017).

Il 30 giugno 2018 è la scadenza per il ravvedimento acconto Imu e Tasi 2017 (scadenza ordinaria 16 giugno 2017).

Esempio di ravvedimento del saldo

Un contribuente non avendo versato il saldo Imu e Tasi entro il 18 dicembre 2017, decide di ricorrere al ravvedimento entro il 30 dicembre 2017 (con 12 giorni di ritardo).

L’importo è di 400 euro per l’Imu e 220 euro per la Tasi.

Calcolo ravvedimento:<

  • sanzione Imu: 400 x (0,1% x 12 giorni) = 400 x 1,2% = 4,80 euro
  • interessi Imu: [(400,00 x 0,1) /36500] x 12 giorni di ritardo = 0,013 euro

Totale ravvedimento Imu: 404,81 euro

  • sanzione Tasi:  220 x (0,1% x 12 giorni) = 400 x 1,2% = 2,64 euro
  • interessi Tasi: [(220,00 x 0,1) / 36500] x 12 giorni di ritardo = 0,007 euro

Totale ravvedimento Tasi: 222,65 euro

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Esenzione canone Rai: come inoltrare la comunicazione di non detenzione

Esenzione canone Rai: i cittadini che non possiedono la tv possono comunicarlo entro il 31 gennaio 2018. Meglio muoversi prima!

I cittadini che non sono in possesso di un apparecchio televisivo possono comunicarlo all’Agenzia delle Entrate fino al 31 gennaio 2018, utilizzando l’apposito modello di dichiarazione sostitutiva di non detenzione.

Dal momento che la prima rata del canone tv per l’anno 2018 scatta già a partire dal mese di gennaio 2018, per evitare il primo addebito, è preferibile presentare la dichiarazione sostitutiva in via telematica entro la fine di dicembre.

Canone Rai, cos’è

Il canone di abbonamento alla televisione è dovuto da chiunque abbia un apparecchio televisivo e si paga una sola volta all’anno e una sola volta a famiglia, a condizione che i familiari abbiano la residenza nella stessa abitazione.

Dal 2016 sono cambiate le regole (V. articolo 1, commi da 152 a 159, della legge n. 208 del 2015):

  • è stata introdotta la presunzione di detenzione dell’apparecchio televisivo nel caso in cui esista un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo in cui una persona ha la propria residenza anagrafica
  • i titolari di utenza elettrica per uso domestico residenziale effettuano il pagamento del canone mediante addebito nella fattura dell’utenza di energia elettrica.

Anche i residenti all’estero devono pagare il canone se detengono un’abitazione in Italia dove è presente un apparecchio televisivo.

Esenzione canone Rai, dichiarazione sostitutiva

I contribuenti titolari di un’utenza di fornitura di energia elettrica per uso domestico residenziale che non detengono più apparecchi televisivi in alcuna dimora possono presentare la dichiarazione sostituiva di non detenzione, compilando e inviando l’apposito modello PDF (Quadro A).

Non è più prevista la disdetta dell’abbonamento richiedendo il suggellamento dell’apparecchio tv.

Termini di presentazione della dichiarazione di non detenzione (Quadro A)

La dichiarazione di non detenzione (Quadro A) deve essere presentata a partire dal 1° luglio dell’anno precedente ed entro il 31 gennaio dell’anno di riferimento.

La dichiarazione presentata dal 1° febbraio ed entro il 30 giugno dell’anno di riferimento ha effetto per il canone dovuto per il semestre luglio-dicembre del medesimo anno.

Come presentare la dichiarazione di non detenzione

I contribuenti possono inviare il modello tramite un’applicazione web disponibile sul sito internet delle Entrate, utilizzando le credenziali Fisconline o Entratel rilasciate dall’Agenzia.

In alternativa, i cittadini possono avvalersi degli intermediari abilitati (Caf e professionisti) per la presentazione telematica della dichiarazione sostitutiva.

Nei casi in cui non sia possibile l’invio telematico, è prevista la presentazione del modello, insieme a un valido documento di riconoscimento, tramite servizio postale, in plico raccomandato senza busta all’indirizzo:

Agenzia delle Entrate Ufficio di Torino 1, S.A.T. – Sportello abbonamenti tv

Casella Postale 22 – 10121 Torino.

La dichiarazione sostitutiva può essere presentata anche tramite posta elettronica certificata, firmata digitalmente, all’indirizzo PEC: cp22.sat@postacertificata.rai.it.

La dichiarazione di non detenzione ha validità annuale e va presentata ogni anno se ne ricorrono i presupposti.

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

ByronBay Train, dall’Australia il primo treno a energia solare

ByronBay Train: inaugurato in Australia il primo treno alimentato completamente a energia solare che percorre una tratta di 3 chilometri

È stato inaugurato lo scorso 16 dicembre 2017 a Byaron Bay in Australia, sulla New South Wales North Coast, il primo treno alimentato completamente a energia solare.

Costato 4 milioni di dollari, percorre una tratta di soli 3 chilometri e nel suo primo viaggio inaugurale ha trasportato circa 100 passeggeri nella località turistica di Byron Bay.

La Byron Bay Railroad Company ha ripristinato un treno storico fuori uso e sfruttando un corridoio ferroviario fuori servizio offrirà una soluzione di trasporto pubblico accessibile per residenti e visitatori. Il tutto a costo zero per i contribuenti e per il governo.

Il treno opererà con energia proveniente dal sole, con un motore diesel utilizzato esclusivamente come riserva; i pannelli solari sul treno e sul capannone di stoccaggio generano la quantità equivalente di energia necessaria per far funzionare il treno ogni giorno.

Il sistema a energia solare

Le batterie a carica solare sono progettate per il funzionamento di tutti i sistemi, inclusi alimentazione di trazione, illuminazione, circuiti di controllo e compressori d’aria.

I pannelli solari curvi progettati su misura sul tetto del treno combinati con il pannello solare sul tetto del capannone di stoccaggio generano energia sufficiente per alimentare il treno. Il sistema di frenata rigenerativa (“regen”) recupera circa il 25% dell’energia spesa ogni volta che i freni entrano in funzione.

In caso di prolungata assenza di luce solare, le batterie di bordo possono essere caricate dalla rete elettrica utilizzando energia verde al 100%. Come una banca,gli array dei pannelli solari depositano energia e quindi si ritirano quando necessario.

Lo schema seguente delinea i componenti di conversione solare e il funzionamento del sistema.

Di seguito proponiamo il video dell’inaugurazione del treno.

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Bonus amianto 2017 per gli edifici pubblici

A partire dal 20 dicembre l’invio delle domande per l’accesso al finanziamento per la progettazione degli interventi di rimozione amianto edifici pubblici

Con riferimento all’annualità 2017, il Ministero dell’Ambiente ha emanato il nuovo bando rimozione amianto edifici pubblici (decreto n. 562/2017).

Il bando, in conformità a quanto disposto dal decreto 21 settembre 2016, relativo all’annualità 2016, riguarda il finanziamento per la progettazione preliminare e definitiva di interventi di bonifica di edifici pubblici contaminati da amianto, con priorità agli edifici scolastici e alle situazioni di particolare rischio (amianto friabile).

Decreto 562/2017

Il decreto stabilisce che il fondo è finalizzato a finanziare i costi per la progettazione preliminare e definitiva degli interventi di bonifica mediante rimozione e smaltimento dell’amianto e dei manufatti in cemento-amianto su edifici e strutture pubbliche insistenti nel territorio nazionale, rimandando a bandi pubblicati su base annuale per il dettaglio delle procedure di assegnazione.

Cosa finanzia

Il finanziamento è destinato a coprire, integralmente o parzialmente, i costi di progettazione preliminare e definitiva degli interventi (ossia i livelli di progettazione inferiori al progetto esecutivo e comunque finalizzati e necessari alla redazione dello stesso), anche mediante copertura dei corrispettivi da porre a base di gara per l’affidamento di tali servizi, fino a:

  • un massimo di 15.000 euro per singola pubblica amministrazione, anche con riferimento a più interventi
  • un massimo di 5 interventi per ogni singola amministrazione richiedente, relativi ad unità locali

Interventi ammissibili

Oggetto dell’intervento potranno essere esclusivamente edifici e strutture di proprietà degli enti pubblici, destinate allo svolgimento delle attività dell’ente o di attività di interesse pubblico.

Criteri di priorità

  • interventi relativi ad edifici pubblici collocati all’interno, nei pressi o comunque entro un raggio non superiore a 100 metri da asili, scuole, parchi gioco, strutture di accoglienza socio-assistenziali, ospedali, impianti sportivi
  • interventi relativi ad edifici pubblici per i quali esistono segnalazioni da parte di enti di controllo sanitario e/o di tutela ambientale e/o di altri enti e amministrazioni in merito alla presenza di amianto
  • interventi relativi ad edifici pubblici per i quali si prevede un progetto cantierabile in 12 mesi dall’erogazione del contributo
  • interventi relativi ad edifici pubblici collocati all’interno di un Sito di Interesse Nazionale e/o inseriti nella mappatura dell’amianto ai sensi del dm 101/2003

Modalità di erogazione

Il contributo è erogato nelle seguenti modalità:

  • il 30% della somma al momento dell’ammissione al finanziamento e dell’ impegno del soggetto beneficiario ad utilizzare le risorse esclusivamente per le finalità del presente bando
  • il 40% della somma ammessa a finanziamento al momento dell’approvazione del progetto definitivo da parte dell’ente richiedente
  • il 30% della somma ammessa a finanziamento al momento della rendicontazione finale, operata attraverso la trasmissione all’ente erogante della documentazione di impegno e spesa dell’ intero ammontare

Interventi esclusi

Gli interventi esclusi dal finanziamento sono i seguenti:

  • la progettazione di interventi di ripristino, realizzazione di manufatti sostitutivi e la loro messa in opera
  • le spese di acquisto di beni, mezzi e materiali sostitutivi e loro messa in opera
  • gli incarichi di progettazione preliminare e definitiva già conferiti al momento dell’ammissione al finanziamento
  • la progettazione di interventi realizzati prima della pubblicazione del bando o prima dell’ammissione al finanziamento

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Tasso d’interesse legale: dal primo gennaio 2018 sale allo 0,3%

Ravvedimento più oneroso con l’aumento del tasso d’interesse legale per il 2018. La tabella con le variazioni subite dal 1942 ad oggi

In base all’articolo 1284 del codice civile:

Il Ministro del tesoro, con proprio decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana non oltre il 15 dicembre dell’anno precedente a quello cui il saggio si riferisce, può modificarne annualmente la misura, sulla base del rendimento medio annuo lordo dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi e tenuto conto del tasso di inflazione registrato nell’anno.

Con il decreto 13 dicembre 2017 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 18 dicembre scorso), il Mef fissa la nuova misura del tasso di interessi legali per il 2018: dallo 0,1% sale allo 0,3%.

Di seguito il testo ufficiale dell’unico articolo del decreto:

La misura del saggio degli interessi legali di cui all’art. 1284 del codice civile è fissata allo 0,3 per cento in ragione d’anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2018.

Ravvedimento

Per regolarizzare gli omessi o tardivi versamenti ricorrendo al ravvedimento, occorre applicare oltre alla sanzione ridotta anche gli interessi moratori calcolati al tasso legale. Con l’aumento della misura degli interessi legali, dal 2018 il ravvedimento sarà più oneroso.

La nuova misura andrà applicata solo in relazione al periodo d’imposta intercorrente tra il 1° gennaio 2018 e il giorno del versamento tardivo.

Quindi, i contribuenti che intendono ravvedersi nel 2018 per violazioni intervenute fino al 31 dicembre 2017, dovranno calcolare e poi sommare fra loro:

  • gli interessi calcolati al tasso legale dello 0,1% per il periodo che va dal giorno successivo alla data di mancato adempimento fino al 31 dicembre 2017
  • gli interessi calcolati al tasso legale dello 0,3% per il periodo che va dal 1° gennaio 2018 alla data di regolarizzazione della violazione

Mentre per le violazioni intervenute dal 1° gennaio 2018 in poi si applicheranno esclusivamente gli interessi legali nella nuova misura dello 0,3%.

Ai fini fiscali l’aumento del tasso rientra nel calcolo dell’eventuale ravvedimento operoso per il saldo Imu e Tasi 2017, la cui scadenza originaria era fissata nel 2017. In tal caso, occorrerà tener presente 2 diversi tassi di riferimento per il calcolo degli interessi legali:

  • lo 0,1% fino al 31 dicembre 2017
  • lo 0,3% a partire dal 1° gennaio 2018

Tabella

In allegato la tabella in cui sono riportate le variazioni del tasso di interesse legale ed il relativo periodo di riferimento, dal 1942 ad oggi. Per ciascun periodo viene anche indicato il provvedimento normativo che ha disposto l’adeguamento del tasso di interesse legale.

Variazione dei tassi d’interesse legale dal 1942 al 2018
Dal al Tasso Normativa
21.04.1942 15.12.1990 5,00 %
16.12.1990 31.12.1996 10,00 % L. 26 Novembre 1990, n. 353
01.01.1997 31.12.1998 5,00 % L. 23 Dicembre 1996, n. 662
01.01.1999 31.12.2000 2,50 % D.M. 10 Dicembre 1998
01.01.2001 31.12.2001 3,50 % D.M. 11 Dicembre 2000
01.01.2002 31.12.2003 3,00 % D.M. 11 Dicembre 2001
01.01.2004 31.12.2007 2,50 % D.M. 01 Dicembre 2003
01.01.2008 31.12.2009 3,00 % D.M. 12 Dicembre 2007
01.01.2010 31.12.2010 1,00 % D.M. 04 Dicembre 2009
01.01.2011 31.12.2011 1,50 % D.M. 07 Dicembre 2010
01.01.2012 31.12.2013 2,50 % D.M. 12 Dicembre 2011
01.01.2014 31.12.2014 1,00 % D.M. 13 Dicembre 2013
01.01.2015 31.12.2015 0,50 % D.M. 11 Dicembre 2014
01.01.2016 31.12.2016 0,20 % D.M. 11 Dicembre 2015
01.01.2017 31.12.2017 0,10 % D.M. 7 Dicembre 2016
01.01.2018 vigente 0,30 % D.M. 13 Dicembre 2017

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Certificazione generatori a biomasse, pubblicato il nuovo Regolamento

In vigore dal 2 gennaio le regole per il rilascio della certificazione ambientale dei generatori di calore a biomasse solide e le modalità di installazione e manutenzione

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n.294 del 28 dicembre) il decreto 7 novembre 2017, n. 186, recante:

Regolamento recante la disciplina dei requisiti, delle procedure e delle competenze per il rilascio di una certificazione dei generatori di calore alimentati a biomasse combustibili solide.

Il regolamento disciplina il sistema volontario di certificazione ambientale dei generatori di calore ad uso di riscaldamento civile alimentati con:

  • legna da ardere
  • carbone legna
  • biomasse combustibili

Stabilisce i requisiti, le procedure e le competenze per il rilascio della certificazione.

Impianti a biomasse

La normativa nazionale, recependo quella europea, definisce la biomassa come:

la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, compresa la pesca e l’acquacoltura, gli sfalci e le potature provenienti dal verde urbano nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani.

Le biomasse possono essere utilizzate per alimentare impianti che generano elettricità o calore.

L’utilizzo delle biomasse esclusivamente a scopi termici, per il riscaldamento o per la produzione di acqua calda sanitaria, nel rispetto del patrimonio forestale e della biodiversità, rappresentano una preziosa risorsa energetica rinnovabile.

Decreto, i contenuti

Il decreto 186/2017 contiene le regole per il rilascio della certificazione ambientale dei generatori di calore a biomassa solida (come legna da ardere, pellet o cippato).

In pratica, individua:

  • la procedura per il rilascio della certificazione ambientale del generatore di calore da parte di organismo notificato
  • le prestazioni emissive di riferimento per le diverse classi di qualità
  • i metodi di prova e le verifiche da eseguire ai fini del rilascio della certificazione
  • le indicazioni circa le modalità di installazione e di manutenzione dei generatori di calore che hanno ottenuto la certificazione

Certificazione

La certificazione dei generatori di calore è rilasciata sulla base di specifiche prestazioni emissive definite con riferimento alle emissioni di polveri, carbonio organico totale, ossidi di azoto e monossido di carbonio.

In riferimento ai livelli prestazionali assicurati, si assegna una specifica classe di qualità (5 quelle individuate nel decreto) al generatore di calore.

Il provvedimento individua, inoltre, la definizione della procedura per il rilascio della certificazione ambientale al produttore da parte di un organismo notificato. Infine, alcuni adempimenti relativi alle indicazioni da fornire circa le corrette modalità di installazione e gestione dei generatori di calore.

In particolare, il produttore che ha ottenuto la certificazione ambientale è tenuto ad indicare nel libretto di installazione e manutenzione del generatore:

  • la classe di appartenenza
  • le informazioni aggiuntive per il rispetto delle prestazioni emissive stabilite dal decreto
  • le corrette modalità di gestione proprie del generatore
  • il regime di funzionamento ottimale
  • i sistemi di regolazione presenti
  • le configurazioni impiantistiche più idonee
  • i valori ottimali del tiraggio per il sistema di evacuazione dei prodotti della combustione cui verrà collegato il generatore

Ambiti di applicazione

Il decreto individua, per il rilascio della certificazione ambientale, le seguenti categorie di generatori di calore alimentati con legna da ardere, carbone di legna e biomasse combustibili (individuati nel dlgs 152/2006):

  • caldaie fino a 500 kW
  • camini chiusi
  • caminetti aperti
  • stufe a legna
  • stufe ad accumulo
  • cucine a legna e stufe
  • inserti e cucine a pellet

Per ciascuna categoria di generatore è indicata la specifica norma tecnica di riferimento.

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Euromobility: il rapporto sulla mobilità sostenibile nelle principali 50 città italiane

Euromobility: l’undicesimo rapporto nelle principali 50 città italiane. Parma al primo posto per mobilità sostenibile, seguono Milano e Torino

È stato pubblicato l’undicesimo Rapporto “Mobilità sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 città“, elaborato da Euromobility con il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Il Rapporto fotografa la mobilità sostenibile delle principali 50 città italiane: tutti i capoluoghi di Regione, i due capoluoghi delle Province autonome e i capoluoghi di Provincia con una popolazione superiore ai 100.000 abitanti.

I principali numeri che si evincono dal documento sono i seguenti:

  • aumento (+0,5%) del tasso di motorizzazione nelle principali 50 città italiane
  • miglioramento netto della qualità dell’aria: ben 23 città rispettano tutti i limiti di normativa
  • bene il car sharing a flusso libero, meno quello convenzionale e alcuni servizi di bike sharing

Parma conquista la prima posizione e quindi il titolo di città più “eco-mobile” d’Italia.

Risulta la migliore per mobilità sostenibile per le seguenti ragioni:

  • pianificazione lo strumento di governo della mobilità – è una delle prime città italiane ad aver approvato il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile
  • buona dotazione di aree pedonali e ZTL, per i servizi di trasporto pubblico offerti ai cittadini e per un parco circolante ricco di veicoli a basso impatto
  • consolidata presenza di un mobility manager di città e di servizi di sharing mobility

Al secondo posto c’è Milano e al terzo Torino; in fondo alla classifica della mobilità sostenibile L’Aquila, Siracusa e Catanzaro.

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

---

Incentivi rinnovabili non fotovoltaiche: entro il 31 dicembre l’invio delle domande

Incentivi rinnovabili non fotovoltaiche, entro il 31 dicembre 2017 le richieste. Conto termico: aggiornato il catalogo con gli apparecchi domestici

Il dm 23 giugno 2016 incentiva la produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili (FER), diversi dal fotovoltaico, entrati in esercizio dal 1° gennaio 2013.

Il 31 dicembre 2017 è il termine ultimo per la presentazione delle richieste (sia le nuove che quelle già avviate ma non inviate) di accesso diretto agli incentivi del dm 23 giugno 2016.

Lo ha ricordato il GSE sul proprio sito.

Impianti incentivabili

Ricordiamo che gli incentivi possono essere richiesti per i seguenti impianti:

  • nuovi
  • integralmente ricostruiti
  • riattivati
  • oggetto di interventi di potenziamento
  • oggetto di interventi di rifacimento

Inoltre, le richieste di accesso agli incentivi possono essere presentate esclusivamente a seguito dell’avvenuta entrata in esercizio dell’impianto.

Catalogo degli apparecchi

Il GSE ha pubblicato l’aggiornamento del catalogo che contiene gli apparecchi domestici per la produzione di energia termica e l’incremento dell’efficienza energetica, conformi ai requisiti tecnici previsti dal nuovo Conto Termico.

Il catalogo è articolato in 6 sezioni, in base alla tipologia di apparecchio:

  • caldaie a condensazione (con potenza termica al focolare fino a 35 kWt)
  • pompe di calore elettriche o a gas (con potenza termica utile nominale fino a 35 kWt)
  • caldaie a biomassa (con potenza termica nominale fino a 35 kWt)
  • collettori solari termici (con superficie solare lorda fino a 50 m2)
  • scaldacqua a pompa di calore
  • sistemi ibridi a pompa di calore

Il catalogo verrà aggiornato periodicamente.

In allegato la documentazione da trasmettere per la richiesta.

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

Aggiungi l’indirizzo e-mail biblus-net@accasoftware.it alla tua rubrica per ricevere regolarmente le newsletter.

Per visualizzare le newsletter precedenti, consulta l'archivio on line.

Per pubblicare le notizie di BibLus-net sul tuo sito web, clicca qui e avvia la composizione guidata

Tutti i contenuti di BibLus-net sono di proprietà di ACCA software S.p.A. e possono essere riprodotti senza autorizzazione di ACCA software S.p.A. a condizione che sia chiaramente riportata la fonte: "BibLus-net - ACCA software - biblus.acca.it". ACCA software S.p.A. non si assume alcuna responsabilità per danni derivanti dall'uso professionale delle informazioni pubblicate. Leggi le condizioni d'uso.

Ai sensi Codice della Privacy (D.Lgs. 196/2003), puoi consultare, integrare, modificare i tuoi dati in nostro possesso, o richiedere di non ricevere più in futuro ulteriori informazioni dalla ditta scrivente, inviandone comunicazione al responsabile del trattamento presso ACCA software S.p.A. con sede in Contrada Rosole 13 - 83043 BAGNOLI IRPINO (AV) o scrivendo all’indirizzo e-mail: cancellazioni@acca.it