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Newsletter 539 del 2 novembre 2017

In questo numero:



Focus
Libretto impianto termico e rapporto di controllo
Opere edili
Regolamento edilizio unico, a che punto siamo?
Lavori pubblici
RUP: pubblicate le linee guida Anac aggiornate dopo il decreto correttivo
Varie e brevi
Arrivano i voucher digitalizzazione Pmi per l’acquisto di hardware e software
Lavori pubblici
In Gazzetta il nuovo regolamento appalti per beni culturali. In vigore dall’11 novembre
Opere edili
Infiltrazioni d’acqua e umidità: è valida la garanzia di vendita per le case di non recente costruzione?
Lavori pubblici
Società tra professionisti: per partecipare ad una gara, i soci devono essere tutti iscritti allo stesso albo?
Opere edili
Muro di contenimento: in tema di distanze dalle costruzioni valgono le stesse regole degli edifici?
Sicurezza
Rischio sismico, idrogeologico e consumo di suolo: ecco i Comuni più a rischio
Tecnologie
Digitale terrestre 2.0, dal 2022 una nuova tecnologia: ecco chi dovrà cambiare TV
Lavori pubblici
Pubblicate le linee guida Anac sui motivi di esclusione dalle gare: allargato il campo degli illeciti professionali
Sicurezza
Valutazione rischio chimico, cancerogeno e mutageno: aggiornato il manuale Ispra
Varie e brevi
Ecosistema urbano 2017: scopri come è posizionata la tua città nella classifica Legambiente per qualità ambientale
Lavori pubblici
Affidamenti diretti in house, slitta al 30 novembre 2017 l’iscrizione nell’Elenco
Fisco
Rottamazione cartelle 2017, 30 novembre il nuovo termine per le rate scadute
Varie e brevi
Canne fumarie, in vigore la nuova UNI 11278:2017
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Libretto impianto termico e rapporto di controllo

Libretto impianto: tutto quello che occorre sapere sul libretto dell’impianto, efficienza energetica e rapporto di controllo. Software gratis e modello PDF editabile


L’impianto termico è un sistema tecnologico che serve a climatizzare (riscaldare o raffrescare) gli ambienti.

La legge 90/2013 (di conversione del dl 63/2013) ha introdotto una serie modifiche al dlgs 192/2005, tra cui anche la definizione di impianto termico.
Ora rientrano negli impianti termici, oltre alle caldaie tipiche come quelle a metano, a GPL o le pompe di calore, anche tutte le stufe, i caminetti con una potenza ≥ 5kW.

Secondo la nuova versione del dlgs 192/2005:

un impianto termico è impianto tecnologico destinato ai servizi di climatizzazione invernale o estiva degli ambienti, con o senza produzione di acqua calda sanitaria, indipendentemente dal vettore energetico utilizzato, comprendente eventuali sistemi di produzione, distribuzione e utilizzazione del calore nonché gli organi di regolarizzazione e controllo. Sono compresi negli impianti termici gli impianti individuali di riscaldamento. Non sono considerati impianti termici apparecchi quali: stufe, caminetti, apparecchi di riscaldamento localizzato ad energia radiante; tali apparecchi, se fissi, sono tuttavia assimilati agli impianti termici quando la somma delle potenze nominali del focolare degli apparecchi al servizio della singola unità immobiliare è maggiore o uguale a 5 kW. Non sono considerati impianti termici i sistemi dedicati esclusivamente alla produzione di acqua calda sanitaria al servizio di singole unità immobiliari ad uso residenziale ed assimilate.

Esempi di impianto termico

Secondo le nuove definizioni, sono considerati impianti termici:

  • gli impianti per il solo riscaldamento ambientale
  • per il riscaldamento ambientale più la produzione di acqua calda sanitaria o anche per la sola produzione di acqua calda sanitaria se al servizio di più utenze (impianti dotati di caldaie, pompe di calore per riscaldamento, fan-coil, aerotermi, radiatori, ecc.)
  • gli impianti per il raffrescamento estivo (impianti dotati di pompe di calore per il condizionamento estivo, fan-coil, ecc.)
  • gli impianti di riscaldamento dotati di generatori di calore alimentati a gas, a gasolio, a biomassa, energia elettrica, altro (quali a puro titolo di esempio caldaie, condizionatori, pompe di calore)
  • le stufe, i caminetti, gli apparecchi di riscaldamento localizzato ad energia radiante installati in modo fisso sono assimilati ad impianti termici quando la somma delle potenze al focolare (cioè ci deve essere la fiamma) di tali unità per ciascuna unità immobiliare è maggiore o uguale a 5 kW
  • gli impianti di climatizzazione estiva
  • gli impianti di esclusiva produzione di acqua calda sanitaria per una pluralità di utenze o comunque non destinati a servire singole unità immobiliari residenziali o assimilate. Appartengono a questa categoria ad esempio:
    • applicazioni per palestre o centri sportivi
    • produzione centralizzata condominiale di acqua calda sanitaria
  • gli impianti alimentati da teleriscaldamento e/o sistemi e apparecchi di cogenerazione

Esempi di impianti considerati non termici

Non sono invece impianti termici:

  • i singoli scaldabagni
  • i sistemi di esclusiva produzione di acqua calda sanitaria se sono al servizio della singola unità immobiliare
  • gli apparecchi mobili per il riscaldamento o il raffrescamento, ossia non installati in modo fisso alle pareti o al soffitto e neppure i condizionatori da finestra anche se fissati alla parete o alla finestra

Dalla nuova definizione di impianto termico dipendono numerose questioni, come ad esempio:

  • la necessità di compilare il libretto di impianto
  • modalità elaborazione dell’APE (attestato di prestazione energetica): anche le stufe da 5 kW (o quelle la cui somma delle potenze sia almeno 5 kW) sono considerate generatore
  • durata e validità dell’APE (in funzione della presenza del libretto impianto)
  • la necessità del progetto degli impianti nel caso di una nuova costruzione o modifica dell’esistente
  • ecc.

Il responsabile dell’impianto termico

Dall’entrata in vigore del dpr 412 del 1993 la normativa in materia di impianti termici attribuisce con chiarezza la responsabilità dell’impianto ad un unico soggetto: il responsabile dell’impianto termico.

Egli ha la responsabilità di:

  • esercizio dell’impianto
  • conduzione dell’impianto
  • controllo dell’impianto
  • manutenzione dell’impianto
  • rispetto delle disposizioni di legge in materia di efficienza energetica

In genere il responsabile dell’impianto termico è il proprietario dell’impianto. Vi sono alcuni casi particolari:

  • nel caso di edifici dati in locazione, il responsabile è l’inquilino
  • nel caso di impianti centralizzati, il responsabile è l’amministratore di condominio
  • nel caso di edifici di proprietà di soggetti diversi dalle persone fisiche, il responsabile è il proprietario o l’amministratore delegato

Queste figure possono, a loro volta, delegare la responsabilità ad un “terzo responsabile” che deve possedere i requisiti previsti dal Decreto del Ministro per lo Sviluppo Economico 22 gennaio 2008, n. 37.

Generalmente si tratta di un tecnico di una impresa specializzata nell’installazione e manutenzione degli impianti termici.

Il terzo responsabile:

  • riceve l’incarico dal proprietario dell’impianto
  • diventa il responsabile dell’esercizio, della manutenzione ordinaria straordinaria e delle verifiche di efficienza energetica
  • ha gli stessi compiti del responsabile d’impianto
  • risponde davanti alla legge per ogni eventuale inadempienza

La delega ad un “terzo responsabile” non è consentita nel caso di singole unità immobiliari residenziali in cui il/i generatori non siano installati in locale dedicato solo a questo.

Il libretto dell’impianto

Il libretto dell’impianto è obbligatorio per ogni tipo di impianto termico (così come definito dal dlgs 192/2005 modificato dalla legge 90/2013). Il libretto dell’impianto costituisce la “carta di identità” di un impianto termico. Riporta tutti i dati relativi a

  • tipologia di impianto
  • caratteristiche
  • combustibile
  • installatore
  • utilizzatore
  • manutentore
  • eventuale terzo responsabile della gestione
  • interventi eseguiti

Il dm 10 febbraio 2014 ha introdotto il nuovo libretto di impianto e il nuovo rapporto di efficienza energetica di cui al dpr 74/2013.

Il nuovo libretto dell’impianto va compilato per gli impianti di riscaldamento tradizionali, per gli impianti di climatizzazione estiva ed anche per quelli alimentati da cogeneratori o allacciati al teleriscaldamento.

Il libretto dell’impianto è di tipo modulare: occorre compilare soltanto le pagine e le sezioni che sono pertinenti al caso specifico.

Il responsabile dell’impianto, con l’aiuto del proprio manutentore, deve sostituire il vecchio libretto, che comunque va conservato, con il nuovo. La sostituzione deve essere effettuata contestualmente alla prima manutenzione eseguita dopo il 15 ottobre 2014.

Controlli periodici

Tutti gli impianti termici devono essere sottoposti a controlli periodici che hanno una duplice finalità:

  1. garantire una maggiore sicurezza
  2. mantenere efficiente l’impianto per avere una bolletta meno cara

Le operazioni di controllo, a cura del responsabile dell’impianto, devono essere eseguite da imprese abilitate ai sensi del Decreto del Ministro per lo Sviluppo Economico 22 gennaio 2008, n. 37.

Le tempistiche per la manutenzione di ciascun apparecchio/componente sono riportate dai fabbricanti di apparecchi e componenti dell’impianto termico nei libretti d’uso e manutenzione.

La manutenzione deve essere effettuata conformemente alle prescrizioni e con la periodicità prevista nelle istruzioni tecniche rilasciate dalla ditta installatrice dell’impianto termico o dal fabbricante degli apparecchi.

Cadenza dei controlli periodici degli impianti termici

Gli installatori e i manutentori devono definire:

  • quali sono le operazioni di manutenzione di cui necessita l’impianto
  • con quale frequenza le operazioni vadano eseguite

A fine lavoro il manutentore ha l’obbligo di rilasciare un report della manutenzione e di compilare il libretto di impianto nelle parti pertinenti.

Tutti gli interventi di controllo e manutenzione dell’impianto devono essere riportati sul libretto dell’impianto. La cadenza dei controlli di efficienza energetica è definita dall’allegato A del dpr 74/2013.

Considerando gli impianti più diffusi, sono previsti i seguenti controlli:

  • generatore di calore con potenza P < 10 kW: non obbligatori
  • impianto con generatore a fiamma con 10 kW<P<100 kW a gas metano o GPL: ogni 4 anni
  • generatori di calore con 10 kW<P<100 kW a combustibile liquido o solido: ogni 2 anni
  • pompe di calore/macchine frigorifere elettriche con 12 kW<P<100 kW: ogni 4 anni

La cadenza dei controlli si dimezza quando la potenza dell’impianto è superiore a 100 kW.

NB: Come previsto dall’art. 9 del dpr 74/2013,  le ispezioni si effettuano su impianti di climatizzazione invernale di potenza termica utile nominale non minore di 10 kW e di climatizzazione estiva di potenza termica utile nominale non minore di 12 kW. Pertanto, gli obblighi (anche quelli considerati nella tabella dell’allegato A del dpr 74/2013 riportata di seguito) vanno intesi come valori vanno “maggiore o uguale”.

Entrando nel dettaglio, le scadenze e le tipologie di controllo sono riportate nella seguente tabella.

Tipologia impianto

Alimentazione

Potenza (1) [kW]

Cadenza controlli
di efficienza
energetica [anni]

Rapporto di
controllo di efficienza
energetica (2)

Impianti congeneratore di calore a fiamma Generatori alimentati a combustibile liquido o solido 10 < P < 100 2 Rapporto tipo 1
P ≥ 100 1
Generatori alimentati a gas, metano o GPL 10 < P < 100 4 Rapporto tipo 1
P ≥ 100 2
Impianti con macchine frigorifere/pompe di calore Macchine frigorifere e/o pompe di calore a compressione di vapore ad azionamento elettrico e macchine frigorifere e/o pompe di calore ad assorbimento a fiamma diretta 12 < P < 100 4 Rapporto tipo 2
P ≥ 100 2
Pompe di calore a
compressione di
vapore azionate da
motore endotermico
P ≥ 12 4 Rapporto tipo 2
Pompe di calore ad
assorbimento
alimentate con
energia termica
P ≥ 12 2 Rapporto tipo 2
Impianti alimentati
da teleriscaldamento
Sottostazione di
scambio termico da
rete ad utenza
P > 10 4 Rapporto tipo 3
Impianti cogenerativi Microcogenerazione Pel < 50 4 Rapporto tipo 4
Unità cogenerative Pel ≥ 50 2 Rapporto tipo 4
P – Potenza termica utile nominale ;  Pel – Potenza elettrica nominale
(1) I limiti degli intervalli sono riferiti alla potenza utile nominale complessiva dei generatori e delle macchine frigorifere che servono lo stesso impianto.

(2) I rapporti di controllo di efficienza energetica, nelle versioni o configurazioni relative alle diverse tipologie impiantistiche sono emanati, aggiornati e caratterizzati da una numerazione progressiva che li identifica, con decreto del Ministero dello sviluppo economico entro il 1° gennaio 2013, come previsto all’articolo 7, comma 6.


ESEMPIO PRATICO ENEA SU CONTROLLO EFFICIENZA IMPIANTI

Di seguito riportiamo un esempio pratico elaborato dall’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) sul controllo di efficienza impianti.

Poniamo il caso di una caldaia alimentata a gas avente una potenza nominale utile di 24 kW. Sul libretto delle istruzioni della caldaia è scritto che il controllo e la manutenzione dell’apparecchio devono essere effettuati annualmente e il manutentore ha rilasciato una dichiarazione in cui è formalmente esplicitata tale frequenza. La tabella 1 prevede per questo tipo di impianti che i controlli di efficienza energetica vengano eseguiti ogni 4 anni.

Cosa deve fare l’utente?

Dovrà disporre l’esecuzione della manutenzione dell’apparecchio annualmente, secondo quanto indicato dal manutentore, ed ogni 4 anni, dove non diversamente specificato da disposizioni emesse dalla Regione di appartenenza, in occasione della manutenzione annuale, l’utente dovrà far fare anche un controllo di efficienza energetica.

Fonte: Enea

Modello PDF editabile libretto impianto e rapporto di controllo

In allegato a questo focus proponiamo il modello editabile in formato PDF del libretto impianto e del rapporto di controllo.

Software per la compilazione dell libretto impianto

E’ disponibile gratuitamente per un mese il software per la compilazione assistita del libretto impianto e dei rapporti di controllo.

Clicca qui per accedere ai contenuti completi e scaricare gli allegati

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Regolamento edilizio unico, a che punto siamo?

Regolamento edilizio unico, il punto sull’adozione a livello regionale nel dossier Ance. A confronto le modalità di recepimento adottate da ciascuna Regione

Con l’Intesa del 20 ottobre 2016 il Governo, le Regioni e i Comuni hanno adottato lo schema di Regolamento edilizio tipo, previsto dal dpr 380/2001, in base alla modifica introdotta dalla legge 164/2014 (decreto Sblocca Italia).

Il regolamento edilizio tipo è finalizzato ad uniformare gli adempimenti sul territorio per superare l’eccessiva diversificazione dei regolamenti edilizi comunali, attraverso:

  • la semplificazione dell’impianto strutturale dei futuri regolamenti edilizi
  • l’uniformazione a livello nazionale di alcune definizioni dei parametri urbanistici-edilizi (che sono 42)

Il Regolamento approvato è strutturato in 3 parti:

  • Allegato 1, contenente lo schema di regolamento edilizio che descrive la struttura del secondo cui devono essere redatti i Regolamenti edilizi e i criteri a cui dovranno attenersi i Comuni
  • Allegato A, contenente l’elenco delle 42 definizioni uniformi relative ai parametri urbanistici ed edilizi; trattano in pratica tutte quelle comuni, dalla “superficie netta” alla “superficie utile”, dal “soppalco” alla “sagoma” o “l’altezza dell’edificio”
  • Allegato B, contenente la ricognizione della normativa nazionale; si tratta delle 118 norme statali che hanno un impatto sull’edilizia, in merito alle quali i regolamenti dovranno operare un semplice rinvio

Tempistiche di recepimento

Il 18 aprile 2017 era il termine entro il quale le Regioni avrebbero dovuto dare seguito all’Intesa del 20 ottobre 2016, emanando un atto di recepimento in cui sono stabilite le procedure per l’adeguamento comunale.

Entro il termine stabilito dalle Regioni nell’atto di recepimento,  i Comuni adegueranno i propri Regolamenti  per conformarli allo schema di Regolamento edilizio tipo e ai relativi allegati, come eventualmente specificati e integrati a livello regionale.

Le Regioni, nel recepire lo schema di Regolamento possono:

  •  integrare e modificare conformemente alla normativa regionale vigente la raccolta delle disposizioni sovraordinate in materia edilizia
  • semplificare l’indice previsto in fondo allo schema di regolamento edilizio tipo, conformemente alla struttura generale uniforme dello schema di regolamento edilizio tipo
  • individuare le definizioni incidenti sulle previsioni dimensionali degli strumenti urbanistici e, ove necessario, in via transitoria, stabilire le indicazioni tecniche di dettaglio ai fini della corretta interpretazione di tali definizioni uniformi in fase di prima applicazione

In caso di mancato recepimento da parte della Regione, i Comuni possono comunque provvedere all’adozione dello schema di regolamento edilizio tipo e relativi allegati.

Decorso il termine entro il quale i Comuni devono adeguare i propri regolamenti, le definizioni uniformi e le disposizioni sovraordinate in materia edilizia trovano diretta applicazione, prevalendo sulle disposizioni comunali con esse incompatibili.

Situazione attuale

Sono 5 le Regioni che ad oggi hanno dato attuazione all’Intesa e recepito il regolamento edilizio unico:

  • Campania (DGR del 23 maggio 2107 n. 287)
  • Emilia Romagna (DGR 922/2017)
  • Lazio (DGR del 19 maggio 2017 n.243)
  • Liguria (DGR del 14 aprile 2017 n. 316)
  • Puglia (DGR dell’aprile 2017, n. 554 – DGR  4 maggio 2017 n. 648 e successivamente la legge 11/2017)

Dossier Ance

Il recente dossier Ance “Regolamento edilizio tipo” fa il punto della situazione sull’adozione a livello regionale delle nuove regole di recepimento del regolamento edilizio unico.

Nel documento è presente, inoltre, la tabella che mette a confronto le modalità di recepimento adottate da ciascuna Regione.

Ad esempio per la Regione Campania si ha:

Individuazione delle definizioni aventi incidenza sulle previsioni dimensionali:

  • nessuna

Disciplina transitoria:

  • Gli interventi edilizi muniti di titolo edilizio efficace ed i piani urbanistici attuativi approvati alla data di pubblicazione della deliberazione (9 giugno 2017) potranno comunque essere realizzati in conformità al titolo medesimo.
  • All’esito dell’adeguamento del regolamento edilizio da parte dei Comuni i procedimenti in itinere a tale data concludono il loro iter secondo la disciplina previgente.

Altre integrazioni:

  • integrata la raccolta delle disposizioni incidenti sugli usi e le trasformazioni del territorio e dell’attività edilizia.

Termine adeguamento Comuni:

  •  180 giorni
  • 6 dicembre 2017

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RUP: pubblicate le linee guida Anac aggiornate dopo il decreto correttivo

Pubblicate le linee guida Anac sul RUP dopo l’aggiornamento del documento a seguito della pubblicazione del correttivo appalti

A seguito dell’approvazione del correttivo Appalti dlgs 19 aprile 2017, n. 56 e delle richieste di chiarimenti pervenute, l’Anac ha ritenuto di dover aggiornare alcune linee guida e le ha sottoposte a consultazione pubblica.

Tra le linee guida aggiornate ci sono anche le linee guida n. 3, recanti: nomina, ruolo e compiti del responsabile unico del procedimento per l’affidamento di appalti e concessioni.

La pubblicazione del documento è avvenuta con deliberazione del Consiglio n. 1007 dell’11 ottobre 2017, a seguito del parere del Consiglio di Stato, che ha esercitato le proprie funzioni consultive in relazione al testo aggiornato delle suddette linee guida.

Modifiche apportate dal correttivo appalti

Il recente intervento correttivo ha apportato, in tema di disciplina del ruolo e delle funzioni del RUP (art. 31 dlgs 50/2016), poche ma significative modifiche.

Tra le novità presenti nel documento, ricordiamo:

  • è stata precisata la disciplina relativa al momento di nomina del RUP, chiarendo che l’individuazione debba avvenire «nell’atto di adozione o di aggiornamento dei programmi di cui all’articolo 21, comma 1, ovvero nell’atto di avvio relativo ad ogni singolo intervento per le esigenze non incluse in programmazione»
  • è stato altresì opportunamente precisato che la sostituzione del RUP individuato nella programmazione di cui all’articolo 21, comma 1, non comporta modifiche alla stessa
  • sono state apportate alcune significative modifiche al co. 5 (disposizione che legittima l’ANAC all’adozione delle Linee Guida in esame, almeno nella parte in cui esse assumono valenza vincolante)

Il parere del Consiglio di Stato

I giudici di Palazzo Spada hanno presentato alcune osservazioni , relative alla modifiche apportate alle linee guida n. 3, tra le più significanti ricordiamo:

  • essendo linee guida di carattere vincolante, per il Cds, per ragioni di certezza giuridica, andrebbero immediatamente evidenziate per gli operatori quali siano in concreto le parti del testo modificate, se del caso utilizzando appositi accorgimenti grafici
  • bisognerebbe inoltre integrare le previsioni relative alla nomina del RUP attraverso specifici riferimenti alla disciplina relativa ai presupposti e alle modalità di nomina
  • per quanto riguarda gli appalti e le concessioni di lavori di importo inferiore a 150mila euro lo schema sottoposto al parere consente, in caso di carenza in organico di un tecnico, che l’incarico di RUP sia affidato “a un dirigente laureato in materie giuridiche”. L’Autorità dovrebbe valutare se tale requisito risulti sproporzionato per eccesso, con particolare riguardo alla necessità della qualifica dirigenziale
  • occorrerebbe specificare meglio la previsione secondo cui l’esperienza specifica richiesta al RUP risulta limitata al solo “affidamento di appalti e concessioni”
  • è opportuno chiarire meglio la nozione di “categorie particolari di prodotti o servizi”, per la cui acquisizione la stazione appaltante può richiedere che il RUP sia in possesso di particolari e ulteriori requisiti di formazione o professionali

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Arrivano i voucher digitalizzazione Pmi per l’acquisto di hardware e software

Voucher digitalizzazione Pmi: dal 30 gennaio al 9 febbraio 2018 le domande di accesso per l’acquisto di hardware, software e servizi specialistici. Cos’è, cosa finanzia e come funziona

Il Mise (Ministero dello sviluppo economico) ha comunicato che dal 30 gennaio 2018 sarà possibile presentare le domande per il voucher digitalizzazione Pmi a fondo perduto per l’acquisto di hardware, software e servizi specialistici.

Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della delibera CIPE del 10 luglio 2017, n. 47 è stata completata e ripartita su base regionale la dotazione finanziaria del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020 – voucher per la digitalizzazione delle micro, piccole e medie imprese (articolo 6 del decreto-legge n. 145/2013, convertito dalla legge n. 9/2014).

La somma, 100 milioni di euro, a valere sul Programma operativo nazionale della prossima programmazione 2014-2020, è ripartita tra le Regioni in misura proporzionale al numero delle imprese registrate presso le camere di commercio operanti nelle singole Regioni.

Voucher digitalizzazione Pmi, cos’è

Il voucher digitalizzazione Pmi è una misura agevolativa per le micro, piccole e medie imprese che prevede un contributo, tramite concessione di un voucher, di importo non superiore a 10.000 euro.

Lo scopo è quello di promuovere interventi finalizzati alla digitalizzazione dei processi aziendali e all’ammodernamento tecnologico.

Cosa finanzia

Il voucher deve essere utilizzato esclusivamente per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che siano in grado di:

  • migliorare l’efficienza aziendale
  • modernizzare l’organizzazione del lavoro, mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro, tra cui il telelavoro
  • sviluppare soluzioni di e-commerce
  • fruire della connettività a banda larga e ultralarga o del collegamento alla rete internet mediante la tecnologia satellitare
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT

Le risorse

Le risorse finanziarie disponibili per la concessione del voucher per il sostegno di progetti di digitalizzazione e ammodernamento tecnologico sono pari a 100 milioni di euro.

Le agevolazioni

Ciascuna impresa può beneficiare di un unico voucher di importo non superiore a 10 mila euro, nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili.

Come funziona

Le modalità e i termini di presentazione delle domande di accesso alle agevolazioni sono state definite dal decreto direttoriale 24 ottobre 2017, in allegato.

In particolare, le domande potranno essere presentate dalle imprese, esclusivamente tramite la procedura informaticadal 30 gennaio 2018 al 9 febbraio 2018.

Entro 30 giorni dalla chiusura dello sportello il Ministero adotterà un provvedimento cumulativo di prenotazione del voucher, su base regionale, contenente l’indicazione delle imprese e dell’importo dell’agevolazione prenotata.

Tutte le imprese ammissibili alle agevolazioni concorrono al riparto, senza alcuna priorità connessa al momento della presentazione della domanda.

Gli acquisti devono essere effettuati successivamente alla prenotazione del voucher.

Ai fini dell’assegnazione definitiva e dell’erogazione del contributo, l’impresa iscritta nel provvedimento cumulativo di prenotazione deve presentare, entro 30 giorni dalla data di ultimazione delle spese e sempre tramite l’apposita procedura informatica, la richiesta di erogazione, allegando, tra l’altro, i titoli di spesa.

Dopo aver effettuato le verifiche istruttorie previste, il Ministero determina con proprio provvedimento l’importo del voucher da erogare in relazione ai titoli di spesa risultati ammissibili.

In allegato il decreto 24 settembre 2017 contenente il modello di domanda per l’assegnazione e per l’erogazione del voucher.

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In Gazzetta il nuovo regolamento appalti per beni culturali. In vigore dall’11 novembre

In vigore dall’11 novembre il nuovo regolamento sugli appalti riguardanti lavori per beni culturali. Disciplinati i livelli di progettazione, qualificazione delle imprese, tipologie contrattuali oggetto di affidamento

Pubblicato in Gazzetta ufficiale del 27 ottobre 2017, con oltre un anno di ritardo, il decreto 22 agosto 2017, n. 154, il nuovo provvedimento di attuazione del Codice dei contratti (dlgs 50/2016), recante

Regolamento concernente gli appalti pubblici di lavori riguardanti i beni culturali tutelati ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.

Il regolamento fa riferimento alle seguenti tipologie di lavoro:

  • scavo archeologico, comprese le indagini archeologiche subacquee
  • monitoraggio, manutenzione e restauro di beni culturali immobili
  • monitoraggio, manutenzione e restauro dei beni culturali mobili, superfici decorate di beni architettonici e materiali storicizzati di beni immobili di interesse storico, artistico o archeologico

Il nuovo provvedimento, in vigore dall’11 novembre 2017, cambia in maniera sostanziale la previgente disciplina regolamentare; in pratica andrà a sostituire:

  • le norme del dpr 207/2010 relative alla progettazione (articoli da 239 a 248) e alla fase esecutiva dei lavori appartenenti a tale settore (articolo 250), rimaste nel frattempo vigenti
  • il precedente dm 294/2000 sui requisiti di qualificazione delle imprese che operano nel settore dei beni culturali

Si tratta di un regolamento autonomo per quanto concerne i lavori relativi a beni culturali; si passa da un regolamento governativo a quello interministeriale, con un iter procedimentale più snello.

Il regolamento ha l’obiettivo, inoltre, di raccogliere in un testo normativo unitario ed organico la disciplina “speciale” per gli appalti pubblici di lavori riguardanti i beni culturali.

Il decreto è costituito da 28 articoli suddivisi in 6 titoli:

  • Titolo I – Disposizioni generali
  • Titolo II – Requisiti di qualificazione
    • Capo I – Requisiti di qualificazione degli esecutori di lavori riguardanti i beni culturali
    • Capo II- Requisiti di qualificazione dei direttori tecnici
  • Titolo III – Progettazione e direzione di lavori riguardanti i beni culturali
    • Capo I – Livelli e contenuti della progettazione
    • Capo II – Soggetti incaricati dell’attività di progettazione e direzione lavori
  • Titolo IV – Somma urgenza
  • Titolo V – Esecuzione e collaudo dei lavori riguardanti i beni culturali
  • Titolo VI – Disposizioni finali

I contenuti

Il decreto disciplina, con riferimento ai lavori riguardanti beni culturali:

  • la qualificazione dei direttori tecnici e degli esecutori di lavori
  • i livelli e i contenuti della progettazione
  • le attività di progettazione e di direzione lavori
  • i lavori da effettuare in casi di somma urgenza, oltre che al collaudo

Di seguito le principali disposizioni contenute nel decreto 154/2017.

Livelli progettuali

I livelli di progettazione rimangono sostanzialmente uguali a quelli previsti dalla disciplina generale del Codice, ossia:

  • progetto di fattibilità tecnica ed economica
  • scheda tecnica
  • progetto definitivo
  • progetto esecutivo
  • progettazione dello scavo archeologico
  • progettazione di lavori di impiantistica e per la sicurezza

La scheda tecnica è finalizzata all’individuazione delle caratteristiche del bene oggetto di intervento e descrive gli aspetti di criticità della conservazione del bene culturale prospettando gli interventi opportuni.

L’affidamento dei lavori riguardanti i beni culturali è disposto, di regola, sulla base del progetto esecutivo. Vengono, indicati, inoltre, i casi in cui l’affidamento dei lavori può avvenire sulla base del progetto definitivo.

Lavori in somma urgenza

La regola generale prevista nel decreto dispone che sussiste l’obbligo di ricorso all’appalto di sola esecuzione, è necessaria l’acquisizione del progetto esecutivo.

Tuttavia, sono presenti alcune eccezioni.

In tutti i lavori di somma urgenza, nei quali ogni ritardo sia pregiudizievole alla pubblica incolumità o alla tutela del bene, di importo sino a 300.000 euro l’esecuzione dei lavori stessi può essere affidata in forma diretta ad uno o più operatori economici individuati dal responsabile del procedimento o dal tecnico dell’amministrazione competente ed, anche, che il corrispettivo delle prestazioni ordinate è definito consensualmente con l’affidatario.

Inoltre, è possibile affidare lavori sul progetto definitivo quando la natura del bene non consente lo svolgimento di indagini e rilievi esaustivi o l’individuazione di soluzioni solo in corso d’opera, oppure quando i lavori su superfici decorate o beni mobili non comportano complessità realizzativa.

Qualificazione dei soggetti esecutori dei lavori (di importo pari o superiore a 150.000)

Ai fini della qualificazione per lavori sui beni culturali, la certificazione rilasciata ai soggetti esecutori deve contenere anche l’attestato dell’autorità preposta alla tutela del bene oggetto dei lavori del buon esito degli interventi eseguiti.

Oltre ai requisiti generali le imprese devono inoltre possedere dettagliati requisiti speciali.

I requisiti di ordine speciale per la qualificazione necessaria all’esecuzione dei lavori sono:

  • idoneità tecnica
  • idoneità organizzativa
  • adeguata capacità economica e finanziaria

Per eseguire, invece, lavori di importo inferiore a 150.000 euro le imprese devono:

  • avere eseguito lavori direttamente e in proprio antecedentemente alla pubblicazione del bando o alla data dell’invito alla gara ufficiosa, della medesima categoria
  • avere un organico determinato secondo quanto previsto sull’idoneità organizzativa
  • essere iscritte alla competente Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura

Direttore tecnico

La direzione tecnica può essere assunta da un singolo soggetto, eventualmente coincidente con il legale rappresentante dell’impresa, o da più soggetti. Inoltre, non possono rivestire, per la durata dell’appalto, analogo incarico per conto di altre imprese.

Periodo transitorio

Come disposto all’art. 28, comma 2 del provvedimento, gli articoli dal 14 al 21 contenuti nel Titolo III, Capo I del dm 14 agosto 2017 che contengono i livelli ed i contenuti ella progettazione entreranno in vigore successivamente all’entrata in vigore del decreto di cui all’articolo 23, comma 3, del Codice dei contratti pubblici con cui devono essere definiti i contenuti della progettazione nei 3 livelli progettuali.

In particolare, si fa riferimento ai seguenti articoli:

  • art. 14 – Attività di progettazione
  • art. 15 – Progetto di fattibilità tecnica ed economica
  • art. 16 – Scheda tecnica
  • art. 17 – Progetto definitivo
  • art. 18 – Progetto esecutivo
  • art. 19 – Progettazione dello scavo archeologico
  • art. 20 – Progettazione di lavori di impiantistica e per la sicurezza
  • art. 21 – Verifica dei progetti

Pertanto, la possibilità di appalto integrato si allarga anche ai casi di interventi sui beni culturali per i quali ci sia l’esigenza di integrare la progettazione durante le fasi di cantiere. È questa l’interpretazione del Consiglio di Stato.

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Infiltrazioni d’acqua e umidità: è valida la garanzia di vendita per le case di non recente costruzione?

Validità della garanzia di vendita: la Cassazione chiarisce che chi acquista un appartamento, di non recente costruzione, è prima tenuto a verificare le condizioni di manutenzione

Poco dopo l’acquisto di un appartamento, ricompreso in un fabbricato risalente agli anni ’60, l’acquirente riscontrava l’esistenza di vizi inizialmente non presenti.

In particolare si erano verificate le seguenti problematiche:

  • distacco, presumibilmente per infiltrazioni d’acqua, di una parte della copertura del fabbricato
  • consistenti infiltrazioni di umidità nei muri dell’appartamento

L’acquirente, invocando la garanzia di vendita prevista dall’art. 1490 cc, citava in giudizio il venditore chiedendo la restituzione di parte del prezzo di acquisto, nella misura necessaria all’esecuzione dei lavori occorrenti per eliminare i vizi.

Secondo l’articolo 1490 cc “il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all’uso a cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore. Il patto con cui si esclude o si limita la garanzia non ha effetto, se il venditore ha in mala fede taciuto al compratore i vizi della cosa”.

Il venditore si era difeso dalla accuse dichiarando che l’immobile, più volte visionato dall’acquirente prima dell’acquisito, si trovava in precario stato di manutenzione e che il prezzo era stato pattuito tenendo conto di tali condizioni.

Il Tribunale di Pisa accoglieva la domanda di parte attrice e, accertata l’esistenza dei vizi dedotti, condannava il convenuto a pagare in favore dell’acquirente la somma necessaria per i lavori di manutenzione.

Il venditore ricorreva dunque in appello.

Sentenza della Corte d’appello

Il giudice d’appello ribaltava la sentenza di primo grado, accogliendo il ricorso del venditore dell’appartamento, ritenendo che quando si è “in presenza di carenze del fabbricato riconducibili alla vetustà oppure a criteri di costruzioni propri di altra epoca ad oggi superati, non si può parlare di vizio occulto, bensì di caratteristiche non positive dell’immobile che influiscono solo sul suo valore commerciale”.

Inoltre, “colui che acquista un immobile di non recente costruzione ha l’onere di verificare con cura le condizioni di manutenzione, se del caso interpellando l’amministratore del Condominio al fine di conoscere quali interventi manutentivi siano stati effettuati“.

Per la Corte, trattandosi di un fabbricato risalente agli anni ’60 con caratteristiche costruttive non propriamente eccellenti, è lecito immaginare che prima o poi potevano rendersi necessari interventi al tetto, come alle altre parti del fabbricato.

L’acquirente presentava dunque ricorso in Cassazione.

Sentenza di Cassazione

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 24343/2017, si esprime sul ricorso presentato dall’acquirente.

Il ricorrente invoca di nuovo la garanzia di vendita essendo i vizi in esame idonei a ridurre il valore della cosa venduta, in quanto i difetti e le imperfezioni non erano conosciuti né facilmente conoscibili, derivati dalla mancata o inadeguata manutenzione del bene venduto.

Per la Corte di Cassazione, in caso di vendita di un bene appartenente ad un edificio condominiale di costruzione risalente nel tempo, i difetti materiali conseguenti al concreto ed accertato stato di vetustà ovvero alla risalenza nel tempo delle tecniche costruttive utilizzate, non integrano un vizio rilevante ai fini previsti dall’art. 1490 cc.

La garanzia in esame, infatti, è esclusa tutte le volte in cui, a norma dell’art. 1491 c.c., il vizio era facilmente riconoscibile, salvo che, in quest’ultimo caso, il venditore non abbia dichiarato che la cosa era immune da vizi.

Pertanto gli ermellini, confermando le motivazioni di appello, rigettano il ricorso presentato dall’acquirente.

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Società tra professionisti: per partecipare ad una gara, i soci devono essere tutti iscritti allo stesso albo?

Società tra professionisti: il Tar Toscana stabilisce che è consentita la partecipazione alle gare anche alle associazioni i cui iscritti appartengono ad albi professionali diversi

Un ente indiceva una gara di appalto per l’aggiudicazione del servizio di supporto alle attività fiscali dell’ASL.

Nel disciplinare di gara si limitava la partecipazione alla gara ai soli tecnici aventi i requisiti di idoneità professionale, tecnico-professionale previsti all’art. 45 del d.lgs. n. 50/2016.

Si stabiliva che l’ammissione alla partecipazione alla gara d’appalto fosse subordinata all’iscrizione di tutti i soci allo stesso albo professionale, in particolare: “l’operatore economico, al fine della partecipazione alla presente procedura di gara…deve dimostrare di avere: iscrizione albo commercialisti per tutti i soci“.

Una società, operante nel settore della fiscalità, ricorreva al Tar Toscana contro tale disposizione in quanto i propri soci non erano tutti iscritti allo stesso albo, chiedendo la sospensione e quindi l’annullamento del bando.

Sentenza del Tar Toscana

Il Tar Toscana si esprime, con la sentenza n. 1267/2017, sul ricorso presentato dalla società.

La ricorrente deduce la violazione del principio di ragionevolezza e proporzionalità e dei principi di libera concorrenza e non discriminazione, come codificate dall’art. 30 del nuovo Codice appalti.

Il giudice amministrativo ritiene ragionevole e non sproporzionata la richiesta dell’ente, ai fini della qualificazione, del possesso del requisito di iscrizione all’albo per uno o più soci delle società tra professionisti che concorrono alla gara.

Allo stesso modo non può essere consentita la richiesta che “tutti” i soci debbano possedere l’iscrizione allo stesso albo (in questo caso dei commercialisti).

Il collegio ricorda inoltre che nelle gare pubbliche il ricorso all’avvalimento (la possibilità, riconosciuta a qualunque operatore economico, singolo o in raggruppamento, di soddisfare la richiesta relativa al possesso dei requisiti necessari per partecipare ad una procedura di gara) è in linea di principio legittimo. In tal senso l’art. 89 del dlgs 50/2017 non pone alcuna limitazione, se non per i requisiti strettamente personali di carattere generale (c.d. requisiti di idoneità morale), riguardando invece la mera e soggettiva idoneità professionale del concorrente – quindi non dell’impresa ma dell’imprenditore – a partecipare alla gara d’appalto e ad essere quindi contraente con la pubblica amministrazione.

Pertanto il Tar Toscana accoglie il ricorso presentato dalla società.

In definitiva per la partecipazione alle gare d’appalto non è obbligatorio che tutti i soci siano iscritti allo stesso albo.

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Muro di contenimento: in tema di distanze dalle costruzioni valgono le stesse regole degli edifici?

Muro di contenimento: la Cassazione chiarisce che la nozione di costruzione è unica e può essere estesa a qualsiasi manufatto vincolato al suolo

Il proprietario di un fondo citava in giudizio il vicino per la realizzazione di un muro di sostegno.

Il contenzioso nasceva a causa della presunta violazione della distanza delle costruzioni, prescritta dalle norme di attuazione del PRG comunale, nonché quelle previste dall’art. 905 cc., secondo cui “non si possono aprire vedute dirette verso il fondo chiuso o non chiuso e neppure sopra il tetto del vicino, se tra il fondo di questo e la faccia esteriore del muro in cui si aprono le vedute dirette non vi è la distanza di un metro e mezzo“.

Il Tribunale di primo grado accoglieva parzialmente il ricorso, condannando il vicino ad arretrare il muro di contenimento, ma solo limitatamente a un determinato segmento.

La sentenza veniva poi confermata dalla Corte di appello.

Contro quest’ultima sentenza veniva proposto dunque ricorso in Cassazione dal proprietario del fondo.

Sentenza di Cassazione

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 24473/2017, si esprime sul ricorso proposto dal proprietario del fondo.

Il ricorrente contesta la sentenza della Corte d’appello, che ha considerato il muro di contenimento una “costruzione” ai sensi dell’art. 873 cc, secondo cui “le costruzioni su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di 3 metri . Nei regolamenti locali può essere stabilita una distanza maggiore (5 o 10 metri)”, ma si utilizza un concetto più ristretto di costruzione, riferibile ai soli edifici.

Secondo gli Ermellini la nozione di costruzione è unica e non può essere ridefinita da norme regolamentari. In tema di rispetto delle distanze legali stabilite dal cc e dalle norme dei regolamenti locali, la nozione di costruzione non si identifica con quella sola di edificio, ma si estende a qualsiasi manufatto con le seguenti caratteristiche:

non completamente interrato avente i caratteri della solidità, stabilità e immobilizzazione al suolo, anche mediante appoggio o incorporazione o collegamento fisso a un corpo di fabbrica contestualmente realizzato o preesistente, e ciò indipendentemente dal livello di posa ed elevazione dell’opera stessa.

Il muro di sostegno del terrapieno, creato dal vicino, è quindi costruzione soggetta, ai sensi dell’art. 873 cc, all’eventuale maggiore distanza stabilita dalle norme regolamentari locali.

Pertanto la Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dal proprietario del fondo, stabilendo che il muro debba essere arretrato ad una distanza maggiore (5/10 m).

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Rischio sismico, idrogeologico e consumo di suolo: ecco i Comuni più a rischio

La ricerca Cresme/Cnappc su come la combinazione del rischio sismico, idrogeologico e consumo di suolo ricade sui territori italiani: 442 i Comuni ad alto rischio

In molti Comuni italiani è presente sia il rischio simico che idrogeologico (rischio di frana e di alluvione); se contestuali, tali rischi  amplificano esponenzialmente le conseguenze che possono diventare catastrofiche per la popolazione.

Nella ricerca del Creme e Cnappc “Lo stato del territorio italiano, tra rischio sismico, idrogeologico, e consumo di suolo” per la prima volta vengono analizzati gli effetti combinati dei rischi sul territorio nazionale. 

Il documento evidenzia come i Comuni a rischio alto e medio-alto siano caratterizzati dalla compresenza dei 3 elementi di rischio naturale.

L’obiettivo della pubblicazione è quello di individuare in quali Comuni si concentrano i pericoli di origine naturale, valutando il rischio in funzione della popolazione esposta.

In particolare sono stati considerati i seguenti elementi:

  • il peso della superficie comunale esposta al rischio idrogeologico
  • la quota di suolo impermeabilizzato
  • la classificazione sismica comunale
  • il numero di eventi di dissesto che si sono verificati nell’ultimo secolo nei comuni
  • la popolazione esposta al pericolo sismico, di frana e di alluvione

Sintesi del rapporto Cresme/Cnappc

Dai risultati delle analisi svolte, si ha che i Comuni più esposti al rischio si trovano:

  • lungo la dorsale appenninica
  • in Sicilia
  • nelle prealpi venete

Sono, infatti, Comuni interessati sia da una elevata sismicità (tutti i comuni rientrano nella zona sismica 1 o 2), sia da problemi di dissesto idrogeologico (ampie aree comunali sono a rischio elevato di frana o di alluvione e nelle quali insistono attività economiche o abitazioni).

Tra i Comuni con più elevato rischio emergono le seguenti città, e solo per citare le principali:

  • Napoli
  • Palermo
  • Catania
  • Messina
  • Brescia
  • Reggio Calabria
  • Perugia
  • Foggia
  • Rimini
  • Salerno

Tutte le città sono in zona sismica 1 o 2; in media la superficie ad elevato rischio di frana rappresenta il 5,4% della superficie comunale e quella ad elevato rischio di alluvione è pari all’8,5%.

Comuni a rischio alto e medio alto

Dallo studio emerge che in Italia il 27% dei Comuni ha un rischio naturale alto o medio alto (pari a 2.132 comuni), i quali hanno una superficie territoriale complessiva di quasi 95.000 kmq (pari al 31% del totale del territorio nazionale) e una popolazione 19,8 milioni di abitanti (pari al 34%).

I comuni a rischio alto sono 442, interessano quasi 18.000 kmq 5,9% della superficie nazionale e sono abitati da 8,2 milioni di abitanti, il 13,7% della popolazione italiana.

I comuni a rischio medio-alto sono 1690, interessano quasi 77.000 kmq ( il 25% del territorio nazionale) e sono abitati da 11,6 milioni di persone.

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Digitale terrestre 2.0, dal 2022 una nuova tecnologia: ecco chi dovrà cambiare TV

Digitale terrestre 2.0, dal 2022 scatta la nuova fase con il passaggio alle nuove frequenze televisive. Previsto un contributo nella nuova legge di Bilancio per chi adegua le TV

La legge di Bilancio 2018 prevede all’art. 89 un “uso efficiente dello spettro e transizione alla tecnologia 5G”. In pratica, come stabilito dal Piano della Commissione Europea, bisogna far posto alle frequenze per la nuova modalità per la telefonia mobile 5G, pertanto le televisioni dovranno passare al  nuovo formato DVB-T2, che appunto permette la trasmissione dei canali in meno spazio.

Una nuova rivoluzione digitale nelle case degli italiani è vicina (non vicinissima), dal 1 luglio 2022 scatta la fase 2 del digitale terrestre, che prevede l’adeguamento per tutti gli apparecchi televisivi venduti prima del 2017. Previsto inoltre l’adeguamento anche per le antenne centralizzate dei condomini.

I tempi

Di seguito riportiamo gli step che porteranno al passaggio definitivo al digitale terrestre 2.0:

  1. entro il 31 marzo 2018 bisogna assegnare i diritti d’uso di frequenze radioelettriche, con lo scopo di rendere i televisori strumenti di multipla fruizione tecnologica.
  2. entro il 30 settembre del 2018 il Ministero dello sviluppo economico provvederà all’assegnazione dei diritti d’uso della delle frequenze in banda con disponibilità dal 1 luglio 2022
  3. entro il 31 maggio del 2018 l’Agcom assegnerà le frequenze da destinare al servizio televisivo in digitale terrestre, ovvero il cosiddetto PNAF 2018
  4. entro il 28 febbraio del 2019 avverrà il rilascio da parte del Ministero dello sviluppo economico dei diritti d’uso, che prevedono per il servizio pubblico ”radiofonico, televisivo e multimediale sino al 40% della capacità trasmissiva del multiplex regionale”
  5. al primo gennaio 2020 al 30 giugno 2022 avverrà il passaggio vero e proprio da una tecnologia all’altra

Previsto un contributo di 100 milioni di euro entro il 2022 (25 milioni di euro per ciascuno degli esercizi finanziari 2019-2022) per l’acquisto di apparecchiature di ricezione televisiva (tv o decoder) per il passaggio al nuovo standard DVB-T2.

Chi dovrà cambiare o adeguare il televisore?

La domanda che un po’ a tutti interessa è chi dovrà comprare un nuovo TV e soprattutto quali sono i nuovi apparecchi già predisposti al cambiamento?

Se il nostro televisore è stato comprato prima del 1° luglio 2016 è molto probabile che dal primo luglio 2022 ci toccherà cambiare apparecchio o tuttalpiù optare per un decoder a parte per farlo funzionare.

Per chi, già da ora, invece acquisterà un nuovo televisore non ci saranno problemi, visto che dal 1° gennaio 2017 c’è l’obbligo di vendere solo televisori già DVB-T2 o quantomeno abbinati a un decoder compatibile.

Attenzione quindi alle offerte troppo vantaggiose, soprattutto online! Controllate prima di acquistare un nuovo TV le specifiche tecniche; il televisore deve supportare lo standard DVB-T2 e il più recente codec H265/HEVC, altrimenti da luglio 2022 avrete un apparecchio inutilizzabile.

Che cos’è il DVB-T2

DVB-T2 è un’abbreviazione che sta per “Digital Video Broadcasting — Second Generation Terrestrial”; si tratta dell’esensione della standard DVB-T, rilasciata dal consorzio DVB, per la trasmissione televisiva digitale terrestre. Il DVB è stato standardizzato da ETSI. Il sistema trasmette contenuti digitali di vario genere (audio, video, etc.) utilizzando la modfulazione ODFM. Il maggiore bit-rate offerto permette, rispetto al suo predecessore, di trasmettere segnali in HDTV sui canali tv.

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Pubblicate le linee guida Anac sui motivi di esclusione dalle gare: allargato il campo degli illeciti professionali

Pubblicate le linee guida Anac n. 6 – motivi di esclusione dalle gare – dopo l’aggiornamento post-correttivo: allargato il campo degli illeciti professionali

A seguito dell’approvazione del correttivo Appalti dlgs 19 aprile 2017, n. 56 e delle richieste di chiarimenti pervenute, l’Anac ha ritenuto aggiornare alcune linee guida e le ha sottoposte a consultazione pubblica.

Tra le linee guida aggiornate ci sono anche le linee guida n. 6, recanti: indicazione dei mezzi di prova adeguati e delle carenze nell’esecuzione di un precedente contratto di appalto che possano considerarsi significative per la dimostrazione delle circostanze di esclusione di cui all’art. 80, comma 5, lett. c).

La pubblicazione del documento è avvenuta con deliberazione n. 1008 dell’11 ottobre 2017, a seguito del parere del Consiglio di Stato, che ha esercitato le proprie funzioni consultive in relazione al testo aggiornato delle suddette linee guida.

Motivi di esclusione dalle gare d’appalto

L’art. 80 del dlgs n. 50/2016, rubricato “motivi di esclusione”, reca l’elenco dei requisiti di carattere generale (o di idoneità morale) che devono possedere sia i concorrenti che i subappaltatori.

Tra essi, viene qui in rilievo la causa di esclusione di cui all’art. 80, comma 5, lett. c), consistente nel “grave illecito professionale”. In particolare, è testualmente previsto che la stazione appaltante esclude l’operatore economico quando essa “dimostri con mezzi adeguati che l’operatore economico si è reso colpevole di gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrità o affidabilità.

Tra questi rientrano:

  • le significative carenze nell’esecuzione di un precedente contratto di appalto o di concessione che ne hanno causato la risoluzione anticipata, non contestata in giudizio, ovvero confermata all’esito di un giudizio, ovvero hanno dato luogo ad una condanna al risarcimento del danno o ad altre sanzioni
  • il tentativo di influenzare indebitamente il processo decisionale della stazione appaltante o di ottenere informazioni riservate ai fini di proprio vantaggio
  • il fornire, anche per negligenza, informazioni false o fuorvianti suscettibili di influenzare le decisioni sull’esclusione, la selezione o l’aggiudicazione
  • ovvero l’omettere le informazioni dovute ai fini del corretto svolgimento della procedura di selezione

Il parere del Consiglio di Stato

Di particolare rilievo è il giudizio che fornisce il Consiglio di Stato sull’ipotesi di esclusione per grave illecito professionale.

Lo schema di linee guida, l’ANAC rileva come gli “illeciti professionali gravi”  devono essere valutati dalle stazioni appaltanti ai fini dell’esclusione dalle gare.

Secondo i giudici di Palazzo Spada la stazione appaltante non può compiere alcuna autonoma valutazione, ma deve senz’altro procedere all’esclusione ai sensi della lett. b) del richiamato primo comma dell’art. 80; ritiene quindi sia opportuno specificare che la condanna non definitiva possa acquisire rilevanza quale “illecito professionale grave” e, quindi essere motivo di esclusione ai sensi ai sensi dell’art. 80, comma 5, lett. c).

Nell’ipotesi di condanna non definitiva, la stazione appaltante, in assenza dell’automatismo esistente ove la condanna sia definitiva, deve valutare se il fatto sia tale da rendere dubbia l’integrità o affidabilità dell’operatore economico e, in ragione di tale valutazione, deve motivare adeguatamente l’eventuale esclusione dalla gara.

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Valutazione rischio chimico, cancerogeno e mutageno: aggiornato il manuale Ispra

Dall’Ispra il manuale sulla valutazione del rischio chimico, cancerogeno e mutageno e l’efficacia delle misure per ridurne il rischio

L’Ispra, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, in collaborazione con Arpa e Inail, ha pubblicato la terza revisione del:

Manuale per la valutazione del rischio da esposizione ad agenti chimici pericolosi e ad agenti cancerogeni e mutageni

L’aggiornamento si è reso necessario in seguito alla modifica della normativa comunitaria, ossia i regolamenti europei REACH e CLP, nonché gli interventi della Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro sulla gestione del rischio chimico. Inoltre, la nuova versione risolve alcune criticità presenti in quelle precedenti, con l’obiettivo di circostanziare in modo dettagliato le condizioni di esposizione dei lavoratori.

L’intento è quello di fornire un utile riferimento a coloro i quali devono effettuare la valutazione del rischio chimico nelle attività di laboratorio delle Agenzie per l’ambiente.

Contenuti

Il documento tratta in maniera esaustiva gli aspetti riguardanti la valutazione del rischio chimico; l’efficacia delle misure per minimizzare il rischio cancerogeno e mutageno; la gestione in ottica di SGSL del rischio cui sono esposti gli operatori dei laboratori chimici.

Innanzitutto definisce il rischio chimico, cancerogeno e mutageno quale:

Il rischio connesso alluso di agenti chimici pericolosi, rischio chimico, e all’uso di agenti cancerogeni e mutageni, rischio cancerogeno, è funzione della probabilità che si verifichi un potenziale danno alla salute alle condizioni di uso ed esposizione, e del livello di danno prodotto.

Ecco in sintesi quanto contenuto nella nuova edizione:

  • Il rischio connesso all’uso di sostanze pericolose
  • Riferimenti definizioni e terminologia
  • Sostanze e miscele pericolose
  • L’evoluzione normativa in tema di sostanze chimiche
  • Principi generali per operare con agenti chimici pericolosi
  • Il rischio da esposizione a sostanze pericolose
  • Valutazione del rischio da esposizione ad agenti chimici pericolosi
  • Valutazione del rischio da esposizione ad agenti cancerogeni e mutageni
  • Procedura di gestione degli agenti chimici pericolosi
  • Il monitoraggio biologico e ambientale

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Ecosistema urbano 2017: scopri come è posizionata la tua città nella classifica Legambiente per qualità ambientale

Ecosistema urbano 2017: pubblicato il Rapporto Legambiente sulla qualità ambientale dei comuni capoluogo di provincia. La migliore è Mantova

Legambiente ha pubblicato la 24ma edizione di Ecosistema Urbano. Il documento fotografa le performances ambientali dei comuni capoluogo di provincia, attraverso un’analisi dei numeri.

Viene stilata una graduatoria, prendendo in considerazione i 6 principali componenti ambientali, presenti in una città:

  1. aria
  2. acque
  3. rifiuti
  4. mobilità
  5. energia
  6. ambiente urbano

In base a questi componenti vengono individuati 16 indicatori, grazie ai quali ogni città ottiene un punteggio normalizzato variabile da 0 a 100. I punteggi assegnati su ciascun indicatore identificano, in parole semplici, il tasso di sostenibilità della città reale rispetto ad una città ideale.

Ecosistema Urbano 2017: i 16 indicatori

Gli indicatori consentono di valutare tanto i fattori di pressione e la qualità delle componenti ambientali, quanto la capacità di risposta e di gestione ambientale.

Il punteggio finale viene assegnato nel seguente modo, definendo un peso per ciascun indicatore che varia tra 3 e 15 punti, per un totale di 100 punti:

  • mobilità (30%)
  • aria (20%)
  • rifiuti (20%)
  • acqua (15%)
  • ambiente urbano (10%)
  • energia (5%)

Gli indicatori cosiddetti di risposta (che misurano le politiche intraprese dagli enti locali) pesano per oltre la metà del totale (59%), mentre gli indicatori di stato valgono il 20% e gli indicatori di pressione il 21%.

Nella tabella seguente riportiamo i 16 indicatori selezionati per stilare la graduatoria sulla qualità ambientale dei comuni capoluogo di provincia.

 N.

  Indici

 Descrizione

1 Qualità dell’aria: biossido di azoto (NO2) Valore medio tra i valori medi annuali registrati dalle centraline urbane di traffico e quelle di urbane fondo [μg/mc]
2 Qualità dell’aria: polveri sottili (PM10) Valore medio tra i valori medi annuali registrati dalle centraline urbane di traffico e quelle urbane di fondo [μg/mc]
3 Qualità dell’aria: Ozono (O3) Media del n° di giorni di superamento della media mobile sulle 8 ore di 120 μg/mc su tutte le centraline
4 Consumi idrici domestici Consumo giornaliero pro capite di acqua per uso domestico [l/ab]
5 Dispersione della rete Differenza tra l’acqua immessa e quella consumata per usi civili, industriali e agricoli [come quota % sull’acqua immessa]
6 Capacità di depurazione Percentuale popolazione residente servita da rete fognaria delle acque reflue urbane [%]
7 Rifiuti: produzione di rifiuti urbani Produzione annuale pro capite di rifiuti urbani [kg/ab]
8 Rifiuti: raccolta differenziata % RD [frazioni recuperabili] sul totale rifiuti prodotti
9 Trasporto pubblico: passeggeri Passeggeri trasportati annualmente [per abitante] dal trasporto pubblico [passeggeri/ab]
10 Trasporto pubblico: offerta Percorrenza annua [per abitante] del trasporto pubblico [km-vettura/ab]
11 Tasso di motorizzazione auto Auto circolanti ogni 100 abitanti [auto/100 ab]
12 Incidentalità stradale Numero di morti e feriti in incidenti stradali ogni 1.000 abitanti [morti e feriti/1.000 ab]
13 Isole pedonali Estensione pro capite della superficie stradale pedonalizzata [mq/ab]
14 Piste ciclabili [equivalenti] Indice che misura i metri equivalenti di piste ciclabili ogni 100 abitanti [m_eq/100 ab]
15 Alberi in area urbana Numero di alberi in aree di proprietà pubblica (strade e parchi) [alberi/100 ab]
16 Energie rinnovabili – Solare fotovoltaico e termico pubblico Potenza installata su edifici pubblici [Kw/1.000 ab]

Ecosistema Urbano 2017: Classifica Finale

Di seguito riportiamo la graduatoria, stilata in base alla qualità ambientale, dei 104 comuni capoluogo di Provincia italiani: Mantova risulta la città migliore per la qualità dell’aria (76,80%), passando dalla terza posizione del 2016; Macerata prima nel 2016 ora è settima; miglioramenti significativi per Milano, Lodi e Venezia; crolla Enna dalla 46a posizione del 2016 alla 104a e ultima del 2017!

Pos.

Città

%

Pos.

Città

%

Pos.

Città

%

Pos.

Città

%

1 Mantova 76,80 27 Vercelli 57,27 53 Sassari  50,75 79 Grosseto 42,72
2 Trento 75,31 28 Ferrara  57,19 54 Modena 50,55 80  Prato 42,38
3 Bolzano  75,01 29  Rimini  57,12 55 Lucca 50,44 81  Torino 42,26
4 Parma  74,94 30  Forlì 56,96 56 Isernia  50,01 82  Pistoia  41,57
5 Porden.  71,86 31  Milano  56,84 57  Livorno  49,33 83 Ragusa  41,01
6 Belluno 71,68 32  Ancona  56,44 58  Lecco  48,93 84 Alessan. 40,17
7 Macerata 70,12 33 Cuneo 56,43 59  Catanzaro  48,87 85 Matera  40,11
8 Verbania  69,71 34 Aosta  56,39 60  Terni  48,80 86 Napoli  39,30
9 Treviso  68,03 35 Benevento  55,91 61 Rieti  48,69 87 Crotone  39,29
10 Oristano  64,37 36  Nuoro  55,88 62 Salerno  48,57 88  Roma  38,79
11 Cremona 63,48 37  Pisa 55,67 63 Reggio Calabria  48,00 89 Latina 38,01
12 Udine 63,33 38  Ravenna 55,57 64 Rovigo  47,16 90 Messina  36,18
13 Cosenza  62,92 39  Trieste  55,06 65  Chieti 46,51 91 Vibo Valentia  35,77
14 Reggio Emilia 62,56 40  Vicenza  54,35 66 Como  46,46 92 Potenza 35,62
15 Biella 61,82 41 Ascoli Piceno 54,14 67 Novara 46,07 93 Trapani  35,61
16 Sondrio 61,63 42 Padova 54,09 68 Imperia  45,85 94 Monza 34,66
17 LaSpezia 61,01 43  Avellino 52,89 69 Pavia  45,68 95  Caserta  34,56
18 Teramo  60,42 44  Siena 52,88 70 Foggia  45,54 96 Massa 34,00
19 Savona  60,21 45 Verona 52,82 71 Taranto 45,10 97  Siracusa 33,17
20 Lodi  59,79 46 Piacenza  52,65 72  Varese  45,09 98 Agrigento 31,60
21 Venezia  59,41 47 L’ Aquila 52,21 73 Campob. 44,52 99 Frosinone 31,03
22 Bologna 59,15 48  Arezzo 51,93 74 Genova 44,08 100 Catania 29,45
23 Perugia 58,41 49  Brescia 51,55 75 Bari 43,63 101 Palermo  28,90
24 Pesaro 58,01 50 Asti 51,28 76 Pescara 43,36 102 Viterbo 28,83
25 Gorizia  57,98 51 Firenze  51,10 77 Lecce 43,14 103 Brindisi 26,78
26  Bergamo 57,31 52 Cagliari  50,87 78 Caltanis.  42,93 104 Enna 22,74

In Allegato è possible analizzare anche altri aspetti tra cui le tabelle dei singoli indicatori.

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Affidamenti diretti in house, slitta al 30 novembre 2017 l’iscrizione nell’Elenco

Affidamenti diretti in house, prorogato al 30 novembre il termine per la presentazione della domanda di iscrizione nell’Elenco

L’Anac ha reso noto (comunicato del 25 ottobre 2017) che il termine per la presentazione della domanda di iscrizione all’Elenco delle amministrazioni aggiudicartici e degli enti aggiudicatori per affidamenti diretti in house, slitta al 30 novembre 2017.

Al fine di assicurare la pubblicità e la trasparenza, l’Anac è tenuta ad istituire l’Elenco delle amministrazioni e degli enti che operano mediante affidamenti diretti (art. 192 del nuovo Codice appalti dlgs 50/2016).

Pertanto, con determinazione n. 951/2017 l’Anac ha adottato le linee guida per l’iscrizione nell’Elenco delle amministrazioni aggiudicatrici degli enti aggiudicatori che operano mediante affidamenti diretti nei confronti di proprie società in house.

I soggetti legittimati dovranno presentare all’Anac domanda d’iscrizione dal 30 novembre (in precedenza il termine era fissato al 30 ottobre 2017); da tale momento la presentazione della domanda costituirà presupposto legittimante l’affidamento in house.

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Rottamazione cartelle 2017, 30 novembre il nuovo termine per le rate scadute

Rottamazione cartelle 2017, fissata al 30 novembre la scadenza di pagamento per le rate di luglio e settembre 2017. Dalle Entrate le novità introdotte dal dl 148/2017

Chi ha già aderito alla definizione agevolata, ma non è riuscito a saldare (o ha pagato in modo incompleto) le prime 2 rate, può ancora regolarizzare la propria posizione e non perdere i benefici della cosiddetta “rottamazione cartelle” per il 2017.

Il dl 148/2017 ha previsto, infatti, la possibilità per i contribuenti che hanno aderito alla definizione agevolata di pagare entro il 30 novembre 2017 gli importi scaduti (senza ulteriori addebiti), ossia:

  • gli importi della rata scaduta nel mese di luglio 2017 (prima o unica rata)
  • gli importi della rata scaduta nel mese di settembre 2017

Il 30 novembre scade anche la terza rata, se prevista dal piano.

Il provvedimento ha chiarito anche che chi paga la rata o le rate relative alla definizione agevolata scadute a luglio e settembre 2017 non deve darne comunicazione ad Agenzia delle entrate-Riscossione. Inoltre, se il contribuente ha già pagato, seppur in ritardo, la definizione agevolata è ancora valida.

Con il comunicato 26 ottobre 2017 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito le novità introdotte dal dl 148/2017.

Novità del dl 148/2017

Rottamazione cartelle 2017

La definizione agevolata 2017 è applicata ai carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio al 30 settembre 2017.

I contribuenti che aderiscono dovranno pagare l’importo residuo del debito senza corrispondere le sanzioni e gli interessi di mora, inviando la richiesta entro il 15 maggio 2018 attraverso il modello DA-2017
disponibile sul portale o presso gli sportelli dell’Agenzia.

Per le multe stradali, invece, non si devono pagare gli interessi di mora e le maggiorazioni previste dalla legge.

Contribuenti respinti

I contribuenti a cui era stata respinta la domanda, perché non in regola con il pagamento di tutte le rate scadute al 31 dicembre 2016, hanno ora la possibilità di accedere nuovamente alla rottamazione.

Entro il 31 dicembre 2017, devono presentare una nuova istanza di adesione alla definizione agevolata compilando il modello DA-R disponibile sul sito o presso gli sportelli dell’Agenzia.

Proroga novembre 2017

Il decreto 148/2017 consente ai contribuenti che hanno aderito alla “prima definizione agevolata”, ma non hanno pagato la prima (o unica) rata di luglio né quella prevista a settembre 2017, di mettersi in regola e non perdere quindi, i benefici previsti dalla definizione agevolata. Sarà sufficiente pagare quanto previsto entro il prossimo 30 novembre, senza oneri aggiuntivi e senza comunicazioni all’Agenzia.

Per pagare si devono utilizzare i bollettini ricevuti dall’agente della riscossione con la comunicazione delle somme dovute.

Dove pagare

I contribuenti hanno a disposizione diversi canali di pagamento:

  • il portale
  • la App EquiClick
  • gli sportelli di Agenzia delle Eentrate-Riscossione
  • gli sportelli bancari e gli uffici postali
  • l’home banking
  • i punti Sisal e Lottomatica
  • i tabaccai convenzionati con Banca 5
  • gli sportelli bancomat (ATM) che hanno aderito ai servizi CBILL e gli sportelli postamat (ATM) di Poste Italiane

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Canne fumarie, in vigore la nuova UNI 11278:2017

Canne fumarie, dal 19 ottobre le nuove regole per la scelta dei sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione

Il 19 ottobre 2017 è entrata in vigore la nuova norma UNI 11278:2017:

Sistemi metallici di evacuazione dei prodotti della combustione asserviti ad apparecchi e generatori a combustibile liquido o solido – Criteri di scelta in funzione del tipo di applicazione e relativa designazione del prodotto.

Si tratta di una norma finalizzata ai criteri di scelta dei sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione, in funzione della loro designazione dichiarata dal fabbricante.

In pratica, stabilisce i criteri di scelta dei sistemi metallici di evacuazione dei prodotti della combustione asserviti ad apparecchi a combustibile solido o liquido. Lo scopo è di assicurare il corretto abbinamento all’apparecchio utilizzatore, sulla base della tipologia di installazione e della designazione del prodotto.

La norma si applica a:

  • camini
  • canali da fumo
  • condotti di scarico fumi
  • condotti coassiali
  • collettori e condotti per intubamento metallici

La nuova UNI sostituisce la precedente UNI/TS 11278:2008.

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