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Newsletter 530 del 31 agosto 2017

In questo numero:



Opere edili
Aggiornato il testo unico per l’edilizia (dpr 380/2001)
Sicurezza
Prevenzione incendi scuole, approvate le nuove norme tecniche verticali
Varie e brevi
Preventivo e titoli posseduti dai professionisti, dal 29 agosto è obbligatorio fornirli in forma scritta o digitale
Opere edili
Terremoto Ischia, da Reluis un documento tecnico con l’analisi su danni e agibilità post sisma
Sicurezza
Terremoto Isola d’Ischia: il report fotografico pre e post sima
Opere edili
Fisco e Casa: dall’Ance un vademecum su compravendite e locazioni immobiliari
Varie e brevi
Cessione credito ecobonus condomini, ecco le nuove regole
Sicurezza
Fattori di rischio, cause e misure preventive: l’opuscolo Inail su caduta dall’alto dei gravi
Opere edili
Distanze legali dai confini: è possibile costruire una canna fumaria in aderenza all’abitazione del vicino?
Focus
Piattaforme interoperabili e formato IFC nei processi BIM
Opere edili
Responsabilità dell’appaltatore, chi risponde degli errori progettuali nelle opere eseguite?
Sicurezza
Rischi naturali (sisma, frane e alluvioni), il Rapporto di Casa Italia per la salvaguardia del patrimonio abitativo
Varie e brevi
Ferrovie turistiche: scelte le 17 tratte dismesse da riqualificare
Lavori pubblici
DGUEe, documento di gara unico europeo in formato elettronico: le nuove FAQ
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Aggiornato il testo unico per l’edilizia (dpr 380/2001)

Disponibile per il download il nuovo testo unico per l’edilizia (dpr 380/2001) con le novità introdotte dalla legge concorrenza

La legge annuale per il mercato e la concorrenza (legge 124/2017 – legge concorrenza ), entrata in vigore il 29 agosto 2017, ha introdotto una serie di novità anche nel settore dell’edilizia.

Il testo presenta novità che toccano da vicino i professionisti in materia di:

  • compenso prestazioni professionali
  • assicurazione professionale
  • società di ingegneria
  • catasto

Aggiornamento testo unico edilizia in materia di Catasto ed edilizia libera

La legge concorrenza ha aggiornato il testo unico dell’edilizia, con l’aggiunta del comma 5 all’articolo 6, relativo agli interventi di edilizia libera.

In particolare è previsto che:

Riguardo agli interventi di cui al presente articolo, l’interessato provvede, nei casi previsti dalle vigenti disposizioni, alla presentazione degli atti di aggiornamento catastale ai sensi dell’articolo 34-quinquies, comma 2, lettera b), del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 marzo 2006, n. 80

Dunque anche per gli interventi da realizzare in edilizia libera (senza alcun titolo abilitativo), l’interessato provvede all’aggiornamento degli atti catastali.

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Prevenzione incendi scuole, approvate le nuove norme tecniche verticali

Prevenzione incendi scuole, dal 25 agosto è possibile applicare la nuova norma prestazionale per edifici scolastici nuovi ed esistenti con più di 100 persone, ad esclusione degli asili nido

Dal 25 agosto 2017 sono in vigore le nuove regole tecniche verticali in merito alla prevenzione incendi nelle scuole, in alternativa alle specifiche disposizioni di cui al dm 26 agosto 1992.

Ricordiamo che la scadenza per l’adeguamento alla normativa antincendio, più volte prorogata, è stata fissata dal decreto Milleproroghe 2017 al 31 dicembre 2017.

Al fine di facilitare e rendere meno costosa la messa in sicurezza delle tante scuole ancora non in regola sul fronte antincendi, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 24 agosto 2017 il decreto 7 agosto 2017 contenente:

Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi per le attività scolastiche,  ai sensi dell’art. 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139.

Decreto 7 agosto 2017

Le nuove regole tecniche, alternative alle norme di prevenzione incendi già in vigore per le scuole (dm 26 agosto 1992), si basano su un approccio prestazionale e vanno ad aggiungersi come nuovo capitolo (VII), al Codice di prevenzione incendi (dm 3 agosto 2015).

Campo di applicazione

La nuova regola tecnica si può applicare alle scuole di ogni tipologia, ordine e grado, sia esistenti che di nuova costruzione, con più di 100 persone presenti (di cui all’allegato I del dpr 1° agosto 2011, n. 151, individuate con il numero 67).

Sono compresi collegi e accademie ed esclusi gli asili nido.

Non possono essere applicate (ma solo costituire un utile riferimento) per scuole aziendali e ambienti didattici ubicati all’interno di attività non scolastiche.

Nel caso in cui gli occupanti siano meno di 100, è comunque possibile far riferimento alla nuova norma.

Modifiche al decreto 3 agosto 2015

Il nuovo decreto (decreto 7 agosto 2017) contiene modifiche al decreto del 3 agosto 2015; in particolare, nella sezione V “Regole tecniche verticali”, e’ aggiunto il capitolo

V.7 – Attività scolastiche, contenente le norme tecniche di prevenzione incendi per le attività scolastiche.

Sono esclusi gli asili nido.

Le novità ed i vantaggi

Con la nuova norma il progettista ha la possibilità di scegliere tra la nuova normativa prestazionale e la vecchia prescrittiva.

Il vantaggio consiste nella possibilità di optare per una strategia di prevenzione e protezione antincendio “su misura”; partendo dalla specifica realtà in cui si trova ad operare il progettista può scegliere, a parità di sicurezza, la soluzione più conveniente anche dal punto di vista economico.

Capitolo V.7: Attività scolastiche

Il nuovo capitolo è così strutturato:

  • classificazioni
  • strategia antincendio
  • reazione al fuoco
  • resistenza al fuoco
  • compartimentazione
  • gestione della sicurezza antincendio
  • controllo dell’incendio
  • rivelazione ed allarme
  • vani degli ascensori

La nuova norma sulle scuole sarà monitorata: entro il 31 dicembre 2019, gli elementi raccolti saranno verificati per prendere una decisione riguardo all’eventuale abrogazione delle norme del 1992.

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Preventivo e titoli posseduti dai professionisti, dal 29 agosto è obbligatorio fornirli in forma scritta o digitale

Obbligatorietà del preventivo scritto per prestazione professionale ed indicazione dei titoli posseduti: in vigore le novità della legge per la concorrenza

Dal 29 agosto scorso sono in vigore le nuove norme della legge annuale per il mercato e la concorrenza (legge 4 agosto 2017, n. 124).

Tra le novità introdotte, l’obbligo per i professionisti iscritti ad ordini e collegi di presentare, al momento del conferimento dell’incarico, il preventivo in forma scritta o digitale e di comunicare i titoli posseduti e le eventuali specializzazioni.

Un primo tentativo di inserire l’obbligo del preventivo era già stato fatto dal dl 1/2012, nel quale il preventivo per le prestazione fornite da professionisti era stato introdotto ma non sempre per obbligo.

Pertanto, la legge interviene in modifica all’art. 9 comma 4 del dl 1/2012: in riferimento alla misura del compenso che è resa previamente nota al cliente, sono inserite le parole obbligatoriamente, in forma scritta o digitale.

Contenuti del preventivo professionisti

Per tutte le “professioni regolamentate” dal 29 agosto 2017 è scattato, quindi, l’obbligo del preventivo in forma scritta o digitale.

Il preventivo deve contenere non soltanto l’importo del compenso per la prestazione professionale, ma tutte le voci di costo e le informazioni relative alle proprie competenze professionali.

Ecco nel dettaglio le informazioni che i professionisti dovranno fornire ai propri clienti in ogni preventivo:

  • il preventivo di massima del compenso della prestazione professionale
  • il grado di complessità dell’incarico
  • gli oneri ipotizzabili dal conferimento alla conclusione dell’incarico (il preventivo elencherà nel dettaglio spese, oneri e contributi collegati alla prestazione del professionista che, in linea di massima, dovranno essere sostenuti e addebitati al cliente per tutto il periodo di consulenza)
  • gli estremi della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale

Titoli e specializzazioni dei professionisti

I professionisti iscritti a ordini e collegi dovranno comunicare i titoli posseduti e le eventuali specializzazioni, in modo da assicurare la trasparenza delle informazioni nei confronti dell’utenza. Il dpr 137/2012 prevedeva soltanto la facoltà di indicare titoli e specializzazioni.

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Terremoto Ischia, da Reluis un documento tecnico con l’analisi su danni e agibilità post sisma

Terremoto Ischia, da Reluis l’ analisi degli edifici relativa ai 2 comuni più colpiti (Casamicciola e Lacco Ameno) con la valutazione degli scenari di danno sismico

Ischia è la maggiore isola dell’Arcipelago Campano, con un’estensione di circa 46 km² e una popolazione di 61.086 abitanti (ISTAT 2011). Il suo territorio è suddiviso in sei comuni: Barano d’Ischia, Casamicciola Terme, Forio, Ischia, Lacco Ameno e Serrara Fontana. I comuni di Casamicciola Terme e Lacco Ameno sono stati quelli maggiormente interessati dall’evento sismico del 21 agosto 2017, con significativi danni alle costruzioni, talvolta sino al loro crollo, decine di feriti, 2 vittime.

Il gruppo di lavoro Reluis, costituito da Gerardo Verderame, Carlo Del Gaudio, Mariano Di Domenico Mariano, Paolo Ricci, ha pubblicato un interessante documento tecnico “Rapporto relativo ad una preliminare predizione del danno agli edifici residenziali di Casamicciola Terme e Lacco Ameno a seguito del sisma del 21.08. 2017“.

La pubblicazione propone un approccio metodologico per la valutazione degli scenari di danno sismico relativi ai 2 comuni più colpiti, fino a giungere alla definizione della distribuzione di agibilità post sismica delle costruzioni.

Caratteristiche vulcanologiche dell’isola e sismicità del sito

Il documento fornisce dapprima un’introduzione delle principali caratteristiche strutturali e vulcanologiche dell’isola di Ischia, effettuando un’analisi dettagliata della sismicità del sito.

Effetti sulle costruzioni e registrazione dei dati

Il documento ripropone le immagini più significative degli effetti del sisma del 21 agosto tratte da un’altra pubblicazione Reluis.

Accelerazioni al suolo e spettri di risposta

La stazione Ischia – Osservatorio Casamicciola (IOCA) –  appartenente alla Rete Sismica Nazionale (RSN) dell’INGV, su un suolo di classe stratigrafica B secondo i criteri dell’Eurocodice 8 e classe topografica T1, ha prodotto la registrazione delle accelerazioni al suolo dovute al terremoto in oggetto riportate nella figura successiva.

La registrazione è costituita da 9980 campioni rilevati ad un intervallo di tempo di 0.005 s. La magnitudo locale (ML) stimata è di 4.3. Alcuni parametri significativi del moto sismico sono riportati nella tabella successiva.

Di seguito si riportano gli spettri di risposta in pseudo-accelerazione, pseudo-velocità e spostamenti di entrambe le componenti orizzontali del moto sismico, insieme al corrispondente spettro di risposta valutato sulla base dei parametri di pericolosità sismica per il comune di Casamicciola, associati ad un evento con periodo di ritorno di 475 anni secondo la normativa vigente (NTC 2008).

Il rapporto di smorzamento è fissato al 5%. Per maggiori dettagli si rimanda al rapporto di Reluis (Iervolino e Baltzopoulos, 2017).

Analisi degli edifici di Casamicciola e Lacco Ameno

La zona portuale del Comune di Casamicciola è costituita nella quasi totalità di edifici in muratura portante, a differenza del Comune di Lacco Ameno in cui si trovano percentuali non trascurabili di edifici in calcestruzzo armato.

Negli anni nelle zone circostanti ai due porti si sono sviluppate delle zone di espansione urbanistica: tali area sono costituite per lo più da edifici in muratura portante e percentuali non trascurabili di edifici in calcestruzzo armato.

La pubblicazione di Reluis procede nella valutazione degli scenari di danno, con la definizione ed assegnazione delle classi di vulnerabilità degli edifici.

Vengono definiti quindi gli scenari di danno, fino a giungere a una distribuzione del danno medio per sezione censuaria.

Agibilità degli edifici

La definizione di agibilità in emergenza post-sismica è legata alla necessità di utilizzare l’edificio nel corso della crisi sismica, restando ragionevolmente protetti dal rischio di gravi danni alle persone.

La verifica di agibilità mira, da un lato, alla salvaguardia della vita degli occupanti, valutando, attraverso un rilievo visuale e speditivo fatto da personale qualificato, la capacità della struttura di resistere ad un‘eventuale replica sismica, e, al contempo, al pronto recupero delle normali condizioni di vivibilità delle popolazioni colpite.

La pubblicazione Reluis utilizza l’approccio di Sabetta et al. (2013), ottenuto da un database di circa 80.000 edifici rilevati in seguito al terremoto del 2009 che ha colpito l’Italia centrale.

A valle della procedura adottata si ottenine che:

  • il 64,6% degli edifici dei Comuni di Lacco Ameno e Casamicciola Terme risulta “Agibile” ovvero “pienamente utilizzabili restando ragionevolmente protetta la vita umana”
  • il 18,4% degli edifici risulta “Temporaneamente o Parzialmente Inagibile
  • il 17,0% degli edifici dei Comuni indagati risulta “Inagibili” ovvero “lo stesso può essere utilizzato in alcuna delle sue parti neanche a seguito di provvedimenti di pronto intervento

In allegato proponiamo l’interessante pubblicazione Reluis a cura di Reluis, Dipartimento di Strutture per l’Ingegneria e l’Architettura – DiSt Università degli Studi di Napoli Federico II – Gerardo Verderame, Carlo Del Gaudio, Mariano Di Domenico Mariano, Paolo Ricci.

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Terremoto Isola d’Ischia: il report fotografico pre e post sima

Terremoto Isola d’Ischia: ReLUIS ha pubblicato il rapporto fotografico dei danni subiti da alcuni edifici con il confronto della situazione pre e post sisma

A seguito dell’evento sismico che ha colpito alcuni Comuni dell’Isola di Ischia nella notte di lunedì 21 Agosto 2017, ReLUIS ha pubblicato la documentazione fotografica dei principali danni e meccanismi individuati durante i sopralluoghi con riferimento a edifici in muratura e cemento armato.

L’evento sismico ha interessato in particolare la parte nord dell’isola, l’epicentro è stato infatti individuato in prossimità del Comune di Casamicciola Terme.

Ricordiamo che questa è una zona già colpita in passato dal terremoto, infatti nel 1883 ci fu un evento sisimico di magnitudo pari a 5,8 gradi secondo la scala Richter, che causò 2.313 vittime.

In questa situazione, il sisma, la cui magnitudo è stata stimata in 4,0 gradi secondo la scala Richter, ha causato 2 vittime.

La zona di Casamicciola Terme è quella che ha subito i danni più importanti, con crolli di interi di fabbricati o danni permanenti alle strutture degli stessi.

Di seguito riportiamo una galleria fotografica, con le immagini più significative, in cui è possibile confrontare la situazione antecedente al sisma (foto tratte da Google street view) con quella successiva all’evento sismico.

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Fisco e Casa: dall’Ance un vademecum su compravendite e locazioni immobiliari

Guida “Fisco e Casa”: dall’Ance un utile vademecum con tutto quello che c’è da sapere sul regime fiscale (compravendita e affitti) e sulle agevolazioni per le abitazioni

L’Ance ha pubblicato la nuova edizione (agosto 2017) della Guida su “Fisco e Casa”.

Il regime fiscale legato agli immobili negli ultimi anni è stato oggetto di continui cambiamenti, tanto da rendere sempre più complicato, sia per l’investitore che per l’impresa, determinare l’esatto costo fiscale di un investimento immobiliare.

L’Ance ha predisposto un vademecum riepilogativo con l’obiettivo di facilitare imprese ed investitori, sia in sede di compravendita che di locazione di abitazioni. Si tratta di un utile strumento che illustra tutti gli aspetti fiscali legati all‘acquisto e all’affitto della casa e fa il punto sulle numerose agevolazioni fiscali, anche sul fronte dell’efficienza energetica e della sicurezza statica.

Cessione di un immobile

Il regime fiscale delle cessioni di abitazioni si differenzia a seconda delle caratteristiche del cedente (privato o impresa), nonché del possesso, o meno dei requisiti “prima casa” in capo all’acquirente.

Per fabbricati abitativi si intendono quelli individuati catastalmente nel Gruppo A, ad eccezione della categoria A/10 (uffici e studi privati), a prescindere dalla destinazione di fatto e dall’utilizzo del medesimo immobile.

Si tratta, quindi, dei fabbricati, o delle unità immobiliari censite nelle seguenti categorie catastali:

  1. A/1 Abitazioni di tipo signorile
  2. A/2 Abitazioni di tipo civile
  3. A/3 Abitazioni di tipo economico
  4. A/4 Abitazioni di tipo popolare
  5. A/5 Abitazioni di tipo ultrapopolare
  6. A/6 Abitazioni di tipo rurale
  7. A/7 Abitazioni in villini
  8. A/8 Abitazioni in ville
  9. A/9 Castelli, palazzi di pregio artistico e storico
  10. A/11 Abitazioni ed alloggi tipici dei luoghi

La cessione di abitazioni può essere effettuata in diversi modi:

  • da privati
    • prima casa
    • abitazioni diverse da “prima casa”
  • da imprese
    • imprese costruttrice/ristrutturatrice
    • impresa non costruttrice

A seconda della tipologia l’acquirente dovrà corrispondere le imposte d’atto in misura differente.

La cessione di abitazioni effettuata da privati comporta l’applicazione delle imposte indirette:

  • imposta di Registro
  • imposte ipo-catastali

in misura diversa a seconda che l’acquirente possieda, o meno, i requisiti prima casa.

In caso di acquisto di abitazioni con i requisiti “prima casa” si ha:

  • imposta di  Registro: 2%, con importo minimo non inferiore a 1.000 euro
  • imposta opotecaria: 50 euro
  • imposta catastale: 50 euro

In assenza dei requisiti “prima casa”, il regime fiscale è il seguente:

  • imposta di Registro: 9%, con importo minimo non inferiore a 1.000 euro
  • imposta ipotecaria: 50 euro
  • imposta catastale: 50 euro

Il regime fiscale dei trasferimenti posti in essere da imprese prevede:

  • regime iva obbligatorio, per le cessioni effettuate da imprese costruttrici, o da quelle che vi hanno effettuato interventi di recupero (restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia ed urbanistica), entro 5 anni dall’ultimazione dei lavori
  • regime IVA opzionale, per le cessioni effettuate da imprese costruttrici, o da quelle che vi hanno effettuato interventi di recupero (restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia ed urbanistica), dopo 5 anni dall’ultimazione dei lavori di costruzione o ristrutturazione o per le cessioni di alloggi sociali, come individuati dal D.M. 22 aprile 200812, effettuate da qualsiasi impresa (anche non costruttrice o ristrutturatrice)

L’IVA è pari a:

  • 4% del prezzo di compravendita in caso di sussistenza dei requisiti prima casa e immobili non di lusso
  • 10% del prezzo di compravendita nel caso di abitazioni non di lusso diverse dalla prima casa
  • 22% nel caso di “abitazioni di lusso” (A/1, A/8 e A/9)

Le imposte ipo-catastali sono dovute in mosura fissa:

  • imposta di  Registro: 200 euro
  • imposta ipotecaria: 200 euro
  • imposta catastale: 200 euro

Locazione di un immobile

Con riferimento ai contratti di locazione di unità abitative, il regime fiscale applicabile si determina sulla base della natura del soggetto locatore, distinguendo i contratti stipulati da privati (non esercenti attività commerciale), ovvero da imprese.

La locazione può avvenire:

  • da privati, che prevede la possibilità di optare per
    • il regime ordinario
    • la cedolare secca
  • da imprese, il regime fiscali è applicabile sotto forma di
    • imposte dirette -IRES
    • imposte indirette- IVA/Registro

Agevolazioni per la casa

Per la casa, vengono attualmente riconosciute una serie di agevolazioni fiscali connesse sia all’acquisto di immobili residenziali, nuovi o ristrutturati, sia al recupero ed alla riqualificazione delle abitazioni esistenti.

Tra gli incentivi all’acquisto di immobili residenziali ricordiamo:

  • acquisto di abitazioni ristrutturate: bonus IRPEF 50%
  • acquisto di abitazioni in classe energetica A o B: detrazione IVA 50%
  • acquisto di case antisismiche site nei comuni della zona a rischio sismico: sismabonus
  • acquisto di abitazioni da locare: Scellier
  • leasing abitativo

Tra gli incentivi per la riqualificazione delle abitazioni esistenti ricordiamo:

  • ristrutturazioni edilizie: detrazioni IRPEF 50%
  • riqualificazione energetica: detrazione IRPEF/IRES 65%
  • condomini: ecobonus
  • riduzione del rischio sismico: sismabonus
  • demolizione e ricostruzione: detrazione IRPEF 50% e IRPEF/IRES 65%

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Cessione credito ecobonus condomini, ecco le nuove regole

Dall’Agenzia delle Entrate le nuove modalità per la cessione del credito ecobonus condomini. Ok anche alle banche per gli incapienti

L’Agenzia delle Entrate ha definito (provvedimento n. 165110/2017) le nuove modalità per la cessione credito ecobonus per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 su parti comuni di edifici.

Il provvedimento, che sostituisce quello dello scorso 8 giugno 2017, fornisce utili chiarimenti a seguito delle modifiche introdotte in materia dall’art. 4-bis del dl 50/2017 al dl 63/2013.

L’ecobonus per lavori condominiali può essere ceduto anche a banche e intermediari finanziari, oltre che a fornitori e imprese edili, per i contribuenti che rientrano nella no tax area, ossia per gli incapienti (possiedono redditi che sono esclusi dall’imposizione Irpef).

Questo il chiarimento più importante del provvedimento.

Ricordiamo che la legge di bilancio 2017 (legge 11 dicembre 2016, n. 232) ha previsto la possibilità per i condòmini beneficiari della detrazione per interventi di riqualificazione energetica sulle parti comuni di edifici di cedere un credito d’imposta corrispondente alla detrazione per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021.

Inoltre, ha anche previsto un aumento delle possibili detrazioni Irpef, in funzione della tipologia di intervento.

Tali contribuenti potranno cedere il credito ai fornitori e alle imprese che effettuano i lavori o ad altri soggetti privati, quali persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti ma non alle banche o agli intermediari finanziari.

Il dl 50/2017 ha poi stabilito che per gli interventi di riqualificazione energetica delle parti comuni condominiali, i beneficiari incapienti  possono cedere le detrazioni anche alle banche e agli intermediari finanziari.

La detrazione non può essere in nessun caso ceduta alle pubbliche amministrazioni.

Provvedimento n. 165110/2017

Il provvedimento delle Entrate del 28 agosto 2017 individua le nuove modalità con cui:

soggetti incapienti nell’anno precedente a quello di sostenimento delle spese possono optare per la cessione del credito corrispondente alla detrazione per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali, in favore dei fornitori che hanno effettuato gli interventi ovvero di altri soggetti privati, con la facoltà di successiva cessione del credito.

I soggetti beneficiari della detrazione in luogo della detrazione spettante per le spese sostenute dal 1º gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 possono optare per la cessione del corrispondente credito in relazione agli interventi:

  • di riqualificazione energetica, effettuati sulle parti comuni di edifici che interessino l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie disperdente lorda
  • finalizzati a migliorare la prestazione energetica invernale ed estiva

in favore dei fornitori che hanno effettuato gli interventi ovvero di altri soggetti privati esclusi istituti di credito e intermediari finanziari, con la facoltà di successiva cessione del credito

Credito d’imposta, da chi e a favore di  chi può essere ceduto

Il credito può essere ceduto da:

  • i condòmini, anche non tenuti al versamento dell’imposta sul reddito (i cosiddetti incapienti), a condizione che siano teoricamente beneficiari delle detrazioni di imposta per gli interventi antisismici e di riqualificazione energetica
  • i cessionari del credito i quali a loro volta possono effettuare ulteriori cessioni

a favore di:

  • fornitori dei beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi
  • altri soggetti privati quali persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti (esclusa la cessione del credito in favore delle PA)
  • istituti di credito e intermediari finanziari, nella sola ipotesi in cui il credito sia ceduto da soggetti incapienti

Credito cedibile

Il credito d’imposta cedibile da parte di tutti i condòmini corrisponde alla detrazione dall’imposta lorda delle spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 spettante nella misura del:

  • 70% delle spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021, se relative ad interventi condominiali che interessino l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25% della superficie
    disperdente lorda dell’edificio medesimo
  • 75% delle spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021, se relative ad interventi finalizzati a migliorare la prestazione energetica invernale ed estiva

La detrazione si applica su un ammontare delle spese non superiore a 40.000 euro moltiplicato il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio e deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

Inoltre, i soli condòmini incapienti possono cedere sotto forma di credito anche la detrazione spettante per gli altri interventi di riqualificazione energetica effettuati sulle parti comuni degli edifici, nella misura del 65% delle spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021.

Modalità di cessione del credito

Il condòmino che cede il credito, se i dati della cessione non sono già indicati nella delibera condominiale, comunica all’amministratore del condominio, entro il 31 dicembre del periodo d’imposta di riferimento

  • l’avvenuta cessione del credito
  • la relativa accettazione da parte del cessionario, in cui indica:
    • la denominazione
    • il codice fiscale del cessionario
    • il proprio nome, cognome e codice fiscale

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Fattori di rischio, cause e misure preventive: l’opuscolo Inail su caduta dall’alto dei gravi

Caduta dall’alto dei gravi: più del 35% dei casi di infortunio si verifica nelle costruzioni. Dall’Inail l’approfondimento delle dinamiche, dei fattori di rischio e delle cause

Il nuovo opuscolo Inali, facente parte della collana di schede informative del sistema di sorveglianza Infor.MO, analizza gli infortuni dovuti alle cadute dall’alto dei gravi.

Nel documento vengono analizzate le dinamiche ed i specifici fattori di rischio degli eventi mortali avvenuti nei luoghi di lavoro; in particolare è così articolato:

  • dati descrittivi
  • analisi delle dinamiche infortunistiche
  • possibili misure preventive
  • riferimenti bibliografici/normativi e storiografia

Dati descrittivi

In riferimento al periodo 2008/2012, gli infortuni dovuti alla caduta dall’alto dei gravi rappresentano il 16,8% dei 1.649 eventi mortali accaduti in quegli anni.

In particolare, i settori maggiormente colpiti sono:

  • costruzione, il 35,1%
  • comparto manifatturiero, il 29,6%
  • agricolo, il 16,8%

In merito alle dimensioni aziendali si ha:

  • il 61,8% dei casi è avvenuto nelle micro-imprese (fino a 9 dipendenti)
  •  l’11,5%, invece, nelle medio-grandi imprese (da 50 addetti in su)

Ulteriori percentuali riguardano, infine, le caratteristiche anagrafiche e la tipologia di lesioni riportate, rispettivamente:

  • il 34,9% degli infortuni mortali si ha nei lavoratori oltre i 51 anni di età
  • nel 67,3% dei casi si ha lo schiacciamento come trauma predominante

Fattori di rischio e cause degli infortuni

Dall’analisi infortunistica effettuata su 85 casi emerge che per la tipologia d’incidente caduta dall’alto di gravi:

  • il 54,1% avviene durante la movimentazione dei carichi in ogni sua fase
  • il 27,6% riguarda crollifrane e smottamenti del terreno avvenuti principalmente all’interno degli scavi non puntellati o non protetti
  • il 12,9% è dovuto a stoccaggio errato di materiale
  • il 5,9% riguarda, infine, altre situazioni (ad esempio, la caduta di un cancello fuoriuscito dalle guide, la caduta di un autoveicolo posizionato sul ponte di sollevamento all’interno di un’autofficina, ecc.)

Analizzando le cadute dall’alto dei gravi durante la movimentazione dei carichi, si deduce che:

  • il 69,6% dei casi mortali avvengono o per errori di procedura o per usi errati, o impropri dell’ attrezzatura
  • nel 24% dei casi di caduta del grave per cedimento dell’attrezzatura di sollevamento o trasporto, il fattore principale di rischio è la carenza di manutenzione dell’attrezzatura stessa
  • nel 6,4% dei casi di caduta a causa dell’urto durante la movimentazione, si evidenzia quale fattore di rischio l’errore di manovra per mancanza di formazione, informazione o addestramento adeguati

L’analisi dei infortuni mortali conseguenti a crolli, frane e smottamenti del terreno evidenzia che:

  • nel 60,8% dei casi il fattore di rischio principale è rappresentato dall’ambiente lavorativo privo delle necessarie misure di sicurezza (ad esempio l’assenza di armature di protezione degli scavi o la presenza di materiale di risulta sul ciglio dello scavo)

Misure preventive

In relazione alle categorie di rischio più frequenti si passa poi ad analizzare le possibili misure di prevenzione e protezione.

Nelle lavorazioni che prevedono il sollevamento dei carichi si evidenzia la necessità di:

  • organizzare preventivamente le lavorazioni e i luoghi di lavoro
  • effettuare regolare manutenzione, controllo e verifica dei mezzi di sollevamento e trasporto
  • utilizzare idonei sistemi di imbracatura
  • segnalare in maniera idonea lo spazio di manovra del carico; impedire l’accesso; formare adeguatamente i lavoratori

Per la messa in sicurezza dei lavoratori nelle lavorazioni in cui si verificano cadute dall’alto dei gravi dovute a crolli, frane e smottamenti (ad esempio sbancamento, scavo, ecc.) è necessario pianificare le attività, ossia:

  • prevedere modalità di scavo con inclinazioni che impediscono frane
  • predisporre armature di consolidamento del terreno
  • delimitare la zona di pericolo con opportune segnalazioni
  • vietare di depositare materiali sul ciglio degli scavi

Le misure preventive circa le cadute dall’alto dei gravi dovute a stoccaggio errato di materiale sono, in generale, di natura organizzative, gestionali, procedurali e formative.

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Distanze legali dai confini: è possibile costruire una canna fumaria in aderenza all’abitazione del vicino?

Distanze legali dai confini, la Cassazione chiarisce che bisogna sempre garantire ai vicini la sicurezza e la qualità dell’aria

Il proprietario di un immobile aveva realizzato in corrispondenza del confine della proprietà del vicino un nuovo volume per collocarvi la caldaia del riscaldamento, nonché una canna fumaria esterna.

Con la costruzione dei suddetti manufatti erano state violate le distanze legali dai confini, provocando immissioni di fumi ed odori molesti nella proprietà del vicino.

Il vicino conveniva in giudizio il proprietario dell’immobile chiedendo di ripristinare lo stato dei luoghi e cessare immediatamente ogni immissione tossica. Il Tribunale si pronunciava a favore della parte attrice, ordinando la rimozione della canna fumaria e la demolizione degli ampliamenti realizzati al locale caldaia.

Il proprietario dell’immobile presentava ricorso in appello contro la sentenza di primo grado, ma la Corte territoriale respingeva il gravame.

I giudici di secondo grado avevano motivato la sentenza asserendo che nonostante il nuovo PUC del Comune non contemplasse espressamente un regolamento per le canne fumarie, esse potevano essere considerate costruzioni e quindi soggette al rispetto delle distanze legali (art. 873 cc); inoltre non era applicabile il principio di “prevenzione” quando, come nel caso di specie, era prevista una norma di piano regolatore contenente la distanza minima dai confini.

Per la cassazione della sentenza di appello veniva presentato ricorso.

Sentenza Corte di Cassazione n. 20357/2017

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 20357/2017 si esprime sul ricorso presentato dal proprietario dell’immobile.

Il ricorrente contesta la decisione della Corte d’appello, che avrebbe applicato la normativa urbanistica vigente all’epoca dei fatti e non quella, più favorevole, vigente al momento del giudizio.

Gli ermellini ritengono che in tema di distanze legali nelle costruzioni, qualora sopravvenga una disciplina normativa meno restrittiva, l’edificio in contrasto con la regolamentazione in vigore al momento della sua ultimazione, ma conforme alla nuova, non può più essere ritenuto illegittimo, cosicché il confinante non può pretendere l’abbattimento o, comunque, la riduzione alle dimensioni previste dalle norme vigenti al momento della sua costruzione.

Nel momento in cui si è accertato che le norme tecniche di attuazione del PUC, attualmente vigente nel Comune, non contengono una espressa previsione sulla distanza minima delle costruzioni dal confine, risulta fondata la tesi difensiva del ricorrente secondo cui egli avrebbe potuto, in applicazione del principio di “prevenzione temporale”, costruire sul confine “in aderenza”.

Pertanto, da un punto di vista urbanistico, la Corte di Cassazione si esprime a favore del proprietario dell’immobile, cassando la sentenza d’appello.

I giudici, nonostante abbiano accolto il ricorso, colgono l’occasione per ribadire la necessità di applicazione dell’art. 890 cc, secondo cui bisogna preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza.

In difetto di una disposizione regolamentare, come nel caso in esame, si ha pur sempre una presunzione di pericolosità, seppure relativa, che può essere superata solo ove la parte interessata al mantenimento del manufatto dimostri che mediante opportuni accorgimenti può ovviarsi al pericolo od al danno del fondo vicino.

In pratica colui il quale installa una caldaia o costruisce una canna fumaria in aderenza ad un’altra abitazione deve sempre garantire ai vicini la sicurezza e deve assicurasi che siano rispettati gli standard minimi relativi alla qualità dell’aria.

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Piattaforme interoperabili e formato IFC nei processi BIM

Piattaforme interoperabili e IFC (formati aperti e formati proprietari) nei processi BIM: analizziamo le caratteristiche, le potenzialità e i limiti


Cos’è esattamente il formato IFC e perché esso è così importante per l’introduzione del BIM nel settore delle costruzioni?

Quali sono le caratteristiche, le potenzialità e i limiti di questo formato?

Le possibili risposte a questi interrogativi costituiscono una sorta di “discriminante” in grado di orientare secondo direzioni diverse la modalità con cui la metodologia BIM potrà diffondersi e radicarsi.

E prova ne è il dibattito sviluppatosi a seguito di due distinti eventi occorsi prima della pausa estiva i quali si sono interessati, tra l’altro, anche del formato IFC e del suo utilizzo.

Scheda di decreto BIM

Il primo evento di rilievo è stato la diffusione del testo della bozza del cosiddetto decreto BIM.

Sul sito del Formez, durante lo scorso mese di giugno, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha reso disponibile il testo dello schema di decreto BIM per sottoporlo ad una fase di inchiesta pubblica, conclusasi il 3 luglio u.s.  (ne abbiamo parlato diffusamente in “Obbligo di adozione del BIM, capitolati informativi e formati di interscambio. Le prime osservazioni al decreto BM” e “Dal 2019 BIM obbligatorio. Ecco il decreto BIM” ) .

Tra le numerose osservazioni sollevate durante tale periodo, tuttora visionabili alla pagina web, l’argomento che ha riscosso maggior interesse è risultato essere proprio quello relativo al formato IFC.

Nel testo dello schema di decreto, all’articolo 4 dedicato al tema dell’ ”interoperabilità”, richiamando quanto già indicato nell’articolo 23 comma 13 del Codice appalti, viene specificato che “le Stazioni Appaltanti utilizzano piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari”.

Viene poi precisato che “tutti i dati presenti nel processo […] devono essere richiamabili in qualunque fase e da ogni attore durante il processo di progettazione, costruzione e gestione dell’intervento secondo formati digitali aperti e non proprietari, normati […]”.

La sentenza del TAR Lombardia sull’adozione del BIM

La sentenza del TAR Lombardia n. 1210/2017, pubblicata lo scorso 29 maggio, è il secondo evento di rilievo cui si faceva inizialmente menzione.

Tale sentenza rappresenta il primo pronunciamento giurisprudenziale in Italia relativo ad un appalto pubblico in cui, pur non essendo richiesta obbligatoriamente l’adozione del BIM, erano previste delle clausole premianti per i concorrenti che avessero eseguito la progettazione con tale metodologia.

Senza entrare nel merito del contenzioso e nei contenuti del dispositivo (è possibile prendere visione della sentenza alla pagina web del sito giustizia amministrativa) particolarmente rilevante è apparsa la seguente frase, inserita nel testo della sentenza:

Per la verifica dei contenuti del modello BIM si è deciso di lavorare direttamente sul file nativo […] poiché è noto dalla letteratura nazionale e internazionale che in fase di esportazione del file in formato IFC è possibile che una parte, a volte anche significativa dei dati, possa andare perduta”.

In risposta a tale affermazione è seguita una nota ufficiale di “BuildingSMART Italia” (pubblicata sul relativo sito) in cui, precisando di non avere l’intenzione di entrare nel merito della sentenza ma esclusivamente della frase precedentemente riportata, l’Organizzazione si preoccupa di formulare alcune considerazioni che riportiamo nel seguito testualmente.

A tal proposito BuildingSMART Italia dichiara quanto segue:

Citando la letteratura nazionale ed internazionale, sarebbe anche opportuno precisare di cosa si sta parlando; non risulta infatti nessuna pubblicazione che argomenti il tema della perdita di dati nell’esportazione di un file in formato UNI EN ISO 16739:2016 (IFC)

Il formato UNI EN ISO 16739:2016 (IFC) è uno schema concettuale, un formato di scambio dei dati in grado di supportare, nel momento in cui si sceglie di esportare in questo formato, tutte le proprietà, anche quelle non presenti nello standard. La perdita di dati, quindi, può unicamente dipendere dai differenti meccanismi attraverso i quali i software di authoring scelgono quali proprietà includere o non includere nell’esportazione e come le proprietà interne di detti strumenti sono messe in correlazione (mappate) con le proprietà IFC

Emerge a questo punto, con evidenza, la necessità di precisazioni e chiarimenti in merito al formato IFC:

Che cos’è l’IFC? A che serve? E cosa è possibile aspettarsi da esso?

Formati aperti e formati proprietari

Di IFC avevamo già parlato da queste pagine (vedi “ BIM e IFC: l’interoperabilità dei software e il BuildingSmart International ” e “ IFC, cos’è e quali sono i vantaggi ”, a cui rimandiamo per ulteriori informazioni di carattere generale e concettuale) ma ci appare ora più che mai necessario precisarne alcuni aspetti operativi partendo, anzitutto, dal chiarire cosa significhi “formato aperto non proprietario”.

La UNI 11337-1, riporta le seguenti definizioni:

  • Formato aperto – Formato di file basato su specifiche sintassi di dominio pubblico il cui utilizzo è aperto a tutti gli operatori senza specifiche condizioni d’uso.
  • Formato proprietario – Formato di file basato su specifiche sintassi di dominio non pubblico il cui utilizzo è limitato a specifiche condizioni d’uso stabilite dal proprietario del formato

In maniera concorde, ma forse maggiormente esplicita, è possibile rintracciare facilmente sul web le seguenti descrizioni:

  • Un formato aperto, in informatica, indica una specifica tecnica di pubblico dominio, utilizzata per la descrizione e l’archiviazione di dati digitali libera da restrizioni legali per il suo utilizzo

L’obiettivo principale dei formati aperti è garantire l’accesso ai dati nel lungo periodo senza incertezza presente e futura riguardo ai diritti legali o le specifiche tecniche (interoperabilità).

Un secondo obiettivo comune dei formati aperti è di incoraggiare la concorrenza invece di consentire a un solo produttore di mantenere il controllo su di un formato proprietario per inibire l’uso di prodotti concorrenti.

  • I formati proprietari, a differenza dei formati aperti, sono controllati e definiti da interessi privati (ed hanno, in genere, misure di restrizione o vincoli nell’utilizzo).

Può capitare che un utente possa perdere tutte le informazioni contenute in un formato proprietario se l’unico software proprietario in grado di operare correttamente con tali dati non è più reso disponibile.

Occorre, inoltre, precisare anche la differenza tra formato proprietario o non proprietario e formati aperti o chiusi.

Il formato MP3, ad esempio, è un formato proprietario ma è anche un formato aperto perché, benché brevettato, le sue specifiche sono pubbliche.

La pubblicazione della specifica tecnica è un modo per diffondere il formato, necessario per far diventare un formato uno standard internazionale. Ad esempio, la pubblicazione è un requisito per ottenere una qualifica ISO ed essere riconosciuto come standard internazionale.

Un formato proprietario aperto può essere diverso da un formato open-source, perché il primo può essere modificato solamente acquistando un programma proprietario, mentre i formati open-source possono essere sia letti che modificati da qualunque applicazione.

Da quanto detto emerge la grande valenza del formato IFC: l’indipendenza del dato dal formato del file in cui esso viene memorizzato e veicolato.

Infatti l’adozione di un formato proprietario legherebbe la fruizione dell’informazione al programma che lo ha prodotto: ciò significa che il cambiamento di versione del software o, peggio, la scomparsa dal mercato della software house che lo ha realizzato, renderebbe illeggibili (e quindi persi per sempre) i dati memorizzati nei file conservati, ad esempio, in un archivio comunale.

Tutte le informazioni raccolte negli archivi pubblici (comuni, province, regioni, ministeri, ecc.) diverrebbero inutilizzabili in tempi molto rapidi.

Ora a chiunque, in veste di cittadino o nell’esercizio della propria attività professionale, sarà capitato di dover andare a ritroso nel tempo su una qualsiasi pratica edilizia: la presenza di incartamenti, magari dimenticati in qualche archivio polveroso, ha comunque consentito il superamento di incertezze e difficoltà.

Appare, pertanto, decisamente un azzardo pensare di utilizzare file in formato proprietario poiché essi, non essendo pubbliche le relative specifiche, non possono offrire garanzie circa la disponibilità nel tempo delle informazioni veicolate.

Per contro perché un file IFC potrebbe offrire una versatilità simile a quella dei supporti cartacei prima citati?

Vediamo, allora, com’è fatto un file IFC.

Procuriamoci un file in formato “.ifc”, ad esempio relativo a un modello BIM architettonico (vedi Figura 1).

Proviamo a rinominarlo, modificandone l’estensione in “.txt”, e apriamolo, poi, con un qualsiasi editor di testo (come “Blocco note” di Microsoft, presente in tutte le versioni di Windows): quello che vedremo sarà quanto proposto in Figura 2.

Figura 2 – Contenuto del formato IFC

Si tratta di un elenco di parametri (proprietà) non solo geometrici, organizzati per oggetti e logicamente strutturati, corredati dal relativo valore e perfettamente leggibili.

Un file IFC, allora, può essere facilmente letto direttamente (come file testo) o visualizzato anche graficamente a mezzo dei tanti visualizzatori, anche gratuiti, oggi facilmente reperibili su internet .

Questo è il motivo per cui è possibile affermare che un file IFC consente di trasferire efficacemente informazioni tra i differenti attori di un processo edilizio che decidessero di scambiarsi tra loro tali file.

Il corretto impiego di un file IFC

Ma quali sono i limiti, se ve ne sono, di un formato IFC?

In realtà, le caratteristiche del formato IFC possono risultare limitative in ragione di un uso non in linea con gli scopi per cui esso è stato realizzato.

Infatti il salvataggio di un modello BIM in formato IFC, se correttamente effettuato dal software di authoring, consente il trasferimento di tutte le informazioni contenute nel modello stesso (anche quelle non previste nello standard) ma non l’esportazione degli oggetti, di cui esso è costituito, in forma parametrica.

In altri termini, dal punto di vista grafico, gli oggetti costituenti il modello vengono esportati come “blocchi” visualizzabili e ancora correlati alle rispettive informazioni assegnate nel software che li ha generati, ma non più modificabili parametricamente. E questo risulta essere in linea con l’utilizzo proposto da buildingSMART International, l’ente senza scopo di lucro che a livello internazionale ha sviluppato e manutiene il formato IFC, occupandosi anche di verificare la conformità a tale formato dei file IFC prodotti dalle software house che ne facciano richiesta, rilasciandone, nel caso, apposita certificazione.

L’uso appropriato del formato IFC, come è possibile leggere anche sul sito di buildingSMART International, è consentire una comunicazione unidirezionale tra gli autori dei vari modelli. Questo è chiaramente visualizzato anche nella nota immagine in figura 3, in cui si evidenzia come dal modello di ciascuna singola disciplina si generi un “transfert” (modello in formato IFC) che unidirezionalmente si dirige verso l’area di competenza delle altre discipline.

Figura 3

Sarà così possibile “mettere insieme” i vari modelli per l’effettuazione del coordinamento o utilizzare il modello salvato in formato IFC di una certa disciplina (ad esempio il modello architettonico) come riferimento per produrre il modello di un’altra disciplina (nell’esempio potrebbe trattarsi del modello strutturale o quelli relativi agli impianti), o utilizzare il file IFC definitivo di una progettazione come un vero e proprio archivio da consegnare alla committenza.

Ma queste caratteristiche del formato IFC non devono essere sentite come una limitazione!

L’alternativa, infatti, non potrebbe che essere un formato aperto non proprietario (IFC, ecc.) tale da comprendere tutte le funzionalità di tutti i vari software di authoring presenti sul mercato.

E non solo: occorrerebbe che questi ultimi bloccassero la propria evoluzione affinché questo ipotetico formato non proprietario onnicomprensivo possa risultare efficace per tutti i software proprietari e indefinitamente nel tempo.

In altri termini occorrerebbe bloccare definitivamente lo sviluppo della tecnologia nel mondo!

È evidente che tutto questo è improponibile e, soprattutto, assolutamente non auspicabile.

A questo punto si comprende meglio perché consentire la compresenza di file in formato proprietario e non proprietario negli appalti pubblici probabilmente non sia la strada più opportuna: chi si aggiudicherà l’appalto, dovrà scegliere se partire da una tipologia di file o dall’altra, finendo molto probabilmente con l’utilizzare file derivanti da software commerciali, certamente più ricchi di funzionalità in continua evoluzione.

Ma così facendo la Pubblica Amministrazione molto probabilmente finirebbe col ritrovarsi archivi di file dati i cui reali proprietari saranno le aziende che hanno sviluppato i software di authoring da cui detti file sono prodotti. E delle distorsioni che ne conseguirebbero abbiamo già detto prima ampiamente.

Si tratta, dunque, anche sotto questo aspetto, di un cambiamento del nostro modo di lavorare con strumenti tecnici nuovi a cui dovremo abituarci, ripensando le consuete prassi operative per adeguarle ad essi.


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Responsabilità dell’appaltatore, chi risponde degli errori progettuali nelle opere eseguite?

Responsabilità dell’appaltatore: la Cassazione chiarisce che l’impresa è sempre responsabile anche in caso di vizi imputabili ad errori di progettazione o direzione dei lavori

Una società committente aveva affidato ad un’impresa i lavori di costruzione di un immobile. Dopo aver riscontrato una serie di vizi delle opere eseguite e ritardi nella consegna, il committente conveniva in giudizio la ditta, chiedendo il risarcimento dei danni subiti.

Il Tribunale di primo grado e in secondo luogo la Corte di Appello rigettavano il ricorso, ritenendo l’impresa non responsabile degli errori commessi in fase esecutiva.

La società committente presentava dunque ricorso in Cassazione contro la sentenza d’appello.

Sentenza Cassazione n. 20214/2017

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 20214/2017 si esprime sul ricorso presentato dal committente.

La Corte territoriale aveva ritenuto la sussistenza di un concorso di colpa tra committente ed appaltatore in ordine ai vizi delle opere eseguite per il fatto che tali vizi “dipendono anche dalla direzione dei lavori e/o da scelte della committenza“.

I giudici di Cassazione al contrario ritengono che l’appaltatore, anche quando sia chiamato a realizzare un progetto altrui, è sempre tenuto a rispettare le regole dell’arte ed è soggetto a responsabilità anche in caso di ingerenza del committente.

La responsabilità dell’appaltatore, con il conseguente obbligo risarcitorio, non viene meno neppure in caso di vizi imputabili ad errori di progettazione o direzione dei lavori, ove egli, accortosi del vizio, non lo abbia tempestivamente denunziato al committente, manifestando formalmente il proprio dissenso, ovvero non abbia rilevato i vizi pur potendo e dovendo riconoscerli in relazione alla perizia ed alla capacità tecnica da lui esigibili nel caso concreto.

Pertanto la Corte di Cassazione ritiene il ricorso fondato accogliendo la tesi della società committente.

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Rischi naturali (sisma, frane e alluvioni), il Rapporto di Casa Italia per la salvaguardia del patrimonio abitativo

Rischi naturali (sisma, frane e alluvioni): Casa Italia fa il punto sullo stato del patrimonio abitativo italiano, sulle attività in corso e sui pericoli a cui si va incontro

A seguito degli eventi sismici del centro Italia nel settembre del 2016, il Governo ha istituito il progetto Casa Italia, un piano pluriennale di promozione della sicurezza del Paese a fronte di rischi naturali.

In questa ottica è stato pubblicato il Rapporto sulla Promozione della sicurezza dai Rischi naturali del Patrimonio abitativo, dedicato in modo specifico agli interventi sull’edilizia privata.

Il documento sintetizza i risultati dell’attività della Struttura di missione, fornendo in particolare:

  • un quadro sistematico sul tema del miglioramento della sicurezza del patrimonio abitativo a fronte dei rischi di origine naturale e una “visione” delle modalità per affrontarlo
  • una ricognizione delle principali attività già in corso presso soggetti pubblici e privati, funzionali a questi obiettivi generali, per assicurarne la valorizzazione ed evitare ogni inutile duplicazione
  • un elenco di Piani d’azione prioritari, costruiti a legislazione e amministrazione ordinaria per assicurarne l’applicabilità sull’intero territorio nazionale, necessari per completare e raccordare le iniziative in atto

Il rischio naturale in Italia

L’Italia è un territorio particolarmente sensibile ai fenomeni naturali, tra questi ricordiamo fenomeni sismici, franosi e alluvionali.

Negli ultimi 70 anni, si sono registrate oltre 10.000 vittime per fenomeni idrogeologici e sismici; i danni economici nello stesso periodo sono stimati in circa 290 miliardi di euro, con una media annuale di circa 4 miliardi di euro.

Gli interventi sulla sicurezza non sono solo mirati a ridurre i danni di eventi futuri, ma hanno implicazioni positive sulla competitività e sulla stessa qualità della vita nel nostro Paese dal punto di vista:

  • ambientale
  • culturale
  • economico

L’obiettivo del progetto Casa Italia è stimolare la domanda e rafforzare l’offerta di “sicurezza”, così che le risorse pubbliche siano utilizzate in modo più efficace ed efficiente.

Occorre invece ricorrere a un approccio di tipo strategico e adattativo, che si concretizza, nel documento redatto, in alcune linee specifiche:

  • la costruzione di un quadro di riferimento generale, di una “visione nazionale”, che consenta ai soggetti pubblici e privati di comprendere le priorità di sistema cui rapportare la progettazione delle proprie scelte
  • l’individuazione di interventi specifici, complementari a quanto già esiste e ai progetti in corso per la prevenzione dei rischi naturali, che consentano di stimolare la domanda (attraverso un aumento della consapevolezza sui problemi) e di rafforzare l’offerta (attraverso soluzioni prototipali di tipo procedurale e progettuale), definendo alcuni piani d’azione sostenibili e immediatamente attuabili
  • l’analisi di come rendere più sinergici interventi che già oggi assorbono risorse pubbliche e che non valorizzano come si potrebbe il problema del rischio naturale (si pensi, a titolo d’esempio, alle politiche urbane)

I contenuti del Rapporto

Il rapporto è diviso in 3 parti per un totale di 9 capitoli.

La I parte del Rapporto analizza il quadro delle informazioni disponibili su pericolosità, vulnerabilità ed esposizione ai rischi naturali ed è articolata in 2 Capitoli:

  • il Capitolo 1 presenta una analisi delle basi di dati che oggi sono curate da istituti di ricerca ufficiali e nazionali
  • il Capitolo 2 analizza invece le informazioni disponibili a livello di un singolo edificio

La II parte esamina le politiche per la riduzione della pericolosità dei fenomeni naturali, della vulnerabilità degli edifici di fronte a tale eventi e del livello di esposizione di persone e cose ed è divisa in 3 Capitoli:

  • il Capitolo 3, in particolare, analizza le politiche per la riduzione della pericolosità dei fenomeni idrogeologici
  • il Capitolo 4 analizza le politiche per la riduzione della vulnerabilità degli edifici, particolarmente rilevanti a fronte di eventi sismici
  • il Capitolo 5, infine, analizza le politiche di contenimento e riduzione dell’esposizione, sotto forma di divieto alla localizzazione di edifici residenziali in alcune aree o all’incentivazione al loro abbandono

La III parte analizza alcuni interventi, complementari rispetto a quelli volti a ridurre il rischio da eventi naturali ma altrettanto importanti per assicurare l’efficacia del programma Casa Italia ed è formata da 3 Capitoli:

  • il Capitolo 6 discute le modalità per rafforzare la resilienza delle comunità, cioè la loro capacità di reagire agli shock determinati da eventi dannosi o catastrofici
  • il Capitolo 7 analizza alcune esperienze internazionali significative (tra le altre, quelle di Giappone, Nuova Zelanda e California), per individuare possibili progetti formativi
  • il Capitolo 8 affronta il tema della gestione finanziaria del rischio naturale

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Ferrovie turistiche: scelte le 17 tratte dismesse da riqualificare

Ferrovie turistiche: pubblicata in Gazzetta la legge che individua 17 tratte ferroviarie dismesse di particolare interesse culturale che potranno essere riutilizzate

Sulmona-Castel di Sangro, Cosenza-San Giovanni in Fiore, Avellino-Lioni-Rocchetta Sant’Antonio sono alcune delle tratte ferroviarie dismesse individuate come “ferrovie turistiche”, in quanto situate in zone di particolare pregio paesaggistico.

La legge 128 del 9 agosto 2017 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale n.196 del 23-8-2017) definisce le disposizioni per l’istituzione di ferrovie turistiche mediante il reimpiego di linee in disuso o in corso di dismissione situate in aree di particolare pregio naturalistico o archeologico.

Sono individuate e classificate come tratte ferroviarie ad uso turistico le tratte, dismesse o sospese, caratterizzate da particolare pregio culturale, paesaggistico e turistico, suscettibili di essere utilizzate e valorizzate le seguenti linee:

  1. Sulmona-Castel di Sangro
  2. Cosenza-San Giovanni in Fiore
  3. Avellino-Lioni-Rocchetta Sant’Antonio
  4. Sacile-Gemona
  5. Palazzolo-Paratico
  6. Castel di Sangro-Carpinone
  7. Ceva-Ormea
  8. Mandas-Arbatax
  9. Isili-Sorgono
  10. Sassari-Palau Marina
  11. Macomer-Bosa
  12. Alcantara-Randazzo
  13. Castelvetrano-Porto Palo di Menfi
  14. Agrigento Bassa-Porto Empedocle
  15. Noto-Pachino
  16. Asciano-Monte Antico
  17. Civitavecchia-Capranica-Orte
  18. Fano-Urbino

Le suddette linee sono classificate ad uso turistico a condizione che risultino finanziate nell’ambito del contratto di programma con il gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale o con risorse alle stesse destinate dalle regioni competenti e che le medesime regioni, per le linee di loro competenza, non ne richiedano l’esclusione con propria delibera.

Rotabili ammessi alla circolazione

Sulle tratte ferroviarie ad uso turistico possono circolare i seguenti rotabili:

  • ordinari
  • storici
    • i mezzi ferroviari, motori e trainati, non più utilizzati per il normale esercizio commerciale, che abbiano compiuto il cinquantesimo anno dall’entrata in esercizio del primo esemplare o che abbiano compiuto il venticinquesimo anno dall’entrata in servizio del primo esemplare e che, per particolari caratteristiche tecniche, estetiche e industriali, siano testimonianza di significative evoluzioni nel campo del trasporto ferroviario nazionale
    • le locomotive a vapore circolanti sulle ferrovie regionali, anche a scartamento ridotto
  • turistici: i mezzi che hanno un utilizzo esclusivamente turistico, quali carrozze panoramiche o scoperte

Gestione dell’infrastruttura

Le linee ferroviarie, le stazioni e le relative opere d’arte e pertinenze delle ferrovie individuate restano nella disponibilità dei soggetti proprietari o concessionari, che sono responsabili del mantenimento in esercizio nonché della manutenzione, della funzionalità e della sicurezza delle medesime infrastrutture.

Gli interventi di ripristino, nonché quelli relativi al mantenimento in esercizio, alla funzionalità e alla sicurezza dell’infrastruttura sono realizzabili se finanziati nell’ambito del contratto di programma con il gestore dell’infrastruttura ferroviaria nazionale ovvero nell’ambito delle risorse destinate da ciascuna regione all’infrastruttura ferroviaria regionale di competenza.

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DGUEe, documento di gara unico europeo in formato elettronico: le nuove FAQ

DGUEe, documento di gara unico europeo in formato elettronico, dalla Commissione europea nuovi chiarimenti per professionisti e imprese sugli appalti elettronici

Il DGUE è il documento di gara unico europeo che consente alle imprese partecipanti o ad altri operatori economici di attestare la propria idoneità, situazione finanziaria e competenze.

In particolare attesta che le imprese:

  • non si trovano in una delle situazioni che comportano o potrebbero comportare l’esclusione dalla procedura
  • rispettano i pertinenti criteri di esclusione e di selezione

Solo l’aggiudicatario sarà poi tenuto a presentare i certificati normalmente richiesti agli acquirenti pubblici a titolo di prova.

Lo scopo è quello di sburocratizzare la presentazione delle offerte, agevolando la partecipazione ad appalti pubblici al di sopra della soglia UE e riducendo sensibilmente gli oneri amministrativi connessi alla dimostrazione dell’ammissibilità dei partecipanti.

Il DGUEe è la versione elettronica di tale autodichiarazione, messa a disposizione dalla Commissione europea sotto forma di modulo online; permette di compilare il modulo online e presentare l’offerta elettronicamente.

Il documento è obbligatorio dall’aprile 2016; nel periodo transitorio fino al 18 aprile 2018 le versioni elettroniche e cartacee del DGUE possono coesistere.

In allegato le FAQ della Commissione europea sul documento di gara unico europeo in formato elettronico.

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