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Newsletter 528 del 27 luglio 2017

In questo numero:



Focus
Protocollo Itaca, a cosa serve e come si usa. Esempi e software gratuito
Certificazione energetica
Detrazione 70% e 75% per la riqualificazione energetica delle parti comuni, il vademecum Enea
Lavori pubblici
Procedure negoziate e massimo ribasso, finalmente sono chiare le regole da seguire
Opere edili
Interventi edilizi, titoli abilitativi e modulistica unificata: chiarimenti dalla Lombardia
Opere edili
Annullamento in autotutela della DIA/SCIA, è sempre possibile?
Varie e brevi
Professionisti e autonomi, proroga al 20 agosto per il versamento delle imposte
Focus
Dal British Standards Institution (BSI) un documento per la diffusione del BIM
Varie e brevi
Come usare correttamente i condizionatori: i consigli del CNA
Opere edili
Aumento valore immobiliare in caso di variante, cosa spetta al Comune?
Opere edili
Il sisma-bonus sarà esteso anche alle case popolari
Tecnologie
Google Maps, da oggi è possibile visitare la Stazione spaziale internazionale (ISS)
Lavori pubblici
Procedura negoziata: è obbligatorio invitare tutte le imprese che fanno richiesta di partecipazione?
Varie e brevi
L’andamento del mercato immobiliare nel I trimestre 2017
Varie e brevi
Definizione agevolata liti fiscali, ecco il modello per la domanda
Certificazione energetica
Certificati bianchi, disponibile il contratto tipo per il rilascio
Opere edili
Tracciabilità macerie sisma 2009: arrivano dal SISTRI le istruzioni
Lavori pubblici
Arte negli edifici pubblici, aggiornate le linee guida
Lavori pubblici
Cammini e Percorsi: pubblicato il bando per il riuso di immobili demaniali
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Protocollo Itaca, a cosa serve e come si usa. Esempi e software gratuito

Protocollo Itaca (UNI/PdR 13:2015): cos’è, a cosa serve, come si compilano i dati, principi di riferimento. Tutto quello che occorre sapere in questo focus di approfondimento


Il Protocollo Itaca è uno strumento di valutazione del livello di sostenibilità energetica e ambientale degli edifici.

Il Protocollo permette di verificare le prestazioni di un edificio in riferimento:

  • ai consumi dell’edificio
  • all’efficienza energetica
  • all’impatto sull’ambiente
  • all’impatto salute dell’uomo

Lo finalità è quello di favorire la realizzazione di edifici sempre più innovativi, a energia zero, a ridotti consumi di acqua, nonché materiali che nella loro produzione comportino bassi consumi energetici e nello stesso tempo garantiscano un elevato comfort.

Il Protocollo garantisce inoltre l’oggettività della valutazione attraverso l’impiego di indicatori e metodi di verifica conformi alle norme tecniche e leggi nazionali di riferimento.

Il Protocollo Itaca è nato alcuni anni fa dall’esigenza delle Regioni di dotarsi di strumenti validi per supportare politiche territoriali di promozione della sostenibilità ambientale nel settore delle costruzioni. E’ stato messo a punto dal gruppo Itaca (Istituto per l’innovazione e trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale – Associazione nazionale delle Regioni e delle Province autonome) e ITC-CNRIn seguito.

Il Protocollo è stato adottato da numerose Regioni e amministrazioni comunali in diverse iniziative volte a promuovere e ad incentivare l’edilizia sostenibile attraverso: leggi regionali, regolamenti edilizi, gare d’appalto, piani urbanistici, ecc.

Scopo del Protocollo Itaca

Il Protocollo Itaca ha diversi impieghi e finalità in relazione al suo differente uso:

  • è uno strumento a supporto della progettazione per i professionisti
  • è uno strumento di controllo e indirizzo per la pubblica amministrazione
  • è un supporto alla scelta per il consumatore
  • è un mezzo di valorizzazione di un investimento per gli operatori finanziari

Principi su cui si basa il Protocollo Itaca

Il Protocollo Itaca è derivato dal modello di valutazione internazionale SBTool, sviluppato nell’ambito del processo di ricerca Green Building Challenge, e contestualizzato al territorio italiano in relazione alla normativa di riferimento ed ai propri caratteri ambientali.

I principi su cui si basa lo strumento sono:

  1. individuazione di criteri che permettono di misurare le varie prestazioni ambientali dell’edificio posto in esame
  2. definizione delle prestazioni di riferimento (benchmark) con cui confrontare quelle dell’edificio ai fini dell’attribuzione di un punteggio corrispondente al rapporto della prestazione con il benchmark
  3. pesatura dei criteri che ne determinano la maggiore e minore importanza
  4. punteggio finale sintetico che definisce il grado di miglioramento dell’insieme delle prestazioni rispetto al livello standard

Protocollo Itaca residenziale e Prassi di Riferimento UNI/PdR 13:2015

Nell’ambito della collaborazione tra ITACA e UNI, al fine di evolvere i diversi protocolli a norme tecniche nazionali di riferimento, è stata realizzata la Prassi di Riferimento UNI/PdR 13:2015, che ha sostituito il Protocollo ITACA relativo agli Edifici Residenziali.

L’aggiornamento della UNI/PdR 13:2015 deriva essenzialmente dalla necessità di adeguare lo strumento ai nuovi decreti sulla certificazione energetica:

  • decreto requisiti minimi (dm 26 giugno 2015)
  • decreto linee guida APE (dm 26 giugno 2015)

I due decreti hanno modificato profondamente le procedure per la certificazione energetica: tra le altre cose è previsto il confronto con l’edificio di riferimento e sono stati modificati i parametri energetici da misurare.

In accordo con le nuove linee guida per la certificazione energetica, la UNI/PdR si applica agli edifici di nuova costruzione e alle ristrutturazioni importanti.

Il Protocollo Itaca residenziale è stato sostituito dalla Prassi di Riferimento UNI/PdR 13:2015

Sostenibilità ambientale nelle costruzioni – Strumenti operativi per la valutazione della sostenibilità“.

La Prassi è articolata in due sezioni.

UNI/PdR 13:2015 – Sezione 0: Inquadramento generale e principi metodologici

La UNI/PdR 13:2015 Sezione 0 illustra l’inquadramento generale e i principi metodologici e procedurali che sottendono al sistema di analisi multicriteria per la valutazione della sostenibilità ambientale degli edifici, ai fini della loro classificazione attraverso l’attribuzione di un punteggio di prestazione.

Oggetto della valutazione è un singolo edificio e la sua area esterna di pertinenza. Si applica sia a edifici di nuova costruzione sia a edifici oggetto di ristrutturazione importante.

Ai fini della prassi di riferimento, un edificio oggetto di un intervento di demolizione e ricostruzione è considerato nuova costruzione.

In caso di ampliamento che comporti un nuovo volume lordo climatizzato maggiore del 15% dell’esistente o di 500 m³, si applica all’intero edificio inteso come ristrutturazione.

La prassi si applica esclusivamente a progetti di livello esecutivo.

La prassi di riferimento adotta un sistema di analisi multicriteria per la valutazione della sostenibilità ambientale, strutturato secondo i tre livelli gerarchici

  1. aree
  2. categorie
  3. criteri

Le aree rappresentano macro-temi che si ritengono significativi ai fini della valutazione della sostenibilità ambientale di un edificio.

Il documento considera 5 aree di valutazione:

  • Area A. Qualità del sito
  • Area B. Consumo di risorse
  • Area C. Carichi ambientali
  • Area D. Qualità ambientale indoor
  • Area E. Qualità del servizio

Ogni area comprende più categorie, ciascuna delle quali tratta un particolare aspetto della tematica di appartenenza.

Le categorie sono, a loro volta, suddivise in criteri, ognuno dei quali approfondisce un particolare aspetto della categoria di appartenenza.

I criteri rappresentano, infine, le voci di valutazione del metodo e vengono usati per caratterizzare le performance dell’edificio all’inizio del processo valutativo.

UNI/PdR 13:2015 – Sezione 1: Edifici residenziali

La UNI/PdR 13:2015 Sezione 1 specifica i criteri sui quali si fonda il sistema di analisi multicriteria per la valutazione della sostenibilità ambientale degli edifici residenziali, ai fini della loro classificazione attraverso l’attribuzione di un punteggio di prestazione.  Oggetto della valutazione è un singolo edificio e la sua area esterna di pertinenza.

Il documento si applica ai fini del calcolo del punteggio di prestazione di edifici residenziali, di nuova costruzione o oggetto di ristrutturazioni importanti che coinvolgano non la singola unità immobiliare, ma l’intero edificio.

Ai fini della prassi di riferimento, le schede criterio si calcolano per l’intero edificio. Un edificio oggetto di un intervento di demolizione e ricostruzione è considerato nuova costruzione. In caso di ampliamento si applica all’intero edificio inteso come ristrutturazione. La prassi di riferimento si applica esclusivamente a progetti di livello esecutivo.

I criteri di valutazione per il calcolo del punteggio di prestazione di edifici residenziali sono stati organizzati in “schede criterio” e sono raggruppati per categoria di riferimento.

Il risultato dell’attività condotta per il calcolo del punteggio di prestazione è la “relazione di valutazione”, effettuata su un singolo edificio e la sua area esterna di pertinenza, contenente gli esiti della valutazione rispetto all’insieme dei criteri presi in considerazione.

Il punteggio di prestazione dell’edificio è essere calcolato attraverso una procedura di valutazione che si articola in 3 fasi consecutive:

  • caratterizzazione: le performance dell’edificio per ciascun criterio vengono quantificate attraverso opportuni indicatori
  • normalizzazione: il valore di ciascun indicatore viene reso adimensionale e viene “riscalato” in un intervallo di normalizzazione
  • aggregazione: i punteggi normalizzati sono combinati insieme per produrre il punteggio finale

Per ogni criterio viene definito:

  • codice, nome, area di valutazione e categoria di appartenenza, esigenza (ovvero l’obiettivo di qualità che si intende perseguire)
  • indicatore di prestazione e la relativa unità di misura (se di natura quantitativa)
  • scala di prestazione di riferimento da utilizzare per la normalizzazione dell’indicatore nell’intervallo da -1 a +5
  • metodo e strumenti di verifica da utilizzare per caratterizzare il valore dell’indicatore

I criteri di valutazione per il calcolo del punteggio di prestazione di edifici residenziali, definiti sulla base dell’inquadramento generale e dei principi metodologi descritti nella UNI/PdR 13.0:2015, sono stati organizzati in “schede criterio”:

A.1 Selezione del sito

  1.  A.1.5 Riutilizzo del territorio
  2. A.1.6 Accessibilità al trasporto pubblico
  3. A.1.8 Mix funzionale dell’area
  4. A.1.10 Adiacenza a infrastrutture

A.3 Progettazione dell’area

  1. A.3.3 Aree esterne di uso comune attrezzate
  2. A.3.4 Supporto all’uso di biciclette

B.1 Energia primaria richiesta durante il ciclo di vita

  1. B.1.2 Energia primaria non rinnovabile
  2. B.1.3 Energia primaria totale

B.3 Energia da fonti rinnovabili

  1. B.3.2 Energia rinnovabile per usi termici
  2. B.3.3 Energia prodotta nel sito per usi elettrici

B.4 Materiali eco-compatibili

  1. B.4.1 Riutilizzo delle strutture esistenti
  2. B.4.6 Materiali riciclati/recuperati
  3. B.4.7 Materiali da fonti rinnovabili
  4. B.4.8 Materiali locali
  5. B.4.10 Materiali riciclabili o smontabili
  6. B.4.11 Materiali certificati −

B.5 Acqua potabile

  1. B.5.1 Acqua potabile per irrigazione
  2. B.5.2 Acqua potabile per usi indoor

B.6 Prestazioni dell’involucro

  1. B.6.1 Energia termica utile per il riscaldamento
  2. B.6.2 Energia termica utile per il raffrescamento
  3. B.6.3 Coefficiente medio globale di scambio termico
  4. B.6.4 Controllo della radiazione solare

C.1 Emissioni di CO2 equivalente

  1. C.1.2 Emissioni previste in fase operativa

C.3 Rifiuti solidi

  1. C.3.2 Rifiuti solidi prodotti in fase operativa
  2. C.3.3 Riuso delle terre

C.4 Acque reflue

  1. C.4.1 Acque grigie inviate in fognatura
  2. C.4.3 Permeabilità del suolo

C.6 Impatto sull’ambiente circostante

  1. C.6.8 Effetto isola di calore

D.2 Ventilazione

  1. D.2.5 Ventilazione e qualità dell’aria
  2. D.2.6 Radon

D.3 Benessere termoigrometrico

  1. D.3.2 Temperatura operativa nel periodo estivo

D.4 Benessere visivo

  1. 1) D.4.1 Illuminazione naturale

D.5 Benessere acustico

  1. D.5.6 Qualità acustica dell’edificio

D.6 Inquinamento elettromagnetico

  1. D.6.1 Campi magnetici a frequenza industriale (50 Hertz)

E.3 Controllabilità degli impianti

  1. E.3.6 Impianti domotici

E.6 Mantenimento delle prestazioni in fase operativa

  1. E.6.5 Disponibilità della documentazione tecnica degli edifici

Protocollo Itaca per edifici non residenziali

Il Protocollo per edifici non residenziali, approvato dal Consiglio Direttivo ITACA nella seduta del 12 novembre 2015, si inserisce nel contesto di inquadramento generale e dei principi metodologici e procedurali descritti nella UNI/PdR 13:2015. Il Protocollo sostituisce ed accorpa i Protocolli 2011 destinati agli edifici commerciali, scolastici, industriali e uffici, con l’aggiunta di una nuova destinazione d’uso dedicata alle strutture ricettive.

Il documento fornisce le indicazioni per il calcolo del punteggio di prestazione di edifici non residenziali di nuova costruzione o oggetto di ristrutturazione importante di primo livello.

Il punteggio di prestazione dell’edificio deve essere calcolato attraverso una procedura di valutazione che si articola in tre fasi consecutive:

  1. caratterizzazione: le performance dell’edificio per ciascun criterio vengono quantificate attraverso opportuni indicatori
  2. normalizzazione: il valore di ciascun indicatore viene reso adimensionale e viene “riscalato” in un intervallo di normalizzazione
  3. aggregazione: i punteggi normalizzati sono combinati insieme per produrre il punteggio finale

Il Protocollo illustra per ogni criterio:

  • codice, nome, area di valutazione e categoria di appartenenza
  • destinazioni d’uso a cui applicare il criterio  esigenza (ovvero l’obiettivo di qualità che si intende perseguire)
  • indicatore di prestazione e la relativa unità di misura (se di natura quantitativa)
  • scala di prestazione di riferimento da utilizzare per la normalizzazione dell’indicatore nell’intervallo da -1 a +5
  • metodo e strumenti di verifica da utilizzare per caratterizzare il valore dell’indicatore

I criteri di valutazione per il calcolo del punteggio di prestazione sono stati organizzati in “schede criterio” e sono raggruppati per categoria di riferimento.

Software Protocollo Itaca free

Segnaliamo ai nostri lettori il software gratuito Itacus XLS, il foglio di calcolo per la redazione del protocollo ITACA e la valutazione del livello di sostenibilità energetica e ambientale degli edifici di tipo residenziale e non residenziale.

Itacus XLS consente di calcolare il punteggio finale dell’edificio, il punteggio qualità dell’edificio ed il punteggio qualità del sito secondo i criteri definiti dalla prassi di riferimento UNI/PdR 13.0:2015.

Glossario del Protocollo Itaca

Di seguito si riporta un breve glossario con i termini (e le relative definizioni) più utilizzati nell’ambito del Protocollo Itaca.

Termini e definizioni:

  • area di valutazione: tematismi di carattere generale riferiti alla sostenibilità ambientale in cui vengono individuati i principali obiettivi da raggiungere e le strategie da attuare
  • categorie: gruppi di sottotematismi omogenei come, ad esempio, energia, acqua, materiali, benessere termoigrometrico
  • criterio: regola per valutare se un edificio possiede o no certi requisiti al fine di stabilire, attraverso un certo numero di operazioni e/o verifiche, se una determinata proprietà o relazione sia soddisfatta o meno
  • edificio: costruzione che ha, tra i suoi scopi principali, quello di fornire rifugio ai suoi occupanti, o oggetti contenuti, ed è solitamente confinato e progettato per essere eretto permanentemente in un sito [definizione tratta da ISO 6707-1]
  • esigenza: obiettivo di qualità ambientale che si intende perseguire
  • indicatori: insieme di grandezze che permettono di quantificare la prestazione dell’edificio in relazione a ciascun criterio
  • peso: grado d’importanza che viene assegnato al criterio, alla categoria, all’area rispetto all’intero strumento di valutazione
  • scala di prestazione (o di benchmark): riferimento rispetto al quale viene confrontato l’indicatore prestazionale per calcolare il punteggio del criterio di valutazione
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Detrazione 70% e 75% per la riqualificazione energetica delle parti comuni, il vademecum Enea

Detrazione 70% e 75% per interventi di riqualificazione energetica delle parti comuni: ecco il vademecum Enea con tutto quello che occorre sapere

L’incentivo per la riqualificazione energetica degli edifici consiste in una detrazione dall’Irpef o dall’Ires ed è concessa quando si eseguono interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti.

In particolare, è prevista una detrazione pari al 65% o maggiore delle spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2017.

Gli interventi ammissibili sono quelli che conducono a:

  • riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento
  • miglioramento termico dell’edificio (isolamento termico, pavimenti, infissi)
  • installazione di pannelli solari
  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale

La detrazione spetta per le spese sostenute dal contribuente relative a:

  1. interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti, che ottengono un valore limite di fabbisogno di energia primaria annuo per la climatizzazione invernale inferiore di almeno il 20% rispetto ai valori riportati in un’apposita tabella allegata a dm 11 marzo 2008 modificato dal decreto 26 gennaio 2010. Il valore massimo della detrazione è pari a 100.000 euro
  2. interventi su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unità immobiliari, riguardanti strutture opache verticali (muri), strutture opache orizzontali (coperture e pavimenti), finestre comprensive di infissi. Il valore massimo della detrazione di 60.000 euro. In tal caso occorre rispettare i requisiti di trasmittanza termica U, previsti in un’apposita tabella (dm 11 marzo 2008 modificato dal decreto 26 gennaio 2010). E’ agevolabile anche la sostituzione dei portoni d’ingresso, a condizione che si tratti di serramenti che delimitano l’involucro riscaldato dell’edificio verso l’esterno o verso locali non riscaldati e risultino rispettati gli indici di trasmittanza termica richiesti per la sostituzione delle finestre
  3. installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università. Il valore massimo della detrazione è di 60.000 euro
  4. interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzioneIl valore massimo della detrazione è 30.000 euro
  5. sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore ad alta efficienza e con impianti geotermici a bassa entalpia. Il valore massimo della detrazione è 30.000 euro
  6. interventi di sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria, con un limite massimo della detrazione pari a 30.000 euro
  7. acquisto e la posa in opera delle schermature solari, fino a un valore massimo della detrazione di 60.000 euro
  8. acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, sostenute dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2017, fino a un valore massimo della detrazione di 30.000 euro
  9. acquisto, l’installazione e la messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento o produzione di acqua calda o di climatizzazione delle unità abitative, volti ad aumentare la consapevolezza dei consumi energetici da parte degli utenti e a garantire un funzionamento efficiente degli impianti, sostenute dal 1° gennaio 2016. Questi dispositivi devono mostrare attraverso canali multimediali i consumi energetici, mediante la fornitura periodica dei dati, devono mostrare le condizioni di funzionamento correnti e la temperatura di regolazione degli impianti e consentire l’accensione, lo spegnimento e la programmazione settimanale degli impianti da remoto

Vademecum Enea detrazione 70 e 75%

L’Enea ha pubblicato un vademecum sulle detrazioni fiscali del 70 e 75% relative agli interventi di efficientamento energetico delle parti comuni.

Parti comuni di edifici condominiali

È prevista la possibilità fino al 31 dicembre 2021 della detrazione fiscale per le spese sostenute per gli interventi di efficienza energetica realizzati sulle parti comuni di:

  1. edifici condominiali
  2. istituti autonomi per le case popolari

In questo caso la detrazione aumenta. Si ha:

  • detrazione del 70% per gli interventi sull’involucro con un’incidenza superiore al 25% della superficie dell’edificio su una spesa complessiva non superiore a 40.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio
  • detrazione del 75% per miglioramento della prestazione energetica invernale e estiva  che conseguano almeno la qualità media di cui al dm 26 giugno 2015. La spesa complessiva massima è pari a 40.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio

La sussistenza di tali condizioni deve essere asseverata da professionisti abilitati.

I beneficiari possono optare per la cessione del credito ai fornitori che hanno effettuato gli interventi ovvero ad altri soggetti privati.

Detrazione 70% e  75%, chi può usufruirne

Possono usufruire della detrazione del 70% e del 75%:

  • coloro che sostengono le spese di riqualificazione energetica
  • gli aventi diritto sulle unità immobiliari costituenti l’edificio in regola con il pagamento dei tributi previsti

E’ possibile, per tutti i contribuenti, in luogo delle detrazioni optare per la cessione del credito.

Detrazione 70% e  75%, limiti di spesa

Le detrazioni sono calcolate su un ammontare complessivo delle spese non superiore a 40.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio. Sono ammesse le spese sostenute dal 1° gennaio 2017.

Detrazione 70% e  75%, requisiti generali

Alla data della richiesta di detrazione, l’edificio deve essere “esistente”, ossia accatastato o con richiesta di accatastamento in corso. Deve essere dotato di impianto di riscaldamento (centralizzato o impianti autonomi) secondo la definizione del dlgs 192/05 e successive modificazioni.

Detrazione 70% e  75%, requisiti tecnici specifici

L’intervento deve riguardare le parti comuni di edifici condominiali delimitanti il volume riscaldato verso l’esterno e/o i vani non riscaldati e/o il terreno e interessare più del 25% della superficie disperdente.

Deve configurarsi come sostituzione o modifica di elementi già esistenti (e non come nuova realizzazione in ampliamento).

Deve riguardare solo le strutture i cui valori delle trasmittanze termiche (U) siano superiori a quelli riportati nella tabella 2 dell’allegato B al dm 11 marzo 2008 come modificato dal dm 26 gennaio 2010.

Può comprendere, se i lavori sono eseguiti contestualmente, anche la sostituzione degli infissi e l’installazione delle schermature solari purché inseriti nei lavori previsti nella stessa relazione tecnica di cui al comma 1 dell’art. 8 del dlgs 192/005 e s.m.i. ed insistenti sulle stesse strutture esterne oggetto dell’intervento.

Devono inoltre, avere le seguenti caratteristiche, come previsto dal vademecum Enea sulle schermature solari:

  • devono essere a protezione di una superficie vetrata
  • devono essere applicate in modo solidale con l’involucro edilizio e non liberamente montabili e smontabili dall’utente
  • possono essere applicate, rispetto alla superficie vetrata, all’interno, all’esterno o integrate
  • possono essere in combinazioni con vetrate o autonome (aggettanti)
  • devono essere mobili
  • devono essere schermature “tecniche”
  • per le chiusure oscuranti (persiane, veneziane, tapparelle, ecc.) vengono considerati validi tutti gli orientamenti
  • per le schermature non in combinazione con vetrate vengono escluse quelle con orientamento NORD

Per gli interventi agevolati al 75%, con riferimento alle tabelle 3 e 4 del decreto linee guida, l’involucro edilizio dell’intero edificio deve avere, nello stato iniziale, qualità bassa sia per la prestazione energetica invernale che per la prestazione energetica estiva.

Devono essere rispettate le leggi e le normative nazionali e locali in tema di sicurezza e di efficienza energetica.

Documentazione necessaria

  1. documentazione da trasmettere all’ENEA entro i 90 giorni successivi alla fine dei lavori, come da collaudo delle opere, esclusivamente attraverso l’apposito sito web relativo all’anno in cui essi sono terminati (per il 2017: http://finanziaria2017.enea.it):
    • scheda tecnica redatta da un tecnico abilitato, con i dati di cui all’Allegato A al “decreto edifici” opportunamente modificato e integrato
    • scheda descrittiva dell’intervento (Allegato E”)
  2. documentazione da conservare a cura del cliente:
    • l’asseverazione redatta da un tecnico abilitato (ingegnere, architetto, geometra o perito) iscritto al proprio albo professionale) che deve contenere:
      • la dichiarazione che l’intervento riguardi parti comuni dell’edificio e che abbia incidenza superiore al 25% della superficie disperdente dell’edificio verso l’esterno e/o vani non riscaldati e/o il terreno;
      • i valori delle trasmittanze termiche dei vecchi elementi strutturali (strutture opache e/o trasparenti);
      • i valori delle trasmittanze termiche dei nuovi elementi strutturali (strutture opache e/o trasparenti);
      • la verifica che i valori delle trasmittanze dei nuovi elementi strutturali rispettino i pertinenti limiti riportati nella tabella 2 del dm 26 gennaio 2010;
      • i valori di gtot delle schermature solari nel caso che esse siano state installate;
      • per gli interventi di tipo b), con riferimento alle tabelle 3 e 4 del “decreto linee guida”, la dichiarazione che l’involucro dell’intero edificio, sia per la prestazione energetica invernale che per la prestazione energetica estiva, abbia qualità bassa prima della realizzazione degli interventi, e che sia stata conseguita dopo la realizzazione degli interventi almeno la qualità media per entrambe le suddette prestazioni;
      • la dichiarazione che tutti gli interventi realizzati rispettano le leggi e le normative nazionali e ocali in tema di sicurezza e di efficienza energetica
    • copia degli attestati di prestazione energetica (APE) dell’intero edificio, ante e post intervento redatti esclusivamente ai fini della richiesta delle detrazioni fiscali, prendendo in considerazione l’edificio nella sua interezza, al fine di valutare le qualità delle prestazioni invernale ed estiva dell’involucro edilizio (tabelle 3 e 4 dell’allegato 1 al “decreto linee guida”). In assenza di impianti centralizzati di climatizzazione estiva ed invernale essi sono possono essere sostituiti dai corrispondenti impianti virtuali standard di cui alla tabella 1 del paragrafo 5.1 dell’allegato 1 al “decreto linee guida” con le caratteristiche ivi indicate;
    • copia degli attestati di prestazione energetica (APE) di ogni singola unità immobiliare per cui si richiedono le detrazioni fiscali
    • copia delle relazioni tecniche, necessarie, ai sensi dell’art. 8 comma 1 del dlgs 192/05 e s.m.i.;
    • originali degli Allegati inviati all’ENEA debitamente firmati)
    • schede tecniche dei materiali e dei componenti
    • fatture relative alle spese sostenute
    • delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori e tabella millesimale della ripartizione delle spese
    • ricevuta del bonifico bancario o postale che rechi chiaramente come causale il riferimento alla legge finanziaria 2007, il numero e la data della fattura, i dati del richiedente la detrazione (codice fiscale) e i dati del beneficiario del bonifico (numero di partita Iva o il codice fiscale del soggetto beneficiario)
    • ricevuta dell’invio effettuato all’ENEA (codice CPID), che costituisce garanzia che la documentazione è stata trasmessa. Nel caso di invio postale ricevuta della raccomandata postale

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Procedure negoziate e massimo ribasso, finalmente sono chiare le regole da seguire

Risolti tutti i dubbi su procedure negoziate e massimo ribasso: MIT e Anac concordi sulla semplificazione per le assegnazioni inferiori al milione di euro

I lavori fino al milione di euro potranno essere affidati con procedura negoziata e massimo ribasso. Lo hanno chiarito MIT e Anac.

I dubbi sono sorti a seguito dell’entrata in vigore (20 maggio 2017) del correttivo appalti che ha innalzato da 1 a 2 milioni la soglia di applicazione del massimo ribasso, ma alle seguenti condizioni:

  1. utilizzo di procedure ordinarie
  2. gara da effettuarsi sul progetto esecutivo

In prima battuta sembrava che anche per i lavori inferiori al milione di euro fosse necessario ricorrere alla procedure ordinarie per affidare col criterio del prezzo.

Nell’incertezza, molte amministrazioni hanno deciso di bloccare i piccoli appalti nell’attesa di un chiarimento da parte del MIT.

Procedura negoziata e massimo ribasso, il parere del MIT

Il MIT ha inviato un quesito all’Anac in cui anticipa la propria interpretazione della norma. Secondo il MIT sarebbe possibile l’assegnazione dei piccoli lavori, anche per le procedure negoziate sotto al milione, secondo il criterio del massimo ribasso.

Il dlgs 56/2017 ha elevato, per i lavori, da 1 milione a 2 milioni di euro la soglia per l’utilizzo del criterio del massimo ribasso, a condizione che l’affidamento dei lavori avvenga con procedura ordinaria e sulla base del progetto esecutivo.

L’articolo 36 comma 2  del Codice appalti disciplina le procedure di scelta del contraente per i lavori, servizi e forniture di importo inferiore alla soglia comunitaria, distinte per tipologie e soglie di importo, prevedendo, in particolare:

  • alla lettera b) che per i lavori di importo pari o superiore a 40.000 euro e inferiore a 150.000 di euro, si possa procedere mediante procedura negoziata con consultazione di almeno 10 operatori economici, ove esistenti, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti (…)
  • alla lettera c) che per i lavori di importo pari o superiore a 150.000 euro e inferiore a 1.000.000 di euro, si possa procedere mediante procedura negoziata con consultazione di almeno 15 operatori economici, ove esistenti, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti (…)
  • alla lettera d) che per i lavori di importo pari o superiore a 1.000.000 di euro si proceda mediante ricorso alle procedure ordinarie, fermo restando quanto previsto dall’articolo 95, comma 4, lettera a)

Il codice prevede inoltre che l’Anac con proprie lince guida stabilisca le modalità di dettaglio per supportare le stazioni appaltanti e migliorare la qualità delle procedure di cui al presente articolo, delle indagini di mercato, nonché per la formazione e gestione degli elenchi degli operatori economici. Nelle predette linee guida sono anche indicate specifiche modalità di rotazione degli inviti e degli affidamenti e di attuazione delle verifiche sull’affidatario scelto senza svolgimento di procedura negoziata, nonché di effettuazione degli inviti quando la stazione appaltante intenda avvalersi della facoltà di esclusione delle offerte anomale.

L’articolo 95, comma 4, lettera a), disciplina i criteri di aggiudicazione, prevedendo che possa essere utilizzato il criterio del minor prezzo (in deroga al criterio generale dell’offerta economicamente più vantaggiosa) “fermo restando quanto previsto dall’articolo 36, comma 2, lettera d), per i lavori di importo pari o inferiore a 2.000.000 di euro, quando l’affidamento dei lavori avviene con procedure ordinarie, sulla base del progetto esecutivo”.

Secondo il Ministero, , il legislatore con la predetta disciplina ha inteso consentire l’utilizzo del criterio del minor prezzo con contestuale possibilità di utilizzo del metodo anti turbativa, fino alla soglia di 2 milioni di euro, innalzando quella originariamente prevista fino a un milione di euro.

Il rinvio reciproco operato dall’articolo 95, comma 4 e dall’articolo 36, comma 2, lettera d) serve a ribadire che sopra il milione di euro si applicano le procedure di scelta del contraente di cui agli articoli 59 e seguenti, in quanto l’innalzamento della soglia è stato previsto dal legislatore soltanto per derogare all’utilizzo del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, in favore dell’utilizzo del criterio del minor prezzo, per gli affidamenti ricompresi tra un milione e due milioni di euro.

Ciò è avvalorato anche dalle modifiche apportate dal decreto legislativo 56/2017 secondo periodo del comma 7 dell’articolo 36, laddove il riferimento “all’effettuazione degli inviti quando la stazione appaltante intenda avvalersi della facoltà di esclusione delle offerte anomale” non può che essere riferito alle procedure negoziate previste dal medesimo articolo 36 per gli affidamenti di importo sino ad un milione di euro.

Alla luce delle considerazioni sopra esposte, si ritiene, dunque, che l’articolo 95, comma 4 lettera a), debba essere interpretato nel senso che:

  • per i lavori da 40.000 fino a un milione di euro possa applicarsi le procedura negoziata con l’applicazione del criterio del massimo ribasso e facoltà di esclusione automatica delle offerte, fermo restando l’obbligo di gara sulla base del progetto esecutivo
  • per i lavori da 1 a 2 milioni di euro devono applicarsi le procedure, qualora ne ricorrano i presupposti, degli articoli 59 e seguenti, con applicazione del criterio del minor prezzo e facoltà di esclusione automatica delle offerte, fermo restando l’obbligo di gara sulla base del progetto esecutivo

Procedura negoziata e massimo ribasso, il parere dell’Anac

Nella risposta inviata al MIT, l’Anac giudica l’interpretazione mirata a semplificare le assegnazioni da 150.000 euro a 2 milioni di euro come:

l’unica rispondente a criteri di ragionevolezza e dunque pienamente condivisibile.

Anche per l’Anac la modifica apportata dal correttivo all’innalzamento della soglia per l’utilizzo del criterio del minor prezzo esclude qualsiasi ricaduta sulle procedure di scelta del contraente.

Pertanto deve ritenersi possibile l’utilizzo del criterio del minor prezzo anche nelle procedure negoziate da 150.000 euro e fino a 1 milione di euro.

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Interventi edilizi, titoli abilitativi e modulistica unificata: chiarimenti dalla Lombardia

Interventi edilizi, titoli abilitativi e modulistica unificata, mutamento destinazione d’uso e recupero sottotetti: ecco i chiarimenti dalla Regione Lombardia


È stata pubblicata sul BUR Lombardia la circolare regionale 20 luglio 2017, n. 10, contenente alcuni chiarimenti finalizzati ad agevolare una corretta applicazione della disciplina edilizia: interventi edilizi, titoli abilitativi e modulistica unificata.

Ricordiamo che in Conferenza Unificata del 4 maggio 2017 è stato siglato l’accordo tra Governo, Regioni ed enti locali sull’adozione dei modelli unificati e standardizzati per la presentazione di segnalazioni, comunicazioni e istanze nei settori dell’edilizia e delle attività commerciali.

La Regione Lombardia ha adeguato i nuovi moduli alle normative regionali e approvati in un unico provvedimento, deliberazione della Giunta regionale 17 luglio 2017, n. 6894.

I Comuni saranno tenuti a pubblicare sul loro sito istituzionale e ad adottare i moduli unificati e standardizzati, come adeguati da Regione Lombardia.

Al fine di facilitare il lavoro di aggiornamento e riallineamento della normativa regionale, la circolare fornisce alcune considerazioni in merito ad aspetti della disciplina edilizia di più frequente ricorrenza.

In particolare, interviene in merito a:

  • definizione delle varie tipologie di procedure edilizie
  • mutamenti di destinazione d’uso
  • recupero abitativo dei sottotetti esistenti

Interventi edilizi

Il dlgs 222/2016 (decreto SCIA 2) ha modificato il dpr 380/2001, ridefinendo i regimi amministrativi in materia edilizia (tabella A), comportando anche i conseguenti aggiornamenti della modulistica.

La circolare definisce le varie tipologie di procedure edilizie:

  1. attività edilizia libera senza titolo abilitativo e CIL
  2. CILA
  3. SCIA
  4. permesso di costruire
  5. permesso di costruire convenzionato
  6. SCIA alternativa al permesso di costruire

Nel dettaglio:

Attività edilizia libera riguarda gli interventi di cui all’art. 6, comma 1, del dpr 380/2001, che sono eseguiti senza alcun titolo abilitativo; è richiesta la comunicazione di avvio lavori per la sola fattispecie di cui alla lettera e bis), ossia le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni.

Comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA) per gli interventi non riconducibili all’attività edilizia libera e non assoggettati a segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) o a permesso di costruire, secondo le procedure di cui agli articoli 6 bis e 23 bis, comma 3, del dpr 380/2001.

Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), nei casi di cui all’art. 22, commi 1, 2 e 2 bis, del dpr 380/2001, secondo le procedure di cui all’art. 19 della legge 241/1990 e all’art. 23 bis, commi 1 e 2 dello stesso  dpr 380/2001.

Permesso di costruire, obbligatorio nei casi di cui all’art. 10, comma 1, del  dpr 380/2001, nonché in quelli espressamente previsti dalla l.r. n. 12/2005: realizzazione di nuovi fabbricati nelle aree destinate all’agricoltura (artt. 59 e 60) interventi in deroga (art. 40); mutamenti di destinazione d’uso di immobili, anche non comportanti la realizzazione di opere edilizie, finalizzati alla creazione di luoghi di culto e luoghi destinati a centri sociali (art. 52, comma 3 bis); interventi edilizi finalizzati alla realizzazione o all’ampliamento di sale giochi, sale scommesse e sale bingo (art. 33, comma 3 ter); mutamenti di destinazione d’uso di immobili, anche non comportanti la realizzazione di opere edilizie, finalizzati alla realizzazione o all’ampliamento di sale giochi, sale scommesse e sale bingo (art. 52, comma 3 ter). La procedura di rilascio resta normata dall’art. 38 della lr 12/2005.

Permesso di costruire convenzionato, ai sensi dell’articolo 28 bis del  dpr 380/2001, nei casi previsti dall’art. 14, comma 1 bis, e dall’art. 73 bis, comma 2, della l.r. n. 12/2005, nonché nei casi previsti dal PGT.

Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) in alternativa al permesso di costruire, nei soli casi di cui all’articolo 23, comma 01, del  dpr 380/2001.
Non è più attivabile la DIA alternativa al permesso di costruire disciplinata agli articoli 41 (comma 1) e 42 della lr 12/2005, mentre la comunicazione di eseguita attività di cui al comma 2 dello stesso art. 41 è da intendersi sostituita con la fattispecie di SCIA contemplata all’art. 22, comma 2, del  dpr 380/2001, come modificato dal dlgs 222/2016.

Mutamenti di destinazione d’uso

La circolare, circa i mutamenti di destinazione d’uso, chiarisce che non opera più quanto previsto dall’art. 52, comma 1 della lr 12/2015 ma si deve far riferimento alla classificazione degli interventi ex art. 3, comma 1 del dpr 380/2001: la modifica della destinazione d’uso rileva ai fini della qualificazione dell’intervento edilizio, fermo restando che debbano essere conformi alle previsioni urbanistiche comunali.

Sottotetti

In riferimento agli interventi di recupero abitativo dei sottotetti esistenti, viene chiarito che il regime giuridico applicabile andrà individuato di volta in volta sulla base degli elementi progettuali che connotano la singola iniziativa:

  • SCIA o permesso di costruire ai sensi dell’art. 22, comma 7 della lr 12/2015 per la “ristrutturazione leggera”
  • permesso di costruire o SCIA alternativa per la “ristrutturazione pesante”

Ricordiamo che la legge regionale 12/2005 fa riferimento alla DIA, denuncia di inizio attività, procedura oggi non più attivabile.

Superati anche i riferimenti, sempre presenti nella legge regionale, circa il silenzio-assenso, non più applicabile ai fini del conseguimento dell’agibilità dopo le modifiche apportate alla relativa disciplina dal dlgs 222/2016.

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Annullamento in autotutela della DIA/SCIA, è sempre possibile?

È illegittimo l’annullamento in autotutela della DIA/SCIA se sono passati più di 18 mesi dalla presentazione. Il CdS chiarisce i limiti di tempo per annullare d’ufficio il titolo edilizio

Il Consiglio di Stato ha stabilito (sentenza 30 marzo 2017 n. 3462, pubblicata il 17 luglio 2017) che il Comune può esercitare il potere di annullamento in autotutela della DIA/SCIA entro 18 mesi.

Ricordiamo, brevemente, che l’autotutela fa riferimento al potere della pubblica amministrazione di annullare e revocare i provvedimenti amministrativi già adottati, al fine di tutelare interessi pubblici.

I giudici dichiarano illegittimo il provvedimento di autotutela adottato oltre il termine di 18 mesi con il quale il Comune di Arzano aveva annullato i titoli edilizi (DIA/SCIA) precedentemente rilasciati ad una società.

Nel caso in esame, il proprietario di un opificio industriale aveva presentato tra il  2009 ed il 2012 una serie di DIA e SCIA, con varianti rispetto all’originario permesso di costruire e cambio di destinazione d’uso di un locale adibito ad autorimessa e la sua trasformazione in attività commerciale. Dopo 5 anni il Comune aveva impugnato i titoli abilitativi, esercitando il potere di autotutela, ingiungendo la demolizione delle opere abusive ed il ripristino dello stato dei luoghi.

Nell’ordinanza, però, non aveva indicato quale fosse l’interesse pubblico da tutelare in funzione del potere esercitato.

I proprietari presentano, quindi, ricorso al Tar Campania che dava ragione al Comune, ritenendo illegittimi gli interventi realizzati.

Il Consiglio di Stato ribaltava, invece, quanto stabilito dai giudici di primo grado: il Comune ha 18 mesi per agire in autotutela.

Annullamento in autotutela

La sentenza fornisce i chiarimenti sull’annullamento in autotutela della DIA/SCIA previsto dall’art. 21-nonies della legge 241/90, modificato da ultimo dall’art. 6, comma 1, legge 124/2015.

L’art. 21-nonies prevede, infatti, che:

il provvedimento amministrativo illegittimo […] può essere annullato d’ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole, comunque non superiore a 18 mesi dal momento dell’adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, inclusi i casi in cui il provvedimento si sia formato per silenzio assenso…

Da notare che il termine ragionevole previsto dalla legge 241/90 è stato fissato in 18 mesi dal decreto Sblocca Italia (dl 133/2014 convertito nella legge 164/2014) e la riforma Madia della Pubblica Amministrazione (legge 124/2015). Non sono stati, invece, modificati gli ulteriori presupposti che legittimano l’esercizio del potere di autotutela.

In definitiva per poter procedere all’annullamento di un provvedimento in autotutela sono necessarie le seguenti condizioni:

  • la sussistenza di ragioni di interesse pubblico
  • la circostanza che l’autotutela intervenga entro 18 mesi
  • la necessaria considerazione degli interessi dei destinatari e dei contro interessati

Pertanto, il Comune ha 30 giorni per fermare l’attività intrapresa dopo il deposito della DIA/SCIA, se gli interventi non rispettano quanto dichiarato nei documenti. Scaduti i 30 giorni, il Comune non può più fermare i lavori.

Qualora vengano riscontrate dichiarazioni mendaci o rischi per l’interesse pubblico, il Comune procede ad irrogare le sanzioni previste nel primo caso e nel secondo procede in autotutela, motivando adeguatamente i motivi della revoca del titolo abilitativo con la presenza di ragioni di interesse pubblico.

Conclusioni del CdS

Scaduti i 18 mesi per l’autotutela il Comune non può più annullare i titoli edilizi precedentemente rilasciati.

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Professionisti e autonomi, proroga al 20 agosto per il versamento delle imposte

Prorogato dal 21 luglio al 20 agosto 2017 il versamento delle imposte per professionisti e autonomi con una lieve maggiorazione a titolo di interesse pari allo 0,40 %

Arriva dal Mef il comunicato del 26 luglio 2017 che avvisa della proroga per il versamento delle imposte anche per i professionisti e i lavoratori autonomi: dal 21 luglio al 20 agosto 2017. Sarà prevista anche una lieve maggiorazione, a titolo di interesse, pari allo 0,40%.

Il nuovo termine verrà formalizzato con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze che sarà firmato nei prossimi giorni che uniformerà il trattamento tra titolari di reddito di impresa e titolari di reddito di lavoro autonomo.

I versamenti interessati dalla nuova scadenza sono quelli derivanti dalle seguenti dichiarazioni di professionisti e autonomi:

  • redditi
  • Irap
  • imposta sul valore aggiunto

Con un altro DPCM, inoltre verrà prorogato, al 31 ottobre 2017 il termine per la presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta (modello 770) e delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e di Irap.

Differimento del termine di versamento delle imposte sui redditi

Ricordiamo che la proroga arriva a seguito dei malumori dei professionisti e dei lavoratori autonomi per l’ esclusione dal provvedimento, previsto nel dpcm 20 luglio 2017.

Il decreto recita quanto segue:

I titolari di reddito d’impresa versano il saldo dovuto con riferimento alla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta precedente a quello in corso al 1° gennaio 2017 nonché la prima rata dell’acconto dell’imposta sui redditi relativa al periodo d’imposta successivo:entro il 20 luglio 2017 senza alcuna maggiorazione; dal 21 luglio 2017 al 20 agosto 2017, maggiorando le somme da versare dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo

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Dal British Standards Institution (BSI) un documento per la diffusione del BIM

Dal British Standards Institution il “white paper” relativo alla diffusione del BIM nel Regno Unito con un quadro sintetico della strategia per l’espansione della cultura BIM


Nei giorni scorsi il British Standards Institution, ente di normazione britannico noto anche con l’acronimo BSI, ha rilasciato il “white paper” relativo alla diffusione del BIM nel Regno Unito.

Il documento, di dimensioni molto contenute, fornisce un quadro sintetico della strategia per l’espansione della cultura BIM, risultando significativo anche per il nostro settore delle costruzioni, dato il particolare momento che sta oggi vivendo il paese, in procinto di dotarsi di una serie di strumenti normativi e legislativi di supporto alla transizione verso la digitalizzazione del comparto e più in generale della Pubblica Amministrazione.

Vale la pena solo ricordare il completamento in corso della norma UNI 11337, l’imminente pubblicazione del Decreto attuativo dell’art.23  del Codice Appalti, la ventilata prossima pubblicazione delle linee guida Anac, tutti documenti relativi all’adozione del BIM in Italia.

Il documento è intitolato  “BIM for Civil and Structural Engineers” ed è stato pubblicato dal sito ufficiale del BSI.

Ma chi è il BSI, British Standards Institution ?

L’istituto di normazione britannico, fondato nel 1901, è il più antico ente di normazione al mondo e si occupa di supportare lo sviluppo e l’innovazione in tutti gli ambiti produttivi del Regno Unito.

In particolare, il suo impegno nel sostenere l’industria delle costruzioni inglese, e specificatamente nella diffusione dell’uso della metodologia BIM, ha rappresentato e rappresenta certamente un punto di riferimento ed un significativo esempio anche per altri paesi.

Notevole, infatti, per quantità e contenuti, è stata la produzione documentale in merito, in parte resa disponibile anche gratuitamente: il risultato ne è stata una diffusione praticamente planetaria, che ha conseguentemente informato di se anche tante produzioni normative locali.

Valga, a titolo di esempio, ricordare i seguenti grafici, conosciuti e ampiamente dibattuti in tantissimi corsi, convegni e seminari:

Al sito dedicato alla vendita delle proprie norme, sono disponibili per il download gratuito, le pubblicazioni:

  • – BS 1192:2007+A2:2016
  • – PAS 1192-2:2013
  • – PAS 1192-3:2014
  • – BS 1192-4:2014
  • – PAS 1192-5:2015
  • – BS 8536-1:2015

ed è preannunciata, entro l’anno, la disponibilità di altre due norme che assumeranno il nome di PAS 1192-6 e PAS 1192-7.

Particolare e molto interessante è stata la scelta operata da BSI, di realizzare una serie di pubblicazioni “ad hoc”, denominate PAS, rilevanti anche sotto l’aspetto della tempestività.

Le PAS (ancora un acronimo, il cui significato è Publically Available Specification) sono norme britanniche edite in uno stadio di valutazione pubblica ed emanate per fornire una risposta rapida a specifiche esigenze di definiti settori produttivi. Le PAS della serie 1192 (parte 2, 3, 4, 5), concepite come sviluppo ed evoluzione della BS 1192:2007+A2:2016, sono state pubblicate in risposta all’esigenza del governo britannico di implementare l’adozione della metodologia BIM nell’industria nazionale delle costruzioni.

Nel sintetizzare la visione legata all’introduzione del BIM nelle opere pubbliche britanniche, “BIM for Civil and Structural Engineers” chiarisce che primariamente, il BIM non nasce come una strategia di politica industriale, ma come un modalità per ridurre la spesa per la realizzazione delle opere pubbliche d’oltre Manica, valutate originariamente in più di 50 miliardi di sterline.

Tutto nasce, dunque, dal convincimento che il BIM possa rappresentare una valida modalità di efficientamento delle costruzioni!

Da qui il (determinato) mandato governativo britannico del 2011 e, soprattutto, il coinvolgimento “convergente” di tutti gli stakeholders presenti: accademia, enti di normazione, organizzazioni professionali.

L’individuazione dei cosiddetti “livelli di maturità” del BIM rappresentano, allora, la modalità per darsi una precisa progressione evolutiva, nella forma e nei contenuti:

  • Livello 0: descrive la modalità di lavoro originaria al momento della decisione di implementare il nuovo processo. A questo livello gli strumenti software sono classificabili genericamente come CAD, e sono utilizzati sostanzialmente solo per la produzione di disegni, unico veicolo di informazioni tra gli attori del processo.
  • Livello 1: utilizzato per indicare l’evoluzione verso i CAD 3D, relativamente agli strumenti, e l’esordio di processi organizzativi finalizzati al lavoro collaborativo. Il riferimento per tali processi è la BS 1192.
  • Livello 2: definito come “collaborativo”, ha rappresentato il primo obiettivo del Governo britannico. Il suo inizio, fissato a partire dal 2016, si trova oggi in una fase di progressiva concretizzazione. Il lavoro a questo livello, è basato sulla creazione di modelli virtuali del costruito (in grado di veicolare informazioni) che affiancheranno, e progressivamente parzialmente sostituiranno, i tradizionali aspetti documentali.
  • Livello 3: cosiddetto “integrato”, rappresenta il pieno compimento di un approccio integrato e collaborativo, dove tutte le informazioni potranno essere facilmente disponibili a tutti i protagonista del processo nel momento in cui ne avessero necessità. Tale livello di integrazione consentirà il collegamento con altre innovazioni digitali, quali i sistemi di gestione degli edifici, le Smart City e l’Internet delle cose.

E significativa è anche l’individuazione degli “otto pilastri “ del livello 2 del BIM, cioè dei riferimenti documentali indispensabili al raggiungimento di tale livello di maturità:

  • Pillar 1: PAS 1192-2
  • Pillar 2: PAS 1192-3
  • Pillar 3: BS 1192-4 (COBIE)
  • Pillar 4: PAS 1192-5
  • Pillar 5: Digital Plan of Workl
  • Pillar 6: Classification [Uniclass 2015]
  • Pillar 7: BS 8536-2 [Goverment Soft Landings (GSL)]
  • Pillar 8: CIC BIM Protocol [Goverment Soft Landings (GSL)]

Occorre adeguatamente sottolineare come l’ampia produzione documentale a supporto dell’adozione del BIM nel Regno Unito, pur originata da organizzazioni differenti naturalmente portatrici di interessi distinti, si presenti sinergica e collaborativa, finalizzata al raggiungimento del comune obiettivo dell’innovazione.

E tale spirito collaborativo è auspicabile si concretizzi anche in Italia, in questo particolare momento in cui, come già detto precedentemente, differenti enti e/o organizzazioni sia pubbliche che private, stanno realizzando documenti di riferimento atti ad accompagnare gli attori del processo delle costruzioni in questa non facile, ma indispensabile, transizione.

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Come usare correttamente i condizionatori: i consigli del CNA

Corretto uso dei condizionatori, dal CNA arrivano i consigli per il giusto utilizzo: installazione, posizionamento, temperatura e manutenzione

L’estate di quest’anno sarà ricordata come una delle estati più calde di sempre. Per fortuna esistono i condizionatori, ma come spesso succede in questi casi, si rischia di abusare dell’uso degli impianti di climatizzazione.

Il CNA (Confederazione dell’artigianato e della piccola media impresa) ha pubblicato una piccola, ma utile, guida con i consigli sul corretto uso dei condizionatori.

Ricordiamo che il condizionatore è diventato un elettrodomestico largamente diffuso: in Italia lo possiede il 40 % delle famiglie e il 90% di uffici e negozi, per questo motivo è necessario usarlo in maniera corretta.

Scelta del modello

L’uso corretto del condizionatore comincia al momento dell’acquisto e dell’installazione.

Per la scelta del modello, e quindi per la posa in opera (e la successiva manutenzione), è necessario incaricare personale specializzato. Niente fai-da-te! Bisogna affidarsi a installatori abilitati e in possesso della certificazione f-gas.

Per avere prestazioni energetiche migliori e un concreto risparmio in bolletta, il condizionatore deve essere di classe energetica A o, meglio ancora, superiore; infatti un condizionatore del genere permette di risparmiare sulla bolletta anche il 30% rispetto a un modello meno evoluto.

Per utilizzatori assidui del condizionatore (uffici, negozi, chi lo tiene in funzione di notte o per molte ore consecutive) meglio ancora un elettrodomestico dotato di tecnologia “inverter” che adegua automaticamente la temperatura rispetto all’acceso/spento, è più silenziosa, evita picchi di freddo.

Può aiutare una corretta acclimatazione un de-umidificatore che mantiene l’umidità al livello ottimale del 40/60%.

Posizionamento

È consigliabile installare un condizionatore di dimensione e potenza medio-piccola in tutte le stanze abitate, soluzione da preferire rispetto all’installazione di pochi grandi impianti localizzati solo in alcuni punti, ritenuti a torto strategici, di appartamenti, uffici, negozi.

Il condizionatore va sistemato in una posizione riparata dal sole e dalle fonti di calore, il più possibile orientata a nord, nord-est (per garantirsi fino al 5% di risparmio energetico), senza che sia coperto da cortine, tende, divani, mobili o barriere di qualunque genere.

Il flusso di aria fredda, infine, non va indirizzato sugli spazi abitualmente occupati dalle persone, e dagli animali da compagnia.

Temperatura corretta

Per evitare sprechi e malanni la temperatura deve essere di non oltre 8-10 gradi inferiore a quella esterna e comunque intorno ai 25/26 gradi.

Se non si vuol fare uscire l’aria piacevole dall’ambiente rinfrescato (o far entrare aria calda dall’esterno) vanno tenute serrate porte e finestre e, se possibile, abbassate le tapparelle.

I condizionatori devono essere accesi solo quando se ne ravveda l’effettiva necessità. Durante l’utilizzo è consigliabile non alimentare le fonti di calore, limitando l’uso di altri elettrodomestici (anche per evitare picchi di consumo energetico che potrebbero mandare in tilt l’impianto), di lampade, di computer etc.

Manutenzione

La manutenzione è importante quanto l’acquisto. Per questo è necessario affidarsi a installatori competenti.

Filtri ed erogatore vanno puliti almeno una volta all’anno in maniera da garantire aria salubre e ridurre i consumi energetici.

Va, inoltre, controllata l’unità esterna, va rimossa la polvere accumulatasi su pale e batterie. Inoltre la legge impone di sanificare il gas refrigerante dei condensatori ogni due anni.

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Aumento valore immobiliare in caso di variante, cosa spetta al Comune?

Aumento valore dell’immobile a seguito di cambio di destinazione d’uso: al Comune spetta almeno il 50%. Ecco i chiarimenti della Corte Costituzionale

La Rai a seguito del passaggio alla tecnologia digitale terrestre aveva necessità di dismettere alcuni complessi immobiliari, sino a quel momento utilizzati per i servizi in precedenza erogati. La stessa società aveva formulato osservazioni al nuovo PRG di Roma, richiedendo per i suddetti complessi immobiliari un cambio di destinazione d’uso a residenza.

Le osservazioni venivano parzialmente accolte dal Comune di Roma, che aveva previsto il riuso dell’edificazione dismessa con destinazioni d’uso commerciali e servizi, turistico-ricettive e produttive.

La norma in questione prevedeva anche l’assoggettamento al contributo straordinario.

La Rai si rivolgeva al Tar del Lazio chiedendo l’annullamento dei provvedimenti relativi all’adozione del PRG del Comune di Roma ed in particolare lamentava l’illegittimità della previsione del contributo straordinario.

Dopo che il Tar aveva dichiarato inammissibile il ricorso, la Rai presentava appello al Consiglio di Stato.

Il Consiglio di Stato accoglieva parzialmente il ricorso e sollevava dubbi di legittimità costituzionale, relativi all’applicazione della norma.

Il caso arrivava, dunque, alla Corte costituzionale, che era chiamata ad esprimersi sulla vicenda.

Sentenza della Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale si esprime sulla legittimità dell’art. 14, c. 16, lettera f), della legge 30 luglio 2010 n. 122 e sull’art. 14, comma 16, lettera f), del dl 31 maggio 2010 n. 78.

Ricordiamo che l‘art. 14 comma 16 F del dl 78/2010 corrisponde al Comune di Roma un contributo straordinario nell’ordine del 66% del maggior valore immobiliare a fronte di rilevanti valorizzazioni immobiliari generate dallo strumento urbanistico generale.

Lo stesso principio, viene esteso a tutti i comuni nel 2014 in misura non inferiore al 50%, attraverso una modifica all’art. 16 comma 4 lettera d-ter del dpr 380/2001, secondo cui:

alla valutazione del maggior valore generato da interventi su aree o immobili in variante urbanistica, in deroga o con cambio di destinazione d’uso. Tale maggior valore, calcolato dall’amministrazione comunale, è suddiviso in misura non inferiore al 50 % tra il comune e la parte privata ed è erogato da quest’ultima al comune stesso sotto forma di contributo straordinario, che attesta l’interesse pubblico, in versamento finanziario, vincolato a specifico centro di costo per la realizzazione di opere pubbliche e servizi da realizzare nel contesto in cui ricade l’intervento, cessione di aree o immobili da destinare a servizi di pubblica utilità, edilizia residenziale sociale od opere pubbliche

Secondo la Corte è chiara la relazione corrispettiva tra il contributo previsto dalle NTA e l’incremento di valore dell’immobile interessato alla negoziazione, collegamento che, tra l’altro, porta ad escludere l’arbitrarietà e gravosità del corrispettivo dovuto dal privato.

La natura dell’accordo rende irrilevanti anche i dubbi circa i rapporti tra l’equilibrio economico finanziario del bilancio e il contributo che il giudice d’appello concepisce erroneamente come una prestazione imposta arbitrariamente finalizzata ad un obiettivo estrinseco alla materia urbanistica. Di regola tutte le entrate degli enti territoriali, sia quelle di natura tributaria che corrispettiva, servono a finanziare il complesso delle attività istituzionali e i servizi resi alla collettività (principio di unità del bilancio) ma, in alcuni casi, è ben possibile che alcune entrate, in tutto o in parte, siano vincolate a specifici obiettivi.

Pertanto la Corte Costituzionale rigetta la questione di legittimità costituzionale sollevata.

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Il sisma-bonus sarà esteso anche alle case popolari

Secondo il Ministro Delrio nella prossima legge di Bilancio il sisma-bonus sarà esteso anche agli IACP per la messa in sicurezza delle case popolari. I dati sono forniti da Federcasa

L’estensione del sisma-bonus alle case popolari di edilizia residenziale pubblica (Erp) sarà “la nostra proposta prioritaria per la prossima legge Finanziaria” ha affermato il Ministro Delrio nel corso della conferenza stampa alla Camera nella quale Federcasa ha illustrato i risultati di una interessante ricerca.

Secondo Ferdercasa, il 40% degli edifici di edilizia residenziale pubblica che si trovano in zona sismica 1 (la più pericolosa in termini di rischio sismico) non rispondono agli attuali requisiti antisismici essendo stati costruiti prima del 1980. Per intervenire su tali edifici, sono necessari investimenti per 400 milioni di euro.

Federcasa, a partire dal 2015, ha avviato uno studio in collaborazione con l’associazione ISI (Ingegneria Sismica Italiana), per valutare la vulnerabilità sismica delle case popolari e calcolare una stima del costo per incrementare la sicurezza dell’intero patrimonio a rischio.

Su un totale di 2.760 edifici popolari presenti in zona 1, 1.100 necessitano di interventi di miglioramento urgenti. Per adeguare tale patrimonio e garantire i migliori standard di sicurezza, servirebbero dai 360 ai 400 milioni di euro.

Il costo, tuttavia, potrebbe diminuire se si decidesse di realizzare una serie d’interventi e modifiche tali da consentire di migliorare la capacità di resistenza alle azioni sismiche, compresa entro i valori minimi e massimi (60% ed 80%) di quelli previsti per le nuove costruzioni:

  • per raggiungere l’80% di sicurezza occorrerebbero investimenti compresi tra i 290 e i 320 milioni di euro
  • per arrivare al 60%, occorrerebbero investimenti compresi tra i 216 ed i 240 milioni di euro

Lo studio Federcasa/Isi ha permesso complessivamente di raccogliere informazioni su un campione di 190.357 alloggi, per un totale di 20.448 edifici, che rappresentano il 30% del totale gestito nelle zone sismiche di riferimento (1, 2 e 3):

  • l’8,4% degli edifici si trova nella zona sismica 1
  • il 38,1% nella 2
  • il 53,5% nella zona 3

Inoltre:

  • il 10,2% degli edifici rilevati risalgono a prima del 1940
  • il 75,7% è stato realizzato dal 1941 al 1990
  • l’11% degli edifici è stato realizzato dal 1991 al 2010  campione considerato.

Solo una bassissima percentuale (3,9%) ha subito interventi di carattere strutturale, indipendentemente dall’anno.

Per quanto riguarda la tipologia costruttiva:

  • il 44,6% è in cemento armato
  • il 52% è in muratura

Sisma-bonus, in cosa consiste

Il cosiddetto sisma-bonus consiste nella possibilità di usufruire di detrazioni fiscali sulle spese per interventi di miglioramento/adeguamento sismico (o interventi locali).

Per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2021 è stata introdotta una detrazione fiscale del 50%, fruibile in 5 rate annuali di pari importo, per le spese sostenute per l’adozione di misure antisismiche su edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1, 2 e 3).

L’importo complessivo pari a 96.000 euro per unità immobiliare per ciascun anno.

Sono previste inoltre detrazioni maggiori nei seguenti casi:

  • detrazione al 70% qualora gli interventi antisismici consentano il passaggio ad una classe di rischio sismico inferiore
  • detrazione al 80% qualora gli interventi antisismici consentano il passaggio a 2 classi di rischio sismico inferiore
  • detrazione al 75% qualora gli interventi antisismici siano relativi a parti comuni di edifici condominiali e consentano il passaggio ad una classe di rischio sismico inferiore
  • detrazione al 85% qualora gli interventi antisismici siano relativi a parti comuni di edifici condominiali e consentano il passaggio a 2 classi di rischio sismico inferiore

Anche le spese tecniche per la classificazione e la verifica sismica dell’immobile sono detraibili.

Relativamente alle classi di rischio,  il MIT ha pubblicato le linee guida per la classificazione sismica. Queste prevedono otto classi di rischio sismico:

  1. classe A+ (minor rischio)
  2. classe A
  3. classe B
  4. classe C
  5. classe D
  6. classe E
  7. classe F
  8. classe G (maggior rischio)

La determinazione della classe di appartenenza di un edificio può essere condotta secondo due metodi alternativi:

  • metodo convenzionale
  • metodo semplificato

Metodo semplificato

Il metodo semplificato si basa su una classificazione macrosismica dell’edificio. È indicato per una valutazione speditiva della Classe di Rischio dei soli edifici in muratura e può essere utilizzato sia per una valutazione preliminare indicativa, sia per valutare la classe di rischio in relazione all’adozione di interventi di tipo locale.

Metodo convenzionale

Il metodo convenzionale è applicabile a qualsiasi tipologia di costruzione. Esso è basato sull’applicazione dei normali metodi di analisi previsti dalle attuali NCT 2008 e consente la valutazione della Classe di Rischio della costruzione, sia nello stato di fatto sia nello stato conseguente intervento progettato.

Sisma-bonus e Erp (edilizia residenziale pubblica)

Attualmente le risorse statali destinate al recupero e alla razionalizzazione del patrimonio residenziale pubblico sono quelle previste dal “Programma di recupero e razionalizzazione degli immobili e degli alloggi di edilizia residenziale pubblica”.

Le aziende Casa sono escluse dall’accesso alle detrazioni fiscali per gli interventi di adeguamento e miglioramento sismico, mentre possono accedere alle agevolazioni per la riqualificazione energetica.

Secondo quanto affermato da Delrio, dunque, nella prossima finanziaria ci sarà modo anche per l’Erp di usufruire del sisma-bonus.

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Google Maps, da oggi è possibile visitare la Stazione spaziale internazionale (ISS)

Ecco come visitare la Stazione spaziale internazionale con Google Maps: una vera e propria visita didattica con tanto di schede di dettaglio

Dopo averci mostrato ogni posto del mondo, Google Maps ci consente adesso anche di fare un salto nello spazio, per condurci in una visita guidata della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), gestita dalle agenzie spaziali di Stati Uniti, Russia, Europa, Giappone e Canada.

Quella che ci propone Google è una vera e propria visita didattica con tanto di punti di interesse corredati da schede esplicative.

Possiamo visitare tutti i 15 moduli e 2 veicoli per il docking (SpaceX Dragon e Orbital Cygnus) della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) con immagini a 360 gradi.

Possiamo leggere le didascalie che ci spiegano come, ad esempio, gli astronauti si mantengono in forma, che tipo di cibo mangiano e in che comparti portano a termine i loro esperimenti scientifici.

La novità è frutto della collaborazione con le agenzie Nasa, Esa, Jaxa, Roscosmos e Casis.

Per Google Maps (Street View) si tratta della prima raccolta in cui le foto sono corredate da annotazioni, una caratteristica precedentemente disponibile solo per i musei sulla piattaforma del Google Arts&Culture.

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Procedura negoziata: è obbligatorio invitare tutte le imprese che fanno richiesta di partecipazione?

Procedura negoziata: la stazione appaltante non ha nessun obbligo di invitare tutte le imprese che ne richiedono la partecipazione, ma deve rispettare solo i minimi previsti dal Codice

Un Comune aveva pubblicato un avviso pubblico di manifestazione di interesse, finalizzato all’individuazione di operatori economici interessati all’affidamento del “Servizio sgombero neve e antighiaccio”.

Il Comune, invitando 57 imprese, disponeva l’avvio della procedura negoziata ex art. 36, comma 2, lett. b), d.lgs. 50/16, con importo sotto soglia comunitaria, da aggiudicarsi con il criterio del minor prezzo ex art. 95, comma 4, lett. c) del dlgs citato.

La scelta del contraente veniva espletata mediante Richiesta di offerta (R.d.O.)sul MePA della piattaforma Consip tra gli operatori economici iscritti al corrispondente bando.

Dopo la trasmissione della R.d.O. a soli 7 operatori economici tra quelli già iscritti ed abilitati, all’esito della procedura di gara, veniva disposta l’aggiudicazione definitiva in favore di una ditta.

Una società esclusa impugnava la determinazione di indizione della procedura, unitamente a quella di aggiudicazione, chiedendo l’annullamento di entrambi i provvedimenti.

La società ricorreva al Tar Veneto deducendo la contraddittorietà del comportamento dell’Amministrazione, che, dopo avere invitato alla prima procedura 57 operatori, aveva circoscritto la seconda procedura a soli 7 operatori, oltre al difetto di motivazione in ordine al mancato invito della stessa ricorrente.

Procedura negoziata, cos’è

La procedura negoziata è una delle procedure di affidamento da parte di una stazione appaltante di lavori, servizi e forniture previste dal dlgs n. 50/2016.

Per l’affidamento di un lavoro, servizio o fornitura tramite procedura negoziata, la Stazione Appaltante consulta un numero limitato di operatori economici selezionati generalmente da un elenco costituito ed aggiornato periodicamente presso una stazione appaltante, dotati delle caratteristiche e qualifiche adatte all’affidamento di un determinato appalto, con i quali “negozia” le condizioni dell’appalto.

L’appalto viene affidato all’operatore che negozia le condizioni più vantaggiose, in base al criterio di aggiudicazione scelto (prezzo più basso o offerta economicamente più vantaggiosa).

La sentenza del Tar del Veneto

Il Tar del Veneto con la sentenza n. 628/2017 si esprime sul ricorso presentato dalla società estromessa dalla gara.

Secondo il Tribunale amministrativo la procedura in questione, infatti, essendo di valore inferiore alla soglia comunitaria, è stata correttamente condotta.

Di conseguenza, oltre alla consultazione di almeno 5 operatori prevista dalla norma sopra citata (nel caso di specie ne sono stati consultati 7), non vi era alcun obbligo per la stazione appaltante di prendere in considerazione la manifestazione d’interesse della società ricorrente!

Nell’ambito della procedura negoziata in questione, non sussiste in capo alla stazione appaltante, né l’obbligo di invitare tutte le imprese che ne facciano richiesta, né quello di illustrare le ragioni di ogni mancato invito nei confronti di ciascuno degli operatori economici che manifesti il suo interesse.

Pertanto il ricorso della società viene respinto in quanto infondato.

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L’andamento del mercato immobiliare nel I trimestre 2017

Mercato immobiliare nel I trimestre 2017: dall’Istat i dati in crescita su compravendite e mutui: +6,5% su base annua e del +1,8% su base congiunturale

L’Istat ha pubblicato i dati su compravendite e mutui che registrano una crescita nel I trimestre 2017. Nel dettaglio, le compravendite di unità immobiliari crescono del +6,5% su base annua e del +1,8% su base congiunturale (+1,6% il settore dell’abitativo e +4,5% il comparto economico).

Gli incrementi congiunturali più significativi interessano il Nord-est sia per il complesso delle compravendite di immobili (+3,1%) che per il comparto abitativo (+3,0%), il Nord-ovest e il Sud per l’economico (+5,2% entrambe).

Una lieve flessione si evidenzia, invece, al Centro sia per il complesso delle transazioni (-0,1%) che per il settore abitativo (-0,2%).

In termini tendenziali, le convenzioni notarili di compravendite per unità immobiliari aumentano del 6,5% (settore abitativo +6,5% e comparto economico +5,5%) in un contesto di rallentamento della crescita.

L’aumento su base annua interessa tutte le ripartizioni geografiche, con incrementi più significativi nel Nord-est e nel Nord-ovest per il settore dell’abitativo (rispettivamente +8,8% e +8,2%) e nelle Isole e nel Nord-est per quello economico (+9,5% e +8,1%).

La crescita tendenziale interessa sia le città metropolitane sia i piccoli centri: per l’abitativo rispettivamente +7,0% e +6,1%, per il  comparto economico +4,6% e +6,2%.

Il 93,8% delle convenzioni stipulate riguarda trasferimenti di proprietà di immobili ad uso abitativo ed accessori (159.024), il 5,6% quelli ad uso economico (9.534) e lo 0,6% quelli ad uso speciale e multiproprietà (969).

Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare (97.199) registrano un incremento del 2,5% rispetto al trimestre precedente e del 10,7% su base annua. La ripresa interessa tutto il territorio nazionale.

La crescita tendenziale riguarda tutte le ripartizioni geografiche, con variazioni più consistenti nel Nordovest (+12,2%) e nel Centro (+10,8%), ed è più marcata nelle città metropolitane (+11,9%) rispetto ai piccoli centri (+9,8%).

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Definizione agevolata liti fiscali, ecco il modello per la domanda

Definizione agevolata liti fiscali: entro il 2 ottobre la presentazione della domanda per la chiusura delle controversie con le Entrate. Le liti definibili, le modalità di pagamento, le somme da versare

L’Agenzia delle Entrate ha approvato (provvedimento 21 luglio 2017) il modello per richiedere la definizione agevolata delle controversie fiscali, compilabile con le relative istruzioni.

La manovra correttiva 2017 è intervenuta anche in materia di definizione delle liti pendenti relative alle controversie tributarie.

L’art. 11 (Rottamazione delle liti tributarie) consente la definizione con modalità agevolate delle controversie tributarie pendenti in cui è parte l’Agenzia delle Entrate.

La definizione prevede il pagamento delle imposte dovute e degli interessi per ritardata iscrizione a ruolo, senza sanzioni e interessi di mora. Viene, pertanto, riconosciuta la possibilità di definire le controversie tributarie pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione, al 31 dicembre 2016, che hanno come controparte l’Agenzia delle Entrate.

Di seguito le indicazioni su come chiudere agevolmente le controversie:

  • liti definibili
  • modalità di pagamento
  • somme da versare

Liti definibili

Le liti a cui è offerta l’opportunità agevolata di risoluzione delle controversie (liti definibili) sono quelle per le quali:

  • il ricorso in primo grado è stato notificato dal contribuente entro il 24 aprile 2017
  • il processo non si è ancora concluso con pronuncia definitiva alla data di presentazione della domanda

Inoltre, come chiarito, la chiusura delle liti non riguarda solo le controversie instaurate in riferimento ad avvisi di accertamento e atti di irrogazione delle sanzioni, ma anche quelle inerenti agli avvisi di liquidazione e ai ruoli.

Restano, invece, escluse le liti relative al rifiuto alla restituzione di tributi, quelle di valore indeterminabile, ad esempio, per il classamento degli immobili e, più in generale, quelle per le quali manchino importi da versare da parte del contribuente.

Presentazione della domanda

Per ogni atto impugnato va presentata una distinta domanda di definizione agevolata entro il 2 ottobre 2017 

Il 2 ottobre è il termine per versare gli importi dovuti o la prima rata.

La domanda può essere presentata esclusivamente in modalità telematica (tramite l’utilizzo di un servizio web accessibile gratuitamente dai canali Entratel o Fisconline attraverso il sito istituzionale dell’Agenzia delle Entrate).

La trasmissione può essere effettuata:

  • direttamente, ossia tramite i contribuenti abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate
  • attraverso i soggetti che possono essere incaricati della trasmissione telematica delle dichiarazioni
  • recandosi direttamente presso uno degli uffici territoriali di una qualunque Direzione provinciale dell’Agenzia delle Entrate

Come effettuare il versamento

Per la chiusura delle liti attraverso la definizione agevolata occorre pagare gli importi spettanti all’Agenzia, richiesti con l’atto impugnato e ancora in contestazione, con esclusione delle sanzioni collegate ai tributi contestati e degli interessi di mora.

Se la lite riguarda esclusivamente sanzioni non collegate ai tributi o interessi di mora, la definizione comporta l’abbattimento al 40% degli importi in contestazione.

La definizione consente di pagare:

  • in un’unica soluzione
  • ratealmente (in 2 o 3 rate), se l’importo netto dovuto è superiore ai 2.000 euro, con la possibilità di avvalersi dell’istituto della compensazione

Descrizione e contenuto del modello

Il modello per chiudere le liti in modo agevolato è così strutturato:

  • frontespizio, riguardante l’informativa sul trattamento dei dati personali
  • sezioni, nelle quali vanno riportati:
    • i dati necessari ad identificare il soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio di primo grado
    • la controversia tributaria oggetto di definizione
    • l’atto impugnato
    • l’importo dovuto per la definizione
    • le relative modalità di pagamento
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Certificati bianchi, disponibile il contratto tipo per il rilascio

Pubblicato il contratto tipo per il rilascio dei Certificati Bianchi per i progetti di efficienza energetica

Il GSE ha pubblicato il contratto tipo per il rilascio dei Certificati Bianchi riconosciuti ai progetti di efficienza energetica realizzati ai sensi del dm 11 gennaio 2017.

Certificati Bianchi

I Certificati Bianchi sono titoli negoziabili che certificano il conseguimento di risparmi energetici negli usi finali di energia attraverso interventi e progetti di incremento di efficienza energetica.

Gli interventi di efficientamento hanno diritto al rilascio dei Certificati in numero commisurato al risparmio energetico addizionale realizzato nel periodo di monitoraggio; un certificato equivale al risparmio di una tonnellata equivalente di petrolio (TEP).

Il GSE, come previsto dall’art. 5, comma 1 del dm 11 gennaio 2017, riconosce i Certificati Bianchi al soggetto titolare del progetto mediante stipula di un contratto conforme al contratto tipo, laddove per:

  • soggetto titolare del progetto” si intende colui che sostiene l’investimento per la realizzazione del progetto di efficienza energetica
  • soggetto proponente” si intende il soggetto delegato dal soggetto titolare del progetto a presentare l’istanza per la richiesta di incentivo al GSE e a percepire i Certificati Bianchi

Contratto tipo

Il contratto tipo è il contratto che l’operatore deve stipulare con il GSE per avere accesso al numero di Certificati Bianchi commisurato al risparmio di energia primaria realizzato durante la vita utile del progetto di efficienza energetica realizzato dall’operatore stesso.

In pratica, il contratto disciplina i rapporti tra il soggetto proponente, il soggetto titolare del progetto, se diverso dal soggetto proponente, e il GSE.

In allegato il contratto tipo approvato dal Ministero dello sviluppo economico, con lettera del 19 luglio 2017, per l’erogazione degli incentivi previsti dal dm 6 luglio 2012 per impianti alimentati da fonti rinnovabili diverse dalla fonte solare.

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Tracciabilità macerie sisma 2009: arrivano dal SISTRI le istruzioni

Pubblicata la procedura per il monitoraggio e il tracciamento della movimentazione delle macerie relative al sisma 6 aprile 2009: modalità di iscrizione e procedure operative

Il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato sul portale SISTRI il documento contenente la nuova procedura per la gestione e la tracciabilità delle macerie relative al sisma 2009:

Procedura per il tracciamento delle macerie del sisma del 6 aprile 2009 (Ver. 1.0 del 12 luglio 2017).

Ricordiamo che, a decorrere dal 1° gennaio 2017, il tracciamento dei percorsi dei mezzi di trasporto deve essere realizzato tramite il sistema SISTRI, obbligatorio per legge per tutte le tipologie di rifiuti classificati come “pericolosi”.

Documento SISTRI

Il documento offre un valido supporto informativo ai soggetti coinvolti nelle attività di trasporto delle macerie nelle aree del cratere. L’obiettivo è quello di garantire il tracciamento dei percorsi effettuati e il monitoraggio delle informazioni relative alla movimentazione degli stessi. Contiene, in pratica, le modalità di iscrizione e le relative procedure operative SISTRI.

Nello specifico:

  • modalità di iscrizione
  • modalità di pagamento dei contributi
  • dotazioni tecnologiche del SISTRI (Dispositivi USB e Black Box)
  • distribuzione dei dispositivi SISTRI
  • gestione della Black Box
  • comunicazioni al SISTRI e gestione del fascicolo azienda
  • modalità operative per il tracciamento delle macerie

Modalità operative

In pratica, l’azienda che svolge l’attività di raccolta deve richiedere un dispositivo USB per la sede legale, uno per ogni unità locale eventualmente iscritta nonché un dispositivo USB per ciascun veicolo destinato al trasporto delle macerie.

Il dispositivo Black Box, da installare su ciascun veicolo che trasporta rifiuti, ha la funzione di monitorare il percorso effettuato dal medesimo.

Le Black Box sono associate ad uno specifico dispositivo USB, così che la Black Box è in grado di interagire con il SISTRI.

Sanzioni

Per la mancata o incompleta esecuzione delle comunicazioni relative alla demolizione e rimozione dei materiali derivanti da interventi edilizi privati conseguenti al sisma 2009, è previsto:

  • revoca della quota di contributo
  • revoca della autorizzazioni ed abilitazioni al trasporto a carico delle ditte inadempienti

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Arte negli edifici pubblici, aggiornate le linee guida

In vigore dal 18 luglio le nuove regole per l’arte negli edifici pubblici. Aggiornate le linee guida per l’applicazione della legge 717/1949

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 25 luglio 2017 il decreto 15 maggio 2017 con l’aggiornamento delle linee guida per l’applicazione della legge n. 717 del 29 luglio 1949. Stiamo quindi parlando della norma per l’arte negli edifici pubblici, istituita nell’immediato dopoguerra per dare nuovo impulso al settore delle costruzioni.

La cosiddetta “legge del 2%” imponeva alle Amministrazioni di destinare una percentuale dell’importo dei lavori per la realizzazione di opere d’arte negli edifici pubblici di nuova costruzione.

Lo scopo era quello di abbellire gli spazi pubblici, incrementare il patrimonio dello Stato e incentivare il lavoro degli artisti.

Al fine di agevolare l’applicazione della legge, nel 2006 il Ministero delle Infrastrutture di concerto con il Ministro per i beni e le attività culturali, hanno pubblicato le relative linee guida (decreto 23 marzo 2006).

Manifestata la necessità di aggiornare la norma in materia di opere d’arte negli edifici pubblici, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha adottato, con decreto 15 maggio 2017, le nuove linee guida.

Le nuove linee guida

Le linee guide costituiscono un atto di indirizzo interpretativo ed applicativo rivolto alle Amministrazioni statali.

Ambito di applicazione

I soggetti tenuti all’applicazione della legge n. 717/1949 sono:

  • le amministrazioni statali
  • le regioni
  • le province
  • i comuni
  • tutti gli enti pubblici che provvedono alla esecuzione di nuove costruzioni o alla ricostruzione di edifici pubblici distrutti

Sono escluse, pertanto, le costruzioni e ricostruzioni di edifici destinati ad uso industriale o di edilizia residenziale pubblica, sia di uso civile che militare, nonché gli edifici a qualsiasi uso destinati, che importino una spesa non superiore a un milione di euro.

La norma si applica anche in presenza di ampliamenti (corpi di fabbrica aggiunti anche in sopraelevazione) con una loro autonoma rilevanza progettuale. Inoltre, l’espressione nuove costruzioni comprende anche gli interventi di demolizione e ricostruzione.

Le novità

Tra le novità contenute nel provvedimento:

  • l’artista deve essere individuato prima dell’elaborazione del progetto definitivo
  • le modalità di interazione tra l’opera d’arte e lo spazio architettonico o urbano nel quale si dovrà inserire devono essere indicate sin dal primo livello di progettazione
  • l’accortezza di assicurare che l’inserimento dell’opera non trascuri i rapporti “formali e linguistici” con il manufatto architettonico e l’accostamento dei materiali

Inoltre:

  • dovranno essere predisposti anche grafici illustrativi
  • dalla stima dei costi dovrà emergere la fattibilità amministrativa
  • le scelte effettuate risulteranno anche dal computo metrico estimativo

L’artista, la cui opera verrà scelta per essere inserita nel contesto di nuova progettazione, oltre a fornire l’opera stessa, dovrà allegare una scheda tecnica del manufatto, con le specifiche inerenti il piano di manutenzione e conservazione, ai fini dell’ordinaria e straordinaria manutenzione.

Quota da destinare

La quota della spesa totale prevista nel progetto, inizialmente fissata al 2% (legge 717/1949) non deve essere inferiore alle seguenti percentuali:

  • 2% per gli importi pari o superiori ad 1 milione di euro ed inferiore a 5 milioni di euro
  • 1% per gli importi pari o superiori a 5 milioni di euro ed inferiore a 20 milioni
  • 0,5% per gli importi pari o superiori a 20 milioni di euro

Vigilanza

La norma impone al collaudatore dei lavori dei nuovi edifici pubblici l’obbligo di accertare l’applicazione della legge in difetto la costruzione dovrà essere dichiarata non collaudabile.

Il responsabile unico del procedimento dell’amministrazione pubblica, infine, dovrà adempiere a tutti i compiti attribuitigli (art. 31 del dlgs 50/2016) controllando in particolare che nel quadro economico siano comprese le spese per opere artistiche.

Le nuove norme sono in vigore dal 18 luglio 2017, abrogando le precedenti del 2006.

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Cammini e Percorsi: pubblicato il bando per il riuso di immobili demaniali

Cammini e Percorsi: pubblicato il bando per il riuso di 30 beni immobili di proprietà dello Stato situati lungo cammini storico-religiosi e percorsi ciclopedonali

Il progetto Cammini e Percorsi si colloca nella più ampia e già consolidata iniziativa di valorizzazione “Valore Paese – DIMORE“, promossa a partire dal 2013 dall’Agenzia del Demanio.

Il concorso mira alla valorizzazione del patrimonio pubblico di proprietà dello Stato e di altri Enti puntando al recupero e riuso dei beni a fini turistico – culturali. In particolare si punta al recupero e riuso di beni situati lungo itinerari storico/religiosi e ciclopedonali, per farne servizi al viaggiatore lento e di animazione sociale e culturale.

Il termine per la presentazione delle offerte è l’11 dicembre 2017, ore 12:00.

Il criterio di aggiudicazione prescelto è l’offerta economicamente più vantaggiosa sulla scorta di elementi qualitativi oggetto della proposta progettuale.

Il bando è rivolto ad imprese, cooperative e associazioni composte in prevalenza da under 40 che potranno ottenere gli immobili in concessione gratuita per 9 anni.

Individuazione dei beni immobili oggetto di concessione/locazione

Di seguito si riporta l’elenco dei 30 beni immobili di proprietà demaniale oggetto di concessione/locazione:

  1. Casa Cantoniera a Irsina
  2. Appartamento a Barile
  3. Ex ufficio Agenzia delle Entrate a Mileto
  4. Ex Padiglione Imposte dirette a Mileto
  5. Convento S. Marco a S. Angelo dei Lombardi
  6. Ufficio postale a Caserta
  7. Torre Angellara a Salerno
  8. Casa del Fascio a Ro Ferrarese
  9. Torre della Bastiglia a Serramazzoni
  10. Casa di Guardia a Campegine
  11. Rustico casa cantoniera a Latina
  12. Villetta a schiera a Lardirago
  13. Fabbricato residenziale (parte) sub. 12 a Potenza Picena
  14. Fabbricato residenziale (parte) sub. 19 a Potenza Picena
  15. Fabbricato residenziale (parte) sub. 24 a Potenza Picena
  16. Fabbricato residenziale (parte) sub. 25 a Potenza Picena
  17. Fabbricato residenziale (parte) sub. 26 a Potenza Picena
  18. Appartamento a Campomarino
  19. Edificio in corso di costruzione a Sepino
  20. Casa del Fascio a Vinzaglio
  21. Fabbricato residenziale a Palazzolo Vercellese
  22. Casello ferroviario a Altamura
  23. Casello ferroviario a Grumo Appula
  24. Casello ferroviario a Toritto
  25. Postazione antiaerea a Alghero
  26. Casello ferroviario Ponte Patti a Calatafimi Segesta
  27. Stazione di vedetta Capo Feto a Mazara del Vallo
  28. Torre S. Francesco a Trapani
  29. Abitazione Canale Lusenzo – Via Foxia a Chioggia
  30.  Abitazione Canale Lusenzo – Via S. Felice a Chioggia
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