Abusi edilizi: la sanzione prevista per le opere in variazione essenziale

Abusi edilizi: il CdS chiarisce che è legittima la demolizione di interventi, eseguiti con variazione essenziale, realizzati in difformità dalla concessione edilizia

Un Comune ingiungeva ad una società la demolizione di taluni manufatti eseguiti in difformità dalla concessione edilizia rilasciata.

Il titolo abilitativo prevedeva la realizzazione di un fabbricato rurale con annessi agricoli, costituito da un solo corpo di fabbrica a 2 piani:

  • piano terra adibito ad abitazione, con un locale destinato a deposito attrezzature agricole senza finestre e con 3 luci
  • piano interrato con un unico accesso destinato a garage e ricovero di macchine agricole

L’intervento edilizio veniva realizzato su un terreno classificato zona E, sottozona E1 (agricolo normale), nella quale erano ammesse esclusivamente costruzioni a servizio diretto dell’agricoltura.

Il Comune rilevava una serie di opere realizzate abusivamente, tra cui:

  • realizzazione di un piano seminterrato
  • ampliamento del piano interrato di progetto con un locale di forma trapezoidale
  • realizzazione di una veranda coperta in c.a.

La società impugnava, dinanzi al Tar Lazio, la suddetta ordinanza comunale contro il provvedimento di sospensione dei lavori nonché il diniego di rilascio del permesso di costruire in sanatoria.

Dopo aver disposto una ctu, il Tar respingeva il ricorso.

Contro la predetta sentenza del tribunale amministrativo veniva dunque proposto appello al Consiglio di Stato.

Sentenza del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 5477/2017, si esprime sull’appello della società.

La società denuncia l’illegittimità del provvedimento di demolizione per avere sanzionato le opere ai sensi dell’art. 31 del dpr n. 380 del 2001 (testo unico dell’edilizia), recante “Interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali“; quest’ultima disposizione non avrebbe dovuto trovare applicazione in quanto l’organismo edilizio non era integralmente diverso da quello assentito (non è stato effettuato alcun mutamento della destinazione d’uso, né è stata aumentata la volumetria o la superficie utile di progetto).

Inoltre, sempre a detta della società, non si doveva applicare la misura sanzionatoria di demolizione, in ragione dello stato provvisorio delle opere, realizzate solo per garantire maggiore sicurezza e stabilità al manufatto, che sarebbero state completate in conformità con il progetto autorizzato.

Secondo i giudici di Palazzo Spada le opere contestate sono tali che ben difficilmente si potrebbero ritenere di natura provvisoria o semplicemente connesse alla stabilità del manufatto ovvero per una funzione coerente con la destinazione di progetto (es. piano interrato quasi completamente fuori terra e con aperture esterne per una destinazione diversa da quella a garage), così come non può essere rilevato che i lavori erano ancora in corso e che pertanto non era possibile per l’Amministrazione comunale verificare la situazione definitiva delle opere.

Inoltre, trattandosi di variazioni essenziali, correttamente il Comune ha adottato il provvedimento di demolizione, ai sensi dell’art. 31 del dpr n. 380 del 2001.

Pertanto il Consiglio di Stato respinge il ricorso presentato dalla società; ai fini sanzionatori, per gli interventi eseguiti con variazioni essenziali, va senz’altro disposta la demolizione delle opere abusive.

Cos’è una variazione essenziale

L’art. 32 del testo unico dell’edilizia regola la fattispecie dell’esecuzione di opere in “variazione essenziale” rispetto al progetto approvato.

Il concetto di variazione essenziale, che attiene alla modalità di esecuzione delle opere, va distinto dalle “varianti” che invece riguardano la richiesta di una variazione del titolo autorizzativo (art. 22, comma 2, del testo unico).

Le “varianti“sono tali da non comportare un sostanziale e radicale mutamento del nuovo elaborato rispetto a quello oggetto di approvazione e sono soggette al rilascio di permesso in variante, complementare ed accessorio, anche sotto il profilo temporale della normativa operante, rispetto all’originario permesso a costruire.

Le variazioni essenziali sono soggette al rilascio di permesso a costruire del tutto nuovo ed autonomo rispetto a quello originario e per il quale valgono le disposizioni vigenti al momento di realizzazione della variante.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza del Consiglio di Stato n. 5477/2017

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