Permesso di costruire: cosa succede se non sono rispettate le NTA (Norme tecniche di attuazione)?

Validità permesso di costruire: il Consiglio di Stato chiarisce che è possibile realizzare un intervento anche se in contrasto con le Norme tecniche di attuazione

Un Comune rilasciava un permesso di costruire ad un’impresa per la realizzazione di un fabbricato destinato ad uffici.

Successivamente, il provvedimento veniva sospeso da Comune che riteneva necessari approfondimenti istruttori sullo stesso. Trascorso il periodo di 45 giorni e non avendo ricevuto alcuna informazione dal Comune, l’impresa riprendeva i lavori e quindi completava l’intervento.

A distanza di oltre 7 anni il Comune torna sulla questione e valuta l’area come non urbanizzata: si rende necessaria l’approvazione del piano particolareggiato richiesto dalle Nta del PRG.

Dispone, dunque, l’annullamento del permesso di costruire e la demolizione delle opere realizzate, nonostante alcune di esse fossero già state vendute ad alcuni privati cittadini.

L’impresa costruttrice, insieme ai proprietari degli immobili, contesta l’ingiunzione di demolizione, presentando ricorso al Tar della Campania, che però lo respinge.

La ricorrente, pertanto, si appella al Consiglio di Stato.

Validità permesso di costruire: la sentenza del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato con sentenza n. 3997/2016 si esprime sul ricorso presentato dall’impresa.

La ricorrente ritiene che il Comune, avendo rilasciato il permesso di costruire, abbia considerato implicitamente l’area compiutamente urbanizzata senza ritenere necessaria la previa approvazione del piano esecutivo.

Ancora, secondo l’impresa, la prescrizione del PRG, sulla previa necessaria approvazione dei piani particolareggiati, è stata superata poiché la necessità dello strumento attuativo dipende dalla situazione concreta in cui lo stesso è destinato ad operare e quindi dal grado effettivo di edificazione e di completezza delle opere di urbanizzazione in relazione al peso insediativo della cui realizzazione si tratta. La stessa valutazione sarebbe stata operata dall’Amministrazione comunale che ha rilasciato il permesso di costruire e quindi ritenuto, salvo poi contraddirsi, l’area come urbanizzata.

I giudici di Palazzo Spada, richiamano la pregressa giurisprudenza amministrativa, che individua situazioni in presenza delle quali il permesso di costruire può essere legittimamente rilasciato anche in assenza del piano attuativo, tenendo conto del grado di urbanizzazione dell’area.

Pertanto il Consiglio di Stato accoglie il ricorso dell’impresa ricorrente, cassando la sentenza di primo grado.

Prima di rilasciare il permesso di costruire il Comune avrebbe dovuto considerare indispensabile la previa adozione del piano attuativo e verificare lo stato reale di urbanizzazione della intera zona.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza del Consiglio di Stato n.3997/2016

 

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