Tutela paesaggistica: la nozione di volume utile ai fini urbanistici e paesistici

Tar Campania: la nozione di superficie e volume utile è diversa ai fini urbanistici e ai fini paesistici, pertanto un volume utile ai fini urbanistici potrebbe non avere alcun impatto sul paesaggio

Questa importante precisazione è stata resa nella sentenza n. 712 del 1° febbraio 2018 , con cui il Tar ha deciso in merito ad un ricorso presentato contro il MiBACT per l’annullamento di un provvedimento in cui veniva espresso parere negativo sull’istanza di accertamento di compatibilità paesaggistica.

I giudici amministrativi hanno spiegato che, mentre nelle valutazioni di natura urbanistica il volume utile misura la consistenza dei diritti edificatori , nei giudizi paesistici è utile solo il volume percepibile come ingombro alla visuale.

Pertanto:

  • un volume irrilevante ai fini urbanistici potrebbe creare un ingombro intollerabile per il paesaggio, e in questo caso sarebbe senz’altro classificabile come utile in base ai parametri estetici attraverso cui viene data protezione al vincolo paesistico
  • reciprocamente, un volume utile ai fini urbanistici potrebbe non avere alcun impatto sul paesaggio, e dunque, in assenza di danno per l’ambiente, non potrebbe costituire un presupposto ragionevole per l’applicazione di una misura ripristinatoria.

Il caso

Una società in una provincia campana aveva presentato istanza di accertamento di conformità paesaggistica e variante suppletiva in corso d’opera ad un permesso di costruire ottenuto per la rimozione e la bonifica della copertura di eternit di un immobile e per il rifacimento della stessa copertura con struttura in legno lamellare ed installazione di un impianto fotovoltaico integrato ad innovazione tecnologica.

Nell’ambito di questi lavori sono state realizzate alcune modifiche; in particolare sono state posizionate le falde di copertura a quota maggiore rispetto a quanto previsto e sono state realizzate alcune opere interne (tramezzature ed impianti) al primo piano per trasformare il magazzino in abitazione.

Per questi motivi la società richiedeva una variante suppletiva in corso d’opera, anche ai fini del mutamento della destinazione d’uso, e l’accertamento di conformità urbanistica e di compatibilità paesaggistica.

Il parere della Soprintendenza

La Soprintendenza Archeologica belle arti e paesaggio esprimeva parere negativo sull’istanza di accertamento di compatibilità paesaggistica in quanto

le difformità oggetto di accertamento di conformità paesaggistica consistono sostanzialmente nella realizzazione della copertura dell’immobile identificato in oggetto ad una quota d’imposta superiore a quella autorizzata; considerato che tale difformità si configura come incremento di volume utile e ha determinato una quota di imposta delle falde di copertura pari a ml 8,35 sul fronte nord e ml 8,00 sul prospetto sud in completa difformità alle Norme Tecniche di Attuazione del P.T.P. vigente che all’art. 18 prevedono per edifici ubicati nelle aree agricole un’altezza massima pari a ml 7,50.

Verso tale parere la società ricorreva alla giustizia amministrativa.

La sentenza

I giudici rigettano il ricorso. Per il Tar il provvedimento della Soprintendenza ha indicato che gli interventi per i quali è stato chiesto l’accertamento di conformità hanno comportato un aumento di volumetria.

L’art. 167 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs. n.42/2004) prevede che possa essere effettuato l’accertamento postumo della compatibilità paesaggistica solo nei seguenti tassativi casi:

  1. per i lavori, realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati
  2. per l’impiego di materiali in difformità dall’autorizzazione paesaggistica
  3. per i lavori comunque configurabili quali interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria (art. 3  dpr 380/2001, T.U. Edilizia).

L’intervenuto incontestato aumento di volumetria in seguito all’innalzamento della copertura non consentiva, pertanto, il rilascio di un provvedimento positivo.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza del Tar Campania n. 712 del 1 febbraio 2018

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