Titoli edilizi per la costruzione di un canile

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Il Tar chiarisce che per la realizzazione di un canile serve il permesso di costruire: altera in modo permanente lo stato dei luoghi e soddisfa esigenze stabili e durevoli nel tempo

Con la sentenza n. 1986/2019 del Tar Salerno viene chiarito che per la realizzazione di un canile serve il permesso di costruire (e l’autorizzazione paesaggistica se in area vincolata).

I fatti in breve

Il proprietario di un fondo agricolo a destinazione castagneto, in zona soggetta a vincolo paesaggistico-ambientale, ha impugnato l’ordinanza con cui il Responsabile del Settore Tecnico del Comune gli ha ingiunto la demolizione, ex artt. 31 dPR n. 380/2001 e 167 dlgs. n. 42/2004, delle seguenti opere edilizie, realizzate senza titolo edilizio:

  • manufatto adibito a canile, delle dimensioni di metri 3,00 x 6,40, altezza variabile da 2,80 a 3,00 metri, costituito, su tre lati, da pareti in blocchi di cemento e sul quarto chiuso da cancello metallico, con copertura in pannelli di lamiera grecata;
  • massetto di calcestruzzo, realizzato in adiacenza al suddetto manufatto, delle dimensioni di 2,40 x 6.40 metri, recintato con rete metallica elettrosaldata.

Secondo il ricorrente:

  1. l’ordine di demolizione sarebbe illegittimo in quanto le opere edilizie in contestazione, preesistenti al 1967, non le avrebbe costruite lui bensì il precedente proprietario. Si sarebbe limitato a continuare ad utilizzarle quale ricovero per gli animali, provvedendo soltanto ad adeguarle funzionalmente alle esigenze dei cani ivi custoditi, mediante la realizzazione di interventi di natura manutentiva;
  2. le opere rientrerebbero nell’ambito della attività edilizia libera di cui all’art. 6 dPR n. 380/2001 ed all’All. A del dm 2.03.2018 (Aree ludiche ed elementi di arredo delle aree di pertinenza, tra cui i ricoveri per animali domestici).
  3. le opere oggetto di demolizione sarebbero qualificabili in termini di pertinenza rispetto all’immobile principale cui accedono e, come tali, non sarebbero soggette al preventivo rilascio di alcun titolo autorizzativo né di natura urbanistico-edilizia, né di natura paesaggistico-ambientale.

La sentenza del Tar

Il ricorso è infondato per il Tar.

Infatti il Tribunale afferma, in merito al primo punto, che:

il ricorrente non ha supportato, dal punto di vista probatorio, le suddette affermazioni, non avendo comprovato, neanche in forma indiziaria, né l’epoca di costruzione delle opere né l’effettiva natura dell’attività edilizia.

In materia urbanistico-edilizia, il potere sanzionatorio di cui all’art. 31 D.P.R. n. 380/2001, è correttamente indirizzato non soltanto nei confronti del “responsabile dell’abuso” ma anche del “proprietario”, indipendentemente dal fatto di aver quest’ultimo concorso o meno nella realizzazione dell’abuso medesimo.

In merito al secondo punto, il Tar premette che tutte le opere edilizie in contestazione risultano edificate in zona soggetta a vincolo paesaggistico-ambientale di cui al dlgs. 42/2004. Poichè:

Trattasi di manufatti che, per dimensioni (pari a complessivi 35 m² circa), caratteristiche costruttive e materiali impiegati (lapillo, cemento e calcestruzzo), appaiono al Collegio idonei ad alterare in modo permanente lo stato dei luoghi, così rimanendo sottratti al regime di esenzione dall’autorizzazione paesaggistica.

Diversamente da quanto affermato in ricorso, per il Tar, le caratteristiche costruttive e dimensionali, la tipologia dei materiali utilizzati nonché la strumentalità dei manufatti in contestazione al soddisfacimento di esigenze non già temporanee e transitorie, bensì stabili e durevoli nel tempo, consentono di escluderne la natura pertinenziale, avendo gli stessi determinato una permanente alterazione dell’assetto edilizio e urbanistico del territorio, con conseguente aggravio del carico urbanistico.

 

praticus-ta
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