La pergotenda rientra nelle opere di edilizia libera?

La sentenza del CdS dopo l’entrata in vigore del Glossario: essendo la pergotenda simile ad una tettoia è necessario valutare il caso specifico

Non è possibile affermare in assoluto se la pergotenda richieda o meno il permesso di costruire: pur riconoscendo la validità del Glossario Unico, spetta all’amministrazione motivare in modo esaustivo i limiti entro i quali si può trattare di una copertura realizzabile in regime di edilizia libera.

Questo il principio affermato dal Consiglio di Stato con la sentenza n.2715/2018.

Il caso in esame riguarda la realizzazione di una copertura sulla terrazza al sesto piano di un immobile con tenda da sole in tessuto sorretta da una struttura principale e secondaria di legno, ossia una pergotenda, contestata dal Comune perché installata senza permesso di costruire.

Il Comune aveva, infatti, assimilato la copertura a tenda ad una tettoia e, in mancanza del permesso di costruire, aveva ingiunto ai proprietari l’ordine di demolizione; contro tale provvedimento, il proprietario dell’immobile proponeva ricorso al TAR.

I giudici respingevano il ricorso proposto dagli interessati ritenendo che l’opera fosse interessata da un intervento di ristrutturazione e pertanto soggetta al necessario rilascio di un permesso di costruire, in quanto struttura stabile modificatrice della sagoma dell’edificio.

Contro tale sentenza del TAR, gli originari ricorrenti proponevano ricorso in appello: si tratterebbe di una tenda da sole scorrevole su binari, ossia una pergotenda liberamente installabile su edifici i quali, come quello interessato, non si trovano in zona vincolata per ragioni storico artistiche o ambientali.

Sentenza del CdS

Il Consiglio di Stato ritiene che l’appello sia fondato e vada accolto, annullando quindi la determinazione del Comune di rimozione dell’opera abusiva.

In particolare, l’abuso contestato ai ricorrenti appellanti consiste nella realizzazione di una pergotenda, ovvero di un manufatto molto simile alla tettoia, la cui disciplina non è definita in modo univoco né nella normativa né in giurisprudenza.

Infatti, a detta dei giudici di Palazzo Spada, va considerato che:

  • l’art. 6 del dpr 380/2001 (contenente l’elenco delle opere di edilizia libera, voci di per sé abbastanza generiche, tali da poter ricomprendere anche opere non espressamente nominate) con riferimento alle tettoie, considera:

opere di edilizia libera gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici, concetto nel quale può sicuramente rientrare una tettoia genericamente intesa, come copertura comunque realizzata di un’area pertinenziale, come il terrazzo.

  • il dm 2 marzo 2018, contenente l’approvazione del Glossario (l’elenco non esaustivo delle principali opere edilizie realizzabili in regime di attività edilizia libera). In riferimento alle pergotende, il Glossario (al n.50) le definisce:

strutture di copertura di terrazzi e lastrici solari, di superficie anche non modesta, formate da montanti ed elementi orizzontali di raccordo e sormontate da una copertura fissa o ripiegabile formata da tessuto o altro materiale impermeabile, che ripara dal sole, ma anche dalla pioggia, aumentando la fruibilità della struttura. Si tratta quindi di un manufatto molto simile alla tettoia, che se ne distingue secondo logica solo per presentare una struttura più leggera.

  • l’art. 10 comma 1 lettera a) del dpr 380/2001 assoggetta, invece, al permesso di costruire gli interventi di nuova costruzione. La giurisprudenza si fonda su tale norma per richiedere appunto il permesso di costruire nel caso di tettoie di particolari dimensioni e caratteristiche, ossia quando modifica la sagoma dell’edificio

Pertanto, pur rientrando tra le opere realizzabili senza permessi, essendo simile ad una tettoia potrebbe trovarsi tra due casi opposti:

  • realizzazione senza permessi (se assimilabile più ad una tenda e a una struttura leggera)

oppure

  • realizzazione con permesso di costruire ( se assimilabile ad un intervento di nuova costruzione come accade per tettoie di particolari dimensioni e caratteristiche)

In definitiva, il Consiglio di Stato ha evidenziato la necessità di valutare se il caso specifico rientra nelle opere di edilizia libera:

non è possibile affermare in assoluto che la tettoia richiede, o non richiede, il titolo edilizio maggiore e assoggettarla, o non assoggettarla, alla relativa sanzione senza considerare nello specifico come essa è realizzata. In proposito, quindi, l’amministrazione ha l’onere di motivare in modo esaustivo, attraverso una corretta e completa istruttoria che rilevi esattamente le opere compiute e spieghi per quale ragione esse superano i limiti entro i quali si può trattare di una copertura realizzabile in regime di edilizia libera.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza del Consiglio di Stato n.2715/2018

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