Terremoto dell’Aquila: disponibili i risultati preliminari delle prime analisi effettuate

Lo scorso 6 aprile un evento sismico di magnitudo 5.8 della scala Richter ha colpito l’Abruzzo.
Sono noti i risultati delle prime analisi effettuate sulla base dei dati disponibili.

Da più parti ci si interroga su come sia possibile che un evento di magnitudo non eccezionale possa avere conseguenze così catastrofiche.

È evidente che la risposta ad un simile interrogativo va ricercata in molteplici fattori.
Nel caso dell’Aquila, dalle prime analisi, sembrano essere state certamente determinanti le condizioni del patrimonio edilizio anche se non trascurabili appaiono essere gli effetti di amplificazione sismica locale.
Non è nelle intenzioni di chi scrive, oltre che naturalmente prematuro, trarre qualsiasi tipo di conclusione; si può tuttavia osservare che i dati relativi alle registrazioni accelerometriche resi disponibili dalla protezione civile (ed alcune indagini preliminari già disponibili dell’università della Basilicata) sembrano avvalorare l’ipotesi che, almeno in alcune zone, la stratigrafia può aver comportato significative amplificazioni delle azioni sulle strutture.

Nella zona di Coppito, ad esempio, nella valle del fiume Aterno, la stazione accelerometrica (AQV) che sorge a 4.8 kM dall’epicentro, ha registrato un valore di PGA (accelerazione di picco al suolo – Peak Ground Acceleration) pari a 665.599 cm/s2 (0,675 g).
Un’altra stazione, situata nella medesima valle e distante 4.3 km dall’epicentro, ha registrato un valore di PGA pari a 504,921 cm/s2 (0,515 g).
Le registrazioni effettuate dalle stazioni accelerometriche al di fuori della valle hanno fatto registrare valori notevolmente più ridotti: la stazione sita nei laboratori INFN sul Gran Sasso (in galleria), distante 22.6 kM dall’epicentro, ha registrato un picco di accelerazione pari a 29.165 cm/s2 (0,03 g).
Si tratta di valori difficilmente giustificabili con la naturale attenuazione dovuta alla distanza; in base alle relazioni reperibili in letteratura, l’attenuazione, per distanze intorno ai 15-20 km e per eventi di quella magnitudo, dovrebbe essere approssimativamente quantificabile in 1/3.
Ancora più interessante può risultare il confronto degli spettri di risposta relativi alle diverse registrazioni citate:

   

Clicca qui per scaricare:

  • “Risultati preliminari della missione in Abruzzo per il terremoto del 6 Aprile 2009” dell’Università della basilicata
  • “PRELIMINARY STUDY OF L’AQUILA EARTHQUAKE GROUND MOTION RECORDS” a cura del Dipartimento di Ingegneria Strutturale, Università di Napoli Federico II
  • “RAPPORTO DEI DANNI SUBITI DAGLI EDIFICI A SEGUITO DELL’EVENTO SISMICO DEL 6 APRILE 2009 ORE 1.32 (UTC) – AQUILANO” a cura del Dipartimento di Ingegneria Strutturale, Università di Napoli Federico II
  • Spettri di risposta relativi alle diverse registrazioni citate

Clicca qui per scaricare le registrazioni della Rete Accelerometrica Nazionale (Direttamente dal sito della Protezione Civile)

 

Vuoi rimanere aggiornato su questo argomento e sulle principali novità legate al mondo dell'edilizia?

Iscriviti GRATIS alla Newsletter

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *