Terrapieno naturale e terrapieno artificiale, quando valgono le distanze tra costruzioni?

Il terrapieno è soggetto alla distanza tra costruzioni? Il Tar Lombardia prova a fare chiarezza richiamando alcuni consolidati orientamenti giurisprudenziali della Cassazione

L’art. 873 del Codice civile in materia di distanza legale prevede che:

le costruzioni su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di 3 metri.

Un terrapieno naturale che ha funzione di contenimento non può considerarsi costruzione agli effetti della disciplina sulle distanze legali per la parte che adempie alla sua specifica funzione, ossia dalle fondamenta al livello del fondo superiore.

Al contrario, il terrapieno ed il muro di contenimento ad opera dell’uomo, realizzati per creare un dislivello artificiale o per accentuare il naturale dislivello esistente, devono ritenersi soggetti alla normativa sulle distanze in quanto costruzioni.

Lo ha chiarito il Tar Lombardia in una recente sentenza (sentenza 22 gennaio 2018, n. 180), richiamando orientamenti giurisprudenziali consolidati.

Sentenza Tar Lombardia

Il caso esaminato riguarda il ricorso presentato dalla proprietaria di un edificio residenziale contro il provvedimento emesso dal Comune che, ai sensi dell’art. 37 del dpr 380/2001, irrorava la sola sanzione pecuniaria relativamente all’abuso edilizio posto in essere a seguito dell’ampliamento fabbricante confinante.

Secondo il Tar Lombardia il manufatto è stato erroneamente ricondotto alla previsione dell’art 37,  comma 1 del dpr 380/2001 (interventi che non provocano un carico urbanistico e che sono conformi agli strumenti urbanistici pur non avendo il titolo) ed è disattesa la disciplina della distanze legali delineata dall’art. 9 del dm 1444/1968.

Nel caso in esame non si tratta di un’opera interrata, sottratta all’inderogabilità della disciplina sulle distanze, ma di un intervento edilizio che si è prefisso di ampliare l’unità abitativa esistente, che incrementa il volume ed è stato realizzato in violazione alle distanze legali (art. 9 del dm 1444/1968).

Il Tar Lombardia, inoltre, coglie l’occasione per richiamare un orientamento giurisprudenziale consolidato (Cfr. Corte di Cassazione): in tema di distanze legali, il muro di contenimento di una scarpata o di un terrapieno naturale non può considerarsi “costruzione” agli effetti della disciplina di cui all’art. 873 c.c., per la parte che adempie alla sua specifica funzione.

Devono, invece, ritenersi soggetti a tale norma, in quanto costruzioni, il terrapieno ed il relativo muro di contenimento elevati ad opera dell’uomo per creare un dislivello artificiale o per accentuare il naturale dislivello esistente.

Infine, viene riportata in sentenza una precisazione di carattere terminologico sulle espressioni di “terrapieno naturale” e di “terrapieno artificiale“.

L’espressione “terrapieno naturale” consiste in un ossimoro, ossia un termine che esprime due concetti contrastanti, poiché ogni terrapieno, consistendo in un riporto di terra sostenuto da un muro è per definizione opera dell’uomo, e dunque artificiale, mentre naturale può essere soltanto il dislivello del terreno, originario ovvero prodotto o accentuato da movimenti franosi o da altre cause non immediatamente riferibili all’attività dell’uomo. Dunque, a termini dell’art. 873 c.c., i muri di sostegno di terrapieni sono costruzioni” (cfr. Corte di Cassazione, 16 marzo 2015, n. 5163).

Il muro di contenimento di un terrapieno è una costruzione ai fini del calcolo delle distanze di cui all’art. 873 c.c. Nel caso di specie, non si controverte di un’opera interrata, sottratta all’inderogabilità della disciplina sulle distanze, ma di un intervento edilizio che si è prefisso di ampliare l’unità abitativa esistente.

 

Clicca qui per scaricare la Sentenza del Tar Lombardia 180/2018

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