Studio CNI: il lockdown ha ridotto del 60% l’attività degli ingegneri

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Il centro studi CNI ha analizzato l’impatto dell’emergenza sul lavoro degli ingegneri: nel primo quadrimestre -25% di fatturato e -60% dell’attività professionale

Il Centro Studi CNI ha diffuso un’indagine realizzata tra gli iscritti all’Albo degli Ingegneri sugli effetti del lockdown sulle attività professionali.

Le cifre parlano chiaro: -24% di fatturato nei primi 4 mesi del 2020, con una riduzione dell’attività professionale del 60%.

Pur trattandosi di una stima di massima, l’indagine indica chiaramente che il primo quadrimestre si è chiuso con un pesante segno meno.

Immagine che mostra un grafico a torta sull'andamento del flusso di lavoro degli ingegneri maggio 2020

È sufficiente indicare che per quasi il 6o% dei rispondenti il quadrimestre si è chiuso con una riduzione molto forte del flusso di lavoro, rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente.

Per il 1o% vi è stato un lieve decremento e solo per il 6% il flusso di lavoro è rimasto stabile. In sostanza la larga maggioranza dei rispondenti segnala perdite evidenti.

Immagine che mostra un grafico a torta  sulla disponibilità di liquidità degli ingegneri

Altro dato allarmante è che per metà dei professionisti intervistati, tra due mesi, in mancanza di provvedimenti efficaci, le risorse liquide per poter gestire lo studio saranno terminate.

Per più di un quarto, questo tempo si riduce ad un mese. Il calo drastico dell’attività lavorativa sposta verosimilmente molto in avanti gli incassi derivanti da lavori che auspicabilmente potrebbero riprendere, seppure gradualmente, nei prossimi mesi.

Lo studio CNI evidenzia  come la mancanza di liquidità, specie per gli studi più piccoli, è un problema reale che in questo momento può essere solo risolto con strumenti straordinari e soprattutto di facile e rapido accesso.

Immagine che mostra un grafico sulle attività per affrontare il lockdown

Dall’analisi, inoltre, emerge come quasi il 77% degli ingegneri si sia concentrato in questi mesi su lavori acquisiti prima della crisi: in sostanza ha cercato di gestire il gestibile.

Il 13% ha proposto lavori a committenti privati ed il 10% ha cercato di lavorare su gare pubbliche, con tutti i limiti che questo comporta.

Oltre la metà degli intervistati, insomma, ha cercato di recuperare crediti pregressi, soprattutto presso le Amministrazioni pubbliche per tentare di generare liquidità. Una strategia che può andare bene solo per affrontare il brevissimo periodo e che mette ulteriormente in rilevo il valore strategico che, in questo momento, assume la disponibilità di mezzi liquidi.

Immagine a colori che mostra un grafico a torta sulla previsione andamento attività professionale maggio luglio 2020

Il Presidente CNI in merito afferma che:

Ci aspettavamo una china discendente per molti studi professionali anche se non così estesa. Di una cosa siamo certi però: i nostri studi professionali hanno una forza intrinseca che consentirebbe di risalire la china e cercare di imboccare la strada della ripresa seppure gradualmente.

Quasi la metà degli intervistati è convinto che se il lockdown allentasse molti studi potrebbero riprendere ad un ritmo accettabile.

Le proposte CNI per la ripresa

Per ridare nuova linfa vitale al settore, il CNI ha richiesto più volte al Governo le seguenti misure:

  • rimodulazione straordinaria delle aliquote fiscali;
  • un maggiore livello di detrazioni delle spese legate all’attività professionale;
  • accesso a misure di indennizzo una tantum per i professionisti ordinistici;
  • semplificazione assoluta delle misura di accesso al credito agevolato;
  • innalzamento del massimale di prestito che può essere richiesto dai liberi professionisti attraverso il Fondo di Garanzia PMI;
  • misure di incentivo a fondo perduto per i liberi professionisti al pari di quelli che verranno a breve concessi alla PMI;
  • termine perentorio di pagamento dei debiti della PA nei confronti dei professionisti per lavori conclusi;
  • eliminazione della ritenuta d’acconto per chi è soggetto a fatturazione elettronica;
  • flusso di investimenti in opere pubbliche non sia interrotto; incentivi per le ristrutturazioni edilizie e la messa in sicurezza degli edifici facilmente e prontamente accessibili, semplificazione delle norme in materia di appalti pubblici.

Per quasi la metà degli intervistati (49,2%) da qui all’estate inoltrata il quadro potrebbe migliorare; si fa affidamento sulla possibilità di nuovi lavori e incarichi.

Questo cauto ottimismo, però, appare molto fragile e rischia di essere disperso a causa di un quadro di interventi e politiche che finora hanno assegnato ai liberi professionisti un ruolo sostanzialmente marginale.

 

Clicca qui per scaricare lo studio CNI

 

compensus

 

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