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Speciale Ingegneria Naturalistica

L’ingegneria naturalistica è una disciplina tecnico-scientifica che recentemente si è andata sempre più affermando.

L’ingegneria naturalistica è una disciplina tecnico-scientifica che recentemente si è andata sempre più affermando.
Con il termine “Ingegneria naturalistica” si indica un complesso di tecniche che prevede l’impiego di piante vive (o parti di esse) come materiale da costruzione, attraverso metodologie proprie dell’ingegneria e sulla base di criteri meccanici, biologici ed ecologici.
Le piante possono essere utilizzate da sole o associate a materiali naturali inerti (legno, pietrame o terreno), materiali artificiali (biostuoie, geojuta, reti zincate, geogriglie, georeti, geotessili).
Contrariamente a quanto potrebbe pensarsi l’ingegneria naturalistica ha origini non recentissime.
In Italia, in particolare, alcune applicazioni risalgono alla fine dello scorso secolo; tali tecniche erano apprezzate per la rapidità di realizzazione degli interventi e per la relativa economia degli stessi, dovuta all’uso di materiali naturali spesso reperibili in loco.
Anche grazie ad una maggiore sensibilità nei confronti della tutela del paesaggio, negli ultimi anni, in Italia si è fatto sovente ricorso alle tecniche di ingegneria naturalistica.
In questo numero BibLus-net intende fornire ai lettori alcuni indicazioni basilari per l’applicazione delle tecniche di ingegneria naturalistica oltre che alcuni documenti di grande interesse per approfondire l’argomento.

Campo di applicazione
Il ricorso alle tecniche di ingegneria naturalistica è possibile in diversi ambiti:

  • Lungo i corsi d’acqua per il consolidamento di sponde soggette ad erosione, la costruzione di briglie, etc.;
  • In ambito costiero per il consolidamento dei litorali soggetti ad erosione e assestamento delle dune sabbiose;
  • Per il consolidamento e inerbimento dei versanti;
  • Nella realizzazione di infrastrutture viarie e ferroviarie per la costruzione, l’inerbimento e il rinverdimento di scarpate e svincoli oppure per la realizzazione di barriere antirumore;
  • Nel recupero ambientale di cave estrattive abbandonate;
  • Per l’inerbimento e rinverdimento dei rilevati discariche.

Vantaggi e limiti
L’impiego delle tecniche di ingegneria naturalistica presenta numerosi vantaggi:

  • funzionali. Le piante svolgono un’elevata funzione antierosiva, riducono la forza battente delle piogge, con le radici trattengono le particelle di terreno impedendo un loro dilavamento e aumentano la resistenza al taglio dei terreni;
  • ecologici. Gli interventi di ingegneria naturalistica presentano una elevata compatibilità ambientale ed una discreta biodiversità, creano habitat paranaturali per la fauna (luoghi di alimentazione, riproduzione, rifugio) e consentono un ridotto impatto ambientale nella fase di cantiere (ad es. con l’utilizzo dei ‘ragni’, particolari mezzi per lo scavo, molto agili e di ridotte dimensioni, è possibile limitare al minimo le piste di accesso al cantiere);
  • economici. I costi di realizzazione sono concorrenziali rispetto alle analoghe opere di ingegneria classica ed i costi per il ripristino ambientale del cantiere sono ridotti.

Affinchè gli interventi abbiano successo non si può prescindere dalle seguenti considerazioni:

  1. Le tecniche di ingegneria naturalistica possono essere impiegate per la sistemazione di versanti che presantono esclusivamente dissesti superficiali (scivolamenti corticali).
  2. La scelta delle specie vegetali da impiegarsi è condizionata dall’elevata variabilità dei caratteri climatici (regime pluviometrico e termometrico) del territorio italiano.
  3. Il periodo di realizzazione delle opere di ingegneria naturalistica è limitato al periodo di riposo vegetativo delle specie vegetali utilizzate; talvolta vi possono essere delle difficoltà nel reperimento delle specie vegetali autoctone necessarie per l’intervento.

Nella scelta delle specie vegetali da utilizzare occorre rispettare alcune condizioni:

  • utilizzare piante autoctone, originarie cioè dell’ambiente in cui devono essere inserite (ad esempio in montagna si dovrebbe evitare l’uso di specie marino-costiere);
  • pioniere, ossia capaci di colonizzare e resistere in ambienti non favorevoli e/o sterili;
  • che posseggano specifiche caratteristche biomeccaniche (resistenza a trazione delle radici, resistenza alla sommersione e all’inghiaiamento).

Normativa di riferimento
E’ fatto esplicito riferimento alle tecniche di ingegneria naturalistica nella Legge n. 415 del 18 Novembre 1998 (che modifica la Legge Merloni) e in leggi e circolari regionali.
In conclusione, è importante evidenziare ogni intervento realizzato con tecniche di I.N., proprio perché realizzato con impiego di materiali naturali, necessita di controlli frequenti e di interventi di manutenzione periodica che comportano un incremento dei costi.
Alcuni degli affrontati BibLus-net sono trattati, in maniera più dettagliata, negli estratti dal “Manuale tecnico di Ingegneria Naturalistica della Provincia di Terni” che sono disponibili per il download nella sezione Approfondimenti Tecnici.

Documento Dimensione Formato
Origine dell’ingegneria naturalistica 72 Kb PDF
I progetti di ingegneria naturalistica nel contesto normativo 100 Kb PDF
Metodologia di base della progettazione di tecniche di ingegneria naturalistica 1,39 Mb PDF
 

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