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Possesso dei requisiti ed esclusione dalla gara, i chiarimenti del Tar

La verifica sul possesso dei requisiti deve essere fatta successivamente all’aggiudicazione; illegittima l’esclusione dalla gara

Con la sentenza n. 1601/2019 il Tar Lecce è intervenuto in merito alla verifica del possesso dei requisiti speciali e la eventuale esclusione dalla gara di appalto.

In particolare ha chiarito che la mancanza dei requisiti richiesti, auto certificati dal concorrente attraverso la documentazione di gara, non giustifica l’esclusione dalla gara: alla verifica del possesso dei requisiti prescritti si procede soltanto all’esito della procedura, dopo il provvedimento di aggiudicazione.

Il caso

Il caso esaminato in sentenza riguarda il ricorso presentato di una società contro la sua esclusione dalla procedura aperta, per l’affidamento della realizzazione dell’intervento di rimozione e smaltimento del mercato ittico galleggiante affondato nel Mar Piccolo di Taranto, per mancanza del possesso di un requisito.

In particolare il disciplinare di gara prevedeva (al punto 7.3 lett. g) che il concorrente fosse in possesso dei “seguenti titoli di studio e/o professionali da parte del prestatore di servizio/imprenditore e/o dei componenti della struttura tecnico operativa/gruppi di lavoro (ivi inclusi i dirigenti dell’azienda):

  • almeno un ingegnere ambientale;
  • almeno un ingegnere strutturista;
  • almeno un ingegnere idraulico e/o navale;
  • almeno un ingegnere geotecnico;
  • almeno un biologo;
  • almeno quattro operatori tecnici subacquei con libretto di ricognizione valido”.

Dalla documentazione in atti emergeva che la ricorrente aveva autocertificato il possesso del requisito; tuttavia veniva esclusa dal bando di gara e presentava, quindi, ricorso presso il Tar Lecce.

Sentenza Tar Lecce

Ai sensi dell’art. 85 comma 1 dlgs n. 50/2016, al momento della presentazione delle domande di partecipazione o delle offerte, le stazioni appaltanti accettano il documento di gara unico europeo (DGUE).

Il DGUE si presenta quale documento di sintesi di tutte le dichiarazioni che l’offerente è chiamato a rendere in sede di gara e con il quale autocertifica il possesso dei requisiti di ordine generale e speciale.

Ai sensi dell’art. 83 comma 9 del Codice appalti, ribadito dall’art. 14 disciplinare, l’incompletezza e ogni altra irregolarità essenziale degli elementi e del DGUE può e deve essere sanata mediante la procedura di soccorso istruttorio. Inoltre, l’art. 32, comma 7, dlgs n. 50/2016 rimanda la verifica del possesso dei requisiti alla fase successiva all’aggiudicazione, quale condizione integrativa dell’efficacia di quest’ultima.

Pertanto, quanto dichiarato dagli operatori economici concorrenti nella domanda di partecipazione alla gara e nel documento di gara unico europeo costituisce prova documentale sufficiente del possesso dei requisiti dichiarati, dovendo essere basata su tali dichiarazioni la relativa valutazione ai fini dell’ammissione e della partecipazione alla gara, che spetta alla commissione di gara.

Soltanto all’esito della gara, dopo l’approvazione della proposta di aggiudicazione ed il provvedimento di aggiudicazione, si procede alla verifica del possesso dei prescritti requisiti, non da parte della commissione di gara, ma da parte della stazione appaltante mediante richiesta all’aggiudicatario di presentare i documenti all’uopo necessari, in conformità a quanto prescritto dagli artt. 86 e 87 dlgs n. 50 del 2016 (C.d.S, V, 18.3.2019, n. 1730).

Alla luce delle suddette disposizioni normative e condiviso orientamento giurisprudenziale, i giudici affermano che le dichiarazioni rese dalla ricorrente nel DGUE soddisfano il requisito del possesso dei requisiti non dovendo dichiarare null’altro; incombe, invece, sull’Amministrazione l’onere di verifica documentale da espletarsi soltanto ad aggiudicazione avvenuta.

Per tali ragioni, l’Amministrazione non avrebbe dovuto escludere la ricorrente dalla gara ed il ricorso è, quindi, accolto.

 

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Clicca qui per scaricare la sentenza n. 1601/2019

 


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