Abuso edilizio: quando la sanzione pecuniaria sostituisce la demolizione?

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Secondo il CdS l’applicazione della sanzione pecuniaria alternativa alla demolizione in caso di abuso edilizio deve essere valutata nella fase esecutiva del procedimento

In caso di abuso edilizio l’ordine di demolizione è sempre dovuto: la possibilità di sostituire la sanzione demolitoria col pagamento di una sanzione pecuniaria deve essere valutata nella fase esecutiva del procedimento.

Questo quanto espresso dal Consiglio di Stato nella recente sentenza n. 8285/2019.

A conferma di un consolidato orientamento giurisprudenziale, i giudici di Palazzo Spada ribadiscono i presupposti per l’applicazione della sanzione pecuniaria alternativa alla demolizione, precisando che l’ordine di demolizione di un abuso edilizio in zona vincolata deve essere sempre emesso.

Il caso

Nel caso in esame il proprietario di un edifico avanzava richiesta di condono per l’ampliamento dell’immobile situato in un’area sottoposta a vincolo sismico e paesistico.

Il Comune negava al proprietario il condono e notificava, inoltre, l’ordine di demolizione delle opere realizzate abusivamente con relativo ripristino dello stato dei luoghi.

A quel punto il proprietario chiedeva un nuovo accertamento di conformità per l’ottenimento della sanatoria delle opere che l’amministrazione nuovamente negava in quanto l’opera in questione si trovava nella sottozona B2 (completamento edilizio) e risultava conforme alle norme urbanistiche del periodo in cui erano stati realizzati i lavori, ma non risultava conforme al Piano Regolatore Generale approvato successivamente.

Il proprietario avanzava, quindi, ricorso presso il Tribunale amministrativo, sottolineando che la demolizione della parte abusiva avrebbe creato danni irreparabili alla porzione di fabbricato realizzata legittimamente. Pertanto, a detta del ricorrente, il Comune avrebbe dovuto prevedere il pagamento di una sanzione alternativa all’ordine di demolizione.

Il Tar respingeva il ricorso; avverso tale pronuncia, il proprietario proponeva ricorso in appello.

La sentenza del Consiglio di Stato

A detta dei giudici di Palazzo Spada, legittimamente è stato emesso il diniego di condono in relazione ad un abuso edilizio realizzato in zona vincolata, in quanto una volta accertato l’abuso edilizio, l’ordine di demolizione va sempre emesso e solo successivamente si valuta la possibilità di sostituire la sanzione demolitoria con quella pecuniaria.

Questo significa che prima l’Amministrazione deve emettere l’ordine di demolizione e solo nella fase esecutiva del procedimento, successiva ed autonoma rispetto all’ordine, si valuta la possibilità di una multa (sanzione pecuniaria) alternativa alla demolizione anche se, come nel caso in esame, la demolizione può creare danni irreparabili alla porzione di fabbricato realizzata in modo legittimo.

Inoltre, proseguono i giudici di palazzo Spada,  l’opera abusiva non poteva essere sanata a causa delle condizioni di rischio dell’area e della difformità rispetto alle norme vigenti al momento della richiesta di sanatoria.

Ordine di demolizione e sanzione pecuniaria alternativa

In merito ai presupposti per poter ricorrere alla sanzione pecuniaria alternativa alla demolizione delle opere abusive, occorre ricordare che, secondo quanto previsto dall’art. 34 del dPR n. 380/2001:

gli interventi e le opere realizzati in parziale difformità dal permesso di costruire sono rimossi o demoliti a cura e spese dei responsabili dell’abuso entro il termine congruo fissato dalla relativa ordinanza del dirigente o del responsabile dell’ufficio. Decorso tale termine sono rimossi o demoliti a cura del Comune e a spese dei medesimi responsabili dell’abuso.

Il comma 2 della norma sopra citata, precisa che quando la demolizione non può avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, il dirigente o il responsabile dell’ufficio applica una sanzione pecuniaria pari al doppio del costo di produzione, stabilito in base alla legge 27 luglio 1978, n. 392, della parte dell’opera realizzata in difformità dal permesso di costruire, se ad uso residenziale, e pari al doppio del valore venale, determinato a cura della agenzia del territorio, per le opere adibite ad usi diversi da quello residenziale.

 

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