Abuso edilizio in zona vincolata, è possibile la multa in alternativa alla demolizione?

L’ordine di demolizione di un abuso edilizio in zona vincolata deve essere sempre emesso; si valuterà caso per caso se sostituirlo con la sanzione pecuniaria

Per sanare un abuso edilizio in zona vincolata, realizzato in area sottoposta a vincolo paesaggistico, è necessario l’ordine di demolizione; la possibilità di una multa (sanzione pecuniaria) alternativa alla demolizione deve essere valutata caso per caso dall’Amministrazione competente nella fase esecutiva del procedimento, successiva ed autonoma rispetto all’ordine di demolizione.

Questo l’importante chiarimento del Consiglio di Stato con la sentenza 5128/2018.

I fatti in breve

Il caso in sentenza riguarda il ricorso proposto innanzi al TAR Campania da parte di un proprietario di un immobile contro il diniego da parte del Comune della richiesta di condono, presentata dopo l’ampliamento di un’immobile, e la relativa ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi.

A detta del ricorrente, il Comune avrebbe dovuto irrogare semplicemente una sanzione pecuniaria, anziché l’ordine di demolizione.

L’ampliamento si riferisce alla tamponatura del loggiato ma anche alla realizzazione di un manufatto in aderenza ad una preesistenza edilizia le cui dimensioni risultano essere 6 x 3 x 5 metri.

Il Tribunale ha respinto il ricorso e condannato il ricorrente alle spese di giudizio, così motivandone la decisione:

il provvedimento di rigetto del condono, contrariamente a quanto asserito da parte ricorrente, è adeguatamente motivato in relazione alla contrarietà dell’opera in questione,comportante un indubbio aumento volumetrico, tanto alla normativa urbanistica quanto a quella paesistica;

Inoltre:

la vincolatezza del provvedimento di demolizione rende superflua e non dovuta una puntuale motivazione del relativo ordine essendo sufficiente l’aver evidenziato la violazione del regime vincolistico.

Avverso tale pronuncia, il proprietario degli abusi, propone ricorso in appello.

La decisione del Consiglio di Stato

A detta dei giudici di Palazzo Spada, legittimamente è stato emesso il diniego di condono in relazione ad un abuso edilizio realizzato in zona vincolata.

Ai sensi della legge 326/2003, non possono essere sanati gli abusi realizzati nelle zone vincolate o in violazione degli strumenti urbanistici; nel caso in esame, l’opera abusiva insiste sul territorio del Comune di Pozzuoli, che con dm del 12 settembre 1957 è stato dichiarato nella sua interezza di notevole interesse pubblico.

Pertanto l’Amministrazione aveva giustamente dichiarato l’ampliamento volumetrico non condonabile, considerando, inoltre, anche la  mancata dimostrazione circa l’anteriorità dell’intervento oggetto di condono alla data in cui è stata introdotta la disciplina vincolistica richiamata.

Oltre al vincolo paesaggistico, continua il CdS, assume rilievo ostativo la rilevanza plano-volumetrica dell’opera in questione.

Gli interventi edilizi effettuati su immobili situati in territori sottoposti a vincoli di notevole interesse pubblico e paesaggistico possono essere condonati solo se siano consistiti in interventi minori quali: opere di restauro, di risanamento conservativo, di manutenzione straordinaria. Non trattandosi nel caso in esame di un intervento non riconducibile alla nozione di ristrutturazione di un edificio preesistente, ma di un ampliamento che ne altera la struttura e le dimensioni, i giudici hanno escluso la sanatoria.

Infine, in riferimento all’accusa di violazione e falsa applicazione dell’art. 34 del dpr 380/2001, ossia la possibilità di applicare una sanzione pari al doppio del costo di produzione quando la demolizione non può avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, il CdS richiama il consolidato orientamento secondo cui:

la norma presuppone che vengano in rilievo gli stessi lavori edilizi posti in essere a seguito del rilascio del titolo e in parziale difformità da esso e non è quindi applicabile alle opere realizzate senza titolo per ampliare un manufatto preesistente (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 1 giugno 2016, n. 2325; n. 3371 cit.).

Ed inoltre:

La possibilità di sostituire la sanzione demolitoria con quella pecuniaria deve essere valutata dall’amministrazione competente nella fase esecutiva del procedimento, successiva ed autonoma rispetto all’ordine di demolizione: il dato testuale della legge è univoco ed insuperabile, in coerenza col principio per il quale, accertato l’abuso, l’ordine di demolizione va senz’altro emesso (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 23 novembre 2017 n. 5472).

L’appello è infondato e deve essere quindi respinto.

 

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