Distanze tra edifici, quali interventi sono tenuti a rispettarle?

Distanze tra edifici, quali interventi devono sempre rispettarle?

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La Cassazione precisa che devono rispettare le distanze legali tra edifici solo le nuove costruzioni. Esonerate le ristrutturazioni e le ricostruzioni

Ecco una nuova sentenza sul rispetto delle distanze tra edifici.

E’ la volta della sentenza 17043/2015 della Cassazione che fornisce opportuni chiarimenti circa l’esatta classificazione degli interventi edilizi, al fine di poter determinare quali sono tenuti a rispettare le distanze minime consentite tra due costruzioni.

Distanze tra edifici, sentenza Cassazione 17043/2015

Il caso in questione riguarda la realizzazione di un’opera, identificata come demolizione e ricostruzione di un preesistente fabbricato rustico in disuso, assentita nel 1998.

Il titolare della concessione realizzava l’opera in aderenza ad altro fabbricato confinante.

I proprietari dell’immobile confinante citavano il titolare, in quanto l’immobile realizzato, usufruendo di un bonus volumetrico del 30%, risultava più alto del preesistente e quindi violava le distanze minime.

In particolare, l’opera non sarebbe qualificabile né come intervento di demolizione e ricostruzione né come intervento di ristrutturazione.

La parte convenuta si difendeva sostenendo che in base al regolamento comunale, che prevede soglie massime d’incremento edilizio, l’opera in questione si potesse comunque classificare quale intervento di ristrutturazione edilizia, esonerandola dal rispetto delle distanze legali.

Il Tribunale di primo grado condannava il convenuto ad arretrare la costruzione di 5 m dal confine.

La Corte d’appello di Torino, con sentenza del 2008, in parziale riforma della decisione di primo grado, respingeva la domanda demolizione del fabbricato e compensava integralmente le spese tra le parti.

Il procedimento continua in Cassazione.

La Corte di Cassazione chiarisce i concetti di ristrutturazione, ricostruzione e nuova costruzione per il rispetto delle distanze tra edifici, specificando che:

  • trattasi di ristrutturazione se gli interventi da realizzare comportano modifiche esclusivamente interne, mentre sussistono e rimangono inalterate le componenti essenziali dell’edificio, quali muri perimetrali, strutture orizzontali, copertura
  • si parla di ricostruzione qualora siano venute meno, per evento naturale o per volontaria demolizione, dette componenti dell’edificio preesistente e l’intervento si traduce nell’esatto ripristino delle stesse, senza alcuna variazione rispetto alle originarie dimensioni dell’edificio e, in particolare, senza aumenti della volumetria
  • in presenza di aumenti di superficie o di volume, si configura invece un intervento di una nuova costruzione

Gli interventi di nuova costruzione sono sottoposti alla disciplina in tema di distanze vigente; al contrario le ristrutturazioni e le fedeli ricostruzioni sono esonerate da tale obbligo.

I giudici di Cassazione precisano che la “ristrutturazione edilizia mediante ricostruzione di un edificio preesistente venuto meno per evento naturale o per volontaria demolizione, si attua, nel rispetto dell’art. 31, 1° comma, lett. d) della legge n. 457/78, mediante interventi che comportino modificazioni esclusivamente interne dell’edificio preesistente, senza aumenti di superficie o di volume.

In caso di aumenti di volume, invece, si configura una nuova costruzione, sottoposta alla disciplina in tema di distanze, vigente al momento della medesima, e alla relativa tutela ripristinatoria, non essendo concesso ai regolamenti locali di incidere, neppure indirettamente attraverso la previsione di soglie massime d’incremento edilizio, sulle anzi dette nozioni normative e sui rimedi esperibili nei rapporti interprivati”.

 

In definiva, sulla base di tali considerazioni, la Cassazione accoglie il ricorso e dispone l’abbattimento dell’edificio ricostruito con incremento della volumetria, anche se il regolamento edilizio comunale non classificava tale intervento come nuova costruzione.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza della Cassazione 17043/2015 sulle distanze tra edifici

 

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