Abuso edilizio: il condono ambientale non ferma la demolizione

La sentenza di Cassazione: il condono ambientale non revoca in automatico l’ordine di demolizione riferito ad un abuso edilizio; sono sanatorie diverse e indipendenti

Con la sentenza n. 29979/2019, la Cassazione ha fornito importanti chiarimenti in materia di condono edilizio e condono ambientale: la normativa paesaggistica e quella edilizia sono indipendenti e quindi non è possibile revocare l’ordine di demolizione.

Iter procedurale

Il caso in esame riguarda l’ordine di demolizione di un’opera abusiva disposto dalla procura della Repubblica di Napoli nei confronti di un privato.

Il giudice dell’esecuzione accoglie il ricorso del privato e revoca l’ordine di demolizione sulla base del principio per cui l’intervenuto condono ambientale (di cui alla legge 308/2004) implica l’inapplicabilità dell’ordine di demolizione delle opere abusive (ex art. 31 comma 9 del dpr 380/2001).

Contro tale ordinanza del giudice dell’esecuzione, il PM del tribunale di Napoli propone ricorso per Cassazione.

Decisione della Cassazione

I giudici di Cassazione accolgono il ricorso e respingono, quindi, la revoca dell’ordine di demolizione: il rilascio postumo dell’autorizzazione paesistica non determina l’estinzione del reato paesaggistico (art. 181, dlgs 22 gennaio 2004, n. 42).

In particolare, gli ermellini evidenziano la diversità della normativa in materia di regolamentazione degli abusi edilizi e di quelli paesaggistici, rispettivamente corrispondenti al dlgs 42/2004 e al dpr  380/2001; inoltre, continuano i giudici, in assenza di specifiche disposizioni normative, l’assetto normativo dettato in materia paesaggistica e in quella edilizia seguono strade autonome.

Nell’ambito della sanatoria, e con riferimento alla materia edilizia e urbanistica, rileva la disposizione di cui all’art. 36 del dpr 380/2001, ai sensi della quale il permesso di costruire rilasciato a seguito di accertamento di conformità estingue i reati contravvenzionali previsti dalle norme urbanistiche vigenti, ma non i reati paesaggistici previsti dal dlgs 22 gennaio 2004, n. 42, che sono soggetti ad una disciplina difforme e differenziata, legittimamente e costituzionalmente distinta, avente oggettività giuridica diversa, rispetto a quella che riguarda l’assetto del territorio sotto il profilo edilizio.

Ciò significa, con riguardo al caso in esame, che l’eventuale venir meno dell’obbligo di ripristinare lo stato dei luoghi in virtù del sopravvenuta condono ambientale (di cui alla legge n. 308/2004) non implica, in via automatica, anche una revoca dell’ordine di demolizione emesso ai sensi dell’art. 31 comma 9 del dpr 380/2001, in quanto correlato ad una differente tutela di beni giuridici diversi da quelli cui inerisce la predetta disciplina di tipo paesaggistico. In particolare, la sentenza sottolinea anche la diversità dei beni giuridici tutelati:

in tema di reati edilizi l’interesse protetto è sia quello formale della realizzazione della costruzione nel rispetto del titolo abilitativo sia quello delle tutela sostanziale del territorio, in tema di illeciti paesaggistici viene tutelato il paesaggio e l’armoniosa articolazione e sviluppo dell’ambiente.

 


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