SCIA, nessun limite di tempo per l’annullamento

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Il Tar Campania ribadisce che in caso di difformità, DIA o SCIA possono essere annullate senza limiti di tempo

Con la sentenza n. 774/2020 del Tar Campania si ritorna a parlare di limiti di tempo per l’annullamento dei titoli abilitativi in materia di costruzioni (per maggiore approfondimento leggi questo articolo di BibLus-net).

Questa sentenza in particolare chiarisce che in caso di riscontro di difformità tra lo stato di fatto dei luoghi e la documentazione descrittiva a corredo, DIA o SCIA possono essere annullate anche oltre i limiti di tempo previsti dalla Pubblica Amministrazione.

Il Caso

Il proprietario di parte di un immobile presentava una DIA (Dichiarazione Inizio Attività – oggi SCIA) presso il proprio Comune per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Pur avendo concesso il permesso, l’amministrazione richiedeva successivamente chiarimenti e un’integrazione documentale al titolare della DIA. Tale integrazione veniva, però, a trovarsi in contrasto con lo stato reale dei luoghi, come verificato da un sopralluogo del Comune.

Pertanto, il Comune revocava la DIA nonostante fossero trascorsi i limiti di tempo per tale annullamento.

Il privato impugnava l’annullamento e faceva ricorso al Tar.

La sentenza del Tar Campania

Per i giudici:

Dal sopralluogo, infatti risulta che lo stato dei luoghi […] discorda con la rappresentazione grafica di cui alla DIA. […] Il Comune ha quindi chiarito che “il presupposto indefettibile perché una DIA possa essere produttiva di effetti è la completezza e veridicità delle dichiarazioni contenute nell’autocertificazione”

Pertanto, essendo la DIA in contrasto con quanto riscontrato dal sopralluogo, i giudici campani hanno affermato la legittimità del potere di annullamento anche oltre il termine ragionevole di diciotto mesi per la non fedele rappresentazione dello stato dei luoghi.

Principio che conferma un ormai consolidato orientamento giurisprudenziale:

Sul punto, ad esempio, T.A.R. Liguria, sez. I, 29 maggio 2019, n. 501, secondo la quale è legittimo il provvedimento con cui l’Amministrazione annulla – oltre il termine di 18 mesi – gli effetti di una d.i.a. nel caso in cui la rappresentazione dei fatti compiuta dal privato sia tale da aver indotto in errore il Comune circa la liceità dell’intervento edilizio

Osservazioni sui limiti di tempo

Nella parte finale della sentenza, i giudici osservano che in merito all’accezione del termine “ragionevole” riferito al limite temporale dei 18 mesi per l’annullamento di un atto amministrativo (Ad.pl. Cons. St. 17 ottobre 2017 n. 8), questo sia da far decorrere “soltanto dal momento della scoperta, da parte dell’amministrazione, dei fatti e delle circostanze posti a fondamento dell’atto di ritiro“. Tali circostanze di annullamento, proseguono i giudici, ben si connotano, oltretutto, come motivazione d’interesse pubblico concreto.

Il ricorso è da considerarsi quindi respinto.

 

praticus-ta

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