Riuso del patrimonio culturale in abbandono: le proposte dei Comuni

L’associazione dei Comuni ha elaborato una strategia per il riuso del patrimonio culturale in abbandono o sottoutilizzato delle città italiane

L’Anci, Associazione nazionale dei comuni italiani, ha inviato al ministero della Cultura un documento, elaborato dall’associazione, che delinea una strategia di riuso e recupero di immobili di interesse culturale in elevato stato di degrado.

Il testo è stato elaborato dalla commissione cultura dell’Anci e contiene:

proposte operative che  se attuate, consentirebbero di attivare sui territori politiche di grande impatto per quanto riguarda il riuso del patrimonio pubblico per la valorizzazione culturale.

Con la medesima missiva il presidente dell’Anci chiede al ministro di “valutare la possibilità di avviare un tavolo tecnico Mibac/Anci che possa elaborare delle proposte condivise e svolgere anche un’azione di monitoraggio e, se del caso, di accompagnamento delle iniziative più significative che si attiveranno sui territori”.

Le proposte Anci

Secondo i Comuni la normativa vigente non garantisce linearità e chiarezza alle procedure amministrative essendo ispirata prevalentemente dal “principio di massima resa economica” del patrimonio pubblico; non aiuta né le Amministrazioni Comunali disponibili a valorizzare il proprio patrimonio culturale, né gli operatori, per lo più no profit, che potrebbero concorrere alla restituzione alla pubblica fruizione di beni non utilizzati.

È necessario dunque rivedere l’attuale impostazione normativa, secondo l’Anci, in modo da dare ai Comuni la possibilità di valorizzare il proprio patrimonio con maggiore efficacia, privilegiando funzioni e soggetti in grado di generare:

  • identità
  • produzione culturale
  • coesione
  • innovazione sociale

Obiettivo perseguibile solo attraverso la definizione di regole chiare, che prevedano nuovi modelli concessori, flessibili e semplificati e la promozione di partnership pubblico/private finalizzate a dare maggiore efficacia e slancio ai progetti di valorizzazione culturale.

Pertanto, l’Anci propone una diversa e più efficace normativa che possa:

  1.  garantire, per i beni del patrimonio pubblico disponibile che da almeno 3 anni sono in stato di abbandono o di grave sottoutilizzazione, le forme più opportune di concessione d’uso a finalità culturali e sociali, ivi compresa quella del comodato, modificando il principio di fruttuosità dei beni pubblici. Per raggiungere questo obiettivo non si può prescindere da un intervento normativo che mitighi il principio di redditività, che nell’attuale formulazione appare non giustificato per questa fattispecie di beni, contemperandolo con il rilievo dei valori identitari e della coesione sociale che sono associati ai processi di recupero e valorizzazione dei beni culturali in disuso o abbandonati
  2. consentire che le “forme speciali di Partenariato” previste dal terzo comma dell’art.151 del dlgs n.50/2016 siano estesi agli Enti Locali e a tutti i soggetti pubblici proprietari di beni culturali al fine di permettere, con modalità semplificate e più efficaci, il recupero, il restauro, la ricerca, la manutenzione programmata, la gestione, l’apertura alla pubblica fruizione e la valorizzazione del patrimonio pubblico disponibile per finalità culturali e creative
  3. modificare il  “Codice del Terzo Settore” (dlgs n.117/2017), consentendo anche la possibilità della concessione in comodato d’uso gratuito o a canone fortemente agevolato di beni culturali, agli enti del Terzo Settore, ivi comprese le imprese sociali, in relazione alla valutazione del valore sociale, culturale, occupazionale, del processo di valorizzazione avviato
  4. istituire un fondo pluriennale per il riuso del patrimonio pubblico a fini culturali degli enti locali in condizione di grave sottoutilizzo o in stato di abbandono, con funzioni di sostegno alle finalità su richiamate, di promozione di partenariati speciali pubblico-privati, di concorso negli interventi di recupero e valorizzazione.

Infine, si dovrà attentamente valutare la possibilità di adottare dispositivi di defiscalizzazione per i soggetti gestori di beni restituiti alla pubblica fruizione.

 

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