Ritardo consegna dei lavori: l’appaltatore non può richiedere i danni se non ha esercitato il diritto di recesso

Ritardo consegna dei lavori: la Corte d’Appello di Napoli ribadisce che l’appaltatore non può richiedere i danni se non ha esercitato il diritto di recesso (dpr 1063/1962)

L’art. 10 del dpr 1063/62, comma 7 (poi ripreso dal dpr 207/2010) stabilisce che se la consegna dei lavori non avviene nel termine stabilito per colpa dell’Amministrazione, l’appaltatore può chiedere di recedere dal contratto. Nel caso di accoglimento dell’istanza di recesso, l’appaltatore ha diritto al rimborso dall’Amministrazione appaltante di spese e danni; qualora l’istanza dell’impresa non è accolta e si proceda tardivamente alla consegna, l’appaltatore ha comunque diritto ad un compenso per i maggiori oneri dipendenti dal ritardo.

La Corte di Appello di Napoli è tornata sulla questione a seguito della richiesta di danni avanzata dall’impresa appaltatrice a causa del ritardo della consegna dei lavori da parte del Comune.

In primo grado, l’impresa aveva chiesto il pagamento di 175.000 euro di risarcimento danni dovuti ai maggiori oneri per la ritardata consegna del cantiere da parte della stazione appaltante; l’Ente, a sua volta, aveva chiesto il rigetto della domanda, sostenendo che l’appaltatore non aveva esercitato la facoltà di recesso dal contratto e dunque non poteva vantare alcun diritto.

Il Tribunale respingeva la richiesta di risarcimento danni avanzata dall’impresa.

Il giudice di primo grado osservava che, se l’amministrazione appaltante non consegna i lavori nel termine di legge, l’appaltatore ha diritto di recedere dal contratto in base all’art. 10 del dpr 1063/1962. Solo se esercita questa facoltà può chiedere il risarcimento dei danni; al contrario,  se non dichiara di recedere, implica che ha ritenuto il lavoro ancora eseguibile senza ulteriori oneri.

L’impresa appaltatrice, dunque, presentava appello sostenendo che l’articolo 10 disciplina solo le ipotesi in cui il vincolo giuridico nasce al momento della consegna dei lavori. Nel caso in esame, invece, prima della consegna del cantiere, l’impresa avrebbe già effettuato alcune attività preparatorie. La consegna, quindi, costituiva solo l’osservanza di un obbligo già in corso d’opera.

In definitiva, anche la Corte d’Appello ha respinto quanto avanzato dall’appaltatore: l’articolo 10 non lascia spazio a interpretazioni che consentano di effettuare differenziazioni in ragione delle specificità dei singoli casi. Inoltre, chiariscono i giudici, la norma dispone che, dopo il recesso, l’appaltatore ha diritto al rimborso non solo delle spese contrattuali, ma anche delle altre spese da lui effettivamente sostenute.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza della Corte d’Appello di Napoli 13 aprile 2016

 

 

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