Rinuncia condono edilizio: è lecita se gli oneri concessori sono troppo alti?

Rinuncia condono edilizio: il CdS ritiene legittima la rinuncia se il pagamento degli oneri concessori, ritenuti troppo elevati, non è stato ancora eseguito

Una società presentava domanda di sanatoria per un abuso edilizio (cambio di destinazione d’uso senza opere).

Il Comune richiedeva dunque alla società il pagamento dell’oblazione fissa nonché il conguaglio degli oneri concessori. In totale la somma che la società doveva al Comune era di oltre 137 mila euro.

Ritenendo tale cifra troppo elevata, la società si rivolgeva al Tribunale amministrativo, il quale respingeva il ricorso. Vista l’entità della sanzione, la società ritornando sui suoi passi, dichiarava al Comune la volontà di rinunciare all’istanza di condono edilizio.

Il Comune, tuttavia, considerava la rinuncia inefficace, in quanto l’istanza di condono avrebbe ormai esaurito i propri effetti, a fronte del provvedimento amministrativo ormai assunto.

Contro tale rifiuto la Società presentava ricorso al Tar dell’Emilia Romagna.

Il Tribunale di primo grado accoglieva l’istanza presentata dalla società, in quanto il silenzio-assenso, a norma dell’art. 39 comma 4 della legge 724/1994, non si sarebbe formato.

Il Comune proponeva appello contro tale sentenza al Consiglio di Stato.

Rinuncia condono edilizio, la sentenza del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato con la sentenza n.5010/2016 del 28 novembre 2016 si esprime sul ricorso presentato dal Comune.

L’art. 39 comma 4 della legge 724/1994 prevede che:

la domanda di concessione o di autorizzazione in sanatoria, con la prova del pagamento dell’oblazione, deve essere presentata al comune competente, a pena di decadenza, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge

Secondo il Comune il rinvio del pagamento degli oneri concessori non avrebbe impedito il formarsi del silenzio-assenso. La trasmissione della documentazione integrativa richiesta per la definizione della pratica e il solo rinvio del pagamento alla definizione del giudizio nel merito, per effetto del richiamato provvedimento cautelare, varrebbe acquiescenza, con conseguente formazione del silenzio-assenso e inammissibilità della successiva rinunzia.

Il Consiglio di Stato conferma la sentenza del Tar dell’Emilia Romagna. Secondo i giudici di Palazzo Spada il silenzio-assenso non si è formato, non essendo stato effettuato dalla società nessun pagamento dell’oblazione. Inoltre non risulta determinante il giudicato amministrativo formatosi sul merito, in quanto relativo alla sola quantificazione degli oneri concessori definiti dal Comune.

Per questi motivi la rinuncia al condono edilizio della società si ritiene legittima ed efficace.

 

Clicca qui per scaricare la sentenza del Consiglio di Stato n. 5010/2016

 

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1 commento
  1. Roberto Delpopolo
    Roberto Delpopolo dice:

    Costa troppo, non offre rateizzazione ed è perciò di losca natura. Non c’è un vero desiderio di aiutare il popolo a legittimare un edificio ma traspare il desiderio che il condono non possa essere fatto a causa di costi da paura e che non potendo essere fatto si ricadrà nella continuazione del reato e nella possibile associazione mafiosa che poi risulterà in un’abbattimento dell’edificio. Un terreno senza edificio costerà molto meno. Una persona senza casa sarà debole, sarà dipendente dallo Stato e venderà il suo terreno a chi sfrutta lo Stato per indebolire l’euro ed il popolo.

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